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giovedì 9 giugno 2016

La Discesa

Nel post di oggi mi collego ad una riflessione scritta l'altro giorno su Facebook riguardo alla tendenza di molti vegani/vegetariani a credere di essere più spirituali, giusti e compassionevoli rispetto a chi non lo è. In quel post si faceva più che altro riferimento al fatto che ora vada di moda postare in maniera isterica articoli e foto di maltrattamenti sugli animali, specie nei mattatoi e negli allevamenti, per provocare orrore e senso di colpa, ma questo è uno specchio dei sensi di colpa che evidentemente hanno gli stessi che li diffondono.

Invece oggi mi soffermo su un'altra riflessione che mi nasce dall'aver appena letto un articolo in cui un operatore olistico scriveva che gli esseri umani devono al più presto, oltre al lavoro su sé, smettere di mangiare carne e latticini in quanto sporcano le nostre vibrazioni, abbassandole.

Questo è vero solo in parte. In quell'articolo si perde di vista un punto fondamentale: che non tutte le anime sono venute sulla Terra per innalzarsi, altre hanno come compito quello di scendere nella materia perché già evolute, ma proprio per questo rifiutano la discesa totale.

Anni fa una kinesiologa, sciogliendomi dei blocchi cristallizzati nel corpo mi ha detto: Tu sei troppo spirituale. E' come se incarnandoti in questa vita una parte di te abbia rifiutato l'esperienza della materia, perché ha ancora nostalgia di casa. Ecco perché non riesci a concretizzare i tuoi progetti, hai le idee e poi non sai come farle diventar realtà, sei sempre senza una lira.
Come compito mi diede, tra le altre cose, anche quello di mangiare un po' di carne ogni tanto, anche se la digerisco poco. 

Carne all'albese - Foto dell'autrice
Quindi, non tutti hanno bisogno di innalzarsi e purificarsi i Chakra alti, specie se quelli bassi non funzionano e non si è radicati nella materia!
Essere spirituali significa proprio vivere in equilibrio fra alto e basso, tra terra e cielo, tra idee e materia, tra Dio Padre e Dea Madre.

Per prima cosa dobbiamo capire cosa siamo venuti a fare su questo Pianeta, e imparare ad ascoltarci. A quel punto possiamo seguire l'intuito e decidere se mangiare carne o no. 
Restate nel non giudizio. Agite nel sentire e non in base alla morale terrestre del senso di colpa e dell'ingiustizia.

martedì 3 novembre 2015

Il problema è già la soluzione

Ogni volta che ci si presenta un problema, di qualsiasi tipo, la prima cosa che emerge è la lamentela, a volte un lieve vittimismo, un certo senso di ingiustizia. Il meccanismo tipico è chiedersi come mai si è presentato quel problema, che magari per noi è l'ennesimo di una lunga lista.

Ma, se cambiamo prospettiva, e iniziamo a Vedere davvero la Realtà invece del film horror creato dai nostri filtri, ecco che emerge una nuova consapevolezza. 
Se ripensiamo alla Legge dello Specchio, ecco che quel problema o la persona che noi crediamo l'abbia creato diventano Maestri.
Ci rendiamo conto che loro sono lì perché noi inconsciamente li abbiamo richiamati nella nostra vita, e proprio perché eravamo pronti a risolvere ciò che ci impediva di evolvere. 

Queste persone o situazioni sono aiuti e sfide nello stesso tempo, perché sta a noi decidere se vederli come ostacoli insormontabili oppure, con gli occhi di chi Vede, perché è in stato di Veglia (cioè non più completamente immerso nel sonno della Coscienza), come la mano di Dio che attraverso di loro si manifesta.


Problema - Foto dell'autrice (Museo del Cinema di Torino)
La gente crede ancora che i problemi siano non solo cose negative che non dovrebbero mai manifestarsi oppure che qualcuno altro al posto nostro dovrebbe risolvere, ma si lamenta che Dio sta lì a guardare e ci lascia sguazzare nei nostri casini.

Invece, per chi ha occhi per Vedere, il Divino ci manda l'aiuto che ci serve ma nel modo evolutivo che meritiamo, non secondo i nostri canoni da terrestri dormienti!

Quindi, non bisogna mai dimenticare che ogni persona, problema oppure ostacolo che ci si presenta davanti e pare rallentarci, o bloccarci del tutto, contiene in sé già il seme della soluzione.

Perché osservandoci possiamo capire cosa quell'ostacolo fa scattare in noi, quale reazione/dolore/difesa. In base a ciò che in noi scatena ecco che lì sta la soluzione. Si può finalmente comprendere che lavorando sulla reazione negativa, la si tramuta in azione consapevole.
E il problema è risolto.
La prova del nove? Se non si ripresenta più per anni vuol dire che avete sciolto il nodo.


venerdì 27 marzo 2015

Sulla bestemmia

Nella mia personale visione, i grandi bestemmiatori, quelli che provano un certo piacere a bestemmiare - magari anche in modo creativo e molto colorito - hanno un tremendo bisogno di Dio.
Di solito, questi personaggi si dicono atei o agnostici e razionalmente spiegano il proprio atteggiamento come una reazione all'insensatezza che loro percepiscono nell'esistenza.

Ma un vero ateo non ha bisogno di bestemmiare in un Dio in cui non crede. E' come essere in una stanza da soli, far cadere un bicchiere che va in frantumi e incolpare un amico immaginario. Se non esiste che senso ha insultarlo?

