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giovedì 13 aprile 2017

Strappare il Velo di Maya

Sappiamo di vivere dentro proiezioni, che tutto ciò che ci piace e non ci piace è comunque filtrato da ciò che noi stiamo proiettando all'esterno. Che sia innamoramento o odio, tutto parla di noi, ed è pura illusione.

Velo di Maya #1 - Autoritratto dell'autrice
Ma l'errore che si commette facilmente, quando ci si rende conto di una nostra proiezione - bella o brutta che ci appaia - è quello di volerne uscire, di chiedere a noi stessi di smettere di proiettare fuori di noi quell'illusione in cui siamo caduti.

La consapevolezza e la risoluzione non passano dall'accantonare le cose, solo dall'integrarle.
Stiamo vivendo l'illusione dell'innamoramento, ad esempio?
Bene, stiamoci dentro sentendola tutta. Godiamoci il film sapendo che è solo luce proiettata su uno schermo bianco, che non c'è nulla di vero, non c'è nulla di reale, ma può insegnarci molto di noi dal modo in cui ci facciamo coinvolgere.

E' tutta vita che accade. Stiamo pure nel sentire il frullo del cuore, stiamo pure nel desiderio di un bacio appassionato, ma senza attaccamento all'aspettativa che accada realmente, senza la pretesa di essere ricambiati dello stesso sentimento, seppur passeggero.

La Bellezza sta nel sentire che tutto ciò è manifestazione di noi. 

Se si sta male per un sentimento non ricambiato, basta starci dentro con coraggio, sentendolo tutto, percependo le viscere torcersi, fluendo nelle lacrime, lasciando che il nodo in gola faccia male, che lo struggimento ci laceri dentro. Se si sosta abbastanza a lungo in quel sentire, ecco il miracolo: è solo vita che accade, e pian piano porta via quel dolore proiettato all'esterno per essere guarito. 

Mai giudicarsi per un sentimento doloroso che si sta vivendo. Perché è una spia rossa di qualcosa che vuole essere riparato, ma lo si può fare solo accogliendo il segnale senza giudizio, amando quella parte ferita di noi che chiede amore. 
L'amore che guarisce il nostro dolore può soltanto venire da noi stessi, mai da fuori. Non c'è nessun là fuori!
Velo di Maya #2 - Autoritratto dell'autrice

Amate quell'illusione come parte di un Piano più grande per evolvere, senza illusione non c'è trasmutazione in consapevolezza. Senza piombo non abbiamo oro da trasmutare. 

Il Velo di Maya non va strappato a forza. Si scioglie da solo quando impariamo ad amare tutte le nostre parti ombra. Quando ci accogliamo totalmente e impariamo a vedere la nostra Bellezza intrinseca. 

Quando l'innamoramento per qualcuno lo integriamo fino in fondo, ecco che entriamo nell'Amore. Per noi stessi.

venerdì 23 dicembre 2016

Trascendere l'Osservatore

Nel periodo natalizio si parla tanto di sentimenti d'amore e apertura del cuore, che paiono solo banalità. Ma questo parlare di amore mi porta a una riflessione che nasce dalla mia esperienza personale. Quando si lavora a lungo su di sé osservandosi di continuo, instancabilmente, si finisce per irrigidirsi un po'.
Tutta la nostra attenzione va a ciò che la macchina fa, e anche se cerchiamo di guardarci con distacco, ecco che rischiamo di finire per sviluppare un Io irrigidito che dà importanza solo all'attenzione.

Continuiamo a notare l'addormentamento della macchina, le pulsioni, i fastidi e osservarli ci aiuta a distaccarcene, di sicuro ci identifichiamo di più con l'osservatore, quindi con l'anima.
L'osservazione è anche un paradosso perché per poter diventare Uno con l'anima dobbiamo prima distaccarci dai nostri meccanismi.
Questo è fondamentale e sacrosanto, non si potrebbe passare alla consapevolezza di essere Uno senza prima la fase del distacco, dell'osservazione esterna.

Ma dopo anni e anni così bisogna trascendere o il lavoro su di sé resterà in stallo, in una fase incompleta. Rischi di restare diviso. Tu osservatore da una parte e corpo fisico/emotivo/mentale dall'altra.
Cuore per Amare - Foto dell'autrice
E' qui che entra in gioco l'apertura del cuore. Se nel frattempo, dopo tanto osservare, ancora non ami i tuoi meccanismi e gli specchi esterni che ti crei attraverso le persone che hai intorno, allora significa che non hai sviluppato davvero occhi per Vedere e Cuore per Amare.

Quando invece, finalmente, riesci ad amare, donarti, stare nella gioia, commuoverti vedendo la Bellezza anche di chi fino a poco tempo prima ti infastidiva, allora comprendi che non ha più importanza stare attentissimo al gesto, al respiro, ricordarti di te mentre passi sotto una porta o sei seduto sul wc. Non ha più importanza se magari parlando ti infiammi e dimentichi di stare sul respiro e attento alle pause.

Prima passavi più tempo ad osservarti in un cantuccio e pensavi solo a te stesso, alla tua evoluzione personale. Aprendo il cuore cominci a chiederti cosa puoi fare per gli altri. 
Perché se sei nell'Amore, se senti il tuo cuore espandersi e hai voglia solo di donarti, di abbracciare il prossimo, di essere d'aiuto, allora sei diventato già Essenza.

Allora davvero diventi Uno, perché sei Uno con il tuo cuore, Uno con la tua anima. E solo diventando Uno con la tua anima puoi fare un vero lavoro al Servizio delle coscienze. 

martedì 13 dicembre 2016

Sulla forgiving economy

Premetto che di economia non ho mai capito un tubo. Ma una cosa che ormai sta diventando ogni giorno più evidente è che il nostro sistema economico è destinato a fallire per una ragione molto semplice: è basato sul prendere per sé, arraffare, accumulare, competere per autoaffermarsi e non sul donare, mettersi a disposizione degli altri, cooperare, lavorando in squadra prima e poi in rete. 
A parte il fatto che a lavorare con l'energia della competizione e dell'autoaffermazione a lungo andare ci si ammala - vedi le molteplici malattie legate allo stress - a che pro accumulare successi e guadagni se non li puoi condividere con il cuore? A che pro faticare tanto per ritrovarsi in un deserto affettivo, in assenza di vita vera?


