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sabato 16 dicembre 2017

La meditazione ti spoglia

Uno degli effetti collaterali della meditazione, quando diviene una pratica quotidiana costante - due volte al giorno almeno - è che ti spogli del superfluo.

Non solo hai meno bisogno di comprare e circondarti di cose materiali, ma di colpo hai meno voglia di parole, sia di pronunciarle che di sentirle, non hai più necessità di fare lunghe conversazioni con gli amici, nemmeno al telefono. Non hai più la pulsione ad accendere radio, tv, internet. 
Tutte quelle parole, quel surplus di immagini, opinioni, video, parole scritte nei post cominciano a non interessarti più di tanto, non ricerchi il contatto costante col telefono.

Meditation time - Foto dell'autrice 
Ti viene voglia di comunicare solo l'essenziale, di colpo ti rendi conto che non hai nemmeno più interesse a condividere post sciocchi tra le amiche su Whatsapp, superfluo anche quello.

La pratica della meditazione ti ripulisce la mente e le emozioni dal brusio di fondo - che a molti dà dipendenza. Basti pensare a quanta gente non può fare a meno di avere la tv accesa anche se fa altro o riceve ospiti. Se glielo fai notare ti rispondono che tiene loro compagnia. Questo significa solo una cosa: hanno paura del silenzio. 
Perché nel silenzio c'è la nostra essenza. Non tutti sono pronti per incontrarla.

Con la pratica meditativa costante, non importa per quante ore al giorno, le cose superflue ti scivolano addosso. 

lunedì 2 gennaio 2017

Sullo stare da soli

La solitudine è una delle cose che agli umani fanno più paura. Un po' perché siamo animali sociali, ma soprattutto perché per l'umano medio star da solo significa stare con uno sconosciuto: sé stesso. 
Ci sono persone che invece amano la solitudine intenzionale ma in genere, negli avvenimenti sociali più importanti, la tentazione di stare in compagnia è forte. 

Questi avvenimenti sono in genere il Natale e il Capodanno. Moltissime persone trovano triste starsene da soli durante queste celebrazioni. Queste sono però occasioni utili per guardarsi dentro e comprendere quanto siamo tentati di stare in compagnia per la paura dell'isolamento e quanto invece festeggiamo per vero piacere di farlo, di stare con le persone cui vogliamo bene.

Questo ultimo Capodanno l'ho organizzato in anticipo con amici per non arrivare al 30 dicembre senza sapere bene che fare, anche se ho sempre trovato qualche occasione all'ultimo momento. Eppure, anche questa volta al 30 ancora non sapevo bene che fare perché non avevo voglia di baldoria in discoteca né di festeggiare all'aperto, visto il clima rigido - come mi era stato proposto.


Solitudine - Foto dell'autrice
A un tratto mi sono detta: e se per una volta stessi a casa da sola, a scrivere o meditare? Tisana calda e lavoro. Perché no?
Ho osservato quelle che una volta erano le mie paure: stare da sola a Capodanno significava essere una specie di sfigata. Ma questa volta non c'erano più. Ho sentito che potevo prendermi del tempo per me facendo qualcosa di rivoluzionario: non festeggiare.
Ho vissuto un anno magnifico, pieno di doni e di nuovi inizi, di certo non mi sarei sentita isolata solo per non essere in mezzo alla folla a fare baldoria.

Nel momento in cui ho cominciato ad assaporare la gioia intima di stare con me stessa senza pretese di divertimento e compagnia a tutti i costi, ecco che mi sono arrivate due proposte alternative per celebrare il Capodanno, né in discoteca né all'aperto.
Ho accettato la proposta di un'amica che non vedevo da tempo, una cena tra amici in tavernetta, una cosa tranquilla. 
In quel momento, ricevendo la telefonata, ho compreso che le cose migliori accadono quando smetti di temere il loro contrario.

Se temi la solitudine ottieni solitudine, se temi di restare senza soldi ottieni povertà, se temi di crearti storie d'amore insoddisfacenti le otterrai. 

Quando lasci andare, il meglio per te arriva. E' una Legge.

giovedì 28 luglio 2016

Sorella Morte


La nostra vita è costellata di piccole morti simboliche: il cambio dei denti da latte da bambini, passare da un livello di scuola ad uno superiore, ogni volta che ci lasciamo con un partner, che cambiamo casa o lavoro, che smettiamo di fumare, ogni taglio di capelli, ogni volta che buttiamo vecchi vestiti per far spazio a nuovi. 
Anche fare un salto evolutivo grazie a una nuova consapevolezza rappresenta una piccola morte necessaria.
Andare a vivere da soli lasciando la propria famiglia d'origine è un'altra morte necessaria. Il bambino dipendente deve fare spazio all'adulto indipendente, contando sulle proprie forze.

Dal mio libro Manuale rock per guerrieri danzanti
Nell'esperienza di coppia, come ricorda Clarissa Pinkola Estés, c'è sempre lo spettro della morte in agguato a terrorizzarci, a fare capolino dietro lo splendore dell'innamoramento.
Intendo che non è solo la paura della fine del rapporto, ma anche dell'eventuale delusione, dell'eventuale abitudine che tutto appiattisce.
Ma per accettare l'amore totalmente dobbiamo accettare la vita totalmente, e per farlo non si può evitare la morte in quanto complementare alla vita. Non esiste vita senza morte né morte senza vita, e l'innamorato deve tenerne conto. 
Amare è farlo nonostante quello spettro, è guardare nelle orbite del teschio (...). 
Non si può scappare dal coinvolgimento pensando di ingannare Sorella Morte.

Teschio (cimitero di Pisa) - Foto dell'autrice 
Inoltre, la stessa Pinkola Estés spiega che a livello archetipo, nell'inconscio collettivo, le ossa sono simbolo dell'anima. Così come esse restano dopo la dissoluzione dei tessuti molli, l'anima resta dopo la dissoluzione del corpo fisico. 
Senza ossa saremmo sacchi di carne, senza anima saremmo automi.
Secondo una leggenda messicana da lei narrata nel celeberrimo libro Donne che corrono coi lupi, cantare sulle ossa raccolte nel deserto significa ricomporre i frammenti dell'anima fino al ritorno alla propria integrità.

