Visualizzazione post con etichetta Coraggio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Coraggio. Mostra tutti i post

martedì 14 marzo 2017

Mettersi a nudo con sé stessi

Anni passati a seguire corsi di consapevolezza e tecniche varie, leggere libri in materia, fare esercizi, meditazione, mantra, eccetera, eppure molti di noi ancora faticano a mettersi davvero a nudo con sé stessi. 
Quando emergono nodi ancora non sciolti, così grossi che non li si può più ignorare, ci rendiamo conto che nonostante la buona volontà, l'intento di lasciar andare zavorre antiche, una parte di noi è rimasta in ombra, ben nascosta, incapace di mettersi sotto il riflettore.

Questa parte di noi è così nuda, si sente così disarmata e fragile che teme la luce della consapevolezza più di ogni altra cosa. Non è libera dal giudizio di sé.  
A nudo - Autoritratto dell'autrice
Mettersi a nudo con sé stessi fa male perché dobbiamo fare i conti con ciò in cui ci identifichiamo. 
Mettersi a nudo è vedere le proprie miserie per ciò che sono, senza interpretazioni, giustificazioni, scuse. 
Significa guardarsi in maniera imparziale, come davanti a uno specchio in cui vengono sottolineate tutte le rughe che negavamo di avere, i difetti che più ci infastidivano e minimizzavamo. 

Ci vuole coraggio, ma nel coraggio è nascosta la parola magica: Cuore. Una volta che ci siamo visti davvero, spogliati delle scuse e delle illusioni, nella nostra inerme nudità più profonda, ecco che subentra l'Amore. Ci guardiamo con gli occhi dell'Amore che tutto guarisce. 

La ricompensa per l'essersi messi a nudo con sé stessi in modo spietato e lucido, è sempre l'Amore. Per il fatto di esserci e basta. Per essere ciò che siamo in tutte le sfumature. Per celebrare l'esperienza di un'anima nella materia, sempre un miracolo commovente.

mercoledì 1 febbraio 2017

La ribellione del corpo emotivo

Quando si fa un lavoro davvero profondo su di sé, andando a toccare corde delicate, emozioni cristallizzate da eoni, con coraggio e determinazione, ecco che nel corpo si scatena l'inferno!

Il lavoro di perdono con i protocolli LDF (Life Designer in Forgiveness) che si mette in atto alla ISF (International School of Forgiveness) fondata da Daniel Lumera è così profondo che smuove energie che nemmeno si pensava di avere.
La mia esperienza personale mi ha portato a sperimentare livelli di movimento emotivo davvero forti.

Quando vai a ripulire strati di incrostazioni emotive antiche, molto sedimentate nel subconscio, ecco che il corpo si ribella, scatena sintomi inimmaginabili, fastidiosi, invadenti. Non li puoi ignorare.

E' il tuo dolore che grida, ma si sta liberando. Finché c'era silenzio pensavi che tutto fosse sotto controllo, ma poi il tuo corpo smentisce le tue illusioni che sia tutto ok.

SOS - Foto dell'autrice
Ecco il dono: il corpo in rivolta. La nausea quasi insostenibile, il rifiuto per il cibo, l'insonnia, l'agitazione di ogni singola cellula che pare vibrare per evolvere a un livello di coscienza superiore. Nonostante il dolore.

L'energia dell'amore, della luce che mettiamo nel lavoro di perdono spazza via le incrostazioni portando il corpo a uno stress necessario perché il dolore sedimentato si stacchi per sempre. Come la terapia a onde sonore che scioglie i calcoli.

Non bisogna scappare. La tentazione di sfuggire dalla nausea e dal disagio fisico è naturale, ma con la volontà, l'intento e la profonda consapevolezza di sé si arriva a voler sostare in quel sentire, anche a costo di sentirsi morire.
Si deve fare, se si vuole andare oltre.

Ci vogliono un coraggio e una determinazione da leoni a stare nella nausea, nel dolore che scatena l'inferno nella pancia, nel cuore che accelera, nel pianto, nell'insonnia. 

Ma lì è la via d'uscita dagli Inferi.
L'emozione è piombo che chiede solo di essere trasmutato in oro.
Solo l'amore, il perdono come atto di donare luce a ciò che brancola nel buio dentro di noi, possono trasmutare quel piombo in oro.


venerdì 26 febbraio 2016

Sul non essere inquadrabili

Qualche tempo fa ero a colloquio in un'agenzia pubblicitaria e il formatore d'azienda con cui stavo parlando mi ha detto:
Lei non è inquadrabile.  Le cose che fa, la sua creatività, l'originalità del suo modo di esprimersi, la rendono difficile da inquadrare in un ambito aziendale.
Per me è stato un grande complimento anche se era solo una constatazione. Ma ho sentito anche un accenno di ammirazione.
Infatti poco dopo mi ha detto: 
Lei è coraggiosa, va avanti per la sua strada anche se scrive cose di nicchia, lei è una che non si arrende mai.
Outsider in the mirror - Autoritratto dell'autrice

Quante persone in questa società si sentirebbero un po' abbattute per non essere inquadrabili in ambito lavorativo? Quante penserebbero di essere sbagliate, incompetenti, illudendosi che quelli inquadrabili abbiano una vita migliore della loro?

