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martedì 3 maggio 2016

L'overdose informatica è una sfida evolutiva

Oggi più che mai, in un mondo fatto di connessioni continue a internet e distrazioni dovute al cellulare da cui la gente dipende in modo ormai ossessivo, la Presenza sembra sempre più un miraggio. 
Molte persone sono d'accordo sulla necessità di fare silenzio e stare nel corpo, nel qui e ora, ma in sostanza la beffa è proprio l'esserci creati un mondo di distrazioni continue. 

Eppure, nulla viene davvero per nuocere, e questa iperconnessione che genera brusio nella testa non fa che ricordarci di continuo quanto necessitiamo di maggiore Presenza.

Si va a cena da amici e questi lasciano la tv accesa con il suo sottofondo inutile di immagini e brusio a volume basso, si condivide una birra in compagnia ed ecco che a metà serata l'attenzione e il dialogo calano di colpo per via della focalizzazione di quasi tutti su messaggi e video al cellulare.

Non so voi, ma a me è capitato più volte di sentire un senso di nausea, stordimento, stanchezza e persino di momentaneo rifiuto per internet e l'insieme di accavallamenti di mass media tipici della nostra quotidianità. Per accavallamenti intendo utilizzare il pc e il telefono mentre c'è la radio accesa o la tv. 
Brusio - Foto dell'autrice

Questo senso di nausea è un dono, perché qualcosa di autentico, che è oltre la personalità, ci ricorda che la vera vita è più silenziosa, meno distratta da cose futili, da immagini ripetute all'infinito, da commenti. 
La vera vita sta in quel silenzio in cui, a un tratto, non solo riesci a sentire il tuo cuore che batte, i succhi gastrici che si muovono dentro di te, ma puoi persino percepire il respiro della Terra.

Mi auguro che qualcuno dei miei lettori lo abbia sentito. Se no, vi siete persi un pezzo importante di vita vera. Ma siete in tempo per recuperare! Basta che facciate abbastanza silenzio dentro di voi in un luogo lontano dai rumori della città e delle auto che passano. A un tratto, sentirete uno strano ronzio simile a una nota continua, bassa. E' la stessa vibrazione dell'Ohm. E' il suono del pianeta.
Inoltre, se provate a sdraiarvi sulla terra nuda, magari sull'erba e guardate il cielo stando sempre nel silenzio interiore, sentirete la Terra muoversi, girare. Vi assicuro che l'ho sentita moltissime volte. Avrete una leggera sensazione di capogiro, e avrete davvero la sensazione di essere sospesi su un corpo celeste in movimento. 

Per questo l'overdose informatica è una bella sfida evolutiva. Ci sta continuamente facendo da maestra. Se siamo abbastanza consapevoli da renderci conto delle nostre continue distrazioni, del bisogno futile di rifugiarci sui social network varie volte durante la giornata, abbiamo anche gli strumenti per fare lo sforzo di restare presenti e dominare il desiderio di fuga dalla realtà vera in quella virtuale.

venerdì 29 gennaio 2016

Le forze antagoniste

Una Legge universale dice che quanto più siamo decisi ad andare in una direzione, tanto più ci arrivano delle forze antagoniste a sbarrarci il cammino. 
Invece di arrabbiarci pestando i piedi considerando la cosa ingiusta, visto che non la possiamo cambiare, la cosa più saggia da fare è sfruttare la cosa a nostro vantaggio. 

Intanto, avere una forza antagonista che ci mette il bastone tra le ruote è una bella sfida a comprendere quanto amiamo il nostro percorso di vita, quanto davvero lo sentiamo nostro nell'anima, ma soprattutto ci tira fuori la grinta.
Questo non significa lottare contro la forza antagonista - ne usciremmo sconfitti - ma essere più scaltri di lei, conoscerla, osservarla, scansarla come si fa nelle arti marziali.
Più le diamo importanza e più prende potere, togliendoci energia. 
Se invece la affrontiamo senza timore, centrati, impassibili, si allontanerà da noi. Non le avremo dato nutrimento né con la paura né con la rabbia o l'opposizione aperta. Anzi, una buona dose di ironia è l'arma più letale che ci sia. 

