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sabato 16 dicembre 2017

La meditazione ti spoglia

Uno degli effetti collaterali della meditazione, quando diviene una pratica quotidiana costante - due volte al giorno almeno - è che ti spogli del superfluo.

Non solo hai meno bisogno di comprare e circondarti di cose materiali, ma di colpo hai meno voglia di parole, sia di pronunciarle che di sentirle, non hai più necessità di fare lunghe conversazioni con gli amici, nemmeno al telefono. Non hai più la pulsione ad accendere radio, tv, internet. 
Tutte quelle parole, quel surplus di immagini, opinioni, video, parole scritte nei post cominciano a non interessarti più di tanto, non ricerchi il contatto costante col telefono.

Meditation time - Foto dell'autrice 
Ti viene voglia di comunicare solo l'essenziale, di colpo ti rendi conto che non hai nemmeno più interesse a condividere post sciocchi tra le amiche su Whatsapp, superfluo anche quello.

La pratica della meditazione ti ripulisce la mente e le emozioni dal brusio di fondo - che a molti dà dipendenza. Basti pensare a quanta gente non può fare a meno di avere la tv accesa anche se fa altro o riceve ospiti. Se glielo fai notare ti rispondono che tiene loro compagnia. Questo significa solo una cosa: hanno paura del silenzio. 
Perché nel silenzio c'è la nostra essenza. Non tutti sono pronti per incontrarla.

Con la pratica meditativa costante, non importa per quante ore al giorno, le cose superflue ti scivolano addosso. 

giovedì 22 giugno 2017

L'autodisciplina mattutina

Da un po' di tempo ho deciso di alzarmi tutte le mattine alle 6.15 - sabato e domeniche comprese, non importa a che ora vado a letto - per mettere in pratica un'autodisciplina. Per stare con me stessa, nel silenzio interiore, nel respiro. Non una semplice pratica di meditazione, ma stare - sostare - in uno stato di coscienza più elevato. A tu per tu con il Sé.

Alle anime ribelli come me non è mai piaciuto sentirsi imporre le cose, non avrei mai accettato che qualcuno mi obbligasse a fare questa scelta. Infatti, per anni l'autodisciplina per me è stata molto difficile, specie l'alzarsi al mattino presto.

Ma nel percorso di Risveglio della Coscienza, specie nella Via del Guerriero di Pace, essere disciplinati è fondamentale per assoggettare i corpi che fanno i capricci e diventare noi, Anima, il condottiero. 
Vivere l'intento in modo integro, qualsiasi cosa i nostri corpi vogliano fare, ci porta a concentrare la nostra energia come un laser, a usare il Fuoco in modo consapevole e attivo.

Sostare nell'Essere - Autoritratto dell'autrice
Non è importante che ci siano subito risultati. Non ha senso preoccuparsi se un giorno i pensieri continuano ad abitare la nostra mente facendo rumore, né scoraggiassi se a volte non riusciamo ad entrare in uno stato di coscienza superiore, tipo un profondo senso di beatitudine. Non è nell'inseguire i risultati il senso di questo stile di vita - perché di questo si tratta. Farlo per farlo, invece, porta la mente al presente perché non c'è aspettativa né l'illusione di un'illuminazione futura.

L'intento è il pilastro dell'autodisciplina, non una forma di rigidità. Significa portare un Fuoco direzionato, nella tua vita, che ti permette di centrarti moltissimo. 
Chi ha autodisciplina ha maggiori capacità di resilienza, e minore tendenza allo scoraggiarsi facilmente. Non permette ai corpi di riprendere il potere sulle emozioni e sulle decisioni. 

E lasciando andare l'aspettativa o la paura di non raggiungere stati di coscienza elevati, paradossalmente, a un tratto essi accadono. Senza sforzo. Magari per poco, ma accadono. 

I benefici arrivano come effetto collaterale. Uno dei più banali, comunque, è quello di poter godere della mattina presto e avere l'intera giornata davanti, puoi fare più cose a ritmo più lento. Puoi godere del silenzio in strada quando tutti dormono. Perdi la frenesia del fare tutto di corsa perché senti di avere poco tempo. 
Smette di esistere quel conflitto interno tra la parte che vorrebbe avere più tempo e quella che vorrebbe passare più ore a letto, finendo per farti sentire quel certo senso di colpa. 

L'autodisciplina, per essere efficace, deve essere davvero sentita da noi stessi come necessaria, come passo evolutivo successivo. A un tratto diventa l'unica strada che abbia un senso percorrere. Per questo quando suona la sveglia ogni mattina non ti viene nemmeno in mente di dire: Cheppalle!!! Ma sei grato del giorno che nasce, perché anche tu, in fondo, stai rinascendo.
E la pratica meditativa diventa, in fondo, un ringraziamento per esserci



venerdì 2 dicembre 2016

Quieora management

Un errore comune è credere che se si ha molto tempo libero a disposizione sia più facile restare nel qui e ora, concentrati sul respiro, perché si crede al cliché mindfullness = stare seduti a contemplare o a meditare.
In realtà posso dire per esperienza diretta che a volte la trappola del restare fisicamente immobili rischia di diminuire la nostra attenzione al momento presente, proprio perché la mente divaga quando ci sono ritmi troppo lenti. Crediamo di rilassarci e invece l'attività mentale ci scarica e nemmeno ce ne rendiamo conto.

Quando però la tua vita cambia ritmo, ti ritrovi tante cose da fare, hai un'agenda piena e tempi serrati, allora ecco che se hai già lavorato su di te per un po' puoi sentire che sei più focalizzato sul qui e ora. Ogni giorno, ogni ora c'è qualcosa da fare e la tua mente non può divagare su quello che farai domani o tra un mese. Se prima aspettavi con ansia un evento che sarebbe stato un mese dopo, ora non puoi più permetterti di stare lì a fantasticare sulla cosa.
Talent Garden, Milano - Foto dell'autrice 
L'avere ritmi serrati e più responsabilità ti centra, e se sai stare sul respiro, prendendoti ogni tanto qualche secondo per fare il vuoto mentale, vedi che la qualità delle tue giornate lavorative si innalza.


