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giovedì 27 ottobre 2016

Quanto valore ti dai?

La riflessione di oggi nasce da una considerazione nata da uno scambio di vedute con una carissima amica, sorella d'anima.
Parlando del frequentare corsi e seminari nell'ambito delle terapie olistiche e della crescita personale, stavo dicendo che invece di lamentarsi del costo considerato a volte eccessivo richiesto per la quota di partecipazione, dovremmo ammirare e prendere ad esempio chi tiene questi incontri perché sa darsi valore, sa quanto ciò che porta ai partecipanti ha un valore in realtà inestimabile, e quindi fa bene a farsi pagare ciò che ritiene giusto.

Lei era d'accordo con me ma è andata oltre.
Ha considerato il fatto che chi decide di partecipare spendendo una cifra che ritiene comunque alta si sta dando a sua volta valore, sapendo di meritare ciò che riceve.
Valore - Foto dell'autrice 
Il prezzo da pagare è un'energia, è il riconoscimento del fatto che se vogliamo davvero crescere e sentiamo profondamente che quel corso o percorso è per noi, allora dobbiamo essere disposti a prendere il meglio, qualsiasi sia il costo economico.

Soprattutto se si tratta di un corso formativo, che ci darà delle abilitazioni, dire che costa troppo e fare magari solo uno stralcio di questo raccontandoci che tanto lo abbiamo già compreso e non ci serve altro - perché non siamo disposti a spendere di più - è restare senza una struttura. 
E' abbozzare un'abilità restando in superficie perché, oltre a non darci modo di uscirne davvero preparati, inconsciamente ci stiamo dicendo che non valiamo abbastanza per completare quella formazione.

Questo restare abbozzati non ci permette di esprimere al meglio le qualità che dovremmo nel momento in cui saremo noi a tenere corsi e seminari. Non solo non saremo davvero preparati, ma saremo ancora condizionati dal valore che diamo al denaro, e se abbiamo un problema legato al sentirci poveri, non in grado di sostenere i costi della specializzazione, ciò si ripercuoterà sul valore che gli altri ci daranno.
Sarà quindi facile incappare in vari tipi di mancanza. 

L'ho ringraziata di cuore per la sua visione ampliata. Avere un'amica che ti amplia un orizzonte è un dono raro e preziosissimo.

E voi, che valore siete disposti a darvi davvero?

venerdì 4 dicembre 2015

Ci meritiamo il meglio

Siamo cresciuti in famiglie in cui si dividevano gli oggetti in da tutti i giorni e per le grandi occasioni. Generazioni di nonne hanno avuto un salotto buono in cui nessuno poteva mettere piede se non ospiti di riguardo o parenti in visita.
Vecchie cose preziose - Foto dell'autrice
Ci siamo ritrovati con centinaia di piatti e tazzine in preziosa porcellana, posate d'argento e bicchieri di cristallo che non fanno che prendere polvere nelle vetrinette del salotto o muffa in cantina - nel peggiore dei casi. 
Li lasciamo lì un po' perché temiamo di rompere quei bei servizi irripetibili, un po' perché pensiamo di tenerli, come dicevano le nostre nonne, per gli ospiti.

Ma sotto sotto c'è come un timore reverenziale per le cose preziose, come se pensassimo di non meritare di bere il tè in tazze di porcellana, o cenare con posate d'argento.

Ma perché destinare sempre il meglio per gli altri, per fantomatici ospiti che un giorno verranno a trovarci e saranno degni dei nostri servizi? Regolarmente, quando organizziamo cene con gli amici finiamo per usare piatti e bicchieri di plastica così non si devono lavare e il servizio è tutto uguale, dato che oltre le 12 persone non avremmo più piatti dello stesso servizio disponibili. 
O almeno questo capita per le generazioni più giovani, che di solito organizzano portando ognuno qualcosa e a volte si sta tutti in piedi servendosi a buffet per mancanza di spazio e di sedie.

Quindi, perché negarci il piacere sottile di usare il meglio per noi, nel quotidiano?
Ci meritiamo il meglio e dobbiamo imparare a concedercelo, invece che lasciare tutto lì a ristagnare per anni in previsione di eventi futuri. Ma quali eventi futuri se esiste solo l'adesso?
Vasi di famiglia - Foto dell'autrice
Domani potrebbe non arrivare mai e non avremo goduto delle nostre posate d'argento, belle e solide, nemmeno per mangiare un banale piatto di pasta.
Che strane idee ci hanno inculcato le nostre nonne!

Tirate fuori le tovaglie di fiandra, le lenzuola ricamate del corredo nuziale mai usate per non sciuparle, le tazzine di caffè di nonna Ermelinda e i bicchieri a calice di cristallo di Boemia della prozia Giselda e godetevi il viaggio!