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giovedì 3 ottobre 2013

La differenza tra intenzione e ispirazione

La tecnica dell'Ho'oponopono è finalizzata ad azzerare tutte quelle parti di noi che fanno resistenza alla vita, compreso l'Ego.

Prima, nei libri sul pensiero positivo e l'autoaffermazione, si puntava sempre sul concetto di intenzione.
Immaginare cosa vorremmo intensamente, crederci, e ottenerlo dall'Universo.
Poi però si è notato che non sempre questa tecnica funziona. Si è giunti allora alla conclusione che di mezzo c'erano le false credenze autolimitanti e i blocchi emozionali.

Foto dell'autrice
Ma ancora, i conti non tornavano. In fondo, chiedere all'Universo incessantemente per avere ciò che vogliamo è non solo una mancanza di fiducia nei suoi confronti, ma è comunque un prodotto dell'Ego. E non è detto che la cosa desiderata sia davvero per noi.

E allora? 
L'Ho'oponopono funziona proprio dove tutte le altre tecniche falliscono. 
In fondo, noi non abbiamo il controllo totale del nostro inconscio, anzi, non ce l'abbiamo per niente! 
Per questo a volte, nonostante tutte le tecniche di guarigione emozionale messe in pratica, i nostri problemi persistono.

Insomma, possiamo scegliere ma non avere il controllo delle situazioni, e soprattutto, dobbiamo essere distaccati dall'avere alla fine o meno ciò che desideriamo.

Quindi, se l'intenzione è un gioco della mente, azzerando tutto con l'Ho'oponopono che cancella le memorie anche inconsce, diamo spazio all'ispirazione.

Scrive Joe Vitale in Zero Limits: A un certo punto vi arrenderete e inizierete ad ascoltare, piuttosto che chiedere e aspettare.

Foto dell'autrice
Perché l'intenzione è una forma di manipolazione. Se invece azzeriamo il chiacchiericcio della mente, arrendendoci al flusso, avremo la fiducia che l'Universo sa meglio di noi cosa è davvero fondamentale per la nostra vita.
Scopriremo di aver sofferto per cose che erano solo il prodotto dell'Ego.
Se arriviamo a zero limiti ripulendoci, riusciremo a percepire l'ispirazione divina perché non avremo più filtri mentali che ci impediscono di riceverla.

L'intenzione funziona e porta risultati, l'ispirazione funziona e porta miracoli. Quale preferite? - scrive Joe Vitale.

mercoledì 2 ottobre 2013

Ripulire, ripulire, ripulire!

Nel libro Zero LimitsJoe Vitale racconta di un piccolo esercizio simbolico che lo ha aiutato a ripulirsi dei condizionamenti che bloccavano la sua crescita personale.

Il dott. Hew Len, inventore del metodo Ho'oponopono, durante il suo corso consigliò all'autore di picchiettare con la gomma in fondo a una matita gli oggetti che rappresentavano un problema non risolto.

Foto dell'autrice
Joe Vitale lo fece con un libro che aveva pubblicato ma che non stava vendendo bene. Ogni giorno picchiettava un po' sul libro pensando a quel gesto come un simbolo di pulizia di tutte le false credenze autolimitanti che ancora albergavano in lui.
In capo a pochi mesi il libro decollò e vendette moltissimo.

Nel libro si dice che basta anche solo scrivere su un foglio quali sono i problemi da risolvere nella nostra vita e picchiettarli con la gomma in fondo alla matita, immaginando di cancellare il problema.

Sottolineo il fatto che il gesto sia il simbolo di un pensiero finalizzato alla guarigione, quindi non si ha la pretesa di spacciarlo come un gesto magico di per sé.

Foto dell'autrice
Se tutto ciò che accade nella nostra realtà viene da dentro, dalla nostra illusione di ciò che è reale, l'unico posto da cui partire per guarire la sofferenza e i blocchi che non ci fanno avanzare è noi stessi. 

E tutto ciò che dobbiamo fare, costantemente è ripulire, ripulire, ripulire!

martedì 1 ottobre 2013

Tutto accade dentro

Tempo fa, quando mi è capitato di leggere per la prima volta Zero Limits di Joe Vitale, sono rimasta colpita in particolare da un episodio accaduto all'autore.

