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martedì 12 luglio 2016

Sul pagare il Servizio

Una costante del mondo cosiddetto spirituale-olistico è la polemica sul far pagare o meno i propri servizi. C'è chi dice che se si è al Servizio non si può far pagare una prestazione che non è quantificabile in denaro. Intento nobile, ma sotto c'è sempre un giudizio negativo nei confronti dei soldi in sé.
Io aggiungo anche che qualsiasi servizio va pagato perché dietro c'è un lavoro o una preparazione. Provate ad andare da un contadino e dirgli che le sue rape le volete gratis!


Denaro - Foto dell'autrice
Ma quello che sfugge ai più, è che dietro lo scambio servizio-per-denaro c'è una Legge. Il dare-per-avere. Non è una bassa convenzione terrestre se tu mi dai quello io ti do questo. 








Mia nonna era chiaroveggente, cartomante e aveva il dono della taumaturgia, ovvero guariva le persone da blocchi muscolari solo imponendo loro le mani sulla parte dolorante.
Non ha mai voluto lucrare sui suoi doni, infatti faceva la parrucchiera per vivere, ma accettava pagamenti anche solo simbolici alle sue prestazioni perché diceva che il Servizio va sempre pagato. 
Quando io le chiedevo di farmi i Tarocchi, lei mi diceva che alla fine della lettura dovevo prendere una monetina da 10 lire e buttarla in un tombino. Così la prestazione sarebbe stata considerata come pagata.


Moneta - Foto dell'autrice
Ma perché dovevo buttarla in un tombino e non darla a lei? Perché a livello simbolico con quel gesto si riconosce che il Dono non è proprio di chi è al Servizio, ma viene dall'alto e quindi dare il denaro alla terra anziché alla cartomante è comunque una forma di pagamento. E poi ero sua nipote! 

Quindi, chi si mette al Servizio sappia che non ricevere nulla in cambio non porta equilibrio tra il dare e l'avere. Se proprio non si vuole chiedere denaro dovrà comunque esserci uno scambio, ad esempio un dono o un favore. Come detto sopra è una Legge universale.

mercoledì 11 febbraio 2015

Corvi della battaglia

Fin dal Neolitico, il corvo è stato associato alla morte e alla rigenerazione in quanto necrofago (o saprofago). Con l'avvento della civiltà indoeuropea di stampo guerriero, i corvi vennero associati alla morte in battaglia. 
Corvo faretra - Foto dell'autrice
Famosa è la figura della Morrigan, la dea della guerra celtica che era associata, appunto, al corvo. In Gallia questa dea si chiamava Catubodua (cioè Corvo della battaglia) o Bodua (corvo).
Nella mitologia nordica Odino (Wotan) è accompagnato da due corvi, i suoi messaggeri, che sono associati alla visione e alla profezia.
Tra i nativi nordamericani il corvo è l'animale ambasciatore di magia e protettore contro le forze del male.

Mi piace l'associazione con la rigenerazione poiché, in effetti, quando qualcosa muore c'è sempre qualcos'altro che nasce. Quando accogliamo cose vecchie e morte come parte del percorso di vita, da queste può nascere qualcosa di nuovo, di costruttivo, dalla pesantezza di ciò che viene tralasciato si torna a una nuova leggerezza.
Possiamo sfruttare ciò che è morto o sta morendo per rinnovarci. Un albero morto può servire da concime per la terra che darà vita ad altri alberi, nutrendo i semi con ciò che imputridisce.

Questa è la saggezza del corvo. Non esiste battaglia che non si possa affrontare perché ognuna, sia che la vinciamo o perdiamo, ci porterà rinnovamento. Vedremo le cose alla luce dell'esperienza vissuta e, se sapremo farne tesoro, diventeremo più saggi.

Nei Tarocchi la carta della Morte non è negativa. E' la carta della rigenerazione, del vecchio che muore per far posto al nuovo. La Morte fa pulizia del superfluo e ci dà la spinta verso il
Corvo totem - Foto dell'autrice
cambiamento radicale. 


Divenire corvi della battaglia significa essere disposti a rivedersi ogni momento, a rimettersi in discussione, a rientrare in gioco anche dopo una sconfitta. Il corvo della battaglia sfrutta l'occasione di nutrirsi di esperienza per non commettere di nuovo gli stessi errori. E' profetico perché sa vedere oltre, oltre che imparare dall'esperienza. 
Ed essendo messaggero degli dèi, è anche in grado di ascoltare i messaggi inviati dal Divino. Il corvo sa ascoltare, interpretare le cose del mondo in senso verticale. Per questo è stato scelto da Odino.

E' tempo di tanti nuovi corvi della battaglia. Il mondo odierno ne ha bisogno.

venerdì 28 marzo 2014

Forza e Volontà

Non esiste Forza interiore che non sia supportata dalla Volontà.

I nostri corpi (mentale, fisico, emotivo) devono essere gestiti e ci vuole applicazione, determinazione e perseveranza per imparare a tenerli a bada. 
Senza la Volontà non riusciremmo a portare avanti il nostro intento.

Foto dell'autrice
Un giorno ci esaltiamo e ci impegniamo a tenere a bada i nostri corpi facendo i dovuti esercizi, e il giorno dopo ce ne staremmo al calduccio nel letto a dormicchiare perché fuori piove, decidendo che se piove allora la via del guerriero quel giorno è sospesa e si fa vacanza… 

Meglio non mentire a sé stessi e ammettere che non c'è cosa più difficile dell'esercitare la Volontà.
Quando si fa fatica, quando si ricade nei vecchi schemi di sofferenza, quando ci sentiamo stanchi di aver ottenuto solo piccoli risultati nonostante tutto lo sforzo, è la Volontà che deve tenerci saldi sulle nostre gambe lungo la Via.

Non importa quanto abbiamo già tirato via di vecchi gioghi e catene, non importa se ce ne sono ancora un migliaio da sciogliere, la Forza interiore si sviluppa e si mantiene solo così. Con la Volontà.

Foto dell'autrice
Tradizionalmente, nei Tarocchi la Forza è rappresentata con una fanciulla che con il volto impassibile tiene aperte senza sforzo le fauci di un leone.
Si vuole simboleggiare la Forza d'animo, la centratura, le fermezza.
Ma quanta Volontà ci è voluta per arrivare ad aprire senza sforzo le fauci del leone?
Sembra un paradosso e forse lo è.
Quanto sforzo devo metterci per arrivare al punto di non dovermi più sforzare?
Tanto.
Forse una vita intera.
Ma ne sarà valsa la pena.