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mercoledì 1 febbraio 2017

La ribellione del corpo emotivo

Quando si fa un lavoro davvero profondo su di sé, andando a toccare corde delicate, emozioni cristallizzate da eoni, con coraggio e determinazione, ecco che nel corpo si scatena l'inferno!

Il lavoro di perdono con i protocolli LDF (Life Designer in Forgiveness) che si mette in atto alla ISF (International School of Forgiveness) fondata da Daniel Lumera è così profondo che smuove energie che nemmeno si pensava di avere.
La mia esperienza personale mi ha portato a sperimentare livelli di movimento emotivo davvero forti.

Quando vai a ripulire strati di incrostazioni emotive antiche, molto sedimentate nel subconscio, ecco che il corpo si ribella, scatena sintomi inimmaginabili, fastidiosi, invadenti. Non li puoi ignorare.

E' il tuo dolore che grida, ma si sta liberando. Finché c'era silenzio pensavi che tutto fosse sotto controllo, ma poi il tuo corpo smentisce le tue illusioni che sia tutto ok.

SOS - Foto dell'autrice
Ecco il dono: il corpo in rivolta. La nausea quasi insostenibile, il rifiuto per il cibo, l'insonnia, l'agitazione di ogni singola cellula che pare vibrare per evolvere a un livello di coscienza superiore. Nonostante il dolore.

L'energia dell'amore, della luce che mettiamo nel lavoro di perdono spazza via le incrostazioni portando il corpo a uno stress necessario perché il dolore sedimentato si stacchi per sempre. Come la terapia a onde sonore che scioglie i calcoli.

Non bisogna scappare. La tentazione di sfuggire dalla nausea e dal disagio fisico è naturale, ma con la volontà, l'intento e la profonda consapevolezza di sé si arriva a voler sostare in quel sentire, anche a costo di sentirsi morire.
Si deve fare, se si vuole andare oltre.

Ci vogliono un coraggio e una determinazione da leoni a stare nella nausea, nel dolore che scatena l'inferno nella pancia, nel cuore che accelera, nel pianto, nell'insonnia. 

Ma lì è la via d'uscita dagli Inferi.
L'emozione è piombo che chiede solo di essere trasmutato in oro.
Solo l'amore, il perdono come atto di donare luce a ciò che brancola nel buio dentro di noi, possono trasmutare quel piombo in oro.


martedì 13 dicembre 2016

Sulla forgiving economy

Premetto che di economia non ho mai capito un tubo. Ma una cosa che ormai sta diventando ogni giorno più evidente è che il nostro sistema economico è destinato a fallire per una ragione molto semplice: è basato sul prendere per sé, arraffare, accumulare, competere per autoaffermarsi e non sul donare, mettersi a disposizione degli altri, cooperare, lavorando in squadra prima e poi in rete. 
A parte il fatto che a lavorare con l'energia della competizione e dell'autoaffermazione a lungo andare ci si ammala - vedi le molteplici malattie legate allo stress - a che pro accumulare successi e guadagni se non li puoi condividere con il cuore? A che pro faticare tanto per ritrovarsi in un deserto affettivo, in assenza di vita vera?


Forgiving  - Autoritratto dell'autrice
Ma quello che in realtà ho scoperto per esperienza, non è nemmeno tanto il fatto di cambiare modo di lavorare. E' qualcosa che sta a  monte. E' il fatto che non è il lavoro ben retribuito, rispettato o dei sogni che ti rende felice. E' il contrario. E' il tuo essere felice che crea lavori, opportunità, partner aziendali, colleghi, collaboratori ideali. E' la felicità in sé a creare il tuo business. 
Non il bisogno né di certo la disperazione!

Come puoi pensare di trovare il lavoro dei tuoi sogni se passi la vita a lamentarti della crisi, della mancanza di posti di lavoro, della disonestà degli imprenditori?
E poi come si fa a trovare qualcosa che non è là fuori?
Il lavoro non si trova, non ci puoi inciampare dentro come se fosse un sasso lungo la strada. Il lavoro lo crei con la tua stessa vibrazione.

