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giovedì 13 aprile 2017

Strappare il Velo di Maya

Sappiamo di vivere dentro proiezioni, che tutto ciò che ci piace e non ci piace è comunque filtrato da ciò che noi stiamo proiettando all'esterno. Che sia innamoramento o odio, tutto parla di noi, ed è pura illusione.

Velo di Maya #1 - Autoritratto dell'autrice
Ma l'errore che si commette facilmente, quando ci si rende conto di una nostra proiezione - bella o brutta che ci appaia - è quello di volerne uscire, di chiedere a noi stessi di smettere di proiettare fuori di noi quell'illusione in cui siamo caduti.

La consapevolezza e la risoluzione non passano dall'accantonare le cose, solo dall'integrarle.
Stiamo vivendo l'illusione dell'innamoramento, ad esempio?
Bene, stiamoci dentro sentendola tutta. Godiamoci il film sapendo che è solo luce proiettata su uno schermo bianco, che non c'è nulla di vero, non c'è nulla di reale, ma può insegnarci molto di noi dal modo in cui ci facciamo coinvolgere.

E' tutta vita che accade. Stiamo pure nel sentire il frullo del cuore, stiamo pure nel desiderio di un bacio appassionato, ma senza attaccamento all'aspettativa che accada realmente, senza la pretesa di essere ricambiati dello stesso sentimento, seppur passeggero.

La Bellezza sta nel sentire che tutto ciò è manifestazione di noi. 

Se si sta male per un sentimento non ricambiato, basta starci dentro con coraggio, sentendolo tutto, percependo le viscere torcersi, fluendo nelle lacrime, lasciando che il nodo in gola faccia male, che lo struggimento ci laceri dentro. Se si sosta abbastanza a lungo in quel sentire, ecco il miracolo: è solo vita che accade, e pian piano porta via quel dolore proiettato all'esterno per essere guarito. 

Mai giudicarsi per un sentimento doloroso che si sta vivendo. Perché è una spia rossa di qualcosa che vuole essere riparato, ma lo si può fare solo accogliendo il segnale senza giudizio, amando quella parte ferita di noi che chiede amore. 
L'amore che guarisce il nostro dolore può soltanto venire da noi stessi, mai da fuori. Non c'è nessun là fuori!
Velo di Maya #2 - Autoritratto dell'autrice

Amate quell'illusione come parte di un Piano più grande per evolvere, senza illusione non c'è trasmutazione in consapevolezza. Senza piombo non abbiamo oro da trasmutare. 

Il Velo di Maya non va strappato a forza. Si scioglie da solo quando impariamo ad amare tutte le nostre parti ombra. Quando ci accogliamo totalmente e impariamo a vedere la nostra Bellezza intrinseca. 

Quando l'innamoramento per qualcuno lo integriamo fino in fondo, ecco che entriamo nell'Amore. Per noi stessi.

giovedì 9 marzo 2017

Respirare nel dolore

Nonostante tutto ciò che viene letto, ascoltato e studiato nei corsi di Risveglio, sui libri in materia e sui siti internet dedicati, molte persone ancora faticano ad applicare la pratica dello stare nel dolore.

In teoria basterebbe osservarlo in silenzio, sforzandosi di non giudicarlo, né giustificarlo o agganciarsi ad esso con la mente sentendosene vittima. 

Ma ancora, molti chiedono: Come si fa? Non ci riesco.

Allora provate a respirare nel dolore. Respirate il dolore. Con ogni boccata d'ossigeno sentitelo pulsare, far male. E sentite la vostra consapevolezza carezzarlo con ogni respiro. Andate a toccarlo con i vostri polmoni pieni di aria, e poi espiratelo. Fate questo per un po'. 

L'ossigeno porta luce, l'atto in sé di respirare intenzionalmente porta presenza. Il dolore pian piano, dopo essere stato toccato, svanisce. 

Nel dolore - Autoritratto dell'autrice
Il respiro espande ciò che noi stiamo contraendo, trattenendo. Una cattiva respirazione porta a ripetere gli stessi schemi di pensiero.

Può darsi che si abbia bisogno di farlo più volte, magari a distanza di tempo, quando il dolore tende a riemergere. Se è vecchio e incrostato dentro di noi non basterà una volta sola, ma per esperienza posso testimoniare che il respirare dentro il dolore porta chiarezza, distacco, lasciar andare fino al dissolvimento totale.

mercoledì 1 febbraio 2017

La ribellione del corpo emotivo

Quando si fa un lavoro davvero profondo su di sé, andando a toccare corde delicate, emozioni cristallizzate da eoni, con coraggio e determinazione, ecco che nel corpo si scatena l'inferno!

Il lavoro di perdono con i protocolli LDF (Life Designer in Forgiveness) che si mette in atto alla ISF (International School of Forgiveness) fondata da Daniel Lumera è così profondo che smuove energie che nemmeno si pensava di avere.
La mia esperienza personale mi ha portato a sperimentare livelli di movimento emotivo davvero forti.

Quando vai a ripulire strati di incrostazioni emotive antiche, molto sedimentate nel subconscio, ecco che il corpo si ribella, scatena sintomi inimmaginabili, fastidiosi, invadenti. Non li puoi ignorare.

E' il tuo dolore che grida, ma si sta liberando. Finché c'era silenzio pensavi che tutto fosse sotto controllo, ma poi il tuo corpo smentisce le tue illusioni che sia tutto ok.

