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mercoledì 8 giugno 2016

Compassione verso i terrestri

Ieri stavo leggendo la seconda parte del libro di Draco Daatson, Il regno del fuoco, di www.salvatorebrizzi.com e finalmente sono riuscita a provare un profondo moto di compassione per i terrestri.
In che senso?, vi chiederete, e tu non sei terrestre?

Senza entrare in dettagli tecnico-esoterici (vi rimando alla lettura di entrambi i volumi), ho compreso finalmente, con il Cuore, che esistono creature umane che non sono destinate a evolversi a livello di coscienza e a rivoluzionare la propria vita svegliandosi dal sonno perché i loro ruolo nella Creazione è essere totalmente meccanici. 
Sono schiavi e programmati per questo. Ma ciò non mi fa sentire né migliore né superiore a livello morale o spirituale. 

E' proprio questo il punto. Fino a poco tempo fa, nonostante sapessi che ci sono persone che non sono pronte per svegliarsi né sentono il bisogno di uscire dall'illusione della Matrix per essere libere, a volte parlando con loro non potevo nascondere un moto di rabbia, fastidio, intolleranza verso la loro incapacità di vedere al di là del proprio naso.

Schiavitù nella Matrix - Foto dell'autrice
Sapevo bene che esistono persone che sono davvero convinte che l'anima non esista né uno spirito divino che tutto pervade (chiamatelo pure Dio); sapevo bene che molti scambiano il nostro sentire la presenza dell'anima e del Divino dentro di noi come mero bisogno di conforto spirituale, ma pensavo fossero solo molto cerebrali e troppo immersi nel loro sogno e spaventati per lasciarsi andare a una nuova visione della realtà, senza pregiudizi o condizionamenti.

Ma da ieri ho compreso che ci sono creature che proprio non sono state programmate per evolversi fino ad identificarsi con l'anima.  E quindi è inutile irritarsi per la loro pochezza. Sarebbe come irritarsi perché un gatto ferito si lamenta e non ne vuole sapere di stare presente nel suo dolore. E' un gatto, e mai potrà raggiungere la consapevolezza del momento presente, né stare nel suo sentire potrà farlo evolvere a livello di coscienza.

So che qualcuno inorridirà e considererà questo post una specie di dichiarazione razzista che divide gli umani in schiavi terricoli e umani "elfici" destinati a svegliarsi per creare un mondo migliore, ma è sostanzialmente così. 

Come ho scritto sopra non si tratta di sentirsi superiori ma proprio aprire il Cuore a qualcosa di struggente come una creatura che si dibatte nel fango delle proprie emozioni di pancia e che non potrà mai capire la nostra missione rigeneratrice.

Anche il fango e i terricoli hanno una loro Bellezza intrinseca. Mi viene voglia di abbracciarli tutti e dire loro: ora vi capisco.

mercoledì 30 dicembre 2015

Guerrieri abbattuti, rialzatevi!

Il percorso di ogni guerriero, si sa, è irto di trappole e ostacoli. Che siano prove karmiche o semplici inciampi, in cui si ripiomba nella personalità e nell'identificazione con la macchina sofferente che ci contiene, il guerriero sa d'istinto quando è il momento di prendersi una pausa e cercare di ristabilire equilibrio dentro di sé per ricontattare la propria anima, imparare ad accettare che ci sono momenti difficili in cui i suoi desideri ed obiettivi vengono frustrati. 
Anche questo tempra il guerriero, che osserva la propria mente agitarsi nella negatività. Osservandola, torna prepotente la certezza che è nato per qualcosa di più grande che stare lì a deprimersi e lamentarsi.

In ogni battaglia di vita - così come in quelle sul campo, con le armi in pugno - si può cadere feriti o solo incespicare e finire in ginocchio, ma il vero guerriero sa sempre come rialzarsi, anche quando sente che il carico di difficoltà lo ha reso un po' più lento a riprendersi. Perché rialzarsi è l'unica cosa che abbia un senso, una spinta a tornare in sé e fare il proprio dovere, che sia in battaglia o nel mondo.

E' sempre difficile accettare che una situazione vada diversamente da come la si era immaginata e chiamata nella realtà, ma la non accettazione non fa che chiudere le porte al cambiamento.
Guerriero celta - Foto dell'autrice
Ogni evento ha un inizio e una fine, e l'accettazione di ciò che è, per quanto dolorosa, scioglie nodi come nessun'altra cosa.
La testardaggine della personalità continua a insistere che vuole una cosa, perché non accetta la situazione in cui questa cosa non c'è, considerandola sbagliata, negativa. 

E' proprio questa la chiave del miracolo. 
Non significa arrendersi, al contrario. Si apre una porta.
Lasciando andare le preoccupazioni per ciò che ancora non ha ottenuto, nonostante gli sforzi, e facendosi strumento del Divino, sa che la sola sua intenzione di Servire il Piano divino farà da catalizzatore per realizzare il suo contributo. Che a volte può anche essere diverso da ciò che immaginava o voleva ardentemente.

Il guerriero abbattuto, con un tremendo sforzo di volontà, si rialza, si scrolla il fango e il sangue secco di dosso, si concentra sul respiro, sull'istante presente, sentendo che esiste una Forza che lo collega ad ogni cosa nell'Universo, sta in ascolto, sente che ogni sua cellula è piena di Amore, sente il richiamo della Vita ad andare avanti, riprendere le armi e continuare sul suo sentiero perché nulla ancora è perduto e finché avrà fiato in corpo sarà pronto a dare il proprio contributo. 
Se non lo facesse tradirebbe se stesso, e di conseguenza lo stesso senso della propria esistenza.

martedì 1 dicembre 2015

Attenzione a pregare per la Pace!

