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martedì 1 dicembre 2015

Attenzione a pregare per la Pace!

In questi giorni un po' bui con venti di guerra che lambiscono i nostri pensieri e il vivere quotidiano, si leggono spesso sui social inviti a pregare per la Pace, invocando la Madonna o altre divinità.

Chi conosce le Leggi che reggono la Realtà sa bene che si attira ciò per cui si vibra. Se si teme che la Pace sia in pericolo, se si è angosciati all'idea di un possibile futuro di guerra, si rischia di pregare per disperazione, chiedendo al Divino ciò che si pensa ancora non ci sia.
Si sta riflettendo la propria mancanza di pace interiore e di fiducia, se si dice che là fuori non c'è pace.

Chiesa seicentesca, Chieri - Foto dell'autrice
Esistono molti testi che trattano la preghiera dal punto di vista del Nuovo Paradigma (cioè l'interno è l'esterno, e viceversa). Tutti concordano nel dire chiaramente che la vera preghiera efficace si ottiene concentrandosi solo sull'atto di preghiera fine a sé stesso. 

Invece di chiedere ciò che pensiamo che manchi o di proteggerci da ciò che temiamo possa accaderci di male, bisognerebbe entrare in connessione profonda con la vibrazione della fede e dell'amore e il pregare diventerebbe solo un manifestarsi a parole di questa vibrazione. Senza chiedere. 

Perché se chiediamo, stiamo implicitamente dicendo al Divino che non abbiamo fede nei suoi Piani, per quanto oscuri e spaventosi ci posano sembrare. Inoltre, come detto sopra, tutto ciò che si manifesta nel mondo esteriore è un riflesso di ciò che a livello collettivo l'umanità sta vivendo in forme-pensiero.

Se la forma-pensiero collettiva vibra sul conflitto, la paura e il sospetto, l'unico modo per scioglierla è un atto di preghiera scevro da paura e disperazione.

Quindi, state in guardia!
Se volete pregare per la Pace nel mondo concentratevi sull'atto della preghiera in sé senza richieste né paure o otterrete il contrario.
Perché l'Universo ci restituisce ciò che mandiamo.



venerdì 4 settembre 2015

Ricontattare il bambino interiore

Dentro ognuno di noi esiste un bambino interiore più o meno trascurato.  Il grado di armonia che manteniamo con lui si vede dalle nostre difficoltà emotive, da quanto ascoltiamo la nostra voce interiore, dal rapporto con l'infanzia in generale e, soprattutto, con i propri figli. 

Meno capiamo le esigenze dei nostri figli, meno riusciamo a relazionarci con loro e con le problematiche legate alla loro età, più abbiamo conflitti con il nostro bambino interiore. Cioè, con ciò che siamo stati da piccoli e ciò che pensavamo di noi stessi.

Un esercizio molto valido, che apporta benefici immediati, è ricontattare il bambino dentro di noi.
Mettendoci seduti tranquilli in un luogo appartato, dopo esserci centrati respirando, dobbiamo chiamarlo.
Bambino interiore, dove sei? Vuoi parlare con me?
Quando esso ci risponderà, gli chiederemo Cosa posso fare per te? Di cosa hai bisogno?
Vedremo cosa accade. Può continuare a nascondersi o farsi vedere, o parlarci dal suo nascondiglio, a volte facendo uscire solo la testa o una mano.
Teddy bear - Foto dell'autrice

Il mio bambino interiore parlava da sotto un letto ed era molto spaventato.
Qualcuno si chiederà come farà a vederlo, cioè come si manifesterà. Lo sentiremo dentro di noi e lo vedremo con gli occhi del cuore. E' più facile metterlo in pratica che spiegarlo per iscritto.

Una cosa importante è anche vedere che aspetto ha. Potrebbe essere emaciato e denutrito, e bisogna mettersi in ascolto del suo stato d'animo. Più è spaventato o denutrito - o  entrambe le cose - e più significa che lo avete trascurato.

Anche comprendere cosa pensate davvero dei bambini è un indizio molto importante per capire cosa ne avete fatto del vostro bambino interiore. Se non li sopportate o non sapete giocare con loro, o vi sentite a disagio, allora il vostro bambino interiore è messo davvero male. Probabilmente da piccoli pensavate che essere bambini era una scocciatura e non vedevate l'ora di crescere. 
Come me. E così la mia bambina interiore stava morendo di fame e di paura.

Una volta ascoltate le sue esigenze, non dovete far altro che ascoltarle, coccolare il bambino e rassicurarlo. Promettergli che d'ora in avanti terrete conto della sua esistenza.
Ho nutrito la mia bambina interiore emaciata, l'ho coccolata, ho pianto con lei, le ho chiesto perdono. E finito questo esercizio ho sentito una pace interiore che non avevo mai provato prima.

Non vi resta che provare. E vedrete tutto da un punto di vista diverso. A volte basta tanto poco per ritrovarsi.


martedì 20 gennaio 2015

Facile essere pacifisti in tempo di pace!

