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mercoledì 22 maggio 2013

Come funziona l'Ho'oponopono

C'è un libro bellissimo che si intitola Zero Limits, di Joe Vitale, in cui si spiega molto efficacemente come funziona il metodo hawaiano di guarigione chiamato Ho'oponopono.

Colui che ha messo a punto e modernizzato questo metodo già esistente nella tradizione hawaiana, è il dott. Hew Len.
Quest'uomo ha lavorato per tre anni al reparto criminale di un ospedale psichiatrico. Senza mai visitare i pazienti o studiare i loro casi, alla fine dei tre anni il reparto ha chiuso perché tutti i pazienti sono guariti.
Come?
Il dottor Hew Len li ha guariti semplicemente usando questo metodo su se stesso.
Poiché noi siamo i creatori della nostra realtà, ogni esperienza in qualche modo ci appartiene.

L'Ho'oponopono parte da questa consapevolezza.
Il terapeuta deve per prima cosa guarire se stesso da ciò che ha provocato la realtà di malattia dei suoi pazienti.


Foto dell'autrice
Non dobbiamo mai dimenticare di essere responsabili al 100% di tutto ciò che ci accade.

Cosa significa la parola Ho'oponopono?
Aggiustare, correggere un errore.

Scrive Joe Vitale:
Per fare Ho'oponopono non avete bisogno di sapere quale sia il problema o l'errore. Tutto quello che dovete fare è notare qualsiasi problema stiate vivendo (...). Una volta notato, la vostra responsabilità è di iniziare immediatamente a ripulire, a dire:

MI DISPIACE
TI PREGO, PERDONAMI
GRAZIE 
TI AMO

Questo è il mantra.

Se il problema riguarda un'altra persona, chiedetevi:
Cosa sta succedendo in me che fa sì che questa persona mi dia fastidio?, continua l'autore.

Sappiamo ormai che se cambiamo noi, cambia anche il mondo intorno a noi.

Il solo modo sicuro è con TI AMO. Quello è il codice che sblocca la guarigione. Ma lo usate su di voi, non sugli altri. I loro problemi sono i vostri problemi, ricordatelo, per cui lavorare su di loro non vi aiuterà. Loro non hanno bisogno di cure, voi l'avete. Dovete curare voi stessi. Siete la sorgente di tutte le esperienze.

MI DISPIACE
TI PREGO, PERDONAMI
GRAZIE
TI AMO






martedì 21 maggio 2013

OHM NAMAH SHIVAYA

Come racconta Salvatore Brizzi in una delle sue belle lezioni, l'umanità, alla ricerca della divinità, nel corso della storia è giunta a varie tappe del cammino spirituale.
Prima pensava che Dio fosse in tutte le cose (animismo), poi che ci fossero varie divinità (politeismo), poi che Dio fosse uno solo, ma separato da noi (monoteismo), infine, oggi cominciamo a pensare che Dio sia dentro di noi, perché in ognuno di noi esiste una scintilla divina.


Foto dell'autrice
Ma alla fine del cammino si potrà comprendere che in realtà, noi siamo Dio. 
Ma siccome il nostro Ego è ancora troppo sviluppato, sentirsi Dio senza aver raggiunto l'illuminazione potrebbe essere pericoloso.
Potrebbe dar luogo a personalità ipertrofiche e dispotiche.

Nel nostro piccolo, potremmo cominciare a sentire il divino in noi, fino a fonderci con esso, recitando un semplice mantra:

OHM MANAH SHIVAYA
(Io onoro la divinità che risiede in me).

Per riuscire a comprendere fino in fondo, a livello inconscio, quanto davvero noi soli siamo creatori della nostra realtà, del potenziale illimitato - perché divino che conteniamo in noi - e per abbattere quel senso opprimente e illusorio di separazione che ci fa credere che il divino sia fuori da noi, e che il potere del mondo non sia nelle nostre mani, questo mantra recitato diverse volte al giorno può fare la differenza.
Può aprirci le porte alle nostre infinite possibilità di creazione.
Può sciogliere quelle ultime resistenze che ci tengono lontani dalla nostra realizzazione personale.
Siamo anime che sono venute qui per svegliarsi e trovare la felicità in terra.

martedì 26 marzo 2013

I vampiri energetici

A tutti capita di conoscere delle persone che ci tolgono energia.
Persone che con il loro carattere e comportamento ci fanno sentire spossati e demotivati quando le abbiamo accanto. 
Gente che si attacca a noi con qualsiasi scusa chiedendo continua attenzione, travolgendoci con lamentele e domande.
Ci irritano al punto che ci accorgiamo che fanno emergere le parti peggiori di noi.
Così concludiamo che sia meglio stare alla larga il più possibile da esse.