SOS - Foto dell'autrice
Ecco il dono: il corpo in rivolta. La nausea quasi insostenibile, il rifiuto per il cibo, l'insonnia, l'agitazione di ogni singola cellula che pare vibrare per evolvere a un livello di coscienza superiore. Nonostante il dolore.

L'energia dell'amore, della luce che mettiamo nel lavoro di perdono spazza via le incrostazioni portando il corpo a uno stress necessario perché il dolore sedimentato si stacchi per sempre. Come la terapia a onde sonore che scioglie i calcoli.

Non bisogna scappare. La tentazione di sfuggire dalla nausea e dal disagio fisico è naturale, ma con la volontà, l'intento e la profonda consapevolezza di sé si arriva a voler sostare in quel sentire, anche a costo di sentirsi morire.
Si deve fare, se si vuole andare oltre.

Ci vogliono un coraggio e una determinazione da leoni a stare nella nausea, nel dolore che scatena l'inferno nella pancia, nel cuore che accelera, nel pianto, nell'insonnia. 

Ma lì è la via d'uscita dagli Inferi.
L'emozione è piombo che chiede solo di essere trasmutato in oro.
Solo l'amore, il perdono come atto di donare luce a ciò che brancola nel buio dentro di noi, possono trasmutare quel piombo in oro.


martedì 8 novembre 2016

The wall e il non perdono

Oggi mi soffermerò sul tema del non perdono rappresentato magistralmente dal protagonista dell'album e del film The Wall dei Pink Floyd. 
Nel mio libro attualmente in campagna di crowdfunding Manuale rock per guerrieri danzanti c'è un capitolo interamente dedicato a questo argomento. Eccone un breve estratto:

"Qualsiasi blocco, dolore, rabbia antica ti intasi la mente e il cuore, il disgorgante giusto si chiama Perdono. Non è in vendita in nessun supermercato o Fai-Da-Te. Ce l’hai già dentro di te, nella cassetta di pronto soccorso dell’anima che abbiamo in dotazione venendo al mondo, ma la maggior parte dell’umanità ha perso la chiave, anzi, molti non ricordano nemmeno di averla, quella cassetta salvavita. Il perdono è un lasciar andare: per-dono, in inglese il verbo è (to) for-give. Donare, ovvero dare amore a quella parte dolorante, trascurata, non amata. Il perdono parte da noi verso qualcosa o qualcuno. Che sia una persona all’esterno o un meccanismo interno inceppato poco importa. Ma se qualcosa non funziona a dovere, prima di puntare il dito fuori bisogna andare a recuperare la cassetta di pronto soccorso dell’anima e, una volta individuato il grumo di mancanza di perdono che sta creando il disagio, versagli sopra un po’ di sciroppo magico. Perdono, appunto. E’ dolce e scalda il cuore, e non ha gli effetti collaterali del Porto. E’ la panacea per eccellenza.

Il vittimismo è mancanza di perdono, così come la diffidenza, la chiusura, l’autodistruzione. Tutte queste parole rimandano a un film: The Wall dei Pink Floyd. La rockstar protagonista non ha ancora perdonato il proprio padre per essere morto in guerra mentre lui era in fasce, quindi per non esserci stato, per non essersi preso cura di lui e di sua madre - divenuta, così, castrante verso il figlio unico - in base al tipico meccanismo psicologico: la morte di un genitore è vista dal bambino come un abbandono volontario. Da qui nascono il rancore, il vittimismo, la lamentela. Le immagini ossessive che popolano la mente del protagonista sono lì a sottolineare questo sentimento. Se solo lui potesse ancora ricordare in quale cassetto, scaffale o stanza resti abbandonata la boccetta del prezioso sciroppo Perdono - che tutto guarisce - non finirebbe per impazzire, fino ad immaginarsi un dittatore per compensare la propria frustrazione, il senso di sé come nullità. Il sentimento di abbandono ha minato la sua autostima, il suo rapporto con sé stesso e di conseguenza con gli altri, anche le proprie relazioni amorose. Il muro protettivo che si costruisce non è però una zona di comfort, gli si ritorce contro."

Nonperdono (Red wall) - Foto dell'autrice

Questo libro nasce dalla mia convinzione che la musica può essere un grande veicolo di consapevolezza, infatti qui il rock è solo un pretesto. E' un libro che mostra metafore del Risveglio anche nei posti apparentemente più impensabili.

Buona lettura a tutti!

martedì 14 giugno 2016

La Presenza e lo smalto per unghie

Ogni donna sa che quando si mette lo smalto sulle unghie per alcuni minuti dovrà stare ben attenta a non toccare nulla in maniera distratta e meccanica o lo smalto si rovinerà. 
Ebbene, ho notato che è un buon esercizio di Presenza sul corpo. I Maestri dicono che nella nostra epoca la pratica degli esercizi di Presenza e ricordo di sé va fatta nel mondo, nella quotidianità, non nella tranquillità di una valle isolata dell'Himalaya. Proprio perché è più difficile, oggi, non distrarsi con tutti gli stimoli che abbiamo, è una sfida bellissima. 
Quindi, ogni attività quotidiana va bene per approfittarne e fare gli esercizi.

