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lunedì 23 ottobre 2017

Quando tutto pare andare a rotoli

Di solito, quando siamo da lungo tempo in un percorso di Risveglio, di Consapevolezza, ci illudiamo che il peggio sia ormai passato, grazie alle tecniche acquisite, o alla sola consapevolezza espansa.
Quindi siamo convinti che sicuramente la strada sarà in discesa, perché ormai sappiamo bene che... ecc, ecc.

Ma quando chiediamo a lungo di svegliarci, il Risveglio prima o poi arriva, ma mai in modo dolce e rassicurante!
La Vita risponde alle nostre richieste, specie se vengono dal profondo del cuore, ma ti mette anche davanti ai tuoi limiti, alle tue illusioni, ai tuoi ultimi demoni, quelli che si nascondono più in profondità e magari nemmeno sapevi di avere.
Oppure credevi che gli ultimi rimasugli di problemi che volevi risolvere, per il solo fatto di esserne consapevole, prima o poi sarebbero svaniti nel nulla, visto che è tanto che ci lavori su...

E invece, ecco che ti arriva la mazzata, quella che ti fa cadere a faccia in giù nel fango, e ti rovina pure i vestiti cui tenevi di più... 
Allora in quei momenti, se non siamo lucidi, se ricaschiamo nella lamentela e nel vittimismo, vedremo solo la sfiga, ci chiederemo perché, nonostante tutto il lavoro di consapevolezza su di noi, siamo ancora caduti, per l'ennesima volta - anzi, magari questa volta è più dura delle altre, e rialzarci ci costerà una fatica che ci apre immane, quasi impossibile. 
Villa Moglia - Foto dell'autrice
Se viviamo ancora nell'illusione della separazione ci identificheremo nel solito sfigato che non riesce a combinarne una giusta, facendo degli inutili e deleteri paragoni con chi secondo noi è più sveglio, più realizzato, più arrivato di noi. 

In realtà, quando stiamo vivendo quella sensazione di star sprofondando sempre più in basso, restando consapevoli possiamo comprendere che la Vita ci sta facendo un grandissimo favore. Ci sta mettendo alle strette per spazzare via e in modo definitivo gli ultimi rimasugli di blocchi che ci condizionano e non ci permettono ancora di svegliarci davvero. Traumatico ma efficace. 
La sfida non è mai più potente dello sfidato, credetemi. E' lì per ricordagli che è davvero e aiutarlo a tirare fuori le sue risorse. Mentre prima tentennava, dormicchiava, ora è pronto per aprire davvero gli occhi e il cuore.
Ma deve innanzitutto fidarsi. 



martedì 28 marzo 2017

Quando arriva una mazzata

Ci sono dei momenti in cui ti arriva quella mazzata che ti fa vacillare. Pensavi di aver già risolto un sacco di casini nella tua vita ed ecco che ti arriva la botta inaspettata che rischia di farti cadere a terra con contusioni varie.

Siamo troppo abituati a vederla come un fallimento nel nostro percosso evolutivo, come qualcosa di negativo che non dovrebbe succedere. 

Ma quando hai una visione ampliata della vita e una totale responsabilità di ciò che crei, diventi proattivo e comprendi che nulla viene davvero per nuocere. C'è sempre un potenziale di risoluzione nel problema stesso. Dipende da con che occhi lo vuoi guardare.
Help! - Autoritratto dell'autrice

Vuoi vederlo da vittima o da guerriero che chiede di crescere a livello evolutivo?

La mazzata, più è grossa, maggiore è il potenziale di risoluzione che porta. L'insegnamento è già nell'accadimento. 
Invece che concentrarci sul negativo, respingendo il dono che questo accadimento ci porta, possiamo decidere come agire a partire da ciò che questa botta ci sta dicendo di noi stessi, di ciò che abbiamo creato in base ai nostri pensieri ricorrenti e alle paure più profonde. L'inaspettato, l'evento che arriva di colpo e ti lascia stordito e dolorante, è il frutto di una lunga preparazione, come spiega Stefano D'Anna nel libro La Scuola degli Dei.