Noto che c'è molta diffidenza riguardo alla parola guerriero, perché per molti ha una connotazione negativa collegata alla guerra.
Ma dobbiamo tenere presente che anticamente il guerriero è nato come difensore del popolo inerme, e c'è una profonda differenza tra guerriero e soldato. Le guerre di conquista e sottomissione dei popoli ad opera dei romani, ad esempio, erano fatte da soldati che eseguivano ordini, non da guerrieri. 
Il guerriero segue il suo cuore, la sua morale. 

In tempo di pace è facile dirsi pacifisti a tutti i costi. Ma se venissimo invasi domani, come durante la Seconda Guerra Mondiale, da nuovi nazisti o qualcosa del genere, una volta stabilito che con gente simile non si può ragionare per far scendere la pace, prenderemmo le armi per difendere la libertà - nostra e del popolo intero - o continueremmo imperterriti a cercare di convincere gli invasori che tutto è Uno e siamo tutti fratelli?


 The warrior - Foto dell'autrice
Siccome siamo immersi nella materia, nell'illusione della separazione, ci sono dei momenti in cui dobbiamo scendere in campo e combattere, sporcarci le mani. Ma mai con l'odio nel cuore.

Gesù scacciò i mercanti dal tempio a pedate, rovesciando i loro banchi, non cercando di convincerli ad andarsene suonando le campane tibetane! 
Ma il suo non era certo un gesto fuori di sé, non aveva l'odio nel cuore, ma da vero guerriero, sapeva bene come agire al meglio in ogni situazione. E quella, evidentemente, era una situazione in cui bisognava rovesciare i banchi in testa ai mercanti. 

Il guerriero, anche nella vita quotidiana, è colui che fa ciò che deve - ciò che sente nel cuore -  e nulla o nessuno può smuoverlo. E' colui che affronta i travagli della vita a testa alta, cadendo e rialzandosi, senza incolpare nessuno all'esterno né lamentarsi. Se qualcosa non va, si impegna a cambiarla, rimboccandosi le maniche.

I pacifisti a tutti i costi dovrebbero osservarsi bene e cercare di capire se il loro rifuggire dal conflitto non sia timore di affrontarlo, di farsi male o della propria aggressività repressa.  
Il guerriero cerca la pace di continuo ma quando questa non è proprio possibile, scende in campo e combatte per ciò in cui crede, anche a costo di morire. Non teme la propria aggressività perché la conosce e ci ha fatto pace.
Un pacifista a tutti i costi sarebbe disposto a morire per la pace?
Se sì, allora è un guerriero, che lo voglia o no!

martedì 23 dicembre 2014

Il raccoglimento

L'inverno che comincia e la festa del Natale invitano a stare in raccoglimento.
Il senso del raccoglimento è stare con sé stessi, nel silenzio, raccogliere le forze spirituali che a volte disperdiamo a causa del mentale, ma anche ri-accogliersi, ri-accogliere qualcosa di noi che si è allontanato e rischia di venire dimenticato.


Christmas candle - Foto dell'autrice
Il raccoglimento è una parentesi, una pausa per stare lì ad ascoltarsi. Ad ascoltare l'energia vibrante che alberga in noi farsi più chiara, più palpabile.
Non può esistere pace interiore senza prendersi dei momenti di raccoglimento. Perché la pace viene solo dall'interno.

Il buio delle notti invernali, che calano presto, è l'invito ancestrale a stare accanto al fuoco, alla luce. E il Fuoco, la Luce ce l'abbiamo dentro. Le candele e le luminarie che si accendono nel periodo natalizio non sono che un simbolo.
Quando la notte cala, bisogna stare accanto alla luce, non perderla di vista, non lasciarla spegnere. Per non morire congelati il fuoco va ravvivato spesso.

Il raccoglimento serve proprio a questo: a ravvivare il Fuoco, a non perdere di vista il nostro Faro nella notte.

martedì 23 settembre 2014

Gnosticismo 2.0

Negli ultimi anni i Maestri contemporanei stanno rivelando le verità esoteriche nascoste nei Vangeli, citando spesso brani delle Scritture, invece che attingere da fonti buddiste o induiste come ha sempre fatto la cosiddetta New Age. 

In effetti, tutti siamo stati più o meno sedotti dal fascino di religioni esotiche, in particolare orientali, un po' per l'estetica dei riti, un po' perché apparentemente molto diverse - meno severe e tetre - dal cristianesimo dogmatico e cerimoniale cui ci hanno abituati fin da piccoli. Molti ancora vivono un rifiuto istintivo per il cristianesimo, associandolo del tutto alla Chiesa Vaticana, alla storia torbida di ieri e di oggi che si trascina dietro.
Foto dell'autrice

Ma questa è forma!
Ci siamo cascati tutti. Tutti a rifiutare la forma perché incapaci di cogliere il senso profondo dei messaggi insiti nella parola di Cristo che nulla ha a che vedere con i dogmi ecclesiastici.

Quello cui si sta assistendo tramite gli insegnamenti dei Maestri di oggi è una nuova forma di gnosticismo (dottrina della salvezza tramite la conoscenza). 
Mi piace chiamarlo gnosticismo 2.0, perché è anche grazie alla diffusione di internet e dei social network che queste verità si stanno finalmente rivelando a tutti, invece che a pochi come nell'antichità, in cui solo agli iniziati era possibile accedere ai reali significati delle parabole. 