Unghie e smalto - Foto dell'autrice
Con lo smalto per unghie fresco sulle mani finalmente ti ricordi di averle, le mani! E soprattutto ti accorgi di come normalmente le muovi, come prendi in mano gli oggetti. Se stringi qualcosa nel pugno o avvicini troppo le dita fra loro ecco che lo smalto ti si appiccica alla pelle. Hai imparato qualcosa sul tuo modo meccanico di muoverti.

Ma un valido esercizio di Presenza che ho sperimentato, ad esempio, è non divagare con la mente per paura del dolore fisico, mentre ero dal dentista. Se ti sforzi di sentire tutto, l'ago che ti penetra la gengiva e ti inietta l'anestetico, la sensazione che quel liquido provoca, la vibrazione del trapano, l'eventuale dolore che si avverte nonostante l'anestesia, allora tutto diventa una porta per Esserci. 
Stare lì nel ricordo di Sé: sono un'anima che osserva cosa accade al suo corpo nel mondo fisico. Sento l'eventuale paura del dolore, sento il fastidio alla mandibola che resta spalancata per troppo tempo e vengono i crampi, sento le labbra asciutte e spaccate, sento la lingua che vorrebbe passare sulle labbra per inumidirle e non sa dove stare, tra ferri e cannula per aspirare la saliva si contrae e vorrebbe mandare via tutti quegli oggetti estranei.

Allora stai sul respiro e ci sei, sei lì, in quel momento, stai vivendo tutto, invece di visualizzarti tra i campi di grano e i papaveri. Quella è una fuga e non serve a nulla, è l'ennesima inutile illusione che ci fa restare lontano dall'adesso. 
Se invece resti dove sei e ti sforzi di esserci anche nel fastidio, quell'esperienza resterà con te per sempre, sarà parte della tua struttura inossidabile.

Usate tutte le esperienze quotidiane che potete per starci dentro e vedrete la differenza tra vivere davvero e credere di essere vivi.

mercoledì 24 giugno 2015

Scritto sulla pelle

Quando le nostre ferite interiori bussano alla porta per riemergere dall'oblio, invece di ricacciarle indietro possiamo dare loro la possibilità di esprimersi. Se emerge un disagio, qualcosa ci sta dicendo che abbiamo taciuto troppo a lungo ignorando le spie rosse. Le abbiamo coperte con un panno invece di permettere loro di urlare e sfogarsi.

Tutte le ferite interiori non rimarginate sono come ferite sulla pelle in suppurazione. Finché non togliamo il pus, i vermi e le medichiamo, ignorarle porta alla morte.
Ma ogni ferita lascia una cicatrice a ricordarci che da quella lotta, da quell'aggressione siamo usciti vittoriosi, siamo sopravvissuti diventando più forti e consapevoli, e quella belva o nemico affrontati non fanno più paura.

Clan delle cicatrici - Foto dell'autrice
Come spiega Clarissa Pinkola Estés nel suo bellissimo libro Donne che corrono coi lupi (ed. Frassinelli), dovremmo andare fieri delle nostre cicatrici e contare i nostri anni non anagraficamente ma in base al numero di cicatrici che portiamo.
Sentirsi parte del clan delle cicatrici, come lo chiama lei, è riconoscere la nostra parte guerriera che non si piega al vittimismo, ha sorpassato la fase in cui dava la colpa alle ferite del suo dolore. Ha fatto pace con la propria storia perché l'ha resa ciò che è oggi.

Un atti psicomagico che propongo è scriversi sulla pelle con una penna tutto ciò che vorremmo dire alla nostra parte ferita. Se non vogliamo o non riusciamo a dirlo a parole possiamo disegnarlo. Lasciamo fluire fuori ciò che non siamo mai riusciti ad esprimere prima, e se ci viene da piangere lasciamo scorrere le lacrime come fossero inchiostro. Poi lasciamo quelle parole svanire naturalmente, senza sfregarle via con una spugna. Lasciamo che scendano in profondità a cicatrizzare ciò che ancora sanguina dentro di noi.

venerdì 27 febbraio 2015

Scendere nell'ombra

Quando tutto pare andare storto, quando il dolore emerge, il disagio si fa sentire, quando si è in un forte dubbio, ci si sente a una svolta e non si sa quale strada scegliere, è tempo di scendere nell'ombra.

Ombra - Autoritratto dell'autrice
Come Persefone che scende nell'Oltretomba, dobbiamo esplorare quei luoghi sconosciuti dentro di noi, con coraggio, facendoci amicizia. Persefone sposa Ade, dio degli Inferi, e questo le permette di diventare la Regina di quei luoghi, li domina. Dobbiamo avere il coraggio di avvicinarci e prendere confidenza con ciò che in noi è ancora inconscio ma crea dolore. E' proprio quel dolore la spia. E' da lì che si può partire verso una coraggiosa esplorazione dei nostri Inferi. 

Scendere nell'ombra è ascoltarsi, ascoltare il disagio profondo che viene a galla. Solo restando per un po' nelle tenebre, lasciandoci invadere da esse per il tempo necessario a comprenderle, possiamo divenire Re e Regine del nostro Regno infero interiore.