Hai più energia anche se fai più cose e ti alzi prima al mattino. Perché la mente non divaga, sei nell'azione, al presente. E quando vivi così vedi anche che trovi più facilmente soluzioni perché stai permettendo alle intuizioni di raggiungerti. Pensando meno hai meno filtri. Il canale resta aperto e le cose quasi si mettono a posto da sole. Se prima per ogni intoppo ti pareva di dover scalare una montagna per risolverlo, ora sei nel flusso e non perdendo la calma riesci a trovare più soluzioni e più facilmente di quanto avresti mai immaginato. 

Il qui e ora è uno stato mentale che ti porti dentro, è un modo di essere, e nell'azione, così come nello sport, dà risultati miracolosi.
State nell'adesso, ma nel flusso. 

venerdì 18 novembre 2016

La prigione è nella mente

Il tema della follia è molto presente nella musica, specie nel rock. Da Paranoid dei Black Sabbath a Lithium dei Nirvana (in cui Kurt Cobain cantava: Sono felice perché oggi ho trovato i miei amici, sono nella mia testa), dagli incubi di Infinite dreams degli Iron Maiden a Welcome home (Sanitarium) dei Metallica in cui si affronta proprio il tema dello psico-penitenziario di cui parla Salvatore Brizzi, il disturbo mentale è di grande ispirazione per i musicisti. Amy Winehouse in Rehab cantava di non voler andare in comunità di recupero per via dell'alcolismo, la dipendenza dalla droga e la tendenza all'autolesionismo. I Rolling Stones affrontano il tema della depressione nella famosa Paint it black, così come Avril Lavigne nella canzone Nobody's home.

Gli artisti in generale sono sempre stati sensibili alla tematica della malattia mentale essendo un po' più sganciati dall'addormentamento collettivo umano. 
Sbarre - Foto dell'autrice
L'artista è colui che continua a vedere il mondo con occhi diversi, non si accontenta, ma quando non ha gli strumenti per uscire dalla gabbia  mentale ecco che in qualche modo il tema lo deve affrontare, fosse anche solo dal di dentro, narrando come ci si sente. Già il fatto in sé di poter narrare il proprio disagio esistenziale significa che un po' ce ne stiamo distaccando, o non potremmo descriverlo.

Il mondo, lo sappiamo, non è come lo vediamo, è la nostra idea del mondo a crearlo, e se pensiamo di non avere libertà perché così ci è stato insegnato a casa, a scuola, nella nostra cultura, vivremo da prigionieri dei nostri limiti interiori.
Anche quando siamo convinti di essere liberi di scegliere non è così, se non siamo sganciati dalle reazioni automatiche e dal giudizio. La prigione mentale è una condizione che accomuna tutti. Almeno all'inizio, finché qualcuno non decide di evadere davvero. E comincia a cercare le chiavi della gabbia o la lima per segare le sbarre dentro di sé.

Ma spesso anche chi lavora su di sé cade in una trappola molto insidiosa: crede di essere qualcuno che ha dei problemi. Allora, conoscendo la Legge di Attrazione e sapendo di essere il creatore della propria realtà, si interroga su quale parte di sé deve ancora guarire per poter superare quel problema che lo affligge.
Ma è ancora un'illusione duale. 
In realtà non c'è nessun problema. Nessuno di noi ha dei problemi. Né i cosiddetti problemi hanno noi! 
Semplicemente, la vita è la trama su sui le cose accadono. Ma non accadono A NOI. A ME. A TE.
Accadono e basta. Se siamo identificati con qualcuno o qualcosa ecco che il fatto in questione viene percepito come un problema da risolvere. C'è ancora un giudizio di fondo. C'è ancora qualcuno - la mente duale - che giudica sbagliato, da rimuovere il problema. 

Finché pensiamo di essere qualcuno che ha un problema il manicomio resta affollato. 



martedì 25 ottobre 2016

Il ricordo passa dal cuore

Tempo fa, curiosando tra i vecchi libri letti da ragazza che restano a casa di mia madre, ho scoperto con perplessità che molti di quelli che sapevo di aver letto nel periodo tra il liceo e l'Università e che avevo apprezzato - e persino sottolineato - non li ricordavo più nel modo più assoluto. Sbirciavo tra le pagine e non ricordavo nulla né della trama né dei personaggi. 
Mi chiedevo come fosse possibile non aver trattenuto nulla di romanzi che avevo apprezzato al punto di sottolinearli.

Poco tempo fa, grazie a un'intuizione improvvisa, ho compreso che ciò che davvero ci nutre l'anima resta scolpito a fuoco in essa e non si può dimenticare. Magari non saranno frasi letterali ad essere  ricordate, ma l'essenza sì.
Perché ricordare deriva dal latino cor, cordis: cuore. Quindi: ricondurre al cuore.


Bouquet - Foto dell'autrice
Troppo spesso a livello intellettuale siamo influenzati dalla cultura dominante e da ciò che chi ammiriamo ci consiglia o dice di amare, cosicché perdiamo di vista ciò che il cuore vorrebbe assorbire, ciò di cui preferirebbe nutrirsi.
Nutrendo solo la mente con speculazioni intellettuali, ecco che il cuore resta a digiuno, ragione per cui a un certo punto ci rendiamo conto di non aver trattenuto in noi l'essenza di tanti libri letti. Abbiamo letto ciò che in realtà per noi era vuoto di cuore, ottenendo un vuoto.

mercoledì 19 ottobre 2016

Meditazione "quantica"

In questi ultimi giorni ho cominciato a fare un esercizio per fare il vuoto mentale, proposto da Erica Francesca Poli in cui si osservano i pensieri vagare per alcuni secondi per poi chiedersi: Chi sta pensando questo? Poiché la mente non può rispondere, essendo meccanica, ecco che si forma un breve collasso della mente stessa, un vuoto momentaneo, indizio del fatto che l'osservatore è al di là della mente, cioè è la Coscienza stessa che osserva i pensieri che non sono suoi.
Questo esercizio serve anche a rigenerare il cervello facendogli fare una pausa dal solito brusio.