In questi giorni un po' bui con venti di guerra che lambiscono i nostri pensieri e il vivere quotidiano, si leggono spesso sui social inviti a pregare per la Pace, invocando la Madonna o altre divinità.

Chi conosce le Leggi che reggono la Realtà sa bene che si attira ciò per cui si vibra. Se si teme che la Pace sia in pericolo, se si è angosciati all'idea di un possibile futuro di guerra, si rischia di pregare per disperazione, chiedendo al Divino ciò che si pensa ancora non ci sia.
Si sta riflettendo la propria mancanza di pace interiore e di fiducia, se si dice che là fuori non c'è pace.

Chiesa seicentesca, Chieri - Foto dell'autrice
Esistono molti testi che trattano la preghiera dal punto di vista del Nuovo Paradigma (cioè l'interno è l'esterno, e viceversa). Tutti concordano nel dire chiaramente che la vera preghiera efficace si ottiene concentrandosi solo sull'atto di preghiera fine a sé stesso. 

Invece di chiedere ciò che pensiamo che manchi o di proteggerci da ciò che temiamo possa accaderci di male, bisognerebbe entrare in connessione profonda con la vibrazione della fede e dell'amore e il pregare diventerebbe solo un manifestarsi a parole di questa vibrazione. Senza chiedere. 

Perché se chiediamo, stiamo implicitamente dicendo al Divino che non abbiamo fede nei suoi Piani, per quanto oscuri e spaventosi ci posano sembrare. Inoltre, come detto sopra, tutto ciò che si manifesta nel mondo esteriore è un riflesso di ciò che a livello collettivo l'umanità sta vivendo in forme-pensiero.

Se la forma-pensiero collettiva vibra sul conflitto, la paura e il sospetto, l'unico modo per scioglierla è un atto di preghiera scevro da paura e disperazione.

Quindi, state in guardia!
Se volete pregare per la Pace nel mondo concentratevi sull'atto della preghiera in sé senza richieste né paure o otterrete il contrario.
Perché l'Universo ci restituisce ciò che mandiamo.



martedì 3 novembre 2015

Il problema è già la soluzione

Ogni volta che ci si presenta un problema, di qualsiasi tipo, la prima cosa che emerge è la lamentela, a volte un lieve vittimismo, un certo senso di ingiustizia. Il meccanismo tipico è chiedersi come mai si è presentato quel problema, che magari per noi è l'ennesimo di una lunga lista.

Ma, se cambiamo prospettiva, e iniziamo a Vedere davvero la Realtà invece del film horror creato dai nostri filtri, ecco che emerge una nuova consapevolezza. 
Se ripensiamo alla Legge dello Specchio, ecco che quel problema o la persona che noi crediamo l'abbia creato diventano Maestri.
Ci rendiamo conto che loro sono lì perché noi inconsciamente li abbiamo richiamati nella nostra vita, e proprio perché eravamo pronti a risolvere ciò che ci impediva di evolvere. 

Queste persone o situazioni sono aiuti e sfide nello stesso tempo, perché sta a noi decidere se vederli come ostacoli insormontabili oppure, con gli occhi di chi Vede, perché è in stato di Veglia (cioè non più completamente immerso nel sonno della Coscienza), come la mano di Dio che attraverso di loro si manifesta.


Problema - Foto dell'autrice (Museo del Cinema di Torino)
La gente crede ancora che i problemi siano non solo cose negative che non dovrebbero mai manifestarsi oppure che qualcuno altro al posto nostro dovrebbe risolvere, ma si lamenta che Dio sta lì a guardare e ci lascia sguazzare nei nostri casini.

Invece, per chi ha occhi per Vedere, il Divino ci manda l'aiuto che ci serve ma nel modo evolutivo che meritiamo, non secondo i nostri canoni da terrestri dormienti!

Quindi, non bisogna mai dimenticare che ogni persona, problema oppure ostacolo che ci si presenta davanti e pare rallentarci, o bloccarci del tutto, contiene in sé già il seme della soluzione.

Perché osservandoci possiamo capire cosa quell'ostacolo fa scattare in noi, quale reazione/dolore/difesa. In base a ciò che in noi scatena ecco che lì sta la soluzione. Si può finalmente comprendere che lavorando sulla reazione negativa, la si tramuta in azione consapevole.
E il problema è risolto.
La prova del nove? Se non si ripresenta più per anni vuol dire che avete sciolto il nodo.


venerdì 27 marzo 2015

Sulla bestemmia

Nella mia personale visione, i grandi bestemmiatori, quelli che provano un certo piacere a bestemmiare - magari anche in modo creativo e molto colorito - hanno un tremendo bisogno di Dio.
Di solito, questi personaggi si dicono atei o agnostici e razionalmente spiegano il proprio atteggiamento come una reazione all'insensatezza che loro percepiscono nell'esistenza.

Ma un vero ateo non ha bisogno di bestemmiare in un Dio in cui non crede. E' come essere in una stanza da soli, far cadere un bicchiere che va in frantumi e incolpare un amico immaginario. Se non esiste che senso ha insultarlo?

Dualità - Foto dell'autrice
Evidentemente - e ribadisco che questo è un mio personale sentire - più si prova gusto a bestemmiare più si vorrebbe credere, ma la razionalità, le ferite, la rabbia esistenziale non lo permettono. 
Tante volte ho sentito ripetere le solite frasi sul fatto che Dio sarebbe troppo ingiusto a non intervenire nelle tragedie umane, e quindi è evidente che non può esistere davvero, se no non lo permetterebbe. 