Qui si torna alla felicità, al darsi. Solo chi è felice si dona volentieri, senza recriminare troppi diritti per il suo piccolo sé. 
Più ti doni, più ricevi, perché è amore in circolo.
Più sei disponibile più creerai una rete di gente disponibile attorno a te, senza fatica. 
E' la vibrazione che conta, lo ripeto. Se non sei soddisfatto di ciò che ti stai creando allora devi solo essere più felice, amare di più, donarti di più. Anche se credi di avere poche risorse.

Qualcuno si chiederà cosa c'entra la parola forgiving con il lavoro e l'economia. Perché perdonare? 
Il senso è donati e lascia andare le zavorre. Ama e affidati. 

Come spiega Daniel Lumera nel libro I 7 passi del perdono (Macro ed.), la parola perdono è il superlativo di donare. Nulla a che vedere con colpe ed espiazioni. 
Solo persone libere da attaccamenti ed identificazioni, che vivono nell'apertura del cuore possono concepire e ridefinire un intero sistema economico e lavorativo basandoli sul donare, o meglio, fare dono di sé al mondo. 
Nella gioia che ne deriva c'è il segreto per crearsi il lavoro che si ama.
Daniel Lumera (InBusiness Incitement Italy) - Foto di Carlotta Bruno


Qualche lettore penserà che è solo bella teoria, ma se lo fa cade in un inganno. Un esempio è il movimento Incitement, nato in Malesia pochi anni fa e portato con successo in Italia da alcuni sognatori pragmatici. Alla base di questo movimento c'è il business sociale, il dono di sé e delle proprie competenze all'interno di una rete di cooperazione internazionale, di gioia condivisa e supporto tecnico e morale verso tutti quelli che decidono di lanciarsi nel mondo del business. 
Perché il business non deve più essere associato all'arraffare e all'atteggiamento da squali. Come dice lo stesso fondatore Zikry Kholil, in un mondo in cui le religioni e la politica ancora dividono, il business unisce. E lui, che è musulmano, ne sa qualcosa.  




martedì 8 novembre 2016

The wall e il non perdono

Oggi mi soffermerò sul tema del non perdono rappresentato magistralmente dal protagonista dell'album e del film The Wall dei Pink Floyd. 
Nel mio libro attualmente in campagna di crowdfunding Manuale rock per guerrieri danzanti c'è un capitolo interamente dedicato a questo argomento. Eccone un breve estratto:

"Qualsiasi blocco, dolore, rabbia antica ti intasi la mente e il cuore, il disgorgante giusto si chiama Perdono. Non è in vendita in nessun supermercato o Fai-Da-Te. Ce l’hai già dentro di te, nella cassetta di pronto soccorso dell’anima che abbiamo in dotazione venendo al mondo, ma la maggior parte dell’umanità ha perso la chiave, anzi, molti non ricordano nemmeno di averla, quella cassetta salvavita. Il perdono è un lasciar andare: per-dono, in inglese il verbo è (to) for-give. Donare, ovvero dare amore a quella parte dolorante, trascurata, non amata. Il perdono parte da noi verso qualcosa o qualcuno. Che sia una persona all’esterno o un meccanismo interno inceppato poco importa. Ma se qualcosa non funziona a dovere, prima di puntare il dito fuori bisogna andare a recuperare la cassetta di pronto soccorso dell’anima e, una volta individuato il grumo di mancanza di perdono che sta creando il disagio, versagli sopra un po’ di sciroppo magico. Perdono, appunto. E’ dolce e scalda il cuore, e non ha gli effetti collaterali del Porto. E’ la panacea per eccellenza.

Il vittimismo è mancanza di perdono, così come la diffidenza, la chiusura, l’autodistruzione. Tutte queste parole rimandano a un film: The Wall dei Pink Floyd. La rockstar protagonista non ha ancora perdonato il proprio padre per essere morto in guerra mentre lui era in fasce, quindi per non esserci stato, per non essersi preso cura di lui e di sua madre - divenuta, così, castrante verso il figlio unico - in base al tipico meccanismo psicologico: la morte di un genitore è vista dal bambino come un abbandono volontario. Da qui nascono il rancore, il vittimismo, la lamentela. Le immagini ossessive che popolano la mente del protagonista sono lì a sottolineare questo sentimento. Se solo lui potesse ancora ricordare in quale cassetto, scaffale o stanza resti abbandonata la boccetta del prezioso sciroppo Perdono - che tutto guarisce - non finirebbe per impazzire, fino ad immaginarsi un dittatore per compensare la propria frustrazione, il senso di sé come nullità. Il sentimento di abbandono ha minato la sua autostima, il suo rapporto con sé stesso e di conseguenza con gli altri, anche le proprie relazioni amorose. Il muro protettivo che si costruisce non è però una zona di comfort, gli si ritorce contro."