Ma ciò che è interessante è ciò che accade dopo, se si sta nel sentire del corpo. Con la mente rigenerata dalla momentanea pausa, ecco che si sente il corpo vibrare di energia, stando sul respiro accade che la vibrazione aumenta, si può sentire forte negli arti, come un formicolio caldo e gradevole. 
Pian piano diventa una pulsazione che disgrega la nostra illusione di essere un corpo fatto di materia. Finalmente sperimentiamo davvero di essere un aggregato di energia e pura coscienza.

Mole Antonelliana - Foto dell'autrice
In questo stato di benessere sovra-mentale, in cui siamo Energia in vibrazione densa, ecco che ci espandiamo verso l'esterno, sentiamo di diventare man mano un tutt'uno con il resto della Realtà che è pura informazione energetica.

A quel punto possiamo davvero sentire forte e chiaro che siamo noi i creatori della nostra vita e che possiamo fare qualunque cosa ci muova nel profondo perché lo meritiamo. 
In quello stato non esiste spazio né tempo, tutto è possibile e si può creare istantaneamente. E' il Regno delle infinite possibilità, è il Regno del Divino.

Consiglio di fare l'esercizio quotidianamente, soprattutto se si sentono dei dubbi riguardo al proprio percorso. Insegniamo così alla mente ad aprirsi alle infinite possibilità nella fiducia. E il nostro Essere si struttura sempre di più come un'entità consapevole di sé stesso e del proprio Potere illimitato.

venerdì 29 aprile 2016

Stare in agguato

Si sa che la nostra mente usa ogni mezzo per ingannarci e tenerci nel sonno, e al guerriero di pace non resta che imparare a riconoscere le trappole.

La pigrizia ci fa credere di essere stanchi, ci fa procrastinare compiti quasi all'infinito e noi perdiamo tempo ed energia a fare cose inutili a livello evolutivo, e si finisce per perdere sé stessi tra sonnellini e social network, tv e spuntini appaganti solo per il corpo e la personalità. Si perdono occasioni speciali perché obnubilati da una mente pigra e paure immotivate. 
In agguato - Autoritratto dell'autrice
E la vita va avanti senza di noi. Cioè senza la nostra Consapevolezza attiva, tagliata fuori dalla mente ingannatrice che preferisce continuare a ronfare al riparo da minacce alla sua sovranità.

Cadere nelle trappole della mente è così facile che bisogna stare sempre all'erta, proprio come un guerriero. Presenza, accorgimento e volontà sono i tre ingredienti indispensabili per non farsi di nuovo ghermire dagli inganni sonniferi. 
Bisogna imparare a cogliere i segnali, stando sempre in agguato, e solo se ci si è osservati abbastanza a lungo possiamo intercettarli e prendere provvedimenti.

Il Lavoro su di sé è proprio imparare a conoscersi abbastanza da sapere bene quali punti deboli dobbiamo coprire con lo scudo dell'attenzione. Il nostro punto debole allora potrà diventare il nostro alleato, perché sapremo esattamente cosa fare quando la mente sta escogitando un dardo per farci ricadere nel sonno profondo. 

Se conosci le tue stesse trappole alla fine non ci caschi più. Ma se lo fai allora sei connivente, stai collaborando con il tuo avversario, quindi non vuoi veramente svegliarti fino in fondo.
Sappi comunque che ogni momento di Presenza e ricordo di sé non va perduto se dopo un po' ricaschi nelle solite trappole soporifere. Restano impressi nell'anima e si accumulano per sempre, ma questa non è una buona scusa per dormire il resto del tempo!

martedì 2 febbraio 2016

Contro il buonsenso comune

Ci hanno inculcato fin da piccolissimi che la logica del buonsenso comune è quella che ci deve guidare nella vita e che le scelte vanno sempre fatte basandosi sulla razionalità.

Il buonsenso comune è quello che dice che se hai un marito che ti mena devi solo cambiare partner, trovarne uno migliore. Senza tener conto del fatto che sono le tue distorsioni interne ad aver creato una realtà in cui il tuo uomo ti mena e non è certo cambiando le condizioni esterne che la cosa migliora. Ne troverai sempre comunque uno disfunzionale che vibra al livello delle tue distorsioni finché non le vedi e le guarisci.
Cupgarden - Autoritratto dell'autrice

Il buonsenso comune dice che se sei disoccupato da tempo devi insistere a mandare curriculum a tutto spiano, in modo ossessivo. Certo, così le probabilità di trovare un impiego aumentano, ma in questa logica orizzontale non si tiene conto del fatto che è il senso di mancanza interno che genera mancanza all'esterno, specie se è ripetuta nel tempo. 
Inoltre, non è mendicando un impiego qualunque che faremo colpo sul datore di lavoro che potrebbe assumerci per fare il mestiere dei nostri sogni. 
Oppure, se ci interessa solo tirare avanti senza aspirare a un lavoro ideale, le probabilità di trovarne uno decente si riducono sempre di più. E' una logica fallimentare in partenza. Perché è la logica del fallito, dello schiavo che va in giro a mendicare qualcosa che pensa di non possedere: il potere di creare una realtà migliore partendo da dentro di sé.

Il buonsenso dice che i figli devono obbedire sempre ai genitori, pena punizioni di vario genere. Ma è solo disobbedendo che si manifesta la propria libertà di pensiero e se essa non viene rispettata, anzi viene usata come leva per scatenare senso di colpa nei bambini, ecco anche avremo creato il perfetto servo del sistema, un essere meccanico che obbedisce pur di venire approvato. 

Ci sono centinaia di esempi che ci dovrebbero far riflettere su quanto sia pernicioso cedere alla logica del buonsenso.
Specie quando siamo a un bivio, dobbiamo fare una scelta che potrebbe cambiarci la vita e noi pensiamo a livello razionale ai pro e contro, ci facciamo la lista mentale (e a volte pure scrivendola su un foglio) delle molte ragioni per cui quella scelta è vantaggiosa.
Tè e me - Foto dell'autrice
Ma il cuore? Chi lo ascolta? L'istinto profondo, quello che viene dall'anima, quel guizzo che ci mette il dubbio, quello chi lo lascia emergere?
Ci hanno insegnato a soffocare quel piccoli gridi d'allarme che arrivano del Sé profondo, che creano un lieve disagio, perché si dà troppa importanza alla razionalità, mettendo la mente al primo posto. Ma si sa, la mente mente!