La mazzata improvvisa ci permette di ripulire in un solo colpo tutto ciò che fino ad ora abbiamo temuto inconsciamente. L'azione che compiremo per risalire sarà sempre una guarigione, basta accogliere la cosa come un dono. 
E' questo il segreto.

venerdì 3 marzo 2017

Gioia, intento e fede

I momenti no accadono a tutti. Non è detto che se lavori su di te da anni, esercitando presenza e consapevolezza, non ricadrai mai più in momenti difficili.
A volte sono risoluzioni di vecchi problemi che arrivano per essere finalmente sciolti, a volte possono essere l'emergere di blocchi che non abbiamo avuto modo di riconoscere prima, nonostante tutto. A volte sembrano solo momenti no e invece, per qualche ragione che potremo solo scoprire dopo, sono degli aiuti grandissimi. 

La tendenza meccanica è quella di voler uscire al più presto da quella situazione sgradevole, ma i nostri meccanismi non sanno smettere di preoccuparsi! 

Lì entrano in gioco la volontà e la presenza. Osservare ciò che accade con distacco, vedere la paura come un'ombra passeggera è utile per sganciarsi da essa, non esserne più abitati. 


Panic - Foto dell'autrice
E' uno sforzo immane, è vero, ma stare volontariamente nella gioia e nella gratitudine anche quando tutto pare andare male sembra folle, irrazionale, ma è proprio lì la chiave. La razionalità fa attrito, mette barriere di paura che portano l'attenzione, e quindi l'energia creatrice della realtà, proprio su quello che non vorremmo. 

Ciò non significa non fare nulla per cambiare, restare lì nella gioia senza agire, ma il segreto per ribaltare la situazione a nostro vantaggio è sempre agire liberi dalla paura, non elemosinare aiuti, chiedere senza la lamentela del bisogno, dal nostro Centro, con l'intento chiaro in mente, non sporcato da dubbi.

Questa la cosa più difficile ma anche la più efficace: non essere sporcati da dubbi e paure nell'esprimere l'intento.
Per questo ci vuole conoscenza di sé e presenza, per sentire bene quando il nostro intento espresso è davvero puro.

La fede è ciò che sta alla base. Avere fede che essendo noi creatori della nostra realtà, con l'intento imbevuto di gioia e gratitudine anche nei momenti più neri, la nostra creazione si attuerà nella materia e riusciremo a crearci ciò che vorremo vivere. Che sia abbondanza, un relazione di vero amore, il lavoro dei sogni o quant'altro.

Vivi nella gioia ogni momento, manda il tuo intento all'Universo non sporcato da dubbi e paure e abbi fede!

venerdì 18 novembre 2016

La prigione è nella mente

Il tema della follia è molto presente nella musica, specie nel rock. Da Paranoid dei Black Sabbath a Lithium dei Nirvana (in cui Kurt Cobain cantava: Sono felice perché oggi ho trovato i miei amici, sono nella mia testa), dagli incubi di Infinite dreams degli Iron Maiden a Welcome home (Sanitarium) dei Metallica in cui si affronta proprio il tema dello psico-penitenziario di cui parla Salvatore Brizzi, il disturbo mentale è di grande ispirazione per i musicisti. Amy Winehouse in Rehab cantava di non voler andare in comunità di recupero per via dell'alcolismo, la dipendenza dalla droga e la tendenza all'autolesionismo. I Rolling Stones affrontano il tema della depressione nella famosa Paint it black, così come Avril Lavigne nella canzone Nobody's home.

Gli artisti in generale sono sempre stati sensibili alla tematica della malattia mentale essendo un po' più sganciati dall'addormentamento collettivo umano. 
Sbarre - Foto dell'autrice
L'artista è colui che continua a vedere il mondo con occhi diversi, non si accontenta, ma quando non ha gli strumenti per uscire dalla gabbia  mentale ecco che in qualche modo il tema lo deve affrontare, fosse anche solo dal di dentro, narrando come ci si sente. Già il fatto in sé di poter narrare il proprio disagio esistenziale significa che un po' ce ne stiamo distaccando, o non potremmo descriverlo.