La tendenza di alcune rockstar, specie nell'ambito dell'heavy metal, a comparire in foto e sul palco con teschi in mano o truccati da morti, al di là del desiderio di scioccare o far provare ribrezzo, cela in realtà il coraggio di guardare la propria paura della morte in faccia per farci amicizia. Se non si affrontano le proprie paure arrivando a riderne, non si sarà mai veramente liberi di vivere senza paura.
Truccatevi da scheletro e guardatevi allo specchio. Che cosa provate? Lì c'è un'importante lezione per voi.

sabato 2 luglio 2016

Il senso di colpa delle donne

Mi capita spesso di parlare con donne che hanno grossi problemi relazionali con il proprio partner, geloso e  possessivo. Ciò che emerge dai loro racconti ha un filo comune: il sentirsi giudicate colpevoli di volersi allontanare rivendicando i propri spazi o di avere intenzione di tradire. 

Anche quando le accuse di tradimento sono infondate, il problema principale che riscontro è che la donna tende a giustificarsi in maniera ossessiva di non far nulla di male, tradendo un paura inconscia di essere disapprovata.

A quanto pare non basta sapere di non aver nulla di cui farsi rimproverare. Il punto è il rimprovero in sé.
Queste donne hanno la tendenza all'inizio del rapporto a concedere tutto ciò che l'uomo chiede, allontanandosi dalle proprie amicizie, stando alla regole imposte dall'uomo possessivo che teme l'abbandono, generando una sicurezza di averle in pugno che quando esse cominciano a sentirsi soffocare, li manda in crisi.
Disapprovazione - Foto dell'autrice

Non ha importanza che l'uomo stesso debba evidentemente lavorare sulla paura di perdere l'oggetto della sua illusione di possesso, magari per traumi infantili.
Il punto è che le donne dovrebbero imparare a riconoscere la propria paura atavica di disobbedire e quindi di essere rimproverate o disapprovate.

La paura della disapprovazione nell'inconscio femminile è molto radicata dopo millenni di condizionamenti sociali e familiari e sottomissione, per cui la perdita della stima del capofamiglia (anche solo simbolico) significa a livello arcaico essere emarginate.

Il senso di colpa generato da questa paura paralizza molte donne in situazioni sentimentali al limite della sopportazione, in cui ogni angheria viene subita pur di non perdere il senso arcaico di protezione data dalla figura maschile.

A livello alchemico, l'unica cosa da fare per guarire questa paura è stare dentro il terrore paralizzante generato dal senso di disapprovazione e quindi di colpa che ne consegue. 
Senso di colpa - Foto dell'autrice
E' inutile dirsi a livello razionale che non si è fatto nulla di male, se la dipendenza poi continua.
Invece di cercare di scappare dalla situazione rischiando di generare un'altra relazione simile, bisogna avere il coraggio di stare in quel sentire con le gambe che tremano e l'angoscia generata dal confronto con il partner geloso e irragionevole.

Una volta che questa paura viene osservata, ecco che man mano si affievolisce fino a scomparire.
Allora queste donne saranno pronte per alzare la testa e guardare il partner negli occhi. E da quel momento non sentiranno più alcun impulso a giustificarsi.  Saranno diventate libere. Libere di essere sé stesse. 


giovedì 30 giugno 2016

Zanzare e Presenza

Ormai, per chi lavora su di sé, è assodato che ogni occasione è buona per esercitare l'esercizio della Presenza e l'osservazione sulle reazioni del corpo e della personalità ai fastidi.

In queste notti d'estate capita di svegliarci nel cuore della notte con un prurito fortissimo, quasi insopportabile, in qualche parte del corpo appena predata da una zanzara famelica. La prima reazione meccanica è quella di grattarsi in modo selvaggio imprecando contro la piccola creatura, poi di guardarsi intorno con sguardo assassino impazienti di ucciderla per vendetta. 

Ma già svegliarci nel cuore della notte con un piede dolente, ad esempio, ci permette di ricordarci che abbiamo i piedi! Non è poi così scontato, ci scordiamo continuamente di avere un corpo, tranne quando ci fa male o ci prude una parte di esso.

Zanzare - Foto dell'autrice
L'esercizio di Presenza entra in gioco quando ci sforziamo di non grattarci, e cerchiamo invece di stare in quel fastidio, nel nervoso e nella eventuale paura di essere ancora predati. 
Cosa accade se stiamo lì ad osservare quanto il corpo è meccanico nei confronti del prurito? Accade che per quegli attimi non ci stiamo identificando con la macchina. Non siamo più vittime di un insetto fastidioso ma diventiamo l'Osservatore.

Questo permette di non perdere energia nella lamentela e nel vittimismo, ma soprattutto ci restituisce la dimensione della paura che abbiamo del disagio che ci provoca il prurito. Osservandola, svanisce. E così interrompiamo la nostra meccanicità, torniamo alla nostra Integrità.
E allora possiamo decidere di spegnere la luce senza passare il resto della notte a caccia della zanzara, anche a costo di dover ripetere l'esercizio ad ogni nuova puntura!


mercoledì 16 marzo 2016

L'edonismo che porta all'estinzione

Nel post di oggi mi soffermo ancora su quanto sto osservando attorno a me circa l'incapacità di molte persone, specie della mia generazione, di prendersi delle responsabilità e andare oltre il loro piccolo mondo.

Ho notato che moltissimi miei coetanei, anche amici che ho frequentato da ragazza, non solo non si sono costruiti relazioni solide e durature, ma tantissimi non hanno fatto figli. Pochi sono quelli che dicono di volerli, tanti quelli che considerano il diventare genitori un peso troppo grande da portare e un pericolo per la loro libertà.