Nonperdono (Red wall) - Foto dell'autrice

Questo libro nasce dalla mia convinzione che la musica può essere un grande veicolo di consapevolezza, infatti qui il rock è solo un pretesto. E' un libro che mostra metafore del Risveglio anche nei posti apparentemente più impensabili.

Buona lettura a tutti!

martedì 9 febbraio 2016

Abbracci disarmanti

La personalità ama il conflitto, anche quando pensa di no, per il semplice fatto che nel conflitto si sente viva, superiore, forte delle proprie ragioni, non vuole morire e preferisce trincerarsi dietro l'orgoglio e il proprio egoismo.

In famiglia spesso il conflitto fra egocentrismi e ragioni della personalità esplode in rancori, ricatti morali e recriminazioni che possono portare il nucleo a sfasciarsi anche se di facciata sembra andare tutto bene.

Tra genitori e figli, poi, si instaura una legge del più forte in cui ognuna delle due parti cerca ossessivamente di avere la meglio mettendo l'altra contro il muro, facendo leva su sensi di colpa e minacce varie.

Come uscire da tutto questo senza erigere muri di incomunicabilità e perdere energia? 
Lasciando andare l'orgoglio, il fastidio, il desiderio di rivalsa e, semplicemente, abbracciando quell'anima incarnata che fino a poco prima vedevamo come rivale. 

Non c'è niente di più disarmante e potente per sciogliere un conflitto dell'abbracciarsi.

Era tanto importante avere ragione? O era meglio far scendere la pace? 
E' una resa attiva perché non significa: ok, fai quello che vuoi, hai vinto tu.
Abbraccio - Foto dell'autrice
Qui nessuno deve più voler vincere. Non è debolezza, ma forza dell'Amore, del Cuore aperto.
E' un lasciar andare i giochi sciocchi della personalità all'ottava alta. 

E' un: non importa quello che ci siamo detti fino ad ora, io TI AMO, io ti accetto per ciò che sei.

Quanti conflitti in famiglia si sanerebbero in un secondo! 
Quanto orgoglio c'è nelle famiglie disperate che credono di risolvere il conflitto con scelte tragiche, di cui la cronaca nera è piena, come omicidi-suicidi o femminicidi.

Invece di dare la colpa a chi preme il grilletto, bisogna imparare a vedere quanta sofferenza viene portata avanti dal restare aggrappati alle proprie posizioni, al bisogno della mente di avere ragione, di vincere, di sentirsi migliore e mettere l'altro in cattiva luce.

Negli abbracci c'è il perdono. 
Non dell'altro o di sé stessi, ma lo scioglimento del rancore come forma-pensiero. Senza quella forma-pensiero che ci fa muovere come burattini attraverso reazioni emotive a volte estreme, ogni negatività scompare.

Provate e vedrete. Non si tratta di credere né di montare dibattiti sull'argomento  Solo fare, mettere in pratica.
Abbracciatevi di più, nel silenzio, con l'amore nel cuore.
Vedrete la differenza.

venerdì 4 settembre 2015

Ricontattare il bambino interiore

Dentro ognuno di noi esiste un bambino interiore più o meno trascurato.  Il grado di armonia che manteniamo con lui si vede dalle nostre difficoltà emotive, da quanto ascoltiamo la nostra voce interiore, dal rapporto con l'infanzia in generale e, soprattutto, con i propri figli. 

Meno capiamo le esigenze dei nostri figli, meno riusciamo a relazionarci con loro e con le problematiche legate alla loro età, più abbiamo conflitti con il nostro bambino interiore. Cioè, con ciò che siamo stati da piccoli e ciò che pensavamo di noi stessi.