Sappiate che meno siete inquadrabili e più saprete sfuggire all'ingranaggio tritatutto del Sistema. Meno siete inquadrabili e più riuscirete a non farvi irretire dal canto delle sirene dei programmi mentali collettivi, e persino le aziende che pagano fior di psicologi per pilotare i gusti dei consumatori non sapranno cosa proporvi. 
Certo, magari avrete all'inizio meno denaro in tasca perché non sarete assunti in un'azienda con uno stipendio fisso mensile.
Ma sarete liberi. 
Liberi di pensare, creare, muovervi, Essere.


giovedì 18 febbraio 2016

Negozi con l'anima

Girando per Torino ho notato con piacere che stanno aprendo molti piccoli negozi un po' vecchio stampo, intendo quelli con arredi rétro, di recupero, in cui i gestori ci mettono davvero l'anima, credendo al loro Sogno di portare umanità e passione nel vendere cose fuori dalla grande distribuzione.
Fruttivendolo, Monterosso - Foto dell'autrice

Tisanerie che mostrano le erbe sfuse in vasi di ceramica all'antica, verdurieri biologici che mettono la merce in esposizione dentro a  cavagne (in piemontese: panieri in vimini), piccoli atelier di pittura e design che espongono lavori assemblando oggetti di recupero, librerie indipendenti in cui sedersi a leggere bevendo un caffè... in tutti questi negozi si possono notare il ritmo lento, rilassato, spesso la mancanza di una cassa elettronica in vista, lo scricchiolio del pavimento in legno, l'odore dei vecchi mobili incerati che mantengono il sapore di altri tempi. 

E' una forma di Resistenza (all'ottava alta) alla meccanicità e impersonalità della grande distribuzione, in cui i prodotti sono solo cose esposte sotto le luci al neon, in un susseguirsi di colori ipnotici e con un numero sempre più esiguo di cassiere, sostituite dalle casse automatiche. Insomma, i supermercati di oggi sono quanto di più alienante ci sia.

E allora ecco che emergono i Sognatori, i coraggiosi, i Ribelli a cuore aperto che invece di temere la concorrenza delle
Tisaneria, Torino - Foto dell'autrice
multinazionali e il fallimento decidono di aprire un negozio con l'anima, per condividere il proprio Sogno di una società che riscopre il valore di una chiacchierata, della lentezza del godersi il momento in un ambiente pieno di calore umano, della Bellezza di vedere i legumi esposti dentro dei boccioni in vetro e la frutta su un carretto di legno stinto dal tempo, dentro grandi cavagne come in un quadro del '700.


Non so a voi, ma a me questi negozi commuovono. Mi auguro che sempre più Sognatori siano disposti a non farsi uccidere i sogni dalla paura dei pesci grandi che mangiano i pesci piccoli.
I negozi con l'anima sono così belli che se si è un po' sensibili alla Bellezza si sentirà sempre meno il bisogno di rifornirsi negli asettici supermercati alienanti. 
Lunga vita alle piccole botteghe!

giovedì 11 febbraio 2016

Lettera aperta ai romanzieri di oggi

Mi è capitato recentemente di leggere l'ultimo libro di Michela Murgia, che con Accabadora mi aveva conquistata - sia per la storia originale che per lo stile - ed esserne rimasta delusa per molti motivi. La domanda che mi è nata spontanea è: Perché un'autrice così talentuosa, e coraggiosa nel portare avanti le proprie idee a livello politico e culturale poi si accontenta di scrivere una storia sconclusionata e così banale, con una protagonista per nulla magnetica? 

La stessa autrice ha recentemente detto in un'intervista che consiglia ad ogni autore di scrivere il proprio romanzo come fosse l'ultimo. Bel consiglio, ma perché allora non ha scritto un'altra storia indimenticabile, che lascia il segno nelle coscienze?

La mia riflessione nasce dall'aver notato che tante, troppe storie scritte oggi da autori italiani si accontentano di essere storielle ordinarie, con personaggi problematici che alla fine del libro ne escono come prima, senza una minima traccia di crescita, di acquisita consapevolezza. Si parla in negativo della vita ordinaria e non si fa nulla per proporre una soluzione o almeno far sì che i personaggi facciano un qualche gesto di rottura.
Utopie e distopie - Foto dell'autrice

Il mio appello ai romanzieri di oggi è questo: ora più che mai, a mio avviso, c'è bisogno di storie forti, ad esempio più romanzi su ipotetiche distopie, storie toste di coraggio, su questioni scomode, oppure su nuovi mondi possibili. Basta con le storielle trita e ritrita che non hanno nulla da insegnare né su cui far riflettere!

Ricordiamoci il ruolo fondamentale dello scrittore, che non è solo scrivere storie d'evasione per intrattenere gente annoiata e men che mai masturbarsi il proprio ego. Il ruolo dello scrittore è rappresentare la Coscienza di un'epoca, di un popolo. Aiutare i lettori ad aprire gli occhi. 

Dobbiamo pensare in grande e scrivere romanzi con storie e personaggi indimenticabili che siano d'esempio. 
Dice saggiamente Stephen King che ogni storia dovrebbe sbocciare nello scrittore partendo dalla frase: E se?

Negli ultimi anni sono usciti diversi romanzi stranieri che narravano di distopie, ad esempio Divergent e Hunger games. Sono storie dalle trame avvincenti che ti fanno riflettere sui condizionamenti, sulle dittature, sulla mania del controllo insita negli esseri umani, sul ruolo necessario del ribelle, ma sono scritte piuttosto male, specie Hunger games. Sono sicura che i romanzieri italiani sarebbero in grado di scrivere storie simili, o ispirate a riflessioni sociali, spirituali, evolutive, con uno stile migliore, più raffinato. 
Divina Commedia - Foto dell'autrice
Non lasciamo che le grandi storie le scrivano solo all'estero. Abbiamo ottimi scrittori, oggi. Ma le loro storie, ahimè, peccano di mancanza di coraggio e probabilmente riflettono una visione del mondo ancora troppo meccanica e duale.