Questo post vuole essere un monito per tutti.
Prima di cedere alla logica del buonsenso comune, ascoltatevi. E lasciate perdere i consigli di amici e parenti che vi dicono di essere razionale. Solo il vostro Sé sa di cosa avete davvero bisogno.
Lasciate spazio all'intuizione.

sabato 12 dicembre 2015

Le forme pensiero al supermercato

Recentemente, ho notato che nei supermercati vagano forme pensiero decisamente pesanti. Se prima era più facile sentire la loro presenza nei discount, ora si sono insediate anche nei supermercati comuni.
Le forme pensiero, per chi non lo sapesse, sono entità autonome create dall'energia dei nostri pensieri fissi, oppure da una nostra concentrazione volontaria. Possono essere sia benefiche che malefiche, o pesanti, come preferisco definirle. 
Centro commerciale - Foto dell'autrice
Quelle pesanti vengono da pensieri ossessivi carichi di paura, rabbia, giudizio, senso di impotenza, frustrazione, gelosia, desiderio di vendetta e tutto quanto di negativo la nostra mente può produrre. 

Se in un ambiente le persone provano un certo tipo di pensiero ricorrente, la sua energia crea una forma pensiero che aleggia lì dentro, insinuandosi nelle menti perché bisognosa di nutrimento. Un individuo che lavora su di sé riesce a notarla, mentre chi dorme non lo nota neppure oppure lo imputa a uno stato emotivo proprio.

Come dicevo all'inizio, ho notato che in questo periodo i carichi emotivi che aleggiano nei centri commerciali sono particolarmente molesti. Credo che a causa della crisi economica la gente si senta abbattuta, demotivata o frustrata, ossessionata dalla paura di non farcela ad arrivare alla fine del mese, e il periodo natalizio acuisce questa sensazione, dato che le campagne pubblicitarie invitano a comprare regali e cibi per il pranzo di Natale in un'atmosfera di falsa gioia e bontà d'animo.

Il problema è che, come già accennato sopra, la gente non sa che queste preoccupazioni creano forme pensiero che si insinuano nelle menti appena varcata la soglia del supermercato.
Sono stata visitata anch'io da queste entità, ma conoscendole le ho osservate senza farmi invischiare. 
Supermarket - Foto dell'autrice
Appena entrata per fare la spesa ho sentito un peso schiacciante addosso, doloroso, pieno di tristezza, invece di essere attratta dai prodotti variopinti sugli scaffali e blandita dalla musica in sottofondo, come gli psicologi esperti di marketing si aspetterebbero. Ho capito che stavo sentendo su di me tutto il peso della paura e il senso di penuria che aleggia in questo periodo storico in Italia.

Si deve stare in guardia, essere molto presenti quando si entra a fare compere o se ne resta influenzati. Solo così ci si accorge della pesantezza di quelle sensazioni, dei pensieri negativi che  ci attraversano.
Riconoscerle è già una difesa. Bisogna restare in stato di Veglia il più possibile, sforzandosi di ricordare che quelle sensazioni sgradevoli, quel senso di depressione che ci piomba addosso non è nostro, non siamo noi a provarlo.
E' un'entità autonoma e solo distaccandocene in presenza possiamo tenerla lontana.


martedì 24 novembre 2015

Da Legge di Attrazione a Legge di Creazione

Tantissime persone oggi conoscono la Legge di Attrazione, hanno letto libri sull'argomento, l'hanno applicata, talvolta hanno visto piccoli risultati. Ma, così facendo, si sono concentrati solo sull'illusione della dualità, sulla proiezione di mondo esterno che in realtà nasce da noi. 
Pensare di attrarre qualcosa a sé significa dare per scontato che esista un mondo fuori di noi, separato dalla nostra essenza. Significa non tenere conto della Legge dello Specchio: come dentro, così fuori.
Inoltre, si rischia di concentrarsi su bisogni edonistici di cose materiali, usando l'energia del bisogno infantile di gratificazione, invece che agire da un punto di vista animico.

Creazione - Foto dell'autrice
Il nuovo Paradigma (nuovo per le coscienze di oggi) ribalta questo modo di vedere. La realtà delle cose è che noi siamo campi energetici che creano tutto da dentro. La realtà che creiamo corrisponde a ciò che vibra con la nostra energia.

Se ti senti impotente, povero, debole, solo, incompreso, questa sarà la tua realtà e senza cambiare pensieri ed emozioni non si potrà cambiare nulla in sostanza. Senza resettare le nostre false credenze dalla mente, dalle cellule e dalle sinapsi cerebrali saremo sempre in quella situazione che non ci piace, inutile illudersi di cambiare la realtà da fuori spostandosi nello spazio, cambiando partner o lavoro. Non basta. E ormai molti lo stanno comprendendo. Lo vivono sulla pelle ogni giorno. Agire fuori è inutile. Si sprecano solo tempo ed energie.

Ci sono molte tecniche efficaci per cominciare a creare una nuova realtà partendo da dentro di noi, non starò qui ad elencarle tutte. Ma una è imprescindibile: osservare i pensieri e le lamentele ricorrenti perché sono quelli che creano la struttura della nostra mente e quindi la realtà che si manifesta all'esterno. 

Una volta che conosciamo i nostri pensieri ricorrenti possiamo sostituirli con qualcosa di più creativo e costruttivo. Visualizzare in modo consapevole una nuova realtà, quella che vorremmo finalmente vivere. 
Free to run - Foto dell'autrice
Anche muovere l'energia con atti psicomagici funziona: fare qualcosa che non si è mai fatto o che ci fa paura, superare imbarazzi e abitudini, spazzare via la pigrizia uscendo magari di più, vedendo gente nuova che entrerà in contatto con il nostro campo informativo, cioè la nostra energia, e la nostra mente non potrà che adattarsi alle nuove condizioni. Tutto questo ci costringe ad essere creativi, a muoverci in direzioni diverse e magari inconsuete, creando anche nuove possibilità.

