Visualizzazione post con etichetta Reazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Reazioni. Mostra tutti i post

giovedì 30 giugno 2016

Zanzare e Presenza

Ormai, per chi lavora su di sé, è assodato che ogni occasione è buona per esercitare l'esercizio della Presenza e l'osservazione sulle reazioni del corpo e della personalità ai fastidi.

In queste notti d'estate capita di svegliarci nel cuore della notte con un prurito fortissimo, quasi insopportabile, in qualche parte del corpo appena predata da una zanzara famelica. La prima reazione meccanica è quella di grattarsi in modo selvaggio imprecando contro la piccola creatura, poi di guardarsi intorno con sguardo assassino impazienti di ucciderla per vendetta. 

Ma già svegliarci nel cuore della notte con un piede dolente, ad esempio, ci permette di ricordarci che abbiamo i piedi! Non è poi così scontato, ci scordiamo continuamente di avere un corpo, tranne quando ci fa male o ci prude una parte di esso.

Zanzare - Foto dell'autrice
L'esercizio di Presenza entra in gioco quando ci sforziamo di non grattarci, e cerchiamo invece di stare in quel fastidio, nel nervoso e nella eventuale paura di essere ancora predati. 
Cosa accade se stiamo lì ad osservare quanto il corpo è meccanico nei confronti del prurito? Accade che per quegli attimi non ci stiamo identificando con la macchina. Non siamo più vittime di un insetto fastidioso ma diventiamo l'Osservatore.

Questo permette di non perdere energia nella lamentela e nel vittimismo, ma soprattutto ci restituisce la dimensione della paura che abbiamo del disagio che ci provoca il prurito. Osservandola, svanisce. E così interrompiamo la nostra meccanicità, torniamo alla nostra Integrità.
E allora possiamo decidere di spegnere la luce senza passare il resto della notte a caccia della zanzara, anche a costo di dover ripetere l'esercizio ad ogni nuova puntura!


martedì 9 febbraio 2016

Abbracci disarmanti

La personalità ama il conflitto, anche quando pensa di no, per il semplice fatto che nel conflitto si sente viva, superiore, forte delle proprie ragioni, non vuole morire e preferisce trincerarsi dietro l'orgoglio e il proprio egoismo.

In famiglia spesso il conflitto fra egocentrismi e ragioni della personalità esplode in rancori, ricatti morali e recriminazioni che possono portare il nucleo a sfasciarsi anche se di facciata sembra andare tutto bene.

Tra genitori e figli, poi, si instaura una legge del più forte in cui ognuna delle due parti cerca ossessivamente di avere la meglio mettendo l'altra contro il muro, facendo leva su sensi di colpa e minacce varie.

Come uscire da tutto questo senza erigere muri di incomunicabilità e perdere energia? 
Lasciando andare l'orgoglio, il fastidio, il desiderio di rivalsa e, semplicemente, abbracciando quell'anima incarnata che fino a poco prima vedevamo come rivale. 

Non c'è niente di più disarmante e potente per sciogliere un conflitto dell'abbracciarsi.

Era tanto importante avere ragione? O era meglio far scendere la pace? 
E' una resa attiva perché non significa: ok, fai quello che vuoi, hai vinto tu.
Abbraccio - Foto dell'autrice
Qui nessuno deve più voler vincere. Non è debolezza, ma forza dell'Amore, del Cuore aperto.
E' un lasciar andare i giochi sciocchi della personalità all'ottava alta. 

E' un: non importa quello che ci siamo detti fino ad ora, io TI AMO, io ti accetto per ciò che sei.

Quanti conflitti in famiglia si sanerebbero in un secondo! 
Quanto orgoglio c'è nelle famiglie disperate che credono di risolvere il conflitto con scelte tragiche, di cui la cronaca nera è piena, come omicidi-suicidi o femminicidi.

Invece di dare la colpa a chi preme il grilletto, bisogna imparare a vedere quanta sofferenza viene portata avanti dal restare aggrappati alle proprie posizioni, al bisogno della mente di avere ragione, di vincere, di sentirsi migliore e mettere l'altro in cattiva luce.

Negli abbracci c'è il perdono. 
Non dell'altro o di sé stessi, ma lo scioglimento del rancore come forma-pensiero. Senza quella forma-pensiero che ci fa muovere come burattini attraverso reazioni emotive a volte estreme, ogni negatività scompare.

Provate e vedrete. Non si tratta di credere né di montare dibattiti sull'argomento  Solo fare, mettere in pratica.
Abbracciatevi di più, nel silenzio, con l'amore nel cuore.
Vedrete la differenza.

martedì 2 settembre 2014

Il coraggio delle proprie azioni

Uno dei fondamenti del Risveglio spirituale è comprendere che siamo responsabili al 100 % di ciò che creiamo, più o meno inconsciamente.
Ma spesso, nonostante questo, le persone faticano a prendersi la responsabilità persino delle proprie azioni. Quindi, scatta automatica la tendenza a dare la colpa all'esterno di ciò che ha scatenato una determinata reazione e quindi un'azione conseguente. 