Edonismo - Foto dell'autrice
E' vero che finalmente le donne di oggi sono libere di scegliere la maternità e non di viverla come un'imposizione sociale e culturale. Ma questo rifiuto quasi massivo mi fa pensare che dietro ci siano paure profonde di crescere e soprattutto di perdere la propria centralità. Cioè, se diventiamo genitori è ovvio che nei primi anni di vita del bambino i nostri bisogni edonistici dovranno essere messi in secondo piano. Ma si tratta solo di un periodo. E poi, questi nostri bisogni sono davvero così fondamentali?

Eppure, sempre più gente pare incapace di costruirsi un futuro, di investire sulle generazioni a venire, quasi che il proprio pessimismo cosmico li facesse sentire colpevoli di mettere al mondo figli in una realtà percepita come ostile e senza speranza. E allora ecco che si preferisce vivere spinti dal proprio ego smisurato aborrendo ogni responsabilità e tutto ciò che viene percepito come una gabbia: relazioni e figli in primis. 

Non mi soffermerò a cercare le cause di questo pensiero sempre più dominante dando la colpa ai propri genitori, ma così facendo si rischia un'estinzione di proporzioni bibliche. La nostra generazione sta abortendo il proprio futuro. E' ovvio che per mettere su famiglia e fare figli bisogna trovare il/la partner giusto/a. Ma per molti questa obiezione non vale perché magari la persona giusta accanto ce l'hanno già. Allora adducono scuse come la mancanza di soldi. Eppure, ai tempi dei nostri avi i bambini si facevano anche se c'era poco denaro e anche in tempo di guerra.

Alla nostra generazione manca la capacità di pensare in grande, di approcciarsi al futuro in modo costruttivo e con coraggio, sfidando i tempi difficili. Si preferisce farsi coccolare dalle false lusinghe del consumismo ma poi cosa lasceremo? Nulla, non avremo nessuno cui lasciare la nostra eredità morale e culturale. Le nostre famiglie si estinguono in nome del vivere (fintamente) spensierati spremendo tutto il falso succo della vita.
Tenerezza - Foto dell'autrice

Ma siete sicuri che il vero succo della vita sia nel consumare, godere dell'effimero, essere sempre al centro del proprio mondo?

Anche a livello culturale rischiamo di lasciare l'Italia e l'Europa a chi non ha i nostri stessi valori, la stessa educazione all'uguaglianza tra uomo e donna, l'amore per la cultura che ci hanno fatti grandi e irripetibili nel mondo. 
Considerando il fatto che gli italiani dimostrano di essere sempre più illetterati e incapaci di apprezzare l'arte - i musei in genere sono snobbati dai ragazzi  e le librerie indipendenti stanno morendo - che ne sarà di tutta l'immensa, commovente, divina Arte che i nostri avi hanno creato e che ci hanno lasciato in eredità? 

Prima di dare la colpa al mondo del lavoro che non permette alle madri di lavorare e occuparsi della prole insieme - anche se è in parte vero - bisognerebbe rivedere la propria scala di valori.  Chiedetevi cosa vi spinge davvero a non diventare genitori. Se si trova un blocco creato dalla paura, allora scegliete di affrontare quella paura, e abbiate il coraggio di diventare genitori anche in tempi difficili e anche se il vostro ego pesta i piedi. 
Solo così potremo diventare adulti responsabili e salvarci dall'estinzione. Inoltre, solo quando hai dei figli comprendi cos'è l'Amore incondizionato.
Non c'è cosa più triste del vedere un'intera generazione estinguersi per puro edonismo. 

venerdì 4 marzo 2016

L'Era del Capriccio

Oggi scrivo di una considerazione fatta di recente, grazie anche ad alcune tematiche di attualità. Mi pare evidente che stiamo vivendo quella che si può definire l'Era del Capriccio perché pare che gli adulti non riescano più ad essere tali, ma restano bloccati psicologicamente all'adolescenza. Sempre più irrequieti e irretiti da una società che li vuole consumatori, si comportano spinti unicamente dagli impulsi dell'ego, smettendo di porsi domande etiche.

Ecco quindi che per avere un figlio che non si può avere (non importa che si tratti di una coppia etero oppure no) basta affittare un utero senza porsi problemi su eventuali traumi che quel bimbo strappato alla madre subirà, né sullo sfruttamento della donna come fattrice - e non importa che lei lo faccia volentieri o meno, è pur sempre schiavitù.

Bambola - Foto dell'autrice
Per ogni desiderio ecco trovata una soluzione che non ha nulla a che vedere con l'accettazione di ciò che è. Si preferisce pestare i piedi ed ottenere ad ogni costo ciò che si vuole.

Gente che non vuole rinunciare a mangiare come un bufalo e alla propria vita sedentaria lamenta di essere obesa, ma non avendo voglia di fare sforzi ricorre alla liposuzione, come fosse un rimedio perfetto e senza conseguenze, illudendosi che risolva il problema alla radice. In realtà non è così, prima o poi il grasso tornerà ad accumularsi e senza una dieta equilibrata e attività fisica regolare - cioè con uno sforzo di volontà continuativo - l'eterno adolescente non avrà nessun risultato soddisfacente.

Ma capriccioso è anche chi dice di amare i bambini ma poi non ne fa perché troppo impegnativi, non sia mai che per anni ti tocca rinunciare a uscire spesso la sera e ad andare in vacanza in posti esotici non adatti ai bambini piccoli. Salvo poi pentirsi da vecchi del proprio egoismo e trovarsi ad aver dato priorità a valori effimeri come il divertimento e il godimento fine a sé stessi. 
Per infantilismo si crea un'ecatombe demografica e, di conseguenza, culturale.