Questo è non avere occhi per vedere che ogni tragedia è parte di un'evoluzione lenta e con così tanti alti e bassi che per comprenderla bisogna poter usare solo gli occhi non giudicanti dell'Amore, del perdono e capire che noi siamo piccoli frammenti della stessa Coscienza divina che ha bisogno di perdersi per poi ritrovarsi, di provare il senso di separazione per tornare all'Uno, ma questo non può succedere in pochi anni o secoli. Ci vogliono millenni, forse Eoni.

Quindi, il bestemmiatore più accanito è colui che più sta chiamando Dio dal suo abisso personale, e lo fa con la sola energia che conosce. Ma chiamare Dio con disperazione non fa che crearne altra. Diventa un circolo vizioso. 
L'unico modo per interromperlo è arrendersi all'evidenza che non possiamo capire, ma possiamo imparare ad accettare il fatto stesso di essere incapaci di capire.
In questo stato si entra direttamente nella Fede.
Bestiario - Foto dell'autrice
Ok, non capisco ma accetto. 
Il compito più difficile è far tacere la mente razionale che fa resistenza e che si ostina a voler classificare e analizzare. Ma quando riusciamo a far tacere la mente, ecco che la verità arriva al cuore. E' un sentire

Quel sentire non può essere spiegato a un ateo convinto. O lo senti o non lo senti. Questo non ha nulla a che fare con il bisogno di conforto spirituale. Finché non attivi il sentire di cuore non potrai mai davvero capire cosa significa sentire la presenza del Divino dentro di te.

sabato 7 marzo 2015

La nostalgia di Casa

Alzi la mano chi non ha mai sentito quel vago senso di vuoto, insoddisfazione, tristezza che pare un sottofondo continuo, qualcosa che rimane lì, alla base di tutto il nostro sentire, impalpabile eppure percepibile, più o meno forte a seconda dei periodi o delle situazioni. Qualcosa che nulla pare poter cancellare in modo definitivo.

Ebbene, nonostante molti lo considerino un fastidio, un qualcosa di fondamentalmente sbagliato, da cui bisogna guarire, in realtà è la naturale conseguenza del senso di separazione,
Casette - Foto dell'autrice
inevitabile una volta incarnati. 


L'entrata dell'anima nella materia non può cancellare la naturale nostalgia di Casa, l'anelito al ritorno tra le braccia del Padre - come viene chiamato il Divino nella tradizione giudaico-cristiana.

Quel senso di insoddisfazione che percepiamo come se qualcosa mancasse in realtà è proprio quello: un senso di mancanza. Ma non è sbagliato, è normale. 
Semmai, l'errore è cercare di riempire questo vuoto con cose terrene: persone, oggetti, sostanze, emozioni, eccetera. Nulla potrà mai colmare questo senso di vuoto, di lontananza da qualcosa di fondamentale.

L'unica cosa che possiamo fare è accettare completamente questo sentimento, così come è naturale per un immigrato avere nostalgia del suo Paese di origine e tuttavia sa che non può far altro che accettare la sua condizione in un luogo da esso lontano, che al momento è il posto migliore per lui in cui vivere, ma non è detto che lo sia per sempre.

Credo che la chiave sia proprio questa: riconoscere che è qualcosa che esiste dentro di noi e che forse resterà per sempre nel nostro sentire, ma accettandolo completamente diventa una naturale parte di noi, non è più percepito come sbagliato. 
Una volta smesso di fare resistenza, questa consapevolezza lascia il posto a un senso di pace.

sabato 29 novembre 2014

Presentazione del mio libro

Sono lieta di informare i miei lettori che il mio libro La Via dell'arciere consapevole sarà presto disponibile su Amazon e in alcune librerie d'Italia. 
La prima presentazione avverrà a Torino. Le indicazioni sono sulla locandina qui sotto. Altre ne verranno, terrò i miei lettori informati! 

Ci tengo a precisare che questo non è un manuale di arcieria diretto solo a chi tira con l'arco, ma è un modo di vivere una disciplina sportiva dall'interno di noi, invece che puntando a risultati esterni ed effimeri.
Le tecniche di Risveglio della coscienza vengono applicate ai gesti, in totale Presenza.
Nel libro, inoltre, vengono utilizzate metafore arcieristiche per affrontare situazioni quotidiane, come ad esempio l'inseguimento degli obiettivi personali, la perseveranza, la fiducia, il coraggio, l'autostima.

Viene esplorato lo spirito guerriero, passando da San Galgano - monaco guerriero del XII secolo, al mito di Athena, e molto altro.
Viene sottolineata l'importanza del farsi strumento nella mani del Divino. Poiché non è l'arco lo strumento, ma l'arciere stesso!

Per ulteriori informazioni scrivete a: genavarigana@libero.it

lunedì 17 novembre 2014

Da perdenti a Nuovi Eroi

Sono sempre i dubbi, la paura di non farcela, di non essere all'altezza a trasformare persone piene di potenzialità in perdenti.
Il perdente non è chi non vince o chi non cade mai, è chi non prova nemmeno. 
Paglione a sorpresa - Foto dell'autrice
Chi getta la spugna alla prima difficoltà, chi si scoraggia perché le sue aspettative sono state deluse o gli si chiede di fare uno sforzo che gli sembra troppo grande.
Chi ha paura di fare brutta figura, chi si giudica inadatto, chi si lamenta dando la colpa a cause esterne.