Ogni scatto di violenza verbale, aggressione fisica, rissa, non è mai scatenata da qualcuno fuori. E' sempre e solo la conseguenza di una nostra reazione determinata dall'ego che crede di essere noi e che quindi si sente in qualche modo minacciato, insultato, provocato, ecc.
Ma nessuno può davvero insultarci, minacciarci o provocarci se non glielo permettiamo. Se ci sentiamo feriti, è tutta roba nostra. Una nostra interpretazione, una nostra completa identificazione.


Foto dell'autrice
Comunque, avere delle reazioni non è sbagliato. E' umano. E' tipico di umani dormienti. Ed è anche tipico del corpo fisico, quindi della materia avere delle reazioni. 
Intanto che impariamo il lavoro di osservazione delle nostre reazioni e identificazioni per scioglierle alla luce della consapevolezza, dobbiamo imparare anche a prenderci la responsabilità delle nostre azioni. Senza cedere all'impulso automatico di trovare una scusa all'esterno.

L'ho menato perché mi ha insultato; l'ho mandato a stendere perché mi ha provocato; mi ha fatto piangere; mi ha spezzato il cuore e io mi sono vendicato, ecc., sono solo scuse. Illusioni di scaricare fuori una nostra completa responsabilità.
Sarebbe bello - e soprattutto molto più sano e sensato - se in un futuro prossimo tutti fossero in grado di vedere ciò con chiarezza e cuore aperto e potessero, invece, dire: Sì, l'ho menato perché in quel momento ero sopraffatto da una reazione meccanica dei miei corpi ed ero in piena inconsapevolezza, (ecc.).

Bisogna avere sempre il coraggio delle proprie azioni, soprattutto quelle che non ci piacciono. Riconoscere la propria disfunzione apertamente crea spazio, cioè uno spazio di consapevolezza in noi tra i vari  momenti di totale inconsapevolezza. E' un abbandonare un inutile fardello, per vedere il bellissimo vuoto della verità, un vuoto che alleggerisce.
Sarebbe un enorme passo avanti verso il Risveglio della Coscienza vero e proprio!

martedì 17 giugno 2014

Tenere un diario alchemico

Si parla spesso di osservazione senza giudizio per trasmutare le emozioni negative, ma soprattutto per conoscerci, per capire bene come funzioniamo.

Se non capiamo come siamo fatti non sapremo quali tasti toccare per porre quei cambiamenti necessari sulla via della serenità interiore, dell'equilibrio.

Una cosa fondamentale da fare, come sforzo quotidiano, è tenere un diario. 
Ma non un diario qualunque, in cui sfogare le nostre frustrazioni o scrivere dei nostri sogni ad occhi aperti.
Un diario in cui mettiamo per iscritto, senza giudizio e con la massima sincerità e lealtà verso noi stessi, tutto ciò che si muove dentro e fuori di noi.
Metaforicamente, un diario alchemico.
Foto dell'autrice

Non ha importanza interpretare il perché delle cose che ci accadono in un'ottica di risveglio interiore. Il diario non serve ad interpretare gli eventi, solo ad osservare.

Registrare con la massima cura tutte le emozioni e gli accadimenti della giornata appena trascorsa. Cosa ha fatto il corpo mentale in una data situazione, e il corpo emotivo, e quello fisico.

Siete andati in Posta e due persone litigavano insultandosi pesantemente per una supposta scortesia o sopruso di uno dei due. 
Come vi siete sentiti? Impauriti? Infastiditi? Volevate uscire fuori dall'ufficio? Avete provato antipatia per uno dei due o per entrambi?

E' probabile che fissando quotidianamente le reazioni dei vostri tre corpi, a lungo andare scoprirete che i litigi di cui vi trovate ad essere testimoni vi fanno reagire nello stesso modo. Magari con la voglia di fuggire.

Scoprirete che a un dato atteggiamento da parte di un parente avete sempre la stessa voglia di prenderlo a schiaffi… E così via...

Questi sono schemi che, se non li fissate prima con l'osservazione e poi sul diario, non riuscite davvero a capire quanto siano reazioni meccaniche e sempre uguali.

Ma se finalmente un giorno capite che al cugino reagite così, alla mamma cosà, al figlio invece in quest'altro modo e alla vicina di casa in un altro, potrete conoscervi sul serio.
Senza giudizio. Senza interpretazioni.
Io funziono così. Punto.

Non ha senso sentirsi in colpa. 
E' fondamentale prendere atto delle cose così come sono:
Pinko Pallo mi sta sul culo! Ok. Preso atto della cosa.
Non sopporto Caio perché mi infastidisce la sua ignoranza. Ok. Registrato.
Foto dell'autrice

(Anche se sapete che è sempre la Legge dello Specchio che sta agendo su di voi, non importa che lo scriviate anche nel diario.)