Non so di chi sia la responsabilità a monte, ma io vedo una generazione di adulti che non sanno crescere, che restano magari a casa da mammà fino a cinquant'anni per comodità, così i soldi dello stipendio lo si spende solo in vestiti, borse e vacanze. 
Ma in questo modo non si evolve, non si affronta la vita con le sue responsabilità, difficoltà e ostacoli che temprano e rendono più saggi. 

E' come se questa generazione avesse paura di vivere davvero per timore di affrontare la vita reale, la paura di soffrire e fallire. Si ha il terrore di sentirsi dire di no, anche dalla vita, e allora invece di accettare la realtà per ciò che è, ecco che si trovano soluzioni alternative ma poco etiche oppure, semplicemente, poco evolutive per la coscienza. 

venerdì 29 gennaio 2016

Le forze antagoniste

Una Legge universale dice che quanto più siamo decisi ad andare in una direzione, tanto più ci arrivano delle forze antagoniste a sbarrarci il cammino. 
Invece di arrabbiarci pestando i piedi considerando la cosa ingiusta, visto che non la possiamo cambiare, la cosa più saggia da fare è sfruttare la cosa a nostro vantaggio. 

Intanto, avere una forza antagonista che ci mette il bastone tra le ruote è una bella sfida a comprendere quanto amiamo il nostro percorso di vita, quanto davvero lo sentiamo nostro nell'anima, ma soprattutto ci tira fuori la grinta.
Questo non significa lottare contro la forza antagonista - ne usciremmo sconfitti - ma essere più scaltri di lei, conoscerla, osservarla, scansarla come si fa nelle arti marziali.
Più le diamo importanza e più prende potere, togliendoci energia. 
Se invece la affrontiamo senza timore, centrati, impassibili, si allontanerà da noi. Non le avremo dato nutrimento né con la paura né con la rabbia o l'opposizione aperta. Anzi, una buona dose di ironia è l'arma più letale che ci sia. 

Energia - Foto dell'autrice
In fondo, nulla viene per nuocerci ma per insegnarci qualcosa, nel bene o nel male. Quanto più sentiamo che qualcosa o qualcuno ci respinge, più possiamo stare certi che siamo sul sentiero giusto. Perché andare verso la propria libertà emotiva alle forze antagoniste, chiaramente, non piace per nulla. Gli outsider fanno paura perché non si fanno agganciare dal gruppo/egregora/moda/partito politico, ecc. Che poi alla fine sempre egregore sono, tutti. (Per chi non sapesse cos'è un'egregora sappia che è un'entità formata dall'energia psichica di più persone, in poche parole una forma-pensiero).

La differenza sta, però, nel sapere che non bisogna andare contro solo per partito preso, solo per essere diversi, o non faremo che il gioco delle forze antagoniste che avranno maggiori ragioni per sbarrarci la strada verso noi stessi, il nostro Sé autentico.

Infatti essere guerrieri di luce significa proprio essere centrati e attenti, impassibili e coraggiosi, non sbraitare contro questa o quella forza antagonista cercando di prenderla a pugni.
Molti confondono la figura del guerriero vero, autentico con il rissoso/guerrafondaio, associando il termine guerriero a guerra
Ma i saggi sanno che il vero guerriero ha prima di tutto affossato i propri demoni e solo dalla sua centratura di Cuore può arrivare la Forza interiore che affossa tutte le forze antagoniste. Senza rabbia. Senza muscoli. 


sabato 12 dicembre 2015

Le forme pensiero al supermercato

Recentemente, ho notato che nei supermercati vagano forme pensiero decisamente pesanti. Se prima era più facile sentire la loro presenza nei discount, ora si sono insediate anche nei supermercati comuni.
Le forme pensiero, per chi non lo sapesse, sono entità autonome create dall'energia dei nostri pensieri fissi, oppure da una nostra concentrazione volontaria. Possono essere sia benefiche che malefiche, o pesanti, come preferisco definirle. 
Centro commerciale - Foto dell'autrice
Quelle pesanti vengono da pensieri ossessivi carichi di paura, rabbia, giudizio, senso di impotenza, frustrazione, gelosia, desiderio di vendetta e tutto quanto di negativo la nostra mente può produrre. 

Se in un ambiente le persone provano un certo tipo di pensiero ricorrente, la sua energia crea una forma pensiero che aleggia lì dentro, insinuandosi nelle menti perché bisognosa di nutrimento. Un individuo che lavora su di sé riesce a notarla, mentre chi dorme non lo nota neppure oppure lo imputa a uno stato emotivo proprio.

Come dicevo all'inizio, ho notato che in questo periodo i carichi emotivi che aleggiano nei centri commerciali sono particolarmente molesti. Credo che a causa della crisi economica la gente si senta abbattuta, demotivata o frustrata, ossessionata dalla paura di non farcela ad arrivare alla fine del mese, e il periodo natalizio acuisce questa sensazione, dato che le campagne pubblicitarie invitano a comprare regali e cibi per il pranzo di Natale in un'atmosfera di falsa gioia e bontà d'animo.

Il problema è che, come già accennato sopra, la gente non sa che queste preoccupazioni creano forme pensiero che si insinuano nelle menti appena varcata la soglia del supermercato.
Sono stata visitata anch'io da queste entità, ma conoscendole le ho osservate senza farmi invischiare. 
Supermarket - Foto dell'autrice
Appena entrata per fare la spesa ho sentito un peso schiacciante addosso, doloroso, pieno di tristezza, invece di essere attratta dai prodotti variopinti sugli scaffali e blandita dalla musica in sottofondo, come gli psicologi esperti di marketing si aspetterebbero. Ho capito che stavo sentendo su di me tutto il peso della paura e il senso di penuria che aleggia in questo periodo storico in Italia.

Si deve stare in guardia, essere molto presenti quando si entra a fare compere o se ne resta influenzati. Solo così ci si accorge della pesantezza di quelle sensazioni, dei pensieri negativi che  ci attraversano.
Riconoscerle è già una difesa. Bisogna restare in stato di Veglia il più possibile, sforzandosi di ricordare che quelle sensazioni sgradevoli, quel senso di depressione che ci piomba addosso non è nostro, non siamo noi a provarlo.
E' un'entità autonoma e solo distaccandocene in presenza possiamo tenerla lontana.


martedì 1 dicembre 2015

Attenzione a pregare per la Pace!

