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martedì 12 settembre 2017

5 canzoni meditative

Vi siete mai chiesti se esistono canzoni in linea con lo spirito meditativo? 
Psychedelic Rock Meditation - Foto dell'autrice
Cos'è lo spirito meditativo? E' quello stato di coscienza che porta al desiderio di stare nel silenzio interiore, abitare dentro sé stessi, nella quiete, nell'ascolto, nell'abbandono, senza aspettative né obiettivi. Un semplice stare, sostare nel qui e ora abbandonandosi a ciò che si è, ovvero infiniti. Pura coscienza. 

Nella mia ricerca che mi ha portato a scrivere il libro Manuale rock per guerrieri danzanti (Le Due Torri editore) ho incontrato molte canzoni che in qualche modo incarnano stati di coscienza superiori. Tra queste oggi voglio consigliarne 5 sullo stato meditativo.

Invito i miei lettori a suggerirne altre che secondo loro incarnano questo stato di coscienza. 

  1. Corner of the Earth - Jamiroquai
  2. All is One - Eric Burdon & The Animals
  3. Qualcosa che non c'è - Elisa
  4. Across the Universe - The Beatles
  5. My Sweet Lord - George Harrison


martedì 1 agosto 2017

10 canzoni consapevoli per l'estate

L'estate porta note di canzoni sulle ali del vento, sulle spiagge le  radio dei baretti accompagnano i bagnanti tutto il giorno, in viaggio si sente musica con le cuffie, si canta in coro in auto o in pullman - se si crea lo spirito giusto in compagnia...

La musica è l'energia più immediata, quella che arriva subito dritta al cuore, quella che ti resta in mente per giorni, che canticchi sotto la doccia o cucinando. In auto, al supermercato, nei film, in tv, su internet la musica è onnipresente.

Allora, chiediamoci se i messaggi che le canzoni popolari contengono sono edificanti. 
Non lo sono, in genere. Siamo cresciuti sentendo canzoni in cui pare normale struggersi per il partner in fuga o fedifrago. L'amore è visto come sofferenza romantica, essere amati da qualcuno è dare senso alla propria esistenza, e se si viene lasciati il senso decade.
Manuale rock in vacanza - Foto dell'autrice

Chi scrive queste canzoni ha una grande responsabilità, come ho scritto nel mio libro Manuale rock per guerrieri danzanti (LeDueTorri ed.). 
Per fortuna c'è qualche cantante/gruppo musicale che ha ricevuto ispirazione a scrivere canzoni con testi più consapevoli, e non solo d'amore. Canzoni che parlano dello stato meditativo, della gratitudine, di momenti estatici, del silenzio interiore, ad esempio. 

Anche in Italia stanno nascendo sempre più cantautori - anche rock - che hanno intrapreso un percorso di Risveglio e hanno pensato di inserire messaggi di questo tipo nei loro testi. Sono al Servizio attraverso la musica, come Serena N. Baratti, Roberto Gerardi, Ale De Rosa. 

Tra gli autori/gruppi più famosi ne ho selezionate 10:


  1. Corner of the Earth, Jamiroquai - parla dello stato meditativo
  2. Thank U, Alanis Morissette - sulla Gratitudine
  3. Nel covo dei pirati, Edoardo Bennato - sul potere femminile e la Legge dello Specchio
  4. Il mio canto libero, Lucio Battisti - sull'esperienza estatica
  5. Redemption song, Bob Marley - sulla liberazione dalla schiavitù mentale
  6. Enjoy the Silence, Depeche Mode - sul silenzio interiore
  7. Beginning to see the light, The Velvet Underground - sull'uscita da un momento difficile
  8. Beautiful day, U2 - sul vedere la Bellezza della vita
  9. Freebird, Lynyrd Skynyrd - sulla libertà dai vincoli
  10. Nothing's real but love, Rebecca Ferguson - sulla consapevolezza che l'Amore è l'unica vera Realtà

venerdì 5 maggio 2017

Manuale rock per guerrieri danzanti

Finalmente posso annunciare l'uscita del mio libro, giusto oggi! Lo presenterò domenica 14 maggio a Sasso Marconi (Bologna) con un intervento sulla Discesa agli Inferi come necessario passaggio evolutivo di vita. Il rock rappresenta il piombo che attende di essere trasmutato in Oro lucente. La rabbia è sempre grinta in potenziale. http://leduetorri.com/prodotto/manuale-rock-per-guerrieri-danzanti/ Per info sulla presentazione: arcobaleno@artlover.com

venerdì 18 novembre 2016

La prigione è nella mente

Il tema della follia è molto presente nella musica, specie nel rock. Da Paranoid dei Black Sabbath a Lithium dei Nirvana (in cui Kurt Cobain cantava: Sono felice perché oggi ho trovato i miei amici, sono nella mia testa), dagli incubi di Infinite dreams degli Iron Maiden a Welcome home (Sanitarium) dei Metallica in cui si affronta proprio il tema dello psico-penitenziario di cui parla Salvatore Brizzi, il disturbo mentale è di grande ispirazione per i musicisti. Amy Winehouse in Rehab cantava di non voler andare in comunità di recupero per via dell'alcolismo, la dipendenza dalla droga e la tendenza all'autolesionismo. I Rolling Stones affrontano il tema della depressione nella famosa Paint it black, così come Avril Lavigne nella canzone Nobody's home.