Hermes, messaggero degli Dèi, che giunge a riportare Persefone alla luce è simbolo della Consapevolezza. Egli si fa messaggero di ciò che lei deve imparare. 
Infatti, una volta tornata sulla terra, alla luce del sole, da sua madre Demetra, Persefone dovrà passare comunque una parte del suo tempo nell'Ade. Cioè, ogni tanto bisogna scendere nell'ombra per esplorare ciò che resta celato, è qualcosa che non va mai trascurato.

mercoledì 8 ottobre 2014

Quando cambi tu

Quando cambi, ti evolvi, tralasci vecchi schemi di comportamento, dolori incrostati, trovi nuove energie, senti una spinta a fare qualcosa mai fatto prima, allora vedi proprio il mondo cambiare attorno a te. 

Autoritratto dell'autrice
Spesso accade che persone che frequentavi fino a poco prima lentamente si allontanano, e magari non se ne accorgono nemmeno. Arrivano nuovi incontri, improvvisi e provvidenziali, a volte sono incontri destinici. Nuove opportunità bussano alla tua porta, non devi nemmeno cercarle.

Questo perché quando cambi tu, apri una porta verso l'infinito e ti permetti di ricevere nuove energie che vibrano sulla tua stessa lunghezza d'onda.

Non bisogna sentirsi tristi per le amicizie che se ne vanno, e nemmeno giudicare che non fossero vere amicizie. Semplicemente, non è più tempo per loro, perché si è cominciato a vibrare a un livello diverso. Le amicizie, le persone in genere, ci accompagnano il tempo necessario, poi se ne vanno. 

Foto dell'autrice
Sono i nostri attaccamenti e i giudizi che creano i problemi e il dolore. Perché non si è capaci di accettare ciò che è. Non si comprende che la vita ci porta cose e persone come il vento che va e viene. 
Questo non significa essere indifferenti, ma semplicemente lasciare che le persone vadano per la loro strada quando è tempo per loro di andare. Benedirle quando ci sono accanto, e benedirle di nuovo quando si allontanano da noi.

Quando cambi tu, spalanchi una porta al Nuovo.


giovedì 20 febbraio 2014

Passare attraverso il fuoco

Nella nostra cultura edonistica, siamo ormai abituati a considerare il dolore qualcosa di negativo, da evitare, a cui sfuggire ogni volta che si presenta alla nostra porta. 


Foto dell'autrice
Se nella vita ci comportiamo come animali reagendo alla paura, ci comporteremo con il dolore o con il rischio di provarlo come un animale selvatico con il fuoco.

Quando tu chiedi all'Universo di guarire, per esempio, dai problemi amorosi, dalla sofferenza connessa all'innamoramento, questo non ti manda la persona che di colpo fa svanire tutto il dolore per magia, come nei cartoni animati.

Al contrario, ti manda uno specchio che rifletterà tutte le tue paure, ossessioni, debolezze, il terrore del fallimento, del rifiuto, dell'abbandono, di non essere amato, di non essere importante, di non avere valore, di restare solo, di rimanere deluso, di venire tradito, di morire di dolore. Il terrore di vagare nella disperazione e nella frustrazione per il resto dei tuoi giorni. 

Tutto questo dolore è paragonabile a un cerchio di fuoco.
Non tutti sono pronti per attraversarlo. 
Di solito lo fai quando non hai altra scelta se non continuare a vagare nell'ombra.

Ci vuole coraggio. Magari alcuni hanno fatto un patto con la vita prima di incarnarsi ed erano destinati a fare il salto.

A un certo punto capisci che l'unica cosa che puoi fare è provare ad attraversare il cerchio di fuoco per toccare con mano cosa davvero c'è al di là, perché conosci troppo bene l'al di qua e sai che questo non ti porterà all'evoluzione. 

I Maestri dicono che il dolore si deve affrontare, osservare, starci dentro finché non passa.
La maggior parte degli umani scappa, lo evita, o ci si perde, ne rimane invischiato.
Around the fire - Foto dell'autrice


Ma se comprendi che tutto il tuo corpo di dolore è come una scorza sotto cui esiste il tuo vero sé, allora puoi passare nel cerchio di fuoco, e tutta quella scorza inutile e pesante che ti trascinavi appresso, identificandoti con essa, si incenerisce. 
E cosa scopri?
Che il tuo vero sé è INVINCIBILE.
Che il tuo vero sé è immortale, nessun fuoco può bruciarlo o danneggiarlo.
Per questo sei ancora vivo.

Solo chi lo ha provato di persona sa come ci si sente. 
Con una freschezza e leggerezza nuova. 


giovedì 30 gennaio 2014

L'Amore è tutto ciò che resta

Parliamo spesso del fatto che tutto ciò che ci sembra importante morirà con noi: il corpo fisico, la mente, le emozioni. I ricordi, forse.
E allora, cosa resta? Cosa è importante portare con sé? Cosa è necessario per l'anima, anche dopo la dipartita dal corpo?

L'Amore. 
Quello vero, incondizionato, profondo. 
Foto dell'autrice
L'Amore scevro da attaccamento, bisogno, dolore.

Quella vibrazione del Cuore, è la vibrazione dell'ottava più alta, detta anche Spirito.

Per l'anima, l'amore incondizionato è un ritorno a casa, poiché l'Amore è l'origine di tutto ciò che è.

Entrando nella materia, dentro l'illusione della separazione, ce ne dimentichiamo. Ma la vita ci sfida ad amare al di là di ogni attaccamento.
Magari ci vorranno molte vite per comprenderlo nel profondo, le anime più antiche ed evolute sono più portate a sperimentarlo in questa vita.