Ma ci sono due ingredienti magici che ci possono trasformare da perdenti in nuovi eroi: Entusiasmo e Coraggio.
L'entusiasmo ci porta a buttarci con fiducia, gioia e creatività nelle imprese che sentiamo attrarci in modo irresistibile. Il coraggio è il portare avanti queste cose anche se all'inizio fatichiamo o abbiamo paura. Coraggio è anche fregarsene di venire giudicati, di cadere, di farsi un po' male. Perché l'entusiasmo è più forte.


Tiro nei boschi - Ritratto dell'autrice
Amore ed entusiasmo sono due emozioni superiori che vanno a braccetto, sono le due facce della stessa medaglia.
Quando sentite la grinta emergere dopo aver affrontato le situazioni con entusiasmo e coraggio, ecco che davanti a voi si spalancano possibilità e doni inimmaginabili fino a poco prima.
Perché entusiasmo e coraggio vi aprono le porte delle possibilità quantiche, e l'amore che provate mentre fate ciò che vi entusiasma non può restare inosservato al Divino.
E' una preghiera di attuazione. E' un dire sì alla vita e ai doni divini.

Allora, ecco che il perdente che eravate prima diventa il Nuovo Eroe della situazione.
Diventate gli Eroi della vostra vita!

lunedì 10 novembre 2014

Che cos'è la Forza e come percepirla

Ricollegandomi al precedente articolo sugli archetipi, e in particolare alla citazione di Obi Wan Kenobi, Maestro Jedi in Guerre Stellari, vorrei spiegare cos'è la famigerata Forza citata dai cavalieri Jedi.

Foto dell'autrice
La Forza è l'energia universale, non solo la forza interiore, ma qualcosa che trascende. Nell'Universo l'energia circola senza sosta e permea ogni cosa, vivente oppure no.

Se ci concentriamo sul nostro respiro, possiamo percepire questa Forza entrare dentro di noi e vibrare. Ma ascoltandoci bene, in profondità e nel silenzio mentale, ecco che ci accorgiamo che questa Forza entra in ogni singola cellula del nostro organismo e poi ne fuoriesce con l'espirazione.
Inspirando ed espirando in modo consapevole, possiamo davvero comprendere che questa Forza ci attraversa, entra ed esce da noi con il respiro, e non solo. Viene assorbita anche dal corpo intero attraverso la pelle. Se siamo attenti si attiva ogni volta che entra, vibrando in noi.


Foto dell'autrice
Quando in Guerre Stellari i Maestri Jedi dicono al proprio discepolo di percepire la Forza gli stanno insegnando a diventare permeabile ad essa, cioè all'energia universale che tutto regge e tutto può. Non c'è nulla di fantascientifico. 
Come per processo osmotico, il guerriero deve arrendersi senza paura al Potere cosmico e permettere alla Forza di attraversarlo, permearlo, fino a diventare un tutt'uno con essa. 

A quel punto, ogni cosa è possibile, poiché si diventa canale del Divino. Tra il Divino e la Forza non c'è nessuna differenza. Non esiste Forza senza Dio né Dio senza Forza. 
E un guerriero spirituale senza Forza e senza Dio non può essere tale.

lunedì 13 ottobre 2014

Preghiera della gratitudine

La differenza sostanziale tra il guerriero e la persona inconsapevole sta anche nel modo di pregare e ringraziare.

L'inconsapevole prega per paura, per disperazione, per ottenere di più, e ringrazia solo per le cose che giudica belle, per le occasioni in cui si è sentito felice e spensierato. 
O peggio, non ringrazia nemmeno perché pensa che non ci sia poi molto di cui essere grati, preda di una rabbia sorda nei confronti del mondo e del Divino. 

C'è persino chi accusa il Divino di non esistere solo perché non gli dà quello che vorrebbe. 
E' come accusare il proprio padre biologico di non essere suo genitore solo perché non asseconda i capricci del figlio!

Il guerriero, invece, sa bene che ogni sfida della vita è una benedizione.
Dovrebbe essere questa la sua preghiera:

Ti ringrazio per ogni sfida, 
Foto dell'autrice
ti ringrazio per ogni ostacolo,
ti ringrazio per la caduta e la spinta a rialzarmi,
ti ringrazio per la Bellezza,
ti ringrazio per mostrarmi l'Amore, anche dove non lo vedo.
Ti ringrazio per la pienezza e l'abbondanza,
anche quando non riesco a sentirle.
Ti ringrazio per la paura che mi costringe a trovare il coraggio.
Ti ringrazio per ogni lezione.
Ti ringrazio per il buio e per la luce,
ti ringrazio per la Vita.

giovedì 28 agosto 2014

Non maledite

Da principio fu il Verbo
Ovvero, la vibrazione che crea.
La parola crea mondi, lo dicono anche gli sciamani.
Quindi, ogni volta che pronunciate una parola state anche creando, emanando energia che vibra e si fa realtà. La vostra realtà.

Gargoyle - Foto dell'autrice
Ogni volta che usate l'aggettivo maledetto state portando negatività alla vostra vita, poiché ciò che emanate è anche ciò che riceverete in cambio. L'energia è un boomerang.
Dire che c'è un tempo maledetto, o avete un maledetto dolore a una gamba, o vi lamentate del maledetto cane del vicino che abbaia, ecc., non fa che concentrarvi sulla negatività, che è uno stato mentale, non dell'essere.

La vostra realtà è fatta dei vostri giudizi mentali.
Ma la vera realtà è solo ciò che è, e nulla che sia stato creato può essere maledetto. Poiché ciò che esiste non può che essere benedetto, o non sarebbe stato creato. La realtà è Grazia divina che si fa materia.