Un esercizio molto valido, che apporta benefici immediati, è ricontattare il bambino dentro di noi.
Mettendoci seduti tranquilli in un luogo appartato, dopo esserci centrati respirando, dobbiamo chiamarlo.
Bambino interiore, dove sei? Vuoi parlare con me?
Quando esso ci risponderà, gli chiederemo Cosa posso fare per te? Di cosa hai bisogno?
Vedremo cosa accade. Può continuare a nascondersi o farsi vedere, o parlarci dal suo nascondiglio, a volte facendo uscire solo la testa o una mano.
Teddy bear - Foto dell'autrice

Il mio bambino interiore parlava da sotto un letto ed era molto spaventato.
Qualcuno si chiederà come farà a vederlo, cioè come si manifesterà. Lo sentiremo dentro di noi e lo vedremo con gli occhi del cuore. E' più facile metterlo in pratica che spiegarlo per iscritto.

Una cosa importante è anche vedere che aspetto ha. Potrebbe essere emaciato e denutrito, e bisogna mettersi in ascolto del suo stato d'animo. Più è spaventato o denutrito - o  entrambe le cose - e più significa che lo avete trascurato.

Anche comprendere cosa pensate davvero dei bambini è un indizio molto importante per capire cosa ne avete fatto del vostro bambino interiore. Se non li sopportate o non sapete giocare con loro, o vi sentite a disagio, allora il vostro bambino interiore è messo davvero male. Probabilmente da piccoli pensavate che essere bambini era una scocciatura e non vedevate l'ora di crescere. 
Come me. E così la mia bambina interiore stava morendo di fame e di paura.

Una volta ascoltate le sue esigenze, non dovete far altro che ascoltarle, coccolare il bambino e rassicurarlo. Promettergli che d'ora in avanti terrete conto della sua esistenza.
Ho nutrito la mia bambina interiore emaciata, l'ho coccolata, ho pianto con lei, le ho chiesto perdono. E finito questo esercizio ho sentito una pace interiore che non avevo mai provato prima.

Non vi resta che provare. E vedrete tutto da un punto di vista diverso. A volte basta tanto poco per ritrovarsi.


mercoledì 11 marzo 2015

L'autoabbraccio terapeutico

Le persone soffrono perché non si amano abbastanza, fondamentalmente, e tutto quello di cui avrebbero bisogno è un abbraccio. Ma questo abbraccio non può essere davvero terapeutico se arriva da fuori, da qualcuno.
Amarsi - Foto dell'autrice
Certo, è un bel gesto e infonde calore, comprensione, coraggio, accettazione. Ma la vera guarigione avviene quando ad abbracciarci siamo noi stessi.

Immaginiamo di essere ancora il bambino spaventato, confuso, insicuro, piangente che siamo stati, da cui derivano le nostre paure e frustrazioni più profonde. Nessuno lo sta confortando, nessuno lo sta amando. E chi se non noi stessi possiamo amarlo, accettarlo, coccolarlo, farlo sentire davvero a casa e perdonato? 

La gente si odia perché non sa perdonarsi. Di qualsiasi cosa dobbiamo perdonarci, lasciamo stare la mente che giudica e classifica e apriamo il Cuore. Allarghiamo le braccia e poi lasciamoci avvolgere da un vero abbraccio, non visualizzandolo, ma proprio facendolo davvero. 
Autoabbraccio - Foto dell'autrice
Quante persone si abbracciano da sole? Praticamente nessuna.

Eppure, questo semplice gesto scioglie un sacco di blocchi. Vedrete che dopo esservi abbracciati, avrete più voglia di abbracciare le persone, diventerete meno schivi, più calorosi.
L'autoabbraccio permette a voi stessi di amarvi davvero e di essere, per Legge di Attrazione, amati anche dagli altri.




giovedì 30 ottobre 2014

Non darsi tregua

C'è una tendenza in alcune persone a non lasciarsi stare, a martellarsi di continuo sui propri errori nel tentativo di perfezionarsi sempre più.
Anche se magari da fuori non si nota, con sé stessi hanno standard molto elevati e se sentono di aver fallito nel tentativo di dare il meglio di sé si tormentano, continuando a criticarsi, a spronarsi a fare meglio, sono come istitutrici svizzere del proprio Io.

