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venerdì 27 maggio 2016

No-logica

Ci sono momenti in cui la logica va del tutto abbandonata. La logica è quella che mette veti e paletti, che ama costruire ostacoli dove non ci sono per sentirsi utile. La logica è quella che divide le cose in compartimenti stagni e preferisce conservarle in scatole e scatoline etichettate, orgogliosa della propria efficienza e organizzazione.

Ma ci sono momenti magici nella vita in cui l'irrazionale, l'inaspettato, il seme divino compare come dal nulla e la nostra forza e saggezza sta proprio nel lasciare che magia sia, senza intervenire. Né respingendo la Bellezza del momento armati di logica ma nemmeno facendo pressioni perché quella magia si incanali in ciò che vorremmo.

Poppies on a wall - Foto dell'autrice
Perché quel vorremmo è tutta mente e illusione. La vita sa meglio della nostra personalità cosa ci stiamo creando. L'Arte del Mago sta proprio nel non cercare troppo di capire o di veicolare in un certo senso quella magia che si manifesta a lui. 

Il Mago più grande è colui che invita la magia alla danza, al gioco, la assapora, ne gode con gratitudine ma la lascia essere e agire con fiducia. Si lascia trasportare come foglia al vento ma restando ben conscio di essere partecipe e non trascinato senza potere.

Il manifesto di questi momenti sublimi di vita dovrebbe chiamarsi NO-LOGICA  e spalancare le porte al vero sentire di cuore, all'abbraccio della vibrazione del toroide che da esso emana senza interventi. Il cuore, tanto, sa. Sa e basta, non necessita d'altro.

Allora tu e la vita davvero divenite una cosa sola, una danza, e una potenza creatrice di proporzioni cosmiche.

martedì 2 febbraio 2016

Contro il buonsenso comune

Ci hanno inculcato fin da piccolissimi che la logica del buonsenso comune è quella che ci deve guidare nella vita e che le scelte vanno sempre fatte basandosi sulla razionalità.

Il buonsenso comune è quello che dice che se hai un marito che ti mena devi solo cambiare partner, trovarne uno migliore. Senza tener conto del fatto che sono le tue distorsioni interne ad aver creato una realtà in cui il tuo uomo ti mena e non è certo cambiando le condizioni esterne che la cosa migliora. Ne troverai sempre comunque uno disfunzionale che vibra al livello delle tue distorsioni finché non le vedi e le guarisci.
Cupgarden - Autoritratto dell'autrice

Il buonsenso comune dice che se sei disoccupato da tempo devi insistere a mandare curriculum a tutto spiano, in modo ossessivo. Certo, così le probabilità di trovare un impiego aumentano, ma in questa logica orizzontale non si tiene conto del fatto che è il senso di mancanza interno che genera mancanza all'esterno, specie se è ripetuta nel tempo. 
Inoltre, non è mendicando un impiego qualunque che faremo colpo sul datore di lavoro che potrebbe assumerci per fare il mestiere dei nostri sogni. 
Oppure, se ci interessa solo tirare avanti senza aspirare a un lavoro ideale, le probabilità di trovarne uno decente si riducono sempre di più. E' una logica fallimentare in partenza. Perché è la logica del fallito, dello schiavo che va in giro a mendicare qualcosa che pensa di non possedere: il potere di creare una realtà migliore partendo da dentro di sé.

Il buonsenso dice che i figli devono obbedire sempre ai genitori, pena punizioni di vario genere. Ma è solo disobbedendo che si manifesta la propria libertà di pensiero e se essa non viene rispettata, anzi viene usata come leva per scatenare senso di colpa nei bambini, ecco anche avremo creato il perfetto servo del sistema, un essere meccanico che obbedisce pur di venire approvato. 

Ci sono centinaia di esempi che ci dovrebbero far riflettere su quanto sia pernicioso cedere alla logica del buonsenso.
Specie quando siamo a un bivio, dobbiamo fare una scelta che potrebbe cambiarci la vita e noi pensiamo a livello razionale ai pro e contro, ci facciamo la lista mentale (e a volte pure scrivendola su un foglio) delle molte ragioni per cui quella scelta è vantaggiosa.
Tè e me - Foto dell'autrice
Ma il cuore? Chi lo ascolta? L'istinto profondo, quello che viene dall'anima, quel guizzo che ci mette il dubbio, quello chi lo lascia emergere?
Ci hanno insegnato a soffocare quel piccoli gridi d'allarme che arrivano del Sé profondo, che creano un lieve disagio, perché si dà troppa importanza alla razionalità, mettendo la mente al primo posto. Ma si sa, la mente mente!

Questo post vuole essere un monito per tutti.
Prima di cedere alla logica del buonsenso comune, ascoltatevi. E lasciate perdere i consigli di amici e parenti che vi dicono di essere razionale. Solo il vostro Sé sa di cosa avete davvero bisogno.
Lasciate spazio all'intuizione.

giovedì 24 aprile 2014

Preoccuparsi

Nella nostra mente razionale che necessita di darsi spiegazioni logiche per ogni cosa - anche quando la logica non c'è - siamo portati a pensare alla preoccupazione come qualcosa di normale, addirittura necessario.

Pensiamo che preoccuparsi sia un prepararsi ad ogni eventualità futura, specie se negativa e spiacevole.
Crediamo così di essere molto realistici e organizzati, invece stiamo vivendo ancora una volta troppo lontano dal presente.

Pre-occuparsi, lo dice la parola stessa, significa occuparsi prima.
Ma prima di cosa? E come possiamo occuparci di qualcosa che ancora non esiste?

Eppure, nella nostra follia lucida di umani nevrotici pensiamo sia ovvio!

Foto dell'autrice
Ma se noi ci occupiamo prima di qualcosa che potrebbe succedere - ma anche no - non facciamo altro che scappare dal momento presente e dalla relativa beatitudine che ne deriva per star male occupando spazio mentale. Ci affolliamo la mente di pensieri di cose che ancora non ci sono, organizzando una fuga in un futuro ipotetico.

Anzi, spesso le nostre angosce si trasformano in realtà proprio perché abbiamo dato troppa energia alle nostre paure, e noi creiamo nel mondo fisico ciò che pensiamo.

Quindi, vale davvero la pena di vivere i momenti per come sono, e se qualcosa ci lascia un dubbio o ci porta a provare una certa paura, l'unica cosa veramente saggia da fare è starci dentro.
Vivere quell'emozione fino in fondo. E allora si scioglie e la soluzione viene da sé. Magari scopriamo pure che il nostro problema non era affatto un problema. E se un problema non è tale, la soluzione non serve!