Dualità - Foto dell'autrice
Evidentemente - e ribadisco che questo è un mio personale sentire - più si prova gusto a bestemmiare più si vorrebbe credere, ma la razionalità, le ferite, la rabbia esistenziale non lo permettono. 
Tante volte ho sentito ripetere le solite frasi sul fatto che Dio sarebbe troppo ingiusto a non intervenire nelle tragedie umane, e quindi è evidente che non può esistere davvero, se no non lo permetterebbe. 

Questo è non avere occhi per vedere che ogni tragedia è parte di un'evoluzione lenta e con così tanti alti e bassi che per comprenderla bisogna poter usare solo gli occhi non giudicanti dell'Amore, del perdono e capire che noi siamo piccoli frammenti della stessa Coscienza divina che ha bisogno di perdersi per poi ritrovarsi, di provare il senso di separazione per tornare all'Uno, ma questo non può succedere in pochi anni o secoli. Ci vogliono millenni, forse Eoni.

Quindi, il bestemmiatore più accanito è colui che più sta chiamando Dio dal suo abisso personale, e lo fa con la sola energia che conosce. Ma chiamare Dio con disperazione non fa che crearne altra. Diventa un circolo vizioso. 
L'unico modo per interromperlo è arrendersi all'evidenza che non possiamo capire, ma possiamo imparare ad accettare il fatto stesso di essere incapaci di capire.
In questo stato si entra direttamente nella Fede.
Bestiario - Foto dell'autrice
Ok, non capisco ma accetto. 
Il compito più difficile è far tacere la mente razionale che fa resistenza e che si ostina a voler classificare e analizzare. Ma quando riusciamo a far tacere la mente, ecco che la verità arriva al cuore. E' un sentire

Quel sentire non può essere spiegato a un ateo convinto. O lo senti o non lo senti. Questo non ha nulla a che fare con il bisogno di conforto spirituale. Finché non attivi il sentire di cuore non potrai mai davvero capire cosa significa sentire la presenza del Divino dentro di te.

lunedì 10 novembre 2014

Che cos'è la Forza e come percepirla

Ricollegandomi al precedente articolo sugli archetipi, e in particolare alla citazione di Obi Wan Kenobi, Maestro Jedi in Guerre Stellari, vorrei spiegare cos'è la famigerata Forza citata dai cavalieri Jedi.

Foto dell'autrice
La Forza è l'energia universale, non solo la forza interiore, ma qualcosa che trascende. Nell'Universo l'energia circola senza sosta e permea ogni cosa, vivente oppure no.

Se ci concentriamo sul nostro respiro, possiamo percepire questa Forza entrare dentro di noi e vibrare. Ma ascoltandoci bene, in profondità e nel silenzio mentale, ecco che ci accorgiamo che questa Forza entra in ogni singola cellula del nostro organismo e poi ne fuoriesce con l'espirazione.
Inspirando ed espirando in modo consapevole, possiamo davvero comprendere che questa Forza ci attraversa, entra ed esce da noi con il respiro, e non solo. Viene assorbita anche dal corpo intero attraverso la pelle. Se siamo attenti si attiva ogni volta che entra, vibrando in noi.


Foto dell'autrice
Quando in Guerre Stellari i Maestri Jedi dicono al proprio discepolo di percepire la Forza gli stanno insegnando a diventare permeabile ad essa, cioè all'energia universale che tutto regge e tutto può. Non c'è nulla di fantascientifico. 
Come per processo osmotico, il guerriero deve arrendersi senza paura al Potere cosmico e permettere alla Forza di attraversarlo, permearlo, fino a diventare un tutt'uno con essa. 

A quel punto, ogni cosa è possibile, poiché si diventa canale del Divino. Tra il Divino e la Forza non c'è nessuna differenza. Non esiste Forza senza Dio né Dio senza Forza. 
E un guerriero spirituale senza Forza e senza Dio non può essere tale.

mercoledì 20 agosto 2014

Sentirsi soli

Mi è capitato innumerevoli volte di sentire persone lamentarsi del proprio senso di solitudine. Esso può essere scatenato da una rottura sentimentale, dalla fine di un'amicizia o da un senso di vuoto generico.
Quel senso di vuoto o di rottura è semplice illusione della separazione. E' la convinzione che gli altri siano altro da noi. Che ci sia differenza tra la nostra individualità e quella altrui.
Se non sentiamo una risposta alle nostre richieste da parte delle persone ecco che ci sentiamo abbandonati.
Ma se ogni cosa nasce da dentro, poiché il mondo è una nostra percezione e quindi una proiezione esterna del nostro sentire, come possiamo sentirci soli?

Non esiste differenza tra noi e la vita, e quindi se non sentiamo la pienezza e ci percepiamo soli, separati dagli altri, non amati, non considerati, è perché non siamo in contatto con noi stessi. Con la nostra parte divina. 
Foto dell'autrice

Anche chi si sente abbandonato da Dio non riconosce in sé la Sua essenza divina. Se noi e Dio siamo fatti della stessa luce, come possiamo essere abbandonati da Lui? Non è possibile.
Quello che viene percepito è solo uno scollamento tra l'Ego e la propria parte divina. E' pura alienazione.

Quando qualcuno si lamenta che Dio non ha accolto le sue preghiere esaudendo una richiesta, in realtà dovrebbe comprendere che quel silenzio è già una risposta. Gli sta dicendo che può farcela con le proprie forze senza aggrapparsi sempre alla convinzione che Dio sia fuori di lui e da fuori lo possa aiutare. 
Se un bambino che sta imparando a camminare ogni volta che cade e scoppia a piangere viene subito rialzato dal genitore, non imparerà mai a contare sulle proprie forze.
Noi siamo qui per imparare che siamo responsabili di ciò che ci accade. Quindi il Divino ci sta dicendo con il suo silenzio Ho fiducia in te, so che ce la puoi fare. Il mio silenzio è la tua forza.