Non maledite, niente e nessuno. Poiché la vostra realtà è creata da voi stessi (cioè dal divino che alberga in voi), maledire ciò che avete creato è maledire indirettamente la stessa Fonte che ha creato tutto: VOI!

mercoledì 20 agosto 2014

Sentirsi soli

Mi è capitato innumerevoli volte di sentire persone lamentarsi del proprio senso di solitudine. Esso può essere scatenato da una rottura sentimentale, dalla fine di un'amicizia o da un senso di vuoto generico.
Quel senso di vuoto o di rottura è semplice illusione della separazione. E' la convinzione che gli altri siano altro da noi. Che ci sia differenza tra la nostra individualità e quella altrui.
Se non sentiamo una risposta alle nostre richieste da parte delle persone ecco che ci sentiamo abbandonati.
Ma se ogni cosa nasce da dentro, poiché il mondo è una nostra percezione e quindi una proiezione esterna del nostro sentire, come possiamo sentirci soli?

Non esiste differenza tra noi e la vita, e quindi se non sentiamo la pienezza e ci percepiamo soli, separati dagli altri, non amati, non considerati, è perché non siamo in contatto con noi stessi. Con la nostra parte divina. 
Foto dell'autrice

Anche chi si sente abbandonato da Dio non riconosce in sé la Sua essenza divina. Se noi e Dio siamo fatti della stessa luce, come possiamo essere abbandonati da Lui? Non è possibile.
Quello che viene percepito è solo uno scollamento tra l'Ego e la propria parte divina. E' pura alienazione.

Quando qualcuno si lamenta che Dio non ha accolto le sue preghiere esaudendo una richiesta, in realtà dovrebbe comprendere che quel silenzio è già una risposta. Gli sta dicendo che può farcela con le proprie forze senza aggrapparsi sempre alla convinzione che Dio sia fuori di lui e da fuori lo possa aiutare. 
Se un bambino che sta imparando a camminare ogni volta che cade e scoppia a piangere viene subito rialzato dal genitore, non imparerà mai a contare sulle proprie forze.
Noi siamo qui per imparare che siamo responsabili di ciò che ci accade. Quindi il Divino ci sta dicendo con il suo silenzio Ho fiducia in te, so che ce la puoi fare. Il mio silenzio è la tua forza.

E quando qualcuno si dispera perché le cose non sono andate secondo i suoi piani dovrebbe soffermarsi proprio sul quell'aggettivo possessivo. Dire "il mio piano, il mio desiderio, il mio sogno" indica una possessione da parte dell'Ego. La mente umana si identifica con esso e se i piani non vanno secondo i desideri dell'Ego ecco che ci si sente dei falliti.
Ma il vero dono è comprendere che quel fallimento gli sta insegnando che i suoi piani non possono essere basati sul far colpo, avere più denaro come status, piacere di più a tutti, ecc.  Questo è illudersi che si può trovare sé stessi nel riconoscimento da fuori.

The prayer - Foto dell'autrice
Se sei allineato con la parte più vera, più autentica che alberga in te, il Sé Superiore, allora un giorno comprendi finalmente che i piani del Divino sono gli stessi tuoi, e quindi qualsiasi cosa succeda è per il meglio. Non esiste fallire.
Comprendi che tutte le volte che ti sei disperato per qualcosa che non era andato secondo i tuoi piani stavi cercando di manipolare il divino perché esaudisse i desideri di quell'Ego che finge di essere te.

Non esiste solitudine perché nessuno è separato da nulla. Quello che senti è lo scollamento tra l'Ego e la tua vera Essenza.

martedì 1 luglio 2014

Senso della missione e incomprensione

In questi giorni sto leggendo alcuni libri su Giovanna D'Arco perché affascinata dalla sua figura controversa. 
Il piglio guerriero che va a braccetto col misticismo è qualcosa che mi risuona profondamente dentro.

La cosa che più mi avvicina a questa guerriera arsa sul rogo e poi dichiarata santa cinquecento anni dopo è l'inesplicabile senso della missione impellente.
Tanti psichiatri hanno cercato di esplorare razionalmente a livello clinico le supposte visioni della Pulzella, ma se lo hanno fatto è perché non hanno mai avuto esperienze simili - anche solo vagamente.


Foto dell'autrice
Pare un paradosso che una ragazza così profondamente mistica sia entrata in conflitto con la Chiesa, ma non lo è. La Chiesa adora i martiri, ma in pratica tutto ciò che si discosta dal canonico viene guardato con sospetto. Se da un lato questo può essere un mero atto di prudenza, dall'altro ha fatto prendere agli ecclesiastici centinaia di decisioni estreme e profondamente ingiuste, lungo i secoli.

Non si può e non si dovrebbe indagare il perché delle visioni mistiche né la loro sostanza, ma sono convinta che nulla sia mai per caso. Secondo il pensiero degli sciamani siberiani, esistono vari tipi di anime incarnate, ognuno con un ruolo ben preciso da svolgere sulla Terra. Ce ne sarebbero sette tipi: i guerrieri, i messaggeri, i maghi, i maestri, i protettori, i guaritori e gli esecutori.

Non so se sia possibile incarnarne due alla volta, ma Giovanna pare appartenere ai primi due tipi.

Chi non comprende il senso della missione spesso dà un frettoloso giudizio sulle persone che si sentono muovere da una spinta interiore che non possono e non vogliono ignorare, e finisce per definirli degli esaltati o psicolabili.