Il punto è che non sanno perdonarsi, non sanno rilassarsi pensando Ok, oggi ho fatto questo errore, ho avuto questa debolezza, ma domani farò meglio. Poi lo fanno lo stesso, tentano comunque di fare meglio, ma nel frattempo vivono tormentati dai rimorsi, dall'avrei dovuto, non ho saputo fare, ecc.
Luna e aragosta - Foto dell'autrice

Questo essere implacabili con sé stessi ha due facce. Se da una parte è uno sprone a dare sempre il meglio, o a impegnarsi di più, dall'altra è un continuo tormento interiore che toglie serenità.

Essere incapaci di perdonarsi è il punto.
Non significa essere troppo condiscendenti al limite del lassismo, perdonarsi è lasciarsi stare all'ottava alta. 
A volte, chi fa un lavoro su di sé, avendo ormai acquisito nel profondo il concetto che tutto parte da noi stessi, esagera nel darsi colpe, invece di pensare di avere solo una responsabilità. Quest'ultima è neutra, mentre la colpa è un sentimento negativo.

In effetti, si parla spesso del Fuoco del guerriero che non demorde, che cade e si rialza sempre, ma un guerriero spirituale, oltre alla perseveranza e al coraggio, deve incarnare il perdono.
Senza perdono verso sé stesso continuerà ad essere tormentato dagli stessi demoni che cerca di affrontare. La mancanza di perdono è uno dei demoni più potenti cui far fronte.

Accettare quelle parti di sé che non piacciono, che si considerano
Foto dell'autrice
come debolezze o difetti è il primo passo verso il perdono, solo accettandosi totalmente si possono vedere la bellezza e la perfezione di ciò che si è, così come si è. Nella propria evoluzione costante, errore dopo errore, di caduta in caduta. 


Forse è proprio questo il motivo per cui a volte non si sa combattere. Si parte già battuti dai propri standard troppo elevati, dai dubbi, dall'autocritica implacabile e feroce. 
Non si sa combattere perché si è già sfiniti in partenza dal proprio Io giudicante.

venerdì 7 marzo 2014

Le Costellazioni Famigliari: intervista a Cinzia Viglietti

Questa è la prima volta che decido di scrivere di un metodo di guarigione che non ho ancora sperimentato di persona. Siccome conosco Cinzia Viglietti e mi è piaciuto il modo in cui mi ha introdotto a questo metodo, ho deciso di pubblicare la nostra conversazione in forma di intervista.

Io: Che cosa sono le Costellazioni Famigliari?

Cinzia: Innanzi tutto per comprenderle dobbiamo capire che viviamo in un mondo di razionalità che non è però gestito dalla razionalità! Noi siamo come dei campi energetici di informazioni che si incontrano con campi energetici di informazioni ogni volta che entriamo in rapporto con altre persone, costantemente. In realtà una Costellazione Famigliare la viviamo in ogni momento in cui interagiamo con gli altri.

Io: Come funzionano quando vengono messe in atto con il conduttore?

Cinzia: Sono un riprendere i rapporti e riportarli in un evento che andiamo a rappresentare con una specie di psicodramma. Che cosa accade? Il costellato presenta un suo problema, sceglie una persona che lo interpreta e i membri della propria famiglia. Questo scambio morfogenetico di energie crea delle situazioni che portano alla luce eventi della famiglia che che non erano conosciuti. Che possono risalire ai genitori, ai nonni, o addirittura ai bisnonni. Portano alla luce degli irretimenti, che sono degli eventi accaduti nel passato che non erano socialmente, religiosamente o moralmente corretti, per cui sono stati nascosti.

Siccome esiste una lealtà famigliare, un amore generale che tiene unita la famiglia, una moralità collettiva, questi eventi nascosti qualcuno li dovrà portare a compimento. Cioè non è possibile che un evento tenuto segreto muoia e finisca lì, con quel gruppo famigliare. Perché la famiglia è estesa, va dagli antenati  fino ad oggi. Noi non viviamo solo il nostro vissuto, ma questo patrimonio che abbiamo preso dalla nostra famiglia. Questo può essere il risultato dei nostri fallimenti matrimoniali, lavorativi, o di  malattie. 
Per cui andando a riprendere con la Costellazione un evento che stiamo cercando di concludere, riusciamo a portarlo alla luce e far sì che questo amore e questi equilibri collettivi si rimettano a posto ritrovando una pace, un'accettazione, un equilibrio tenuto insieme da lealtà e amore verso quel gruppo per noi fondamentale che è la famiglia. 
Foto dell'autrice

Io: Come funziona un incontro, tecnicamente?