Round 18 - Foto dell'autrice
Pur tenendo sempre bene a mente che niente e nessuno è fuori di noi, che tutto è uno specchio, è anche vero che se siamo ancora in bilico, alla ricerca del nostro centro, se siamo in una situazione di cambiamento verso la consapevolezza, in effetti tenersi alla larga è la cosa più saggia da fare.

Finché non siamo abbastanza forti da mantenere intatto il nostro centro di Potere, meglio svicolare, tapparsi le orecchie, distrarsi con un bel mantra per non farsi coinvolgere.

Ma non sono solo le persone a vampirizzarci. 
In realtà anche i nostri pensieri molesti lo fanno: il desiderio di trovare conferma alle nostre paure, il bisogno di certezze che ci fa cercare qualcosa a cui aggrapparsi, fosse anche un pacchetto di patatine fritte.

Tutto ciò che ci toglie energia, tutto ciò che ci fa uscire dal nostro centro è un vampiro energetico.

Come si uccidono i vampiri nelle leggenda?
Con un paletto di frassino nel cuore.  Oppure tagliando loro la testa.
Perché?
Perché il cuore, con la sua vibrazione d'Amore, è l'unico strumento capace di neutralizzare le nostre parti d'ombra. Il vampiro è un non morto, incapace di compassione. Aprire una breccia nel suo cuore è dissolvere la sua maledizione.
Tagliare la testa è una metafora che invita a togliere la mente di mezzo. La tua mente ti domina come uno zombi. Elimina la testa, e ritroverai il cuore.

sabato 9 marzo 2013

Conservare il proprio mistero

Le persone chiacchierone lo sanno, quanto sia difficile mantenere il riserbo sulla propria vita, e quelle insicure quanto sia difficile non chiedere consigli o aiuto agli amici.
Ma parlare sempre di noi, intervenire spesso nei discorsi, ci toglie carisma.
Le persone che si svelano troppo, facendo emergere nei discordi dubbi e insicurezze, perdono potere.

La presenza massiccia dei social network nella nostra vita contemporanea non aiuta.
Il mio mistero - Autoritratto dell'autrice
Spesso ogni pensiero o sfogo, seppure sciocco, viene vomitato pubblicamente, e anche la mania di scattare e condividere foto per ogni singolo evento, seppur banale, contribuisce a fare di noi persone di cui cui si sa praticamente tutto.
Veniamo banalizzati dalla vita digitale.
Tutti sono chiamati a dire la loro nei commenti.
Il velo del riserbo è stato lacerato per sempre.


Quando tiriamo fuori caratteristiche della nostra personalità e ci identifichiamo con esse - anche quando non ci piacciono - queste diventano la nostra maschera e la nostra etichetta agli occhi altrui.
Così finiamo per essere additati - anche in modo benevolo - da amici, familiari e conoscenti come la svampita, la nevrotica, l'ossessivo, l'attaccabrighe, il lamentoso, la simpatica canaglia, l'artistoide, l'intellettualoide, la ritardataria, e così via...


Le persone che sanno mantenere il riserbo su di sé hanno dalla propria parte il fascino del mistero, del non detto. 
Saper dosare bene le informazioni su di sé, sui nostri pensieri e opinioni, è un'arte.
Diventiamo davvero artefici della nostra vita senza rischiare di finire in uno stereotipo.

Autoritratto dell'autrice
Imparare a non parlare troppo di sé è un'utile autodisciplina per comprendere anche quanto davvero una cosa sia importante per noi da condividere e quanto invece sia solo un modo di riempire i silenzi che ci imbarazzano, di apparire più socievoli, o di esprimere le proprie angosce e lamentele, buttandole fuori nell'illusione di trovare una risposta esterna ad esse.