Quindi, invece di pensare a leccare il nostro ego per renderlo più splendente, dato che non verrà con noi, invece di preoccuparci troppo per ciò che lasceremo sul pianeta, dovremmo ogni giorno lavorare su noi stessi per fare il pieno d'Amore.

Vedere il mondo con gli occhi dell'Amore, essere Amore.
Perché l'Amore è tutto ciò che resta.

"Se non amate, non siete niente". Marcelle Sauvageot

mercoledì 11 dicembre 2013

Quando la vita si resetta

E' capitato a tutti almeno una volta nella vita di accorgersi di aver fallito i propri obiettivi. Di veder crollare tutte le aspettative dopo aver lavorato sodo per realizzare un sogno.

E poi, capitano quei periodi in cui tutto pare andare storto: si rompe l'auto, arrivano spese improvvise, ci ammaliamo, muore una persona cara, e tutto pare andare di male in peggio.

Ma a volte ho avuto la sensazione che questa ondata di quella che normalmente le persone non sveglie chiamerebbero sfiga, e mancare gli obiettivi che ci eravamo impegnati a raggiungere, sia come un'epurazione che la vita ci porta.

Foto dell'autrice
Nel momento in cui tutto ciò per cui abbiamo lottato duramente collassa nel fallimento, sia a livello esteriore - per esempio lavorativo e sentimentale - sia interiore - quando ci accorgiamo che le tecniche di risveglio che abbiamo a lungo applicato alla nostra vita non hanno funzionato come speravamo - ecco che appare una terza via.

La resa. 

Cioè, smettendo di cercare di cambiare a tutti i costi ciò che a noi non piace nella nostra vita, creando fatica e una forma di resistenza, ecco che si finisce di arrivare proprio al nodo del problema. Non avevamo ancora capito cosa significhi davvero arrendersi. Abbandonarsi a ciò che è.

Fallire su tutti i piani può essere uno dei migliori modi per svegliarsi. E' una tromba di Gerico che suona per far crollare l'illusione che nella lotta verso qualche obiettivo ci sia alla fine una ricompensa. Che saremo più felici quando avremo quella cosa.

Frank Kislow dice una cosa interessante: ci si sveglia non grazie alla lotta per ottenere risultati, ma nonostante la lotta.

Quando ti arrendi alla realtà per ciò che è, trasmuti il dolore in pace. Solo da quella pace può arrivare il vero risveglio.
Perché non c'era nulla di sbagliato, nulla da correggere. Solo da essere vissuto. 

La vita a volte si resetta come un computer per ripartire da zero, con un'energia e una consapevolezza del tutto nuova.

venerdì 22 novembre 2013

Come capire le vostre resistenze in un minuto

Spesso, nell'ambito del risveglio spirituale si parla di resistenze.
Che cosa sono?
Convinzioni limitanti che ci siamo imposti inconsciamente, paure, ricordi che riaffiorano portando un'emozione che ci blocca o ci fa reagire in modo automatico e sempre uguale alle cose, le piccole e grandi negatività che a volte ci colgono.
Anche il dolore emozionale è una forma di resistenza.

Ma resistenza a cosa?
Al presente, alla realtà delle cose, alla vita.

Spesso la gente si chiede, Ok, ho capito cosa sono ma io come faccio a sapere quali resistenze ho nella mia vita?

Semplice.
Fate un veloce bilancio, anche solo con il pensiero, di tutto ciò che avete realizzato e ciò che invece non avete realizzato.
Che progetti avevate da ragazzi? Quali sogni?
Foto dell'autrice
Si sono realizzati? Se no, se vi siete persi i vostri sogni per strada, o se ancora state lottando per realizzarvi in quella cosa che tanto amate fare, allora quello è un ottimo indicatore delle vostre resistenze inconsce.

Come state dal punto di vista finanziario? Galleggiate a stento nel terrore di annegare nei debiti o siete ben solidi nel vostro patrimonio? Riuscite a far soldi facilmente o è sempre una dura fatica racimolarli per arrivare alla fine del mese?
Cosa davvero pensate del denaro?

E, ah, l'amore!
Come va? Siete sempre in coppia ma insoddisfatti o litigiosi, o siete a vostro agio in una relazione d'amore che funziona bene?
Siete single da una vita e vorreste compagno/una compagna?
Siete convinti che nessuno al mondo faccia al caso vostro? Pensate di non meritare amore? Di non essere abbastanza attraenti? Temete l'abbandono, il tradimento, la mancanza di libertà? Avete paura di perdere il controllo e di soffrire? Credete che il Grande Amore non esista, che sia un'illusione infantile?

Foto dell'autrice
Non c'è bisogno di una chiaroveggente con la palla di cristallo per dirvi cosa non funziona nella vostra vita.
Basta essere sinceri con sé stessi e aprire gli occhi.

Se non li aprite, state sicuri che la vostra vita sarà sempre uguale, se non peggio. Con le vostre resistenze create il vostro destino. 

Sappiate che il 95% circa delle nostre credenze sono inconsce, ed è con quelle che creiamo la nostra realtà.
Ma se ne vediamo i risultati, allora sappiamo anche che possiamo lavorare su noi stessi per cambiarle.