Il mondo, lo sappiamo, non è come lo vediamo, è la nostra idea del mondo a crearlo, e se pensiamo di non avere libertà perché così ci è stato insegnato a casa, a scuola, nella nostra cultura, vivremo da prigionieri dei nostri limiti interiori.
Anche quando siamo convinti di essere liberi di scegliere non è così, se non siamo sganciati dalle reazioni automatiche e dal giudizio. La prigione mentale è una condizione che accomuna tutti. Almeno all'inizio, finché qualcuno non decide di evadere davvero. E comincia a cercare le chiavi della gabbia o la lima per segare le sbarre dentro di sé.

Ma spesso anche chi lavora su di sé cade in una trappola molto insidiosa: crede di essere qualcuno che ha dei problemi. Allora, conoscendo la Legge di Attrazione e sapendo di essere il creatore della propria realtà, si interroga su quale parte di sé deve ancora guarire per poter superare quel problema che lo affligge.
Ma è ancora un'illusione duale. 
In realtà non c'è nessun problema. Nessuno di noi ha dei problemi. Né i cosiddetti problemi hanno noi! 
Semplicemente, la vita è la trama su sui le cose accadono. Ma non accadono A NOI. A ME. A TE.
Accadono e basta. Se siamo identificati con qualcuno o qualcosa ecco che il fatto in questione viene percepito come un problema da risolvere. C'è ancora un giudizio di fondo. C'è ancora qualcuno - la mente duale - che giudica sbagliato, da rimuovere il problema. 

Finché pensiamo di essere qualcuno che ha un problema il manicomio resta affollato. 



mercoledì 21 ottobre 2015

Amicizie alchemiche

Le amicizie nate sulla Via a volte si rivelano stupefacenti. Esiste una strana alchimia per cui capita che due anime si incontrano e decidono di camminare fianco a fianco per un po' aiutandosi a vicenda ad evolvere, anche se a voce non viene stretto nessun patto. E' qualcosa di tacito. 

Spesso capita che una ha un problema e si rivolge all'altra, sapendo di poter avere da lei il consiglio o la tecnica giusta da applicare. Poco dopo, accade il contrario. Quella che tempo prima dava consigli si trova nella situazione di dover chiedere aiuto. Così l'altra si mette nei panni della consigliera saggia.

Amicizia - Foto dell'autrice
Non sono ruoli finti, recitati. Sono momenti dell'esistenza, naturali, in cui si ha il consiglio giusto al momento giusto, ma nessuna delle due anime incarnate ha una posizione gerarchica superiore all'altra, né crede di averla. 

Fa tutto parte del cammino evolutivo, ci si incontra per aiutarsi a vicenda, ognuno con la propria conoscenza acquisita e un bel po' di saggezza innata.
Basta avere l'umiltà per mettersi al Servizio dell'altro quando abbiamo qualcosa da dare.

venerdì 20 febbraio 2015

Niente da inseguire

Ogni volta che desideriamo qualcosa, per esempio ottenere un nuovo lavoro, un partner o aumentare la disponibilità economica, ecco che scatta l'illusione automatica del cercare fuori. Pare ovvio pensare che sono lì da qualche parte e che vanno individuati, conquistati.

Ma i Maestri da millenni ci ricordano che nulla è là fuori, quindi, l'unica cosa saggia da fare è lavorare all'interno per permettere a ciò che desideriamo di accadere anche fuori, creandolo nel mondo materiale. Ciò non significa stare lì ad aspettare che qualcosa accada, semplicemente pensandolo. 

Frecce! - Foto dell'autrice
Dobbiamo entrare profondamente nel nostro sentire per individuare ciò che di noi crea all'esterno. Sentire il nostro desiderio come già realizzato perché - ammesso che sia davvero qualcosa per noi, e non un superficiale desiderio che nasce dall'ego - come spiega Gregg Braden, nel mondo dei quanti l'informazione non compie un viaggio per arrivare a destinazione: arriva senza essersi spostata nello spazio dal punto A al punto B. Vuol dire che è la coscienza universale a portare le informazioni, come se fossero già lì. In effetti, lo sono sempre state! Ma per la mente umana, che è duale, ciò è inconcepibile.

