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venerdì 5 maggio 2017
Manuale rock per guerrieri danzanti
Finalmente posso annunciare l'uscita del mio libro, giusto oggi! Lo presenterò domenica 14 maggio a Sasso Marconi (Bologna) con un intervento sulla Discesa agli Inferi come necessario passaggio evolutivo di vita. Il rock rappresenta il piombo che attende di essere trasmutato in Oro lucente. La rabbia è sempre grinta in potenziale. http://leduetorri.com/prodotto/manuale-rock-per-guerrieri-danzanti/ Per info sulla presentazione: arcobaleno@artlover.com
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martedì 8 novembre 2016
The wall e il non perdono
Oggi mi soffermerò sul tema del non perdono rappresentato magistralmente dal protagonista dell'album e del film The Wall dei Pink Floyd.
Nel mio libro attualmente in campagna di crowdfunding Manuale rock per guerrieri danzanti c'è un capitolo interamente dedicato a questo argomento. Eccone un breve estratto:
"Qualsiasi blocco, dolore, rabbia antica ti intasi la mente e il cuore, il disgorgante giusto si chiama Perdono. Non è in vendita in nessun supermercato o Fai-Da-Te. Ce l’hai già dentro di te, nella cassetta di pronto soccorso dell’anima che abbiamo in dotazione venendo al mondo, ma la maggior parte dell’umanità ha perso la chiave, anzi, molti non ricordano nemmeno di averla, quella cassetta salvavita. Il perdono è un lasciar andare: per-dono, in inglese il verbo è (to) for-give. Donare, ovvero dare amore a quella parte dolorante, trascurata, non amata. Il perdono parte da noi verso qualcosa o qualcuno. Che sia una persona all’esterno o un meccanismo interno inceppato poco importa. Ma se qualcosa non funziona a dovere, prima di puntare il dito fuori bisogna andare a recuperare la cassetta di pronto soccorso dell’anima e, una volta individuato il grumo di mancanza di perdono che sta creando il disagio, versagli sopra un po’ di sciroppo magico. Perdono, appunto. E’ dolce e scalda il cuore, e non ha gli effetti collaterali del Porto. E’ la panacea per eccellenza.
Il vittimismo è mancanza di perdono, così come la diffidenza, la chiusura, l’autodistruzione. Tutte queste parole rimandano a un film: The Wall dei Pink Floyd. La rockstar protagonista non ha ancora perdonato il proprio padre per essere morto in guerra mentre lui era in fasce, quindi per non esserci stato, per non essersi preso cura di lui e di sua madre - divenuta, così, castrante verso il figlio unico - in base al tipico meccanismo psicologico: la morte di un genitore è vista dal bambino come un abbandono volontario. Da qui nascono il rancore, il vittimismo, la lamentela. Le immagini ossessive che popolano la mente del protagonista sono lì a sottolineare questo sentimento. Se solo lui potesse ancora ricordare in quale cassetto, scaffale o stanza resti abbandonata la boccetta del prezioso sciroppo Perdono - che tutto guarisce - non finirebbe per impazzire, fino ad immaginarsi un dittatore per compensare la propria frustrazione, il senso di sé come nullità. Il sentimento di abbandono ha minato la sua autostima, il suo rapporto con sé stesso e di conseguenza con gli altri, anche le proprie relazioni amorose. Il muro protettivo che si costruisce non è però una zona di comfort, gli si ritorce contro."
Nel mio libro attualmente in campagna di crowdfunding Manuale rock per guerrieri danzanti c'è un capitolo interamente dedicato a questo argomento. Eccone un breve estratto:
"Qualsiasi blocco, dolore, rabbia antica ti intasi la mente e il cuore, il disgorgante giusto si chiama Perdono. Non è in vendita in nessun supermercato o Fai-Da-Te. Ce l’hai già dentro di te, nella cassetta di pronto soccorso dell’anima che abbiamo in dotazione venendo al mondo, ma la maggior parte dell’umanità ha perso la chiave, anzi, molti non ricordano nemmeno di averla, quella cassetta salvavita. Il perdono è un lasciar andare: per-dono, in inglese il verbo è (to) for-give. Donare, ovvero dare amore a quella parte dolorante, trascurata, non amata. Il perdono parte da noi verso qualcosa o qualcuno. Che sia una persona all’esterno o un meccanismo interno inceppato poco importa. Ma se qualcosa non funziona a dovere, prima di puntare il dito fuori bisogna andare a recuperare la cassetta di pronto soccorso dell’anima e, una volta individuato il grumo di mancanza di perdono che sta creando il disagio, versagli sopra un po’ di sciroppo magico. Perdono, appunto. E’ dolce e scalda il cuore, e non ha gli effetti collaterali del Porto. E’ la panacea per eccellenza.
