Visualizzazione post con etichetta Talenti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Talenti. Mostra tutti i post

martedì 15 aprile 2014

Mettersi al servizio

Ognuno di noi nasce con uno o più talenti. A volte non sono prettamente manifesti fin da bambini, dobbiamo svilupparli o perfezionarli.

Ma quel che conta è che non serve solo a noi stessi svilupparli. 
Foto dell'autrice
Una volta che li abbiamo manifestati dando il meglio di noi che ce ne facciamo?
Dobbiamo farne dono alla collettività.
Ciò che di bello abbiamo è fatto per essere donato, condiviso.

Questo è Amore. Amare il mondo come un luogo che necessita del nostro contributo. Se siamo qui è perché dobbiamo esserci. E dare ciò che abbiamo da donare. 
Il dono, cioè il talento, proprio perché è un dono non può rimanere a lungo solo nelle nostre mani. Così come ci è stato dato, noi dobbiamo farne dono al mondo intero.

Questo è essere al servizio.
Che tu sia bravo a creare pasticcini, a insegnare, a vincere la coppa del mondo di sci, a cantare o a vendere prodotti, mettendo a disposizione il tuo talento ti metti al servizio.
Non c'è nulla di più nobile.

martedì 25 febbraio 2014

Bellezza = Unicità

Il nostro concetto di Bellezza è molto distorto dalla nostra cultura imperante dell'apparire, del somigliare tutti a un modello ideale -irraggiungibile, tra l'altro.

Nell'intervista di ieri a Marco Matera sono venuti fuori due concetti fondamentali per rinascere a sé stessi, riscoprirsi, vedersi davvero con occhi nuovi:

la Bellezza come unicità e il darsi Valore.


Foto dell'autrice
Noi siamo incapaci di vedere quanto davvero di bello ci sia in noi perché siamo condizionati fin da piccoli a piacere agli altri, a compiacerli. Genitori, parenti e insegnanti. Crescendo, nell'adolescenza l'appartenenza al gruppo, l'uniformarsi per tentare di fare parte di qualcosa ed essere così qualcuno, diventa un passaggio obbligato. E non è sbagliato. Fa parte della nostra evoluzione.

I problemi nascono quando anche da adulti non riusciamo a staccarci dalla logica del piacere agli altri per costruirci un'identità. Essere accettati dagli altri per accettare sé stessi.
E' una logica autodistruttiva.

L'unica persona cui dobbiamo davvero piacere è a noi stessi.
Ci sarà sempre qualcuno che non ci apprezza, non ci comprende e ci critica. 
Più cerchiamo di piacere agli altri, più tradiamo la nostra identità profonda. Tradiamo la nostra unicità.

Uguaglianza nei diritti e doveri di cittadini non ha nulla a che fare con l'essere ciò che siamo. Cioè unici, irripetibili. 
Una somma di fattori miracolosi ci ha fatti nascere in questa vita.

Invece che concentrarsi su ciò che non ci piace di noi dovremmo invece puntare sui nostri talenti, sui doni che ci sono stati dati, sulle nostre aspirazioni profonde, che sono le nostre potenzialità inespresse.
Anche i difetti lo sono. In un mio articolo di qualche settimana fa si parlava proprio dei cosiddetti difetti come qualcosa che siamo venuti a sviluppare in questa vita. E possiamo farlo attraverso il riconoscere quali sono i nostri talenti e quindi la nostra strada nel mondo per esprimerli. 
Ci sono stati dati per farne buon uso. Non per tenerli ad ammuffire in un cassetto.

Il problema fondamentale delle frustrazioni umane sta nel credere che gli altri abbiano talenti migliori dei nostri. Gli uomini ammirano ed invidiano gli sportivi e si chiedono perché non sono nati per fare il calciatore/giocatore di rugby/basket, ecc. Le donne si chiedono perché non sono nate con il talento per il canto/ballo o abbastanza belle per fare le modelle. (Scusate se generalizzo).
Come se i talenti si riducessero solo a quelli!

Finché non vedono davvero quali sono i loro doni non faranno che sentirsi delle nullità. La crisi di oggi proprio per questo è anche morale e identitaria.

Il darsi Valore, che è il secondo punto, è proprio comprendere e accettare con gioia la nostra personale missione sulla Terra. E metterla al servizio dell'umanità.