Allora, coraggio, aprite gli occhi e fate un bilancio.

venerdì 15 novembre 2013

Praticare il raccoglimento

Ci sono momenti nella vita in cui dobbiamo fermarci un attimo.
Magari sentiamo emergere un dolore, un turbamento, oppure siamo indecisi su un passo importante da compiere. 
A volte ci accadono cose che non riusciamo a spiegarci, oppure ci sentiamo stanchi, privi di forze.

Agire contro queste emozioni che emergono non serve, anzi, è peggio. Respingere l'emozione come qualcosa di negativo, di sbagliato, rafforza la nostra resistenza interiore a ciò che è.
Foto dell'autrice

Quando un'emozione fa capolino dentro di noi, stiamo con essa. 
Semplicemente, osserviamola, lasciamola essere.

Prendiamoci del tempo per stare un po' da soli, in silenzioso raccoglimento. 
Specie quando siamo indecisi, quando non vediamo la soluzione a qualcosa che non funziona, o quando ci sentiamo stanchi.
La cosa più sensata da fare è stare lì a raccogliere le forze.

Stiamo nel sentire, cercando di non seguire i pensieri, concentrandoci sulle sensazioni del corpo, sui rumori attorno a noi.
Da soli. Evitando la tentazione di cercare una spalla su cui piangere o qualche amico che ci dia un consiglio.

Il miglior consigliere è già dentro di noi. Basta avere orecchie per sentirlo. Restando in silenzio, in raccoglimento, fino a che la voce del Sé si fa sentire chiaramente.



martedì 29 ottobre 2013

L'anima gemella secondo Richard il texano

Quante volte si sente parlare di anima gemella come qualcuno che sia perfetto per te come un guanto, che corrisponda ai tuoi gusti, al tuo modo di pensare, che abbia sogni simili, che ti accetti proprio per come sei e non cerchi di cambiarti, e magari abbia pure un tema natale astrologico che si incastra perfettamente con il tuo?

E se invece ci sbagliassimo?
Se il compito della cosiddetta anima gemella fosse tutt'altro che essere un guanto per noi per sempre - e vissero felici e contenti?

Nel libro Mangia Prega Ama di Elizabeth Gilbert (Rizzoli Vintage),
Foto dell'autrice
ad un certo punto l'autrice riporta un dialogo avuto con un texano di nome Richard, un tipo molto vissuto e molto saggio incontrato in un ashram in India.


Elizabeth era disperata per la fine del rapporto con il fidanzato, e non riusciva a farsene una ragione, convinta che proprio lui fosse la sua anima gemella.

Richard, nel suo modo un po' rude ma disarmante, le dice che in realtà l'anima gemella è uno specchio che ti mostra i tuoi limiti, facendoti capire che così non va, che è il momento di cambiare.
E' vero che essa è la persona più importante che tu possa conoscere, ma proprio perché ti costringe a svegliarti.

Insomma, viene nella tua vita per demolire ciò che ancora ti impedisce di far arrivare luce. 
Ti spalanca il cuore, ti disarma, facendoti disperare e perdere il controllo. A quel punto, sei costretto a cambiare vita, perché se no impazziresti. Solo così ti cade lo schermo dell'illusione e vedi la realtà. 
E ce la fai. Impari a conoscerti. Impari dai tuoi errori.

Così, quando questa persona se ne va, devi accettare che non fosse lì per rimanere, ma solo per aiutarti a fare un lavoro su te stessa.
A prendere consapevolezza. 
Se lo ami ancora, amalo. Se ti manca, che ti manchi pure.

Foto dell'autrice
Ma solo quando accetti la fine e lasci andare il dolore, ecco che si apre un canale che ti permettere di ricevere altri doni, altro amore, che nemmeno immaginavi potessero esistere.

Ringrazia e lascia andare. Fai spazio.

Ecco. A pensarci bene, se guardiamo le nostre relazioni passate e dolorose da questo punto di vista, nessun partner era quello sbagliato.
Era perfetto per noi in quel momento. Era ciò di cui più avevamo bisogno.

GRAZIE.

venerdì 18 ottobre 2013

Il corpo di dolore, entità a sé

Che cos'è il corpo di dolore? 
Come ho già scritto in precedenza, esso è costituito dal dolore emozionale passato accumulatosi nella mente e nel corpo, mescolato al dolore che ancora sentiamo ogni volta che proviamo un'emozione "negativa".

Questa energia "negativa", secondo Eckhart Tolle può essere considerata come un'entità a sé. Quando si impadronisce di noi, necessita di altro dolore per sopravvivere. 
Non può nutrirsi di gioia, e farà in modo di sabotare i nostri tentativi di sciogliere il dolore.


Foto dell'autrice
Ogni esperienza che entra in risonanza con la vibrazione di dolore che abbiamo dentro, crea altro dolore che va a fortificare il nostro corpo di dolore.
Questo dolore può manifestarsi in molti modi: rabbia, malinconia, depressione, irritazione, impazienza, violenza, odio, anche malattia.

O diventiamo vittime o persecutori. Questa è la modalità in cui il corpo di dolore si tiene in vita.

Noi crediamo di non volere il dolore, ma se ci osserviamo bene, ci possiamo rendere conto che i nostri schemi mentali sono ormai sintonizzati sulla perpetrazione del dolore. Per noi stessi e per gli altri. 