E quando qualcuno si dispera perché le cose non sono andate secondo i suoi piani dovrebbe soffermarsi proprio sul quell'aggettivo possessivo. Dire "il mio piano, il mio desiderio, il mio sogno" indica una possessione da parte dell'Ego. La mente umana si identifica con esso e se i piani non vanno secondo i desideri dell'Ego ecco che ci si sente dei falliti.
Ma il vero dono è comprendere che quel fallimento gli sta insegnando che i suoi piani non possono essere basati sul far colpo, avere più denaro come status, piacere di più a tutti, ecc.  Questo è illudersi che si può trovare sé stessi nel riconoscimento da fuori.

The prayer - Foto dell'autrice
Se sei allineato con la parte più vera, più autentica che alberga in te, il Sé Superiore, allora un giorno comprendi finalmente che i piani del Divino sono gli stessi tuoi, e quindi qualsiasi cosa succeda è per il meglio. Non esiste fallire.
Comprendi che tutte le volte che ti sei disperato per qualcosa che non era andato secondo i tuoi piani stavi cercando di manipolare il divino perché esaudisse i desideri di quell'Ego che finge di essere te.

Non esiste solitudine perché nessuno è separato da nulla. Quello che senti è lo scollamento tra l'Ego e la tua vera Essenza.

giovedì 3 luglio 2014

Se non sai di avere un'anima

Una cosa di cui non ha mai dubitato fin da bambina, nemmeno nei periodi più bui del turbamento adolescenziale, è di avere un'anima.

Può sembrare ovvio, ma ho scoperto che non lo è. Recentemente mi è capitato, nel corso di conversazioni con amici e conoscenti, che non è poi così scontato che tutti gli esseri umani sentano di averne una.
Adulti intelligenti, magari pure piuttosto colti, riconducono i propri talenti, le aspirazioni, i moti di commozione davanti alla Bellezza un mero frutto delle proprie cellule.
Come su un essere vivente potesse davvero essere solo un ammasso di cellule che cammina, parla e pensa senza contenere un legante che fa la differenza tra la vita e la morte.

Per legante intendo ciò che con la morte fisica smette di essere nel corpo, per cui lo stesso corpo fisico comincia a decomporsi.
Cosa fa battere il cuore già nell'utero materno? Gli scettici dicono che sono gli impulsi elettrici del cervello. Bene, è verissimo. Ma da dove nascono quegli impulsi che noi chiamiamo per estensione vita?

Autoritratto dell'autrice
Se non sai di avere un'anima sei completamente perso in questo mondo. Perché non hai punti di riferimento, non hai un centro. Non hai una casa
Nessuna casa materiale né altra cosa sulla Terra può a farti sentire a casa e da lì vengono tutti i turbamenti della vita.
La disperazione del non sapere cosa siamo e perché siamo stati gettati nel mondo.
In realtà lo abbiamo scelto ma non lo ricordiamo.

Se non sai di avere un'anima su cosa fai affidamento?
Per forza che gli esseri umani sono terrorizzati dalla morte e fanno di tutto per campare cent'anni, vivono con l'ansia di non essere riconosciuti dal resto del mondo, di non essere importanti. Per questo ucciderebbero per un secondo di celebrità.
Se non sai di avere un'anima temi la morte perché per te rappresenta la fine di tutto.

I pessimisti vedono nella vita un susseguirsi di azioni per mera sopravvivenza fisica di una corpo destinato allo sfacelo, in un mondo senza senso e senza giustizia.
Chi ha fede, vede la Bellezza. Perché sa di avere un'anima e di non essere solo un essere vivente a scadenza limitata.

Autoritratto dell'autrice
Credo che esista, nelle persone di fede, una vaga memoria di ciò che c'è dall'altra parte. Prima e dopo la vita sulla Terra. 
Quella che gli atei chiamano illusione dell'aldilà nel vano tentativo di avere conforto spirituale in un mondo senza Dio, in realtà è una vera e propria certezza di aver vissuto anche prima di emettere il primo vagito in questa vita.
L'immortalità della nostra anima la senti o non la senti.
Dipende da quanto ancora devi vivere nella materia prima di ricordare che non sei solo materia.

Nel frattempo, sarebbe bello se chi non si è mai posto la domanda se ha o no un'anima cominciasse a cercarla dentro di sé.
Ricontattandola. 

Quando senti di avere un'anima, sai di essere al sicuro. Hai un posto dove andare. Qualsiasi cosa succeda, hai il tuo Centro.

mercoledì 11 giugno 2014

Angeli caduti

Siamo tutti abituati per cultura a considerare il Male come un'entità a sé stante, e molti credenti considerano tale anche Satana.

I Maestri spirituali hanno posto l'accento sul fatto che tutto ciò che viene considerato Male non è altro che separazione dell'Uno, illusione del mondo materiale di essere qualcosa di staccato dal Divino.
Caduta degli angeli ribelli - P. Bruegel il Vecchio (Particolare)
E'  male o peccato tutto ciò che ci porta fuori dal nostro centro divino interiore e dall'Amore.

Non molti si rendono conto che già la figura mitologica dell'Angelo caduto Lucifero (Portatore di Luce) è un emblema di questa separazione, in quanto, ribellandosi a Dio e quindi allontanandosi da Lui, cade e si perde, diventando il Satana che tutti conosciamo.

Quindi è già chiaro nel Mito che la caduta di Lucifero è la nostra separazione dall'Uno, e in ciò ha origine il concetto di Male.

Con la consapevolezza possiamo vedere che il Male è solo pura
Particolare di un dipinto di Andrea Commodi
inconsapevolezza, con i danni relativi da essa causati. 