Già che ci sono, invito i saggisti che si occupano di Consapevoleza a cimentarsi in romanzi all'ottava alta e allegorie della condizione umana in chiave Risvegliante.
Non dimentichiamoci che abbiamo avuto Dante Alighieri, e la Divina Commedia era tutto fuori che una storiella d'evasione!


giovedì 21 gennaio 2016

CI SIAMO ROTTI IL CAZZO

Sì, avete letto bene il titolo. Oggi esordisco con una parolaccia, ma la scrivo senza rabbia. 
E' che io e altri come me che hanno consacrato la propria esistenza al Risveglio della Coscienza, siamo un po' stufi di continuare a vedere post sui social in cui si parla di Unità col Divino, Legge dello Specchio, lasciar andare la rabbia, di pace interiore, ma in sostanza si resta lì davanti allo schermo del computer o del cellulare a usare gran belle parole, citazioni stupende, a organizzare eventi yoga, ecc. 

E poi? Cosa fate davvero, in concreto, per cambiare le cose che ancora non funzionano nel mondo? E' vero che tutto è un nostro specchio, ma non avete mai pensato che, proprio perché abbiamo scelto di incarnarci nella materia, c'è anche bisogno di scendere in campo a sporcarsi le mani? Di prendersi delle responsabilità e agire di persona?


Gabbia medievale - Foto dell'autrice
E' comodo, dalle piume del nostro divano, dal calduccio di casetta nostra, pontificare sul guerriero spirituale, l'autodisciplina, la Volontà.
Siamo in un'epoca molto oscura, più di quanto si possa forse immaginare, perché non ci sono più dittatori con un volto, un palazzo, che possiamo sempre rovesciare e ghigliottinare come nei secoli passati.
Ora i dittatori si sono fatti furbi, sono attori strepitosi, che fingono di darti un sacco di libertà, di espressione (i social, la tv), di movimento, economica (le carte di credito), di istruzione, ecc. 
Le dittature moderne sono sottili, molto raffinate, perché chi ne è a capo conosce bene l'essere umano e il suo sonno meccanico, e farà di tutto per mantenerlo in tale stato, con ogni mezzo, anche quelli apparentemente più improbabili.

E' vero che tempo fa ho scritto un post in cui dicevo che il complottismo, soprattutto se vissuto con ansia e rabbia, lascia il tempo che trova, anzi, rafforza lo stato di paura e stress che ci rende ancora più vulnerabili. Infatti bisogna usare un'energia diversa: l'impeto guerriero.

Voglio farvi capire che non è solo divulgando informazioni e inviti ai corsi di Risveglio che la gente si sveglierà davvero. Queste sono solo pillole di caffeina in un mondo di gente in sonno comatoso.

E quindi?, vi chiederete. Quindi c'è bisogno di gesti forti, di rottura, scomodi, che diano una scrollata alla gente che dorme. Tanto solo chi è pronto per iniziare a svegliarsi recepirà il messaggio, quindi non esaltatevi troppo. 
Non sto facendo riferimento alla violenza, lo puntualizzo perché di questi tempi, dopo il caso eclatante di Erri De Luca, gli scrittori rischiano processi penali per il semplice fatto di aver espresso un dissenso che viene subito scambiato per incitazione alla violenza fisica. 

Sto invitando i miei lettori a fare qualcosa di più che condividere
Ribelle - Foto dell'autrice
bei post su Facebook e Twitter. Li sto invitando a essere ribelli coraggiosi che un giorno si alzano e decidono di fare dei gesti poetici, teatrali, di Bellezza, eroici, per lasciare un segno nelle coscienze e contribuire a far sì che la gente cominci a farsi delle domande sulla propria esistenza, sul senso delle cose, sui valori che stiamo perdendo, sulla nostra essenza.


Uscite di casa, andate nelle strade e nelle piazze, e date in vostro contributo per alzare il velo di Maia che obnubila la gente meccanica.
Siate eroici e poetici.
Siate i RIBELLI DEL NUOVO EONE.
Avete la mia benedizione.

martedì 15 dicembre 2015

Riflessione in caso di guerra

La mia riflessione di oggi nasce da una domanda che mi sto ponendo da qualche tempo. 
Parliamo spesso di guerrieri di luce o monaci guerrieri, di questo archetipo che è dentro molti di noi da tempi immemorabili, del lavoro su di sé come eroismo quotidiano, dell'esercitare la Volontà e il Coraggio.

Ma, proprio in questi giorni in cui da una parte esiste una minaccia reale di entrare in una terza guerra mondiale e dall'altra sta per uscire l'attesissimo settimo episodio della saga di Star Wars, mi chiedo: noi - ovvero chi lavora su di sé e sente un certo spirito guerriero dentro - saremmo in grado di creare un "esercito" di guerrieri ribelli? 
Luke e Leia - Rielaborazione foto dell'autrice
Visto che sappiamo bene che la Forza esiste davvero, anche se la chiamiamo in modi diversi, saremmo in grado di coalizzarci ed organizzarci per opporci a tutto ciò che può rappresentare nella nostra realtà collettiva il Lato Oscuro della Forza?

Esiste un modo di agire tutti insieme, con Consapevolezza, ma in tempi di guerra vera?

Mi piacerebbe che questo post aprisse un dibattito, vorrei sapere cosa ne pensate. Voi cosa fareste e come?

venerdì 2 ottobre 2015

La vera Forza sta nel restare

Ci sono momenti in cui ciò che hai desiderato ardentemente accade, finalmente lo hai creato nella tua realtà, ma... dopo un primo momento di Gioia e Gratitudine, ecco che emerge una paura sottile, subdola, un disagio che s'insinua.