Solo quando ne diventiamo consapevoli nel profondo, possiamo cambiare atteggiamenti e dissolvere il corpo di dolore.
Capirlo con la testa non serve.
Nessuno sceglie il dolore in modo consapevole, sarebbe folle.

Fintanto che consideriamo il nostro dolore come vero, non andremo da nessuna parte. 
Tutti i Maestri, di ogni epoca, dicono che il dolore è un'illusione.
Ma sapere ciò non basta.

L'unica cosa da fare è osservarlo. Accendere una luce nel buio.
Quando rischiari il buio, esso si dissolve. C'è solo luce.

Il corpo di dolore non va capito. Solo osservato.
Foto dell'autrice


Ci vorrà un po' per non ricadere negli stessi schemi di sempre, in fondo abbiamo vissuto tutta la vita condizionati da essi.
Spesso il corpo di dolore si ribella ai nostri tentativi di disidentificazione, e allora starà male, creerà altro dolore per illuderci che l'osservazione non funziona. Non bisogna credergli.

Non alimentando più il corpo di dolore, morirà.
Siamo pronti a farlo morire?

lunedì 14 ottobre 2013

Qualcosa da sapere sul vostro passato

Non è più tempo di indagare la mente con la mente, di impiegare anni e migliaia di euro in psicanalisi per comprendere razionalmente il perché siamo come siamo.

Foto dell'autrice
Il passato ci ha resi ciò che siamo ora, nel bene e nel male e solo ORA, partendo da qui, possiamo scioglierlo.

Perché? 
Perché tutto ciò che ora ci fa ancora soffrire, le minacce che sentiamo, le reazioni automatiche, le paure, sono il nostro passato che riemerge.
Ma non c'è niente da capire. Niente da andare a rivangare.

Solo il presente può liberarvi dal passato, scrive Eckhart Tolle. 
Prestate attenzione la vostro comportamento, alle vostre reazioni, ai vostri stati d'animo, pensieri, emozioni, paure e desideri a mano a mano che si verificano nel presente. 

E' QUESTO IL PASSATO DENTRO DI VOI.

La presenza consapevole dissolve il passato. Lo trasforma per sempre. Se siamo presenti, il passato con il suo carico di schemi e dolore non può sopravvivere. 

Finché continuerete a reagire alle minacce - vere o ideali - in modo automatico e inconsapevole, senza sentirvi, senza prestare attenzione la corpo, alla sua energia, e attivando i soliti pensieri prodotti dalla mente, dicendo le stesse frasi vittimistiche, arrendendovi alle vostre convinzioni erronee sulla vita in generale,  il vostro passato sarà lì a farvi ancora male.

martedì 17 settembre 2013

La verità del dolore è il tuo compiacimento

La nostra sofferenza emozionale nutre il nostro Ego, perché essendo mentale, è pura forma. Il nostro senso di sé ha bisogno di riconoscersi in una forma.

Il dolore è un'identificazione che difficilmente riusciamo a riconoscere, e quindi a lasciarlo andare. Pensiamo che del nostro dolore non siamo responsabili, che viene da altro, da fuori.

Il fatto è che la sofferenza emozionale diventa il nostro modo di pensare, di vivere, di vedere e giudicare il mondo. E la nostra stessa vita.

Se ci fate caso, per cultura ci compiaciamo della nostra sofferenza. 
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Una volta era dovuto alla religione. Il cristianesimo è infarcito di concetti legati alla santità della sofferenza, alla sopportazione del dolore come porta del Paradiso.
Poi sono arrivati gli intellettuali pessimisti che hanno fatto del male di vivere una misura della loro profondità e della loro lucidità verso la vita in sostanza.

Ma i Maestri spirituali ci fanno presente che l'identificazione è una forma creata da noi, e l'unico modo per rompere la dipendenza psicologica e il nostro compiacimento verso la sofferenza è osservare i nostri pensieri, i nostri schemi.

Se smetti di identificarti nella persona sofferente e ti concentri invece solo sulla pace che appare in assenza di pensieri, se comprendi davvero che tutto è forma, illusione nata dall'Ego che vuole emergere a tutti i costi, sei libero.


venerdì 24 maggio 2013

La solitudine intenzionale

Clarissa Pinkola Estés nei suoi testi parla spesso della necessità animica di prendersi del tempo per sé stessi.

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Ogni passaggio di vita, situazione di difficoltà o di dolore, necessita di un periodo in cui stare da soli per elaborare, leccarsi le ferite e tornare al mondo guariti.

Un bel simbolo ancestrale di rinascita è l'orsa, che passa l'inverno nella tana e a primavera ne emerge insieme ai cuccioli che nel frattempo ha partorito.

La nostra vita è ciclica, fatta di momenti di corsa e altri di pausa, di luce e ombra, di sonno e veglia.

Chi non sa stare da solo almeno il tempo necessario per rimettersi in sesto dopo un periodo difficile, non riuscirà a guarire.
Perché si porterà appresso tutte le ferite scaricandole sull'amico o sull'amore di turno. Trasformando le relazioni in discariche emotive. 

Ma, proprio perché siamo esseri ciclici, dobbiamo saper tornare a stare con l'altro, una volar finita la nostra pausa.
Come in ogni cosa, ci vuole il giusto mezzo, e rifugiarci per sempre nell'ombra non ci giova. Siamo animali sociali.
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Anche Persefone, regina degli Inferi, vi trascorreva pochi mesi all'anno. Il resto del tempo era libera di emergere alla luce del sole e di passare del tempo con le persone care, come una qualsiasi fanciulla spensierata.

