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martedì 28 marzo 2017

Quando arriva una mazzata

Ci sono dei momenti in cui ti arriva quella mazzata che ti fa vacillare. Pensavi di aver già risolto un sacco di casini nella tua vita ed ecco che ti arriva la botta inaspettata che rischia di farti cadere a terra con contusioni varie.

Siamo troppo abituati a vederla come un fallimento nel nostro percosso evolutivo, come qualcosa di negativo che non dovrebbe succedere. 

Ma quando hai una visione ampliata della vita e una totale responsabilità di ciò che crei, diventi proattivo e comprendi che nulla viene davvero per nuocere. C'è sempre un potenziale di risoluzione nel problema stesso. Dipende da con che occhi lo vuoi guardare.
Help! - Autoritratto dell'autrice

Vuoi vederlo da vittima o da guerriero che chiede di crescere a livello evolutivo?

La mazzata, più è grossa, maggiore è il potenziale di risoluzione che porta. L'insegnamento è già nell'accadimento. 
Invece che concentrarci sul negativo, respingendo il dono che questo accadimento ci porta, possiamo decidere come agire a partire da ciò che questa botta ci sta dicendo di noi stessi, di ciò che abbiamo creato in base ai nostri pensieri ricorrenti e alle paure più profonde. L'inaspettato, l'evento che arriva di colpo e ti lascia stordito e dolorante, è il frutto di una lunga preparazione, come spiega Stefano D'Anna nel libro La Scuola degli Dei.

La mazzata improvvisa ci permette di ripulire in un solo colpo tutto ciò che fino ad ora abbiamo temuto inconsciamente. L'azione che compiremo per risalire sarà sempre una guarigione, basta accogliere la cosa come un dono. 
E' questo il segreto.

venerdì 2 dicembre 2016

Quieora management

Un errore comune è credere che se si ha molto tempo libero a disposizione sia più facile restare nel qui e ora, concentrati sul respiro, perché si crede al cliché mindfullness = stare seduti a contemplare o a meditare.
In realtà posso dire per esperienza diretta che a volte la trappola del restare fisicamente immobili rischia di diminuire la nostra attenzione al momento presente, proprio perché la mente divaga quando ci sono ritmi troppo lenti. Crediamo di rilassarci e invece l'attività mentale ci scarica e nemmeno ce ne rendiamo conto.

Quando però la tua vita cambia ritmo, ti ritrovi tante cose da fare, hai un'agenda piena e tempi serrati, allora ecco che se hai già lavorato su di te per un po' puoi sentire che sei più focalizzato sul qui e ora. Ogni giorno, ogni ora c'è qualcosa da fare e la tua mente non può divagare su quello che farai domani o tra un mese. Se prima aspettavi con ansia un evento che sarebbe stato un mese dopo, ora non puoi più permetterti di stare lì a fantasticare sulla cosa.
Talent Garden, Milano - Foto dell'autrice 
L'avere ritmi serrati e più responsabilità ti centra, e se sai stare sul respiro, prendendoti ogni tanto qualche secondo per fare il vuoto mentale, vedi che la qualità delle tue giornate lavorative si innalza.


Hai più energia anche se fai più cose e ti alzi prima al mattino. Perché la mente non divaga, sei nell'azione, al presente. E quando vivi così vedi anche che trovi più facilmente soluzioni perché stai permettendo alle intuizioni di raggiungerti. Pensando meno hai meno filtri. Il canale resta aperto e le cose quasi si mettono a posto da sole. Se prima per ogni intoppo ti pareva di dover scalare una montagna per risolverlo, ora sei nel flusso e non perdendo la calma riesci a trovare più soluzioni e più facilmente di quanto avresti mai immaginato. 

Il qui e ora è uno stato mentale che ti porti dentro, è un modo di essere, e nell'azione, così come nello sport, dà risultati miracolosi.
State nell'adesso, ma nel flusso. 

giovedì 15 maggio 2014

Azione. Non reazione.

Se fossimo più concentrati sul nostro Sé - cioè sull'anima -osservandoci, invece che sulla nostra mente - identificandoci con la personalità - potremmo decidere delle nostre azioni rimanendo centrati.