Energia - Foto dell'autrice
In fondo, nulla viene per nuocerci ma per insegnarci qualcosa, nel bene o nel male. Quanto più sentiamo che qualcosa o qualcuno ci respinge, più possiamo stare certi che siamo sul sentiero giusto. Perché andare verso la propria libertà emotiva alle forze antagoniste, chiaramente, non piace per nulla. Gli outsider fanno paura perché non si fanno agganciare dal gruppo/egregora/moda/partito politico, ecc. Che poi alla fine sempre egregore sono, tutti. (Per chi non sapesse cos'è un'egregora sappia che è un'entità formata dall'energia psichica di più persone, in poche parole una forma-pensiero).

La differenza sta, però, nel sapere che non bisogna andare contro solo per partito preso, solo per essere diversi, o non faremo che il gioco delle forze antagoniste che avranno maggiori ragioni per sbarrarci la strada verso noi stessi, il nostro Sé autentico.

Infatti essere guerrieri di luce significa proprio essere centrati e attenti, impassibili e coraggiosi, non sbraitare contro questa o quella forza antagonista cercando di prenderla a pugni.
Molti confondono la figura del guerriero vero, autentico con il rissoso/guerrafondaio, associando il termine guerriero a guerra
Ma i saggi sanno che il vero guerriero ha prima di tutto affossato i propri demoni e solo dalla sua centratura di Cuore può arrivare la Forza interiore che affossa tutte le forze antagoniste. Senza rabbia. Senza muscoli. 


martedì 3 novembre 2015

Il problema è già la soluzione

Ogni volta che ci si presenta un problema, di qualsiasi tipo, la prima cosa che emerge è la lamentela, a volte un lieve vittimismo, un certo senso di ingiustizia. Il meccanismo tipico è chiedersi come mai si è presentato quel problema, che magari per noi è l'ennesimo di una lunga lista.

Ma, se cambiamo prospettiva, e iniziamo a Vedere davvero la Realtà invece del film horror creato dai nostri filtri, ecco che emerge una nuova consapevolezza. 
Se ripensiamo alla Legge dello Specchio, ecco che quel problema o la persona che noi crediamo l'abbia creato diventano Maestri.
Ci rendiamo conto che loro sono lì perché noi inconsciamente li abbiamo richiamati nella nostra vita, e proprio perché eravamo pronti a risolvere ciò che ci impediva di evolvere. 

Queste persone o situazioni sono aiuti e sfide nello stesso tempo, perché sta a noi decidere se vederli come ostacoli insormontabili oppure, con gli occhi di chi Vede, perché è in stato di Veglia (cioè non più completamente immerso nel sonno della Coscienza), come la mano di Dio che attraverso di loro si manifesta.


Problema - Foto dell'autrice (Museo del Cinema di Torino)
La gente crede ancora che i problemi siano non solo cose negative che non dovrebbero mai manifestarsi oppure che qualcuno altro al posto nostro dovrebbe risolvere, ma si lamenta che Dio sta lì a guardare e ci lascia sguazzare nei nostri casini.

Invece, per chi ha occhi per Vedere, il Divino ci manda l'aiuto che ci serve ma nel modo evolutivo che meritiamo, non secondo i nostri canoni da terrestri dormienti!

Quindi, non bisogna mai dimenticare che ogni persona, problema oppure ostacolo che ci si presenta davanti e pare rallentarci, o bloccarci del tutto, contiene in sé già il seme della soluzione.

Perché osservandoci possiamo capire cosa quell'ostacolo fa scattare in noi, quale reazione/dolore/difesa. In base a ciò che in noi scatena ecco che lì sta la soluzione. Si può finalmente comprendere che lavorando sulla reazione negativa, la si tramuta in azione consapevole.
E il problema è risolto.
La prova del nove? Se non si ripresenta più per anni vuol dire che avete sciolto il nodo.


giovedì 14 maggio 2015

Come dicevano i Blues Brothers...