Cinzia: La persona che decide di fare la Costellazione sceglie tra i partecipanti chi interpreta lei stessa e i membri della sua famiglia, sia quella di origine che l'attuale. C'è un conduttore che seguirà senza intercedere razionalmente su quanto accade. Spostando le persone nello spazio, che è sia fisico che emotivo, si riesce a far sì che vengano fuori le reali emozioni, e anche gli impedimenti e gli irretimenti che ci sono stati. 
Attraverso la Costellazione escono molto bene i ruoli all'interno della famiglia, e siccome esiste una lealtà biologica, nessun ruolo al suo interno può essere lasciato vacante. 

Per esempio: se un genitore nei confronti dell'altro genitore è nel ruolo di genitore o di figlio, non di compagno, il ruolo vacante di compagno della madre molto spesso lo deve prendere il figlio.
Se un figlio è stato nel ruolo di compagno della madre, quando avrà la propria famiglia, sarà in un ruolo adolescenziale, un adulto che non cresce e non si prende le proprie responsabilità. 
Attraverso la Costellazione tutti questi ruoli escono fuori, e c'è la possibilità di risistemarli. Vedendoli, il costellato percepisce non solo a livello razionale nelle persone le stesse frasi,  gli stessi atteggiamenti dei propri famigliari, ma li riconosce anche a livello simbolico, ed è questa la grande forza di questo metodo. 
Riesce a bypassare la razionalità e a risistemare le cose nel proprio inconscio a un livello che nella terapia razionale difficilmente si riesce ad avere.

Nei primi periodi dopo una Costellazione riesce proprio a percepire questo suo spostamento, cambiamento interiore, che avviene automaticamente, da solo. Inoltre, anche le persone che partecipano alla Costellazione si ritrovano a impersonare un ruolo che riconoscono anche nella propria vita. E anche i partecipanti non attivi riescono a comprendere simbolicamente l'errore, il consumo di energie esagerato che hanno, proprio per un ruolo e una visione non corretti di ciò che sta loro accadendo.

La cosa bella è che il conduttore permette che avvenga tutto da solo, al massimo orchestrando queste energie che si muovono, ma non ha mai un'idea precostituita di quello che accadrà. 
Infatti, soprattutto negli irretimenti, comincerà ad aggiungere persone che rappresentano un evento, e spostandole andrà a comprendere quale è stata la cosa irrisolta e riuscirà a far sì che il nucleo famigliare e la loro coscienza collettiva e morale riprendano un equilibrio. Con l'accettazione dell'evento, si libera il costellato di questa eredità. Inoltre, questa è fondamentale per riequilibrare i ruoli all'interno della famiglia. Soprattutto nella famiglia attuale. 

Molto spesso capita che un costellato dice che non riesce a guardare al futuro, e quando vengono messi i partecipanti nella Costellazione, ci si accorge che magari lui è fisicamente dietro, a sorreggere dei genitori, per cui non riesce a vedere davanti a sé! 
E comprendendo l'errore del ruolo che ha avuto, riesce finalmente a dire delle cose che non riusciva a dire. Può finalmente avere un colloquio con loro e provare il perdono. 
Spesso dopo questi chiarimenti c'è un abbraccio liberatorio, e un pianto, che fanno sì che venga tolto questo peso che prima nemmeno si conosceva. Perché si sapeva di stare male, razionalmente, ma non se ne conosceva l'origine, del malessere. 

Senza nessuna magia - dato che noi percepiamo il mondo con i sensi e lo elaboriamo attraverso dei simboli, dando delle risposte in base ai nostri archetipi - stiamo semplicemente lavorando su quello che è il nostro reale modo di percepire il mondo. 

La cosa bella della Costellazione è che è molto breve, non c'è bisogno di passare ore, ore e ore in una terapia, perché le problematiche si sciolgono direttamente, vengono percepite direttamente, senza il piano razionale. 
Dentro di noi, in realtà, sappiamo tutto, sappiamo il ruolo che abbiamo, conosciamo l'errore, ma abbiamo perso questo contatto.
E le persone che vengono scelte dal costellato a ricoprire un ruolo, comprendono che anche loro nella propria famiglia lo ricoprono, perché l'essere stati scelti significa che il costellato li ha riconosciuti in loro. 