Nella vita quotidiana, le nostre sono più che altro reazioni. Pensiamo siano azioni nate da noi per un buon motivo, ma è quello che la mente si racconta da sola per non ammetter di non essere  libera.

Se fossimo davvero liberi, potremmo assistere agli eventi della nostra esistenza senza esserne coinvolti emotivamente, e decidere cosa fare - se agire oppure no - ma anche come agire.  

Foto dell'autrice
Una persona può decidere se intervenire durante uno scippo per mettere in fuga l'aggressore, ma tanto dipende da ciò che prova e da quanto è identificato con l'anima o con la mente.
Se lo fa con rabbia, imprecando contro il ladro, sentendosi paladino del bene, la sua è una reazione.

Se invece decide in base al suo sentire profondo che quella persona che scippa va fermata, senza giudicarla moralmente, allora la sua sarà davvero un'azione. 

Ogni volta che reagiamo a qualcosa o a qualcuno, stiamo dando potere alla nostra mente, quindi a un dittatore, di fare di noi ciò che vuole.
Se sappiamo di essere qualcos'altro, cioè un'anima incarnata, che va al di là di ciò che appariamo, di ciò che pensiamo, delle emozioni che proviamo, allora sapremo anche distinguere le reazioni automatiche di cui i nostri corpi (mentale, emotivo, fisico) sono schiavi.
Se siamo identificati con la nostra anima, la dittatura non ha più alcun potere su di noi.

Ogni volta che sentiamo emergere l'istinto di reagire, osserviamo. Prendiamo tempo. Stiamo in quel sentire. Solo dopo esserci stati potremo capire qual è la cosa giusta da fare. Potremo intraprendere un'azione consapevole.

Sappiate che quando una persona dice, orgogliosa, di essere un tipo istintivo, quindi vero, senza maschere, è uguale a chi le maschere le indossa più apertamente.
Se sei istintivo, è probabile che tu sia schiavo inconsapevole delle tue emozioni e quindi reazioni.

Bisogna saper distinguere tra istinto ed intuito.

venerdì 21 febbraio 2014

Will Bowen e un mondo senza lamentele

Pochi giorni fa una carissima amica mi ha parlato di un metodo divertente per eliminare la lamentela dalla propria vita quotidiana, inventata da un americano di nome Will Bowen.

La tecnica è molto semplice: si mette un braccialetto attorno a un polso, a scelta. Durante il giorno ci si osserva per intercettare eventuali lamentele, critiche e pure gossip che escono dalla nostra bocca. 
Foto di Cinzia Cavaletti al suo giorno 2
Ogni volta che la lamentela affiora all'esterno, portiamo il braccialetto all'altro polso. E il giorno seguente sarà ancora il giorno 1.
Se riusciremo a non lamentarci per 21 giorni di seguito, potremo dire di aver eliminato la lamentela anche dal nostro inconscio. Ci saremo ripuliti.

Bisogna essere onesti con sé stessi e riconoscere quando qualcosa che diciamo non è semplicemente un'affermazione ma è una lamentela. Persino sbuffare e alzare gli occhi al cielo fanno parte dell'abitudine alla lamentela, e ci partono meccanicamente. 

Dire al gatto di scendere dal letto non è una lamentela.
Dire: Ecco, sempre sul letto, ora mi hai riempito il piumone di peli, stupido gatto! E' una lamentela.
Uffa, è una lamentela. Che palle!, è una lamentela.

Perché eliminare la lamentela dalla vita?
Perché, spiega Bowen nel suo libro A complaint free world (Un mondo libero dalla lamentela), che noi siamo tutti self-made, cioè ci facciamo da soli. 
Tutto ciò che ci accade in qualche modo lo creiamo noi con il nostro inconscio. La lamentela è focalizzarsi sul problema e non sulla soluzione, dice l'autore. Quindi, con l'energia della lamentela finiamo per attirare ciò che non vorremmo.

I benefici sulla mente sono notevoli, essa è più rilassata, il corpo non sente il peso della lamentela su di sé, ci si concentra di più su pensieri costruttivi.

Will Bowen, poi, parla della teoria della fionda, ovvero: quanto più tiri indietro l'elastico, tanto più andrai lontano. E chiaramente, se sei privo di energia perché la lamentela te la porta via, le tue azioni per andare dove vorresti sono più deboli, meno efficaci. Se hai l'entusiasmo, il tuo tiro sarà pieno di forza.