Ogni volta che ci troviamo dinanzi a una prova di vita o a una sfida con noi stessi, o a qualcosa che non abbiamo mai fatto e ci spaventa, dovremmo ricordarci di non essere anime che stanno portando avanti un compito.
Se ci viene richiesto di fare un qualcosa, evidentemente è perché siamo in grado di farlo, la nostra anima è pronta per quell'esperienza. Non ci vengono date prove che non possiamo superare. A non sentirsi pronto o adeguato è l'insieme dei corpi, cioè fisico (tremarella), emotivo (ansia), mentale (paura di fallire o fare brutta figura).


Forza interiore - Foto dell'autrice
Ogni volta che ci si presenta una nuova sfida, ricordiamoci che siamo anime e che, come dicevano i Blues Brothers nell'omonimo film, Siamo in missione per conto di Dio.
Perché qualsiasi sia il nostro compito terreno, viene comunque da lì.

Identificandoci con l'anima, non possiamo più temere il fallimento. Perché non esiste. E' solo una percezione distorta piena di giudizio su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, su ciò che è bello e ciò che non lo è. E' timore del giudizio altrui. Della derisione.

Ma nessuna anima fallisce sulla Terra. Anche quando una persona non supera al meglio della sue possibilità una prova, è esperienza.
Fa tutto parte del bagaglio.

Quindi, ogni volta che avete paura di affrontare qualcosa di nuovo o per cui vi sentite inadeguati, ricordatevi che siete un'Anima in Missione sulla Terra. Quale missione non importa. 
Anche se il corpo ha le gambe molli, voi lo osservate con amore, ma non siete quel corpo. Siete un'Anima infallibile in un corpo spaventato.

Questa consapevolezza vi dà un grande Forza interiore.


lunedì 11 maggio 2015

Fedeli alla propria missione

Capita spesso che chi ha una forte vena artistica o sente di avere una missione spirituale sembri incapace di adattarsi a un impiego ordinario. 
Daimon - Foto dell'autrice
Le ragioni sono principalmente due: prima di tutto c'è una ragione animica, cioè quando si è un'anima evoluta si fa più fatica a stare nella materia, a impastarsi con essa, trovandosi a proprio agio nella vita pratica. Guadagnarsi da vivere con un mestiere è una delle cose più pratiche che possiamo sperimentare. La seconda è la conseguenza del senso della propria missione, poiché se questa ci impegna totalmente, se proviamo per essa abnegazione, non c'è più spazio per un impiego ordinario, soprattutto se è di quelli impegnativi a livello mentale o emotivo. 

Non è un caso che, ad esempio, Jack London abbia fatto un sacco di lavoretti, magari impegnativi a livello fisico, ma per sua stessa ammissione mai troppo stancanti per la mente perché non avrebbe più avuto ispirazione per scrivere, dato che il suo scopo era diventare uno scrittore professionista.

In un certo senso, per alcune di queste persone creative o molto spirituali trovare un impiego per sopravvivere è quasi un tradire la propria missione, è uno scendere a compromessi. A volte è necessario, ma presto quell'impiego sarà lasciato perché il daimon continua a richiamarli alla loro vera natura, al suo obiettivo, che è lo stesso dell'anima.
Questa è al grande sfida per queste anime.
Scendere a compromessi ma imparando anche a gestire la materia oppure avere fede che solo inseguendo la propria realizzazione, anche a costo di rischiare la fame, si potrà davvero compire la
Anima - Autoritratto dell'autrice
missione che ci è stata affidata?