Tutto ciò che non funziona nel mondo non è opera di Satana come entità, ma è frutto dell'ignoranza, della cecità dell'essere umano che non riconosce la propria natura divina.

L'inferno che per secoli l'essere umano ha temuto non è nell'aldilà ma in terra, ed è creato da lui stesso. 
Separazione è dolore e sofferenza, quindi un inferno in terra, letteralmente.

Siamo un po' tutti angeli caduti. Fino a che non impariamo a vedere.




mercoledì 12 febbraio 2014

Il luogo comune Animali vs Uomo

C'è un luogo comune che serpeggia tra gli umani amanti degli animali, una trappola in cui siamo caduti tutti, nessuno escluso.
Pensare che gli animali siano meglio degli uomini.

La prima reazione a questa lettura, lo so già, sarà snocciolare il perché un animale è meglio.

1) L'animale è se stesso
2) Non ti tradirebbe mai, specie i cani
3) Non si lamenta
4) Ti ama incondizionatamente
Foto dell'autrice
5) Non parla a vanvera e non ti manda affanculo come un figlio adolescente
6) Ha bisogni primari e non richieste assurde piene di aspettative come un partner
7) E' un essere indifeso in un mondo pieno di pericoli, specie di umani crudeli con gli animali

Ma se conosciamo la meravigliosa Legge dello Specchio, tutto ciò che amiamo in qualcuno rispecchia una qualità della nostra anima - qualcosa che in potenziale c'è già dentro di noi - se no, non la vedremmo. 
La stessa cosa vale per ciò che detestiamo.

Se detestiamo la falsità, la meschinità, le lamentele, le aspettative, l'egoismo e la mancanza di amore e compassione degli umani verso le creature indifese, anche quella parte è nostra!

Pensiamo che gli umani siano essere abietti perché questo è un giudizio che abbiamo sviluppato. 
Guardiamo il mondo attraverso gli occhi del giudizio e non con gli occhi di Dio.

Tutto esiste per essere sperimentato, osservato, accettato e poi amato.
Se non accetti queste qualità nell'essere umano non vedi che sono aspetti necessari della personalità, perché non può esistere, nella materia, il giorno senza la notte, l'alto senza il basso.


Foto dell'autrice
Gli animali sono creature meravigliose e io li adoro, amo i  miei due cani come fossero figli miei. 
Ma ho compreso che a noi umani è stata data l'opportunità unica a livello animino di sperimentare la vita con un corpo e una mente umana per imparare a vedere.
A farci delle domande, a fare un lavoro su di noi per scoprire che tutto è come deve essere.

Finché non amiamo gli esseri umani non amiamo noi stessi, e se non amiamo noi stessi non capiamo la nostra natura divina.
Ovviamente, anche gli animali sono divini, ma sono gli altri esseri umani lo Specchio più crudo e spietato in cui guardarci. 




martedì 5 novembre 2013

Il corpo di dolore collettivo femminile

Moltissime donne soffrono di dolori premestruali, e anche durante il ciclo hanno vari disturbi, dal mal di pancia al mal di schiena, gambe gonfie, brufoli, mal di testa, ecc.

Inoltre, gli uomini in particolare amano scherzare sulla presunta intrattabilità delle donne in questo delicato momento mensile.
Foto dell'autrice
A quanto pare, una donna in sindrome premestruale è particolarmente aggressiva e irritabile, ha sbalzi d'umore e forte emotività.

La medicina ufficiale imputa questi disturbi agli ormoni.
Ma noi sappiamo ormai che il nostro corpo soffre perché è l'emozione ad agire su di esso, anche se a livello inconscio. Non c'è malanno che non possa essere ricondotto alla psiche, e a quello che Eckhart Tolle chiama corpo di dolore.

Secondo lui, esiste un corpo di dolore collettivo femminile, che si è andato formando nei secoli, diventando una sorta di entità cui siamo tutte in qualche modo collegate.
Esso si è formato in migliaia di anni di violenza, stupri, sottomissioni, parti difficili, frustrazione.

Durante il ciclo mestruale questo corpo di dolore collettivo si risveglia dal suo stato latente. Questo spiega la sofferenza fisica in senso emozionale di stampo junghiano, e l'irritabilità, che è una forma di negatività proveniente dalla rabbia per ciò che sentiamo di aver subito in quanto sesso femminile.

Riconoscere la schiavitù, l'ingiustizia subita, la sottomissione forzata è sacrosanto, per non ricaderci. 
Ma è anche vero, sottolinea Tolle, che se ci sentiamo vittime per ciò che gli uomini ci hanno fatto subire si rischia di restare chiuse in un bozzolo di vittimismo rabbioso, rancoroso, e non ci si distacca più da esso.

Foto dell'autrice
Se da una parte la solidarietà femminile ci dà un senso di empatia e collaborazione affinché certe nefandezze non si ripetano più ai danni delle donne, il rischio è costruirci un senso di identità di vittime, bloccando la nostra energia a uno stadio di separazione tra noi e gli uomini. Una forma di autosegregazione e un rafforzamento dell'ego.