Forgiving  - Autoritratto dell'autrice
Ma quello che in realtà ho scoperto per esperienza, non è nemmeno tanto il fatto di cambiare modo di lavorare. E' qualcosa che sta a  monte. E' il fatto che non è il lavoro ben retribuito, rispettato o dei sogni che ti rende felice. E' il contrario. E' il tuo essere felice che crea lavori, opportunità, partner aziendali, colleghi, collaboratori ideali. E' la felicità in sé a creare il tuo business. 
Non il bisogno né di certo la disperazione!

Come puoi pensare di trovare il lavoro dei tuoi sogni se passi la vita a lamentarti della crisi, della mancanza di posti di lavoro, della disonestà degli imprenditori?
E poi come si fa a trovare qualcosa che non è là fuori?
Il lavoro non si trova, non ci puoi inciampare dentro come se fosse un sasso lungo la strada. Il lavoro lo crei con la tua stessa vibrazione.

Qui si torna alla felicità, al darsi. Solo chi è felice si dona volentieri, senza recriminare troppi diritti per il suo piccolo sé. 
Più ti doni, più ricevi, perché è amore in circolo.
Più sei disponibile più creerai una rete di gente disponibile attorno a te, senza fatica. 
E' la vibrazione che conta, lo ripeto. Se non sei soddisfatto di ciò che ti stai creando allora devi solo essere più felice, amare di più, donarti di più. Anche se credi di avere poche risorse.

Qualcuno si chiederà cosa c'entra la parola forgiving con il lavoro e l'economia. Perché perdonare? 
Il senso è donati e lascia andare le zavorre. Ama e affidati. 

Come spiega Daniel Lumera nel libro I 7 passi del perdono (Macro ed.), la parola perdono è il superlativo di donare. Nulla a che vedere con colpe ed espiazioni. 
Solo persone libere da attaccamenti ed identificazioni, che vivono nell'apertura del cuore possono concepire e ridefinire un intero sistema economico e lavorativo basandoli sul donare, o meglio, fare dono di sé al mondo. 
Nella gioia che ne deriva c'è il segreto per crearsi il lavoro che si ama.
Daniel Lumera (InBusiness Incitement Italy) - Foto di Carlotta Bruno


Qualche lettore penserà che è solo bella teoria, ma se lo fa cade in un inganno. Un esempio è il movimento Incitement, nato in Malesia pochi anni fa e portato con successo in Italia da alcuni sognatori pragmatici. Alla base di questo movimento c'è il business sociale, il dono di sé e delle proprie competenze all'interno di una rete di cooperazione internazionale, di gioia condivisa e supporto tecnico e morale verso tutti quelli che decidono di lanciarsi nel mondo del business. 
Perché il business non deve più essere associato all'arraffare e all'atteggiamento da squali. Come dice lo stesso fondatore Zikry Kholil, in un mondo in cui le religioni e la politica ancora dividono, il business unisce. E lui, che è musulmano, ne sa qualcosa.  




martedì 25 ottobre 2016

Il ricordo passa dal cuore

Tempo fa, curiosando tra i vecchi libri letti da ragazza che restano a casa di mia madre, ho scoperto con perplessità che molti di quelli che sapevo di aver letto nel periodo tra il liceo e l'Università e che avevo apprezzato - e persino sottolineato - non li ricordavo più nel modo più assoluto. Sbirciavo tra le pagine e non ricordavo nulla né della trama né dei personaggi. 
Mi chiedevo come fosse possibile non aver trattenuto nulla di romanzi che avevo apprezzato al punto di sottolinearli.

Poco tempo fa, grazie a un'intuizione improvvisa, ho compreso che ciò che davvero ci nutre l'anima resta scolpito a fuoco in essa e non si può dimenticare. Magari non saranno frasi letterali ad essere  ricordate, ma l'essenza sì.
Perché ricordare deriva dal latino cor, cordis: cuore. Quindi: ricondurre al cuore.


Bouquet - Foto dell'autrice
Troppo spesso a livello intellettuale siamo influenzati dalla cultura dominante e da ciò che chi ammiriamo ci consiglia o dice di amare, cosicché perdiamo di vista ciò che il cuore vorrebbe assorbire, ciò di cui preferirebbe nutrirsi.
Nutrendo solo la mente con speculazioni intellettuali, ecco che il cuore resta a digiuno, ragione per cui a un certo punto ci rendiamo conto di non aver trattenuto in noi l'essenza di tanti libri letti. Abbiamo letto ciò che in realtà per noi era vuoto di cuore, ottenendo un vuoto.

venerdì 21 ottobre 2016

Restati aperti!

C'è la frase di un saggio che dice: La tua strada ha un cuore?
Se sì, allora prendila senza farti troppo domande, né farti bloccare da dubbi o preconcetti. Il cuore sa.
A volte ci capita di sentire profondamente - come una chiamata interna dal cuore stesso - che un qualcosa dobbiamo farlo, e senza pensieri troppo razionali ci buttiamo, affidandoci a quel sentire.

La razionalità, con le sue paure, i suoi schemi, mette dei paletti e rallenta i miracoli che riusciamo creare semplicemente lasciandoci trasportare dalla chiamata del cuore.

Restate aperti - Foto dell'autrice
Per questo è importante restare aperti e affidarsi. Se una strada è per te, la vita troverà il modo per far accadere ciò che ti serve per evolvere e raggiungere il tuo scopo. 