Il messaggio di Cristo era originale in quanto alla visione di un Dio vendicativo, collerico, capriccioso ed egocentrico sostituiva quella di un Dio d'Amore e di Pace. Ma molti dei suoi insegnamenti non lo erano, poiché già erano stati rivelati prima di lui, ad esempio nei testi vedici, in alcuni testi egizi, e dal Buddha.

Guarda caso, uno dei fondamenti del buddismo è il non attaccamento, e cosa dice Cristo in Matteo 6.19?
Non fate tesori in sulla terra, ove la tignola e la ruggine guastano, e dove i ladri sconficcano e rubano.
E in Tommaso, precetto 76 (Vangelo gnostico):
Quanto a voi, cercate il tesoro che non perisce, che è durevole, al quale non può avvicinarsi il tarlo per rodere, né il verme per distruggere.
Si sta parlando di non attaccamento, in quanto i veri tesori sono spirituali, non materiali. 

Cristo stesso ammette: Non pensate che io sia venuto per annullare la legge o i profeti; io non son venuto per annullarli; anzi, per adempierli (Matteo 5.17). Ovvero, sa che il messaggio che porta non è nuovo ma ancora quasi nessuno è riuscito, nel suo tempo, a metterlo in pratica: Quel riposo che aspettavate con ansia è venuto, ma voi non lo avete riconosciuto (Tommaso, precetto 51).


Foto dell'autrice
Comunque, il messaggio, originale o no, è rivoluzionario: Distruggerò questa casa, e nessuno sarà in grado di riedificarla... (Tommaso, precetto 71). Questi insegnamenti sono venuti a scardinare l'illusione della forma, della separazione, per rivelare l'Essenza: Io sono la luce che sovrasta ogni cosa. Io sono il tutto. Tutte le cose ebbero origine da me e tutte torneranno a me. Spaccate il legno, e io sono lì dentro. Sollevate la pietra, e là mi troverete (Tommaso, 77).

Non è forse lo stesso messaggio degli aborigeni australiani, dei nativi americani, della New Age, cioè il famoso tutto è uno?
Potete chiamarlo panteismo o come volete, ma ogni definizione scade nella forma. Perché è sempre la forma che ci frega!



lunedì 25 agosto 2014

Essere d'esempio

Sappiamo che lamentarsi di qualcosa che non piace non fa che produrre negatività e le cose non cambiano. Ma interrompere gli schemi di lamentela non basta. 
Se si vuole cambiare qualcosa, bisogna dare per primi l'esempio.

Come può un genitore pretendere che il figlio mangi e apprezzi la verdura se poi è il primo a rifiutarla o a mangiare cibo spazzatura?
Ha senso dire alla propria prole adolescente, mentre si sta fumando, di non fumare perché fa male? 
Sembrano ovvietà, eppure non lo sono. Queste cose accadono tutti i giorni. 

Se si vuole la pace, il silenzio, devono prima partire da noi. Non possiamo pretendere di essere circondati da famigliari calmi e tranquilli se siamo noi i primi a non avere la pace dentro.
E tutto questo si ripercuote su vasta scala.

Vogliamo un mondo meno inquinato eppure molti non fanno la raccolta differenziata, buttano i pacchetti di sigarette dal finestrino dell'auto, portano le lavatrici vecchie e rotte nei boschi, in discariche abusive, invece che alla discarica comunale. 
Foto dell'autrice
E quell'inquinamento che esiste fuori, in realtà è uno specchio dell'inquinamento che si ha dentro. 
Pensieri negativi, frustrazioni, dolore, ossessioni, dialogo mentale incessante, tutto questo viene vomitato di continuo all'esterno attraverso parole, azioni o semplicemente emanando energia negativa a cui qualcuno, prima o poi, si aggancia generando un circolo vizioso da cui non si riesce a uscire.

Qualsiasi cosa vi dia fastidio negli altri è anche in voi. 
La vicina che spettegola è un riflesso di voi, l'abuso di potere che vedete nelle istituzioni è anche in voi, e così via dicendo.
Cominciate da voi. Date il buon esempio interrompendo schemi malati.
Come diceva Gandhi, siate il cambiamento che volete veder nel mondo.

giovedì 10 luglio 2014

Sentire l'amore

Se solo gli esseri umani si prendessero qualche secondo, diverse volte al giorno, per sentire l'amore…
Ogni senso di abbandono, di tristezza, di inutilità, di ansia, ogni conflitto interiore ed esteriore scomparirebbero.

Probabilmente non servirebbe altro. Prendersi qualche secondo, chiudendo gli occhi, per sentire che l'amore è dentro e fuori di noi, che è dappertutto, che l'intero Universo ne è imbevuto. La vita è amore.
Foto dell'autrice

L'amore è quel frullo di gioia, di benessere che arriva quando chiudiamo gli occhi e stiamo in ascolto, quella serenità silenziosa che ci appaga.
Magari per qualcuno è più facile percepirlo sotto un albero, in campagna, o nel silenzio dei monti, o in riva al mare. Qualcuno abbracciando chi ama, o accarezzando un animale. Qualcuna altro in un luogo sacro, nella penombra di una chiesa.