E non dite che non avete talenti, è una bestemmia! Nessuno ne nasce privo. Scavate, cercateli e li troverete. Fatene buon uso.
DIVENTATE VOI STESSI.


lunedì 17 febbraio 2014

Uno su mille

E' cosa nota che in ogni generazione, finiti gli anni della giovinezza in cui si fanno grandi progetti, in cui si è idealisti e sognatori, a conti fatti la maggioranza abbandoni ogni slancio di cambiamento.

Passano vent'anni, e si scopre che solo una percentuale minima, direi irrisoria, è riuscita a realizzare i propri sogni, o comunque si può dire davvero soddisfatta della propria vita.

Foto dell'autrice
Da ragazzi si disprezzavano gli atteggiamenti degli adulti che si erano adattati, accontentati, di tirare avanti a testa bassa in attività insoddisfacenti, frustranti, solo per la paura di non portare a casa il pane.

E poi, cosa succede? Perché anche i figli, alla fine, dimenticano la propria Leggenda Personale per una vita di schiavitù, di asservimento al Sistema, pensando che sia l'unica via possibile?

Penso che oggi, con la crisi economica che ha messo un po' tutti in discussione sui propri ruoli, sulle proprie priorità e su ciò che è superfluo, ci sia la grande opportunità per tutti di alzare la testa e affidarsi al proprio istinto, al proprio cuore e seguire il talento.

Non è più tempo di schiavi, ma di missionari dello spirito, cioè di chi si ascolta e sente la chiamata a essere ciò che è, invece di adattarsi per paura di morire di fame.

E' il pessimismo che frega tutti.
Foto dell'autrice

Ma se impariamo ad affidarci, totalmente, la vita è costretta a sostenerci perché risponde ai nostri reali bisogni. 
Se siamo qui è per uno scopo. 
E non è certo solo lavorare duro a testa bassa senza farsi domande, pagare le tasse e riprodursi. 

Non è più tempo per gli schiavi.
Siamo tutti chiamati a essere portatori di talenti e ad esprimerli, a incarnarli. Il denaro per vivere verrà da sé, come conseguenza inevitabile.

venerdì 7 febbraio 2014

Potenziale. Non mancanza!

Ognuno di noi è venuto al mondo con delle qualità, dei talenti. 
I Saggi dicono che siano cose che abbiamo acquisito in vite precedenti, per questo sappiamo farle così bene, naturalmente.

Ma che dire di ciò che definiamo come mancanza o difetti?

Siamo portati a credere di avere dei limiti insuperabili. Siamo convinti che se siamo fatti così quella è la nostra realtà, punto e basta. 
Spesso ci si crogiola nella proprie inettitudini giustificando l'essere fatti così.

Ma se invece non fosse così?
Ci avete mai pensato? Vi siete mai chiesti: I miei difetti a cosa servono?
Probabilmente no. Di solito, ci si lamenta di essi come se fossero la triste condanna inflittaci da una vita ingiusta.

Datemi una leva e vi solleverò il mondo, disse Archimede.

Foto dell'autrice
Per la nostra anima, i cosiddetti difetti, le apparenti mancanze, non sono altro che qualità da sviluppare.

Se non riusciamo a tenerci un lavoro, o a portare le cose a termine, è probabile che dobbiamo sviluppare la perseveranza.
Se non riusciamo a fare a meno di finire per tradire sempre un partner o un amico, allora dovremo sviluppare la lealtà.
Se ci sentiamo scoraggiati davanti alle piccole e grandi difficoltà, se ci sentiamo spesso impotenti o incapaci, ecco che la vita ci sta dicendo che dobbiamo imparare a credere in noi stessi.
Se siamo compulsivi nel mangiare, nel bere, nello shopping, nella seduzione o nel sesso, di sicuro ci difetta l'autocontrollo. E siamo venuti al mondo per svilupparlo.

A quanto dicono i Maestri, anche a livello fisico incarniamo qualità animiche.
Chi ha un corpo morbido e, per le donne, tanto seno, si porta dietro qualità materne di accoglienza, di femminilità archetipa e magari deve sviluppare la combattività, deve imparare a dire di no più spesso.
Al contrario, chi viene al mondo con un fisico asciutto, atletico e, per le donne, il seno piccolo, è perché ha qualità di guerriero, sa essere indipendente e combattivo nelle cose in cui crede, ma magari gli difetta il sapersi dare, l'accoglienza, il cuore aperto ai bisogni delle persone care che ha attorno.

Solo voi potete capire cosa avete in potenziale dentro di voi. Solo osservandovi potete vederlo. E imparare ad usare quello che fino a ieri consideravate una mancanza come una leva per acquisire ciò che ancora non vi appartiene, ma che vi serve per completare la vostra essenza.

