Visualizzazione post con etichetta Inconscio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Inconscio. Mostra tutti i post

lunedì 2 dicembre 2013

Innamorati del proprio dramma di vita

Come fa notare Eckhart Tolle nel libro Il Potere di Adesso, tutti noi siamo più o meno innamorati del nostro dramma di vita.
Ovvero, ci compiaciamo - anche se magari solo a livello inconscio - delle nostre disgrazie, dei dolori, dei fallimenti, degli attaccamenti e così via.

Proprio perché ci identifichiamo nella situazione di vita che stiamo vivendo scambiandola per la vita in generale, ci piace etichettarci in un certo modo. Forse perché così ci hanno etichettati fin da bambini, per esempio il timidone o l'inconcludente, o forse a causa di etichette autoimposte durante situazioni che abbiamo vissuto in passato e che ci hanno segnato, o ancora perché certi schemi di comportamento finiamo per ripeterli più volte.

Foto dell'autrice
Allora ecco che emerge quel certo senso di compiacimento per le nostre disfunzioni, perché crediamo di essere fatti così, e che certamente la nostra vita sarà sempre così.

C'è una parte infantile latente in noi che ama farsi leccare le ferite, o leccarsele da solo piagnucolando. 
Ma la vita non è una mamma.
Non è lì pronta ad accorrere per accarezzarci amorevolmente. 
La vita ci sta invece dicendo che attraiamo ciò che pensiamo.
E se pensiamo di essere dei falliti, degli incapaci, o degli sfigati, rischiamo che questo diventi davvero il nostro destino.

Tolle ci richiama all'ordine suggerendoci che se soltanto comprendessimo anche solo un pochino di essere innamorati del nostro dramma di vita, smetteremmo di inscenarlo. Subito.
La consapevolezza del nostro compiacimento così deleterio lo scioglierebbe come neve al sole. 
Poiché solo un masochista o un folle continuerebbe a inscenare un falso dramma. 

venerdì 22 novembre 2013

Come capire le vostre resistenze in un minuto

Spesso, nell'ambito del risveglio spirituale si parla di resistenze.
Che cosa sono?
Convinzioni limitanti che ci siamo imposti inconsciamente, paure, ricordi che riaffiorano portando un'emozione che ci blocca o ci fa reagire in modo automatico e sempre uguale alle cose, le piccole e grandi negatività che a volte ci colgono.
Anche il dolore emozionale è una forma di resistenza.

Ma resistenza a cosa?
Al presente, alla realtà delle cose, alla vita.

Spesso la gente si chiede, Ok, ho capito cosa sono ma io come faccio a sapere quali resistenze ho nella mia vita?

Semplice.
Fate un veloce bilancio, anche solo con il pensiero, di tutto ciò che avete realizzato e ciò che invece non avete realizzato.
Che progetti avevate da ragazzi? Quali sogni?
Foto dell'autrice
Si sono realizzati? Se no, se vi siete persi i vostri sogni per strada, o se ancora state lottando per realizzarvi in quella cosa che tanto amate fare, allora quello è un ottimo indicatore delle vostre resistenze inconsce.

Come state dal punto di vista finanziario? Galleggiate a stento nel terrore di annegare nei debiti o siete ben solidi nel vostro patrimonio? Riuscite a far soldi facilmente o è sempre una dura fatica racimolarli per arrivare alla fine del mese?
Cosa davvero pensate del denaro?

E, ah, l'amore!
Come va? Siete sempre in coppia ma insoddisfatti o litigiosi, o siete a vostro agio in una relazione d'amore che funziona bene?
Siete single da una vita e vorreste compagno/una compagna?
Siete convinti che nessuno al mondo faccia al caso vostro? Pensate di non meritare amore? Di non essere abbastanza attraenti? Temete l'abbandono, il tradimento, la mancanza di libertà? Avete paura di perdere il controllo e di soffrire? Credete che il Grande Amore non esista, che sia un'illusione infantile?

Foto dell'autrice
Non c'è bisogno di una chiaroveggente con la palla di cristallo per dirvi cosa non funziona nella vostra vita.
Basta essere sinceri con sé stessi e aprire gli occhi.

Se non li aprite, state sicuri che la vostra vita sarà sempre uguale, se non peggio. Con le vostre resistenze create il vostro destino. 

Sappiate che il 95% circa delle nostre credenze sono inconsce, ed è con quelle che creiamo la nostra realtà.
Ma se ne vediamo i risultati, allora sappiamo anche che possiamo lavorare su noi stessi per cambiarle.

Allora, coraggio, aprite gli occhi e fate un bilancio.

martedì 5 novembre 2013

Il corpo di dolore collettivo femminile

Moltissime donne soffrono di dolori premestruali, e anche durante il ciclo hanno vari disturbi, dal mal di pancia al mal di schiena, gambe gonfie, brufoli, mal di testa, ecc.

Inoltre, gli uomini in particolare amano scherzare sulla presunta intrattabilità delle donne in questo delicato momento mensile.
Foto dell'autrice
A quanto pare, una donna in sindrome premestruale è particolarmente aggressiva e irritabile, ha sbalzi d'umore e forte emotività.

La medicina ufficiale imputa questi disturbi agli ormoni.
Ma noi sappiamo ormai che il nostro corpo soffre perché è l'emozione ad agire su di esso, anche se a livello inconscio. Non c'è malanno che non possa essere ricondotto alla psiche, e a quello che Eckhart Tolle chiama corpo di dolore.

Secondo lui, esiste un corpo di dolore collettivo femminile, che si è andato formando nei secoli, diventando una sorta di entità cui siamo tutte in qualche modo collegate.
Esso si è formato in migliaia di anni di violenza, stupri, sottomissioni, parti difficili, frustrazione.

Durante il ciclo mestruale questo corpo di dolore collettivo si risveglia dal suo stato latente. Questo spiega la sofferenza fisica in senso emozionale di stampo junghiano, e l'irritabilità, che è una forma di negatività proveniente dalla rabbia per ciò che sentiamo di aver subito in quanto sesso femminile.

Riconoscere la schiavitù, l'ingiustizia subita, la sottomissione forzata è sacrosanto, per non ricaderci. 
Ma è anche vero, sottolinea Tolle, che se ci sentiamo vittime per ciò che gli uomini ci hanno fatto subire si rischia di restare chiuse in un bozzolo di vittimismo rabbioso, rancoroso, e non ci si distacca più da esso.

Foto dell'autrice
Se da una parte la solidarietà femminile ci dà un senso di empatia e collaborazione affinché certe nefandezze non si ripetano più ai danni delle donne, il rischio è costruirci un senso di identità di vittime, bloccando la nostra energia a uno stadio di separazione tra noi e gli uomini. Una forma di autosegregazione e un rafforzamento dell'ego.

L'unica via d'uscita è non utilizzare il corpo di dolore come strumento di lotta. 
Rimanendo consapevole del significato inconscio collettivo dei dolori mestruali, la donna di oggi può finalmente liberarsi di esso solo osservandosi e intercettare subito ogni senso di disagio o irritazione sul nascere.
A forza di essere osservato in uno stato vigile di non giudizio, il corpo di dolore finisce per essere trasmutato in consapevolezza radiosa.
A quel punto la donna ritrova la propria sacralità, il suo essere Dea, ma non in un'accezione di dualità tra il Dio maschile biblico e la Dea pagana, ma come forza divina creatrice.