E' la paura irrazionale della felicità, e il sole splendente che avevi nel cuore un attimo prima, è oscurato da tinte fosche fatte di dubbi, domande, aspettative in negativo. Si esce di colpo dall'estasi del Qui e Ora per tuffarsi in preoccupazioni che ci allontanano dalla Sacralità del Momento Presente, che è tutto ciò che esiste, la Vera Realtà. 



E' importante riconoscere nel corpo e nella mente il predatore che esce dalla tana e comincia a creare disagio e paura. Solo con la consapevolezza di questo predatore interiore possiamo affrontarlo, guardarlo negli occhi e trovare il Coraggio di restare. 
Questo è il punto. La voglia di scappare lontano non appena la felicità e l'amore si affacciano alla nostra vita è un invito imperioso ad Agire con il Cuore (da cui la parola coraggio). Invece di scappare, abbiamo la grande opportunità di fare un salto evolutivo di coscienza e, guardando il predatore interiore negli occhi con Amore e Gratitudine - perché ci sta facendo un favore - scegliere di restare, anche se siamo terrorizzati.

L'onestà con sé stessi, e nel caso anche con il partner, di ammettere che siamo terrorizzati ma ci stiamo sforzando, da veri Guerrieri di Luce, di restare, di accettare di affrontare anche la paura dell'intimità, del rapporto a due, del confronto e di tutto ciò che ne deriva, è la vera Forza. 

L'altro è uno Specchio. E se restiamo, e ci lasciamo condurre, abbracciare, amare, diventiamo Forza allo stato puro. E non esiste più posto in cui vorremmo scappare. Perché al momento, le braccia dell'altro sono la nostra Casa. Il posto in cui esercitare il Coraggio di amare e lasciarci amare.

mercoledì 11 marzo 2015

L'autoabbraccio terapeutico

Le persone soffrono perché non si amano abbastanza, fondamentalmente, e tutto quello di cui avrebbero bisogno è un abbraccio. Ma questo abbraccio non può essere davvero terapeutico se arriva da fuori, da qualcuno.
Amarsi - Foto dell'autrice
Certo, è un bel gesto e infonde calore, comprensione, coraggio, accettazione. Ma la vera guarigione avviene quando ad abbracciarci siamo noi stessi.

Immaginiamo di essere ancora il bambino spaventato, confuso, insicuro, piangente che siamo stati, da cui derivano le nostre paure e frustrazioni più profonde. Nessuno lo sta confortando, nessuno lo sta amando. E chi se non noi stessi possiamo amarlo, accettarlo, coccolarlo, farlo sentire davvero a casa e perdonato? 

La gente si odia perché non sa perdonarsi. Di qualsiasi cosa dobbiamo perdonarci, lasciamo stare la mente che giudica e classifica e apriamo il Cuore. Allarghiamo le braccia e poi lasciamoci avvolgere da un vero abbraccio, non visualizzandolo, ma proprio facendolo davvero. 
Autoabbraccio - Foto dell'autrice
Quante persone si abbracciano da sole? Praticamente nessuna.

Eppure, questo semplice gesto scioglie un sacco di blocchi. Vedrete che dopo esservi abbracciati, avrete più voglia di abbracciare le persone, diventerete meno schivi, più calorosi.
L'autoabbraccio permette a voi stessi di amarvi davvero e di essere, per Legge di Attrazione, amati anche dagli altri.




giovedì 22 gennaio 2015

Arti marziali nelle scuole!

Come mamma di una bambina che pratica arti marziali vietnamite e come praticante di Muay Thai, sono una sostenitrice dell'idea che l'arte marziale in generale dovrebbe essere introdotta nelle scuole. 
L'ora di educazione fisica dovrebbe essere concepita come un momento in cui i ragazzi sperimentano le potenzialità del loro corpo, del respiro consapevole, non solo un'ora in cui fanno strani esercizi noiosi (questo è ciò che pensa mia figlia).


Punching bag - Foto dell'autrice
Ma soprattutto, chi pratica sa che qualsiasi arte marziale o di combattimento ti mette davanti alle tue paure, che presto si sciolgono, rendendoti più sicuro e forte interiormente, aiuta a gestire l'aggressività - repressa o manifesta che sia - comporta un sentimento di rispetto per i propri compagni/avversari. 
L'arte marziale e il combattimento ti tirano fuori la grinta, ti insegnano a cadere senza farti male e a rialzarti prontamente, a non lamentarti.

La società di oggi non forma i ragazzi per la grinta e il coraggio, li lascia inermi a vedersela con la vita e i genitori spesso sono impotenti e spaventati quanto loro.
Ecco perché si assiste sempre più spesso a episodi agghiaccianti come genitori che picchiano o minacciano un insegnante che ha messo un brutto voto o ha rimproverato lo studente.

I genitori di cui sopra credono di poter proteggere il figlio piazzandolo sotto una campana di vetro e non insegnandogli a prendersi le proprie responsabilità. Ma la loro stessa reazione è proprio sintomo della paura di assumersi le proprie responsabilità come genitori. 

Sono convinta che il fenomeno del bullismo sarebbe molto meno presente e dilagante nella scuole se i ragazzi praticassero il corpo a corpo. Perché esso ti mette davanti ai tuoi limiti, non puoi far finta di essere forte e coraggioso se non lo sei. Il corpo a corpo ti spoglia della finzione. Perché è sincero.
L'arte marziale insegna anche l'autodisciplina, che è fondamentale nella vita adulta per esercitare la volontà e non cadere schiavi di dipendenze o trovarsi incapaci di perseverare, e per credere in sé stessi.
Foto dell'autrice

Sono dell'idea che si dovrebbero aggiungere ore di pratica nelle scuole, perché le ore settimanali dedicate all'educazione fisica in Italia sono irrisorie.