Mentre parlava con il dott. Hew Len, coautore del libro nonché ideatore del metodo di guarigione spirituale Ho'oponopono, questi lodò un suo libro in particolare e gli disse che con questo metodo avrebbe potuto aumentare le sue vibrazioni e fargli vendere più copie.

Joe Vitale allora chiese cosa ne fosse dei libri già venduti.
Il dott. Hew Len gli diede una risposta folgorante:
Foto dell'autrice
"Quei libri non sono ancora nelle mani di nessuno. Sono ancora dentro di te."

Ovvero, sottolinea l'autore, non esiste un "là fuori".

Tutto ciò che vogliamo migliorare nella nostra vita non è all'esterno, è dentro di noi. Solo dal di dentro possiamo guarire le cose.
Se le nostre vibrazioni di Amore e Consapevolezza e Gratitudine aumentano, tutti i nodi un po' alla volta verranno sciolti.

Come consiglia Joe Vitale: RIPULITEVI!
Con l'Ho'oponopono.

martedì 11 giugno 2013

La diatriba tra azione e non-azione

Come per ogni cosa a questo mondo, anche per quanto riguarda il campo del risveglio spirituale ci sono molto scuole di pensiero. Ma   ho notato che fondamentalmente, ci sono due macrocorrenti di pensiero. 

L'azione e la non-azione. 

I grandi Maestri del passato, sia che fossero buddisti, zen o taoisti, avevano una visione più passiva del risveglio spirituale.
In poche parole, il succo del loro insegnamento verteva sull'abbandono di ogni attaccamento e desiderio della personalità, sul lasciar fluire la vita accettandola per ciò che è, vivendo solo il Qui e Ora.
Foto dell'autrice
Per loro, desiderare qualcosa che non si ha significa concentrarsi sul senso di mancanza e dar retta a un capriccio della personalità, che ci fa credere nel senso di separazione e nell'illusione che ottenere qualcosa che si desidera ci darà la felicità.

La seconda scuola di pensiero, più moderna e di stampo anglosassone, dice che invece, siccome noi siamo i creatori della nostra realtà, tutto ciò che abbiamo o non abbiamo deriva dal nostro porci di fronte alla vita, dai nostri pensieri.
Noi siamo qui per realizzarci come esseri umani e per portare nel mondo i nostri talenti, che sono un dono divino.
I nostri desideri fanno parte di questo progetto di creazione che è insito nella nostra natura.
Quindi, secondo questa teoria, non è il desiderare in sé ad essere sbagliato, ma l'attaccamento al risultato e alla paura di fallire, di non ottenere.
In questo le due scuole sono molto vicine.

Foto dell'autrice
Entrambe dicono che al mondo esistono solo due emozioni: 
L'Amore e la Paura.
Noi creiamo con entrambe, ma a seconda di quanta paura c'è nei nostri pensieri, noi possiamo avere una vita piena e soddisfacente oppure difficile e piena di ostacoli.

Anche per ciò che riguarda il concetto di Qui e Ora le due scuole sono d'accordo, perché soltanto partendo da una condizione di pienezza e felicità in questo momento possiamo creare altre situazioni di felicità.
Pensare che saremo felici solo quando avremo una determinata cosa che desideriamo è un uscire fuori da sé stessi.

A me piace pensare che la verità stia nel mezzo.

Salvatore Brizzi e Alberto Chiara dicono una cosa molto importante: lasciare andare tutto e permettere alla vita di accadere, di fluire senza intervenire come dicono i vecchi Maestri orientali non tiene conto di un problema fondamentale.
Dato che noi ci comportiamo in base a schemi e memorie acquisite a nostra insaputa, che agiscono condizionando i nostro pensieri e le nostre azioni, se non li risolviamo, se non andiamo a scioglierli, noi non saremo mai liberi. 
Anche passando la vita seduti nella posizione del loto, smettendo di desiderare, la nostra vita sarebbe solo un assistere passivi e impotenti a schemi che si ripresentano.

Infatti, Joe Vitale nel libro Zero Limits, conclude dicendo che alla fine, una volta ripuliti i nostri conflitti interiori e i pensieri limitanti, possiamo permettere al Divino di ispirarci, e i nostri desideri saranno allineati con la Sua volontà. Non dovremo più chiedere qualcosa che pensiamo sia fuori di noi, da raggiungere, ma semplicemente, agiremo in base all'ispirazione. 
Saremo allineati.

lunedì 10 giugno 2013

Arrivare a zero

Nel libro Zero Limits Joe Vitale spiega, tramite l'insegnamento del Maestro dottor Hew Len, cosa significa andare davvero a zero.