L'unica via d'uscita è non utilizzare il corpo di dolore come strumento di lotta. 
Rimanendo consapevole del significato inconscio collettivo dei dolori mestruali, la donna di oggi può finalmente liberarsi di esso solo osservandosi e intercettare subito ogni senso di disagio o irritazione sul nascere.
A forza di essere osservato in uno stato vigile di non giudizio, il corpo di dolore finisce per essere trasmutato in consapevolezza radiosa.
A quel punto la donna ritrova la propria sacralità, il suo essere Dea, ma non in un'accezione di dualità tra il Dio maschile biblico e la Dea pagana, ma come forza divina creatrice.

martedì 6 agosto 2013

Il momento presente

Nell'eternità c'è effettivamente qualche cosa di vero e sublime. Ma tutti questi tempi, luoghi e condizioni, esistono ora e qui. Dio stesso culmina nel momento presente e non sarà mai più divino, nel corso di tutti i secoli, scrive H. D. Thoreau in Walden - Vita nei boschi (BUR). 
Sta parlando del Qui e Ora.

Tavolara - Foto dell'autrice
Ho letto Walden lo scorso anno, durante una vacanza in Sardegna. E leggerlo nel silenzio delle calette, con il solo fruscio del vento e il rumore del mare, nel profumo di macchia mediterranea, è stata un'esperienza che mi ha lasciato un segno indelebile. 
Un tal libro, che parla del ritorno ad una vita semplice nella natura selvaggia, con i piccoli piaceri dell'osservare un lago o il comportamento degli animali del bosco, letto in quelle circostanze, ha reso il contenuto ancora più sublime che se fosse stato letto a casa, o in un contesto urbano. 

Costa Smeralda - Foto dell'autrice
La poesia selvaggia di una terra aspra e autentica come la Sardegna si specchiava nelle parole di Thoreau.
Consiglio a tutti di leggerlo in un contesto vacanziero, lontano dalle preoccupazioni quotidiane.

Se rispettassimo solo ciò che è inevitabile e che ha diritto di essere, la musica e la poesia risuonerebbero per le strade. Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un'esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli piaceri sono solo l'ombra della realtà. Quest'ultima è sempre ispiratrice di vita e sublime, fanno eco le parole di Thoreau, dalle pagine del piccolo, adorabile tascabile...

giovedì 25 luglio 2013

Dio è morto se TU sei morto

Noi contemporanei, spesso abbiamo una visione della religione come qualcosa di triste, di falso, che genera repulsione o rabbia.
Secondo Osho, non abbiamo tutti i torti! Perché le nostre religioni hanno il volto triste e lugubre, le chiese sanno di morto.
E questo perché le religioni hanno perso la Gioia suprema: la capacità di danzare, di cantare, di celebrare col cuore, di amare. 

La religione è diventata teologia e la teologia è un cadavere.
E' mente, non cuore.

La vera religione si fonda sullo stupore, sulla meraviglia. Sul mistero. 
Osho ci invita ad aprire gli occhi e a togliere la polvere dalla religione, e a guardare con occhi ripuliti la magnificenza dal creato, la Bellezza che ci circonda.

Perché non danzi? E perché non ridi?, chiede Osho.

Dà ragione a Nietzsche: Dio è morto... perché i teologi lo hanno ucciso.
Foto dell'autrice
Dio è vivo quando danziamo, è morto quando un teologo cerca di dimostrarne l'esistenza; Dio è vivo quando due persone si innamorano, quando ci perdiamo a contemplare le stelle, quando siamo commossi dalla bellezza di un fiore.

DIO E' VIVO QUANDO TU SEI VIVO!

Se tu non sei vivo, come puoi sapere che Dio è vivo?
Il tuo Dio ti assomiglia: se sei morto, il tuo Dio è morto, se sei vivo il tuo Dio è vivo.
Pertanto, se vuoi conoscere cos'è Dio, diventa più vivo.
Se vuoi conoscere cos'è Dio, diventa più divino.


martedì 2 luglio 2013

Il senso di colpa

Da cosa nasce il senso di colpa? Dall'illusione di essere imperfetti, difettosi, come se esistesse un modello ideale di noi che non riusciamo a raggiungere per qualche motivo.

Persino la religione ci dice che siamo sbagliati, che abbiamo tradito la fiducia di Dio dando origine al peccato originale.

Ebbene, questo significa semplicemente non avere fiducia nella Creazione. Non fidarsi del Divino e del suo progetto. 
Foto dell'autrice

Ogni essere vivente che viene sulla terra è comunque perfetto. Anche ciò che pensiamo sia imperfezione in realtà è ciò che deve essere, è espressione del Progetto, che noi non riusciamo a concepire.

Quindi, smettetela di criticarvi, di trovarvi dei difetti, di tormentarvi con i sensi di colpa per non essere come vorreste essere.
In realtà, siete perfetti come siete. 
Dovete solo imparare a riconoscervi come un'Anima, particella del Divino.

mercoledì 19 giugno 2013

La disoccupazione secondo Dio

Molte persone, riguardo alla spiritualità pensano che non ci si possa rilassare, lasciar andare le preoccupazioni e avere fiducia quando hanno perso il lavoro, devono pagare i conti e mantenere i figli.
Sentono che non ci sia spazio per la spiritualità, come fosse una perdita di tempo prezioso mentre si cerca di sopravvivere.

Insomma, più siamo in difficoltà e più ci allontaniamo dal Divino, pensando che non ci stia aiutando, che se abbiamo perso il lavoro, se abbiamo dei debiti, questa è la prova che non c'è nessun Dio o comunque, se esiste, di noi se ne frega e non ascolta le nostre preghiere.
Foto dell'autrice

In realtà, è proprio questo il punto. E' proprio nei momenti di difficoltà che possiamo vedere, se ci mettiamo nell'ottica giusta, quanto in realtà le nostre preghiere sono sempre ascoltate.

Il problema, come al solito, è che non siamo capaci di chiedere nel modo giusto.

Nelle Conversazioni con Dio, il Divino risponde all'autore:
Per l'esattezza, chi credi di essere? In rapporto all'esperienza chiamata disoccupazione, chi pensi di essere? E forse, con più precisione, chi pensi che Io sia? Ritieni questo un problema troppo grande perché Io possa risolverlo?