Il vittimismo è mancanza di perdono, così come la diffidenza, la chiusura, l’autodistruzione. Tutte queste parole rimandano a un film: The Wall dei Pink Floyd. La rockstar protagonista non ha ancora perdonato il proprio padre per essere morto in guerra mentre lui era in fasce, quindi per non esserci stato, per non essersi preso cura di lui e di sua madre - divenuta, così, castrante verso il figlio unico - in base al tipico meccanismo psicologico: la morte di un genitore è vista dal bambino come un abbandono volontario. Da qui nascono il rancore, il vittimismo, la lamentela. Le immagini ossessive che popolano la mente del protagonista sono lì a sottolineare questo sentimento. Se solo lui potesse ancora ricordare in quale cassetto, scaffale o stanza resti abbandonata la boccetta del prezioso sciroppo Perdono - che tutto guarisce - non finirebbe per impazzire, fino ad immaginarsi un dittatore per compensare la propria frustrazione, il senso di sé come nullità. Il sentimento di abbandono ha minato la sua autostima, il suo rapporto con sé stesso e di conseguenza con gli altri, anche le proprie relazioni amorose. Il muro protettivo che si costruisce non è però una zona di comfort, gli si ritorce contro."
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| Nonperdono (Red wall) - Foto dell'autrice |
Questo libro nasce dalla mia convinzione che la musica può essere un grande veicolo di consapevolezza, infatti qui il rock è solo un pretesto. E' un libro che mostra metafore del Risveglio anche nei posti apparentemente più impensabili.
Buona lettura a tutti!
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martedì 26 aprile 2016
Seminario di trasmutazione alchemica
Dopo tanti post, negli anni, in cui ho scritto della nostra rabbia, che necessita di essere osservata con la luce della Consapevolezza, che come una torcia sconfigge l'ombra, e che in linguaggio alchemico viene definita piombo insieme a tutte le emozioni negative, i blocchi e le paure, ed è lì per essere tramutata in Oro, ecco che nasce un seminario apposito.
La Gioia Selvaggia è un seminario di un giorno che permette ai partecipanti di venire in contatto con la propria rabbia in modo schietto e di acquisire gli strumenti per trasmutarla in Gioia, proprio un lavoro da alchimisti!
E' tempo di chiudere i libri pieni di belle teorie e testimonianze altrui di come le tecniche funzionino davvero e di spiccare il salto verso la pratica. Vedrete a differenza!
Siete tutti invitati, quindi, a partecipare al seminario condotto da me e Yvonne Pizzigati, formatrice, il 7 maggio a Pino Torinese, sulla magnifica collina di Torino, via Maria Cristina 26, dalle 10 alle 17.
Per informazioni ed iscrizioni potete scrivere a genavarigana@libero.it
La Gioia Selvaggia è un seminario di un giorno che permette ai partecipanti di venire in contatto con la propria rabbia in modo schietto e di acquisire gli strumenti per trasmutarla in Gioia, proprio un lavoro da alchimisti!
E' tempo di chiudere i libri pieni di belle teorie e testimonianze altrui di come le tecniche funzionino davvero e di spiccare il salto verso la pratica. Vedrete a differenza!
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| La Gioia Selvaggia - Foto dell'autrice |
Per informazioni ed iscrizioni potete scrivere a genavarigana@libero.it
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venerdì 29 gennaio 2016
Le forze antagoniste
Una Legge universale dice che quanto più siamo decisi ad andare in una direzione, tanto più ci arrivano delle forze antagoniste a sbarrarci il cammino.
Invece di arrabbiarci pestando i piedi considerando la cosa ingiusta, visto che non la possiamo cambiare, la cosa più saggia da fare è sfruttare la cosa a nostro vantaggio.
Intanto, avere una forza antagonista che ci mette il bastone tra le ruote è una bella sfida a comprendere quanto amiamo il nostro percorso di vita, quanto davvero lo sentiamo nostro nell'anima, ma soprattutto ci tira fuori la grinta.
Questo non significa lottare contro la forza antagonista - ne usciremmo sconfitti - ma essere più scaltri di lei, conoscerla, osservarla, scansarla come si fa nelle arti marziali.
Più le diamo importanza e più prende potere, togliendoci energia.
Se invece la affrontiamo senza timore, centrati, impassibili, si allontanerà da noi. Non le avremo dato nutrimento né con la paura né con la rabbia o l'opposizione aperta. Anzi, una buona dose di ironia è l'arma più letale che ci sia.