I bambini spesso sono lamentosi, capricciosi e irrequieti perché si annoiano e il loro corpo fisico chiede loro di muoversi di più, ma come fanno tra i banchi dentro cui sono costretti per ore e poi i compiti, che li costringono a stare seduti anche al pomeriggio?
Non tutte le famiglie portano i figli a fare sport nelle ore libere, con il risultato di avere sempre più bambini aggressivi/capricciosi/annoiati e obesi.

Sarebbe bello poter cambiare le cose, avere una scuola che formi davvero gli adulti di domani, a tutto tondo, cioè anche un carattere più forte, più centratura e coraggio.
Ma d'altronde, perché stupirsi se non accade, visto che un popolo di guerrieri dello spirito farebbe troppa paura a uno Stato fondato sul qualunquismo e sull'opportunismo!

lunedì 12 gennaio 2015

La mancanza di coraggio

La mancanza di coraggio viene dall'identificarsi con il corpo mortale, con le piccole cose della vita cui l'ego si attacca, perché attaccarsi per esso significa continuare ad esistere. 
La gente difende con le unghie e con i denti il proprio piccolo mondo perché si sente inerme e preferisce stare nella sicurezza di una vita banale, senza rischi né scossoni, si rifugia nelle piccole certezze (illusioni, in realtà) piuttosto che sfidare sé stessa e buttarsi nelle cose in cui dice di credere.

Quello che un lettore attento avrà notato è il ripetersi dell'aggettivo piccolo. Perché chi si sente piccolo si attacca alle cose piccole.
Inoltre, chi rimane aggrappato alle piccole certezze è perché non ha grandi sogni, alte aspirazioni. 
Se ne hai, alla fine, prima o poi ti butti, perché più forte della paura di abbandonare ciò che ci fa sentire al sicuro è la sensazione che così non saremo mai felici né soddisfatti di noi stessi. Avremo dei rimpianti.
Guantoni Thai boxe - Foto dell'autrice
Il rischio non è cosa per pavidi.

Coraggio significa : agire con il cuore. Il pavido agisce con la mente che crea ostacoli e dubbi, perché essi nutrono l'ego. 

Il pavido difende urlando la propria tana confortevole e teme come la morte i coraggiosi, per questo gli si avventa contro come un cane rabbioso dando loro dei pazzi idealisti, degli scapestrati, degli illusi.
Il coraggioso è per il pavido lo specchio del suo potenziale inespresso, da lui stesso soffocato. E non c'è nulla che faccia più paura della propria ombra, finché resta celata.

martedì 9 dicembre 2014

Basta con gli intellettuali sfigati!

Quando avevo circa vent'anni, frequentavo un circolo di poeti, nell'ambito del quale ho avuto modo di pubblicare le mie poesie, in piccole raccolte. Quello che all'epoca mi era subito saltato all'occhio era che la maggior parte di questi poeti, pur essendo piuttosto giovani, avevano la classica aria da intellettuali d'altri tempi, pallidi, fisicamente deboli, incapaci di parlare d'altro che di poesia, libri, filosofia, e nutrendosi a vicenda di citazioni.


Vecchi libri  - Foto dell'autrice
Io che ho sempre adorato i libri, e amavo scrivere poesie, pensavo: Che palle questi intellettuali!
Mi chiedevo per quale assurda ragione un poeta dovesse per forza essere uno sfigato, e vivere solo di versi e citazioni, quasi fosse incapace di assaporare la vita vera, con tutti i sensi. Come se non sapesse di avere anche un corpo, oltre che una mente (iperattiva e prevalente su tutto il resto).

Eppure, la tradizione romantica ci porta l'esempio di Lord Byron, che attraversava a nuoto il golfo di Lerici ed era fisicamente prestante, nonostante un difetto congenito a un piede; e della vita avventurosa di Shelley, morto in un naufragio in Italia. E che dire, qualche decennio dopo, di Rimbaud, che salpa per l'Africa in cerca di avventura dopo una vita scandalosa? Jack London, tra i vari mestieri, fece anche il pugile.

Eppure, la trappola della mente intellettuale è sempre lì, fa dimenticare al poeta/scrittore/filosofo che non può esserci equilibrio se si è solo mente e niente corpo, ed è inutile disprezzare chi vive questo disequilibrio al contrario, cioè tutto corpo e niente mente. Sono due facce della stessa medaglia.


Grotta Byron, Porto Venere - Foto dell'autrice
Quando hai talento per la poesia, per la prosa e l'indagine intellettuale, è tuo primario dovere esserci con tutti i sensi. Perché come puoi, altrimenti, narrare della vita, delle emozioni, se nemmeno sei in contatto col tuo corpo, se non sai respirare nel modo corretto? 
Se non sai cosa significa il coraggio di una sfida nei confronti di un avversario in carne e ossa, come puoi narrare di guerrieri ed eroi?

