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martedì 15 dicembre 2015

Riflessione in caso di guerra

La mia riflessione di oggi nasce da una domanda che mi sto ponendo da qualche tempo. 
Parliamo spesso di guerrieri di luce o monaci guerrieri, di questo archetipo che è dentro molti di noi da tempi immemorabili, del lavoro su di sé come eroismo quotidiano, dell'esercitare la Volontà e il Coraggio.

Ma, proprio in questi giorni in cui da una parte esiste una minaccia reale di entrare in una terza guerra mondiale e dall'altra sta per uscire l'attesissimo settimo episodio della saga di Star Wars, mi chiedo: noi - ovvero chi lavora su di sé e sente un certo spirito guerriero dentro - saremmo in grado di creare un "esercito" di guerrieri ribelli? 
Luke e Leia - Rielaborazione foto dell'autrice
Visto che sappiamo bene che la Forza esiste davvero, anche se la chiamiamo in modi diversi, saremmo in grado di coalizzarci ed organizzarci per opporci a tutto ciò che può rappresentare nella nostra realtà collettiva il Lato Oscuro della Forza?

Esiste un modo di agire tutti insieme, con Consapevolezza, ma in tempi di guerra vera?

Mi piacerebbe che questo post aprisse un dibattito, vorrei sapere cosa ne pensate. Voi cosa fareste e come?

giovedì 3 dicembre 2015

Rivedere il concetto di utilità

Ho già affrontato su questo blog il tema dei tempi oscuri che stiamo vivendo. Abbiamo dato vita ad una civiltà basata sulla tecnologia e sulla dipendenza dall'energia elettrica in ogni azione quotidiana.
Noi la diamo per scontata, come accendere la luce, usare il forno a microonde, prendere l'ascensore, vedere la tv, parlare al cellulare e accedere ad internet in ogni momento.

Einstein diceva una cosa molto vera, cioè che il rischio di una civiltà che dipende totalmente dalla tecnologia per tutte le azioni quotidiane rischia di essere una civiltà di idioti. Leggi: completamente vulnerabile.

Ogni tanto si sente parlare di allarme tempesta solare, ovvero, un'intensa attività elettromagnetica del sole che potrebbe interferire con la nostra tecnologia perché distruggerebbe gli accumulatori elettrici e la nostra civiltà piomberebbe di colpo in una specie di medioevo moderno. Ma, con la popolazione dipendente dalla tecnologia, sarebbe un guaio.


Candele - Foto dell'autrice
Vediamo pubblicizzare la domotica, robot che puliscono la casa e addirittura prototipi di cuochi meccanici e molte altre cose che promettono di semplificarci la vita.
Ma se un giorno tutti gli accumulatori elettrici smettessero di colpo di funzionare? 
Da un giorno all'altro, il concetto di utile cambierebbe totalmente.
Sarebbe più utile saper accendere un fuoco, scuoiare una preda, saper cucinare, realizzare candele, tessere e lavorare a maglia che essere dei maghi del computer e campioni di videogiochi.

Non voglio allarmare nessuno, ma potrebbe succedere. Come potrebbe succedere che in tempo di una guerra improvvisa ci si debba rifugiare in montagna e trovare una fonte di acqua pura, magari poterla convogliare, restaurare una baita con le proprie mani e coltivare un orto per l'autosufficienza alimentare. Almeno per un certo periodo.

Quanti di noi saprebbero farlo? 
Quanti di noi sanno vedere l'utilità di una finestra rotta abbandonata in un fosso, di un copertone, di mattoni vecchi caduti da un muro pericolante, di lamiera staccata da una tettoia? 
Vecchio paiolo - Foto dell'autrice
In tempi difficili, una lanterna vale più di dieci lampade di design.

Senza arrivare a visioni apocalittiche, viviamo in un'era di usa e getta che ci sta rovinando perché ci rende incapaci di vedere il valore intrinseco degli oggetti, il vero senso di utilità.

Senza riscoprire questi valori siamo inermi, sconfitti in partenza.
Un guerriero danzante queste cose le sa e non le perde mai di vista. Sta all'erta. Pronto all'azione, al cambiamento repentino di condizioni.

martedì 1 dicembre 2015

Attenzione a pregare per la Pace!

In questi giorni un po' bui con venti di guerra che lambiscono i nostri pensieri e il vivere quotidiano, si leggono spesso sui social inviti a pregare per la Pace, invocando la Madonna o altre divinità.

Chi conosce le Leggi che reggono la Realtà sa bene che si attira ciò per cui si vibra. Se si teme che la Pace sia in pericolo, se si è angosciati all'idea di un possibile futuro di guerra, si rischia di pregare per disperazione, chiedendo al Divino ciò che si pensa ancora non ci sia.
Si sta riflettendo la propria mancanza di pace interiore e di fiducia, se si dice che là fuori non c'è pace.

Chiesa seicentesca, Chieri - Foto dell'autrice
Esistono molti testi che trattano la preghiera dal punto di vista del Nuovo Paradigma (cioè l'interno è l'esterno, e viceversa). Tutti concordano nel dire chiaramente che la vera preghiera efficace si ottiene concentrandosi solo sull'atto di preghiera fine a sé stesso. 

Invece di chiedere ciò che pensiamo che manchi o di proteggerci da ciò che temiamo possa accaderci di male, bisognerebbe entrare in connessione profonda con la vibrazione della fede e dell'amore e il pregare diventerebbe solo un manifestarsi a parole di questa vibrazione. Senza chiedere. 