Come ho già scritto, un modo semplice ed efficace per far tacere la mente - e di conseguenza la lingua! - è recitare un mantra.




giovedì 7 marzo 2013

La preghiera come mantra per il silenzio interiore

In momenti di grande turbamento, in cui l'irrequietezza della mente piena di dubbi e di domande rischia di prendere il sopravvento, un modo per trovare il silenzio interiore senza fatica è la preghiera.


Foto dell'autrice
Non importa se cristiana, islamica, buddista o induista o quello che volete. 
La preghiera è un mantra che concentra la persona nel momento, nel Qui e Ora, e impedisce alla mente di vagare.
Inoltre ogni mantra emana onde benefiche di guarigione, se ne possono sentire gli effetti nell'immediato, ripetendolo con fervore.

Se camminate ripetendo la vostra preghiera-mantra, sentirete la gioia pervadervi, sentirete la Vita intorno a voi pulsare di energia.
Sarete più silenziosi e vi troverete a dire solo il necessario, e sempre in tono più calmo, benevolo.

La rabbia, la tensione, la fretta scompaiono.
L'insofferenza e la sofferenza si sciolgono.


Foto dell'autrice
Provate a fare questo esercizio per alcuni giorni, tutte le volte che potete, e vedrete la vostra vita allinearsi con i Piani del Divino.
Di colpo vi accadranno cose straordinarie, farete meno fatica a ottenere ciò che volete, il lavoro sembrerà meno gravoso e lo sarà davvero. 
Vedrete accadere il miracolo delle coincidenze significative. Le persone vi verranno in aiuto al momento giusto, le cose accadranno in maniera sincronica.
Avrete più intuizioni.
Perché non sarete più distratti dal chiacchiericcio della mente, sarete di umore migliore, vibrerete di energia creativa.
Sarete nel perfetto fluire.

La preghiera scioglie le resistenze.
Il vostro silenzio interiore aprirà le porte alla Magia dell'Amore universale e alla guarigione su tutti i piani.

martedì 26 febbraio 2013

Essere responsabili al 100%

Se il mondo è una nostra proiezione, nel bene e nel male, allora dobbiamo ricordarci in ogni momento che noi siamo responsabili al 100% di ciò che accade intorno a noi.

Foto dell'autrice
Anche le cose più lontane da noi, le più orribili, come fame, guerre, olocausti, inquinamento del pianeta, complotti massonici e corruzione ai massimi livelli. 
Tutto è contenuto dentro di noi.

Il fatto che queste cose non scaturiscano direttamente dalle nostre azioni non significa che non ne portiamo dentro il seme.

Pensare che esse non ci riguardino o sentirci vittime come se fossero davvero al di fuori di noi significa non poter cambiare le cose.

Solo prendendo coscienza del fatto che ognuno di noi ne è a suo modo, anche solo inconsciamente, responsabile, significa aprirsi alla possibilità di una guarigione dagli schemi mentali che creano la realtà di conflitto in cui siamo immersi.

Foto dell'autrice
Ripetersi più volte al giorno la frase Sono responsabile al 100%, come suggerisce Salvatore Brizzi, ci mette in contatto con la parte creatrice inconscia della nostra realtà e scioglie i nodi. Come un mantra magico che agisce sulla nostra consapevolezza.

Come diceva il Mahatma Gandhi, 
Siate voi stessi il cambiamento che volete vedere nel mondo.

Il mondo intero è dentro di noi.

sabato 23 febbraio 2013

Darsi approvazione

E' indubbio, dentro ognuno di noi esiste un giudice severo e pignolo - insomma, un vero rompipalle - che ci dice in continuazione in cosa stiamo sbagliando, quanto siamo stupidi e insignificanti, quanto non valiamo... E noi? Lo ascoltiamo!

Autoritratto dell'autrice
Darsi approvazione, mettendo a tacere quella voce critica dentro di noi, fa la differenza. Tra una vita di autolimitazione, bassa stima di sé e frustrazione e la felicità, l'appagamento, l'autostima.