I cosiddetti intellettuali devono prima di tutto imparare a vivere davvero, a esserci, nel corpo, nel respiro, qui e ora. Allora saranno in grado di narrare qualcosa di veramente autentico: la propria vita sperimentata, e non ispirata da citazioni di esperienze altrui.




lunedì 17 novembre 2014

Da perdenti a Nuovi Eroi

Sono sempre i dubbi, la paura di non farcela, di non essere all'altezza a trasformare persone piene di potenzialità in perdenti.
Il perdente non è chi non vince o chi non cade mai, è chi non prova nemmeno. 
Paglione a sorpresa - Foto dell'autrice
Chi getta la spugna alla prima difficoltà, chi si scoraggia perché le sue aspettative sono state deluse o gli si chiede di fare uno sforzo che gli sembra troppo grande.
Chi ha paura di fare brutta figura, chi si giudica inadatto, chi si lamenta dando la colpa a cause esterne.

Ma ci sono due ingredienti magici che ci possono trasformare da perdenti in nuovi eroi: Entusiasmo e Coraggio.
L'entusiasmo ci porta a buttarci con fiducia, gioia e creatività nelle imprese che sentiamo attrarci in modo irresistibile. Il coraggio è il portare avanti queste cose anche se all'inizio fatichiamo o abbiamo paura. Coraggio è anche fregarsene di venire giudicati, di cadere, di farsi un po' male. Perché l'entusiasmo è più forte.


Tiro nei boschi - Ritratto dell'autrice
Amore ed entusiasmo sono due emozioni superiori che vanno a braccetto, sono le due facce della stessa medaglia.
Quando sentite la grinta emergere dopo aver affrontato le situazioni con entusiasmo e coraggio, ecco che davanti a voi si spalancano possibilità e doni inimmaginabili fino a poco prima.
Perché entusiasmo e coraggio vi aprono le porte delle possibilità quantiche, e l'amore che provate mentre fate ciò che vi entusiasma non può restare inosservato al Divino.
E' una preghiera di attuazione. E' un dire sì alla vita e ai doni divini.

Allora, ecco che il perdente che eravate prima diventa il Nuovo Eroe della situazione.
Diventate gli Eroi della vostra vita!

martedì 4 novembre 2014

Elogio dell'epica

E' tipico dell'umano dormiente considerare migliore e consigliabile una vita tranquilla senza troppi scossoni o imprevisti, lunga e sempre uguale - praticamente una noia! - piuttosto che una vita magari breve, ma che lascia un segno indelebile nelle coscienze di altri umani.
Omero - Foto dell'autrice

Gli antichi, nelle società guerriere, pensavano che la cosa migliore per un vero guerriero fosse essere ricordato nelle canzoni epiche. 
Se da un punto di vista orizzontale questo può sembrare un mero tentativo di sopravvivere nel ricordo di chi resta vivo e poi dei futuri guerrieri - quindi un sorso di immortalità - dal punto di vista verticale, invece, è un modo per lasciare un esempio da seguire, una traccia netta che altri possano solcare, essere d'ispirazione per grandi imprese future. 

E' uno stimolo a trovare il proprio coraggio, a sfidare sé stessi in imprese che i pavidi addormentati considerano folli, letali.

Con questo non intendo sostenere che uno deve per forza morire in battaglia. Ma chiedetevi per cosa volete essere ricordati.
Quelli che per novant'anni hanno vissuto una vita al riparo da qualsiasi slancio creativo, che non hanno mai osato, che si sono crogiolati nella prudenza e nella banalità quotidiana ripetitiva?
Foto dell'autrice
O volete essere ricordati per aver fatto o detto qualcosa di nuovo, magari non nei contenuti, ma nel modo? Per aver dato il vostro meglio al mondo, con l'esempio? Per essere stati di ispirazione? 

Scegliete voi.

Il mio consiglio è: rendete la vostra vita epica, degna di essere ricordata come esempio da seguire, siate uno stimolo, non una ripetizione in serie di vite incolori.
Chi vive una vita senza rischi non può cambiare il mondo.

giovedì 23 ottobre 2014

Prendere a calci il pavido in te

Quando cominci ad approcciare tecniche di combattimento, senti emergere momenti di verità su chi sei veramente.
Non c'è più nessun mentale che possa mentire a te stesso, sei nudo, di fronte ai tuoi limiti autoimposti, alle tue paure, alle debolezze che ti frenano.


Foto dell'autrice
Ogni timore, ogni tentennamento, parla di te e solo di te. Non esiste davvero un avversario là fuori, di fronte a te. Quando tiri pugni e calci, lo fai a te stesso, a quella parte pavida di te che si tira indietro, non osa, teme di far male o di farsi male.
Ad esempio, ho scoperto con stupore che ho più timore di far male all'avversario che di farmi male io stessa, ma se l'altro non esiste, allora è sempre l'altra faccia della stessa medaglia! Rivelazione importante. 

Quello che conta, infatti, è scoprire quelle parti di te per imparare ad osare, a sfidarsi di continuo per superare i blocchi, darsi uno strattone da soli, giocare con i propri demoni e riderne. Riderne sempre. Non c'è nulla come l'ironia e l'autoironia per mettere i propri demoni fuori combattimento. 


Foto dell'autrice
La grinta che scaturisce quando provi tecniche di combattimento è quella che ti spinge a cambiare atteggiamento nella vita di tutti i giorni, non esiste vittimismo né scuse per tirarsi indietro. Impari a buttarti e a fidarti.

Impari a scendere nella materia, a sguazzare nel sudore, a toccare e farti toccare senza paura di venire invaso nei tuoi confini, perché nel corpo a corpo le barriere non sono più così nette.
Diventi fatica, respiro, fuoco che brucia, gioia terrena. Coraggio.