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| Energia - Foto dell'autrice |
In fondo, nulla viene per nuocerci ma per insegnarci qualcosa, nel bene o nel male. Quanto più sentiamo che qualcosa o qualcuno ci respinge, più possiamo stare certi che siamo sul sentiero giusto. Perché andare verso la propria libertà emotiva alle forze antagoniste, chiaramente, non piace per nulla. Gli outsider fanno paura perché non si fanno agganciare dal gruppo/egregora/moda/partito politico, ecc. Che poi alla fine sempre egregore sono, tutti. (Per chi non sapesse cos'è un'egregora sappia che è un'entità formata dall'energia psichica di più persone, in poche parole una forma-pensiero).
La differenza sta, però, nel sapere che non bisogna andare contro solo per partito preso, solo per essere diversi, o non faremo che il gioco delle forze antagoniste che avranno maggiori ragioni per sbarrarci la strada verso noi stessi, il nostro Sé autentico.
Infatti essere guerrieri di luce significa proprio essere centrati e attenti, impassibili e coraggiosi, non sbraitare contro questa o quella forza antagonista cercando di prenderla a pugni.
Molti confondono la figura del guerriero vero, autentico con il rissoso/guerrafondaio, associando il termine guerriero a guerra.
Ma i saggi sanno che il vero guerriero ha prima di tutto affossato i propri demoni e solo dalla sua centratura di Cuore può arrivare la Forza interiore che affossa tutte le forze antagoniste. Senza rabbia. Senza muscoli.
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sabato 12 dicembre 2015
Le forme pensiero al supermercato
Recentemente, ho notato che nei supermercati vagano forme pensiero decisamente pesanti. Se prima era più facile sentire la loro presenza nei discount, ora si sono insediate anche nei supermercati comuni.
Le forme pensiero, per chi non lo sapesse, sono entità autonome create dall'energia dei nostri pensieri fissi, oppure da una nostra concentrazione volontaria. Possono essere sia benefiche che malefiche, o pesanti, come preferisco definirle.
Quelle pesanti vengono da pensieri ossessivi carichi di paura, rabbia, giudizio, senso di impotenza, frustrazione, gelosia, desiderio di vendetta e tutto quanto di negativo la nostra mente può produrre.
Se in un ambiente le persone provano un certo tipo di pensiero ricorrente, la sua energia crea una forma pensiero che aleggia lì dentro, insinuandosi nelle menti perché bisognosa di nutrimento. Un individuo che lavora su di sé riesce a notarla, mentre chi dorme non lo nota neppure oppure lo imputa a uno stato emotivo proprio.
Come dicevo all'inizio, ho notato che in questo periodo i carichi emotivi che aleggiano nei centri commerciali sono particolarmente molesti. Credo che a causa della crisi economica la gente si senta abbattuta, demotivata o frustrata, ossessionata dalla paura di non farcela ad arrivare alla fine del mese, e il periodo natalizio acuisce questa sensazione, dato che le campagne pubblicitarie invitano a comprare regali e cibi per il pranzo di Natale in un'atmosfera di falsa gioia e bontà d'animo.
Il problema è che, come già accennato sopra, la gente non sa che queste preoccupazioni creano forme pensiero che si insinuano nelle menti appena varcata la soglia del supermercato.
Sono stata visitata anch'io da queste entità, ma conoscendole le ho osservate senza farmi invischiare.
Appena entrata per fare la spesa ho sentito un peso schiacciante addosso, doloroso, pieno di tristezza, invece di essere attratta dai prodotti variopinti sugli scaffali e blandita dalla musica in sottofondo, come gli psicologi esperti di marketing si aspetterebbero. Ho capito che stavo sentendo su di me tutto il peso della paura e il senso di penuria che aleggia in questo periodo storico in Italia.
Si deve stare in guardia, essere molto presenti quando si entra a fare compere o se ne resta influenzati. Solo così ci si accorge della pesantezza di quelle sensazioni, dei pensieri negativi che ci attraversano.
Riconoscerle è già una difesa. Bisogna restare in stato di Veglia il più possibile, sforzandosi di ricordare che quelle sensazioni sgradevoli, quel senso di depressione che ci piomba addosso non è nostro, non siamo noi a provarlo.
E' un'entità autonoma e solo distaccandocene in presenza possiamo tenerla lontana.
Le forme pensiero, per chi non lo sapesse, sono entità autonome create dall'energia dei nostri pensieri fissi, oppure da una nostra concentrazione volontaria. Possono essere sia benefiche che malefiche, o pesanti, come preferisco definirle.
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| Centro commerciale - Foto dell'autrice |
Se in un ambiente le persone provano un certo tipo di pensiero ricorrente, la sua energia crea una forma pensiero che aleggia lì dentro, insinuandosi nelle menti perché bisognosa di nutrimento. Un individuo che lavora su di sé riesce a notarla, mentre chi dorme non lo nota neppure oppure lo imputa a uno stato emotivo proprio.