Ma come spiegare l'inesplicabile? Tentare di spiegare a parole riduce qualcosa di grandioso, incommensurabile, qualcosa che parla di un allineamento con la Fonte, alla banalità di un linguaggio che è troppo limitato per spiegare l'infinito e il Divino.

Chiunque pretenda di farsi dare spiegazione sul senso della missione deve farsene una ragione. Non è possibile se non con la profonda empatia. Solo chi lo ha provato sa di cosa si sta parlando. 

E' come provare a descrivere un orgasmo. Si può parlare dei sintomi fisici, della momentanea pausa della mente, dello sbancamento dei pensieri, della luce che si vede abbagliarci per qualche istante, ma in realtà nessuno è mai riuscito a definire davvero bene ciò che si prova, nemmeno i più grandi scrittori.
Perché è soggettivo, perché è qualcosa che supera i confini limitati del corpo e dei pensieri. 
E' una forma di unione con il Divino, secondo il Tantra, e io ne sono profondamente convinta. Ma ci sarà sempre qualcuno che non ci crede perché lo vive in modo diverso o non l'ha mai provato affatto. Non puoi spiegare davvero un orgasmo a qualcuno che non l'ha mai avuto.

Tornando a Giovanna D'Arco, la bellezza della sua figura sta nella
Foto dell'autrice
chiarezza della propria missione fin dall'inizio, le sue voci le dicono che deve allontanarsi da casa per intervenire nelle questioni di Stato. Il profondo misticismo si affianca a un'ossessione per la guerra che vista da un piano orizzontale può sembrare in conflitto profondo con la Fede cristiana. 

In senso verticale, però, la sua lotta per ciò che ritiene fondamentale - far sì che Carlo VII venga incoronato re e la Francia riunita sotto la stessa bandiera ponendo fine alle lotte intestine per il potere e alla Guerra dei Cent'anni - non è che uno specchio superficiale del senso di lotta interiore che una guerriera vive dentro di sé. 
La lotta contro la separazione tra l'anima e la personalità, tra il mondo spirituale e quello materiale, tra la paura e il coraggio, tra la pulsione di morte e l'amore per la vita, tra odio e amore incondizionato.



mercoledì 11 giugno 2014

Angeli caduti

Siamo tutti abituati per cultura a considerare il Male come un'entità a sé stante, e molti credenti considerano tale anche Satana.

I Maestri spirituali hanno posto l'accento sul fatto che tutto ciò che viene considerato Male non è altro che separazione dell'Uno, illusione del mondo materiale di essere qualcosa di staccato dal Divino.
Caduta degli angeli ribelli - P. Bruegel il Vecchio (Particolare)
E'  male o peccato tutto ciò che ci porta fuori dal nostro centro divino interiore e dall'Amore.

Non molti si rendono conto che già la figura mitologica dell'Angelo caduto Lucifero (Portatore di Luce) è un emblema di questa separazione, in quanto, ribellandosi a Dio e quindi allontanandosi da Lui, cade e si perde, diventando il Satana che tutti conosciamo.

Quindi è già chiaro nel Mito che la caduta di Lucifero è la nostra separazione dall'Uno, e in ciò ha origine il concetto di Male.

Con la consapevolezza possiamo vedere che il Male è solo pura
Particolare di un dipinto di Andrea Commodi
inconsapevolezza, con i danni relativi da essa causati. 

Tutto ciò che non funziona nel mondo non è opera di Satana come entità, ma è frutto dell'ignoranza, della cecità dell'essere umano che non riconosce la propria natura divina.

L'inferno che per secoli l'essere umano ha temuto non è nell'aldilà ma in terra, ed è creato da lui stesso. 
Separazione è dolore e sofferenza, quindi un inferno in terra, letteralmente.

Siamo un po' tutti angeli caduti. Fino a che non impariamo a vedere.




mercoledì 4 giugno 2014

Vangelo di Tommaso: Precetto 29

Dal Vangelo secondo Tommaso - Precetto 29:
Gesù disse: "Se la carne è stata fatta per lo spirito, è una meraviglia. Se lo spirito è stato fatto per il corpo è una meraviglia delle meraviglie. Ma io mi stupisco che una tale opulenza abbia preso dimora in questa povertà".

Qui risulta chiaro che lo spirito si serve del corpo per fare un'esperienza terrestre.
Inoltre, questo corpo si adatta alla vibrazione energetica dell'anima che ospita, cioè, la forma del nostro corpo è derivata da quella dell'anima.
Perché il corpo è formato da un addensamento di materia che è tenuta insieme dall'anima, quindi non può che assomigliarle.

Foto dell'autrice
Ed è chiaro che lo spirito sia fatto per il corpo, se no non potrebbe incarnarsi nella materia. 
Esso si incarna per fare esperienza di sé e riconoscersi tramite il corpo fisico.
Per questo Cristo la definisce una meraviglia delle meraviglie.
Ne riconosce la genialità. 
D'altronde, come può il Divino non essere geniale?
E il suo stupore è proprio quello dell'illuminato di fronte alla Bellezza e Perfezione del Creato.

L'ultimo versetto non ha una connotazione negativa, come potrebbe sembrare di primo acchito. La povertà è la limitatezza e finitezza della materia rispetto all'anima che è immortale e allo Spirito divino, che è infinito.

Come scrive il commentatore Richard Valantasis, la ricchezza del regno spirituale vive nella povertà del mondo.





giovedì 27 marzo 2014

Niente da aggiustare

Qualche settimana fa, mentre pensavo al lavoro su di me, a ciò che  ero riuscita ad ottenere, e anche a ciò su cui ancora c'è da lavorare, ho avuto un'intuizione.
Foto dell'autrice

Quando sentiamo i Maestri dire che in realtà tutto è come deve essere, e noi siamo perfetti così, che non c'è nulla da aggiustare, poiché nulla di imperfetto o difettoso può essere creato dal Divino, ci sorge il dubbio: allora a che serve il lavoro su di sé, visto che non c'è nulla di sbagliato in noi? Perché allora non lasciare tutto com'è?