In questi giorni un po' bui con venti di guerra che lambiscono i nostri pensieri e il vivere quotidiano, si leggono spesso sui social inviti a pregare per la Pace, invocando la Madonna o altre divinità.

Chi conosce le Leggi che reggono la Realtà sa bene che si attira ciò per cui si vibra. Se si teme che la Pace sia in pericolo, se si è angosciati all'idea di un possibile futuro di guerra, si rischia di pregare per disperazione, chiedendo al Divino ciò che si pensa ancora non ci sia.
Si sta riflettendo la propria mancanza di pace interiore e di fiducia, se si dice che là fuori non c'è pace.

Chiesa seicentesca, Chieri - Foto dell'autrice
Esistono molti testi che trattano la preghiera dal punto di vista del Nuovo Paradigma (cioè l'interno è l'esterno, e viceversa). Tutti concordano nel dire chiaramente che la vera preghiera efficace si ottiene concentrandosi solo sull'atto di preghiera fine a sé stesso. 

Invece di chiedere ciò che pensiamo che manchi o di proteggerci da ciò che temiamo possa accaderci di male, bisognerebbe entrare in connessione profonda con la vibrazione della fede e dell'amore e il pregare diventerebbe solo un manifestarsi a parole di questa vibrazione. Senza chiedere. 

Perché se chiediamo, stiamo implicitamente dicendo al Divino che non abbiamo fede nei suoi Piani, per quanto oscuri e spaventosi ci posano sembrare. Inoltre, come detto sopra, tutto ciò che si manifesta nel mondo esteriore è un riflesso di ciò che a livello collettivo l'umanità sta vivendo in forme-pensiero.

Se la forma-pensiero collettiva vibra sul conflitto, la paura e il sospetto, l'unico modo per scioglierla è un atto di preghiera scevro da paura e disperazione.

Quindi, state in guardia!
Se volete pregare per la Pace nel mondo concentratevi sull'atto della preghiera in sé senza richieste né paure o otterrete il contrario.
Perché l'Universo ci restituisce ciò che mandiamo.



giovedì 29 ottobre 2015

Macchine biologiche in panne

Tempo fa ho dedicato una riflessione al corpo che pare ammalarsi proprio quando innalziamo la nostra energia e consapevolezza. In quel caso, avevo spiegato che la macchina biologica di cui siamo dotati a volte fatica a stare al passo con il balzo quantico di consapevolezza, e quindi se si ammala è perché ha solo bisogno di tempo per adattarsi al nuovo stato vibrazionale. 

Oggi invece sposto l'attenzione su un'altra sfumatura dello stesso problema: quando decidiamo di superare le nostre paure, i conflitti e ci lanciamo in qualcosa di nuovo, consapevoli della paura che ci fa ma determinati ad avanzare comunque, ecco che il corpo pare tradirci di colpo. Ci troviamo abbattuti a letto con influenza, febbre, dolori, e altri disturbi che ci lasciano prostrati e molto perplessi. 
A volte sopraggiungono problemi differenti nell'arco di poche settimane e danno l'impressione di essere entrati in una spirale discendente.

In questi casi non dobbiamo mai dimenticare che siamo incarnati in una macchina biologica che risponde a un inconscio che può essere insidioso proprio perché si cela nei nostri meandri più profondi e irraggiungibili. Il corpo ha una sua emotività che pare slegata dalla nostra consapevolezza. Il corpo è un animale selvatico mai completamente addomesticato. Non dobbiamo mai abbassare la guardia.

Paura e rabbia - Foto dell'autrice
Quando succede che stiamo male proprio quando dovremmo - a rigor di logica - stare bene, magari perché abbiamo iniziato un nuovo lavoro che ci entusiasma o una nuova relazione che ci coinvolge più delle precedenti, ecco che possiamo osservare il corpo arrancare nel panico più totale, che si manifesta con i sintomi influenzali. 
Una parte di esso teme questa novità perché ci stiamo addentrando in territori sconosciuti, che potrebbero espandere la nostra coscienza e il nostro cuore, e allora la macchina che fa? Si inceppa.
Ci mette al tappeto e dobbiamo affrontare giorni di sofferenza fisica.

Ma è proprio nella consapevolezza di essere sulla strada giusta, verso una piena realizzazione di sé, che si affronta il disagio fisico, dando scacco matto alla macchina che ci vorrebbe riportare indietro, alla consapevolezza un po' più flebile di prima.

Anche da queste cose si può distinguere il guerriero di luce dal comune umano lamentoso e spaventato. 


venerdì 2 ottobre 2015

La vera Forza sta nel restare

Ci sono momenti in cui ciò che hai desiderato ardentemente accade, finalmente lo hai creato nella tua realtà, ma... dopo un primo momento di Gioia e Gratitudine, ecco che emerge una paura sottile, subdola, un disagio che s'insinua.

E' la paura irrazionale della felicità, e il sole splendente che avevi nel cuore un attimo prima, è oscurato da tinte fosche fatte di dubbi, domande, aspettative in negativo. Si esce di colpo dall'estasi del Qui e Ora per tuffarsi in preoccupazioni che ci allontanano dalla Sacralità del Momento Presente, che è tutto ciò che esiste, la Vera Realtà. 



E' importante riconoscere nel corpo e nella mente il predatore che esce dalla tana e comincia a creare disagio e paura. Solo con la consapevolezza di questo predatore interiore possiamo affrontarlo, guardarlo negli occhi e trovare il Coraggio di restare. 
Questo è il punto. La voglia di scappare lontano non appena la felicità e l'amore si affacciano alla nostra vita è un invito imperioso ad Agire con il Cuore (da cui la parola coraggio). Invece di scappare, abbiamo la grande opportunità di fare un salto evolutivo di coscienza e, guardando il predatore interiore negli occhi con Amore e Gratitudine - perché ci sta facendo un favore - scegliere di restare, anche se siamo terrorizzati.