Come dicevo all'inizio, ho notato che in questo periodo i carichi emotivi che aleggiano nei centri commerciali sono particolarmente molesti. Credo che a causa della crisi economica la gente si senta abbattuta, demotivata o frustrata, ossessionata dalla paura di non farcela ad arrivare alla fine del mese, e il periodo natalizio acuisce questa sensazione, dato che le campagne pubblicitarie invitano a comprare regali e cibi per il pranzo di Natale in un'atmosfera di falsa gioia e bontà d'animo.
Il problema è che, come già accennato sopra, la gente non sa che queste preoccupazioni creano forme pensiero che si insinuano nelle menti appena varcata la soglia del supermercato.
Sono stata visitata anch'io da queste entità, ma conoscendole le ho osservate senza farmi invischiare.
| Supermarket - Foto dell'autrice |
Si deve stare in guardia, essere molto presenti quando si entra a fare compere o se ne resta influenzati. Solo così ci si accorge della pesantezza di quelle sensazioni, dei pensieri negativi che ci attraversano.
Riconoscerle è già una difesa. Bisogna restare in stato di Veglia il più possibile, sforzandosi di ricordare che quelle sensazioni sgradevoli, quel senso di depressione che ci piomba addosso non è nostro, non siamo noi a provarlo.
E' un'entità autonoma e solo distaccandocene in presenza possiamo tenerla lontana.
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martedì 18 febbraio 2014
Non fare agli altri...
A tutti noi sarà capitato di imbatterci in persone maleducate che a una richiesta gentile reagiscono con insulti e parolacce.
Ci sono persone definite scorbutiche che hanno la tendenza a comportarsi in maniera arrogante e rabbiosa, e spesso esse, guarda caso, si fanno il vuoto intorno. Il paradosso sta nel fatto che queste persone si sentono sole e incomprese in un mondo ostile e per questo reagiscono sempre malamente, sentendosi personalmente attaccate. Finiscono per giudicare l'umanità come maligna e antipatica, ma non vedono che sono loro le prime a creare questa ostilità intorno a sé.
La famosa frase di Cristo Non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te stesso andrebbe ricordata ogni volta che stiamo per reagire male a qualcosa, ogni volta che ci verrebbe da insultare qualcuno, fosse anche credendo di essere nel giusto.
E' facile reagire a qualcosa che ci ferisce lanciando insulti e dicendo cattiverie, ma se la stessa cosa viene fatta a noi la giudichiamo ingiusta.
Evidentemente, quando siamo in reazione a qualcosa, ci sfugge questa semplice verità.
Inoltre, ora che sappiamo bene come funziona la Legge dello Specchio, dovremmo comprendere che insultare qualcuno è insultare sé stessi, perché se nulla accade fuori, se il mondo lo creo io dall'interno di me stesso, l'insulto che vomito sull'altro è
indirizzato a me stesso!
Se penso che la persona davanti a me sia un coglione o un rompiscatole, non è forse una mia creazione? Se è mia, quei giudizi che ho in me li anche su di me.
Non riconosciamo una parte di noi che comunque esiste, non la amiamo, non la accettiamo.
E questo vale sia per chi insulta che per chi viene insultato.
Quale parte cafona di me non riconosco come mia?
Ma soprattutto, occhio: tutta la negatività che mandi nel mondo ti ritorna.
La Legge dice che l'energia, la vita stessa, sono come un boomerang.
Ciò che lanci, ritorna.
| Foto dell'autrice |
La famosa frase di Cristo Non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te stesso andrebbe ricordata ogni volta che stiamo per reagire male a qualcosa, ogni volta che ci verrebbe da insultare qualcuno, fosse anche credendo di essere nel giusto.
E' facile reagire a qualcosa che ci ferisce lanciando insulti e dicendo cattiverie, ma se la stessa cosa viene fatta a noi la giudichiamo ingiusta.
Evidentemente, quando siamo in reazione a qualcosa, ci sfugge questa semplice verità.
Inoltre, ora che sappiamo bene come funziona la Legge dello Specchio, dovremmo comprendere che insultare qualcuno è insultare sé stessi, perché se nulla accade fuori, se il mondo lo creo io dall'interno di me stesso, l'insulto che vomito sull'altro è
| Foto dell'autrice |
Se penso che la persona davanti a me sia un coglione o un rompiscatole, non è forse una mia creazione? Se è mia, quei giudizi che ho in me li anche su di me.
Non riconosciamo una parte di noi che comunque esiste, non la amiamo, non la accettiamo.
E questo vale sia per chi insulta che per chi viene insultato.
Quale parte cafona di me non riconosco come mia?
Ma soprattutto, occhio: tutta la negatività che mandi nel mondo ti ritorna.
La Legge dice che l'energia, la vita stessa, sono come un boomerang.
