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venerdì 21 ottobre 2016

Restati aperti!

C'è la frase di un saggio che dice: La tua strada ha un cuore?
Se sì, allora prendila senza farti troppo domande, né farti bloccare da dubbi o preconcetti. Il cuore sa.
A volte ci capita di sentire profondamente - come una chiamata interna dal cuore stesso - che un qualcosa dobbiamo farlo, e senza pensieri troppo razionali ci buttiamo, affidandoci a quel sentire.

La razionalità, con le sue paure, i suoi schemi, mette dei paletti e rallenta i miracoli che riusciamo creare semplicemente lasciandoci trasportare dalla chiamata del cuore.

Restate aperti - Foto dell'autrice
Per questo è importante restare aperti e affidarsi. Se una strada è per te, la vita troverà il modo per far accadere ciò che ti serve per evolvere e raggiungere il tuo scopo. 

Questo per me è un anno particolarmente magico e sincronico. Mi è capitato di buttarmi a pesce come mai prima verso strade che non conoscevo e che in quel momento mi hanno entusiasmata dal profondo. E queste strade stanno convergendo, tutto ciò che mi è accaduto in questi ultimi nove mesi è collegato a un percorso che si sta delineando e che lo scorso anno non avrei nemmeno immaginato. 

Quando a inizio anno ho sentito parlare di un certo percorso evolutivo che non avevo mai davvero sperimentato di persona, ho sentito che quella strada mi stava chiamando, e seguendola senza pensarci razionalmente mi sono creata eventi sincronici quasi incredibili, e tutti puntavano nella stessa direzione.
Perché quando sei allineato con un percorso evolutivo, ecco che la vita risponde mandandoti tutti gli aiuti possibili per realizzarlo, perché tu possa dare il tuo contributo in quel campo.  


giovedì 11 settembre 2014

Lo strano senso dell'inutile

Talvolta, guardando un prato per lungo tempo incolto venire scavato per costruirci un immobile o cementificato per far posto a un parcheggio, mi fermo a riflettere sulla strana idea che gli umani hanno dell'utilità di un pezzo di terra.
Foto dell'autrice


Pare che ai nostri contemporanei l'idea di lasciare un campo inutilizzato, non sfruttato paia una pecca. L'umano moderno è incapace di concepire che la terra possa essere lasciata lì a sé stessa, per rigenerarsi, ma anche soltanto per esistere in quanto campo in cui brulicano differenti forme di vita.

Si guarda al campo incolto come a un qualcosa di inutile, di incompleto, a un vuoto da colmare senza capire che non c'è nessun vuoto che chiede di essere riempito.


Foto dell'autrice
La folle mania dell'utilità a tutti i costi tipica dell'umana mentalità non fa che produrre mostri. Non si riesce a guardare al mondo senza pensare a qualche scopo utilitaristico. Nonostante questo ancora la gente si stupisce ogni volta che la pioggia battente sul cemento - che non la assorbe - si trasforma in alluvione o che il sole a picco aumenta a dismisura il calore delle città trasformandole in un immenso forno a cielo aperto. 
Si parla di cambiamenti climatici su vasta scala e non si riesce a comprendere che nel nostro microcosmo ogni piccolo cantuccio d'erba che potrebbe assorbire la pioggia e rinfrescare le estati, e che invece viene annientato, può fare la differenza.

Ogni piccolo spiazzo d'erbacce o terreno incolto, dimenticato, che continua a esistere è un miracolo e una benedizione.
Lasciamo la terra inselvatichita essere ciò che è. Benediciamo la Bellezza di un campo che resta fine a sé stesso. 
Perché dovrebbe avere uno scopo altro dall'essere ciò che è?