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martedì 4 novembre 2014

Elogio dell'epica

E' tipico dell'umano dormiente considerare migliore e consigliabile una vita tranquilla senza troppi scossoni o imprevisti, lunga e sempre uguale - praticamente una noia! - piuttosto che una vita magari breve, ma che lascia un segno indelebile nelle coscienze di altri umani.
Omero - Foto dell'autrice

Gli antichi, nelle società guerriere, pensavano che la cosa migliore per un vero guerriero fosse essere ricordato nelle canzoni epiche. 
Se da un punto di vista orizzontale questo può sembrare un mero tentativo di sopravvivere nel ricordo di chi resta vivo e poi dei futuri guerrieri - quindi un sorso di immortalità - dal punto di vista verticale, invece, è un modo per lasciare un esempio da seguire, una traccia netta che altri possano solcare, essere d'ispirazione per grandi imprese future. 

E' uno stimolo a trovare il proprio coraggio, a sfidare sé stessi in imprese che i pavidi addormentati considerano folli, letali.

Con questo non intendo sostenere che uno deve per forza morire in battaglia. Ma chiedetevi per cosa volete essere ricordati.
Quelli che per novant'anni hanno vissuto una vita al riparo da qualsiasi slancio creativo, che non hanno mai osato, che si sono crogiolati nella prudenza e nella banalità quotidiana ripetitiva?
Foto dell'autrice
O volete essere ricordati per aver fatto o detto qualcosa di nuovo, magari non nei contenuti, ma nel modo? Per aver dato il vostro meglio al mondo, con l'esempio? Per essere stati di ispirazione? 

Scegliete voi.

Il mio consiglio è: rendete la vostra vita epica, degna di essere ricordata come esempio da seguire, siate uno stimolo, non una ripetizione in serie di vite incolori.
Chi vive una vita senza rischi non può cambiare il mondo.

martedì 13 maggio 2014

Fare il salto

Quante volte nella nostra vita vorremmo ma non osiamo? Il nostro cervello rettile ci intima di stare fermi, oppure di scappare per non soccombere.

Magari la cosa giusta, la svolta, il lavoro sognato, la persona che fa  per noi, l'evento rivoluzionario stanno dietro l'angolo. Ma noi temiamo di svoltarlo. Come i bambini abbiamo paura che ci sia l'Uomo Nero che ci acchiappi e ci mangi.

Foto dell'autrice
E' normale avere paura davanti ai cambiamenti, il nostro corpo non li ama, e nemmeno la mente. La mente preferisce crogiolarsi nella solita cara minestra riscaldata perché è più confortante. Magari è terribilmente insipida, ma per essa è sempre meglio del nuovo, che chissà quanto potrebbe essere piccante!

Ma per timore di farci male, ci facciamo ancora più male, rimanendo ad annoiarci, stanchi e demotivati, nel nostro solito cantuccio. Che puzza di muffa, ma è pur sempre casa, pensiamo…

La grande opportunità sta nel riconoscere che abbiamo paura e affrontarla. Guardarla negli occhi e poi buttarsi. Come tirare un sospiro e poi svoltare l'angolo dove temiamo ci sia qualcosa di brutto. Per scoprire invece un mondo nuovo, meraviglioso.
E se poi, invece, là dietro non c'è nulla di interessante, avremo la bella sensazione di averci almeno provato. Che è meglio del rimpianto di non averlo fatto. 
Anche questo aiuta l'autostima.

Come dice quel vecchio detto Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non hai mai fatto.

Foto dell'autrice
Ogni vero guerriero sa che essere coraggiosi non è non avere mai paura, ma fare le cose nonostante la paura. Solo così si può sconfiggere. Passandoci attraverso.

Se invece continuiamo a non svoltare l'angolo non potremmo mai vedere, sperimentare qualcosa di diverso, e quindi anche di meglio. Sarà inutile lamentarsi di quanto sia banale quella strada ormai conosciuta fin troppo bene, se non abbiamo il coraggio di cambiare tragitto.

Fare il salto ad occhi chiusi è importante. Perché chiudendo gli occhi - il nostro maggiore punto di riferimento che si collega alla mente - possiamo affidarci al cuore, alla luce interiore, alla voce che ci sussurra che ci possiamo tranquillamente buttare e la vita ci sosterrà. Fermando la mente, non ci diremo tutte quelle bugie che ci diciamo da soli per non ammettere che ce la stiamo facendo sotto dalla paura. 

Ho paura ma mi butto. Perché ho fiducia.