Ciò che lanci, ritorna.
lunedì 27 gennaio 2014
Il fastidio
Da cosa nasce il senso di fastidio?
Il percorso del risveglio implica la capacità di osservazione delle proprie reazioni, dei sentimenti, delle emozioni. Anche il piccolo fastidio va osservato.
E' sempre una spia di qualcosa che stride.
Tutto ciò che avviene all'esterno è specchio di ciò che si cela all'interno, quindi, che sia qualcosa che amiamo o qualcosa che detestiamo, è sempre qualcosa di nostro.
So che qualcuno dentro di sé protesterà dicendo magari che la cattiveria del vicino di casa non gli appartiene per nulla, ma è proprio la reazione indignata a essere indicatore del fatto che, se ci sentiamo indignati, è perché da qualche parte c'è una risonanza. Ma non è detto che sia lo stesso tipo di "cattiveria".
Se io dicessi a qualcuno che odio il succo di alchechengi, nessuno saprebbe di cosa sto parlando, dato che di succo di alchechengi non se ne trova. Nessuno si sentirebbe ferito o indignato, o infastidito perché non apprezzo il succo di alchechengi.
Se invece portando a spasso il cane qualcuno mi insulta con veemenza dicendo che il mio cane osa fare la pipì sul lampione vicino a casa sua, potrei sentirmi infastidita perché colgo l'esagerazione della sua reazione, il suo senso di possesso, inoltre mi potrei sentire attaccata in quanto possessore di cane.
Quindi, se il mio fastidio nasce da qualcosa che risuona con me:
1) La violenza verbale della persona che mi insulta sta risuonando con una forma di rabbia che ho dentro, magari latente.
2) Il suo senso di possesso che le fa credere di essere padrona anche del lampione in strada sarà specchio della mia gelosia verso qualche oggetto cui sono affezionata, non importa se quell'oggetto mi pare più sensato di un lampione. Se sono gelosa delle mie tazzine da collezione e non le uso per non rovinarle, è lo stesso senso di possesso. Questo è mio e non lo tocchi!
3) Amando i cani, potrei faticare a mettermi nei panni di chi non li ama, o li teme. Se poi sono identificata come cinofila, mi sentirò addirittura attaccata e criticata per la mia passione.
Ogni piccolo fastidio sale alla coscienza perché sta parlando di noi, di ciò che non sappiamo riconoscere.
Ma il fastidio, lungi da essere una cosa negativa, da eliminare, è in realtà una grande benedizione.
E' come la spia dell'olio o della temperatura dell'acqua dell'auto. Senza quella spia la macchina rischierebbe di finire in panne di punto in bianco senza avvertirci prima.
Il fastidio non è lì per rovinarci la giornata.
E' lì per ricordarci che solo se ci conosciamo davvero, solo se ci vediamo con gli occhi nudi, abbiamo il Potere di diventare creatori della nostra vita e non vittime delle emozioni.
Il percorso del risveglio implica la capacità di osservazione delle proprie reazioni, dei sentimenti, delle emozioni. Anche il piccolo fastidio va osservato.
E' sempre una spia di qualcosa che stride.
| Foto dell'autrice |
So che qualcuno dentro di sé protesterà dicendo magari che la cattiveria del vicino di casa non gli appartiene per nulla, ma è proprio la reazione indignata a essere indicatore del fatto che, se ci sentiamo indignati, è perché da qualche parte c'è una risonanza. Ma non è detto che sia lo stesso tipo di "cattiveria".
Se io dicessi a qualcuno che odio il succo di alchechengi, nessuno saprebbe di cosa sto parlando, dato che di succo di alchechengi non se ne trova. Nessuno si sentirebbe ferito o indignato, o infastidito perché non apprezzo il succo di alchechengi.
Se invece portando a spasso il cane qualcuno mi insulta con veemenza dicendo che il mio cane osa fare la pipì sul lampione vicino a casa sua, potrei sentirmi infastidita perché colgo l'esagerazione della sua reazione, il suo senso di possesso, inoltre mi potrei sentire attaccata in quanto possessore di cane.
Quindi, se il mio fastidio nasce da qualcosa che risuona con me:
1) La violenza verbale della persona che mi insulta sta risuonando con una forma di rabbia che ho dentro, magari latente.
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3) Amando i cani, potrei faticare a mettermi nei panni di chi non li ama, o li teme. Se poi sono identificata come cinofila, mi sentirò addirittura attaccata e criticata per la mia passione.
Ogni piccolo fastidio sale alla coscienza perché sta parlando di noi, di ciò che non sappiamo riconoscere.
Ma il fastidio, lungi da essere una cosa negativa, da eliminare, è in realtà una grande benedizione.
E' come la spia dell'olio o della temperatura dell'acqua dell'auto. Senza quella spia la macchina rischierebbe di finire in panne di punto in bianco senza avvertirci prima.