Eppure, tutto già esiste in potenziale perché tutto E' già. 
Non c'è nulla da inseguire perché tutto esiste già dentro. Sono solo i nostri blocchi a non permettere di realizzarlo.
Smettiamo di correre dietro alle cose sentendole là fuori, guardiamo dentro e lì troveremo tutte le risposte alle nostre domande e, di conseguenza, le soluzioni ai problemi. 

mercoledì 14 maggio 2014

La forza della calma

Come dicono i Saggi, non puoi vedere con chiarezza attraverso l'acqua mossa
Se la superficie è increspata, o si è alzata la sabbia sul fondo intorbidendo l'acqua, l'unica cosa sensata da fare è attendere che l'acqua si calmi e la sabbia si posi nuovamente sul fondo.

Eppure, noi che crediamo di essere razionali, quando succede qualcosa che ci turba che facciamo? Annaspiamo nell'acqua creando solo confusione e poi ci stupiamo di non riuscire a trovare una soluzione giusta per uscire dal problema!
Foto dell'autrice

Quando sentiamo emergere il panico, la preoccupazione, l'ansia, o qualsiasi cosa ci turbi, dobbiamo ricordarci di stare in quel sentire. Attendere che il turbinio di paura, anticipazione, pensieri ossessivi, e quant'altro si plachi come l'acqua di uno stagno.
Osservarlo come osserveremmo uno stormo di anatre prendere il volo dallo stagno, e vedere pian piano l'acqua farsi calma e piatta.

In quella calma, solo in quella calma, possiamo trovare una soluzione, una risposta a una domanda che ci siamo posti, un'alternativa valida.

giovedì 24 aprile 2014

Preoccuparsi

Nella nostra mente razionale che necessita di darsi spiegazioni logiche per ogni cosa - anche quando la logica non c'è - siamo portati a pensare alla preoccupazione come qualcosa di normale, addirittura necessario.

Pensiamo che preoccuparsi sia un prepararsi ad ogni eventualità futura, specie se negativa e spiacevole.
Crediamo così di essere molto realistici e organizzati, invece stiamo vivendo ancora una volta troppo lontano dal presente.

Pre-occuparsi, lo dice la parola stessa, significa occuparsi prima.
Ma prima di cosa? E come possiamo occuparci di qualcosa che ancora non esiste?

Eppure, nella nostra follia lucida di umani nevrotici pensiamo sia ovvio!

Foto dell'autrice
Ma se noi ci occupiamo prima di qualcosa che potrebbe succedere - ma anche no - non facciamo altro che scappare dal momento presente e dalla relativa beatitudine che ne deriva per star male occupando spazio mentale. Ci affolliamo la mente di pensieri di cose che ancora non ci sono, organizzando una fuga in un futuro ipotetico.

Anzi, spesso le nostre angosce si trasformano in realtà proprio perché abbiamo dato troppa energia alle nostre paure, e noi creiamo nel mondo fisico ciò che pensiamo.

Quindi, vale davvero la pena di vivere i momenti per come sono, e se qualcosa ci lascia un dubbio o ci porta a provare una certa paura, l'unica cosa veramente saggia da fare è starci dentro.
Vivere quell'emozione fino in fondo. E allora si scioglie e la soluzione viene da sé. Magari scopriamo pure che il nostro problema non era affatto un problema. E se un problema non è tale, la soluzione non serve!


martedì 4 marzo 2014

A che cosa serve il Risveglio?

Premesso che ogni persona si avvicina al cammino del Risveglio per un motivo diverso, e del tutto personale, mi rendo conto che spesso questo percorso viene frainteso o rimane del tutto oscuro a molte persone. 
Chiamarlo New Age è fuorviante.
E non è nemmeno una Religione alternativa.

Allora che cos'è?
Come funziona?
Per condensare in due frasi, nonostante sia molto riduttivo:

1) osservazione senza giudizio;
2) vivere il momento presente stando nel corpo.

La massima di Socrate Conosci Te Stesso è fondamentale per capire che se ci conosciamo, smettiamo di essere il frutto di reazioni inconsapevoli, di idee preconcette, di sofferenze passate e di ansie future.