Alcune anime, incarnandosi, faticano a sentirsi a casa nella materia, hanno una naturale nostalgia per il regno spirituale e incorporeo. Quelle anime hanno bisogno di scendere nel fango della lotta, per sperimentare la vita terrestre, la dualità, la carnalità, la sfida fisica. 
La cosa più evolutiva da fare è non tirarsi indietro. 
Anime fluttuanti, buttatevi nella mischia!

lunedì 13 ottobre 2014

Preghiera della gratitudine

La differenza sostanziale tra il guerriero e la persona inconsapevole sta anche nel modo di pregare e ringraziare.

L'inconsapevole prega per paura, per disperazione, per ottenere di più, e ringrazia solo per le cose che giudica belle, per le occasioni in cui si è sentito felice e spensierato. 
O peggio, non ringrazia nemmeno perché pensa che non ci sia poi molto di cui essere grati, preda di una rabbia sorda nei confronti del mondo e del Divino. 

C'è persino chi accusa il Divino di non esistere solo perché non gli dà quello che vorrebbe. 
E' come accusare il proprio padre biologico di non essere suo genitore solo perché non asseconda i capricci del figlio!

Il guerriero, invece, sa bene che ogni sfida della vita è una benedizione.
Dovrebbe essere questa la sua preghiera:

Ti ringrazio per ogni sfida, 
Foto dell'autrice
ti ringrazio per ogni ostacolo,
ti ringrazio per la caduta e la spinta a rialzarmi,
ti ringrazio per la Bellezza,
ti ringrazio per mostrarmi l'Amore, anche dove non lo vedo.
Ti ringrazio per la pienezza e l'abbondanza,
anche quando non riesco a sentirle.
Ti ringrazio per la paura che mi costringe a trovare il coraggio.
Ti ringrazio per ogni lezione.
Ti ringrazio per il buio e per la luce,
ti ringrazio per la Vita.

martedì 2 settembre 2014

Il coraggio delle proprie azioni

Uno dei fondamenti del Risveglio spirituale è comprendere che siamo responsabili al 100 % di ciò che creiamo, più o meno inconsciamente.
Ma spesso, nonostante questo, le persone faticano a prendersi la responsabilità persino delle proprie azioni. Quindi, scatta automatica la tendenza a dare la colpa all'esterno di ciò che ha scatenato una determinata reazione e quindi un'azione conseguente. 

Ogni scatto di violenza verbale, aggressione fisica, rissa, non è mai scatenata da qualcuno fuori. E' sempre e solo la conseguenza di una nostra reazione determinata dall'ego che crede di essere noi e che quindi si sente in qualche modo minacciato, insultato, provocato, ecc.
Ma nessuno può davvero insultarci, minacciarci o provocarci se non glielo permettiamo. Se ci sentiamo feriti, è tutta roba nostra. Una nostra interpretazione, una nostra completa identificazione.


Foto dell'autrice
Comunque, avere delle reazioni non è sbagliato. E' umano. E' tipico di umani dormienti. Ed è anche tipico del corpo fisico, quindi della materia avere delle reazioni. 
Intanto che impariamo il lavoro di osservazione delle nostre reazioni e identificazioni per scioglierle alla luce della consapevolezza, dobbiamo imparare anche a prenderci la responsabilità delle nostre azioni. Senza cedere all'impulso automatico di trovare una scusa all'esterno.

L'ho menato perché mi ha insultato; l'ho mandato a stendere perché mi ha provocato; mi ha fatto piangere; mi ha spezzato il cuore e io mi sono vendicato, ecc., sono solo scuse. Illusioni di scaricare fuori una nostra completa responsabilità.
Sarebbe bello - e soprattutto molto più sano e sensato - se in un futuro prossimo tutti fossero in grado di vedere ciò con chiarezza e cuore aperto e potessero, invece, dire: Sì, l'ho menato perché in quel momento ero sopraffatto da una reazione meccanica dei miei corpi ed ero in piena inconsapevolezza, (ecc.).

Bisogna avere sempre il coraggio delle proprie azioni, soprattutto quelle che non ci piacciono. Riconoscere la propria disfunzione apertamente crea spazio, cioè uno spazio di consapevolezza in noi tra i vari  momenti di totale inconsapevolezza. E' un abbandonare un inutile fardello, per vedere il bellissimo vuoto della verità, un vuoto che alleggerisce.
Sarebbe un enorme passo avanti verso il Risveglio della Coscienza vero e proprio!

giovedì 20 febbraio 2014

Passare attraverso il fuoco

Nella nostra cultura edonistica, siamo ormai abituati a considerare il dolore qualcosa di negativo, da evitare, a cui sfuggire ogni volta che si presenta alla nostra porta. 


Foto dell'autrice
Se nella vita ci comportiamo come animali reagendo alla paura, ci comporteremo con il dolore o con il rischio di provarlo come un animale selvatico con il fuoco.

Quando tu chiedi all'Universo di guarire, per esempio, dai problemi amorosi, dalla sofferenza connessa all'innamoramento, questo non ti manda la persona che di colpo fa svanire tutto il dolore per magia, come nei cartoni animati.

Al contrario, ti manda uno specchio che rifletterà tutte le tue paure, ossessioni, debolezze, il terrore del fallimento, del rifiuto, dell'abbandono, di non essere amato, di non essere importante, di non avere valore, di restare solo, di rimanere deluso, di venire tradito, di morire di dolore. Il terrore di vagare nella disperazione e nella frustrazione per il resto dei tuoi giorni. 

Tutto questo dolore è paragonabile a un cerchio di fuoco.
Non tutti sono pronti per attraversarlo. 
Di solito lo fai quando non hai altra scelta se non continuare a vagare nell'ombra.

Ci vuole coraggio. Magari alcuni hanno fatto un patto con la vita prima di incarnarsi ed erano destinati a fare il salto.