Il fastidio non è lì per rovinarci la giornata.
E' lì per ricordarci che solo se ci conosciamo davvero, solo se ci vediamo con gli occhi nudi, abbiamo il Potere di diventare creatori della nostra vita e non vittime delle emozioni.
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martedì 21 gennaio 2014
La rabbia costruttiva
Un luogo comune da sfatare è che la rabbia sia fondamentalmente sbagliata, qualcosa da cancellare dalla propria vita.
Prima di tutto occorre dire che nessun sentimento è sbagliato. Fa parte delle emozioni umane. Il problema è come viene provato e usato da noi.
Un altro luogo comune è l'idea che un maestro spirituale non si arrabbi mai. Abbiamo la visione idilliaca di un uomo pio e molto silenzioso che sorride benevolo impartendoci le sue benedizioni.
Un Maestro spirituale, in realtà, può benissimo incazzarsi per un momento e gridare "Porca troia!". Ma tre secondi dopo, quell'emozione è già passata senza lasciare traccia in lui. L'ha lasciata andare.
Questa è la differenza sostanziale tra un risvegliato e un dormiente.
Il dormiente si porta quella negatività appresso per il resto della giornata, magari per l'intera settimana, condendo l'avvenimento di tutte le lamentele possibili sulla propria vita, con grosse cucchiaiate attinte nel passato.
In realtà, la rabbia può essere un alleato fenomenale. Se la sai usare in modo costruttivo.
Se stai perdendo di vista un obiettivo o vedi che la tua vita sta andando alla deriva per la tua pigrizia e indolenza, la rabbia al pensiero di buttare la tua vita in discarica per la tua debolezza può essere il motore giusto per ripartire alla grande.
Con la grinta.
La differenza sostanziale tra la rabbia costruttiva e quella distruttiva è che la prima usa il Cuore come carburante nel motore.
La rabbia costruttiva è condizionata dall'amore per sé sessi.
Quella distruttiva per l'odio verso sé stessi e la propria vita.
La scelta tra le due sta a noi.
Ma la rabbia distruttiva non ha mai creato nulla di buono.
Perché alla fine tutto torna indietro, e se provi odio ricevi odio.
Prima di tutto occorre dire che nessun sentimento è sbagliato. Fa parte delle emozioni umane. Il problema è come viene provato e usato da noi.
Un altro luogo comune è l'idea che un maestro spirituale non si arrabbi mai. Abbiamo la visione idilliaca di un uomo pio e molto silenzioso che sorride benevolo impartendoci le sue benedizioni.
Un Maestro spirituale, in realtà, può benissimo incazzarsi per un momento e gridare "Porca troia!". Ma tre secondi dopo, quell'emozione è già passata senza lasciare traccia in lui. L'ha lasciata andare.
Questa è la differenza sostanziale tra un risvegliato e un dormiente.
Il dormiente si porta quella negatività appresso per il resto della giornata, magari per l'intera settimana, condendo l'avvenimento di tutte le lamentele possibili sulla propria vita, con grosse cucchiaiate attinte nel passato.
In realtà, la rabbia può essere un alleato fenomenale. Se la sai usare in modo costruttivo.
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| Foto dell'autrice |
Con la grinta.
La differenza sostanziale tra la rabbia costruttiva e quella distruttiva è che la prima usa il Cuore come carburante nel motore.
La rabbia costruttiva è condizionata dall'amore per sé sessi.
Quella distruttiva per l'odio verso sé stessi e la propria vita.
La scelta tra le due sta a noi.
Ma la rabbia distruttiva non ha mai creato nulla di buono.
Perché alla fine tutto torna indietro, e se provi odio ricevi odio.
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martedì 5 novembre 2013
Il corpo di dolore collettivo femminile
Moltissime donne soffrono di dolori premestruali, e anche durante il ciclo hanno vari disturbi, dal mal di pancia al mal di schiena, gambe gonfie, brufoli, mal di testa, ecc.
Inoltre, gli uomini in particolare amano scherzare sulla presunta intrattabilità delle donne in questo delicato momento mensile.
A quanto pare, una donna in sindrome premestruale è particolarmente aggressiva e irritabile, ha sbalzi d'umore e forte emotività.
La medicina ufficiale imputa questi disturbi agli ormoni.
Ma noi sappiamo ormai che il nostro corpo soffre perché è l'emozione ad agire su di esso, anche se a livello inconscio. Non c'è malanno che non possa essere ricondotto alla psiche, e a quello che Eckhart Tolle chiama corpo di dolore.
Secondo lui, esiste un corpo di dolore collettivo femminile, che si è andato formando nei secoli, diventando una sorta di entità cui siamo tutte in qualche modo collegate.