L'intuizione è stata un esempio che è emerso nella mia mente:
una madre davvero amorevole e responsabile, quando vede il proprio bambino di due anni giocare con dei cocci di bottiglia o dei chiodi arrugginiti, che fa?
Toglie gli oggetti pericolosi dalle mani del piccolo, gli dice che non si fa, magari tenta di spiegargli che è pericoloso, che potrebbe ferirsi.
Ma mai e poi mai direbbe a se stessa: che razza di bambino sbagliato mi è nato? E' un disastro, ne combina una più del Diavolo! 

Un bambino di due anni è quello che è: un bambino di due anni. 
Noi siamo ciò che siamo. Anime che stanno imparando a gestire
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dei corpi - fisico, emotivo e mentale - e che spesso hanno delle difficoltà. 

Facciamo errori di valutazione confusi dalla mente che non ci lascia in pace un attimo, come i bambini cadiamo e dobbiamo imparare a rialzarci. Ma se non facessimo errori, se non cadessimo, se non creassimo sofferenza, non potremmo capire che stiamo giocando con un chiodo arrugginito, che ci stiamo facendo del male da soli perché inconsapevoli. 

Quindi, l'osservazione, il lavoro su di sé, servono a eliminare i pericoli che ci tengono lontani del nostro vero Sé.
La madre amorevole è il lavoro su di sé
Se ami te stesso come ameresti tuo figlio di due anni comprendi che il lavoro su di te è la cosa migliore che puoi fare, ma non c'è nulla di sbagliato nel tuo essere come sei, non c'è proprio nulla di difettoso da aggiustare.


venerdì 17 gennaio 2014

La sacralità del gesto

Poiché questo corpo fisico è un veicolo necessario all'anima per sperimentare la materia, dobbiamo considerarlo sacro.
E ogni gesto compiuto ha una sua sacralità intrinseca.

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Se impariamo a muoverci comprendendo questo nel profondo, non solo ci ameremo di più, ma ci verrà naturale mettere più cura nei gesti, più attenzione. 
Muovere il corpo e compiere semplici gesti con questa consapevolezza, porta grazia ai movimenti e silenzio nella mente, perché ogni nostra cellula sarà impegnata ad amare quel momento in cui il gesto contempla se stesso e la propria meravigliosa importanza.

Un guerriero di luce sa quanto questo sia fondamentale per il suo risveglio, per riprendersi il proprio Potere. 
E un gesto sacro è un gesto silenzioso. I guerrieri non fanno rumore. 
Sono presenti a sé stessi e hanno antenne per sentire lo spazio intorno a loro.

Un esercizio utile è contemplare ogni movimento del nostro corpo come se lo compissimo per la prima volta, come fanno i bambini piccoli, con lo stupore negli occhi.
Se diamo il nostro corpo e i suoi movimenti per scontati, perdiamo la capacità di vedere la nostra meravigliosa macchina biologica come un dono divino. 

E così facendo si corre il rischio di pensare che il nostro corpo fisico sia tutto ciò che c'è, e che con la fine di esso finisca tutto.

venerdì 13 dicembre 2013

Che cos'è l'Eusentimento?

L'Eusentimento è un termine coniato da Frank Kinslow. 
Esso è la prima manifestazione di pienezza dell'Universo, dalla quale scaturisce tutto ciò che esiste, compresa la materia.

Per usare un sinonimo comprensibile a tutti: è l'amore divino che tutto crea.

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Forse Frank Kinslow ha preferito non usare il termine amore per non confonderlo con l'amore fisico, passionale e possessivo, o con l'apprezzamento, che è una forma di amore più superficiale.

Infatti, l'Eusentimento non è un sentimento come gli altri. 
E' qualcosa di più, che li trascende. Perché i comuni sentimenti hanno anche un contrario: amore-odio, pienezza-mancanza, felicità-infelicità, ecc.
Inoltre, esistono sentimenti condizionati: gelosia, rabbia, paura, eccitazione, ecc., perché nascono da condizioni particolari.

L'Eusentimento è incondizionato, immutabile e immune da restrizioni, contraddizioni, condizioni esterne.

In realtà, secondo Kinslow la nostra mente agogna conoscere l'Eusentimento perché esso la calma, la fa tacere. 
L'Eusentimento è quella sensazione che in qualsiasi condizione di vita, anche la più terribile e drammatica, dentro di noi, in un angolino nascosto, ci sia una madre amorevole disposta ad abbracciarci e a dirci che va tutto bene, che non c'è paura né reale minaccia.

In effetti, noi siamo questo Eusentimento perché esso non è altro che il Sé.  E la condizione naturale del Sé è gioia, pace e amore incondizionato e illimitato.

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Come fare, allora, a provare l'Eusentimento?

Tutte le volte che riusciamo a far tacere la mente e a stare dentro noi stessi, in tranquilla osservazione, senza giudizio, per esempio quando si fa meditazione, ecco che ad un certo punto si sente una gioia e una leggerezza invaderci, un qualcosa di così vasto che quasi ci fa male il cuore, perché sentiamo di non poterlo contenere tutto nella nostra limitatezza materiale.