Perché è importante liberarsi da questi schemi?
Perché se sei il frutto di reazioni ed emozioni inconsapevoli, non sei libero di scegliere.
Se ti conosci, se ti osservi, se conosci le tue emozioni e reazioni, se impari ad osservare i tuoi pensieri e a riconoscere le paure, le ossessioni, le convinzioni, puoi finalmente scegliere come agire nelle situazione della vita senza subirle. Senza essere agito da esse.
Non sei più una vittima inconsapevole ma puoi finalmente cavalcare la tua vita tenendola per le briglie.
Vi sembra poco?

Perché vivere il presente è così importante? Perché tutte le ansie, le preoccupazioni vengono dal tempo psicologico
Cioè dal vivere mentalmente nel passato o nel futuro.
Ma il corpo vive solo nel presente. 
Il passato è una somma di momenti presenti e anche il futuro lo sarà. Ma nessuno può vivere se non nel momento presente. 
Quando pensi al passato, dov'è il tuo corpo? Nel presente.
Quando ti proietti nel futuro, dov'è il tuo corpo? Nel presente.


Foto dell'autrice
Per quanti problemi concreti tu abbia nella vita, in questo preciso momento, se ti concentri sul respiro, sul tuo cuore che batte, sull'energia che vibra nel tuo corpo, che problemi hai? Nessuno.

Con questo non voglio dire che se ci concentriamo sul corpo di colpo non abbiamo più difficoltà a pagare le bollette perché magari c'è il conto in rosso.
Ma non è che stando sempre a pensare al problema questo si risolve. Anzi, spesso, più ci pensiamo con paura, più reagiamo ad essa in modo irrazionale. Se siamo calmi, concentrati sul corpo, sul respiro, diamo spazio all'intuizione di arrivare e trovare anche soluzioni nuove.
Parlo per esperienza, nessuna teoria strampalata!

Per finire, mi permetto di rispondere alla domanda fattami da qualcuno Che cosa ti fa sentire il bisogno di intraprendere questo cammino? con le domande: Vi sentite felici, sereni, realizzati, privi di rabbia e di ansia nei confronti della vita o di alcune situazioni? Vi svegliate al mattino pieni di gioia e di gratitudine per il nuovo giorno? State facendo quello che sognavate di fare invece di accontentarvi di un mestiere che odiate solo per sopravvivere? O pensate che la vita sia ingiusta, un fardello, e che la sofferenza sia inevitabile?

Questa non vuole essere una provocazione, ma solo uno spunto di riflessione.
Una cosa che ho capito fin da ragazza era che la cosa più importante per me era uscire dalla sofferenza esistenziale e sentirmi realizzata. Stare bene con me stessa. 
Grazie a questo cammino ci sono riuscita. 
Non sono solo teorie: mai trovato niente di più concreto!


lunedì 24 febbraio 2014

Cos'è il coaching? Intervista a Marco Matera.

Anche nell'ambito lavorativo, negli ultimi anni sta prendendo piede il coaching. Un motivatore aiuta le persone a trovare soluzioni. Questo tipo di approccio non è affatto lontano da quello che hanno alcuni maestri spirituali occidentali contemporanei.

Agganciandomi all'articolo di venerdì sul metodo anti-lamentela di Will Bowen, ho intervistato un amico coach di professione:
Marco Matera, che vive e lavora in Liguria.

La prima cosa che mi ha detto è stata: Come affermi nel tuo blog, lamentarsi è focalizzarsi sul problema anziché sulla soluzione. Quando usciamo dalla logica del problema per abbracciare quella della soluzione, o meglio dei vantaggi che la soluzione porta, la realtà si apre di fronte a noi con colori diversi. 

In effetti questa è l'essenza del Solution focus, l'approccio che sto portando in Italia: focalizzarsi alle soluzioni, appunto.
Un mio collega dice che fare la spesa con la lista delle cose che non servono è complicato; se ci pensiamo sembra banale, ma quello che facciamo normalmente è questo. Diciamo Non voglio essere stressato, non voglio questo, non voglio quell'altro, mentre dovremmo chiederci Che cosa voglio?