L'onestà con sé stessi, e nel caso anche con il partner, di ammettere che siamo terrorizzati ma ci stiamo sforzando, da veri Guerrieri di Luce, di restare, di accettare di affrontare anche la paura dell'intimità, del rapporto a due, del confronto e di tutto ciò che ne deriva, è la vera Forza. 

L'altro è uno Specchio. E se restiamo, e ci lasciamo condurre, abbracciare, amare, diventiamo Forza allo stato puro. E non esiste più posto in cui vorremmo scappare. Perché al momento, le braccia dell'altro sono la nostra Casa. Il posto in cui esercitare il Coraggio di amare e lasciarci amare.

venerdì 4 settembre 2015

Ricontattare il bambino interiore

Dentro ognuno di noi esiste un bambino interiore più o meno trascurato.  Il grado di armonia che manteniamo con lui si vede dalle nostre difficoltà emotive, da quanto ascoltiamo la nostra voce interiore, dal rapporto con l'infanzia in generale e, soprattutto, con i propri figli. 

Meno capiamo le esigenze dei nostri figli, meno riusciamo a relazionarci con loro e con le problematiche legate alla loro età, più abbiamo conflitti con il nostro bambino interiore. Cioè, con ciò che siamo stati da piccoli e ciò che pensavamo di noi stessi.

Un esercizio molto valido, che apporta benefici immediati, è ricontattare il bambino dentro di noi.
Mettendoci seduti tranquilli in un luogo appartato, dopo esserci centrati respirando, dobbiamo chiamarlo.
Bambino interiore, dove sei? Vuoi parlare con me?
Quando esso ci risponderà, gli chiederemo Cosa posso fare per te? Di cosa hai bisogno?
Vedremo cosa accade. Può continuare a nascondersi o farsi vedere, o parlarci dal suo nascondiglio, a volte facendo uscire solo la testa o una mano.
Teddy bear - Foto dell'autrice

Il mio bambino interiore parlava da sotto un letto ed era molto spaventato.
Qualcuno si chiederà come farà a vederlo, cioè come si manifesterà. Lo sentiremo dentro di noi e lo vedremo con gli occhi del cuore. E' più facile metterlo in pratica che spiegarlo per iscritto.

Una cosa importante è anche vedere che aspetto ha. Potrebbe essere emaciato e denutrito, e bisogna mettersi in ascolto del suo stato d'animo. Più è spaventato o denutrito - o  entrambe le cose - e più significa che lo avete trascurato.

Anche comprendere cosa pensate davvero dei bambini è un indizio molto importante per capire cosa ne avete fatto del vostro bambino interiore. Se non li sopportate o non sapete giocare con loro, o vi sentite a disagio, allora il vostro bambino interiore è messo davvero male. Probabilmente da piccoli pensavate che essere bambini era una scocciatura e non vedevate l'ora di crescere. 
Come me. E così la mia bambina interiore stava morendo di fame e di paura.

Una volta ascoltate le sue esigenze, non dovete far altro che ascoltarle, coccolare il bambino e rassicurarlo. Promettergli che d'ora in avanti terrete conto della sua esistenza.
Ho nutrito la mia bambina interiore emaciata, l'ho coccolata, ho pianto con lei, le ho chiesto perdono. E finito questo esercizio ho sentito una pace interiore che non avevo mai provato prima.

Non vi resta che provare. E vedrete tutto da un punto di vista diverso. A volte basta tanto poco per ritrovarsi.


venerdì 24 luglio 2015

Scendere nello scantinato

Quando abbiamo blocchi emotivi irrisolti, e stare nel sentire non ci è utile perché non sentiamo l'emozione, una tecnica utile può essere la terapia dei cristalli. 
Nonostante un vago scetticismo, quando ho deciso di sottopormi a una seduta di cristalloterapia ho avuto sensazioni molto forti che mi hanno confermato la validità del metodo. 

In base ai nostri blocchi le sensazioni sono molto diverse. All'inizio non sentivo nulla, ero solo rilassata. Ero carica di cristalli eppure non succedeva niente. La mia terapista ha caricato ulteriormente, ed ecco che di colpo ho sentito le gambe farsi pesantissime. Quando ha aggiunto un cristallo sulla gola - non saprei dire quale perché si sta con gli occhi chiusi - ecco che di colpo ho avuto la sensazione di scendere a picco verso il basso, come in un ascensore senza controllo. Non era una bella sensazione.

Pozzo di Santa Cristina (Sardegna) - Foto dell'autrice
Quando succede questo, qualcosa ci sta suggerendo di scendere nello scantinato interiore. Può fare molta paura, arrivano sensazioni angoscianti, si sentono fastidiosi insetti o entità camminarci addosso come ragni o millepiedi. Può sopraggiungere la voglia di scappare, c'è un senso di oppressione, di pericolo imminente, e sussurri sinistri. 

Eppure, è lì che dobbiamo portare la luce della consapevolezza. Qualsiasi emozione emerga, che sia pianto o rabbia, è già un barlume di luce. Dove prima c'era incapacità di provare emozione comincia a muoversi qualcosa ed è sempre la via giusta per riportare equilibrio, e non importa se una sola visita non basta. Il solo essere scesi a esplorare e aver guardato con consapevolezza quello che prima non riuscivamo a vedere, è il primo passo verso la liberazione dai pesi del passato che condizionano il presente.

mercoledì 22 luglio 2015

Il discernimento

In moltissime fiabe c'è una fanciulla che a un certo punto della storia è costretta dalla strega di turno a lavorare per lei e separare dei semi da un mucchio di sporcizia. Il compito sembra sempre impossibile da compiere, ma ad intervenire in soccorso della fanciulla c'è sempre qualche magia, o fata, o una bambolina che compie l'atto al suo posto.

