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venerdì 4 dicembre 2015

Ci meritiamo il meglio

Siamo cresciuti in famiglie in cui si dividevano gli oggetti in da tutti i giorni e per le grandi occasioni. Generazioni di nonne hanno avuto un salotto buono in cui nessuno poteva mettere piede se non ospiti di riguardo o parenti in visita.
Vecchie cose preziose - Foto dell'autrice
Ci siamo ritrovati con centinaia di piatti e tazzine in preziosa porcellana, posate d'argento e bicchieri di cristallo che non fanno che prendere polvere nelle vetrinette del salotto o muffa in cantina - nel peggiore dei casi. 
Li lasciamo lì un po' perché temiamo di rompere quei bei servizi irripetibili, un po' perché pensiamo di tenerli, come dicevano le nostre nonne, per gli ospiti.

Ma sotto sotto c'è come un timore reverenziale per le cose preziose, come se pensassimo di non meritare di bere il tè in tazze di porcellana, o cenare con posate d'argento.

Ma perché destinare sempre il meglio per gli altri, per fantomatici ospiti che un giorno verranno a trovarci e saranno degni dei nostri servizi? Regolarmente, quando organizziamo cene con gli amici finiamo per usare piatti e bicchieri di plastica così non si devono lavare e il servizio è tutto uguale, dato che oltre le 12 persone non avremmo più piatti dello stesso servizio disponibili. 
O almeno questo capita per le generazioni più giovani, che di solito organizzano portando ognuno qualcosa e a volte si sta tutti in piedi servendosi a buffet per mancanza di spazio e di sedie.

Quindi, perché negarci il piacere sottile di usare il meglio per noi, nel quotidiano?
Ci meritiamo il meglio e dobbiamo imparare a concedercelo, invece che lasciare tutto lì a ristagnare per anni in previsione di eventi futuri. Ma quali eventi futuri se esiste solo l'adesso?
Vasi di famiglia - Foto dell'autrice
Domani potrebbe non arrivare mai e non avremo goduto delle nostre posate d'argento, belle e solide, nemmeno per mangiare un banale piatto di pasta.
Che strane idee ci hanno inculcato le nostre nonne!

Tirate fuori le tovaglie di fiandra, le lenzuola ricamate del corredo nuziale mai usate per non sciuparle, le tazzine di caffè di nonna Ermelinda e i bicchieri a calice di cristallo di Boemia della prozia Giselda e godetevi il viaggio!


martedì 10 febbraio 2015

Cadere e rialzarsi

La caduta - Foto dell'autrice
Il vero guerriero non teme di buttarsi nelle cose in cui crede. Sa che se poi cadrà potrà sempre rialzarsi e far tesoro dei propri errori.
Non esiste non tentare per timore di fallire, di fare una brutta figura, del giudizio negativo, degli sberleffi dei detrattori.

Una delle prime cose che vengono insegnate nelle arti marziali tradizionali è cadere senza farsi male. E rialzarsi con l'agilità di un felino. Solo se impari a cadere con stile ti puoi rialzare subito per continuare sulla tua strada, verso i tuoi obiettivi.

Quando ci si rompe una gamba, dopo il dovuto riposo per permettere all'osso di rinsaldarsi, poi è normale tornare a camminare. Ma nelle cose della vita troppo spesso le persone si comportano come se dopo una frattura decidessero di restare a letto per tutta la vita nel timore di rompersi di nuovo qualche osso.
Per paura di un nuovo fallimento smettono di provarci, a coronare i propri sogni, e si rintanano in mille scuse.
In piedi! - Foto dell'autrice

Ma se credi fortemente in qualcosa, non esiste nulla che ti possa fermare. Meglio mille tentativi falliti che gettare la spugna alla prima difficoltà.

Tante più volte cadi, tante più volte puoi dimostrare a te stesso che sai rialzarti. Più forte di prima.