Ma questa è una domanda difficile, siamo più abituati a stare con la scarsità che nell'Abbondanza. C'è un a frase che mi ha colpito molto di Steve de Shazer: Anche se non sappiamo che cos'è bene, possiamo sempre sapere cos'è meglio.

Parlami del tuo lavoro.
Ritratto di Marco Matera

Marco: Sono laureato in chimica e da molti anni mi occupo di sviluppo organizzativo, di coaching sistemico. Lavoro sulla comunicazione, sulla gestione del conflitto e ciò che faccio è aiutare le persone a essere presenti, e in quello spazio di Presenza manifestarsi meglio. Facilito il passaggio dal lamentarsi, dallo scappare dai problemi, al focalizzarsi sulla soluzione. Sostanzialmente, lavoro in ambiti aziendali.

In cosa consiste tecnicamente?

Marco: Quando qualcuno ti parla di un suo problema, la prima cosa che fa è creare una cornice, definendo così il contesto in cui il problema è inserito. La cornice crea di fatto un confine e più esploriamo il problema più il quadro che ne viene fuori avrà delle tinte più o meno forti. 
Sarà il disegno di tutto ciò che non funziona, alimentando così la nostra tendenza alla lamentela o alla ricerca di una causa. C'è una domanda che può portare a un'ottica totalmente differente: Supponi per un attimo che il problema non ci sia, di averlo risolto, che cosa ci sarebbe di diverso?

L'immagine che emerge sarà totalmente differente da quella inserita all'interno del quadro. Esplorando i piccoli miglioramenti da apportare, emergono risorse, idee, piccoli passi concreti da poter fare realmente, ma soprattutto si esce da un'immagine negativa riscoprendo la capacità che abbiamo di immaginare, di percepire ciò che è meglio.
Per gli aspetti tecnici ti consiglio un bel testo di cui ho curato la versione italiana per Franco Angeli, "Punta alla soluzione".

Il lavoro del coach è quello di sostenere la crescita, aiutare le persone a raggiungere i propri obiettivi. Praticamente, un coach aiuta a organizzarsi, a comprendere quelli che sono gli obiettivi e a riscoprire le risorse che servono per raggiungerli.
Un facilitatore che offre un punto di vista diverso e aiuta a porsi delle domande. Non è un terapeuta né lo sostituisce. Il coach -nella tua metafora dell'arciere - è colui che ti aiuta a imbracciare l'arco.

Quindi è questo che fa un motivatore?

Marco: Io credo che in realtà le persone si motivino da sole. L'approccio focalizzato alle soluzioni aiuta a riscoprire risorse nascoste e ad attivarle. Spesso abbiamo sotto gli occhi la nostra forza, ma non la vediamo perché la releghiamo in un unico ambito. Ad esempio: sai cucinare? Quante risorse ci sono dentro? La capacità di gestire il tempo, la creatività, l'inventiva… Spesso però le releghiamo solo in cucina.

Esistono motivatori sportivi, aziendali e di vario genere, io sono convinto che quando le persone scoprono quali sono i vantaggi del raggiungere quell'obiettivo, si motivano sa sole: non c'è bisogno che lo faccia io per loro. Anche perché io non conosco il vissuto della persona che si rivolge a me, solo quella persona sa esattamente ciò che è buono per lei.

Avere una persona che ti aiuta a ipotizzare nuove strade e ti offre un punto di vista differente, apre uno spiraglio e ti aiuta a  definire quali sono i piccoli passi da compiere per migliorare le cose.

Un altro aspetto del mio lavoro è aiutare a manifestare la Bellezza. Soprattutto adesso, in questo momento di crisi, la distintività è uno degli aspetti vincenti. Capire quali sono i tuoi lati distintivi, capire i vantaggi per chi si avvale delle tue competenze, permette di comprendere come offrirti al meglio per metterti sul mercato, per poter dire qualcosa di diverso, per entrare in relazione in maniera più efficace.
Photo By Marco Matera

Cosa ti ha spinto a fare questo mestiere?