In realtà, siccome tutta la nostra vita è vissuta basandosi su memorie inconsce che ci autolimitano anche se crediamo di avere il controllo, l'unica cosa da fare è ripulirsi da tali credenze.
L'Ho'oponopono è la tecnica consigliata.

Hew Len spiega che l'unica nostra scelta nella vita è tra ripulirsi e non ripulirsi.
Se ti ripulisci da tutta la tua spazzatura interiore, allora potrai agire solo in base all'ispirazione e non alla memoria.

Round 1 - Foto dell'autrice
Il Divino ci manda di continuo ispirazioni per fluire nel modo più semplice nella vita, ma se noi abbiamo le memorie che ci filtrano i canali attraverso cui riceviamo l'ispirazione, continueremo ad agire in base alle memorie convinti di avere libero arbitrio.
Ma il nostro libero arbitrio non è davvero libero! E' sempre condizionato.

Quando siete al livello zero perché vi sieri ripuliti di tutte le vostre memorie, avrete zero limiti e farete solo ciò che è lì per voi. 

"E' come se fossimo dentro a una grande sinfonia", spiega il dottor Hew Len. "Ognuno di noi ha uno strumento da suonare. Nessuno è uguale. Perché il concerto sia realizzato, ognuno deve suonare la sua parte e non quella di altri. Abbiamo dei problemi quando non prendiamo il nostro strumento o pensiamo che altri ne abbiano di migliori. Questa è memoria."

mercoledì 22 maggio 2013

Come funziona l'Ho'oponopono

C'è un libro bellissimo che si intitola Zero Limits, di Joe Vitale, in cui si spiega molto efficacemente come funziona il metodo hawaiano di guarigione chiamato Ho'oponopono.

Colui che ha messo a punto e modernizzato questo metodo già esistente nella tradizione hawaiana, è il dott. Hew Len.
Quest'uomo ha lavorato per tre anni al reparto criminale di un ospedale psichiatrico. Senza mai visitare i pazienti o studiare i loro casi, alla fine dei tre anni il reparto ha chiuso perché tutti i pazienti sono guariti.
Come?
Il dottor Hew Len li ha guariti semplicemente usando questo metodo su se stesso.
Poiché noi siamo i creatori della nostra realtà, ogni esperienza in qualche modo ci appartiene.

L'Ho'oponopono parte da questa consapevolezza.
Il terapeuta deve per prima cosa guarire se stesso da ciò che ha provocato la realtà di malattia dei suoi pazienti.


Foto dell'autrice
Non dobbiamo mai dimenticare di essere responsabili al 100% di tutto ciò che ci accade.

Cosa significa la parola Ho'oponopono?
Aggiustare, correggere un errore.

Scrive Joe Vitale:
Per fare Ho'oponopono non avete bisogno di sapere quale sia il problema o l'errore. Tutto quello che dovete fare è notare qualsiasi problema stiate vivendo (...). Una volta notato, la vostra responsabilità è di iniziare immediatamente a ripulire, a dire:

MI DISPIACE
TI PREGO, PERDONAMI
GRAZIE 
TI AMO

Questo è il mantra.

Se il problema riguarda un'altra persona, chiedetevi:
Cosa sta succedendo in me che fa sì che questa persona mi dia fastidio?, continua l'autore.

Sappiamo ormai che se cambiamo noi, cambia anche il mondo intorno a noi.

Il solo modo sicuro è con TI AMO. Quello è il codice che sblocca la guarigione. Ma lo usate su di voi, non sugli altri. I loro problemi sono i vostri problemi, ricordatelo, per cui lavorare su di loro non vi aiuterà. Loro non hanno bisogno di cure, voi l'avete. Dovete curare voi stessi. Siete la sorgente di tutte le esperienze.

MI DISPIACE
TI PREGO, PERDONAMI
GRAZIE
TI AMO






venerdì 10 maggio 2013

Il metodo EFT

Una delle tecniche usate per ripulirci dai blocchi emotivi, dalle credenze autolimitanti e dalla paura è l'Emotional Freedom Techniques: EFT.

Questo metodo si basa sulla medicina tradizionale cinese e usa i meridiani dell'agopuntura.
Picchiettando su alcuni punti energetici, ristabiliamo l'equilibrio psicofisico.

