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martedì 20 gennaio 2015

Facile essere pacifisti in tempo di pace!

Noto che c'è molta diffidenza riguardo alla parola guerriero, perché per molti ha una connotazione negativa collegata alla guerra.
Ma dobbiamo tenere presente che anticamente il guerriero è nato come difensore del popolo inerme, e c'è una profonda differenza tra guerriero e soldato. Le guerre di conquista e sottomissione dei popoli ad opera dei romani, ad esempio, erano fatte da soldati che eseguivano ordini, non da guerrieri. 
Il guerriero segue il suo cuore, la sua morale. 

In tempo di pace è facile dirsi pacifisti a tutti i costi. Ma se venissimo invasi domani, come durante la Seconda Guerra Mondiale, da nuovi nazisti o qualcosa del genere, una volta stabilito che con gente simile non si può ragionare per far scendere la pace, prenderemmo le armi per difendere la libertà - nostra e del popolo intero - o continueremmo imperterriti a cercare di convincere gli invasori che tutto è Uno e siamo tutti fratelli?


 The warrior - Foto dell'autrice
Siccome siamo immersi nella materia, nell'illusione della separazione, ci sono dei momenti in cui dobbiamo scendere in campo e combattere, sporcarci le mani. Ma mai con l'odio nel cuore.

Gesù scacciò i mercanti dal tempio a pedate, rovesciando i loro banchi, non cercando di convincerli ad andarsene suonando le campane tibetane! 
Ma il suo non era certo un gesto fuori di sé, non aveva l'odio nel cuore, ma da vero guerriero, sapeva bene come agire al meglio in ogni situazione. E quella, evidentemente, era una situazione in cui bisognava rovesciare i banchi in testa ai mercanti. 

Il guerriero, anche nella vita quotidiana, è colui che fa ciò che deve - ciò che sente nel cuore -  e nulla o nessuno può smuoverlo. E' colui che affronta i travagli della vita a testa alta, cadendo e rialzandosi, senza incolpare nessuno all'esterno né lamentarsi. Se qualcosa non va, si impegna a cambiarla, rimboccandosi le maniche.

I pacifisti a tutti i costi dovrebbero osservarsi bene e cercare di capire se il loro rifuggire dal conflitto non sia timore di affrontarlo, di farsi male o della propria aggressività repressa.  
Il guerriero cerca la pace di continuo ma quando questa non è proprio possibile, scende in campo e combatte per ciò in cui crede, anche a costo di morire. Non teme la propria aggressività perché la conosce e ci ha fatto pace.
Un pacifista a tutti i costi sarebbe disposto a morire per la pace?
Se sì, allora è un guerriero, che lo voglia o no!

lunedì 27 gennaio 2014

Il fastidio

Da cosa nasce il senso di fastidio? 
Il percorso del risveglio implica la capacità di osservazione delle proprie reazioni, dei sentimenti, delle emozioni. Anche il piccolo fastidio va osservato. 
E' sempre una spia di qualcosa che stride.


Foto dell'autrice
Tutto ciò che avviene all'esterno è specchio di ciò che si cela all'interno, quindi, che sia qualcosa che amiamo o qualcosa che detestiamo, è sempre qualcosa di nostro.

So che qualcuno dentro di sé protesterà dicendo magari che la cattiveria del vicino di casa non gli appartiene per nulla, ma è proprio la reazione indignata a essere indicatore del fatto che, se ci sentiamo indignati, è perché da qualche parte c'è una risonanza. Ma non è detto che sia lo stesso tipo di "cattiveria".

Se io dicessi a qualcuno che odio il succo di alchechengi, nessuno saprebbe di cosa sto parlando, dato che di succo di alchechengi non se ne trova. Nessuno si sentirebbe ferito o indignato, o infastidito perché non apprezzo il succo di alchechengi. 

Se invece portando a spasso il cane qualcuno mi insulta con veemenza dicendo che il mio cane osa fare la pipì sul lampione vicino a casa sua, potrei sentirmi infastidita perché colgo l'esagerazione della sua reazione, il suo senso di possesso, inoltre mi potrei sentire attaccata in quanto possessore di cane. 