Non c'è una risposta per tutti. Ma penso che la sfida più grande sia  proprio non temere la povertà, perché se hai un Fuoco dentro non puoi permetterle di distruggerti. 
Alla fine, credo che realizzarsi nella propria missione riuscendo anche a viverci - quindi a monetizzarla - sia la più alta realizzazione ma anche la prova della fede nella vita e in sé stessi. Che poi è la stessa cosa, perché noi e la vita non siamo separati! 

martedì 9 dicembre 2014

Basta con gli intellettuali sfigati!

Quando avevo circa vent'anni, frequentavo un circolo di poeti, nell'ambito del quale ho avuto modo di pubblicare le mie poesie, in piccole raccolte. Quello che all'epoca mi era subito saltato all'occhio era che la maggior parte di questi poeti, pur essendo piuttosto giovani, avevano la classica aria da intellettuali d'altri tempi, pallidi, fisicamente deboli, incapaci di parlare d'altro che di poesia, libri, filosofia, e nutrendosi a vicenda di citazioni.


Vecchi libri  - Foto dell'autrice
Io che ho sempre adorato i libri, e amavo scrivere poesie, pensavo: Che palle questi intellettuali!
Mi chiedevo per quale assurda ragione un poeta dovesse per forza essere uno sfigato, e vivere solo di versi e citazioni, quasi fosse incapace di assaporare la vita vera, con tutti i sensi. Come se non sapesse di avere anche un corpo, oltre che una mente (iperattiva e prevalente su tutto il resto).

Eppure, la tradizione romantica ci porta l'esempio di Lord Byron, che attraversava a nuoto il golfo di Lerici ed era fisicamente prestante, nonostante un difetto congenito a un piede; e della vita avventurosa di Shelley, morto in un naufragio in Italia. E che dire, qualche decennio dopo, di Rimbaud, che salpa per l'Africa in cerca di avventura dopo una vita scandalosa? Jack London, tra i vari mestieri, fece anche il pugile.

Eppure, la trappola della mente intellettuale è sempre lì, fa dimenticare al poeta/scrittore/filosofo che non può esserci equilibrio se si è solo mente e niente corpo, ed è inutile disprezzare chi vive questo disequilibrio al contrario, cioè tutto corpo e niente mente. Sono due facce della stessa medaglia.


Grotta Byron, Porto Venere - Foto dell'autrice
Quando hai talento per la poesia, per la prosa e l'indagine intellettuale, è tuo primario dovere esserci con tutti i sensi. Perché come puoi, altrimenti, narrare della vita, delle emozioni, se nemmeno sei in contatto col tuo corpo, se non sai respirare nel modo corretto? 
Se non sai cosa significa il coraggio di una sfida nei confronti di un avversario in carne e ossa, come puoi narrare di guerrieri ed eroi?

I cosiddetti intellettuali devono prima di tutto imparare a vivere davvero, a esserci, nel corpo, nel respiro, qui e ora. Allora saranno in grado di narrare qualcosa di veramente autentico: la propria vita sperimentata, e non ispirata da citazioni di esperienze altrui.




martedì 4 novembre 2014

Elogio dell'epica

E' tipico dell'umano dormiente considerare migliore e consigliabile una vita tranquilla senza troppi scossoni o imprevisti, lunga e sempre uguale - praticamente una noia! - piuttosto che una vita magari breve, ma che lascia un segno indelebile nelle coscienze di altri umani.
Omero - Foto dell'autrice

Gli antichi, nelle società guerriere, pensavano che la cosa migliore per un vero guerriero fosse essere ricordato nelle canzoni epiche. 
Se da un punto di vista orizzontale questo può sembrare un mero tentativo di sopravvivere nel ricordo di chi resta vivo e poi dei futuri guerrieri - quindi un sorso di immortalità - dal punto di vista verticale, invece, è un modo per lasciare un esempio da seguire, una traccia netta che altri possano solcare, essere d'ispirazione per grandi imprese future. 

E' uno stimolo a trovare il proprio coraggio, a sfidare sé stessi in imprese che i pavidi addormentati considerano folli, letali.

