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venerdì 10 febbraio 2017

L'esclusione è roba vecchia

La tradizione spirituale si fonda su varie discipline, tra cui l'astinenza sessuale in alcune tradizioni, cui si aggiungono l'astinenza da bevande alcoliche e nervine. 
In un mondo popolato di esseri meccanici che hanno bisogno di imparare a dominarsi (anche se spesso diventa un reprimersi) ha senso, quindi si può comprendere perché molte religioni sono così rigide su certi argomenti. 
Le religioni sono nate per controllare la massa di persone inconsapevoli. 
Anche le discipline spirituali non legate alle religioni, pur se non indirizzate alla massa, hanno come scopo quello di insegnare il dominio di sé ai discepoli ancora deboli, quasi privi di volontà.

Ma ha senso l'astinenza quando si è consapevoli? 
Esclusione - Foto dell'autrice
Se ci si conosce e non si è più agiti dai bassi istinti animali, l'astinenza rischia di diventare una esclusione di esperienze che hanno comunque una loro sacralità. 

L'essere consapevole sa distinguere la sacralità di un atto magico come lo hieros gamos, il coito inteso come atto magico, come preghiera, unione spirituale e fisica di due individui alla ricerca della fusione nell'Uno, attraverso l'orgasmo, dal mero soddisfacimento di un desiderio fisiologico.

L'essere consapevole può concedersi un bicchiere di vino perché lo decide lui dal suo Centro di goderne il sapore, le qualità organolettiche, e non lo utilizza come fuga dalla realtà.

L'essere consapevole sa che rinunciare in toto a un'esperienza terrena giudicandola come nociva di per sé è una forma di esclusione.  E l'esclusione come disciplina in sé è roba vecchia.

Lo scopo della consapevolezza applicata alla realtà di ogni giorno è non vedere nulla come separato né come una minaccia alla propria integrità. Perché l'integrità non è una qualità fisica, e non c'è nessun bicchiere di alcolico né sostanza nervina né atto sessuale che possa davvero minacciare qualcosa che Siamo. 

Ogni esperienza terrena è sacra se vissuta con gli occhi amorevoli dell'anima. 

mercoledì 25 settembre 2013

La meditazione secondo Marina Borruso

Che cos'è davvero la meditazione?
Molti sono influenzati dalla cultura indiana yogica che vede la meditazione come una disciplina anche del corpo, che all'inizio può risultare persino dolorosa.

Marina Borruso, che porta l'insegnamento di Eckhart Tolle in tutta Europa, invece è più accondiscendente.
Non si deve raggiungere uno stato particolare, secondo lei, ma stare. 
Foto dell'autrice
Stare tornando a noi stessi.

Non si tratta per esempio di respirare in un certo modo, basta osservare il respiro che c'è, scrive, non si tratta di essere rilassati, ma di essere consapevoli del rilassamento o del non rilassamento che c'è.

Anche per ciò che riguarda la posizione del corpo, più che sforzarsi di mantenere una posizione, basta portare attenzione sulla posizione che abbiamo mentre meditiamo.
Stando così nel Presente, il corpo stesso pian piano si allineerà con lo stato di consapevolezza, con movimenti e assestamenti spontanei.

Liberando il corpo dal controllo della mente smetteremo di manipolare l'esperienza che stiamo vivendo.

Nella meditazione tradizionale la respirazione è funzionale a mantenere l'attenzione su di essa per non seguire i pensieri.
Ma secondo Marina Borruso anche la semplice osservazione di ciò che è, ciò che siamo in questo momento, è già efficace a sganciare la mente del suo flusso inarrestabile pieno di brusio.

Foto dell'autrice
Persino la sonnolenza che a volte può coglierci mentre meditiamo non è più vista come un'incapacità di stare con attenzione, ma può essere funzionale all'osservazione di quello stato particolare che ci ha colti.

Ogni cosa che accade in noi e fuori di noi andrebbe osservata.
Lì c'è il Presente, e il Presente ci porta a Essere.



martedì 30 luglio 2013

Le tre vie verso il coraggio del guerriero

Ci sono tre strumenti che il guerriero spirituale deve possedere per camminare sul sentiero della non paura. 

Il primo è la disciplina
Questa è come la luce del sole che tutto pervade. Non lascia nulla in ombra.
Il guerriero non intende la disciplina come qualcosa di rigido e marziale, ma una totale assenza di pigrizia e completa applicazione.
Foto dell'autrice
Continuare sulla propria strada senza tirarsi indietro. Questo gli permette di diventare leale e compassionevole verso gli altri, libero dalla paura.

Il secondo strumento è l'eco della propria consapevolezza meditativa
Quando si indulge nella pigrizia, ci si arena un po' sul percorso, ecco che queste azioni producono un'eco. Questa eco risuona come in un canyon continuando a richiamare la vostra attenzione su ciò che state trascurando. Essa serve a mantenerci svegli.
Ma un guerriero davvero sveglio non ha nemmeno bisogno di venire da essa richiamato, perché non indugia in pigrizia.
Quindi, è consigliabile non aspettare di sentire questa eco. Bisogna sempre fare uno sforzo per restare svegli e non perdere la strada.

Il terzo strumento è un'arma: la saggezza della consapevolezza discriminante.
E' la percezione e l'acume mentale. E' l'intelligenza usata come strumento di saggezza. 
Ma questa consapevolezza si sviluppa solo in assenza di Ego.
Secondo la tradizione guerriera di Shambala, bisogna uccidere un nemico ogni mille anni.
Questo nemico è la personificazione dell'Ego.
Ma per ucciderlo da veri guerrieri spirituali, l'azione deve essere priva di aggressività, di rabbia,  desiderio di vendetta o di punizione. 
Solo la pura compassione può uccidere il nemico nel modo giusto.