Grano - Foto dell'autrice
Questo tipo di fiaba è nata per insegnare il discernimento. Le ragazze, in epoca arcaica,  avevano sempre una donna saggia che si occupava di insegnare loro a usare il proprio intuito e il potere femminile per discernere tra ciò che nutre (i semi buoni) da ciò che è nocivo (la sporcizia). Ciò che nutre viene dall'anima, la sporcizia è tutto ciò che ci impedisce di evolvere. 

La forza magica che viene in soccorso alla fanciulla e fa il lavoro al posto suo è l'intuito, ma anche la razionalità costruttiva. 
Invece di disperarsi nel tentativo di compiere un'impresa che pare impossibile in poco tempo, essa si affida a quella parte di sé che si chiede: Cosa è bene per me? Cosa mi nutre di più? Questa cosa la sento nel cuore oppure no? 

Quando abbiamo un forte dubbio, ecco che dobbiamo attuare questo compito: separare i semi buoni dall'immondizia, ciò che è creativo e viene dal sentire di cuore da ciò che viene dalla parte ferita e che vive ancora nella paura, nelle illusioni.

La voce interiore, come sempre, sa meglio di noi come si fa a discernere e quando è il momento opportuno dobbiamo affidarci ad essa e lasciarla fare.

giovedì 14 maggio 2015

Come dicevano i Blues Brothers...

Ogni volta che ci troviamo dinanzi a una prova di vita o a una sfida con noi stessi, o a qualcosa che non abbiamo mai fatto e ci spaventa, dovremmo ricordarci di non essere anime che stanno portando avanti un compito.
Se ci viene richiesto di fare un qualcosa, evidentemente è perché siamo in grado di farlo, la nostra anima è pronta per quell'esperienza. Non ci vengono date prove che non possiamo superare. A non sentirsi pronto o adeguato è l'insieme dei corpi, cioè fisico (tremarella), emotivo (ansia), mentale (paura di fallire o fare brutta figura).


Forza interiore - Foto dell'autrice
Ogni volta che ci si presenta una nuova sfida, ricordiamoci che siamo anime e che, come dicevano i Blues Brothers nell'omonimo film, Siamo in missione per conto di Dio.
Perché qualsiasi sia il nostro compito terreno, viene comunque da lì.

Identificandoci con l'anima, non possiamo più temere il fallimento. Perché non esiste. E' solo una percezione distorta piena di giudizio su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, su ciò che è bello e ciò che non lo è. E' timore del giudizio altrui. Della derisione.

Ma nessuna anima fallisce sulla Terra. Anche quando una persona non supera al meglio della sue possibilità una prova, è esperienza.
Fa tutto parte del bagaglio.

Quindi, ogni volta che avete paura di affrontare qualcosa di nuovo o per cui vi sentite inadeguati, ricordatevi che siete un'Anima in Missione sulla Terra. Quale missione non importa. 
Anche se il corpo ha le gambe molli, voi lo osservate con amore, ma non siete quel corpo. Siete un'Anima infallibile in un corpo spaventato.

Questa consapevolezza vi dà un grande Forza interiore.


martedì 5 maggio 2015

Rilassiamoci un po'!

Il rischio dell'osservarsi di continuo senza una vera apertura del Cuore porta a giudicarsi di continuo, a bacchettarsi per non esserci stati - cioè non essere stati presenti - in determinate occasioni, o per non essere riusciti a mantenere la calma, per esserci lamentati, eccetera.
Quindi, a volte il risultato è un irrigidirsi per il timore di lasciarsi andare non ricordandosi di sé, gesticolare, chiacchierare senza sosta, al posto dell'essere semplicemente vigile.


Sbarre - Foto dell'autrice
Osservarsi non è difficile, ma farlo nel non giudizio a volte pare un'impresa impossibile. Eppure, accorgersi di ciò è già guarigione, perché l'amore inespresso dentro di noi ci sta mostrando in cosa non ci stiamo ancora amando.
Confondiamo il non bacchettarci da soli con il lassismo. Pensiamo che se non siamo implacabili con noi stessi finiremo col lasciarci andare nel Lavoro su di sé fino metterlo in secondo piano o a passare sopra alle mancanze.

Ma senza l'Amore misericordioso verso quelle parti dormienti di noi ci stressiamo inutilmente, rischiamo di stancarci perché la rigidità alla fine pesa come un macigno. E la paura di essere giudicati come ancora troppo dimentichi di sé ci immobilizza invece che aiutarci ad avanzare fiduciosi nel mondo.

Le gabbie che cerchiamo di aprire cambiano veste ma sono sempre gabbie. Occhio, quindi, a non diventare le istitutrici svizzere di noi stessi!
Bacchettarci non è amarci. Essere inamovibili riguardo al nostro percorso di Risveglio e vigili non deve diventare un tribunale
Rocca - Foto dell'autrice
interno.


La stessa cosa vale per tutte le scelte di vita, dal diventare vegetariano allo scegliere la medicina alternativa a quella tradizionale. Se ti irrigidisci in una categoria e giudichi sbagliato ciò che fanno gli altri stai ancora dormendo, perché è sveglio chi ama e comprende, non chi condanna puntando il dito.

Amate i vostri nemici significa proprio "amate ciò che di voi non vi piace". Pregate per i vostri persecutori significa farlo per noi stessi, perché i giudici più implacabili siamo proprio noi!

martedì 31 marzo 2015

Cosa succederebbe se...

Spesso le paure imprigionano in schemi mentali che impediscono alle persone di essere libere, libere da angosce ma anche - in senso letterale - di muoversi nello spazio.
Il fatto che si assecondino sempre queste paure per non affrontarle rende più difficile uscirne, per la semplice ragione che si finisce per credere che la paura, e lo schema che ne è alla base, siano la norma. 
Non si riesce ad immaginare nemmeno come sarebbe la vita senza di essi. In fondo, essa definisce la persona ed è come se questa si sentisse più sé stessa se ha un qualche paletto che le impedisce di fare qualcosa. Insomma è l'ego stesso che gioca a sentirsi importante gridando la propria paura.