Quindi, il metodo porta le persona a slittare da una vita di insoddisfazione a una vita di azione. 
Questo metodo, se preso anche con autoironia, invita alla sfida quotidiana con sé stessi e con i propri limiti.
L'esempio della barriera corallina è lampante: i coralli sono più vivi e in salute dalla parte dell'oceano, mentre dalla parte della laguna tendono a morire più in fretta. Perché? Per via delle continue sfide sollecitate dall'oceano, con le sue correnti, dalla fauna. Il corallo è più vivo se deve confrontarsi con le sfide della
Autoscatto dell'autrice al secondo giorno 1
sopravvivenza.


Per chi decidesse di provarci, sappia che non si deve scoraggiare, per questo è necessaria una buona dose di autoironia e obiettività, ma anche di determinazione. 
Da tre giorni sono al giorno 1. Meglio! Mi sto osservando e mi rendo conto, sia per ciò che riguarda me stessa ma anche chi mi circonda, che il 95% circa delle nostre frasi sono intrise di lamentela.
95%! Tutta energia sprecata a concentrarsi su ciò che non va e non sulla soluzione!

Sappiate anche che a detta dell'autore per arrivare a fare tutti i 21 giorni di fila senza lamentela sono necessari dai 4 agli 8 mesi.
Avanti, coraggio, la sfida è aperta!





mercoledì 13 novembre 2013

Il corpo nell'azione

Nell'articolo di ieri ho affrontato il tema del corpo nella sua interezza, per sentire davvero la realtà.

Foto dell'autrice
Sappiamo che non esiste risveglio che non passi dal nostro corpo fisico, dalla nostra macchina biologica. Per esercitare l'attenzione sul Qui e Ora è necessario essere presenti nel corpo mentre lo usiamo.

La maggior parte delle volte che compiamo un'azione, la nostra mente è altrove. Anzi, spesso i lavori di casa o i lavori fisici in generale sono una scappatoia per permettere alla mente di divagare. Il nostro braccio fa una cosa adesso, la testa è nel passato o nel futuro.
Siamo dei dissociati.

Un esercizio fondamentale per tornare alla nostra integrità corpo-mente è porre attenzione alle azioni e al corpo che le compie mentre stiamo facendo una qualche attività.

Dal lavare i piatti a farsi una doccia, cucinare, guidare, scrivere al computer. Ma anche solo passare attraverso una porta o salire e scendere le scale.

Questo non solo ci permette di accorgerci di quanto poco siamo coscienti della nostra perfetta macchina, l'unico mezzo che abbiamo per sperimentare questa incarnazione, ma fa sì che la mente interrompa il proprio flusso continuo di pensieri, lamentele e credenze che ci cristallizzano in un'energia circolare.
Foto dell'autrice

Per uscire dal circolo vizioso bisogna rompere lo schema.

Un modo veloce ed efficace per sciogliere la cristallizzazione dell'energia portata dalla mente è praticare attività fisica. 
Provate anche solo a praticare mezz'ora di corsa regolarmente, una o due volte la settimana, in base ai vostri impegni.

Per prima cosa, già solo fare lo sforzo di compiere questa azione regolarmente è un buon indizio di quante resistenze da un parte e da quanta effettiva volontà avete dall'altra.

In secondo luogo, il correre porta il fisico alla fatica, ed essa costringe la mente a stare attenta a quella fatica. Sotto sforzo non c'è posto per i pensieri.

La terza ragione è che quando il corpo comincia a sentire tanto la fatica, la mente cerca di metterci comunque lo zampino intimandoci di smettere, lamentando di non farcela, di non essere in grado e via dicendo.

E' lì che si attiva la consapevolezza che cedere e fermarsi sarebbe dar retta ai nostri schemi mentali autolimitanti.

Continuate a correre, e molte delle vostre cristallizzazioni si scioglieranno. Circolerà energia nuova, che non può far altro che giovare, che portare nuovi doni alla vostra vita.

Ma poi non fate l'errore di pensare che se lo avete sperimentato una volta questo vi basta.
E' la costanza dell'acqua che scava le montagne, non la goccia schizzata una volta sola!