Quella sensazione di infinito amore e libertà ci pervade, e sentiamo a un tratto di non avere più un corpo ma solo consapevolezza pura. 
Ecco. Quello è l'Eusentimento.

Con un po' di pratica, si può portare questo stato dell'essere nelle nostre attività quotidiane.
Diventeremo persone risvegliate in contatto continuo con il Sé.
Diventeremo amore divino.



giovedì 7 novembre 2013

La crisi come opportunità

In un articolo del 20 maggio scorso, ho affrontato la questione della crisi come stato mentale, proiezione di un senso di vuoto e sfiducia collettivo. Il 19 giugno, invece, ho scritto delle ragioni inconsce che ci portano a perdere il lavoro.

Oggi vorrei fare una piccola riflessione sulla grande opportunità che questa crisi ci può dare.
Una volta, chi aveva una passione un po' fuori dal comune, magari artistica, tipo diventare un pittore o una ballerina, veniva consigliato da famiglia e amici a scegliere un impiego sicuro, il classico posto fisso. "Così ti sistemi", era la classica frase.
Insomma, la passione o velleità che fosse poteva la massimo diventare un hobby e nulla più.
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Oggi sappiamo tutti che il posto fisso è diventato un miraggio a causa delle politiche economiche e del lavoro contemporanee.
Sempre più persone sono costrette ad accettare lavori precari, e spesso le donne che si sono licenziate dal loro impiego per la maternità faticano a tornare sul mercato. 

MA...

La grande opportunità della crisi consiste nel poter, finalmente, fare davvero ciò che abbiamo sempre sognato!
Poiché non abbiamo più nulla da perdere.

Sei disoccupato, le aziende assumono sempre meno, e magari il lavoro che hai sempre fatto per campare ti faceva pure schifo?
Perfetto!
Magari potresti rispolverare la chitarra con cui da ragazzo sognavi di diventare una rockstar e trovarti un lavoro come musicista nei pub. Adori cucinare e sei bravissima a fare torte? Puoi sempre cominciare a venderle nei bar. Sai cucire bene, avresti voluto fare la stilista? Che ne dici di provare a confezionare graziosi cappottini per cani con stoffe di recupero?

A volte le risposte sono lì dietro l'angolo ma non sappiamo vederle.

E' il momento di creare un mondo nuovo partendo da ciò che
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davvero amiamo fare. Usare i nostri talenti. 

E' finito il mondo vecchio in cui devi sgobbare come un mulo e vivere come un automa per sopravvivere e rinunciare al tuo dono più grande: il talento.

Onoriamo ciò che ci è stato dato dal Divino.
Diventiamo noi stessi la nostra Leggenda Personale.

Se fai le cose con amore, senza l'angoscia per la paura di non farcela con il denaro, affidandoti al tuo dono, i soldi saranno una naturale conseguenza. 

Arriveranno, abbi fede.

Anche questa cosa l'avevo già scritta in un vecchio articolo:
FA' CIO' CHE AMI.

mercoledì 30 ottobre 2013

Liberarsi dal bisogno di controllo

La mente umana, essendo identificata nella materia, teme il Nulla.
Ha bisogno, complice l'ego, di credere che i nostri gesti possano in qualche modo prevenire eventi che temiamo e ottenere le cose che desideriamo. 

E' il bisogno di controllo.
Il terrore sottile che le cose e le persone ci possano sfuggire, la paura che eventi improvvisi possano metterci in pericolo o annullarci.

Molte persone negano di avere questo problema. Non ne sono consapevoli. Eppure...

Faccio qualche esempio:
se volete a tutti i costi avere risposte alle vostre domande (anche esistenziali), così indagate con le carte, gli oroscopi, i guru, leggete libri per capire a tutti i costi il perché di certe cose;
se fate un sacco di domande riguardo alla soluzione dei vostri problemi agli amici, assillandoli con le vostre preoccupazioni sperando che vi aiutino;
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se controllate spesso l'orologio o il telefonino;
se siete fidanzati e leggete di nascosto gli sms del vostro partner per indagare le sue attività varie;
se non sopportate che gli altri abbiano idee diverse dalle vostre;
se temete incidenti, disgrazie, e andate in ansia se qualche famigliare è in ritardo...

Beh, cari i miei lettori, se almeno una di queste cose vi appartiene, avete il bisogno di controllo!

Ma la buona notizia è che è perfettamente umano e si può guarire.

Sappiate per prima cosa che il mondo c'era prima e ci sarà anche dopo di voi, quindi rilassatevi. Non è vostro compito far girare il pianeta Terra né tenere vivo il fuoco del Sole.

La seconda cosa da capire, è che ogni volta che temiamo di perdere il controllo di qualcosa e agiamo per riprenderlo, creiamo una barriera tra noi e l'Universo, il Divino.
Perché stiamo implicitamente dicendo che non abbiamo fiducia nel Creato e nella Legge di Attrazione.

Dancing with the Universe - Foto dell'autrice
L'unica cosa da fare è, sempre e comunque, stare nel Qui e Ora, riconnettersi con il Sé, che sa benissimo che ogni cosa è come deve essere.

Il Nulla che tanto temiamo è l'unica cosa reale che c'è. 
Il Divino che tutto crea è il vuoto. 
E al vuoto, al Nulla, torneremo alla fine di questa incarnazione.


Quando smettiamo di esercitare il controllo,  scopriamo che tutto ciò che ci arriva è il meglio. Anche meglio di ciò che speravamo. Perché l'Universo sa cosa è davvero necessario per noi in questa vita.

Quando smettiamo di esercitare il controllo, chiudiamo una porta e ci si spalanca la Vita.

Quindi, relax!