Con questo non intendo sostenere che uno deve per forza morire in battaglia. Ma chiedetevi per cosa volete essere ricordati.
Quelli che per novant'anni hanno vissuto una vita al riparo da qualsiasi slancio creativo, che non hanno mai osato, che si sono crogiolati nella prudenza e nella banalità quotidiana ripetitiva?
Foto dell'autrice
O volete essere ricordati per aver fatto o detto qualcosa di nuovo, magari non nei contenuti, ma nel modo? Per aver dato il vostro meglio al mondo, con l'esempio? Per essere stati di ispirazione? 

Scegliete voi.

Il mio consiglio è: rendete la vostra vita epica, degna di essere ricordata come esempio da seguire, siate uno stimolo, non una ripetizione in serie di vite incolori.
Chi vive una vita senza rischi non può cambiare il mondo.

martedì 28 ottobre 2014

Siete imperatrici!

Ogni donna è un'imperatrice, se solo lo ricordasse! 
Imperatrici - Foto dell'autrice
Dentro ognuna di voi c'è un Centro di Potere unico e sfavillante, ma continuate a sentirvi impotenti, deboli, a criticarvi, non vi lasciate stare. Vi tormentate nel voler essere perfette, ma perfette per chi? Per chi sta là fuori? Ma là fuori non c'è nulla, la mania di perfezione che imputiamo al mondo esterno è solo nostra. 

In realtà siete già perfette, basta ricordarvi del vostro Centro. Siete le imperatrici della vostra vita, delle vostre azioni, del vostro Cuore.
Se cadete, fatelo da imperatrici, con dignità, rialzandovi sempre e comunque, con l'innata eleganza senza tempo della nobiltà d'animo.
Invece di restare a terra piagnucolando come femminucce deboli e senza spina dorsale, un'imperatrice risorge ogni giorno, ogni momento, dalle ceneri dei propri errori. 

Un'imperatrice conscia del proprio Potere sfavillante non mendica
Foto dell'autrice
attenzioni, né amore, né successo all'esterno.

Perché lei E' Amore e Successo. Sa che il mondo è in suo Potere.

In ogni aspetto della vita siate imperatrici, non mendicanti!
Siete qui per riscoprire la vostra vera natura. Siete qui per tirare fuori la vostra forza d'animo. 
Ricordate che ogni sfida che vi trovate ad affrontare è un implicito invito a tornare alla vostra natura di imperatrici.
Qualsiasi cosa capiti, restate nel vostro Centro.


giovedì 23 ottobre 2014

Prendere a calci il pavido in te

Quando cominci ad approcciare tecniche di combattimento, senti emergere momenti di verità su chi sei veramente.
Non c'è più nessun mentale che possa mentire a te stesso, sei nudo, di fronte ai tuoi limiti autoimposti, alle tue paure, alle debolezze che ti frenano.


Foto dell'autrice
Ogni timore, ogni tentennamento, parla di te e solo di te. Non esiste davvero un avversario là fuori, di fronte a te. Quando tiri pugni e calci, lo fai a te stesso, a quella parte pavida di te che si tira indietro, non osa, teme di far male o di farsi male.
Ad esempio, ho scoperto con stupore che ho più timore di far male all'avversario che di farmi male io stessa, ma se l'altro non esiste, allora è sempre l'altra faccia della stessa medaglia! Rivelazione importante. 

Quello che conta, infatti, è scoprire quelle parti di te per imparare ad osare, a sfidarsi di continuo per superare i blocchi, darsi uno strattone da soli, giocare con i propri demoni e riderne. Riderne sempre. Non c'è nulla come l'ironia e l'autoironia per mettere i propri demoni fuori combattimento. 


Foto dell'autrice
La grinta che scaturisce quando provi tecniche di combattimento è quella che ti spinge a cambiare atteggiamento nella vita di tutti i giorni, non esiste vittimismo né scuse per tirarsi indietro. Impari a buttarti e a fidarti.

