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venerdì 28 febbraio 2014

Affrontare la disapprovazione

Sulla paura della disapprovazione verte la maggior parte delle pubblicità. Se non ci avete mai fatto caso è il momento di osservarne qualcuna attentamente.

Cosa rappresenta la paura della disapprovazione? 
Con ogni probabilità è qualcosa di ancestrale che risale all'epoca remota in cui per sopravvivere si doveva essere parte integrante del branco. Chi ne veniva espulso era destinato a morire.


Foto dell'autrice
Quel terrore è rimasto sepolto molto in profondità nel nostro inconscio collettivo, per questo è così difficile uscirne. Anzi, è così difficile che spesso nemmeno lo riconosciamo.

Se osserviamo che le critiche ci spaventano, ci feriscono, ci fanno sentire incompresi, ci siamo dentro fino al collo.
Ma è una grandissima opportunità!

E' l'occasione di vedere quanto e come questa cosa ci fa star male e, osservandola, possiamo scioglierla.

Se riusciamo a restare presenti a noi stessi, osservando le reazioni fisiche ed emotive alla paura della disapprovazione, dell'incomprensione, senza reagire con i soliti automatismi per difenderci, possiamo uscirne vincenti.
Avremo domato i nostri demoni.

A volte le conseguenze possono essere estreme e dolorose. Alcuni aspetti della nostra personalità si staccano e con loro situazioni, a volte persone. Può essere un partner, un capo al lavoro, amicizie, parenti.

Ma se ci lasciamo sopraffare dalla paura di essere messi al bando, indossando una maschera di scuse e giustificazioni, stiamo perdendo la grande opportunità di rimanere nella nostra integrità.

Perché è proprio questo il punto: affrontare e superare la paura della disapprovazione altrui ci restituisce la nostra integrità. 
E scopriamo che, nonostante il processo doloroso, siamo ancora vivi. Siamo noi stessi.

giovedì 28 novembre 2013

Il bisogno di approvazione

Se pensate di essere liberi di decidere della vostra vita e dei vostri comportamenti, è probabile che vi sbagliate.
Fin da bambini, prima in famiglia e a scuola, e poi nelle amicizie, siamo stati condizionati a ricevere o meno approvazione.
Foto dell'autrice

Al bambino e allo studente viene detto come devono comportarsi e cosa pensare, cose è bene e cosa è male, cosa rende felici genitori e insegnanti e cosa risulta disdicevole.

Nonostante gli anni della ribellione giovanile - in cui comunque si diventa parte di un gruppo mettendo in moto gli stessi meccanismi  - il bisogno di approvazione rimane latente e inconsapevole. E ci condiziona.

I social network oggi amplificano a dismisura questo bisogno, e tutti lì a rallegrarsi se qualcuno ha messo un MI PIACE su un post o una foto e a rimanerci male se nessuno ha commentato.

Ma in sostanza, il desiderio di approvazione non solo genera ansia e frustrazione, ma ci rende fasulli. Perché elemosinare attenzione e approvazione modifica i nostri veri pensieri e sentimenti, e pure il comportamento. Non siamo noi, ma una maschera di noi che cerca di sentirsi approvato.

Molte persone sono disposte a rinunciare subito ad un'opinione nel momento in cui vengono contraddetti o ricevono disapprovazione.

Come fa notare Wayne Dyer, ciò significa dare più importanza
Foto dell'autrice
alle opinioni e ai gusti altrui che ai propri. 

Significa abdicare al proprio sentire in nome di qualcosa di effimero come l'apprezzamento da parte degli altri.

Ci è stato insegnato fin da bambini a non fidarci di noi stessi, del nostro istinto. Ma se da piccoli poteva avere un senso, non avendo ancora imparato tutte le sfumature del mondo e i suoi eventuali pericoli, ora che siamo adulti siamo ancora quel bambino insicuro che chiede continuamente l'opinione e l'approvazione dell'adulto perché lo considera colui che sa.

Ora, colui che sa, è il nostro Sé. Non c'è più bisogno di cercare l'approvazione.
Tanto non potremo mai piacere a tutti. 
Ma soprattutto, smettere di andare in ansia per ottenere l'approvazione o di deprimersi per le critiche ricevute dà un senso di libertà che vi sgancia per sempre da questo circolo vizioso.

martedì 19 novembre 2013

Godersi il viaggio

C'è una storiella molto efficace narrata da Padre Anthony De Mello riguardo al nostro atteggiamento nei confronti della vita.


Foto dell'autrice
Narra di un gruppo di turisti che, mentre viaggiano in pullman, invece di guardare il panorama fuori, tengono le tendine accostate e intanto passano il tempo a spettegolare, a criticare chi si è seduto in un certo posto, chi è meglio vestito, e così via... Fino a che il viaggio finisce e loro non hanno mai guardato fuori, riempiendosi gli occhi della maestosità del paesaggio, godendosi il viaggio. 

Quanta gente vive così la propria esistenza?
Passa la vita ponendo attenzione alla forma, dando importanza fondamentale e imprescindibile a piegare bene le lenzuola e stirare anche gli strofinacci della polvere, e mai alza gli occhi per vedere quanto di bello c'è nel percorso di vita.

Si preferisce lustrare la propria gabbia con cura, magari dipingendo pure le sbarre d'oro, ma resta sempre una gabbia.

Cosa state aspettando? 
Di essere pronti? Pronti per cosa? Non lo sarete mai, perché le vostre resistenze vi diranno che non lo siete.