Come consiglia Louise L. Hay nel suo libro Puoi guarire la tua vita, guardatevi allo specchio, guardatevi bene, poi con lo sguardo dritto negli occhi ditevi "Io mi approvo". 
Ripetetelo allo sfinimento. Fate questo esercizio ogni giorno fino a che non sentirete più emergere voci di resistenza che vi suggeriscono che non ve la meritate, l'approvazione.

Ripetetevelo varie volte al giorno anche mentre fate o dite o pensate cose per cui sentite resistenza interiore, cose che vi fanno emergere quel giudice implacabile. Fate che diventi un mantra magico. 

Ma non cercate approvazione all'esterno, dagli altri.
Solo voi potete darvela, e solo quella che vi date da soli ha ragione di essere.

Provate a farvi una doccia e immaginare che l'acqua che vi scorre addosso sia pura approvazione. Lasciate che vi riempia, che vi appaghi, che lavi via tutte le critiche che ancora vi portate appresso. 
Datevi approvazione a secchiate!

giovedì 7 febbraio 2013

Avere fede sempre e comunque

Ci sono quei momenti tremendi in cui tutte le tue certezze spirituali sembrano vacillare di fronte a episodi che non vorresti mai accadessero. 
Ad esempio quando una cara amica lotta per la vita.

I pessimisti e gli atei direbbero che la vita è terribile, ingiusta e piena di sofferenza.

Chi ha fede pensa che nessuno di noi può sapere quale percorso un'anima sia ventura a compiere sulla terra. 
Non possiamo intervenire nel suo destino.

Foto dell'autrice
L'unica cosa che possiamo fare è arrenderci all'evidenza, sederci in un angolo tranquillo e pregare.

Non importa quale dio, non importa in quale lingua, non importa se è una vera e propria preghiera o un mantra indiano. 

Non perdere la fede e continuare a pregare è l'unico modo per essere forti e sostenere a distanza quell'anima che sta lottando per restare in vita.

Dedicato a F.G.
Ti voglio bene.

lunedì 26 novembre 2012

Fa' che sia innocuo

Giusto un anno fa mi sono trovata quello che temevo fosse un nodulo al seno. Un giorno ho sentito una pallina dolorante accanto all'aureola del seno sinistro, che a me sembrava grande quasi quanto il nocciolo di una ciliegia. Andai subito dal medico che palpando disse : Hmm... Sembra grosso...
E qui ebbi la prima vampata di calore, un panico strisciante che mi tolse il fiato per alcuni secondi. Poi il medico sminuì dicendo che nelle donne invecchiando il seno duole di più, specie in menopausa. Menopausa? Invecchiando? Ehi, calma... In non sto invecchiando e non ho intenzione di andare in menopausa tanto presto!

Nel tardo pomeriggio stavo giocando a carte con mia figlia, di colpo mi prese una voglia incontrollabile di piangere e non riuscii a trattenere le lacrime. Ci volevano circa tre settimane per fare l'ecografia, e io pensavo all'angoscia di tutte quelle donne che aspettano questo momento come vivendo con la spada di Damocle sulla testa, e intanto ogni giorno che passa la paura, l'ansia crescono e diventano insostenibili. Temevo i pensieri pessimisti, ma scoppiai in lacrime abbracciando mia figlia, senza vergognarmi di mostrarle la mia fragilità di quel momento. Mormorai al Divino come un mantra: Ti prego, ti prego, fa' che sia innocuo, fa' che io possa veder crescere mia figlia, ha solo otto anni, ha bisogno di me! E ho ancora così tanti progetti per la mia vita...  Io voglio vivere! Accetto le sfide della vita, le accolgo a braccia aperte, ma ti prego fammi vivere!
Tra le lacrime mi guardai attorno: i miei libri, i tappeti cui tengo molto, la casa arredata da poco tempo con alcuni mobili di famiglia e altri costruiti da me... Ecco che ebbi la percezione della caducità, quel senso di vuoto e di smarrimento che prende alla gola e scava una voragine nel ventre. Ecco gli attaccamenti alle cose materiali, ma anche le domande esistenziali. -  Cosa lascerei davvero della mia essenza a mia figlia? Cosa rimarrà di me in lei, cosa sono riuscita a tramandare di buono e cosa no? Che percezione avrà di me tra molti anni?
Sentivo tutto il corpo pulsare pieno di dolore, di paura e ansia e sapevo che era peggio. Nei giorni seguenti parlai al nodulo, che mi faceva sentire il seno pesante e non smetteva mai di dolere, lo inondai di luce. - Piccolo mio, gli dissi, sei arrabbiato? Qual è il problema? Ti voglio bene, sei parte di me, facciamo pace. Ti chiedo perdono per qualsiasi cosa ti abbia irritato. Non l'ho fatto apposta.
Immaginai di coccolarlo come un bambino e per un po' parve dolere meno.