Questo per me è un anno particolarmente magico e sincronico. Mi è capitato di buttarmi a pesce come mai prima verso strade che non conoscevo e che in quel momento mi hanno entusiasmata dal profondo. E queste strade stanno convergendo, tutto ciò che mi è accaduto in questi ultimi nove mesi è collegato a un percorso che si sta delineando e che lo scorso anno non avrei nemmeno immaginato. 

Quando a inizio anno ho sentito parlare di un certo percorso evolutivo che non avevo mai davvero sperimentato di persona, ho sentito che quella strada mi stava chiamando, e seguendola senza pensarci razionalmente mi sono creata eventi sincronici quasi incredibili, e tutti puntavano nella stessa direzione.
Perché quando sei allineato con un percorso evolutivo, ecco che la vita risponde mandandoti tutti gli aiuti possibili per realizzarlo, perché tu possa dare il tuo contributo in quel campo.  


giovedì 20 ottobre 2016

Diventare il Centro

Quando finalmente riusciamo a venire in contatto profondo con l'origine dei nostri disagi - ad esempio come è successo a me attraverso una breve seduta di ipnosi regressiva - ecco che di colpo ci rendiamo conto che le emozioni che prima restavano ad agitarsi sotto la superficie e a volte creavano tensione sono svanite.
Il beneficio di questo è che si trova una calma interiore impensabile fino a poco prima. Una profonda fiducia in sé stessi, nella vita, la mancanza di paure sottili di fondo che prima invece giacevano in qualche angolo del nostro inconscio.

Se prima non riuscivamo a far tacere la sottile impazienza, la vaga ansia di fondo, l'impulso parlare tanto, a gesticolare, a mettersi al centro dell'attenzione, a fare battute per tenere a bada la paura di non piacere o risultare noiosi, ecco che come d'incanto tutto questo non ha più alcuna importanza.

Nettare - Foto dell'autrice 
Di colpo si realizza davvero di Essere. Il fare è solo un moto del cuore, non dipende da paure o reazioni emotive, o da idee mentali su cosa dovremmo diventare.

Ecco che dopo tanto lavoro su di sé, avendo trovato la chiave per aprire il forziere dell'Essenza, si comprende nel profondo di essere diventati il proprio Centro di Gravità.

Le maschere sono cadute, la personalità ha fatto un passo indietro e l'Essenza è tornata padrona del proprio Regno. A quel punto le parole e i gesti servono sempre meno, perché si diventa una vibrazione, il Sé dimora nel proprio sguardo e questo è sufficiente a comunicare, nella gran parte della vita quotidiana. 
Tutto il resto è maschera.

venerdì 14 ottobre 2016

La sig.na Rottermeyer, ovvero l'Io giudicante

Quando intraprendi un percorso di Risveglio della Coscienza, per prima cosa impari ad osservarti. Ti osservi pensare, agire, parlare, osservi le emozioni, il dolore - anche fisico - osservi i meccanismi ricorrenti, i pensieri limitanti, il senso di dualità che ti fa sentire separato... 
Ma ben presto scopri che quell'Osservatore che stai sviluppando, se non è supportato dal cuore, se non è svincolato dal dialogo mentale che non fa che giudicarti, si trasforma in un subdolo Io giudicante.

Zavorra - Foto dell'autrice
All'inizio non è facile vedere quanto l'Osservatore non sia ancora distaccato, e quindi quanto sia ancora schiavo del giudizio che l'inconscio ha su noi stessi. 
Magari andiamo avanti anni a sentire questo Osservatore distorto dirci che non abbiamo mantenuto la centratura in una situazione difficile a livello emotivo, che abbiamo dimenticato di essere presenti varie volte in un giorno, che abbiamo dimenticato noi stessi parlando con qualcuno, che siamo ricaduti nei meccanismi dell'attaccamento a persone, emozioni o pensieri.

Quando un giorno ci rendiamo conto di questo, dobbiamo immediatamente fare un passo indietro e stare all'erta. Abbiamo beccato l'Io giudicante per ciò che è: un'istitutrice svizzera severa e intransigente come quella del famoso cartone animato Heidi, che pretende da noi la perfezione e non manca mai di sottolinearci con un sottile gusto sadico quanto siamo ancora imperfetti.

Swans - Foto dell'autrice
Solo quando facciamo questo passo indietro e riusciamo a vedere la spirale senza uscita in cui ci siamo cacciati possiamo agire nel modo più saggio: trasformare quell'Osservatore giudicante in un Osservatore neutrale.
A quel punto succede che dalla neutralità emerge un sentimento di cuore che ci fa comprendere, finalmente, che la nostra supposta imperfezione è proprio la nostra forza, perché è tutto piombo pronto per essere trasmutato in Oro!

Non c'è nulla di sbagliato nelle nostre ricadute, nella nostra incapacità di mantenere la Presenza costante. Fa parte del gioco della vita e del nostro unico e irripetibile percorso.
Quando comprendi questo nel profondo, ecco che il cuore si spalanca e smetti una volta per tutte di sentire la signorina Rottermeyer sbraitarti dentro. 
Vedi solo la tua Bellezza e perfezione intrinseca. 

mercoledì 8 giugno 2016

Compassione verso i terrestri

Ieri stavo leggendo la seconda parte del libro di Draco Daatson, Il regno del fuoco, di www.salvatorebrizzi.com e finalmente sono riuscita a provare un profondo moto di compassione per i terrestri.
In che senso?, vi chiederete, e tu non sei terrestre?

Senza entrare in dettagli tecnico-esoterici (vi rimando alla lettura di entrambi i volumi), ho compreso finalmente, con il Cuore, che esistono creature umane che non sono destinate a evolversi a livello di coscienza e a rivoluzionare la propria vita svegliandosi dal sonno perché i loro ruolo nella Creazione è essere totalmente meccanici. 
Sono schiavi e programmati per questo. Ma ciò non mi fa sentire né migliore né superiore a livello morale o spirituale. 