Gli artisti in generale sono sempre stati sensibili alla tematica della malattia mentale essendo un po' più sganciati dall'addormentamento collettivo umano. 
Sbarre - Foto dell'autrice
L'artista è colui che continua a vedere il mondo con occhi diversi, non si accontenta, ma quando non ha gli strumenti per uscire dalla gabbia  mentale ecco che in qualche modo il tema lo deve affrontare, fosse anche solo dal di dentro, narrando come ci si sente. Già il fatto in sé di poter narrare il proprio disagio esistenziale significa che un po' ce ne stiamo distaccando, o non potremmo descriverlo.

Il mondo, lo sappiamo, non è come lo vediamo, è la nostra idea del mondo a crearlo, e se pensiamo di non avere libertà perché così ci è stato insegnato a casa, a scuola, nella nostra cultura, vivremo da prigionieri dei nostri limiti interiori.
Anche quando siamo convinti di essere liberi di scegliere non è così, se non siamo sganciati dalle reazioni automatiche e dal giudizio. La prigione mentale è una condizione che accomuna tutti. Almeno all'inizio, finché qualcuno non decide di evadere davvero. E comincia a cercare le chiavi della gabbia o la lima per segare le sbarre dentro di sé.

Ma spesso anche chi lavora su di sé cade in una trappola molto insidiosa: crede di essere qualcuno che ha dei problemi. Allora, conoscendo la Legge di Attrazione e sapendo di essere il creatore della propria realtà, si interroga su quale parte di sé deve ancora guarire per poter superare quel problema che lo affligge.
Ma è ancora un'illusione duale. 
In realtà non c'è nessun problema. Nessuno di noi ha dei problemi. Né i cosiddetti problemi hanno noi! 
Semplicemente, la vita è la trama su sui le cose accadono. Ma non accadono A NOI. A ME. A TE.
Accadono e basta. Se siamo identificati con qualcuno o qualcosa ecco che il fatto in questione viene percepito come un problema da risolvere. C'è ancora un giudizio di fondo. C'è ancora qualcuno - la mente duale - che giudica sbagliato, da rimuovere il problema. 

Finché pensiamo di essere qualcuno che ha un problema il manicomio resta affollato. 



martedì 8 novembre 2016

The wall e il non perdono

Oggi mi soffermerò sul tema del non perdono rappresentato magistralmente dal protagonista dell'album e del film The Wall dei Pink Floyd. 
Nel mio libro attualmente in campagna di crowdfunding Manuale rock per guerrieri danzanti c'è un capitolo interamente dedicato a questo argomento. Eccone un breve estratto:

"Qualsiasi blocco, dolore, rabbia antica ti intasi la mente e il cuore, il disgorgante giusto si chiama Perdono. Non è in vendita in nessun supermercato o Fai-Da-Te. Ce l’hai già dentro di te, nella cassetta di pronto soccorso dell’anima che abbiamo in dotazione venendo al mondo, ma la maggior parte dell’umanità ha perso la chiave, anzi, molti non ricordano nemmeno di averla, quella cassetta salvavita. Il perdono è un lasciar andare: per-dono, in inglese il verbo è (to) for-give. Donare, ovvero dare amore a quella parte dolorante, trascurata, non amata. Il perdono parte da noi verso qualcosa o qualcuno. Che sia una persona all’esterno o un meccanismo interno inceppato poco importa. Ma se qualcosa non funziona a dovere, prima di puntare il dito fuori bisogna andare a recuperare la cassetta di pronto soccorso dell’anima e, una volta individuato il grumo di mancanza di perdono che sta creando il disagio, versagli sopra un po’ di sciroppo magico. Perdono, appunto. E’ dolce e scalda il cuore, e non ha gli effetti collaterali del Porto. E’ la panacea per eccellenza.

Il vittimismo è mancanza di perdono, così come la diffidenza, la chiusura, l’autodistruzione. Tutte queste parole rimandano a un film: The Wall dei Pink Floyd. La rockstar protagonista non ha ancora perdonato il proprio padre per essere morto in guerra mentre lui era in fasce, quindi per non esserci stato, per non essersi preso cura di lui e di sua madre - divenuta, così, castrante verso il figlio unico - in base al tipico meccanismo psicologico: la morte di un genitore è vista dal bambino come un abbandono volontario. Da qui nascono il rancore, il vittimismo, la lamentela. Le immagini ossessive che popolano la mente del protagonista sono lì a sottolineare questo sentimento. Se solo lui potesse ancora ricordare in quale cassetto, scaffale o stanza resti abbandonata la boccetta del prezioso sciroppo Perdono - che tutto guarisce - non finirebbe per impazzire, fino ad immaginarsi un dittatore per compensare la propria frustrazione, il senso di sé come nullità. Il sentimento di abbandono ha minato la sua autostima, il suo rapporto con sé stesso e di conseguenza con gli altri, anche le proprie relazioni amorose. Il muro protettivo che si costruisce non è però una zona di comfort, gli si ritorce contro."