Ma quel benessere che proviamo c'è sempre. Possiamo imparare a recuperarlo ogni volta che ne sentiamo il bisogno.
Possiamo tornare al senso di amore per non uscire da noi stessi, per non farci agganciare dall'angoscia, dall'ansia, da tutto ciò che ci distoglie dalla fonte di gioia che è la Vita, quella vera.

E' una cosa così semplice, quasi banale, sentire l'amore.
Dovrebbe diventare un esercizio quotidiano.
Quando senti l'amore vibrare dentro di te, sai di essere al sicuro. Sai che la Pace, quella vera, esiste. Ed è dentro di te.

martedì 3 giugno 2014

Precetto 70 dal Vangelo di Tommaso

Precetto 70 dal Vangelo di Tommaso
Gesù disse: "Quando in voi stessi genererete ciò che avete, esso vi salverà. Se in voi stessi non l'avete, ciò che non avete vi ucciderà".

Questo precetto è molto chiaro: la salvezza arriva solo da dentro, se ricerchiamo la salvezza al di fuori ne usciremo distrutti.

Questa è una rivelazione ma anche un monito.
Tutto ciò che cerchi è già dentro di te.
Lo vedi negli altri perché vivi l'illusione della separazione tra te e il mondo esterno.
Quindi, se cerchi qualcosa, cercalo dentro, non fuori.
Più cerchi fuori, più ti perdi. 


Foto dell'autrice
Il mondo esterno è un riflesso dell'interiore. E quindi nulla può salvarti dall'esterno.
La felicità non arriva da nessuno se non te stesso, la pace non ti può essere data da qualcun altro, l'amore che vedi fuori è quello che porti nel tuo cuore. 

Non elemosinare qualsivoglia cosa, ce l'hai già dentro.
Se continui a elemosinare al di fuori, muori di inedia.
Questo è il significato dell'ultimo versetto. 
Ciò che non hai (trovato all'interno perché continui a cercare fuori) ti uccide perché ti danna, ti fa uscire di senno illudendoti che ciò che cerchi è impossibile da trovare o peggio, continui a cercarlo ossessivamente negli altri, ma gli altri continueranno a deluderti perché non sono loro che ti possono dare ciò che cerchi.

Non esiste nulla al di fuori di te. 
L'unico mondo possibile è il tuo mondo interiore.


venerdì 30 maggio 2014

Precetto 16 - Vangelo di Tommaso

Gesù disse: "Forse gli uomini pensano che io sia venuto a gettare la pace sul mondo, ma essi ignorano che io sono venuto a gettare conflitti, fuoco, spada, guerra. Poiché cinque saranno in una casa: tre contro due e due contro tre, il padre contro il figlio e il figlio contro il padre, ed essi se ne staranno soli."

Questo precetto tratto dal Vangelo apocrifo di Tommaso, nella sua versione copta, pare contraddire ciò che noi abbiamo sempre pensato di Cristo, come portatore di pace.

In realtà, a leggere il testo in senso verticale, diviene chiaro che ciò di cui si sta parlando è il paradosso fondamentale per il Risveglio.
Cioè: non si può conoscere qualcosa se prima non viviamo il suo contrario. Quindi, come capire cos'è la pace se prima non veniamo assaliti dal conflitto? Come possiamo sapere cos'è l'Uno se prima non sperimentiamo la separazione?


Foto dell'autrice
L'umanità sperimenta la materia proprio attraverso il conflitto. Senza l'esperienza della materia le anime non riconoscerebbero se stesse come entità spirituali.

Il commentatore del Vangelo di Tommaso, Richard Valantasis, inoltre scrive che per sviluppare individualità occorre il conflitto tra spirituale e profano, tra ignoranza e conoscenza e tra esterno ed interno
Un po' come è necessario il conflitto adolescenziale per passare dall'età infantile a quella adulta.

Il conflitto promuove davvero una nuova comprensione dell'ego, della società e del mondo, poiché si pone come fondamento della creazione di qualcosa di nuovo. Tali conflitti operano come formazione e non possono essere evitati (…).

Infine, è interessante il versetto finale: "Se ne staranno soli."
Questo non vuole essere una condanna, al contrario. Soltanto se impari a stare da solo con te stesso puoi vivere in pace con gli altri,  perché i solitari sono coloro che più si sono sforzati di conoscere sé stessi.

Il conflitto, scrive Valantasis, rafforza i solitari e li unisce in gruppi di individui che possono comunque stare da soli.


mercoledì 11 dicembre 2013

Quando la vita si resetta

E' capitato a tutti almeno una volta nella vita di accorgersi di aver fallito i propri obiettivi. Di veder crollare tutte le aspettative dopo aver lavorato sodo per realizzare un sogno.

E poi, capitano quei periodi in cui tutto pare andare storto: si rompe l'auto, arrivano spese improvvise, ci ammaliamo, muore una persona cara, e tutto pare andare di male in peggio.

Ma a volte ho avuto la sensazione che questa ondata di quella che normalmente le persone non sveglie chiamerebbero sfiga, e mancare gli obiettivi che ci eravamo impegnati a raggiungere, sia come un'epurazione che la vita ci porta.