Marco: Qualche anno fa sono stato intervistato dall'Università di Breda in Olanda, e mi hanno chiesto quale è stata la molla che mi ha mosso a fare questo mestiere. E' stata una domanda su cui ho riflettuto molto, e sono giunto alla conclusione che a muovermi è la Bellezza; la Bellezza in senso lato, cioè quella che emerge quando ci manifestiamo davvero
Vedere qualcuno che da solo trova la spinta, la forza, il coraggio, la voglia, l'entusiasmo, la passione per raggiungere i suoi obiettivi è davvero una manifestazione di Bellezza. Te ne accorgi quando guardi i suoi occhi che brillano.

Si può riconoscervi una manifestazione del divino, secondo te?

Marco: Sì, si può riconoscere una propria sacralità. Non come religiosità, più che altro come spiritualità. Come accesso a una parte molto profonda di sé. Quando questo accade, spesso crea commozione. Si crea uno spazio in cui davvero ci incontriamo, in cui davvero ci vediamo.

Quali sono le evoluzioni più comuni nelle persone che segui?

Marco: L'aspetto che più mi colpisce è il cambiamento che accade quando le persone si riconoscono e si danno valore. Quando esse riconoscono il proprio valore cresce il senso di merito, e questo cambia tutto.
Un esercizio interessante è: fare una lista delle cose in cui siamo più bravi, dei talenti che che avevamo da bambini e delle risorse che abbiamo sviluppato finora e poi semplicemente osservare ed essere testimoni delle cose belle intorno a noi.

Un altro aspetto che ho notato è lo sviluppo dei propri lati selvaggi. Io sono un fan del libro Donne che corrono coi lupi (Pinkola Estés), che mi ha talmente toccato fin dalla prima volta in cui l'ho letto, che me lo porto dentro da anni. Ho sviluppato anche un workshop per Lufthansa ispirato a questo.
Ciò che ho notato è l'emergere del proprio lato selvaggio, che non è legato per forza alla sessualità - anche se c'è una componente - ma è più legato al vivere con i piedi radicati
Quando si è presenti a sé stessi, si riscopre questo aspetto naturale, essenziale, istintuale. Hai peso, ed è il peso ad essere radicato alle tue gambe. 
Ha anche a che fare con l'essere Allineato: se siamo Allineati alla nostra Anima, al nostro progetto, al nostro Essere, tutto in noi diventa congruo.
Infatti, non ti preoccupi più di convincere gli altri, perché tutto il tuo corpo, i tuoi gesti, le tue parole sono allineati con quella cosa.

Infatti, in questo modo diventiamo l'esempio, lo incarniamo. Tornando alla lamentela, so che ti sei anche occupato di un documentario, ne puoi parlare brevemente?

Marco: Insieme a due amici ho realizzato un documentario che si intitola Se io fossi acqua. Racconta, attraverso interviste, la rinascita di una piccola valle dell'entroterra ligure a seguito dell'alluvione che colpì anche le Cinque Terre nel 2011.
Nei dieci mesi in cui abbiamo affettato le riprese, nessuna delle persone intervistate si è mai lamentata. Hanno manifestato dolore, tristezza, paura, ma mai hanno delegato ad altri la responsabilità, o si sono lamentati di ciò che non funzionava. Hanno sempre posto l'accento su cosa c'era di buono. Facendo leva sul senso di comunità, non si sono persi d'animo e hanno allestito le cucine da campo che usano per le loro sagre mangiando tutti insieme e offrendo cibo anche ai volontari giunti in aiuto.
Focalizzarsi sulle soluzioni ha permesso loro di unirsi e riuscire a rimettere in sesto l'acquedotto e i campi devastati. Il documentario testimoniava la loro rinascita.
Dopo la partecipazione a festival importanti, stiamo portando questo documentario in giro per l'Italia, e ogni proiezione diventa l'occasione per condividere la capacità che le persone hanno di entrare in relazione, essere di supporto nell'emergenza.
In questo sta la bellezza dell'essere umano. 

www.marcomatera.it 
https://facebook.com/SeIoFossiAcqua







venerdì 21 febbraio 2014

Will Bowen e un mondo senza lamentele

Pochi giorni fa una carissima amica mi ha parlato di un metodo divertente per eliminare la lamentela dalla propria vita quotidiana, inventata da un americano di nome Will Bowen.