Mai dimenticare che qualsiasi cosa vogliamo manifestare è già dentro di noi. Dobbiamo solo imparare a materializzarla.

venerdì 3 luglio 2015

Distinguere tra bisogno e sentire

Quando si cerca di agire in base all'intuito spesso si rischia di scambiare il bisogno istintivo che nasce da paure e ferite per ciò che non è. 
Bisogna conoscersi e essersi osservati abbastanza a lungo per comprendere quando è il Sé interiore a sussurrarci dal profondo che cosa fare, quale decisione prendere, se fidarci di qualcuno oppure no. 
La mente razionale trova sempre scuse, giustificazioni, si lascia condurre da emozioni, da promesse, aspettative che blandiscono il fanciullo insicuro dentro di noi.
Ma il Sé sa. 
Non si può spiegare a parole la sensazione di chiarezza e la spinta ad agire sicuri che provengono dall'intuito.
Sé Superiore - Foto dell'autrice
L'intuito sa cosa è vero e cosa è illusorio.
Discriminare facendo supposizioni, banalizzare in categorie, è allontanarsi da quel certo sesto senso che abbiamo tutti, più o meno sviluppato.

L'intuito è come farsi condurre da un odore, da un profumo. Se senti l'aroma di pizza che si spande nell'aria e lo segui, di certo non ti troverai da un benzinaio! 
La mente razionale, invece, sente il profumo della pizza e ti dice che probabilmente stai sognando, perché non vede nessuna pizzeria nel raggio di tre metri.
Ecco, dobbiamo lasciare all'intuito agire come gli odori. Lasciarci condurre fiduciosi verso ciò di cui davvero abbiamo bisogno. Il perché ne abbiamo bisogno è una domanda razionale e non ci deve interessare. 

venerdì 10 aprile 2015

Ascoltare il sesto senso

Quante volte ascoltiamo più la mente che ci dice cosa dovremmo o non dovremmo fare di quella certa sensazione che ci dice che invece? Quasi sempre. 
L'essere umano per sua natura, specie quello contemporaneo, si fida di più dei suoi pensieri e convinzioni, degli schemi autoimposti come fossero i mattoni su cui si fonda il proprio senso di sicurezza che del proprio sentire.
L'intuito non è incasellabile, schedabile, analizzabile al microscopio. E così, l'homo sapiens roboticus preferisce ascoltare ciò che dice la logica, ancora meglio ciò che è scritto in agenda.

Sesto senso (gatto) - Foto dell'autrice
Eppure, posso testimoniare che tutte le volte che ho sentito delle sensazioni inequivocabili davanti a una persona, nello specifico che non vibrava con me (non che fosse negativa) e poi ho ascoltato la mente che mi diceva di non credere alla prima impressione, di non fare la difficile, eccetera, beh, alla fine ho dovuto ricredermi perché l'esperienza mi ha dimostrato che l'intuito è tutto.

Mi è capitato di essere quasi telepatica. Con una persona per cui avevo un forte sentimento è successo più volte che passando davanti a un negozio o camminando per la strada sentivo che quella persone era lì, e subito dopo la incontravo.

Ultimamente mi è capitato di strappare un paio di jeans e pensare che però non avevo tempo da perdere in shopping perché quel giorno mi ero ripromessa di lavorare a una cosa impegnativa a casa.
Eppure, di colpo ho sentito che dovevo assolutamente andare al mercato, anche se nel tempo ho perso l'abitudine di andarci a comprare - di solito la verdura e la frutta.
Ho deciso di ascoltare il mio sentire e solo dopo ho capito perché: quel giorno c'era un banco che aveva jeans di ottima fattura a prezzi stracciati perché in stock. E, indovinate un po'? Ho trovato un paio di jeans della mia taglia (l'unico pezzo sul banco di quella misura!) a un prezzo incredibile.

Questo è seguire il sesto senso. Se qualcosa ti dice che devi fare una cosa, urgentemente, anche se avevi programmato di fare altro, FALLA!

venerdì 27 marzo 2015

Sulla bestemmia

Nella mia personale visione, i grandi bestemmiatori, quelli che provano un certo piacere a bestemmiare - magari anche in modo creativo e molto colorito - hanno un tremendo bisogno di Dio.
Di solito, questi personaggi si dicono atei o agnostici e razionalmente spiegano il proprio atteggiamento come una reazione all'insensatezza che loro percepiscono nell'esistenza.

Ma un vero ateo non ha bisogno di bestemmiare in un Dio in cui non crede. E' come essere in una stanza da soli, far cadere un bicchiere che va in frantumi e incolpare un amico immaginario. Se non esiste che senso ha insultarlo?

Dualità - Foto dell'autrice
Evidentemente - e ribadisco che questo è un mio personale sentire - più si prova gusto a bestemmiare più si vorrebbe credere, ma la razionalità, le ferite, la rabbia esistenziale non lo permettono. 
Tante volte ho sentito ripetere le solite frasi sul fatto che Dio sarebbe troppo ingiusto a non intervenire nelle tragedie umane, e quindi è evidente che non può esistere davvero, se no non lo permetterebbe. 

Questo è non avere occhi per vedere che ogni tragedia è parte di un'evoluzione lenta e con così tanti alti e bassi che per comprenderla bisogna poter usare solo gli occhi non giudicanti dell'Amore, del perdono e capire che noi siamo piccoli frammenti della stessa Coscienza divina che ha bisogno di perdersi per poi ritrovarsi, di provare il senso di separazione per tornare all'Uno, ma questo non può succedere in pochi anni o secoli. Ci vogliono millenni, forse Eoni.