Foto dell'autrice
Nel momento in cui tutto ciò per cui abbiamo lottato duramente collassa nel fallimento, sia a livello esteriore - per esempio lavorativo e sentimentale - sia interiore - quando ci accorgiamo che le tecniche di risveglio che abbiamo a lungo applicato alla nostra vita non hanno funzionato come speravamo - ecco che appare una terza via.

La resa. 

Cioè, smettendo di cercare di cambiare a tutti i costi ciò che a noi non piace nella nostra vita, creando fatica e una forma di resistenza, ecco che si finisce di arrivare proprio al nodo del problema. Non avevamo ancora capito cosa significhi davvero arrendersi. Abbandonarsi a ciò che è.

Fallire su tutti i piani può essere uno dei migliori modi per svegliarsi. E' una tromba di Gerico che suona per far crollare l'illusione che nella lotta verso qualche obiettivo ci sia alla fine una ricompensa. Che saremo più felici quando avremo quella cosa.

Frank Kislow dice una cosa interessante: ci si sveglia non grazie alla lotta per ottenere risultati, ma nonostante la lotta.

Quando ti arrendi alla realtà per ciò che è, trasmuti il dolore in pace. Solo da quella pace può arrivare il vero risveglio.
Perché non c'era nulla di sbagliato, nulla da correggere. Solo da essere vissuto. 

La vita a volte si resetta come un computer per ripartire da zero, con un'energia e una consapevolezza del tutto nuova.

mercoledì 20 novembre 2013

Il terrore di amare

Tutti cercano l'amore, lo sognano, anche se magari non sono disposti ad ammetterlo nemmeno con sé stessi.
Ma che cos'è davvero l'amore? 

Foto dell'autrice
I Maestri ci insegnano che l'amore nasce dove c'è conoscenza.
Cioè, solo quando riusciamo a vedere una persona per ciò che è realmente, e ad accettarla così com'è. 
Solo quando riusciamo a non proiettare nulla di noi sull'altro, a non avere illusioni che filtrano la realtà in base a ciò che siamo o vorremmo essere.

Se non siamo capaci di questo, ecco che l'altro rimane un oggetto di desiderio che non è reale. Non è vero amore. Amiamo l'idea della persona, non essa.

E' per questo che la maggior parte di noi teme l'amore, ne è terrificato. 
Non è davvero una questione di legami, sofferenza o responsabilità.
Foto dell'autrice
Questo è solo ciò che ci piace raccontarci perché ci fa stare meglio, ci fa credere di essere razionali e indipendenti.

In realtà, come spiega Padre Anthony De Mello nel libro Chiamati all'amore (Oscar Mondadori), amare è vedere, e vedere è morire. (...) Perché nella morte dell'io si trovano la libertà e la pace, la serenità e la gioia.

Per amare dobbiamo spogliarci dei pregiudizi, delle discriminazioni che facciamo su ogni cosa, dobbiamo imparare ad accettare incondizionatamente. 

Prima di tutto imparando a guardare chi non ci piace e affrontare i nostri pregiudizi. Poi, guardando chi ci piace con la consapevolezza che quell'attaccamento è solo schiavitù e inutile sofferenza, e che senza di esso saremmo davvero liberi di fluire nel mondo e nella vita.

L'amore vero è visione consapevole e non attaccamento.


mercoledì 6 novembre 2013

L'illusione della ricerca

Esiste uno strano paradosso nella nostra ricerca del risveglio o illuminazione che dir si voglia.
In molti - praticamente tutti - ci affanniamo anni e anni a cercare di raggiungere l'agognata meta della pace interiore, dell'uscita dalla sofferenza. 


Electric Buddha 2.0 - Foto dell'autrice
Corsi, metodi, rituali, cristalli, discipline corporee, libri e maestri, saltellando qui e là nella speranza di raggiungere il nostro obiettivo spirituale, certi che il prossimo corso, o libro o maestro sarò quello giusto.

Il grande paradosso, però, sta nel fatto che in realtà il primo errore che si commette è illudersi che ci sia una via. Che ci sia un percorso da fare. Che ci vogliano anni e anni di impegno.

In realtà, se ci mettiamo anni e anni di impegno, è perché non riusciamo a svegliarci davvero.
Le due vie opposte verso la felicità che l'umanità sceglie, quella interiore e quella esteriore (a seconda delle persone), si fondano entrambe sulla falsa credenza che ci sia qualcosa da conquistare, da raggiungere. 

Ma conquistare e raggiungere è un gesto che ci porta fuori di noi. Verso l'idea che esista qualcosa di meglio che ci svegli al di fuori di noi.

Ormai sappiamo, grazie agli insegnamenti di grandi maestri spirituali orientali del passato e al contemporaneo occidentale Eckhart Tolle, che la pace non va ricercata.

Nel momento in cui siamo consapevoli di non essere in pace, osservando questa condizione d'animo senza giudizio e non sforzandoci di trovarla con un moto verso di essa, ecco che la pace la troviamo.


Sentirsi colpevoli di non riuscire a raggiungerla è l'errore, cercare un ulteriore testo o maestro che sia più efficace nel darci la pace è l'errore.