Insomma, non c'è nessuna prova nella vita.

Voglio per te quello che tu vuoi per te. Niente di più, niente di meno, dice Dio.
Ti dico questo: ottieni sempre quello che crei, e stai sempre creando. Non esprimo un giudizio su quello che crei, Mi limito a fornirti un sempre maggiore potere creativo.

Ora, Mi stavi dicendo di non aver sempre ottenuto quanto desideravi. Eppure Io sono qui per dirti che lo hai invece ottenuto ogni volta senza eccezione.

Praticamente, se ti lamenti che di rado le tue preghiere vengono ascoltate, questo è ciò che avviene. Sei tu a crearlo.

La tua vita è sempre un risultato dei tuoi pensieri su di essa.

Quindi, magari ti senti vittima di aver perduto il lavoro, in realtà tu stesso non avevi più scelto quel lavoro per te. Hai incominciato ad avere paura, hai smesso di esserne felice, di sentirti fortunato, di amare il tuo lavoro. Hai cominciato a sentirti risentito.
Quindi, l'energia del tuo pensiero, delle tue intenzioni in proposito, erano di perdita.

Foto dell'autrice
Cosa intendi dimostrare a te stesso? Che sei una persona povera, sfortunata, che ha una vita di pochezza e non si sente ascoltato nelle preghiere e nei desideri o invece intendi dimostrare Chi Sei Veramente? 
Qual è la tua vera intenzione rispetto alla vita?

Hai dimenticato il tuo progetto, ti sei concentrato sull'illusione che la vita sia sopravvivenza.
Hai dimenticato i tuoi desideri profondi.
Hai paura. 
La paura genera mancanza.

Ti sei allontanato da Te Stesso. Ti sei allontanato dal Divino.
Perché in realtà noi e il Divino siamo una cosa sola.


martedì 18 giugno 2013

L'ErbaVoglio

Ricordate il vecchio detto L'Erba Voglio non esiste neanche nel giardino del re?

Foto dell'autrice
Beh, Neale Donald Walsch, nelle sue Conversazioni con Dio, alla domanda Perché non ho un maggiore successo?, si sente rispondere:

Ho detto che le tue parole sono ordini. Ora le tue parole sono state: "Voglio il successo". E l'universo dice: "Va bene, è così", farai l'esperienza di volere il successo.

In pratica, secondo l'Entità Creatrice, le parole Io sono hanno un potere enorme, poiché sono i comandi della creazione degli eventi.
Io, che sta alla base del Io sono, sommato a voglio (e aggiungete voi qualsiasi cosa vorreste) si manifesterà nella realtà fisica come lo avete pronunciato.

Quindi, avrete l'esperienza di colui che desidera qualsivoglia cosa, non di colui che la ottiene!

L'unico modo per cambiare la realtà è smetterla di pensare in questo modo e, soprattutto, di chiedere in questo modo.

E allora, si chiede Walsch, se già il Divino mi ha detto che non si può fingere di avere preventivamente perché sarebbe un mentirsi e un mentire a Colui che Crea, portando solo illusione alla propria esistenza, come fare?

Se dico a me stesso Ho successo, ho tutto il denaro che ho sempre desiderato per vivere nell'abbondanza, in realtà so che non è vero e anche il Divino lo sa. Che tecnica usare?

Il Divino risponde: Allora formula un pensiero che puoi accettare.
"Il successo sta per arridermi", oppure: "Tutto mi sta conducendo al successo".

Insomma, il succo della questione è che le affermazioni non funzionano se si limitano a essere delle dichiarazioni di quanto tu desideri sia vero.
Le affermazioni funzionano solo con ciò che tu conosci già come vero.

Ora, se esiste qualcosa che hai scelto di sperimentare nella tua vita, non "volerlo", sceglilo, sottolinea il Divino.

Scegli tutto ciò che davvero ti sta a cuore, ma fallo pienamente, senza dubbi, con determinazione e fiducia.





mercoledì 12 giugno 2013

La vita non è una scuola? E se non lo è, allora cos'è?

A volte capita di imbattersi in libri che di colpo paiono minare tutte le tue certezze, tutto ciò che davi per scontato fino a un attimo prima.
A me è capitato recentemente con il libro Conversazioni con Dio, di Neale Donald Walsch (Sperling & Kupfer), consigliato da un amico.


Foto dell'autrice
A tutti noi o quasi viene spontaneo pensare che la vita sia in qualche modo una scuola, una passaggio nella materia per imparare una lezione. Magari a causa del karma.

Nelle conversazioni di Walsch con Dio, tramite la scrittura automatica, ecco che questa certezza viene scardinata.
Dio gli dice che la vita non è una scuola e noi non siamo qui per imparare una lezione.

Allora perché siamo qui?, chiede l'autore.

Per ricordare, e ricreare, Chi Siete, risponde il Divino.
In verità, se non create Voi Stessi per Quello che Siete, non riuscirete a esserlo.

Chiaro? Per niente. Anche l'autore è spaesato.

Allora il Divino spiega che la scuola è un posto in cui si va se c'è qualcosa che ancora non si sa. Ma noi, in realtà, sappiamo già tutto ciò che c'è da sapere, la nostra anima sa, ma ha bisogno di ricordare quanto sa già.

Quindi, la vita è un modo per sperimentare, conoscere in maniera diretta quanto l'anima a livello concettuale sa già. 
Siamo qui per ricordare quanto sappiamo già e lavorare con esso.

