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sabato 16 dicembre 2017

La meditazione ti spoglia

Uno degli effetti collaterali della meditazione, quando diviene una pratica quotidiana costante - due volte al giorno almeno - è che ti spogli del superfluo.

Non solo hai meno bisogno di comprare e circondarti di cose materiali, ma di colpo hai meno voglia di parole, sia di pronunciarle che di sentirle, non hai più necessità di fare lunghe conversazioni con gli amici, nemmeno al telefono. Non hai più la pulsione ad accendere radio, tv, internet. 
Tutte quelle parole, quel surplus di immagini, opinioni, video, parole scritte nei post cominciano a non interessarti più di tanto, non ricerchi il contatto costante col telefono.

Meditation time - Foto dell'autrice 
Ti viene voglia di comunicare solo l'essenziale, di colpo ti rendi conto che non hai nemmeno più interesse a condividere post sciocchi tra le amiche su Whatsapp, superfluo anche quello.

La pratica della meditazione ti ripulisce la mente e le emozioni dal brusio di fondo - che a molti dà dipendenza. Basti pensare a quanta gente non può fare a meno di avere la tv accesa anche se fa altro o riceve ospiti. Se glielo fai notare ti rispondono che tiene loro compagnia. Questo significa solo una cosa: hanno paura del silenzio. 
Perché nel silenzio c'è la nostra essenza. Non tutti sono pronti per incontrarla.

Con la pratica meditativa costante, non importa per quante ore al giorno, le cose superflue ti scivolano addosso. 

mercoledì 21 gennaio 2015

Farsi scudo con le parole

Immagino sia capitato a tutti di voler dire una semplice cosa a qualcuno e poi ci si ritrova venti minuti dopo a continuare a chiacchierare senza averne l'intenzione o la voglia.

Sotto quella che sembra solo un'attrazione verso un determinato argomento o il piacere di parlare con quella persona, si nasconde una specie di scudo. E' più facile nascondersi dietro le parole, anche con argomenti che riteniamo profondi, piuttosto che vivere l'imbarazzo di essere e osservare un altro Essere godendo semplicemente della sua presenza, della sua essenza.


Autoritratto dell'autrice
Cosa ci spinge a parlare anche quando non ne abbiamo voglia?
La paura del vuoto, del silenzio. E perché li temiamo? Perché in quegli spazi non si può mentire né indossare maschere.
Il silenzio e lo sguardo di un'altra persona ci mettono a nudo.
E noi che facciamo? 
Ci rivestiamo in fretta di parole, quasi fossimo stati colti nudi, e ci nascondiamo dietro un muro di contenuti non necessari, di giustificazioni, agghindati di ego che si mette in mostra e si pavoneggia nella dialettica. 

Per essere davvero intensi, veri, nudi, ci vuole coraggio e una forte determinazione a lasciare l'ego a bocca asciutta. Con un po' di sforzo e di buona volontà cominciamo per prima cosa a renderci conto di questi meccanismi, li osserviamo accadere. Non sempre all'inizio si riesce a interromperli subito smettendo di parlare.
Ma con un po' di esercizio dovremmo essere in grado di decidere davvero in presenza se parlare o no e che cosa comunicare, senza lasciarci trascinare in un vortice di frasi che si concatenano e che ci portano lontano da noi, dalla nostra essenza, dalla nostra nudità. Dalla verità.