Un pomeriggio andai a prendere la bambina a  scuola ancora scossa da quella paura pulsante. Respiravo a fondo, ascoltavo il corpo per cercare di calmarmi. Passò una madre con il figlio per mano dicendogli: La maestra dice che non devi preoccuparti.
Di colpo sentii che era un messaggio per me. Ringraziai e sorrisi. Un paio di ore dopo, al supermercato, aprendo una rivista a caso, mi trovai sulla pagina dell'oroscopo che diceva, riguardo al mio segno:
"Ai primi di dicembre scoprirete che una vostra preoccupazione è infondata."
Ringraziai ancora, quasi scoppiando in lacrime: l'ecografia sarebbe stata il 2 dicembre.

Il giorno dell'ecografia ero seduta in sala d'attesa con la mia amica G. che si era offerta di accompagnarmi. Le dissi che avevo fatto un voto, anzi due: Se è innocuo giuro che vado a fare un viaggio spirituale in India, e smetto di mangiare carne per sempre.
Lei sorrise e disse: Per l'India non guardare me...
- Allora Bali?
- E quando ci andresti?
- Boh, e non so nemmeno dove trovare i soldi, ma...
- E comunque, cara mia, dire che non mangerai più carne non vale, perché tu già non la mangi volentieri, quindi non è un vero sacrificio. Non è come, per esempio, dire che non farai più sesso!
- Eh, no, cavolo, non voglio mica farmi suora, ci manca solo che faccio voto di castità per sempre...
Quando uscimmo dalla clinica, sospirai sollevata per il responso negativo, l'aria era stranamente tiepida per essere dicembre, c'era il sole che pareva sorridere con me. Alzai la testa verso di esso e dentro di me dissi grazie grazie grazie grazie grazie grazie grazie...

venerdì 23 novembre 2012

Esercitare la gratitudine preventiva.

Chi di noi non si è mai lamentato della propria vita, pensando di meritare di più, desiderando di più? Quanto volte la nostra mente è rimasta impegnata a macinare lamentele, autocommiserazione e biasimo?
La maggior parte dell'umanità pensa: Sarò felice quando avrò... Sarò felice quando troverò...
Come se la felicità fosse qualcosa che si raggiunge con gli obiettivi. Come se la gratitudine per l'abbondanza potesse esprimerla solo chi ha molto. A noi sembra logico, ma non lo è per la Legge universale.
La chiave di tutto è semplice, ma so che è difficile per chi pensa di avere poco o niente essere grato anche per quel poco. Eppure, la gratitudine preventiva è ciò che fa la differenza.
Joe Vitale scrive nei suoi libri che tutto ciò che entra nel nostro campo, ovvero succede nella nostra vita, è perché lo abbiamo attratto e vibra con noi in qualche modo.
Se vedi una Ferrari passarti davanti, invece di maledire il conducente pensando che è troppo fortunato, o peggio, che sarà sicuramente un disonesto che l'ha comprata frodando gli altri, di' grazie.
Se pensi che sia una cosa bella, grazie! Vuoi avere un bambino ma non ci riesci e vedi tante mamme con il passeggino o donne incinta intorno a te, invece di sentirti irritata o sconfortata di' grazie, perché la gratitudine attrae abbondanza.
Io l'ho sperimentato sulla mia pelle. Ogni mattino mi sveglio e ringrazio perché sono viva e in salute e per le cose che ho e anche per quelle che verranno, ogni sera prima di dormire ringrazio per la giornata e mi soffermo sulle cose migliori accadute. La gratitudine e la fiducia per l'abbondanza mi portano continuamente dei doni.
Desidero un certo tipo di T-shirt o un  nuovo paio di jeans ma di qualità? Ho fiducia che li troverò a un prezzo abbordabile, ringrazio e lascio andare. Pochi giorni dopo sicuro che trovo qualcosa in saldo o in stock, e di ottimi marchi.
Appena trasferita nella casa nuova, due anni fa, ho espresso il desiderio di trovare un cane al canile. Lo avrei voluto tipo Jack Russel o Beagle. In poco tempo l'ho trovato, è proprio un incrocio con un Jack Russel ed era lì al canile!
Quando ho cominciato ad avere dei problemi a causa della sua aggressività con i cani maschi, mi sono concentrata sulla sue buone qualità, e non sul problema. Pochi mesi dopo, ho avuto l'occasione di portarlo all'area cani, dove ha cominciato a socializzare, e dove ho trovato una persona che mi ha aiutato a tenerlo a bada con una semplicissima tecnica. Ora il cane è migliorato e non ho dovuto spendere un centesimo per un addestratore, e ho anche trovato molti nuovi amici! Inutile dire che ringrazio ogni giorno per questo.