Potenziale da sviluppare, non mancanza!

giovedì 7 novembre 2013

La crisi come opportunità

In un articolo del 20 maggio scorso, ho affrontato la questione della crisi come stato mentale, proiezione di un senso di vuoto e sfiducia collettivo. Il 19 giugno, invece, ho scritto delle ragioni inconsce che ci portano a perdere il lavoro.

Oggi vorrei fare una piccola riflessione sulla grande opportunità che questa crisi ci può dare.
Una volta, chi aveva una passione un po' fuori dal comune, magari artistica, tipo diventare un pittore o una ballerina, veniva consigliato da famiglia e amici a scegliere un impiego sicuro, il classico posto fisso. "Così ti sistemi", era la classica frase.
Insomma, la passione o velleità che fosse poteva la massimo diventare un hobby e nulla più.
Foto dell'autrice

Oggi sappiamo tutti che il posto fisso è diventato un miraggio a causa delle politiche economiche e del lavoro contemporanee.
Sempre più persone sono costrette ad accettare lavori precari, e spesso le donne che si sono licenziate dal loro impiego per la maternità faticano a tornare sul mercato. 

MA...

La grande opportunità della crisi consiste nel poter, finalmente, fare davvero ciò che abbiamo sempre sognato!
Poiché non abbiamo più nulla da perdere.

Sei disoccupato, le aziende assumono sempre meno, e magari il lavoro che hai sempre fatto per campare ti faceva pure schifo?
Perfetto!
Magari potresti rispolverare la chitarra con cui da ragazzo sognavi di diventare una rockstar e trovarti un lavoro come musicista nei pub. Adori cucinare e sei bravissima a fare torte? Puoi sempre cominciare a venderle nei bar. Sai cucire bene, avresti voluto fare la stilista? Che ne dici di provare a confezionare graziosi cappottini per cani con stoffe di recupero?

A volte le risposte sono lì dietro l'angolo ma non sappiamo vederle.

E' il momento di creare un mondo nuovo partendo da ciò che
Foto dell'autrice
davvero amiamo fare. Usare i nostri talenti. 

E' finito il mondo vecchio in cui devi sgobbare come un mulo e vivere come un automa per sopravvivere e rinunciare al tuo dono più grande: il talento.

Onoriamo ciò che ci è stato dato dal Divino.
Diventiamo noi stessi la nostra Leggenda Personale.

Se fai le cose con amore, senza l'angoscia per la paura di non farcela con il denaro, affidandoti al tuo dono, i soldi saranno una naturale conseguenza. 

Arriveranno, abbi fede.

Anche questa cosa l'avevo già scritta in un vecchio articolo:
FA' CIO' CHE AMI.

mercoledì 27 febbraio 2013

Fa' ciò che ami!

Sei venuto al mondo con dei talenti, sei venuto al mondo per esprimere ciò che ami fare.
Sei venuto al mondo per assaporare la Vita.

Non c'è nulla di sbagliato in te. Se c'è qualcosa che ti fa sentire vivo, in armonia con il Creato e in pace con te stesso, fallo! 

Nessuno può dirti cosa devi amare.
Se qualcosa ti riesce bene, cosa aspetti a metterlo in pratica? 
Fosse anche solo fare una torta, fosse anche solo per te stesso.
Se hai quel talento, sei qui per esprimerlo!

Non esiste Non posso, non è il momento, nessuno mi capisce, non ho tempo, non ho gli strumenti giusti, non ho le conoscenze giuste, non ho soldi per realizzarlo. 
Non esiste Non sono poi così bravo.
Non esiste Nessuno se ne accorgerà. 

Autoritratto con libri.
Fa' ciò che ami, stai con chi ami.
Fare ciò che si ama ti porta a esprimere le tue massime potenzialità  e tutto viene da sé. 
Fare ciò che si ama ti porta doni inimmaginabili perché è in sintonia con tutto il Creato, vibra sulle note del cuore e non può che portati bene.

Foto dell'autrice
Chi ha successo in quello che fa è perché lo ama incondizionatamente ed è aperto ai doni che il successo porta.

Quindi, smettila di lamentarti e comincia a fare davvero ciò che ami, con tutto il cuore, e non preoccuparti delle conseguenze.
Fallo senza aspettative, fallo solo perché ti fa stare bene.

A tutto il resto ci pensa l'Universo.