Un semplice modo per cominciare a lavorare sulle paure è chiedersi obiettivamente: Cosa succederebbe se... e aggiungete voi.
Schemi - Foto dell'autrice
Ad esempio, uno che ha paura di guidare in galleria: Cosa succederebbe se non avessi più paura di affrontare le gallerie? Risposta: Potrei andare dove voglio.

Cosa succederebbe se non avessi più paura di essere tradito? Risposta: Potrei vivere le mie storie d'amore senza angoscia e immaginazione negativa.

Cosa succederebbe se non avessi paura della folla? Risposta: Potrei affrontare qualunque luogo affollato godendomi il momento e vedendone la bellezza.

E così via...

Insomma, qualsiasi paura abbiate, la guarigione comincia dalla visione a priori di quanta libertà avreste se non ve la negaste da soli. Semplice e disarmante.  La sola sensazione di libertà portata da questo pensiero dovrebbe poter spingere le persone ad affrontare la propria paura un poco alla volta. Consapevolezza è già metà guarigione.

martedì 10 febbraio 2015

Cadere e rialzarsi

La caduta - Foto dell'autrice
Il vero guerriero non teme di buttarsi nelle cose in cui crede. Sa che se poi cadrà potrà sempre rialzarsi e far tesoro dei propri errori.
Non esiste non tentare per timore di fallire, di fare una brutta figura, del giudizio negativo, degli sberleffi dei detrattori.

Una delle prime cose che vengono insegnate nelle arti marziali tradizionali è cadere senza farsi male. E rialzarsi con l'agilità di un felino. Solo se impari a cadere con stile ti puoi rialzare subito per continuare sulla tua strada, verso i tuoi obiettivi.

Quando ci si rompe una gamba, dopo il dovuto riposo per permettere all'osso di rinsaldarsi, poi è normale tornare a camminare. Ma nelle cose della vita troppo spesso le persone si comportano come se dopo una frattura decidessero di restare a letto per tutta la vita nel timore di rompersi di nuovo qualche osso.
Per paura di un nuovo fallimento smettono di provarci, a coronare i propri sogni, e si rintanano in mille scuse.
In piedi! - Foto dell'autrice

Ma se credi fortemente in qualcosa, non esiste nulla che ti possa fermare. Meglio mille tentativi falliti che gettare la spugna alla prima difficoltà.

Tante più volte cadi, tante più volte puoi dimostrare a te stesso che sai rialzarti. Più forte di prima. 

giovedì 22 gennaio 2015

Arti marziali nelle scuole!

Come mamma di una bambina che pratica arti marziali vietnamite e come praticante di Muay Thai, sono una sostenitrice dell'idea che l'arte marziale in generale dovrebbe essere introdotta nelle scuole. 
L'ora di educazione fisica dovrebbe essere concepita come un momento in cui i ragazzi sperimentano le potenzialità del loro corpo, del respiro consapevole, non solo un'ora in cui fanno strani esercizi noiosi (questo è ciò che pensa mia figlia).


Punching bag - Foto dell'autrice
Ma soprattutto, chi pratica sa che qualsiasi arte marziale o di combattimento ti mette davanti alle tue paure, che presto si sciolgono, rendendoti più sicuro e forte interiormente, aiuta a gestire l'aggressività - repressa o manifesta che sia - comporta un sentimento di rispetto per i propri compagni/avversari. 
L'arte marziale e il combattimento ti tirano fuori la grinta, ti insegnano a cadere senza farti male e a rialzarti prontamente, a non lamentarti.

La società di oggi non forma i ragazzi per la grinta e il coraggio, li lascia inermi a vedersela con la vita e i genitori spesso sono impotenti e spaventati quanto loro.
Ecco perché si assiste sempre più spesso a episodi agghiaccianti come genitori che picchiano o minacciano un insegnante che ha messo un brutto voto o ha rimproverato lo studente.

I genitori di cui sopra credono di poter proteggere il figlio piazzandolo sotto una campana di vetro e non insegnandogli a prendersi le proprie responsabilità. Ma la loro stessa reazione è proprio sintomo della paura di assumersi le proprie responsabilità come genitori. 

Sono convinta che il fenomeno del bullismo sarebbe molto meno presente e dilagante nella scuole se i ragazzi praticassero il corpo a corpo. Perché esso ti mette davanti ai tuoi limiti, non puoi far finta di essere forte e coraggioso se non lo sei. Il corpo a corpo ti spoglia della finzione. Perché è sincero.
L'arte marziale insegna anche l'autodisciplina, che è fondamentale nella vita adulta per esercitare la volontà e non cadere schiavi di dipendenze o trovarsi incapaci di perseverare, e per credere in sé stessi.
Foto dell'autrice

Sono dell'idea che si dovrebbero aggiungere ore di pratica nelle scuole, perché le ore settimanali dedicate all'educazione fisica in Italia sono irrisorie.

I bambini spesso sono lamentosi, capricciosi e irrequieti perché si annoiano e il loro corpo fisico chiede loro di muoversi di più, ma come fanno tra i banchi dentro cui sono costretti per ore e poi i compiti, che li costringono a stare seduti anche al pomeriggio?
Non tutte le famiglie portano i figli a fare sport nelle ore libere, con il risultato di avere sempre più bambini aggressivi/capricciosi/annoiati e obesi.

Sarebbe bello poter cambiare le cose, avere una scuola che formi davvero gli adulti di domani, a tutto tondo, cioè anche un carattere più forte, più centratura e coraggio.
Ma d'altronde, perché stupirsi se non accade, visto che un popolo di guerrieri dello spirito farebbe troppa paura a uno Stato fondato sul qualunquismo e sull'opportunismo!