Foto dell'autrice
Foto dell'autrice
Da quando ho cominciato a esercitare la gratitudine preventiva mi capita spesso di trovare cuori di ogni genere intorno a me. Pietre, petali, neve sciolta, buche nel cemento, persino briciole. Tutto a forma di cuore. 
So che è l'universo che risponde a modo suo facendo capire che non sono sola e sono sostenuta dall'Amore Universale. 
Un giorno sono andata a fare una passeggiata in campagna con due amiche, nel sole tiepido ci siamo sedute a gambe incrociate e abbiamo recitato il mantra: GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE... 
La leggerezza e la beatitudine che derivano da questo semplice esercizio è ciò che fa la differenza tra una vita povera piena di lamentele e frustrazioni e una vita piena di doni e di felicità. 
Ciò che ancora non abbiamo ma che davvero ci serve per essere felici arriverà. E' già lì ad attenderci. Basta dire un grazie preventivo!




domenica 18 novembre 2012

La Legge dello Specchio

Qualche anno fa mi trovavo in piena rimessa in discussione dei miei valori e delle mie potenzialità. Volevo a tutti costi separarmi da mio marito perché sapevo dal profondo di me stessa che non era più cosa ed ero decisa a trovarmi un posto tutto mio dove stare, nei dintorni, dato che mia figlia andava già a scuola.
Un giorno ero in montagna con mia cognata, e mentre passeggiavamo nel bianco abbacinante della neve ghiacciata che scintillava al sole come polvere diamantina sotto un cielo sereno, il suo cane nero che correva felice sollevando sbuffi di neve farinosa dietro di sé, le esposi i miei progetti.
Lei ascoltò paziente. Poi mi disse che stavo facendo il passo più lungo della gamba e che rimanere nei dintorni, cioè lontano un centinaio di chilometri dalla mia famiglia di origine, non era una buona idea. Credeva sarei rimasta isolata e in balia di legami che non volevo più, dato che potevo contare solo su  quelli.
Mi disse: "Torna da tua madre, là hai già una casa, lei ti aiuterebbe con la bambina e tu potresti trovarti un lavoro per essere indipendente." Certo, il ragionamento era condivisibile, ma mi diede una stretta al cuore. Pensavo alle mie amiche, al legame profondo che si era creato con loro, al posto in cui vivevo in senso lato, cioè la collina di Torino, che amo, ai paesaggi mozzafiato delle montagne innevate che si stagliano dietro i colli verdi nelle giornate terse e fredde, i boschi fitti vicino a casa, dove gli uccelli gorgheggiano così forte che potevo sentirli da casa, a qualche chilometro di distanza.