Nonperdono (Red wall) - Foto dell'autrice

Questo libro nasce dalla mia convinzione che la musica può essere un grande veicolo di consapevolezza, infatti qui il rock è solo un pretesto. E' un libro che mostra metafore del Risveglio anche nei posti apparentemente più impensabili.

Buona lettura a tutti!

sabato 9 luglio 2016

Le corna e l'immortalità

Chiunque ormai conosce il famigerato gesto delle corna tipico dei rockettari e delle rockstar, spesso associato alla linguaccia ma quasi nessuno sa da cosa deriva. Nemmeno loro stessi.

Pare che i primi a fare questo gesto siano stati i Beatles, ma chi l'ha reso un'icona è stato Ronnie James Dio ad un suo concerto. Era italoamericano e aveva una nonna che come tante nonne italiane aveva l'abitudine di fare le corna come gesto scaramantico.


Corna - Autoritratto dell'autrice
L'origine di questo gesto si perde nelle nebbie del tempo e ha un significato apotropaico. Cioè scaccia il male. E' collegato all'ancestrale culto del toro, animale associato alla forza virile, ma anche alla Dea Madre, in quanto nel Neolitico sulle tombe veniva inciso il bucranio, ovvero il cranio di toro che secondo l'archeologa Marija Gimbutas assomigliava a un utero con le tube di Falloppio. L'utero era simbolo della rigenerazione continua dalla vita alla morte e di nuovo vita, per cui per estensione era un simbolo di immortalità.

Che dire invece della linguaccia? Se molti nei selfie amano posare con la lingua fuori e l'espressione cattiva per sembrare trasgressivi, sappiate che di per sé fare la linguaccia è un altro gesto apotropaico.
Infatti, molte maschere del sud est asiatico, dell'India e dello Sri Lanka raffigurano dei demoni nell'atto di fare la lingua. Questo perché sono demoni buoni che scacciano gli spiriti maligni e infatti sono spesso appese fuori dalle case e dai templi. Stessa cosa che fanno i gargoyle sulle chiese gotiche d'Europa. E pure i maori alla fine della haka dance simboleggiano questo potere.

Quindi, fare le corna associate alla linguaccia non significa
Maschera tailandese - Foto dell'autrice
semplicemente Guardate quanto siamo cattivi!, ma - specie se fatto con consapevolezza - Io riconosco in me il potere di scacciare i demoni perché sono immortale. 


Per estensione, fare le corna a un concerto rock significa Lunga vita al rock e a chi lo ama! 

Di questi piccoli segreti il rock è pieno e chi volesse approfondire l'argomento dei simboli esoterici può scaricare l'anteprima gratuita del mio libro  Manuale rock per guerrieri danzanti e preordinare il libro non ancora uscito.

sabato 4 giugno 2016

Manuale rock per guerrieri danzanti

Questo post è un invito a tutti i lettori a partecipare alla campagna di crowdfunding per pubblicare il mio saggio Manuale rock per guerrieri danzanti con la casa editrice Bookabook. La campagna partirà ufficialmente il 15 di giugno sul sito omonimo.

Non è facile scrivere in poche righe di un libro che è nato da un'intuizione: il rock e la cosiddetta spiritualità non sono separati. Il rock ha un'aggressività in sé che è tutta grinta in potenziale, basta imparare trasmutarla.
Nel testo si sfatano molti luoghi comuni duri a morire, su entrambi gli argomenti. 
Si affronta, inoltre, il problema dei testi delle canzoni che troppo spesso sono collegati alle emozioni basse, di pancia, nella totale separazione. Eppure, esistono molte canzoni a l'ottava alta, cioè piene di consapevolezza.


Crowdfunding  rock book - Foto dell'autrice
E voi, siete pronti a diventare guerrieri danzanti? Siete pronti ad abbandonare vecchi schemi e pregiudizi per vedere il mondo con occhi nuovi? Se vi sentite dei demolitori di Sistemi in potenziale, aiutate questo libro a diventare realtà!

Non c'è ribelle più efficace di un essere umano sveglio che sa esattamente che cosa è venuto a fare sul Pianeta.

Per chi vive nei dintorni di Torino, la campagna verrà presentata in anteprima sabato 11 giugno a Chieri. I dettagli sono sulla locandina che compare nel post.
Vi aspetto numerosi!