E' proprio questo il punto. Fino a poco tempo fa, nonostante sapessi che ci sono persone che non sono pronte per svegliarsi né sentono il bisogno di uscire dall'illusione della Matrix per essere libere, a volte parlando con loro non potevo nascondere un moto di rabbia, fastidio, intolleranza verso la loro incapacità di vedere al di là del proprio naso.

Schiavitù nella Matrix - Foto dell'autrice
Sapevo bene che esistono persone che sono davvero convinte che l'anima non esista né uno spirito divino che tutto pervade (chiamatelo pure Dio); sapevo bene che molti scambiano il nostro sentire la presenza dell'anima e del Divino dentro di noi come mero bisogno di conforto spirituale, ma pensavo fossero solo molto cerebrali e troppo immersi nel loro sogno e spaventati per lasciarsi andare a una nuova visione della realtà, senza pregiudizi o condizionamenti.

Ma da ieri ho compreso che ci sono creature che proprio non sono state programmate per evolversi fino ad identificarsi con l'anima.  E quindi è inutile irritarsi per la loro pochezza. Sarebbe come irritarsi perché un gatto ferito si lamenta e non ne vuole sapere di stare presente nel suo dolore. E' un gatto, e mai potrà raggiungere la consapevolezza del momento presente, né stare nel suo sentire potrà farlo evolvere a livello di coscienza.

So che qualcuno inorridirà e considererà questo post una specie di dichiarazione razzista che divide gli umani in schiavi terricoli e umani "elfici" destinati a svegliarsi per creare un mondo migliore, ma è sostanzialmente così. 

Come ho scritto sopra non si tratta di sentirsi superiori ma proprio aprire il Cuore a qualcosa di struggente come una creatura che si dibatte nel fango delle proprie emozioni di pancia e che non potrà mai capire la nostra missione rigeneratrice.

Anche il fango e i terricoli hanno una loro Bellezza intrinseca. Mi viene voglia di abbracciarli tutti e dire loro: ora vi capisco.

venerdì 27 maggio 2016

No-logica

Ci sono momenti in cui la logica va del tutto abbandonata. La logica è quella che mette veti e paletti, che ama costruire ostacoli dove non ci sono per sentirsi utile. La logica è quella che divide le cose in compartimenti stagni e preferisce conservarle in scatole e scatoline etichettate, orgogliosa della propria efficienza e organizzazione.

Ma ci sono momenti magici nella vita in cui l'irrazionale, l'inaspettato, il seme divino compare come dal nulla e la nostra forza e saggezza sta proprio nel lasciare che magia sia, senza intervenire. Né respingendo la Bellezza del momento armati di logica ma nemmeno facendo pressioni perché quella magia si incanali in ciò che vorremmo.

Poppies on a wall - Foto dell'autrice
Perché quel vorremmo è tutta mente e illusione. La vita sa meglio della nostra personalità cosa ci stiamo creando. L'Arte del Mago sta proprio nel non cercare troppo di capire o di veicolare in un certo senso quella magia che si manifesta a lui. 

Il Mago più grande è colui che invita la magia alla danza, al gioco, la assapora, ne gode con gratitudine ma la lascia essere e agire con fiducia. Si lascia trasportare come foglia al vento ma restando ben conscio di essere partecipe e non trascinato senza potere.

Il manifesto di questi momenti sublimi di vita dovrebbe chiamarsi NO-LOGICA  e spalancare le porte al vero sentire di cuore, all'abbraccio della vibrazione del toroide che da esso emana senza interventi. Il cuore, tanto, sa. Sa e basta, non necessita d'altro.

Allora tu e la vita davvero divenite una cosa sola, una danza, e una potenza creatrice di proporzioni cosmiche.

giovedì 24 marzo 2016

Verso un mondo di cyborg disumanizzanti?

Recentemente ho letto articoli agghiaccianti in cui si parlava con entusiasmo delle ultime frontiere dei cyborg. Si vedevano robot dalle fattezze umane in grado di mostrare espressioni del viso e conversare. La cosa che mi ha colpito di più è che ciò veniva fatto passare come una conquista positiva della tecnologia. Le ragioni addotte erano che saranno utili per l'educazione e la cura delle persone. Testuali parole.

Ovvero: un giorno i nostri nipoti a scuola avranno dei robot al posto degli insegnanti, verranno educati (ma come si fa a chiamarla educazione?) da oggetti senz'anima, senza interazioni emotive né empatia. Per quanto riguarda la cura, si intende infermieri, badanti per anziani e disabili, OSS, babysitter, magari pure dogsitter. Tutti robot! 

Robot - Foto dell'autrice
Questo significa creare un mondo disumanizzato in cui la base della cultura (educazione e cura) non è più creata da individui dotati di anima, cuore, un'energia da essi emanata. Un mondo di schiavi allontanati dalla propria natura animica ed emotiva. 

Già viviamo in un mondo meccanico in cui la maggior parte degli esseri umani nemmeno crede nell'esistenza della propria anima, vive in un mondo virtuale creato dai propri pensieri illusori e crede a tutto ciò che i mass media propinano. Questo sarebbe l'ennesimo passo verso un mondo molto simile a quello dominato dalle macchine che si vede nel film Matrix. Rischiamo di far diventare quella ipotesi realtà quotidiana. 

Dunque, cercate di svegliarvi con ogni mezzo, oppure finirete nel tritacarne disumanizzante, ridotti sempre più a macchine di carne in un mondo dominato da altre macchine fatte di circuiti e ferro.

Intanto, se vedete un cyborg in giro sparategli!


martedì 9 febbraio 2016

Abbracci disarmanti

La personalità ama il conflitto, anche quando pensa di no, per il semplice fatto che nel conflitto si sente viva, superiore, forte delle proprie ragioni, non vuole morire e preferisce trincerarsi dietro l'orgoglio e il proprio egoismo.

In famiglia spesso il conflitto fra egocentrismi e ragioni della personalità esplode in rancori, ricatti morali e recriminazioni che possono portare il nucleo a sfasciarsi anche se di facciata sembra andare tutto bene.