Quindi, il bestemmiatore più accanito è colui che più sta chiamando Dio dal suo abisso personale, e lo fa con la sola energia che conosce. Ma chiamare Dio con disperazione non fa che crearne altra. Diventa un circolo vizioso. 
L'unico modo per interromperlo è arrendersi all'evidenza che non possiamo capire, ma possiamo imparare ad accettare il fatto stesso di essere incapaci di capire.
In questo stato si entra direttamente nella Fede.
Bestiario - Foto dell'autrice
Ok, non capisco ma accetto. 
Il compito più difficile è far tacere la mente razionale che fa resistenza e che si ostina a voler classificare e analizzare. Ma quando riusciamo a far tacere la mente, ecco che la verità arriva al cuore. E' un sentire

Quel sentire non può essere spiegato a un ateo convinto. O lo senti o non lo senti. Questo non ha nulla a che fare con il bisogno di conforto spirituale. Finché non attivi il sentire di cuore non potrai mai davvero capire cosa significa sentire la presenza del Divino dentro di te.

lunedì 22 dicembre 2014

Fidarsi del proprio sentire

Siete così abituati ad albergare nella mente, giudicando in base a giudizi mentali e schemi, che avete dimenticato che l'ultima cosa che conta quando avete davanti una scelta da fare è usare il mentale.  
Il mentale è molto bravo a fare elenchi con la spunta:
questa cosa o questa persona mi piace perché ---
Ma la mente non vi dice cosa piace davvero a voi, cosa risuona con il vostro essere più profondo ed autentico. La mente vi dice cosa piace a lei.


La Luna - Foto dell'autrice
Se restate nel sentire, mentre siete davanti ad una persona o in una situazione, capirete se la risposta è SI' o NO.
A volte capita il contrario di quanto normalmente viene detto, cioè che la mente dice SI' perché si innamora di un'idea, ma il corpo (non quello emotivo ma quello in contatto con l'anima) dice NO.

In questo specifico caso non è più la paura ad essere l'avversario da affrontare, ma l'idea illusoria e magari romantica di qualcosa che vorreste ma che però, per qualche ragione sconosciuta, non è del tutto in sintonia con il vostro vibrare.

Chi è abituato a stare nel proprio sentire riesce a percepire l'energia e il sole interiore di una persona. A volte, nonostante tutte le buone premesse - tutte mentali - si può sentire che l'energia emanata da una persona (in cui vibra anche il corpo emotivo e mentale) non  convince. Questo non significa necessariamente che sia negativa o  pesante. 
Qualcosa a livello vibratorio non coincide. 
Se però siete sedotti dall'idea di come la cosa dovrebbe andare a finire, dicendo SI' anche se il sentire dice NO, vi state andando a complicare la vita. Vi troverete nei guai, creando sofferenza a voi stessi e a chi è coinvolto.


Foto dell'autrice
A volte vi trovate a sentirvi spiazzati, perché riconoscete che il sentire è in conflitto con il desiderio. Spesso, di colpo vi sentite investiti di dubbi che vi pesano addosso come macigni.
L'unica cosa saggia da fare è sedersi appena possibile in un luogo appartato o in un posto che sentite vostro, e stare dentro il dubbio. Se vi provoca anche un senso di disagio fisico respirate dentro quel disagio, restando nel Qui e Ora senza pensare al problema in sé.

Prendetevi tutto il tempo che vi serve. Ancora e ancora. Non date retta alle aspettative altrui né alla fretta. Lasciate che il sentire vero, autentico, emerga per dire se è SI' o NO.

Fidatevi di voi stessi. Del vostro sentire profondo.

martedì 9 dicembre 2014

Basta con gli intellettuali sfigati!

Quando avevo circa vent'anni, frequentavo un circolo di poeti, nell'ambito del quale ho avuto modo di pubblicare le mie poesie, in piccole raccolte. Quello che all'epoca mi era subito saltato all'occhio era che la maggior parte di questi poeti, pur essendo piuttosto giovani, avevano la classica aria da intellettuali d'altri tempi, pallidi, fisicamente deboli, incapaci di parlare d'altro che di poesia, libri, filosofia, e nutrendosi a vicenda di citazioni.


Vecchi libri  - Foto dell'autrice
Io che ho sempre adorato i libri, e amavo scrivere poesie, pensavo: Che palle questi intellettuali!
Mi chiedevo per quale assurda ragione un poeta dovesse per forza essere uno sfigato, e vivere solo di versi e citazioni, quasi fosse incapace di assaporare la vita vera, con tutti i sensi. Come se non sapesse di avere anche un corpo, oltre che una mente (iperattiva e prevalente su tutto il resto).

Eppure, la tradizione romantica ci porta l'esempio di Lord Byron, che attraversava a nuoto il golfo di Lerici ed era fisicamente prestante, nonostante un difetto congenito a un piede; e della vita avventurosa di Shelley, morto in un naufragio in Italia. E che dire, qualche decennio dopo, di Rimbaud, che salpa per l'Africa in cerca di avventura dopo una vita scandalosa? Jack London, tra i vari mestieri, fece anche il pugile.

Eppure, la trappola della mente intellettuale è sempre lì, fa dimenticare al poeta/scrittore/filosofo che non può esserci equilibrio se si è solo mente e niente corpo, ed è inutile disprezzare chi vive questo disequilibrio al contrario, cioè tutto corpo e niente mente. Sono due facce della stessa medaglia.


Grotta Byron, Porto Venere - Foto dell'autrice
Quando hai talento per la poesia, per la prosa e l'indagine intellettuale, è tuo primario dovere esserci con tutti i sensi. Perché come puoi, altrimenti, narrare della vita, delle emozioni, se nemmeno sei in contatto col tuo corpo, se non sai respirare nel modo corretto? 
Se non sai cosa significa il coraggio di una sfida nei confronti di un avversario in carne e ossa, come puoi narrare di guerrieri ed eroi?

I cosiddetti intellettuali devono prima di tutto imparare a vivere davvero, a esserci, nel corpo, nel respiro, qui e ora. Allora saranno in grado di narrare qualcosa di veramente autentico: la propria vita sperimentata, e non ispirata da citazioni di esperienze altrui.




martedì 25 novembre 2014

Quando la paura scompare di colpo

Una cosa che ho imparato dalla vita e dal lavoro su di sé è che non sempre è necessario lavorare su una specifica paura o su un blocco in particolare per scioglierli. 
Il lavoro di risveglio della coscienza, se fatto costantemente, a 360 gradi, porta dei risultati che vanno spesso al di là della nostra immaginazione. E di colpo scopriamo che paure e blocchi che ci condizionavano fino al giorno prima non ci sono più. Svaniti in uno sbuffo di fumo.