Noi possiamo sapere di essere generosi, ma finché non lo sperimentiamo davvero, resta un concetto astratto, un potenziale inespresso. Quindi, dobbiamo diventare generosi nella pratica.


Foto dell'autrice
L'unico desiderio della tua anima è quello di trasformare il più alto concetto di sé nella più meravigliosa delle esperienze.

Ma perché tutto ciò?

In principio, Quello Che Esiste era tutto ciò che c'era, e non c'era altro. Però Quello Che Esiste non avrebbe potuto aver coscienza di sé. (...) La consapevolezza di sé è quello cui anelava poiché voleva sapere cosa si provasse a essere tanto meravigliosi.
Quello Che Esiste non potrebbe sapere quello che si prova a essere meravigliosi a meno che quanto non esiste si manifesti.

martedì 4 giugno 2013

Ganesh, colui che abbatte gli ostacoli

Ganesh - Foto dell'autrice
A mio modesto parere, Ganesh è il dio indù più simpatico, con il suo aspetto bizzarro e il corpo sgraziato.

Secondo la religione induista, Ganesh è la divinità che abbatte gli ostacoli.
In effetti, chi meglio di un elefante può rappresentare la capacità di sfondare senza sforzo qualsiasi barriera troviamo sul nostro cammino?

Ma il suo corpo umano - poiché solo la testa è di elefante - ci ricorda anche che quella capacità è insita in ognuno di noi.
Ogni ostacolo è prima di tutto dentro di noi.
Ganesh by Niki de Saint-Phalle - 
Foto dell'autrice
Non so se gli induisti lo vedano in questa chiave, ma a me piace pensare a questa metafora.

Tengo un paio di immagini di Ganesh in casa, a ricordarmi che gli ostacoli esistono solo dentro di me.
Ganesh rappresenta la volontà di individuarli e abbatterli, ma con la stessa serenità dello sguardo e del cuore che le sue statuette ben rappresentano.

martedì 21 maggio 2013

OHM NAMAH SHIVAYA

Come racconta Salvatore Brizzi in una delle sue belle lezioni, l'umanità, alla ricerca della divinità, nel corso della storia è giunta a varie tappe del cammino spirituale.
Prima pensava che Dio fosse in tutte le cose (animismo), poi che ci fossero varie divinità (politeismo), poi che Dio fosse uno solo, ma separato da noi (monoteismo), infine, oggi cominciamo a pensare che Dio sia dentro di noi, perché in ognuno di noi esiste una scintilla divina.


Foto dell'autrice
Ma alla fine del cammino si potrà comprendere che in realtà, noi siamo Dio. 
Ma siccome il nostro Ego è ancora troppo sviluppato, sentirsi Dio senza aver raggiunto l'illuminazione potrebbe essere pericoloso.
Potrebbe dar luogo a personalità ipertrofiche e dispotiche.

Nel nostro piccolo, potremmo cominciare a sentire il divino in noi, fino a fonderci con esso, recitando un semplice mantra:

OHM MANAH SHIVAYA
(Io onoro la divinità che risiede in me).

Per riuscire a comprendere fino in fondo, a livello inconscio, quanto davvero noi soli siamo creatori della nostra realtà, del potenziale illimitato - perché divino che conteniamo in noi - e per abbattere quel senso opprimente e illusorio di separazione che ci fa credere che il divino sia fuori da noi, e che il potere del mondo non sia nelle nostre mani, questo mantra recitato diverse volte al giorno può fare la differenza.
Può aprirci le porte alle nostre infinite possibilità di creazione.
Può sciogliere quelle ultime resistenze che ci tengono lontani dalla nostra realizzazione personale.
Siamo anime che sono venute qui per svegliarsi e trovare la felicità in terra.

giovedì 18 aprile 2013

Il concetto di peccatore secondo Brizzi

A volte capitano delle cose che ti fanno di colpo luce su qualcosa che prima stentavi a comprendere. 
Come se il tempo fosse giunto per vedere le cose da un altro punto di vista.

Per anni mi sono indignata al solo pensiero del concetto di peccato. Ho sempre rifiutato in modo categorico l'idea che esista qualcosa di proibito, di impuro per principio divino. Non posso credere, personalmente, in un Dio vendicatore che spedisce all'inferno per l'eternità i suoi figli. Per l'eternità! 
Qualcosa di profondamente ingiusto, che non darebbe all'anima la possibilità di redimersi. 

Foto dell'autrice
Poi, nel piccolo, prezioso libro di Salvatore Brizzi, Risvegliare la macchina biologica per utilizzarla come strumento magico (Antipodi edizioni), ecco una risposta illuminante:

E' peccatore colui che si è allontanato da Dio, colui che non sente Dio in sé e adesso vuole ritornare a sentirLo attraverso la preghiera stessa.
Il "peccato" concerne uno stato di coscienza di separazione dall'Amore e dalla Volontà del Venerabile Reggitore di questo Sistema Solare e, di conseguenza, uno stato di separazione dagli altri uomini e dagli eventi del mondo, che vengono percepiti come estranei e pericolosi.


giovedì 4 aprile 2013

La vera storia del Giardino dell'Eden

In quasi tutte le culture esiste una leggenda che parla di un'epoca remota, primordiale, di pace e armonia.
Persino Esiodo narrò di un tempo in cui sulla terra vi era gente felice dedita all'agricoltura che non conosceva guerre. 
Era l'età Neolitica.