Impari a scendere nella materia, a sguazzare nel sudore, a toccare e farti toccare senza paura di venire invaso nei tuoi confini, perché nel corpo a corpo le barriere non sono più così nette.
Diventi fatica, respiro, fuoco che brucia, gioia terrena. Coraggio.

Alcune anime, incarnandosi, faticano a sentirsi a casa nella materia, hanno una naturale nostalgia per il regno spirituale e incorporeo. Quelle anime hanno bisogno di scendere nel fango della lotta, per sperimentare la vita terrestre, la dualità, la carnalità, la sfida fisica. 
La cosa più evolutiva da fare è non tirarsi indietro. 
Anime fluttuanti, buttatevi nella mischia!

lunedì 13 ottobre 2014

Preghiera della gratitudine

La differenza sostanziale tra il guerriero e la persona inconsapevole sta anche nel modo di pregare e ringraziare.

L'inconsapevole prega per paura, per disperazione, per ottenere di più, e ringrazia solo per le cose che giudica belle, per le occasioni in cui si è sentito felice e spensierato. 
O peggio, non ringrazia nemmeno perché pensa che non ci sia poi molto di cui essere grati, preda di una rabbia sorda nei confronti del mondo e del Divino. 

C'è persino chi accusa il Divino di non esistere solo perché non gli dà quello che vorrebbe. 
E' come accusare il proprio padre biologico di non essere suo genitore solo perché non asseconda i capricci del figlio!

Il guerriero, invece, sa bene che ogni sfida della vita è una benedizione.
Dovrebbe essere questa la sua preghiera:

Ti ringrazio per ogni sfida, 
Foto dell'autrice
ti ringrazio per ogni ostacolo,
ti ringrazio per la caduta e la spinta a rialzarmi,
ti ringrazio per la Bellezza,
ti ringrazio per mostrarmi l'Amore, anche dove non lo vedo.
Ti ringrazio per la pienezza e l'abbondanza,
anche quando non riesco a sentirle.
Ti ringrazio per la paura che mi costringe a trovare il coraggio.
Ti ringrazio per ogni lezione.
Ti ringrazio per il buio e per la luce,
ti ringrazio per la Vita.

venerdì 18 aprile 2014

La Solennità

Una delle cose che mi ha sempre colpito nelle popolazioni cosiddette aborigene o native è la Solennità.
Non so se avete presente le foto dei nativi americani, ma soprattutto vi ricorderete il loro modo di muoversi e stare seduti anche nei film. 


Nativi americani in una foto di Edward S. Curtis
Quell'ergersi con la schiena dritta, a testa alta, pieni di dignità, quel muoversi con gesti mai inutili, sempre misurati. Quella solennità nell'agire, nel muovere il corpo, nei gesti, è tipica delle popolazioni che hanno ancora dentro di sé un profondo senso di Sacralità.

Loro sanno che ogni cosa è come deve essere, non hanno quell'ansia che divora gli occidentali, e tutti coloro che sono cresciuti nel mondo del profitto e della velocità a tutti i costi.

Noi, con le nostra profonda crisi identitaria e culturale - cioè dimentichi di essere Anima, un Sé che esiste al di là del corpo ed ha uno scopo sulla Terra - andiamo per il mondo a testa basta, impauriti, il corpo contratto, pieni di pensieri ossessivi e domande che ci frullano di continuo in testa senza lasciarci tregua.

Da questi popoli dovremmo reimparare qualcosa che i nostri avi sapevano bene, cioè che l'armonia nasce da dentro, ed è generata
Nativi americani - Foto del XIX secolo
dalla consapevolezza che ognuno ha un proprio Valore inestimabile, una propria dignità incrollabile e la fiducia nella Vita come perfetta in sé stessa.


Non esiste sentirsi piccoli rispetto al mondo perché esso è in noi, non esiste non sentirsi all'altezza di un compito perché tutto ciò che ci viene mandato è perché possiamo affrontarlo. Ogni sfida è fatta apposta per affinare i nostri talenti, mai per sconfiggerci!