Nessuno può darci la pace. Non è un oggetto.
E' la nostra naturale condizione dell'anima. 
Foto dell'autrice
L'unica cosa da fare è sentirla.
Sentirla nello spazio tra un pensiero e l'altro, lasciando andare la nostra ossessione per la guarigione che presuppone di essere sbagliati, imperfetti.

Scrive Frank Kinslow: Quando ci si ferma, non c'è nulla da fare e nessun posto dove andare. Siamo sollevati da tutti i pesi. Solo allora siamo liberi dall'illusione che il cammino risolverà i nostri problemi.

lunedì 4 novembre 2013

La differenza tra vita e situazione di vita

Ci sarà capitato migliaia di volte nella nostra esistenza a dire o pensare la mia vita è... e aggiungete voi: un casino, stressante, triste, noiosa, odiosa, orrenda, ecc.

Foto dell'autrice
In realtà, state generalizzando. Gli esseri umani sono molto bravi a farlo. A non discriminare bene tra vita in sé e il momento che stiamo vivendo.

Non credo esista vita senza qualche problema, è naturale.
Il guaio è che, generalizzando, noi ci convinciamo che se stiamo vivendo un periodo difficile, per esempio nelle relazioni amorose o per le finanze, diciamo che tutta la nostra vita è un problema. 

ATTENZIONE!
Come ho già scritto in un articolo tempo fa, le parole creano mondi.
Se ci convinciamo che la nostra vita è orribile, nessuno potrà più convincerci del contrario e finiremo per agire inconsciamente per far sì che la nostra vita risponda a ciò pensiamo di essa. E sarà davvero orribile.

Se ponete attenzione a questo aspetto, scoprirete che è vero.
Tanto più che spesso, per convincerci che la nostra opinione corrisponde a verità, andiamo a scavare nel passato per rafforzare questa tesi. E aggiungiamo altri mattoncini per costruirci la nostra idea fasulla e deleteria di ciò che in realtà è solo la nostra situazione di vita.

Eckhart Tole sottolinea questa verità: noi scambiamo la nostra situazione di vita per la vita intera. 
Così facendo ci concentriamo sui problemi come fossero parte integrante del nostro viaggio terreno impedendoci di creare spazio per qualcosa di nuovo, per la pace, per stare nell'adesso.

Tolle invita quindi a trovare la vita all'interno della situazione di vita: l'energia vitale del nostro corpo. Utilizzando i  nostri sensi per sentire la vita al di là dell'opinione mentale che ne abbiamo.

Foto dell'autrice
Permettendo anche ad ogni cosa l'essere così com'è. 
Non facendo resistenza, si comprende che i problemi vanno e vengono, ma non sono la nostra vita. Sono solo increspature sulla superficie.

Per usare le parole di Tolle:
La tua situazione di vita esiste nel tempo.
La tua vita è adesso.
La tua situazione di vita è creata dalla mente.
La tua vita è reale.


venerdì 25 ottobre 2013

Nulla manca davvero

Un famoso detto orientale recita: Se nulla manca davvero, il mondo intero ti appartiene.

La nostra sensazione di incompletezza è un'illusione. Ormai dovremmo saperlo. 
L'ego ha fame di cose e persone perché crede di dover riempire dei vuoti.
Così ci fa credere che saremo felici e soddisfatti quando avremo raggiunto il tal obiettivo o comprato quella cosa che tanto ci piace, o il giorno in cui troveremo l'anima gemella.

Foto dell'autrice
In realtà, siccome il divino può essere definito il Nulla, in quanto c'era prima che ogni cosa venisse creata, e al Nulla torniamo quando siamo in profondo contatto con il Sé (quando meditando riusciamo a fermare la mente con il suo brusio), allora di cosa davvero avremmo bisogno?

Di Nulla! 

A ben vedere, la pace interiore si raggiunge con un processo di sottrazione.
Meno brusio, meno pensieri, meno uscita al di fuori di noi, meno desideri superflui.  

E' un po' come scrivere un buon romanzo, gli scrittori lo sanno bene. Scrivere bene non è riempire un testo di parole, ma togliere il superfluo. Lo scrittore più eccelso è colui che sa raccontare una storia anche dai silenzi tra le parole. Dal non detto, da ciò che viene taciuto dal narratore e dai personaggi, eppure il lettore lo sente. Capisce ogni cosa anche se non gli viene mostrata.

Insomma, per giungere all'essenza, in ogni senso, l'unica cosa sensata da fare è sottrarre ciò che essenziale non è.


giovedì 24 ottobre 2013

Affrontare le situazioni minacciose

Ogni volta che ci sentiamo minacciati da qualcosa o da qualcuno, ogni volta che la vita si presenta con qualcosa che ci fa paura, quello è un buon momento per capire a che livello di consapevolezza siamo.


Foto dell'autrice
Se reagiamo d'istinto difendendo la nostra posizione o cediamo alla paura, allora significa che non siamo ancora svegli, che stiamo ancora dormendo il nostro sonno di identificazione con qualche forma, con l'illusione della nostra identità.