Io: Parlami ancora un po' dei benefici che le persone ne traggono e perché. 

Cinzia: Il primo dei grandi benefici è l'accettazione. La prima cosa è che il costellato comprende di non avere responsabilità, perché spesso noi ci torturiamo pensando di non essere abbastanza bravi o intelligenti, non abbastanza validi. In questo caso il primo giovamento è che comprende che non è lui la causa ma può essere lui a cambiare le cose.
Il lasciarsi stare gli permette di avere una forza interiore diversa, perché mentre prima si sminuiva e si svalutava alimentando un sacco di paure, ora smette di svalutarsi; e poi vedendo simbolicamente tutto, prima che arrivi ad una comprensione sul piano razionale, l'ha già compresa. Il primo passo verso il miglioramento è sempre la comprensione. La consapevolezza.

Il terzo beneficio è che il costellato, alla fine della sua Costellazione, viene introdotto dal conduttore a sostituire la persona che lo stava interpretando. E qui ha il potere di di dire Grazie, di dire Mi dispiace, di provare amore, ma soprattutto di sentire l'equilibrio del perdono. Quindi di risolvere questioni che non avrebbe mai risolto, e di trovare quella pace che lo accompagnerà anche dopo. 
E quando uscirà da quella pace e affronterà le persone reali lo farà con una pace e una consapevolezza nuova, e questo cambierà i suoi rapporti. Sarà cambiato lui, ma cambierà automaticamente il rapporto con tutte le persone che avrà intorno. 
Si chiamano Costellazioni proprio perché se un pianeta si sposta, si spostano anche gli altri. Quando tu fai il cambiamento in una Costellazione, cambia anche il campo morfogenetico, e cambiando questo, le persone che respingevi o dalle quali ti sentivi respinto, ormai ne potranno fare parte. 


Foto dell'autrice
Io: Hai detto che così le persone non si sentono più responsabili, ma noi sappiamo che per la Legge di Attrazione siamo sempre responsabili di ciò che ci accade. Non ti pare una contraddizione?

Cinzia: Non la è perché la responsabilità effettivamente è sempre nostra per ciò che ci attraiamo, ma noi perché ci attraiamo determinate cose che non vorremmo mai? Proprio per quegli irretimenti, per quel ruolo che non ci competeva. In pratica nostra è la responsabilità di non essere i grado di attrarre la cosa giusta. 
Io posso non avere i mezzi per attrarre ciò che vorrei perché mi porto appresso un'eredità che non conosco. Di quello non ero responsabile. 
Ma oggi che lo vedo, capisco di aver molta più forza,  posso prendere in mano la mia vita. Dove vedo che la Legge di Attrazione non funziona, lì c'è qualcosa che devo andare a ripulire.
Su certi blocchi che avevo, non ero io la causa. Se certi meccanismi li avevo dentro, non potevo fare diversamente. Certe cose me le attraggo perché sono dentro una situazione che non conosco. 
Ripulirmi da alcuni meccanismi, mi permetterà di attrarre sempre meglio! La Legge di Attrazione funziona al mille per mille, ma è necessario fare una pulizia interiore. 

Cinzia Viglietti ha una formazione in lingue e poi si è specializzata in psicologia, kinesiologia e Costellazioni Famigliari. Tiene conferenze, ha recentemente pubblicato un libro dal titolo Diario di Bordo, un viaggio all'interno di noi stessi per la Phasar Edizioni, che vuole essere un libro di partenza per farti alzare la testa e cambiare prospettiva. 
Oltre che sul sito internet linkato sopra, potete trovarla sulla Pagina Facebook: Associazione Progetto Consapevolezza





lunedì 7 ottobre 2013

Guarire sé stessi = guarire gli altri

Come racconta il dott. Hew Len inventore della tecnica Ho'oponopono, in quanto psichiatra, i medici e i guaritori dovrebbero capire che essi stanno guarendo in primis sé stessi.