Quindi, se il mio fastidio nasce da qualcosa che risuona con me:
1) La violenza verbale della persona che mi insulta sta risuonando con una forma di rabbia che ho dentro, magari latente.
Foto dell'autrice
2) Il suo senso di possesso che le fa credere di essere padrona anche del lampione in strada sarà specchio della mia gelosia verso qualche oggetto cui sono affezionata, non importa se quell'oggetto mi pare più sensato di un lampione. Se sono gelosa delle mie tazzine da collezione e non le uso per non rovinarle, è lo stesso senso di possesso. Questo è mio e non lo tocchi!
3) Amando i cani, potrei faticare a mettermi nei panni di chi non li ama, o li teme. Se poi sono identificata come cinofila, mi sentirò addirittura attaccata e criticata per la mia passione. 

Ogni piccolo fastidio sale alla coscienza perché sta parlando di noi, di ciò che non sappiamo riconoscere. 
Ma il fastidio, lungi da essere una cosa negativa, da eliminare, è in realtà una grande benedizione. 
E' come la spia dell'olio o della temperatura dell'acqua dell'auto. Senza quella spia la macchina rischierebbe di finire in panne di punto in bianco senza avvertirci prima.

Il fastidio non è lì per rovinarci la giornata.
E' lì per ricordarci che solo se ci conosciamo davvero, solo se ci vediamo con gli occhi nudi, abbiamo il Potere di diventare creatori della nostra vita e non vittime delle emozioni.


martedì 21 gennaio 2014

La rabbia costruttiva

Un luogo comune da sfatare è che la rabbia sia fondamentalmente sbagliata, qualcosa da cancellare dalla propria vita.

Prima di tutto occorre dire che nessun sentimento è sbagliato. Fa parte delle emozioni umane. Il problema è come viene provato e usato da noi.

Un altro luogo comune è l'idea che un maestro spirituale non si arrabbi mai. Abbiamo la visione idilliaca di un uomo pio e molto silenzioso che sorride benevolo impartendoci le sue benedizioni.

Un Maestro spirituale, in realtà, può benissimo incazzarsi per un momento e gridare "Porca troia!". Ma tre secondi dopo, quell'emozione è già passata senza lasciare traccia in lui. L'ha lasciata andare.
Questa è la differenza sostanziale tra un risvegliato e un dormiente. 
Il dormiente si porta quella negatività appresso per il resto della giornata, magari per l'intera settimana, condendo l'avvenimento di tutte le lamentele possibili sulla propria vita, con grosse cucchiaiate attinte nel passato.

In realtà, la rabbia può essere un alleato fenomenale. Se la sai usare in modo costruttivo.

Foto dell'autrice
Se stai perdendo di vista un obiettivo o vedi che la tua vita sta andando alla deriva per la tua pigrizia e indolenza, la rabbia al pensiero di buttare la tua vita in discarica per la tua debolezza può essere il motore giusto per ripartire alla grande.
Con la grinta.

La differenza sostanziale tra la rabbia costruttiva e quella distruttiva è che la prima usa il Cuore come carburante nel motore.
La rabbia costruttiva è condizionata dall'amore per sé sessi.
Quella distruttiva per l'odio verso sé stessi e la propria vita.

La scelta tra le due sta a noi. 
Ma la rabbia distruttiva non ha mai creato nulla di buono. 
Perché alla fine tutto torna indietro, e se provi odio ricevi odio.

venerdì 18 ottobre 2013

Il corpo di dolore, entità a sé

Che cos'è il corpo di dolore? 
Come ho già scritto in precedenza, esso è costituito dal dolore emozionale passato accumulatosi nella mente e nel corpo, mescolato al dolore che ancora sentiamo ogni volta che proviamo un'emozione "negativa".

Questa energia "negativa", secondo Eckhart Tolle può essere considerata come un'entità a sé. Quando si impadronisce di noi, necessita di altro dolore per sopravvivere. 
Non può nutrirsi di gioia, e farà in modo di sabotare i nostri tentativi di sciogliere il dolore.