Una volta preso atto di questo, in assenza di giudizio succede un miracolo: l'accettazione. 
E con l'accettazione, cambiate.
Perché sapete già come reagirete in una determinata situazione e alla fine, sapete che succede?
Che smetterete di reagire sempre nello stesso modo.
Perché sarete consapevoli.

Come dicono i Maestri, accendendo la luce (dell'osservazione) il buio, come è ovvio, scompare.


lunedì 5 maggio 2014

I giorni "storti"

Nel nostro modo di vivere la vita in base a reazioni, giudizi, fastidi, siamo portati a considerare alcuni giorni belli, altri brutti, in base alle nostre aspettative e alle emozioni del momento.

Se tutto va secondo i nostri piani ci sentiamo felici e pensiamo che la vita ci stia sorridendo perché ce lo siamo meritato, perché abbiamo fatto tutto come andava fatto e siamo stati premiati.

Foto dell'autrice
Ma se un giorno, nonostante il nostro impegno, qualcosa va storto, ecco che ricadiamo nel vittimismo e ci sentiamo perseguitati dalla sfiga.

In realtà, è l'Ego che come un bimbo capriccioso pretende solo giorni in cui splendiamo e veniamo ammirati, lodati, applauditi.

Per l'Anima, invece, c'è più da imparare nei giorni cosiddetti storti.
Perché quando qualcosa va storto abbiamo la possibilità di vedere. Vedere che energia stiamo usando, che pretese abbiamo nei nostri stessi confronti, quali sfide ci terrorizzano, quanto narcisismo stiamo accarezzando. 
Possiamo misurare la nostra aspettativa illusoria, la paura di fallire o di avere successo - che sono speculari - il senso fasullo di identità che ci illude di essere quella cosa che vogliamo dimostrare a tutti di essere, e se falliamo pensiamo di non esistere più. Di perdere la nostra identità.

Foto dell'autrice
Tutto questo è un dono.

I giorni storti sono lo specchio di ciò su cui ancora abbiamo da lavorare. Sono perfetti perché fondamentali per vederci davvero per ciò che siamo. Senza illusioni.

Solo da questa visione realistica di noi stessi possiamo cominciare a capire da dove cominciare a lavorare e perché.

Ad ogni giorno storto che viviamo dovremmo dire GRAZIE!

giovedì 6 febbraio 2014

Meno parole

Viviamo in un mondo invaso dalle parole, il 99% delle quali superflue o del tutto inutili.
Siamo talmente abituati al brusio che molti di noi nel silenzio si sentono a disagio.
Spesso, quando siamo vicini ad altre persone, ci sentiamo quasi obbligati a rompere il silenzio dicendo qualcosa, di solito qualche banalità. Ci sembra che non parlare sia una forma di maleducazione.

Eppure, come si può pretendere di avere una mente silenziosa se non siamo capaci di togliere il superfluo nei dialoghi?

Pensate a quante parole diciamo in più del dovuto quando dialoghiamo con qualcuno.
Infatti; no, però; comunque; volevo dire…; ma se; sì, no… 
Quante volte si comincia una frase con Sì, no. Sì o No? O uno o l'altro!

Autoritratto dell'autrice
E poi, le ripetizioni. Ripetiamo un concetto come se temessimo che l'ascoltatore non capisse, ma forse siamo noi i primi a dover ribadire le cose per essere sicuri di crederci davvero!

E' un esercizio difficile, ma vale la pena di provare.
Tentare di togliere tutti i fronzoli.

Di solito: Cioè no, sai, oggi, mentre andavo dal panettiere, ho pensato che in fondo, a pensarci bene, tutto sommato…

Togliendo il brusio: Oggi mi è venuta in mente una cosa.

Pare semplice, sulla carta. Per imparare a farlo anche nel dialogo bisogna ascoltarsi, respirare, fare le giuste pause, e rimanere distaccati da ciò che si dice. Se ci facciamo coinvolgere da ciò che stiamo dicendo, quindi perdendo la presenza, è la fine.
Veniamo risucchiati nel vortice.

E, di solito, cosa accade dopo che abbiamo parlato a raffica rapiti dal vortice? Ci sentiamo un po' spossati e frastornati.
E magari ricordiamo solo una parte delle cose che abbiamo detto. 
Di solito le ripetizioni.

Parlare in presenza significa anche entrare in sintonia profonda con l'ascoltatore, che non verrà investito da un fiume di parole senza poter intervenire, rischiando di non capire che una piccola parte del discorso.

Inoltre, quando si dialoga in presenza non ci sono reazioni a fraintendimenti. Perché oltre le parole c'è l'attenzione e il cuore aperto. C'è sintonia.