Tra genitori e figli, poi, si instaura una legge del più forte in cui ognuna delle due parti cerca ossessivamente di avere la meglio mettendo l'altra contro il muro, facendo leva su sensi di colpa e minacce varie.

Come uscire da tutto questo senza erigere muri di incomunicabilità e perdere energia? 
Lasciando andare l'orgoglio, il fastidio, il desiderio di rivalsa e, semplicemente, abbracciando quell'anima incarnata che fino a poco prima vedevamo come rivale. 

Non c'è niente di più disarmante e potente per sciogliere un conflitto dell'abbracciarsi.

Era tanto importante avere ragione? O era meglio far scendere la pace? 
E' una resa attiva perché non significa: ok, fai quello che vuoi, hai vinto tu.
Abbraccio - Foto dell'autrice
Qui nessuno deve più voler vincere. Non è debolezza, ma forza dell'Amore, del Cuore aperto.
E' un lasciar andare i giochi sciocchi della personalità all'ottava alta. 

E' un: non importa quello che ci siamo detti fino ad ora, io TI AMO, io ti accetto per ciò che sei.

Quanti conflitti in famiglia si sanerebbero in un secondo! 
Quanto orgoglio c'è nelle famiglie disperate che credono di risolvere il conflitto con scelte tragiche, di cui la cronaca nera è piena, come omicidi-suicidi o femminicidi.

Invece di dare la colpa a chi preme il grilletto, bisogna imparare a vedere quanta sofferenza viene portata avanti dal restare aggrappati alle proprie posizioni, al bisogno della mente di avere ragione, di vincere, di sentirsi migliore e mettere l'altro in cattiva luce.

Negli abbracci c'è il perdono. 
Non dell'altro o di sé stessi, ma lo scioglimento del rancore come forma-pensiero. Senza quella forma-pensiero che ci fa muovere come burattini attraverso reazioni emotive a volte estreme, ogni negatività scompare.

Provate e vedrete. Non si tratta di credere né di montare dibattiti sull'argomento  Solo fare, mettere in pratica.
Abbracciatevi di più, nel silenzio, con l'amore nel cuore.
Vedrete la differenza.

giovedì 26 novembre 2015

Sul bisogno fisico

In questi giorni stanno partendo i miei percorsi personalizzati riguardo ai conflitti di coppia e alla sofferenza da abbandono. 
Noto che molte persone che si rivolgono a me per affrontare queste problematiche in base al Nuovo Paradigma (l'esterno è l'interno) lamentano soprattutto la mancanza fisica del partner, nel caso di una rottura nel rapporto. 
La cosa che lascia gelati è l'assenza di coccole, di calore fisico e umano. Senza, ci si sente persi, abbattuti, privi di forze. Almeno all'inizio.

Questa sensazione ha tre origini. 
Una più superficiale è l'attaccamento. Ci si era assuefatti alla presenza di una persona accanto, quel calore umano ci illudeva di riempire i nostri vuoti emotivi e/o esistenziali. 
La seconda è prettamente fisica: tutti i mammiferi hanno bisogno di cure, di intessere rapporti, di calore umano.
La terza ragione è invece animica. Siamo comunque esseri di luce che sperimentano la materia, siamo fatti per stare con gli altri, che sono il nostro Specchio, e senza di loro non possiamo avere una percezione di noi stessi - per quanto illusoria, essendo basata sulla dualità. Guardandoci in quello Specchio, per quanto a volte impietoso, evolviamo. 

Sentire questo vuoto e soffrirne è normale, è umano. Il problema è restarne invischiati.
Stryx - Foto dell'autrice
Il guerriero di luce sa che quel dolore è dato dalla macchina biologica che soffre di un attaccamento, e non cede alla tentazione di tornare con quel partner, di corrergli dietro, implorarlo di restare, solo perché il corpo soffre di un vuoto improvviso.

Quel dolore ci è maestro perché ci fa notare che se da una parte c'è ancora del lavoro da fare su di sé per superare l'attaccamento e la paura della solitudine, dall'altra non dobbiamo nemmeno chiuderci a riccio e mettere una corazza emotiva nel timore di soffrire ancora.
Il Cuore ci sta solo dicendo che, ben consci dei drammi della macchina biologica, siamo anche terribilmente, meravigliosamente umani, e fare gli asceti a tutti i costi non ci aiuterà ad aprirlo all'Amore, alla Vita.

Il Cuore ci dice che, al di là di ogni attaccamento, esiste l'amore che è anche fisico, siamo qui per questo.
Siamo qui per sentire anche i palpiti del cuore, il tocco sublime di una carezza, di un abbraccio. E se non lo sperimentiamo ora, sul piano fisico, con consapevolezza, perdiamo la nostra occasione di viverlo pienamente. 

Ma mai e poi mai rincorrere un partner per sentire di nuovo quel tocco, quel calore!
Meglio soli, sofferenti, ma a testa alta. Elemosinare un rapporto per il bisogno fisico significa perdere il proprio Potere.
Coppia Specchio - Foto dell'autrice



Se volete intraprendere un percorso personalizzato per affrontare in prima persona questa e altre problematiche, scrivetemi a: genavarigana@libero.it






giovedì 29 ottobre 2015

Macchine biologiche in panne

Tempo fa ho dedicato una riflessione al corpo che pare ammalarsi proprio quando innalziamo la nostra energia e consapevolezza. In quel caso, avevo spiegato che la macchina biologica di cui siamo dotati a volte fatica a stare al passo con il balzo quantico di consapevolezza, e quindi se si ammala è perché ha solo bisogno di tempo per adattarsi al nuovo stato vibrazionale. 