Foto dell'autrice
Poiché il mondo è solo una manifestazione delle nostre idee, un concretizzarsi dei nostri pensieri più o meno consci, non vi è nessuno da guarire là fuori.

Infatti, il dott. Hew Len guariva con successo i suoi pazienti malati psichici gravi al manicomio criminale soltanto andando a riempire d'amore, accettazione e perdono la parte più inconscia di sé.
Riconoscendosi responsabile al 100% della creazione della propria realtà.

Ovviamente, Hew Len è un virtuoso, ha un dono: l'umiltà e un amore incondizionato. 
Non dobbiamo certo pretendere tutti di diventare dei virtuosi come lui, ma capire fino in fondo che tutte le persone con problemi che ci circondano - dal parente ammalato al vicino di casa paranoico, dal capoufficio intollerante e dispotico al partner depresso che tenta il suicidio - sono uno specchio dei nostri schemi mentali più inconsci e quindi più difficilmente riconoscibili.

Ma non è importante andare a capire cosa li ha creati - ci vorrebbe forse una vita intera - è importante perdonare quella parte
Foto dell'autrice
creatrice. 

Amarla proprio perché ne siamo inconsapevoli. E diventandone consapevoli, accettandola come parte di noi, possiamo scioglierla.

Con l'Amore incondizionato e con il Perdono, alle basi dell'Ho'oponopono, possiamo guarire le persone attorno a noi. Perché avremo guarito la parte malata di noi che le ha create nella nostra esperienza.

venerdì 3 maggio 2013

Non cercate la pace: perdonatevi

Eckhart Tolle ci ricorda nei suoi scritti che l'errore più comune che commettiamo è cercare la pace.
Ma cercando la pace quando non la sentiamo in noi, mettiamo in atto un meccanismo di conflitto interiore. 
Cercando ciò che non si ha si rischia di non ottenerlo, perché il conflitto tra ciò che è e ciò che vorremmo crea una resistenza.

Che fare allora? 
Foto dell'autrice
La ricetta di Tolle è molto semplice: il perdono.
Perdonate voi stessi per non essere in pace.

Quando accettiamo la nostra condizione di persona non in pace, o semplicemente accettiamo di vivere un momento privo di pace, l'accettazione trasmuta la non pace in pace. 

La pace si ottiene solo accettando ogni cosa completamente.
Ma come ho già scritto, l'accettazione non è la rassegnazione.
L'accettazione porta il cambiamento, perché ci permette di vivere con gioia il momento in cui viviamo aprendo le porte all'Amore e ai miracoli. 
La rassegnazione no, perché è completamente passiva e priva di speranza.

Foto dell'autrice
L'arrendersi è il miracolo di rendere ogni momento il migliore momento che viviamo.
Nel Qui e Ora.
Secondo Tolle, l'illuminazione sta proprio qui.
Nella semplice accettazione di ciò che è.


giovedì 10 gennaio 2013

Perdonare e perdonarsi

Tutti noi conosciamo il grande potere del perdono e il suo valore spirituale.
Sappiamo che per lasciarci alle spalle conflitti e dolori per prima cosa dobbiamo saper perdonare, e siamo coscienti del fatto che non è affatto facile.

Quello che invece ignoriamo è che per prima cosa dovremmo imparare a perdonare noi stessi.
Perché spesso i conflitti nascono da nodi interni, rabbie e frustrazioni passate, magari infantili o adolescenziali, che non abbiamo saputo o voluto dimenticare.
Questi nodi non sono altro che incapacità di perdonarsi. 
Sensi di colpa, di inadeguatezza, paure, tutto deriva dal non perdonare sé stessi.

Foto dell'autrice
Penso che quelle persone che faticano a perdonare gli altri siano le prime a non riuscire a perdonarsi. 
L'attaccamento alle proprie ragioni e al proprio dolore è molto forte in loro.

Perdonare è accogliere anche quelle parti di noi che ancora non ci piacciono perché non corrispondono al nostro ideale.
allora cominciamo a guardarci allo specchio con occhi benevoli e diciamoci che ci perdoniamo per tutto il dolore che ci siamo arrecati da soli.


Abbracciamoci, e abbracciamo il bambino che siamo stati e diciamogli che va tutto bene, che è amato. 
Il perdono è anzitutto Amore.