Appoggiare l'attenzione sul corpo per riscoprire la solennità insita in ogni movimento è un passo in più verso la Consapevolezza di sé.


venerdì 21 febbraio 2014

Will Bowen e un mondo senza lamentele

Pochi giorni fa una carissima amica mi ha parlato di un metodo divertente per eliminare la lamentela dalla propria vita quotidiana, inventata da un americano di nome Will Bowen.

La tecnica è molto semplice: si mette un braccialetto attorno a un polso, a scelta. Durante il giorno ci si osserva per intercettare eventuali lamentele, critiche e pure gossip che escono dalla nostra bocca. 
Foto di Cinzia Cavaletti al suo giorno 2
Ogni volta che la lamentela affiora all'esterno, portiamo il braccialetto all'altro polso. E il giorno seguente sarà ancora il giorno 1.
Se riusciremo a non lamentarci per 21 giorni di seguito, potremo dire di aver eliminato la lamentela anche dal nostro inconscio. Ci saremo ripuliti.

Bisogna essere onesti con sé stessi e riconoscere quando qualcosa che diciamo non è semplicemente un'affermazione ma è una lamentela. Persino sbuffare e alzare gli occhi al cielo fanno parte dell'abitudine alla lamentela, e ci partono meccanicamente. 

Dire al gatto di scendere dal letto non è una lamentela.
Dire: Ecco, sempre sul letto, ora mi hai riempito il piumone di peli, stupido gatto! E' una lamentela.
Uffa, è una lamentela. Che palle!, è una lamentela.

Perché eliminare la lamentela dalla vita?
Perché, spiega Bowen nel suo libro A complaint free world (Un mondo libero dalla lamentela), che noi siamo tutti self-made, cioè ci facciamo da soli. 
Tutto ciò che ci accade in qualche modo lo creiamo noi con il nostro inconscio. La lamentela è focalizzarsi sul problema e non sulla soluzione, dice l'autore. Quindi, con l'energia della lamentela finiamo per attirare ciò che non vorremmo.

I benefici sulla mente sono notevoli, essa è più rilassata, il corpo non sente il peso della lamentela su di sé, ci si concentra di più su pensieri costruttivi.

Will Bowen, poi, parla della teoria della fionda, ovvero: quanto più tiri indietro l'elastico, tanto più andrai lontano. E chiaramente, se sei privo di energia perché la lamentela te la porta via, le tue azioni per andare dove vorresti sono più deboli, meno efficaci. Se hai l'entusiasmo, il tuo tiro sarà pieno di forza.

Quindi, il metodo porta le persona a slittare da una vita di insoddisfazione a una vita di azione. 
Questo metodo, se preso anche con autoironia, invita alla sfida quotidiana con sé stessi e con i propri limiti.
L'esempio della barriera corallina è lampante: i coralli sono più vivi e in salute dalla parte dell'oceano, mentre dalla parte della laguna tendono a morire più in fretta. Perché? Per via delle continue sfide sollecitate dall'oceano, con le sue correnti, dalla fauna. Il corallo è più vivo se deve confrontarsi con le sfide della
Autoscatto dell'autrice al secondo giorno 1
sopravvivenza.


Per chi decidesse di provarci, sappia che non si deve scoraggiare, per questo è necessaria una buona dose di autoironia e obiettività, ma anche di determinazione. 
Da tre giorni sono al giorno 1. Meglio! Mi sto osservando e mi rendo conto, sia per ciò che riguarda me stessa ma anche chi mi circonda, che il 95% circa delle nostre frasi sono intrise di lamentela.
95%! Tutta energia sprecata a concentrarsi su ciò che non va e non sulla soluzione!

Sappiate anche che a detta dell'autore per arrivare a fare tutti i 21 giorni di fila senza lamentela sono necessari dai 4 agli 8 mesi.
Avanti, coraggio, la sfida è aperta!