Pensavo al fatto che vivere a Torino era stata una scelta dettata dal cuore anni prima, quando dalla mia città di origine avevo scelto l'avventura di andare a vivere per conto mio, all'epoca in centro, ed era stata una grande conquista per una come me sempre piena di timori. Poi, sposare un torinese aveva confermato che il mio destino era legato a questo luogo, a questa provincia. Rivedermi con il pensiero a tornare alla vita della provincia profonda, in una città che mi era diventata estranea e che non mi mancava per nulla, al grigiore dei palazzi circondati dalla pianura, senza la presenza autorevole e maestosa dei monti all'orizzonte che paiono proteggerti in un abbraccio paterno...

No, era insopportabile. Eppure, tornando a casa dalla montagna, quel pensiero cominciava a scavare un solco, e mi dicevo che in effetti tutto sarebbe stato più semplice, anche se per l'affido condiviso novanta chilometri di distanza sono troppi e avrei potuto avere dei problemi con il coniuge. Ne parlai con mia madre, un giorno che venne  a trovarmi, camminando per le splendide colline che forse presto avrei dovuto lasciare. Lei confermò la teoria di mia cognata.
Disse che mi avrebbe lasciato anche la casa a disposizione e se ne sarebbe andata in un piccolo appartamento di nostra proprietà. Mi sentii meglio. Almeno per un po'. Ma i dubbi, le ragioni del cuore, tornavano a urlare dentro me. Non scappare, dicevano. Non trovare scorciatoie. Là non saresti felice.

Disperata, chiamai la mia migliore amica, la mia sorella d'anima, la mia consigliera saggia e spietata - come ogni migliore amica dovrebbe essere.
Andammo in campagna e ci sedemmo su un colle che dominava il paesaggio, in un sole tiepido di marzo. Le esposi tutto, cercando di essere obiettiva.
Lei ascoltò in silenzio, poi, con la sua voce vellutata e scrollando il capo mi disse:
"Tu stai ascoltando le sue proiezioni. Lei dice che per te è meglio tornare a casa perché forse è quello che farebbe lei al tuo posto. Ma se la ascolti, è perché quelle ragioni che ti stai raccontando sono a loro volta uno specchio di ciò che alberga in te.  Non è andando via che le cose cambiano, se tu non cambi visione delle cose stesse. Nulla è fuori di te. E' la Legge dello Specchio. E' solo rimanendo con quello che c'è, amando la tua vita qui e ora che puoi muoverti felice verso altri luoghi che desideri. Se invece vai via per insoddisfazione o per la paura di non farcela con le tue forze, ne rimarrai intrappolata per sempre."

Di colpo, la mia visione cambiò, vidi la cosa con così tanta chiarezza che mi sentii come se avessi fatto un balzo quantico di coscienza. La ringraziai, e già dal giorno seguente la mia vita parve migliorare di colpo. Niente più angoscia, solo la calma consapevolezza di avere la chiave per cambiare davvero vita. Da dentro. Decisi di apprezzare ciò che avevo, smisi di odiare la casa in cui vivevo con mio marito e di sentirmi in trappola, e cominciai a elencare le cose belle della mia situazione. Per esempio: era una casa in mezzo al verde, con le colline boscose davanti in cui echeggiavano i cinguettii degli uccelli di bosco, potevo andare a passeggiare nel fitto degli alberi facendo pochi passi a piedi, al mattino c'era il sole caldo che inondava la cucina.
Mi occupai di abbellire la casa con il mio tocco personale anche se sapevo che non ci sarei stata ancora per molto. Mi iscrissi a un corso di yoga, ricominciai a fare anche meditazione dopo anni, accendevo l'incenso, mettevo musica indiana nello stereo, accoglievo la sera la mia famiglia cucinando con il cuore, con quella musica rilassante in sottofondo.
Decisi anche che il mantra che raccontavo a me stessa e agli altri - cioè che la casa che avrei voluto affittare era troppo costosa per le mie possibilità che i prezzi erano troppo alti - era una palla che mi stavo raccontando. Sapevo che tutto è possibile, basta avere fiducia.
Così, stando nella quiete, lasciai andare il desiderio di trovare una casa come avrei voluto, compreso il prezzo dell'affitto. In pochi mesi, il miracolo avvenne.
Due settimane dopo aver avuto il nulla osta dal giudice per trovare un posto dove stare, la casa che avevo chiesto era lì ad attendermi.