Esso si è formato in migliaia di anni di violenza, stupri, sottomissioni, parti difficili, frustrazione.
Durante il ciclo mestruale questo corpo di dolore collettivo si risveglia dal suo stato latente. Questo spiega la sofferenza fisica in senso emozionale di stampo junghiano, e l'irritabilità, che è una forma di negatività proveniente dalla rabbia per ciò che sentiamo di aver subito in quanto sesso femminile.
Riconoscere la schiavitù, l'ingiustizia subita, la sottomissione forzata è sacrosanto, per non ricaderci.
Ma è anche vero, sottolinea Tolle, che se ci sentiamo vittime per ciò che gli uomini ci hanno fatto subire si rischia di restare chiuse in un bozzolo di vittimismo rabbioso, rancoroso, e non ci si distacca più da esso.
Se da una parte la solidarietà femminile ci dà un senso di empatia e collaborazione affinché certe nefandezze non si ripetano più ai danni delle donne, il rischio è costruirci un senso di identità di vittime, bloccando la nostra energia a uno stadio di separazione tra noi e gli uomini. Una forma di autosegregazione e un rafforzamento dell'ego.
L'unica via d'uscita è non utilizzare il corpo di dolore come strumento di lotta.
Rimanendo consapevole del significato inconscio collettivo dei dolori mestruali, la donna di oggi può finalmente liberarsi di esso solo osservandosi e intercettare subito ogni senso di disagio o irritazione sul nascere.
A forza di essere osservato in uno stato vigile di non giudizio, il corpo di dolore finisce per essere trasmutato in consapevolezza radiosa.
A quel punto la donna ritrova la propria sacralità, il suo essere Dea, ma non in un'accezione di dualità tra il Dio maschile biblico e la Dea pagana, ma come forza divina creatrice.
Inoltre, gli uomini in particolare amano scherzare sulla presunta intrattabilità delle donne in questo delicato momento mensile.
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| Foto dell'autrice |
La medicina ufficiale imputa questi disturbi agli ormoni.
Ma noi sappiamo ormai che il nostro corpo soffre perché è l'emozione ad agire su di esso, anche se a livello inconscio. Non c'è malanno che non possa essere ricondotto alla psiche, e a quello che Eckhart Tolle chiama corpo di dolore.
Secondo lui, esiste un corpo di dolore collettivo femminile, che si è andato formando nei secoli, diventando una sorta di entità cui siamo tutte in qualche modo collegate.
Esso si è formato in migliaia di anni di violenza, stupri, sottomissioni, parti difficili, frustrazione.
Durante il ciclo mestruale questo corpo di dolore collettivo si risveglia dal suo stato latente. Questo spiega la sofferenza fisica in senso emozionale di stampo junghiano, e l'irritabilità, che è una forma di negatività proveniente dalla rabbia per ciò che sentiamo di aver subito in quanto sesso femminile.
Riconoscere la schiavitù, l'ingiustizia subita, la sottomissione forzata è sacrosanto, per non ricaderci.
Ma è anche vero, sottolinea Tolle, che se ci sentiamo vittime per ciò che gli uomini ci hanno fatto subire si rischia di restare chiuse in un bozzolo di vittimismo rabbioso, rancoroso, e non ci si distacca più da esso.
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L'unica via d'uscita è non utilizzare il corpo di dolore come strumento di lotta.
Rimanendo consapevole del significato inconscio collettivo dei dolori mestruali, la donna di oggi può finalmente liberarsi di esso solo osservandosi e intercettare subito ogni senso di disagio o irritazione sul nascere.
A forza di essere osservato in uno stato vigile di non giudizio, il corpo di dolore finisce per essere trasmutato in consapevolezza radiosa.
A quel punto la donna ritrova la propria sacralità, il suo essere Dea, ma non in un'accezione di dualità tra il Dio maschile biblico e la Dea pagana, ma come forza divina creatrice.
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venerdì 18 ottobre 2013
Il corpo di dolore, entità a sé
Che cos'è il corpo di dolore?
Come ho già scritto in precedenza, esso è costituito dal dolore emozionale passato accumulatosi nella mente e nel corpo, mescolato al dolore che ancora sentiamo ogni volta che proviamo un'emozione "negativa".
Questa energia "negativa", secondo Eckhart Tolle può essere considerata come un'entità a sé. Quando si impadronisce di noi, necessita di altro dolore per sopravvivere.
Non può nutrirsi di gioia, e farà in modo di sabotare i nostri tentativi di sciogliere il dolore.
Ogni esperienza che entra in risonanza con la vibrazione di dolore che abbiamo dentro, crea altro dolore che va a fortificare il nostro corpo di dolore.
Questo dolore può manifestarsi in molti modi: rabbia, malinconia, depressione, irritazione, impazienza, violenza, odio, anche malattia.