C'è un tempo per la solitudine intenzionale e un tempo per tornare nel mondo, nella danza della vita e dell'amore.
C'è un tempo per rimettersi in gioco, e lasciar entrare la primavera chiassosa che spazzi via il silenzio della neve.

mercoledì 15 maggio 2013

Lasciar andare: l'esercizio del palloncino rosso

Spesso ci capita di essere tormentati da pensieri ed emozioni negativi, oppure ossessivi.

Magari scopriamo di avere un attaccamento, a una cosa, a una persona, a un sentimento, a una situazione.
Non sappiamo lasciarlo andare.
Non vogliamo lasciarlo andare.

Il timore della perdita ci tormenta più della cosa stessa. 
In realtà, la paura allontana le cose, o fa accadere proprio ciò che temiamo. 
Attiriamo gli eventi con la stessa energia di perdita.

La Legge di Attrazione invece dice che più sei attaccato al risultato, più crei blocchi che lo tengono lontano.

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Anche il dolore, a volte ci è così familiare che inconsciamente non vogliamo lasciarlo andare. Senza, non saremmo più gli stessi.

Joe Vitale propone un semplice esercizio, efficace anche per dissolvere il dolore fisico, come il mal di testa.

Liberare un palloncino rosso:

1. Sentite l'emozione indesiderata (o un dolore) nel corpo.
2. Vedete l'area interessata come una rossa energia fiammeggiante.
3. Avvolgete l'energia in un palloncino rosso e chiudetelo con uno spago.
4. Lasciatelo uscire dal vostro corpo e salire in cielo.
5. Guardatelo salire e salire mentre diventa sempre più piccolo, finché scompare. Lasciatelo andare completamente.



lunedì 8 aprile 2013

Non è il cuore a soffrire per amore ma la mente!

Un problema comune a tutti: le sofferenze d'amore. 
Siamo portati a definire l'amore come qualcosa cha fa inevitabilmente soffrire, che ci porta da uno stato di euforia a uno di prostrazione in poco tempo, che ci lascia il cuore a pezzi...

Niente di più sbagliato.
Tutto ciò che porta dolore viene dalla mente, che carica questa sensazione sul corpo facendoci entrare in uno stato di ansia, gelosia, insicurezza, bisogno.

Quando ci si innamora, si prova un profondo apprezzamento per la persona amata, e questo attiva la vibrazione del cuore.
Come dice Alberto Chiara nelle sue lezioni, Il cuore è una dinamica in crescita.
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Ma se ci facciamo caso, il più delle volte il cuore riesce a crescere fino a un certo punto, poi si ferma. Perché?

Qui entrano in gioco i condizionamenti, sia quelli che derivano dal nostro vissuto personale - quindi giudizi e ricordi - sia quelli acquisiti dai nostri avi attraverso il DNA, carico di memorie.

Quando si è innamorati, ci carichiamo di un'energia potente, ma se ci sono delle mancanze - e ci sono sempre - questa le carica, perché va a riempire tutti i vuoti, come acqua che si espande e filtra da ogni crepa.
Questo crea uno stato di bisogno, una dipendenza. L'innamoramento diventa una droga, ed ecco che si attivano le paure. Paura dell'abbandono, del tradimento, aspettative che non fanno che alimentare delusione e conflitto.

L'unico modo per amare senza dolore, quindi lasciando da parte la mente e usando solo la vibrazione del cuore, è apprezzare la persona amata concentrandosi su ciò che ci fa stare bene in lei. 
Lasciare espandere il cuore senza lasciarsi condizionare dalle aspettative e dalle paure.

Amare e basta. Amare anche a condizione di non avere quella persona accanto.
Perché amare a condizione che... non è vero amore.
L'amore vero è a prescindere.
L'amore vero è fine a sé stesso. 

Si ama per amare, dice Leo Buscaglia.
Nell'amore puro c'è solo pienezza e benessere.
Contemplare l'oggetto del tuo amore amandolo per ciò che è, senza giudicarlo.

Amare senza bisogno di sentirsi dire delle cose belle, tipo quanto siamo meravigliosi, quanto siamo amati. 
L'amore è consapevolezza.

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E comunque, secondo la Legge di Attrazione, che persino Dante Alighieri conosceva: 
Amor, ch'a nullo amato amar perdona...
Ovvero, in parole moderne, l'Amore non può ignorare il sentimento che prova un innamorato, e fa si che questo venga a sua volta riamato.

Quindi, una volta che si lascia cadere il bisogno - che è la cosa che più allontana da noi l'amato - ecco che l'Amore interviene con il suo miracolo ed è molto probabile che almeno una scintilla d'amore nasca nell'altro.

Ed è bene ricordare che l'Amore in generale è la vibrazione che ci porta le cose. 

Quindi, quando impariamo ad amare senza possesso, gelosia, attaccamento, bisogno di colmare i vuoti, ecco che ogni campo della nostra vita migliora. 
E possiamo investire d'amore il nostro lavoro, le amicizie, le attività extralavorative ottenendo risultati impensabili.

Come dice Alberto Chiara, Quando impari a entrare in uno stato di amore puro, la mente tace.
E la sofferenza scompare.