A un certo punto capisci che l'unica cosa che puoi fare è provare ad attraversare il cerchio di fuoco per toccare con mano cosa davvero c'è al di là, perché conosci troppo bene l'al di qua e sai che questo non ti porterà all'evoluzione. 

I Maestri dicono che il dolore si deve affrontare, osservare, starci dentro finché non passa.
La maggior parte degli umani scappa, lo evita, o ci si perde, ne rimane invischiato.
Around the fire - Foto dell'autrice


Ma se comprendi che tutto il tuo corpo di dolore è come una scorza sotto cui esiste il tuo vero sé, allora puoi passare nel cerchio di fuoco, e tutta quella scorza inutile e pesante che ti trascinavi appresso, identificandoti con essa, si incenerisce. 
E cosa scopri?
Che il tuo vero sé è INVINCIBILE.
Che il tuo vero sé è immortale, nessun fuoco può bruciarlo o danneggiarlo.
Per questo sei ancora vivo.

Solo chi lo ha provato di persona sa come ci si sente. 
Con una freschezza e leggerezza nuova. 


martedì 11 febbraio 2014

Sentire la Chiamata alle Armi

Quando una persona sta affrontando un percorso di risveglio, può capitare a un tratto che i frutti del duro lavoro su di sé si manifestino all'improvviso, in modo prepotente.

Ne scaturisce un senso profondo di responsabilità. E' un dovere. Si è chiamati ad esercitare questa responsabilità come se si scendesse in battaglia. E' una Chiamata alle Armi.

Foto dell'autrice
Molti pensano erroneamente che il risvegliato sia uno che sprizza cuoricini intorno a sé e dice, come scherza Salvatore Brizzi in una sua lezione, Namasté a tutti con voce flautata.

La parte combattiva di sé va sviluppata, nutrita, perché è in primo luogo un esercizio di volontà, e senza la volontà e l'autodisciplina non si va da nessuna parte.
In secondo luogo, come puoi affrontare i tuoi demoni se non sai come combattere?

I Maestri dicono che il guerriero non è colui che non ha paura, ma colui che la paura la affronta. La guarda in faccia, la scioglie come neve al sole con la sua determinazione a vincere i propri demoni.

Il guerriero di luce cade, si fa male, ma si rialza, poi cade ancora nel fango e nella polvere, annaspa, chiede aiuto, piange, si contorce dal dolore. E poi, quando capisce che sta a lui rialzarsi da solo, lo fa.

Solo chi ci è passato può testimoniare che il coraggio ti viene morendo di paura. 
Quando sei morto di paura, rinasci. E scopri che quella paura era una tua proiezione mentale.

Quando capisci i tuoi demoni e impari ad affrontarli, diventi potente.
Lo senti dentro, lo senti pulsare, il tuo Potere, invaderti, e una nuova chiarezza - mentale e spirituale - si affaccia. 
E per la prima volta nella tua vita sai che nulla tornerà ma più come prima. Il baratro è dietro di te.
Lo hai riempito di consapevolezza e amore per te stesso. E non è più nemmeno un baratro. 

Foto dell'autrice
Due sono gli strumenti fondamentali del guerriero di luce: la spada (o l'arco o il combattimento), che simboleggia il lavoro su di sé, contro i propri demoni, e il Cuore. 
Perché senza Cuore, senza Amore, sei una macchina. Senza spada sei indifeso.

Il vero guerriero illuminato sa quando esercitare la dolcezza e quando affilare la spada.
Ma il suo combattere sarà privo di rabbia, di reazione, avrà la fermezza di affrontare ciò che va affrontato partendo dal presupposto che il suo centro è immutabile.

Se senti la Chiamata alle Armi devi andare, uscire dalla tua tana rassicurante e cominciare ad allenarti per la battaglia finale.

lunedì 25 novembre 2013

Il timore della perdita

Foto dell'autrice
C'è una grande verità che alla maggior parte della gente sfugge: chi più teme la morte teme anche la vita.
Ponendosi al riparo da certe situazioni considerate minacciose, dalla perdita delle persone e delle cose, si rischia di non vivere.

La misura della nostra paura è nella lacerazione che proviamo quando dobbiamo rinunciare a un'idea, a un oggetto cui siamo affezionati o ci pare indispensabile, a una relazione. 

Così, irrigiditi sulle nostre posizioni nel timore di perderle, ci congeliamo e cristallizziamo anche la nostra energia.
Questo ci impedisce di far spazio al nuovo.

Dobbiamo accettare una volta per tutte che nulla è permanente.
Uno dei concetti fondanti del buddismo è l'impermanenza.
Quando lasci che le cose vadano e vengano nella tua vita, perché nulla è per sempre, e perché tanto non puoi avere il controllo su tutto, allora ti rilassi e la vita comincia a cambiare.

Per lasciar andare dobbiamo avere il coraggio di immaginare di perdere tutto, anche le persone più care. Possiamo perdere i genitori, i figli, gli amori, le amicizie, i soldi, il lavoro, la casa.
Foto dell'autrice
Ma se ci siamo stati fino in fondo, con loro, se ce li siamo goduti come un dono, comprendendo il loro valore, allora possiamo accettare il fatto che non saranno per sempre con noi.

Tutto cambia. La vita fluisce.
Sta a noi decidere se fluire con essa, goderci il viaggio, e aprirci con fiducia al nuovo, oppure fare resistenza e star male per la maggior parte del tempo.

Nulla si perde davvero, in fondo, resta tutto dentro di noi, se lo abbiamo amato e onorato come meritava.