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giovedì 15 gennaio 2015

La leggerezza

Riprendendo l'ultimo articolo sul vero successo, una delle caratteristiche di questo successo è il sentirsi più leggeri. E' davvero la netta sensazione di aver lasciato andare una zavorra. 
Finalmente non c'è nulla che ci porti a ripiombare nella pesantezza, nel buio più profondo. Ci possono essere momenti un po' più difficili del solito, qualche lieve fastidio, ma tutto è momentaneo e passa subito. Senza lasciare traccia.

Questa è la misura per comprendere quanto buon lavoro abbiamo fatto. Il risultato è evidente: le nuvole passano senza lasciare residui. Non c'è più il mormorio rancoroso nella testa.
Cielo rosa invernale - Foto dell'autrice
Ogni respiro profondo è una porta che si chiude su ciò che abbiamo appena provato per farci vivere nell'adesso. Il respiro dilata lo spazio di silenzio interiore e il senso di leggerezza cresce.
E non ci abbandona mai. 

La leggerezza ci porta a ridere di tutto, noi stessi per primi, a non dare ascolto alle critiche di chi non comprende.
La leggerezza è l'occhio spalancato sulla Bellezza. 
E' la meraviglia del bambino che vede tutto per la prima volta. 
Il senso di critica verso ciò che non ci piace a poco a poco svanisce. Tutto ha una sua bellezza intrinseca.

Leggerezza è sentirsi vivi e grati e sorridere a ogni giorno che comincia. 
Leggerezza è fiducia incondizionata nella vita. 
E' la Gioia dell'esistere. 

mercoledì 4 giugno 2014

Vangelo di Tommaso: Precetto 29

Dal Vangelo secondo Tommaso - Precetto 29:
Gesù disse: "Se la carne è stata fatta per lo spirito, è una meraviglia. Se lo spirito è stato fatto per il corpo è una meraviglia delle meraviglie. Ma io mi stupisco che una tale opulenza abbia preso dimora in questa povertà".

Qui risulta chiaro che lo spirito si serve del corpo per fare un'esperienza terrestre.
Inoltre, questo corpo si adatta alla vibrazione energetica dell'anima che ospita, cioè, la forma del nostro corpo è derivata da quella dell'anima.
Perché il corpo è formato da un addensamento di materia che è tenuta insieme dall'anima, quindi non può che assomigliarle.

Foto dell'autrice
Ed è chiaro che lo spirito sia fatto per il corpo, se no non potrebbe incarnarsi nella materia. 
Esso si incarna per fare esperienza di sé e riconoscersi tramite il corpo fisico.
Per questo Cristo la definisce una meraviglia delle meraviglie.
Ne riconosce la genialità. 
D'altronde, come può il Divino non essere geniale?
E il suo stupore è proprio quello dell'illuminato di fronte alla Bellezza e Perfezione del Creato.

L'ultimo versetto non ha una connotazione negativa, come potrebbe sembrare di primo acchito. La povertà è la limitatezza e finitezza della materia rispetto all'anima che è immortale e allo Spirito divino, che è infinito.

Come scrive il commentatore Richard Valantasis, la ricchezza del regno spirituale vive nella povertà del mondo.