Pitone acquerellato - Foto dell'autrice
Fin da bambina ho sofferto di erpetofobia, ovvero paura dei rettili. Non potevo nemmeno vedere un'immagine di serpente su un giornale o in un documentario senza stare male, mi si contorcevano le budella dal terrore, sentivo i sudori freddi affiorare sulla pelle come se fosse stato lì dal vivo. Se aprendo un giornale vedevo un serpente ritratto, scattava in me la reazione di sorpresa e paura, e non riuscivo più a leggerlo.

Quando a vent'anni sono andata in Thailandia in vacanza, una sera in un bar un tizio mi ha battuto sulla spalla per farmi voltare nella sua direzione, e quando l'ho guardato il serpente che aveva intorno al collo ha avvicinato il muso nella mia direzione, tirando fuori la lingua. Dopo aver lanciato un grido di terrore, sono scappata tra la folla e di notte non riuscivo a dormire, ossessionata da quell'immagine. Quando alla fine sono crollata per la stanchezza, sono stata preda di incubi brulicanti di serpenti minacciosi. 

Poi, tanti anni dopo, più di dieci, stavo lavorando da tempo su me stessa, riscoprendo il mio senso del potere personale, l'autostima, l'autodeterminazione, invischiata in vicende familiari difficili che andavano risolte trasmutando le mie energie bloccate.
Un giorno, ad una festa estiva, mentre camminavo tra la folla con mia figlia per mano, ho visto da lontano un ragazzo con un pitone al collo. Immediatamente qualcosa nella mia mente mi ha detto: Alt! Ferma, lì c'è un serpente, non puoi passare!
I miei corpi fisico ed emotivo hanno risposto: Embè? Che problema c'è?
Di colpo, stupita, mi sono resa conto che il mio corpo non ne aveva paura. Era solo la mente che restava al tempo in cui i serpenti mi terrorizzavano, ma nel frattempo io non avevo fatto nulla per risolvere quella paura specifica. Era scomparsa, semplicemente.


Pitone in black - Foto dell'autrice
Ho sentito una forte attrazione per l'animale, volevo vederlo da vicino e toccarlo. E' emersa una voglia irresistibile di accarezzarlo. E dopo aver preso tempo, conversando con il proprietario dell'animale - per essere sicura del mio sentire - e aver scoperto che era una femmina di pitone reale di pochi mesi, di nome Persefone (se non ricordo male), l'ho toccato. 
E' stata una della più grandi soddisfazioni della mia vita. Toccare un serpente e non solo scoprire che non lo temevo, ma che mi piaceva! Accarezzare un pitone è una sensazione tattile unica, un misto di ruvido e vellutato, e gommoso. E' affascinante.

Quel giorno, evidentemente, ero pronta per fare un salto di qualità, scoprendo che avevo sconfitto un demone senza nemmeno scendere in battaglia con esso! 
Lavorate su voi stessi e vedrete accadere miracoli!

lunedì 27 ottobre 2014

La visione globale

Di solito, chi cammina per strada riempie lo spazio percorso dal punto A al punto B con i propri pensieri, o immergendosi totalmente nella musica sparata nelle cuffie. La strada da percorrere viene vissuta solo come un fastidio che ci separa dalla nostra meta.

Nelle arti marziali - e Bruce Lee ne parla nel suo libro Il Tao del Dragone - la mente del praticante non è fissa su un punto dell'avversario, poiché è richiesta una visione globale di ciò che accade intorno, specie se si lotta con più avversari contemporaneamente. La mente non può fermarsi su un dettaglio in particolare, deve fluire inglobando tutto senza arrestarsi. 
Foto dell'autrice

Camminando per strada, bisogna poter avere la stessa visione globale, in cui la direzione che abbiamo non è la sola cosa su cui focalizzarsi. Dovremmo concentrare tutta la nostra attenzione su ciò che accade nello spazio intorno a noi, essere vigili, la mente sgombra e duttile, ricettiva. 
Meglio ancora se riusciamo a dividere l'attenzione tra il corpo, con il respiro e il passo, e l'ambiente circostante.

Come pantere dovremmo poter camminare senza troppo rumore nei passi e nel silenzio della mente. Concentrati tra interno e esterno, come un continuo scambio fluido, gli occhi socchiusi e vigili da felino. 
Si osserverà uno spazio di consapevolezza e sicurezza emergere da dentro.

Essere all'erta ha anche uno scopo pratico, poiché non rischiate di essere presi alla sprovvista, qualunque cosa accada. Ciò non significa aspettarsi sempre il peggio, tipo un'aggressione o un incidente stradale, ma pur conservando la sensazione di essere al sicuro, fiduciosi, essere pronti a qualsiasi accadimento richieda riflessi pronti e sangue freddo. 
Questo è allenamento all'attenzione e alla consapevolezza dell'ambiente. Indispensabile anche per i guerrieri spirituali.

lunedì 7 luglio 2014

Uscire dalla Comfort Zone

Quanto siamo influenzati dalla nostra Comfort Zone?
Per chi non lo sapesse, la Comfort Zone è quella sensazione di sicurezza derivata dal fare cose conosciute, restando al riparo da possibili rischi.

Ogni volta che c'è qualcosa che ci fa ritrarre spaventati, dicendo Non ne ho voglia; Non me la sento; Non fa per me; Non conosco nessuno, quello è il campanello di allarme che ci sta dicendo che abbiamo paura, stiamo esercitando una forma di resistenza.


Foto dell'autrice
Quando ciò accade, va osservato. Cercando di comprendere da dove viene, quale paura nasconde. Ma anche se non lo comprendiamo, è sufficiente osservare che stiamo scappando da qualcosa. 
Ci stiamo rifugiando nella nostra Comfort Zone per non incappare in pericoli per il nostro Ego.

Osservando i nostri no a qualcosa possiamo anche capire se davvero nascono da una paura o dalla semplice constatazione che quella cosa non ci interessa davvero perché non aggiunge nulla al nostro piano di volo.

Ma il 95% della volte in cui ci sentiamo ritrarre davanti a qualcosa di certo c'è un Ego o un bambino spaventato (che in fondo sono la stessa cosa) che emerge da dentro di noi e fa resistenza.