Foto dell'autrice
Ogni esperienza che entra in risonanza con la vibrazione di dolore che abbiamo dentro, crea altro dolore che va a fortificare il nostro corpo di dolore.
Questo dolore può manifestarsi in molti modi: rabbia, malinconia, depressione, irritazione, impazienza, violenza, odio, anche malattia.

O diventiamo vittime o persecutori. Questa è la modalità in cui il corpo di dolore si tiene in vita.

Noi crediamo di non volere il dolore, ma se ci osserviamo bene, ci possiamo rendere conto che i nostri schemi mentali sono ormai sintonizzati sulla perpetrazione del dolore. Per noi stessi e per gli altri. 

Solo quando ne diventiamo consapevoli nel profondo, possiamo cambiare atteggiamenti e dissolvere il corpo di dolore.
Capirlo con la testa non serve.
Nessuno sceglie il dolore in modo consapevole, sarebbe folle.

Fintanto che consideriamo il nostro dolore come vero, non andremo da nessuna parte. 
Tutti i Maestri, di ogni epoca, dicono che il dolore è un'illusione.
Ma sapere ciò non basta.

L'unica cosa da fare è osservarlo. Accendere una luce nel buio.
Quando rischiari il buio, esso si dissolve. C'è solo luce.

Il corpo di dolore non va capito. Solo osservato.
Foto dell'autrice


Ci vorrà un po' per non ricadere negli stessi schemi di sempre, in fondo abbiamo vissuto tutta la vita condizionati da essi.
Spesso il corpo di dolore si ribella ai nostri tentativi di disidentificazione, e allora starà male, creerà altro dolore per illuderci che l'osservazione non funziona. Non bisogna credergli.

Non alimentando più il corpo di dolore, morirà.
Siamo pronti a farlo morire?

giovedì 17 ottobre 2013

La disfunzione amorosa, piaga contemporanea

Sempre più persone oggi vivono rapporti disfunzionali, e la crescita esponenziale di omicidi-suicidi o di femminicidi ne è la prova allarmante.

Sono tutti convinti che i rapporti d'amore finiscano per causare dolore, ma non è vero. Tirano solo fuori il dolore che c'è già.

Foto dell'autrice
Come funziona l'innamoramento? E' il picco "positivo" di una polarità. Si proietta sull'altro tutto ciò che di bello in quel momento emaniamo illusi che sia l'altro a contenere tutto ciò.
Quindi, a livello inconscio, ci illudiamo che l'altro sia la nostra salvezza. Che dia un senso alla nostra esistenza.

Ciò presuppone il sentimento di incompletezza, tipico umano.
Da cosa deriva? 
In senso fisico deriva dalla brama di ritorno all'unità tra le polarità maschile-femminile. Si cerca l'Uno. L'unione sessuale ne è un pallido simbolo.
A livello psicologico, identificandoci con la forma, continuiamo a derivare il nostro valore e la nostra identità da ciò che è all'esterno. Quindi, il nostro ego ha bisogno di sentirsi amato, coccolato, importante per qualcuno.

Quando c'è identificazione, il rapporto diventa una tossicodipendenza, l'amato o l'amata ci fanno stare bene quando ci sono, stiamo male quando si allontanano.
Ma come per tutte le droghe, l'effetto è momentaneo e presto non basta più a mandarci su di giri.

Ecco che la polarità si inverte e cominciano i conflitti. 
Molte coppie hanno bisogno di queste due polarità di odio/amore per sentirsi vive, per avere la scarica di adrenalina. Ma è droga. Non è vero amore.

Foto dell'autrice
La dipendenza nasce dal rifiuto di affrontare e superare il proprio dolore. A livello inconsapevole.

Dice Eckhart Tolle che il vero amore non ha picchi né contrari.
Quando si riesce a non entrare nel corpo di dolore, cioè nei ricordi di amori e dolori passati, a non reagire all'identificazione, a comprendere fino in fondo che non abbiamo davvero bisogno dell'altro per sopravvivere, quando riusciamo ad accettare l'inconsapevolezza dell'amato, allora abbiamo accesso al vero amore.

Il vero amore è uno stato dell'Essere che non può mai abbandonarci, perché è ciò di cui vibriamo nel profondo. 
E' dentro di noi.
In sostanza, noi siamo Amore.