Brad Yates, inventore di questo metodo, ci ricorda che la quantità di ciò che non attiriamo è pari alla quantità delle nostre resistenze.

Si parte da una credenza limitante che riconosciamo in noi, ad esempio, dicendo a noi stessi:
Anche se penso di non meritare... mi amo e mi accetto profondamente e totalmente;
Anche se penso che sia impossibile avere... mi amo e mi accetto profondamente e totalmente.

Foto dell'autrice
Mentre diciamo questo, picchiettiamo sul taglio della mano usata nel karate per colpire.
Picchiettiamo con le dita almeno sette volte.
Poi passiamo all'inizio delle sopracciglia (sopra il naso);
all'angolo esterno dell'occhio;
sotto l'occhio;
sotto le narici;
sotto la bocca, all'inizio del mento;
sulla giunzione tra le clavicole;
dieci centimetri sotto l'ascella;
sulla sommità della testa.

Autoritratto dell'autrice
Alla fine facciamo un profondo respiro e sentiamo se la resistenza è diminuita. 
Ripetiamolo finché non sentiamo che la resistenza è scomparsa.

E' molto efficace anche accompagnandolo con il mantra dell'Ho'oponopono, reso celebre da Joe Vitale nel libro Zero Limits.

Alcune persone trovano questa tecnica efficace anche per uscire da un attacco di panico o per affrontare una situazione che ci crea ansia, come un colloquio di lavoro o il parlare in pubblico.

Io lo faccio di fronte al sole nascente, associandolo all'esercizio descritto nel mio articolo di ieri.

Maggiori dettagli si trovano sul sito www.bradyates.net


lunedì 14 gennaio 2013

Ad ogni anima il suo esercizio

Foto dell'autrice
Capita spesso di leggere nei libri cosiddetti di autoaiuto suggerimenti di comportamento o esercizi per ottenere ciò che desideriamo.

Sulla carta sembra tutto molto semplice: applichi il metodo credendoci e funzionerà. 
E se non funziona è perché hai delle resistenze inconsce e allora devi ripulirti da esse. 
Magari con il metodo ormai famoso chiamato Ho' oponopono (dal libro Zero Limits di Joe Vitale)...

Ma quando ormai hai sperimentato tutto, e ci hai creduto, e hai ripulito e ripulito con l'Ho'oponopono (che comunque è un ottimo metodo), e ancora qualcosa rimane in stallo, allora cosa devi ancora capire?

Quello che c'è ancora da capire, secondo me, è che noi - con le migliori intenzioni - ci buttiamo in un metodo che ci sembra efficace, magari perché risuona con un certo nostro modo di essere. Ci viene naturale.
Ma il punto è proprio lì.

Magari quello di cui abbiamo bisogno, invece, è l'esatto contrario!
Fare qualcosa che non faremmo mai. Magari per rompere gli schemi, o per superare certe barriere mentali. Oppure perché quella cosa deve essere integrata dentro di noi, e per integrarla dobbiamo fare qualcosa di nuovo, qualcosa che magari pensiamo non ci appartenga.

Esempio:
In un libro ti dicono che se vuoi smettere di essere single, devi smettere per prima cosa di comportarti da single. 
Quindi, basta mangiare dalla scatola davanti alla tv, devi cominciare ad apparecchiare per due, immaginarti in due... Devi fare spazio nell'armadio per ospitare i vestiti di un ipotetico lui...
Insomma, è il metodo del fare come se.
Immaginare che la cosa che desideriamo sia già la nostra realtà.

Il problema è questo:
Se tu se una persona con un'immaginazione fervida, con tanta fantasia, il fare come se ti viene naturale. Troppo naturale!
C'è il rischio che la tua vita si trasformi in una vita immaginaria, con il risultato di essere ancora meno concreta nelle relazioni. 
Perché tutto avviene solo nella mente.
Questo esercizio va bene solo per chi è troppo concreto e ha poca immaginazione. Ecco la chiave. 

Se sei una persona poco concreta, con troppa immaginazione, se ti manca l'elemento terra, allora il metodo migliore è imparare a fare le cose nel concreto. Non come se!
Se ti riesce difficile portare a termine un compito, o non sai come mettere in pratica un'idea, è proprio lì la chiave!
Perché è proprio la capacità di compiere gesti concreti che devi integrare. Ecco la sfida.

