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lunedì 12 gennaio 2015

La mancanza di coraggio

La mancanza di coraggio viene dall'identificarsi con il corpo mortale, con le piccole cose della vita cui l'ego si attacca, perché attaccarsi per esso significa continuare ad esistere. 
La gente difende con le unghie e con i denti il proprio piccolo mondo perché si sente inerme e preferisce stare nella sicurezza di una vita banale, senza rischi né scossoni, si rifugia nelle piccole certezze (illusioni, in realtà) piuttosto che sfidare sé stessa e buttarsi nelle cose in cui dice di credere.

Quello che un lettore attento avrà notato è il ripetersi dell'aggettivo piccolo. Perché chi si sente piccolo si attacca alle cose piccole.
Inoltre, chi rimane aggrappato alle piccole certezze è perché non ha grandi sogni, alte aspirazioni. 
Se ne hai, alla fine, prima o poi ti butti, perché più forte della paura di abbandonare ciò che ci fa sentire al sicuro è la sensazione che così non saremo mai felici né soddisfatti di noi stessi. Avremo dei rimpianti.
Guantoni Thai boxe - Foto dell'autrice
Il rischio non è cosa per pavidi.

Coraggio significa : agire con il cuore. Il pavido agisce con la mente che crea ostacoli e dubbi, perché essi nutrono l'ego. 

Il pavido difende urlando la propria tana confortevole e teme come la morte i coraggiosi, per questo gli si avventa contro come un cane rabbioso dando loro dei pazzi idealisti, degli scapestrati, degli illusi.
Il coraggioso è per il pavido lo specchio del suo potenziale inespresso, da lui stesso soffocato. E non c'è nulla che faccia più paura della propria ombra, finché resta celata.

mercoledì 10 luglio 2013

Correre il rischio

Siamo sicuri di saper rischiare davvero? 
Noi pensiamo che il rischio sia qualcosa di fisico, come andare troppo veloci in auto o senza casco in moto, o scalare una montagna, e spesso crediamo che sia coraggioso chi sfida i pericoli potenzialmente mortali.
Foto dell'autrice
Ma che dire del rischio di farsi coinvolgere sentimentalmente, del rischio di farsi vedere fragili?
In questo siamo tutti molto più fifoni.

Come scrive Fred Buscaglia nel famoso libro Vivere, amare, capirsi (Mondadori), magari pensiamo che a ridere ci sia il rischio di apparire sciocchi. Eppure gli sciocchi si divertono un mondo.
A piangere c'è il rischio di essere definiti sentimentali, ma noi siamo sentimentali, più di quanto siamo disposti ad ammettere.
A stabilire contatti con un altro c'è il rischio di farsi coinvolgere. Ma noi, in realtà, sotto sotto, amiamo da pazzi l'idea di farci coinvolgere. 
Ad amare c'è il rischio di non essere corrisposti. Ma non si ama per questo. Si ama per amare. Perché è nella nostra natura.
In fondo, conclude ironicamente Fred Buscaglia, a vivere c'è il rischio di morire! 
Ma se passiamo la vita a valutare i rischi e a farci frenare da essi, temendo il fallimento, non avremo davvero vissuto.
Incatenarsi alle proprie certezze non ci porta a nulla di nuovo.
Non rischiare significa non combinare nulla, rinunciare alla libertà.
Solo la persona che si mette in gioco e rischia è veramente libera.

O volete restare tutta la vita a sguazzare nel vostro brodo insipido?