Perché se chiediamo, stiamo implicitamente dicendo al Divino che non abbiamo fede nei suoi Piani, per quanto oscuri e spaventosi ci posano sembrare. Inoltre, come detto sopra, tutto ciò che si manifesta nel mondo esteriore è un riflesso di ciò che a livello collettivo l'umanità sta vivendo in forme-pensiero.

Se la forma-pensiero collettiva vibra sul conflitto, la paura e il sospetto, l'unico modo per scioglierla è un atto di preghiera scevro da paura e disperazione.

Quindi, state in guardia!
Se volete pregare per la Pace nel mondo concentratevi sull'atto della preghiera in sé senza richieste né paure o otterrete il contrario.
Perché l'Universo ci restituisce ciò che mandiamo.



martedì 20 gennaio 2015

Facile essere pacifisti in tempo di pace!

Noto che c'è molta diffidenza riguardo alla parola guerriero, perché per molti ha una connotazione negativa collegata alla guerra.
Ma dobbiamo tenere presente che anticamente il guerriero è nato come difensore del popolo inerme, e c'è una profonda differenza tra guerriero e soldato. Le guerre di conquista e sottomissione dei popoli ad opera dei romani, ad esempio, erano fatte da soldati che eseguivano ordini, non da guerrieri. 
Il guerriero segue il suo cuore, la sua morale. 

In tempo di pace è facile dirsi pacifisti a tutti i costi. Ma se venissimo invasi domani, come durante la Seconda Guerra Mondiale, da nuovi nazisti o qualcosa del genere, una volta stabilito che con gente simile non si può ragionare per far scendere la pace, prenderemmo le armi per difendere la libertà - nostra e del popolo intero - o continueremmo imperterriti a cercare di convincere gli invasori che tutto è Uno e siamo tutti fratelli?


 The warrior - Foto dell'autrice
Siccome siamo immersi nella materia, nell'illusione della separazione, ci sono dei momenti in cui dobbiamo scendere in campo e combattere, sporcarci le mani. Ma mai con l'odio nel cuore.

Gesù scacciò i mercanti dal tempio a pedate, rovesciando i loro banchi, non cercando di convincerli ad andarsene suonando le campane tibetane! 
Ma il suo non era certo un gesto fuori di sé, non aveva l'odio nel cuore, ma da vero guerriero, sapeva bene come agire al meglio in ogni situazione. E quella, evidentemente, era una situazione in cui bisognava rovesciare i banchi in testa ai mercanti. 

Il guerriero, anche nella vita quotidiana, è colui che fa ciò che deve - ciò che sente nel cuore -  e nulla o nessuno può smuoverlo. E' colui che affronta i travagli della vita a testa alta, cadendo e rialzandosi, senza incolpare nessuno all'esterno né lamentarsi. Se qualcosa non va, si impegna a cambiarla, rimboccandosi le maniche.

I pacifisti a tutti i costi dovrebbero osservarsi bene e cercare di capire se il loro rifuggire dal conflitto non sia timore di affrontarlo, di farsi male o della propria aggressività repressa.  
Il guerriero cerca la pace di continuo ma quando questa non è proprio possibile, scende in campo e combatte per ciò in cui crede, anche a costo di morire. Non teme la propria aggressività perché la conosce e ci ha fatto pace.
Un pacifista a tutti i costi sarebbe disposto a morire per la pace?
Se sì, allora è un guerriero, che lo voglia o no!

venerdì 30 maggio 2014

Precetto 16 - Vangelo di Tommaso

Gesù disse: "Forse gli uomini pensano che io sia venuto a gettare la pace sul mondo, ma essi ignorano che io sono venuto a gettare conflitti, fuoco, spada, guerra. Poiché cinque saranno in una casa: tre contro due e due contro tre, il padre contro il figlio e il figlio contro il padre, ed essi se ne staranno soli."

Questo precetto tratto dal Vangelo apocrifo di Tommaso, nella sua versione copta, pare contraddire ciò che noi abbiamo sempre pensato di Cristo, come portatore di pace.

In realtà, a leggere il testo in senso verticale, diviene chiaro che ciò di cui si sta parlando è il paradosso fondamentale per il Risveglio.
Cioè: non si può conoscere qualcosa se prima non viviamo il suo contrario. Quindi, come capire cos'è la pace se prima non veniamo assaliti dal conflitto? Come possiamo sapere cos'è l'Uno se prima non sperimentiamo la separazione?


Foto dell'autrice
L'umanità sperimenta la materia proprio attraverso il conflitto. Senza l'esperienza della materia le anime non riconoscerebbero se stesse come entità spirituali.

Il commentatore del Vangelo di Tommaso, Richard Valantasis, inoltre scrive che per sviluppare individualità occorre il conflitto tra spirituale e profano, tra ignoranza e conoscenza e tra esterno ed interno
Un po' come è necessario il conflitto adolescenziale per passare dall'età infantile a quella adulta.

Il conflitto promuove davvero una nuova comprensione dell'ego, della società e del mondo, poiché si pone come fondamento della creazione di qualcosa di nuovo. Tali conflitti operano come formazione e non possono essere evitati (…).

Infine, è interessante il versetto finale: "Se ne staranno soli."
Questo non vuole essere una condanna, al contrario. Soltanto se impari a stare da solo con te stesso puoi vivere in pace con gli altri,  perché i solitari sono coloro che più si sono sforzati di conoscere sé stessi.

Il conflitto, scrive Valantasis, rafforza i solitari e li unisce in gruppi di individui che possono comunque stare da soli.