L'effetto collaterale tipico dell'essersi ritratti nella propria Comfort Zone è - dopo un momento di senso di sollievo per aver scampato il "pericolo" di sperimentare qualcosa di nuovo e sconosciuto - l'amarezza per non aver avuto il coraggio di buttarsi, di uscire fuori dalla bambagia della propria tana. E' come aver perso un'occasione per vivere davvero.
C'è sempre quel senso di disagio, di insoddisfazione, che emerge. Un giudizio su noi stessi: ci sentiamo un po' codardi.

Ma, per una volta, quel giudizio può essere una sfida che lanciamo al nostro bambino interiore spaventato per farsi coraggio.
Per fargli prendere al volo occasioni che magari non torneranno mai più.


Foto dell'autrice
Invece di continuare a giustificarci sul perché era meglio non fare quella cosa per tenere a bada la frustrazione che nasce dall'incapacità di uscire dal nostro guscio, dovremmo capire subito che è tutta mente.
E' la nostra razionalità che ci sta mentendo per tenerci al sicuro.

Ma al sicuro da cosa?
La nostra mente lavora contro di noi, contro il nostro vero Sé perché non vuole realizzarlo. Contro il nostro desiderio di essere ciò che siamo: naturalmente felici.

Quello è il momento in cui deve emergere il guerriero che dice al nemico-mente: Non mi fai paura
Tu mi stai dicendo che questa cosa non è per me, che sarò solo, non mi divertirò, ma non ti credo.
IO NON TI CREDO.

mercoledì 25 giugno 2014

Affrontare il disagio

A tutti capita o è capitato di vivere delle situazioni di profondo disagio. Ci sono dei momenti in cui si avverte un turbamento, una forma di resistenza a qualcosa che non ci piace o non ci soddisfa, oppure avvertiamo un dubbio amletico emergere allo scoperto e non sappiamo quale strada prendere.

Se avvertiamo un nodo allo stomaco, una certa voglia di ritrarci, questi sintomi non sono necessariamente indice di paura e voglia di fuggire davanti a delle responsabilità. Al contrario, a volte è il nostro istinto profondo, una sorta di vecchia strega saggia che alberga dentro di noi, a sussurrarci all'orecchio dell'anima che necessitiamo di prenderci del tempo per riflettere.

Autoritratto dell'autrice
O meglio, più che riflettere, che è un'azione mentale, dovremmo stare. Stare lì, diventare un tutt'uno con il nostro Osservatore Silenzioso e vedere cosa sta accadendo in noi. Come fosse un film, una fiaba narrata, stare a vedere come si dipana la storia, senza avere la pretesa di intervenire attivamente. Almeno finché le idee non si sono schiarite e avvertiamo finalmente che è il momento di agire, in base a ciò che abbiamo osservato e sentito.

Ritrarsi non è sempre indice di codardia, ma di prudenza. Ritrarsi è avere il coraggio di guardarsi dentro - poiché riconosciamo che tutto viene dall'interno di noi - e di andare in profondità.
E' affacciarsi al pozzo oscuro, sporgersi dal ciglio dell'abisso.
In silenzio.

So che è difficile ritrarsi per stare con sé stessi quando avvertiamo la non comprensione dei famigliari, degli amici e colleghi. La tentazione di dare spiegazioni è grande, e ancora più grande è l'impulso a dire una bugia comoda, che in apparenza non nuoccia a nessuno.
Invece, credo che l'unica cosa possibile e senza controindicazioni  sia dire apertamente che abbiamo bisogno di riflettere su cose personali, e che ci serve tempo per comprendere. Punto. Perché è la verità e non c'è bisogno di scendere nei dettagli.
Autoritratto dell'autrice

La cosa più difficile, però, è un'altra: non metterci di mezzo la razionalità cercando di trovare scuse per come ci sentiamo o darci spiegazioni mentali. Stare e osservare è farlo senza la mente razionale e senza giudizi.

L'atto magico, ciò che dipana le tenebre, è sempre e solo l'osservazione del disagio, non andare all'origine dello stesso, come ben spiega il grande Maestro Eckhart Tolle.
Più ci attacchiamo a quel disagio piangendoci addosso o lamentandoci, più ne rimaniamo invischiati.






giovedì 5 giugno 2014

Sulla dipendenza - Precetto 87

Precetto 87 dal Vangelo di Tommaso
Gesù disse: "Misero è il corpo che dipende da un corpo, e misera è l'anima che dipende da ambedue".

In questo versetto risulta evidente che ci si riferisce all'identificazione con il proprio corpo.
Essendo il corpo mortale, se in esso ci identifichiamo, viviamo una vita d'angoscia per paura di morire, di soffrire dolore fisico, nella limitatezza di una visione del mondo distorta.

Se ci identifichiamo con le nostre idee, i gusti, le opinioni, gli accadimenti del nostro passato, con le speranze e le ambizioni, dimentichiamo che quelle sono costruzioni mentali che moriranno insieme al corpo fisico.
L'anima vive in un corpo dimentico della sua presenza, dimentico di essere qualcosa che va oltre la materia, una pura consapevolezza divina. 
Questa è la miseria cui accenna Cristo.

Foto dell'autrice
La prima parte della frase si concentra sulla dipendenza da altri corpi. Ovvero, l'innamoramento, la dipendenza dai genitori nell'età adulta, l'amicizia come àncora di salvezza da una solitudine che spaventa.

Se dipendi da qualcosa che è fuori di te, stai dando potere a qualcosa di impermanente di farti sentire al sicuro.
Altra grandissima miseria.

Tutto ciò che è qui sulla terra, nella sua manifestazione materiale, è destinato a morire, a passare, a trasformarsi. 
L'impermanenza delle cose è un concetto molto caro anche al buddismo.

Se dipendiamo da qualcuno, e quel qualcuno muore, ecco che si manifesta la miseria di un corpo che si dispera per la perdita.
Io non posso vivere senza di te è la classica frase che si dice davanti alla malattia mortale o alla morte di una persona cara.
Ma non è vero.

Questo non significa non provare dolore, ma illudersi di non poter vivere senza una persona significa arrendersi, morire prima di morire, ma senza sapere di essere qualcos'altro oltre a questo corpo.
Misera è davvero la persona che consegna ad altri corpi la propria vita. 
Misero è colui che non riconosce il proprio potere personale.