Smettete di fare la maggior parte delle cose che vi sembrano fondamentali, ma che in realtà vi stanno distraendo dal viaggio, e fatelo ora!
Foto dell'autrice
O quando penserete che sia venuto il momento di rilassarvi un attimo e guardare fuori, il vostro viaggio potrebbe essere arrivato alla fine. Capolinea. Morti.

E allora cosa sarà stata la vostra vita? Un insieme di preoccupazioni inutili, di negatività gratuite, di giudizi fuorvianti.
E la vita vera non l'avrete neppure sfiorata.

Vivete ora! Godetevi il viaggio ora!

lunedì 18 novembre 2013

I Quattro Accordi di Don Miguel

Per ritrovare il nostro potere personale, dobbiamo rompere i vecchi schemi e imparare nuovi codici che ci permettano di vivere in armonia con noi stessi e con il mondo.

Don Miguel Ruiz, nel suo libro I Quattro Accordi (Edizioni Il Punto d'incontro) spiega quali sono e perché.


Foto dell'autrice
Primo Accordo:
Sii impeccabile con la parola

Sappiamo che le parole creano mondi, che ci possono ferire in profondità, se le crediamo vere.
La parola è uno strumento potente che il più delle volte viene usato a sproposito creando conflitti di ogni tipo.

Don Miguel paragona la parola a uno strumento magico, tramite cui possiamo fare incantesimi o subirli, senza esserne consapevoli.
Ma diventando responsabili delle nostre parole possiamo fare la differenza. 
Possiamo smetterla di ferire gli altri, ma soprattutto noi stessi. Ci diciamo un sacco di cose negative, ci critichiamo, ci giudichiamo in continuazione. E finiamo per credere alle nostre stesse bugie. 

Dire la verità è un buon inizio.

Secondo Accordo:
Non prendere nulla in modo personale

Ricorda: se qualcuno ti insulta e ti senti ferito, la stai prendendo sul personale, ma sappi che chi insulta o giudica, lo sta facendo in base al proprio filtro, ed è probabile che inconsciamente stia parlando di se stesso!
Quindi, mettiti l'anima in pace, giudizi e critiche non sono mai davvero indirizzati a te. Ognuno vede le cose a modo suo, e suo soltanto.
Le ferite che senti dolere c'erano già prima, il giudizio le ha solo toccate. Il giudizio, non il giudicante. 

Terzo Accordo:
Non supporre nulla

Le supposizioni sono tra le maggioro cause di fraintendimenti,
Foto dell'autrice
conflitti e illusioni/delusioni.


La nostra tendenza a discriminare le cose fa sì che noi vediamo e sentiamo solo ciò che vogliamo. Preferiamo abbellire la realtà delle cose con le nostre illusioni, filtrandola con i nostri sogni, oppure peggiorandola con le nostre paure, con le angosce.

Ogni volta che accade qualcosa, sia in positivo che in negativo, ecco che cominciamo a ricamarci su, supponendo questo o quello, peggio ancora quando qualcosa non lo capiamo.

Tutte le relazioni, di qualsiasi genere, entrano in crisi e spesso finiscono per via delle supposizioni e del nostro orgoglio che ci impedisce di chiedere direttamente delucidazioni per fugare i nostri dubbi. 
Preferiamo restare nel nostro cantuccio a fare supposizioni, finendo per crearci film mentali di cose inesistenti. 

Viviamo di aspettative, che puntualmente vengono deluse perché non capiamo che ciò che noi diamo per scontato non lo è per gli altri.
E la nostra relazione di amicizia, di amore o di lavoro si crepa o fallisce del tutto. 

Quarto Accordo: 
Fai sempre del tuo meglio

Questo accordo riguarda la messa in atto dei primi tre.

Fate sempre del vostro meglio in ogni cosa che fate, anche quelle che non vi piacciono tanto. 
Se fate le cose solo perché dovete, considerandole quasi una condanna, di certo non darete il meglio di voi.

Amate ciò che fate e fatelo perché lo amate, non per averne qualcosa in cambio, per una ricompensa o tornaconto personale.
Amando ciò che fate la vostra vita sarà la vita migliore che potrete vivere, perché sarà autentica e in linea con ciò che siete venuti a fare sulla Terra.






mercoledì 20 febbraio 2013

Non prendersela mai sul personale

La realtà è sempre filtrata dalle nostre opinioni, dalla nostra visuale, dai nostri giudizi ed esperienze. Non è mai oggettiva.
Se qualcuno ti insulta, si arrabbia con te, ti critica, ti sfotte, ti tratta male... in realtà non ce l'ha affatto con te!

Autoritratto dell'autrice
Tu sei uno specchio momentaneo in cui la persona che hai di fronte si sta riflettendo.
Tutto ciò che esiste nel nostro campo di esperienza in qualche modo ci appartiene, nel bene e nel male.

Ciò che non ci piace - ma anche ciò che amiamo - in un altro è già parte di noi. Odiamo ciò che non accettiamo di noi stessi.

Prendersela sul personale significa agganciarsi a qualche sentimento negativo che abbiamo represso e esserne trascinati, con tutte le conseguenze emotive e non solo che ne derivano.

Dare retta alle opinioni negative e alle critiche è dare retta alla nostra parte oscura che non vuole lasciarci in pace, che gode a tormentarci e abbassa le nostre vibrazioni, distrugge la nostra autostima.

Foto dell'autrice
Essere coscienti del fatto che ciò che ci viene detto è solo un punto di vista personale e che se ci fa male è perché in qualche modo pensiamo sia vero, è il primo passo verso il distacco.

Se una ferita continua a dolere e a sanguinare significa che non è ancora guarita. E l'unico modo per guarire è conoscersi nel profondo e accettarsi.

Non non siamo le nostre né le altrui opinioni.
Siamo e basta.