Foto dell'autrice
Quindi, prima di scegliere un metodo, dovremmo chiederci se questo sia il più adatto a noi. Dobbiamo prima conoscerci bene, essere obiettivi. 
Sarebbe bello se anche gli scrittori di questi libri lo capissero e mettessero delle avvertenze!

domenica 9 dicembre 2012

"La forza della preghiera" - un piccolo libro illuminante

Pochi giorni fa, in un punto di book crossing, mi sono trovata tra le mani un tascabile intitolato La forza della preghiera, di una certa Rosmary Ellen Guiley, pubblicato a fine anni '90 da Sperling & Kupfer.
Aprendolo a caso, mi sono imbattuta in una frase tratta da una testimonianza:
"Ormai ero in grado di capire che le mie preghiere erano una forma di manipolazione. Esse provenivano da una vecchia consapevolezza, che mi spingeva a desiderare di esercitare un controllo, affinché le cose andassero in un certo modo. In realtà non mi fidavo che fosse all'opera un piano superiore, più vasto."

Mi sono resa conto di quante preghiere io abbia consumato credendo di poter ottenere qualcosa che desideravo con bramosia, nel timore che ciò non fosse abbastanza chiaro al Divino, e che potesse sfuggirmi. 
Foto dell'autrice
Questo tentativo di manipolazione, aggrappandoci con le unghie e con i denti a ciò che chiediamo per noi, spesso usando un'energia intrisa di disperazione, è proprio il modo più facile per non ottenere ciò che chiediamo. 
Infatti nel libro si dice che la Divinità risponde sempre, anche quando ci sembra che non stia rispondendo. Il silenzio è una risposta. Negativa.
Ma non ottenere ciò che chiediamo non è un fallimento. Bisognerebbe comprendere che con ogni probabilità il piano divino ha in serbo qualcosa di meglio. Questa è la chiave.
La cosa che più ho apprezzato di questo libro chea dire il vero, devo ancora finire di leggere, è che può essere considerato sincretico, poiché non insiste nel considerare una religione o un forma di preghiera in particolare come migliore o più evoluta di un'altra. 
Piuttosto, si parla di preghiera assertiva. La nostra vita è essa stessa una  preghiera, e la Divinità è spirito e non persona, luogo o oggetto, e agisce tramite noi piuttosto che su di noi, e nel momento in cui siamo in connessione, capiamo che siamo una cosa sola.
Quindi, invece che chiedere continuamente delle cose per noi, o fissarci su possibili soluzioni ai nostri problemi, basterebbe concentrarci a pregare in connessione con la Fonte e tutto ciò che è per noi arriverà. 
E qui mi torna in mente Zero Limits di Joe Vitale. Quando sei a zero desideri, totalmente in pace e in connessione con il fluire della vita, ogni bene arriva perché sei allineato con la Fonte.
L'altro problema è che spesso pensiamo, pregando, di non meritare in fondo la felicità cui tutti aspiriamo, anche in senso generico. 
Ciò crea una barriera.
Il libro, ha una bellissima risposta anche per questo:
"Bisognerebbe invece ricorrere alla preghiera partendo dal presupposto di essere degni di ricevere le benedizioni alle quali aspiriamo."

lunedì 19 novembre 2012

Una recensione: "Expect miracles" di Joe Vitale

Ho appena finito di leggere il libro "EXPECT MIRACLES" di Joe Vitale, ed. Il punto d'incontro.
Rispetto ai due precedenti e più famosi "ZERO LIMITS" e "THE KEY", non aggiunge nulla di nuovo, ma pare essere un semplice ripasso dei suoi insegnamenti classici. La scrittura è sempre scorrevole e gradevole, ma mi sono mancate le citazioni che in genere Joe Vitale mette in abbondanza all'inizio dei capitoli. L'elemento che ho trovato più utile è il breve elenco in sette punti nelle prime pagine delle contro-intenzioni fondamentali. In effetti, riassumono molto bene le più comuni cause di insicurezze e conseguenti fallimenti. Se devo dare un consiglio a chi non ha mai letto i libri di Joe Vitale, che considero un vero Maestro, rimango dell'idea che i due precedenti siano imperdibili. Davvero fanno la differenza rispetto alle tante pubblicazioni di autoaiuto presenti sul mercato editoriale. Per esperienza personale posso dire che le sue tecniche, se applicate con costanza, funzionano.