Oggi invece sposto l'attenzione su un'altra sfumatura dello stesso problema: quando decidiamo di superare le nostre paure, i conflitti e ci lanciamo in qualcosa di nuovo, consapevoli della paura che ci fa ma determinati ad avanzare comunque, ecco che il corpo pare tradirci di colpo. Ci troviamo abbattuti a letto con influenza, febbre, dolori, e altri disturbi che ci lasciano prostrati e molto perplessi. 
A volte sopraggiungono problemi differenti nell'arco di poche settimane e danno l'impressione di essere entrati in una spirale discendente.

In questi casi non dobbiamo mai dimenticare che siamo incarnati in una macchina biologica che risponde a un inconscio che può essere insidioso proprio perché si cela nei nostri meandri più profondi e irraggiungibili. Il corpo ha una sua emotività che pare slegata dalla nostra consapevolezza. Il corpo è un animale selvatico mai completamente addomesticato. Non dobbiamo mai abbassare la guardia.

Paura e rabbia - Foto dell'autrice
Quando succede che stiamo male proprio quando dovremmo - a rigor di logica - stare bene, magari perché abbiamo iniziato un nuovo lavoro che ci entusiasma o una nuova relazione che ci coinvolge più delle precedenti, ecco che possiamo osservare il corpo arrancare nel panico più totale, che si manifesta con i sintomi influenzali. 
Una parte di esso teme questa novità perché ci stiamo addentrando in territori sconosciuti, che potrebbero espandere la nostra coscienza e il nostro cuore, e allora la macchina che fa? Si inceppa.
Ci mette al tappeto e dobbiamo affrontare giorni di sofferenza fisica.

Ma è proprio nella consapevolezza di essere sulla strada giusta, verso una piena realizzazione di sé, che si affronta il disagio fisico, dando scacco matto alla macchina che ci vorrebbe riportare indietro, alla consapevolezza un po' più flebile di prima.

Anche da queste cose si può distinguere il guerriero di luce dal comune umano lamentoso e spaventato. 


venerdì 4 settembre 2015

Ricontattare il bambino interiore

Dentro ognuno di noi esiste un bambino interiore più o meno trascurato.  Il grado di armonia che manteniamo con lui si vede dalle nostre difficoltà emotive, da quanto ascoltiamo la nostra voce interiore, dal rapporto con l'infanzia in generale e, soprattutto, con i propri figli. 

Meno capiamo le esigenze dei nostri figli, meno riusciamo a relazionarci con loro e con le problematiche legate alla loro età, più abbiamo conflitti con il nostro bambino interiore. Cioè, con ciò che siamo stati da piccoli e ciò che pensavamo di noi stessi.

Un esercizio molto valido, che apporta benefici immediati, è ricontattare il bambino dentro di noi.
Mettendoci seduti tranquilli in un luogo appartato, dopo esserci centrati respirando, dobbiamo chiamarlo.
Bambino interiore, dove sei? Vuoi parlare con me?
Quando esso ci risponderà, gli chiederemo Cosa posso fare per te? Di cosa hai bisogno?
Vedremo cosa accade. Può continuare a nascondersi o farsi vedere, o parlarci dal suo nascondiglio, a volte facendo uscire solo la testa o una mano.
Teddy bear - Foto dell'autrice

Il mio bambino interiore parlava da sotto un letto ed era molto spaventato.
Qualcuno si chiederà come farà a vederlo, cioè come si manifesterà. Lo sentiremo dentro di noi e lo vedremo con gli occhi del cuore. E' più facile metterlo in pratica che spiegarlo per iscritto.

Una cosa importante è anche vedere che aspetto ha. Potrebbe essere emaciato e denutrito, e bisogna mettersi in ascolto del suo stato d'animo. Più è spaventato o denutrito - o  entrambe le cose - e più significa che lo avete trascurato.

Anche comprendere cosa pensate davvero dei bambini è un indizio molto importante per capire cosa ne avete fatto del vostro bambino interiore. Se non li sopportate o non sapete giocare con loro, o vi sentite a disagio, allora il vostro bambino interiore è messo davvero male. Probabilmente da piccoli pensavate che essere bambini era una scocciatura e non vedevate l'ora di crescere. 
Come me. E così la mia bambina interiore stava morendo di fame e di paura.

Una volta ascoltate le sue esigenze, non dovete far altro che ascoltarle, coccolare il bambino e rassicurarlo. Promettergli che d'ora in avanti terrete conto della sua esistenza.
Ho nutrito la mia bambina interiore emaciata, l'ho coccolata, ho pianto con lei, le ho chiesto perdono. E finito questo esercizio ho sentito una pace interiore che non avevo mai provato prima.

Non vi resta che provare. E vedrete tutto da un punto di vista diverso. A volte basta tanto poco per ritrovarsi.


mercoledì 22 luglio 2015

Il discernimento

In moltissime fiabe c'è una fanciulla che a un certo punto della storia è costretta dalla strega di turno a lavorare per lei e separare dei semi da un mucchio di sporcizia. Il compito sembra sempre impossibile da compiere, ma ad intervenire in soccorso della fanciulla c'è sempre qualche magia, o fata, o una bambolina che compie l'atto al suo posto.

Grano - Foto dell'autrice
Questo tipo di fiaba è nata per insegnare il discernimento. Le ragazze, in epoca arcaica,  avevano sempre una donna saggia che si occupava di insegnare loro a usare il proprio intuito e il potere femminile per discernere tra ciò che nutre (i semi buoni) da ciò che è nocivo (la sporcizia). Ciò che nutre viene dall'anima, la sporcizia è tutto ciò che ci impedisce di evolvere. 

La forza magica che viene in soccorso alla fanciulla e fa il lavoro al posto suo è l'intuito, ma anche la razionalità costruttiva. 
Invece di disperarsi nel tentativo di compiere un'impresa che pare impossibile in poco tempo, essa si affida a quella parte di sé che si chiede: Cosa è bene per me? Cosa mi nutre di più? Questa cosa la sento nel cuore oppure no? 

Quando abbiamo un forte dubbio, ecco che dobbiamo attuare questo compito: separare i semi buoni dall'immondizia, ciò che è creativo e viene dal sentire di cuore da ciò che viene dalla parte ferita e che vive ancora nella paura, nelle illusioni.