Cosa si intende per situazioni minacciose? Tutte quelle in cui il nostro ego rischia di venire ferito o messo da parte.
Non necessariamente quando un'auto sta per investirci. In realtà, è più facile essere presenti in situazioni limite.
Minaccia è la paura della perdita di qualcosa o di qualcuno. Soldi, fidanzato, amicizie, stima, bellezza, il lavoro, il gatto.
Minaccia è una critica nei nostri confronti. 
Minaccia può essere una giornata in cui le cose non vanno come vorremmo, magari piove a dirotto e ci si rompe l'ombrello, o scopriamo di avere il conto quasi in rosso e ci arriva una bolletta della luce più alta del previsto. Cose così...

Consapevolezza è sapere immediatamente riconoscere una forma quando si presenta a noi sotto forma di qualcosa di minaccioso, e non cedere all'istinto di reagire, che ci trascinerebbe nell'inconsapevolezza ancora più torbida.

In effetti, non si può giudicare il nostro livello di risveglio da quanto riusciamo a stare seduti in meditazione, come scrive ironicamente Eckhart Tolle.

Prendiamo la vita come una grande occasione di crescita imparando a stare in pace con noi stessi. A sentirci a nostro agio con noi stessi.
Prima in situazioni ordinarie, di modo da creare un fondo di tranquillità mentale e pace interiore abbastanza forte.
Foto dell'autrice


Col tempo, saremo in grado di sentire il disagio nelle situazioni minacciose, e riconoscerlo come indicatore. E di non farci travolgere. Semplicemente, osservando.

Perché in realtà, niente e nessuno al mondo può minacciare un Essere illimitato ed eterno, che è ciò che siamo davvero. Potranno minacciare la nostra forma, ma mai l'essenza.



giovedì 19 settembre 2013

Fare come l'acqua

Spesso i pesi che ci sentiamo addosso ci portano a illuderci di poterli scaricare un giorno, nel futuro.

Ma sappiamo ormai che, come ripete incessantemente Eckhart Tolle, non esiste altro momento per essere sereni se non l'Adesso. 

Foto dell'autrice
Un bell'esempio è quello dell'acqua. 
Immaginiamo una distesa d'acqua come il mare o un lago, e pensiamo alle onde. Esse si muovono sulla superficie facendo rumore, infrangendosi sulle rocce o sul bagnasciuga.
Ma se ci immergiamo al di sotto della superficie, ecco che tutto cambia.

Nelle profondità dell'acqua tutto è calmo. Non esiste rumore fastidioso né moto ondoso che disturbi la quiete.
Sotto la superficie c'è solo pace.

Ecco, la nostra vita andrebbe vista da questa prospettiva.
Foto dell'autrice
Le preoccupazioni, l'ansia, il brusio mentale non sono altro che superficie. Ma sotto, dentro di noi, c'è la calma che cerchiamo.
Raggiungerla è semplice.

Basta soffermarsi sull'Adesso. Sul nostro respiro. Sulla nostra energia interiore. 
Qui e Ora.
Tutto il resto scompare e ritroviamo la calma.

venerdì 3 maggio 2013

Non cercate la pace: perdonatevi

Eckhart Tolle ci ricorda nei suoi scritti che l'errore più comune che commettiamo è cercare la pace.
Ma cercando la pace quando non la sentiamo in noi, mettiamo in atto un meccanismo di conflitto interiore. 
Cercando ciò che non si ha si rischia di non ottenerlo, perché il conflitto tra ciò che è e ciò che vorremmo crea una resistenza.

Che fare allora? 
Foto dell'autrice
La ricetta di Tolle è molto semplice: il perdono.
Perdonate voi stessi per non essere in pace.

Quando accettiamo la nostra condizione di persona non in pace, o semplicemente accettiamo di vivere un momento privo di pace, l'accettazione trasmuta la non pace in pace. 

La pace si ottiene solo accettando ogni cosa completamente.
Ma come ho già scritto, l'accettazione non è la rassegnazione.
L'accettazione porta il cambiamento, perché ci permette di vivere con gioia il momento in cui viviamo aprendo le porte all'Amore e ai miracoli. 
La rassegnazione no, perché è completamente passiva e priva di speranza.

Foto dell'autrice
L'arrendersi è il miracolo di rendere ogni momento il migliore momento che viviamo.
Nel Qui e Ora.
Secondo Tolle, l'illuminazione sta proprio qui.
Nella semplice accettazione di ciò che è.


giovedì 2 maggio 2013

Scappare non serve

Il desiderio di scappare dai problemi, lasciandoceli alle spalle, è insito nella natura umana. 
Il cervello rettile ci dice di fuggire quando proviamo paura o fastidio.
Ma questo meccanismo di difesa funziona negli animali, nell'uomo  crea solo problemi.

Ci illudiamo che ciò che ci pesa possa essere lasciato lì come un pacco, abbandonandolo a se stesso.

Dreaming city - Foto dell'autrice
In realtà, tutto ciò che ci crea paura e disagio è, come del resto ogni altra cosa, un nostro prodotto. Nasce da dentro di noi.
Quindi, pensare di tralasciarlo spostandosi da un posto a un altro, o cambiando amicizie, o partner, in realtà non funziona.

