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venerdì 27 marzo 2015

Sulla bestemmia

Nella mia personale visione, i grandi bestemmiatori, quelli che provano un certo piacere a bestemmiare - magari anche in modo creativo e molto colorito - hanno un tremendo bisogno di Dio.
Di solito, questi personaggi si dicono atei o agnostici e razionalmente spiegano il proprio atteggiamento come una reazione all'insensatezza che loro percepiscono nell'esistenza.

Ma un vero ateo non ha bisogno di bestemmiare in un Dio in cui non crede. E' come essere in una stanza da soli, far cadere un bicchiere che va in frantumi e incolpare un amico immaginario. Se non esiste che senso ha insultarlo?

Dualità - Foto dell'autrice
Evidentemente - e ribadisco che questo è un mio personale sentire - più si prova gusto a bestemmiare più si vorrebbe credere, ma la razionalità, le ferite, la rabbia esistenziale non lo permettono. 
Tante volte ho sentito ripetere le solite frasi sul fatto che Dio sarebbe troppo ingiusto a non intervenire nelle tragedie umane, e quindi è evidente che non può esistere davvero, se no non lo permetterebbe. 

Questo è non avere occhi per vedere che ogni tragedia è parte di un'evoluzione lenta e con così tanti alti e bassi che per comprenderla bisogna poter usare solo gli occhi non giudicanti dell'Amore, del perdono e capire che noi siamo piccoli frammenti della stessa Coscienza divina che ha bisogno di perdersi per poi ritrovarsi, di provare il senso di separazione per tornare all'Uno, ma questo non può succedere in pochi anni o secoli. Ci vogliono millenni, forse Eoni.

Quindi, il bestemmiatore più accanito è colui che più sta chiamando Dio dal suo abisso personale, e lo fa con la sola energia che conosce. Ma chiamare Dio con disperazione non fa che crearne altra. Diventa un circolo vizioso. 
L'unico modo per interromperlo è arrendersi all'evidenza che non possiamo capire, ma possiamo imparare ad accettare il fatto stesso di essere incapaci di capire.
In questo stato si entra direttamente nella Fede.
Bestiario - Foto dell'autrice
Ok, non capisco ma accetto. 
Il compito più difficile è far tacere la mente razionale che fa resistenza e che si ostina a voler classificare e analizzare. Ma quando riusciamo a far tacere la mente, ecco che la verità arriva al cuore. E' un sentire

Quel sentire non può essere spiegato a un ateo convinto. O lo senti o non lo senti. Questo non ha nulla a che fare con il bisogno di conforto spirituale. Finché non attivi il sentire di cuore non potrai mai davvero capire cosa significa sentire la presenza del Divino dentro di te.

giovedì 17 luglio 2014

Ma quale "conforto spirituale"?!

Mi è capitato spesso di sentirmi dire da scettici che la mia propensione verso la spiritualità fosse un mero bisogno di conforto spirituale, come se esso significasse soltanto colmare una mancanza con un'illusione.
Mi sono anche sentita spesso chiedere come facessi a credere a teorie campate in aria da guru che cercano discepoli per le loro sette. Cito letteralmente.
Autoritratto dell'autrice

Infatti, la cosa più errata è credere. Anzi è errato tanto credere quanto non credere, poiché sono entrambi frutto di elucubrazioni mentali, più o meno razionali. 

Le verità spirituali per prima cosa bisogna sentirle vere dentro, e poi, avere voglia, coraggio e determinazione di sperimentarle di persona. 
Non ha senso credere o non credere in Dio. Ma puoi sentirlo. E questa è un'esperienza che non si può raccontare né cercare di spiegare a livello intellettuale. 
Ma c'è un momento in cui puoi sperimentare, sentire, e quindi avere la certezza che la Legge di Attrazione, la Legge dello Specchio, quella dell'Ottava, eccetera, esistono e funzionano.


Foto dell'autrice 
Inoltre, la via del guerriero di pace o di luce, o monaco guerriero, o chiamatela come volete, non spinge le persone verso una promessa di salvezza astratta, tipo su un altro pianeta, o in un futuro lontano post-apocalittico. 
La pratica nel Qui e Ora è la salvezza dal tuo dolore emozionale. Punto. O la metti in pratica o non puoi dire che non ci credi. O che ci credi ma ti basta così, di saperlo in astratto.
Non c'è nulla di più pratico e concreto di questa Via.

Eppure, molte persone, specie chi si definisce ateo o agnostico, credono che non possa esistere una spiritualità che non si identifica con una religione istituzionale e dogmatica, o peggio con una setta. E non credono neppure che spiritualità sia anche e soprattutto osservazione continua della realtà. Per loro spiritualità e religione devono per forza far rima con misticismo da baraccone.
Purtroppo, non si può convincere qualcuno ad avvicinarsi a una via come questa se non la si sente dentro come chiamata impellente.
Nonostante il mio rammarico, so bene che solo chi è pronto la strada la trova da solo. 

Inoltre, sono perfettamente cosciente che se nulla esiste fuori di me, evidentemente le critiche degli scettici me le creo da sola. Forse sono frutto di quella parte mentale che ancora vorrebbe resistere agli assalti devastanti delle verità sperimentate. E infatti, l'unico modo per fugare ogni dubbio è continuare a sentire, e a sperimentare.