La voce interiore, come sempre, sa meglio di noi come si fa a discernere e quando è il momento opportuno dobbiamo affidarci ad essa e lasciarla fare.

venerdì 27 marzo 2015

Sulla bestemmia

Nella mia personale visione, i grandi bestemmiatori, quelli che provano un certo piacere a bestemmiare - magari anche in modo creativo e molto colorito - hanno un tremendo bisogno di Dio.
Di solito, questi personaggi si dicono atei o agnostici e razionalmente spiegano il proprio atteggiamento come una reazione all'insensatezza che loro percepiscono nell'esistenza.

Ma un vero ateo non ha bisogno di bestemmiare in un Dio in cui non crede. E' come essere in una stanza da soli, far cadere un bicchiere che va in frantumi e incolpare un amico immaginario. Se non esiste che senso ha insultarlo?

Dualità - Foto dell'autrice
Evidentemente - e ribadisco che questo è un mio personale sentire - più si prova gusto a bestemmiare più si vorrebbe credere, ma la razionalità, le ferite, la rabbia esistenziale non lo permettono. 
Tante volte ho sentito ripetere le solite frasi sul fatto che Dio sarebbe troppo ingiusto a non intervenire nelle tragedie umane, e quindi è evidente che non può esistere davvero, se no non lo permetterebbe. 

Questo è non avere occhi per vedere che ogni tragedia è parte di un'evoluzione lenta e con così tanti alti e bassi che per comprenderla bisogna poter usare solo gli occhi non giudicanti dell'Amore, del perdono e capire che noi siamo piccoli frammenti della stessa Coscienza divina che ha bisogno di perdersi per poi ritrovarsi, di provare il senso di separazione per tornare all'Uno, ma questo non può succedere in pochi anni o secoli. Ci vogliono millenni, forse Eoni.

Quindi, il bestemmiatore più accanito è colui che più sta chiamando Dio dal suo abisso personale, e lo fa con la sola energia che conosce. Ma chiamare Dio con disperazione non fa che crearne altra. Diventa un circolo vizioso. 
L'unico modo per interromperlo è arrendersi all'evidenza che non possiamo capire, ma possiamo imparare ad accettare il fatto stesso di essere incapaci di capire.
In questo stato si entra direttamente nella Fede.
Bestiario - Foto dell'autrice
Ok, non capisco ma accetto. 
Il compito più difficile è far tacere la mente razionale che fa resistenza e che si ostina a voler classificare e analizzare. Ma quando riusciamo a far tacere la mente, ecco che la verità arriva al cuore. E' un sentire

Quel sentire non può essere spiegato a un ateo convinto. O lo senti o non lo senti. Questo non ha nulla a che fare con il bisogno di conforto spirituale. Finché non attivi il sentire di cuore non potrai mai davvero capire cosa significa sentire la presenza del Divino dentro di te.

mercoledì 18 marzo 2015

La condivisione femminile

Tempo fa mi è stato regalato un libro sulle cosiddette donne Alfa, ovvero le donne in carriera che sempre più scalano i vertici delle aziende dimostrando di valere quanto - se non più - degli uomini, e restando in equilibrio tra lavoro e famiglia. In questo libro si sbandiera la fine della solidarietà femminile in cambio del potere economico. Insomma, per fare carriera, secondo l'autrice bisogna essere in competizione sia con il sesso opposto sia con il proprio.

Questa opinione per me non ha alcun senso. Prima di tutto, un tempo le donne erano molto più competitive tra di loro per via del fatto che non avendo potere economico erano costrette a lottare per avere un buon matrimonio, e quindi a far di tutto per essere notate dal buon partito di turno.
Femminino - Autoritratto dell'autrice

La vera solidarietà femminile ha radici antiche, non la si può trovare in età moderna, è qualcosa di ancestrale, che risale a quando il femminino era sacro, associato alla Grande Madre. E' quel tipo di solidarietà che si sta riscoprendo e che sempre più sta prendendo piede nelle donne di oggi, di tutte le età.
E' finito il tempo della lotta. E' il momento della condivisione.

Passare dalla consapevolezza femminile significa imparare a conoscerci per ciò che siamo a livello non solo biologico ma soprattutto energetico e simbolico. La donna è il Calice, ovvero l'accoglienza. Non ha senso per una donna diventare competitiva come un uomo. Significa scimmiottare ciò che non ci appartiene.

Nella nuova Era è bene invece portare il femminino, quindi l'accoglienza, l'antica sapienza nel mondo, anche in quello lavorativo. La chiave quindi è essere se stesse e così scardinare i vecchi ruoli lavorativi, non adattarsi. Dimostrare che un altro modo di lavorare e fare carriera - se è questo che una donna sceglie - è possibile.

Guarigione - Autoritratto dell'autrice
La condivisione femminile, quando è fatta all'ottava alta, in gruppi di consapevolezza e di risveglio, ha una potenza inimmaginabile finché non la sperimenti tu stessa.
Quell'energia, oltre a portare guarigione ad antiche ferite (non solo personali ma collettive, presenti nel nostro inconscio da generazioni) ha il potere di contagiare la persone con cui veniamo in contatto - come ha detto la mia amica Daniela Castellani nel suo Cerchio delle Donne avvenuto ieri sera - soltanto con la nostra presenza, senza che facciamo nulla. 
Quell'energia opera a livello sottile, impercettibile all'inizio, ma porta cambiamenti, rivoluzioni interiori, maggiore apertura verso la propria natura femminile ma anche a un'attitudine di Cuore verso gli altri.  