Capanna preistorica - Foto dell'autrice
Il ricordo di quest'epoca primitiva ha dato origine al mito del Giardino dell'Eden. Infatti in esso Adamo ed Eva vivevano felici e alla pari, in armonia con la natura. 
Il fatto che Eva si facesse consigliare da un serpente non è un caso e non ha nulla di freudiano: il serpente era simbolo della Dea e associato alle doti oracolari. Famosa era la pitonessa (somma sacerdotessa) del santuario di Delfi.
Inoltre, sappiamo che quasi in tutte le culture antiche il serpente è associato alla Dea.

Insomma, il paradiso è perduto nel momento in cui una società che adora divinità maschili sottomette la donna.
La punizione di Eva per aver disobbedito a Dio è solo un espediente per giustificare la sottomissione sociale del genere femminile.

Ma sbaglia chi pensa che il contrario di società patriarcale si matriarcale. Nel neolitico essa era paritaria, i dati archeologici lo confermano. La diversità non era sinonimo di inferiorità o superiorità.
Purtroppo, però, la storia ufficiale tende a essere considerata un mero susseguirsi di dominazioni.

Ma quando abbiamo perduto il nostro paradiso in terra? 
Villaggio preistorico - Foto dell'autrice
Quando le popolazioni indoeuropee dalle steppe dell'Asia invasero la Vecchia Europa portando gli dei della guerra e del tuono, e portando così anche arte e miti incentrati sul potere della lama che uccide, che esaltano l'eroismo in battaglia e lo stupro. 
Basta leggere il Vecchio Testamento per trovare le stessa violenza, che evidentemente si è allargata ben oltre i confini dell'Europa.

Riane Eisler, nel libro I nomi della Dea (Ubaldini Editore) scrive:
Ci è stato anche insegnato che la religione è il regno spirituale e che (...) la spiritualità è superiore alla natura. Ma per i nostri antenati adoratori della dea non esistevano polarità così definite tra "maschile" e "femminile", tra "spiritualità" e "natura". 

E per sottolineare l'immenso contributo dato alle donne alla civiltà, l'autrice continua:
Oggi gli antropologi ritengono (...) che l'acclimatazione delle piante sia stata probabilmente invenzione delle donne.
(...) In queste società estremamente creative le donne ricoprivano posizioni sociali importanti in qualità di sacerdotesse, artigiane, (...) sciamane o vecchie sagge, o come capi di clan matrilineari.

Proprio nel giorno in cui i rapporti conflittuali tra Nord Corea e Stati Uniti sono sull'orlo di una guerra nucleare, la conclusione dell'autrice giunge quanto mai opportuna:
Il modo in cui una società struttura i più fondamentali rapporti umani - i rapporti fra le due metà, maschile e femminile (...) - ha importanti conseguenze sulla totalità di un sistema sociale.
(...) Influenza profondamente anche tutti i valori e le istituzioni sociali, determinando se una società sarà pacifica o bellicosa, di fondo equilibrata o autoritaria, se vivrà in armonia con l'ambiente o protesa alla sua conquista.






mercoledì 27 marzo 2013

Perché abbiamo tradito la Bellezza?

Mi capita spesso, quando guido in città, di guardarmi intorno con un senso di disagio e disapprovazione verso la bruttezza dilagante.
Foto dell'autrice
Guardo gli squallidi palazzoni sorti come funghi in mezzo alle casette se non proprio belle almeno graziose, rispettose di canoni piacevoli agli occhi. 
Guardo il cemento che soffoca le radici dei pochi alberi sparuti nei viali, perfettamente allineati tra loro, osservo il velo di smog ingrigire i palazzi con i balconi senza un fiore.
Ci sono tende verde bottiglia a coprire i balconi arrugginiti, e quel verde non fa che stridere nel grigio del cemento, invece di alleggerirlo.

Allora mi viene spontaneo chiedermi Quando è stato e perché abbiamo tradito la Bellezza? 
E perché nessun cittadino si è mai ribellato quando eravamo ancora in tempo, quando i nuovi palazzi e i quartieri periferici erano ancora in costruzione?
Siamo diventati ciechi al bello?

In ogni epoca c'è stato il momento in cui si costruiva qualcosa di nuovo, si ampliavano le città e i palazzi nobiliari, ma il nuovo era sempre rispettoso dei canoni estetici universali, non era mai qualcosa di totalmente stridente con il resto dell'architettura.

Nel medioevo non c'erano né geometri né architetti specializzati come oggi, i borghi nascevano spontanei senza pianificazioni ma, guarda caso, ancora oggi i borghi medievali esercitano un fascino eterno e ben meritato.

Una risposta mirabile è arrivata da una bellissima lezione sulla felicità della psicologa e scrittrice Silvana De Mari:

Abbiamo smesso di apprezzare la Bellezza quando abbiamo incominciato a perdere la nostra spiritualità.

Foto dell'autrice
E' vero. La perdita del senso di unità tra noi e il Creato, l'incapacità di cogliere il divino nelle cose del mondo, nella natura, ma anche nell'armonia delle proporzioni, è ciò che ci ha permesso di devastare il nostro paesaggio senza indignarci.

E' come se considerare la devastazione qualcosa di accettabile, o addirittura di inevitabile, fosse lo specchio della nostra devastazione interiore.

Forse è anche questo che si intende con l'espressione Dio è morto.
Abbiamo ucciso il nostro senso profondo del divino, in generale.

E' anche per questo che sempre più persone si riavvicinano all'Antica Religione della Dea Madre. 
I neopagani hanno aperto gli occhi, e intendono tornare a celebrare la Terra per la sua sacralità.

Se tutto il mondo tornasse a considerare la Terra coma la nostra Madre - e di fatto lo è, è innegabile - non ci sarebbe più bisogno di movimenti ecologisti per difendere il pianeta dalla devastazione.
Perché tutti, nel nostro piccolo, la tratteremmo con il rispetto che si merita.