O diventiamo vittime o persecutori. Questa è la modalità in cui il corpo di dolore si tiene in vita.
Noi crediamo di non volere il dolore, ma se ci osserviamo bene, ci possiamo rendere conto che i nostri schemi mentali sono ormai sintonizzati sulla perpetrazione del dolore. Per noi stessi e per gli altri.
Solo quando ne diventiamo consapevoli nel profondo, possiamo cambiare atteggiamenti e dissolvere il corpo di dolore.
Capirlo con la testa non serve.
Nessuno sceglie il dolore in modo consapevole, sarebbe folle.
Fintanto che consideriamo il nostro dolore come vero, non andremo da nessuna parte.
Tutti i Maestri, di ogni epoca, dicono che il dolore è un'illusione.
Ma sapere ciò non basta.
L'unica cosa da fare è osservarlo. Accendere una luce nel buio.
Quando rischiari il buio, esso si dissolve. C'è solo luce.
Il corpo di dolore non va capito. Solo osservato.
Ci vorrà un po' per non ricadere negli stessi schemi di sempre, in fondo abbiamo vissuto tutta la vita condizionati da essi.
Spesso il corpo di dolore si ribella ai nostri tentativi di disidentificazione, e allora starà male, creerà altro dolore per illuderci che l'osservazione non funziona. Non bisogna credergli.
Non alimentando più il corpo di dolore, morirà.
Siamo pronti a farlo morire?
Come ho già scritto in precedenza, esso è costituito dal dolore emozionale passato accumulatosi nella mente e nel corpo, mescolato al dolore che ancora sentiamo ogni volta che proviamo un'emozione "negativa".
Questa energia "negativa", secondo Eckhart Tolle può essere considerata come un'entità a sé. Quando si impadronisce di noi, necessita di altro dolore per sopravvivere.
Non può nutrirsi di gioia, e farà in modo di sabotare i nostri tentativi di sciogliere il dolore.
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Questo dolore può manifestarsi in molti modi: rabbia, malinconia, depressione, irritazione, impazienza, violenza, odio, anche malattia.
O diventiamo vittime o persecutori. Questa è la modalità in cui il corpo di dolore si tiene in vita.
Noi crediamo di non volere il dolore, ma se ci osserviamo bene, ci possiamo rendere conto che i nostri schemi mentali sono ormai sintonizzati sulla perpetrazione del dolore. Per noi stessi e per gli altri.
Solo quando ne diventiamo consapevoli nel profondo, possiamo cambiare atteggiamenti e dissolvere il corpo di dolore.
Capirlo con la testa non serve.
Nessuno sceglie il dolore in modo consapevole, sarebbe folle.
Fintanto che consideriamo il nostro dolore come vero, non andremo da nessuna parte.
Tutti i Maestri, di ogni epoca, dicono che il dolore è un'illusione.
Ma sapere ciò non basta.
L'unica cosa da fare è osservarlo. Accendere una luce nel buio.
Quando rischiari il buio, esso si dissolve. C'è solo luce.
Il corpo di dolore non va capito. Solo osservato.
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Ci vorrà un po' per non ricadere negli stessi schemi di sempre, in fondo abbiamo vissuto tutta la vita condizionati da essi.
Spesso il corpo di dolore si ribella ai nostri tentativi di disidentificazione, e allora starà male, creerà altro dolore per illuderci che l'osservazione non funziona. Non bisogna credergli.
Non alimentando più il corpo di dolore, morirà.
Siamo pronti a farlo morire?
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venerdì 1 marzo 2013
Lasciar andare la rabbia
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Come ci siamo saliti, possiamo scendervi.
E io aggiungo che se rimaniamo in sella a un cavallo rabbioso, spaventato o capriccioso, in balia delle sue bizze, potremmo farci male sul serio.
Potremmo perdere il controllo e spezzarci una gamba o, peggio, l'osso del collo.
Vale la pena di cercarsi dei guai per un'emozione negativa?
Lasciamo andare il cavallo bizzoso per la propria strada, lasciamo libere le briglie e che galoppi altrove!
Noi non siamo quel cavallo. Possiamo scegliere di smontare di sella.
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Come non ci verrebbe mai in mente di alimentare e incoraggiare un cavallo che sta per travolgerci con gli zoccoli, allora perché alimentare la nostra rabbia?
Perché farci trascinare da essa nei territori più bui della nostra mente?
Rimarremmo mai attaccati alla coda di un cavallo pazzo?
Ogni volta che proviamo rabbia, immaginiamola come un cavallo spaventato - d'altronde paura e rabbia sono due facce della stessa medaglia - e lasciamolo galoppare altrove con la nostra benedizione.
Non avrà più alcun potere su di noi.
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