Mi auguro che sempre più donne sentano la necessità di riunirsi periodicamente in una condivisione all'ottava alta. Vi assicuro che il mondo potrà essere un posto migliore, con vibrazioni potenti di guarigione collettiva che contageranno anche il maschile.

mercoledì 11 marzo 2015

L'autoabbraccio terapeutico

Le persone soffrono perché non si amano abbastanza, fondamentalmente, e tutto quello di cui avrebbero bisogno è un abbraccio. Ma questo abbraccio non può essere davvero terapeutico se arriva da fuori, da qualcuno.
Amarsi - Foto dell'autrice
Certo, è un bel gesto e infonde calore, comprensione, coraggio, accettazione. Ma la vera guarigione avviene quando ad abbracciarci siamo noi stessi.

Immaginiamo di essere ancora il bambino spaventato, confuso, insicuro, piangente che siamo stati, da cui derivano le nostre paure e frustrazioni più profonde. Nessuno lo sta confortando, nessuno lo sta amando. E chi se non noi stessi possiamo amarlo, accettarlo, coccolarlo, farlo sentire davvero a casa e perdonato? 

La gente si odia perché non sa perdonarsi. Di qualsiasi cosa dobbiamo perdonarci, lasciamo stare la mente che giudica e classifica e apriamo il Cuore. Allarghiamo le braccia e poi lasciamoci avvolgere da un vero abbraccio, non visualizzandolo, ma proprio facendolo davvero. 
Autoabbraccio - Foto dell'autrice
Quante persone si abbracciano da sole? Praticamente nessuna.

Eppure, questo semplice gesto scioglie un sacco di blocchi. Vedrete che dopo esservi abbracciati, avrete più voglia di abbracciare le persone, diventerete meno schivi, più calorosi.
L'autoabbraccio permette a voi stessi di amarvi davvero e di essere, per Legge di Attrazione, amati anche dagli altri.




martedì 20 gennaio 2015

Facile essere pacifisti in tempo di pace!

Noto che c'è molta diffidenza riguardo alla parola guerriero, perché per molti ha una connotazione negativa collegata alla guerra.
Ma dobbiamo tenere presente che anticamente il guerriero è nato come difensore del popolo inerme, e c'è una profonda differenza tra guerriero e soldato. Le guerre di conquista e sottomissione dei popoli ad opera dei romani, ad esempio, erano fatte da soldati che eseguivano ordini, non da guerrieri. 
Il guerriero segue il suo cuore, la sua morale. 

In tempo di pace è facile dirsi pacifisti a tutti i costi. Ma se venissimo invasi domani, come durante la Seconda Guerra Mondiale, da nuovi nazisti o qualcosa del genere, una volta stabilito che con gente simile non si può ragionare per far scendere la pace, prenderemmo le armi per difendere la libertà - nostra e del popolo intero - o continueremmo imperterriti a cercare di convincere gli invasori che tutto è Uno e siamo tutti fratelli?


 The warrior - Foto dell'autrice
Siccome siamo immersi nella materia, nell'illusione della separazione, ci sono dei momenti in cui dobbiamo scendere in campo e combattere, sporcarci le mani. Ma mai con l'odio nel cuore.

Gesù scacciò i mercanti dal tempio a pedate, rovesciando i loro banchi, non cercando di convincerli ad andarsene suonando le campane tibetane! 
Ma il suo non era certo un gesto fuori di sé, non aveva l'odio nel cuore, ma da vero guerriero, sapeva bene come agire al meglio in ogni situazione. E quella, evidentemente, era una situazione in cui bisognava rovesciare i banchi in testa ai mercanti. 

Il guerriero, anche nella vita quotidiana, è colui che fa ciò che deve - ciò che sente nel cuore -  e nulla o nessuno può smuoverlo. E' colui che affronta i travagli della vita a testa alta, cadendo e rialzandosi, senza incolpare nessuno all'esterno né lamentarsi. Se qualcosa non va, si impegna a cambiarla, rimboccandosi le maniche.

I pacifisti a tutti i costi dovrebbero osservarsi bene e cercare di capire se il loro rifuggire dal conflitto non sia timore di affrontarlo, di farsi male o della propria aggressività repressa.  
Il guerriero cerca la pace di continuo ma quando questa non è proprio possibile, scende in campo e combatte per ciò in cui crede, anche a costo di morire. Non teme la propria aggressività perché la conosce e ci ha fatto pace.
Un pacifista a tutti i costi sarebbe disposto a morire per la pace?
Se sì, allora è un guerriero, che lo voglia o no!

lunedì 12 gennaio 2015

La mancanza di coraggio

La mancanza di coraggio viene dall'identificarsi con il corpo mortale, con le piccole cose della vita cui l'ego si attacca, perché attaccarsi per esso significa continuare ad esistere. 
La gente difende con le unghie e con i denti il proprio piccolo mondo perché si sente inerme e preferisce stare nella sicurezza di una vita banale, senza rischi né scossoni, si rifugia nelle piccole certezze (illusioni, in realtà) piuttosto che sfidare sé stessa e buttarsi nelle cose in cui dice di credere.

Quello che un lettore attento avrà notato è il ripetersi dell'aggettivo piccolo. Perché chi si sente piccolo si attacca alle cose piccole.
Inoltre, chi rimane aggrappato alle piccole certezze è perché non ha grandi sogni, alte aspirazioni. 
Se ne hai, alla fine, prima o poi ti butti, perché più forte della paura di abbandonare ciò che ci fa sentire al sicuro è la sensazione che così non saremo mai felici né soddisfatti di noi stessi. Avremo dei rimpianti.
Guantoni Thai boxe - Foto dell'autrice
Il rischio non è cosa per pavidi.

Coraggio significa : agire con il cuore. Il pavido agisce con la mente che crea ostacoli e dubbi, perché essi nutrono l'ego. 

Il pavido difende urlando la propria tana confortevole e teme come la morte i coraggiosi, per questo gli si avventa contro come un cane rabbioso dando loro dei pazzi idealisti, degli scapestrati, degli illusi.
Il coraggioso è per il pavido lo specchio del suo potenziale inespresso, da lui stesso soffocato. E non c'è nulla che faccia più paura della propria ombra, finché resta celata.