Perché ciò che crea il problema è in noi. E da noi non si può scappare.
Finché non troveremo in noi la radice del problema, facendo pace con esso, i nostri problemi ci seguiranno.
Prima lo capiremo, prima saremo davvero liberi dai nostri stessi limiti.

giovedì 4 aprile 2013

La vera storia del Giardino dell'Eden

In quasi tutte le culture esiste una leggenda che parla di un'epoca remota, primordiale, di pace e armonia.
Persino Esiodo narrò di un tempo in cui sulla terra vi era gente felice dedita all'agricoltura che non conosceva guerre. 
Era l'età Neolitica.

Capanna preistorica - Foto dell'autrice
Il ricordo di quest'epoca primitiva ha dato origine al mito del Giardino dell'Eden. Infatti in esso Adamo ed Eva vivevano felici e alla pari, in armonia con la natura. 
Il fatto che Eva si facesse consigliare da un serpente non è un caso e non ha nulla di freudiano: il serpente era simbolo della Dea e associato alle doti oracolari. Famosa era la pitonessa (somma sacerdotessa) del santuario di Delfi.
Inoltre, sappiamo che quasi in tutte le culture antiche il serpente è associato alla Dea.

Insomma, il paradiso è perduto nel momento in cui una società che adora divinità maschili sottomette la donna.
La punizione di Eva per aver disobbedito a Dio è solo un espediente per giustificare la sottomissione sociale del genere femminile.

Ma sbaglia chi pensa che il contrario di società patriarcale si matriarcale. Nel neolitico essa era paritaria, i dati archeologici lo confermano. La diversità non era sinonimo di inferiorità o superiorità.
Purtroppo, però, la storia ufficiale tende a essere considerata un mero susseguirsi di dominazioni.

Ma quando abbiamo perduto il nostro paradiso in terra? 
Villaggio preistorico - Foto dell'autrice
Quando le popolazioni indoeuropee dalle steppe dell'Asia invasero la Vecchia Europa portando gli dei della guerra e del tuono, e portando così anche arte e miti incentrati sul potere della lama che uccide, che esaltano l'eroismo in battaglia e lo stupro. 
Basta leggere il Vecchio Testamento per trovare le stessa violenza, che evidentemente si è allargata ben oltre i confini dell'Europa.

Riane Eisler, nel libro I nomi della Dea (Ubaldini Editore) scrive:
Ci è stato anche insegnato che la religione è il regno spirituale e che (...) la spiritualità è superiore alla natura. Ma per i nostri antenati adoratori della dea non esistevano polarità così definite tra "maschile" e "femminile", tra "spiritualità" e "natura". 

E per sottolineare l'immenso contributo dato alle donne alla civiltà, l'autrice continua:
Oggi gli antropologi ritengono (...) che l'acclimatazione delle piante sia stata probabilmente invenzione delle donne.
(...) In queste società estremamente creative le donne ricoprivano posizioni sociali importanti in qualità di sacerdotesse, artigiane, (...) sciamane o vecchie sagge, o come capi di clan matrilineari.

Proprio nel giorno in cui i rapporti conflittuali tra Nord Corea e Stati Uniti sono sull'orlo di una guerra nucleare, la conclusione dell'autrice giunge quanto mai opportuna:
Il modo in cui una società struttura i più fondamentali rapporti umani - i rapporti fra le due metà, maschile e femminile (...) - ha importanti conseguenze sulla totalità di un sistema sociale.
(...) Influenza profondamente anche tutti i valori e le istituzioni sociali, determinando se una società sarà pacifica o bellicosa, di fondo equilibrata o autoritaria, se vivrà in armonia con l'ambiente o protesa alla sua conquista.






mercoledì 13 marzo 2013

Non inseguire cose e persone. Preparati a riceverle.

Quando vogliamo qualcosa siamo tentati a cercarla, inseguirla.
Più ci sfugge, più il nostro istinto ci porta a rincorrerla.
Un istinto predatorio insito nel nostro DNA.
Foto dell'autrice

Ma i Maestri ci dicono che nulla è davvero al di fuori di noi.
Pensare che qualcosa o qualcuno ci manchi, di non essere completi o comunque felici e soddisfatti senza l'oggetto del nostro desiderio, è in realtà un'illusione. L'illusione di essere separati da esso.

Se vuoi cambiare il mondo intorno a te devi cambiare tu stesso, perché sei tu l'origine di tutto.

Quindi, se davvero desideri qualcosa, non concentrarti sul senso di mancanza, ma preparati a riceverla. 
Purifica tutte quelle parti inconsce che creano ostacoli, togliti la paura, la lamentela da dentro.
Togliti il chiacchiericcio dalla mente, quello che fa resistenza, che ti dice di non meritare ciò che vorresti ricevere.
Liberati dalla frenesia, dall'impazienza.

Foto dell'autrice
Siediti, e attendi che la serenità venga a te.
Esercita la pazienza e la fiducia. Esercita la pace del cuore.
Smetti di cercare, perché ciò che vuoi davvero è là fuori e sta cercando te.
Permettigli di trovarti. E di trovarti sereno.

Crea uno spazio sacro dove tutto è possibile.
Diventa un magnete per i doni.