La tecnica è molto semplice: si mette un braccialetto attorno a un polso, a scelta. Durante il giorno ci si osserva per intercettare eventuali lamentele, critiche e pure gossip che escono dalla nostra bocca. 
Foto di Cinzia Cavaletti al suo giorno 2
Ogni volta che la lamentela affiora all'esterno, portiamo il braccialetto all'altro polso. E il giorno seguente sarà ancora il giorno 1.
Se riusciremo a non lamentarci per 21 giorni di seguito, potremo dire di aver eliminato la lamentela anche dal nostro inconscio. Ci saremo ripuliti.

Bisogna essere onesti con sé stessi e riconoscere quando qualcosa che diciamo non è semplicemente un'affermazione ma è una lamentela. Persino sbuffare e alzare gli occhi al cielo fanno parte dell'abitudine alla lamentela, e ci partono meccanicamente. 

Dire al gatto di scendere dal letto non è una lamentela.
Dire: Ecco, sempre sul letto, ora mi hai riempito il piumone di peli, stupido gatto! E' una lamentela.
Uffa, è una lamentela. Che palle!, è una lamentela.

Perché eliminare la lamentela dalla vita?
Perché, spiega Bowen nel suo libro A complaint free world (Un mondo libero dalla lamentela), che noi siamo tutti self-made, cioè ci facciamo da soli. 
Tutto ciò che ci accade in qualche modo lo creiamo noi con il nostro inconscio. La lamentela è focalizzarsi sul problema e non sulla soluzione, dice l'autore. Quindi, con l'energia della lamentela finiamo per attirare ciò che non vorremmo.

I benefici sulla mente sono notevoli, essa è più rilassata, il corpo non sente il peso della lamentela su di sé, ci si concentra di più su pensieri costruttivi.

Will Bowen, poi, parla della teoria della fionda, ovvero: quanto più tiri indietro l'elastico, tanto più andrai lontano. E chiaramente, se sei privo di energia perché la lamentela te la porta via, le tue azioni per andare dove vorresti sono più deboli, meno efficaci. Se hai l'entusiasmo, il tuo tiro sarà pieno di forza.

Quindi, il metodo porta le persona a slittare da una vita di insoddisfazione a una vita di azione. 
Questo metodo, se preso anche con autoironia, invita alla sfida quotidiana con sé stessi e con i propri limiti.
L'esempio della barriera corallina è lampante: i coralli sono più vivi e in salute dalla parte dell'oceano, mentre dalla parte della laguna tendono a morire più in fretta. Perché? Per via delle continue sfide sollecitate dall'oceano, con le sue correnti, dalla fauna. Il corallo è più vivo se deve confrontarsi con le sfide della
Autoscatto dell'autrice al secondo giorno 1
sopravvivenza.


Per chi decidesse di provarci, sappia che non si deve scoraggiare, per questo è necessaria una buona dose di autoironia e obiettività, ma anche di determinazione. 
Da tre giorni sono al giorno 1. Meglio! Mi sto osservando e mi rendo conto, sia per ciò che riguarda me stessa ma anche chi mi circonda, che il 95% circa delle nostre frasi sono intrise di lamentela.
95%! Tutta energia sprecata a concentrarsi su ciò che non va e non sulla soluzione!

Sappiate anche che a detta dell'autore per arrivare a fare tutti i 21 giorni di fila senza lamentela sono necessari dai 4 agli 8 mesi.
Avanti, coraggio, la sfida è aperta!





mercoledì 6 novembre 2013

L'illusione della ricerca

Esiste uno strano paradosso nella nostra ricerca del risveglio o illuminazione che dir si voglia.
In molti - praticamente tutti - ci affanniamo anni e anni a cercare di raggiungere l'agognata meta della pace interiore, dell'uscita dalla sofferenza. 


Electric Buddha 2.0 - Foto dell'autrice
Corsi, metodi, rituali, cristalli, discipline corporee, libri e maestri, saltellando qui e là nella speranza di raggiungere il nostro obiettivo spirituale, certi che il prossimo corso, o libro o maestro sarò quello giusto.

Il grande paradosso, però, sta nel fatto che in realtà il primo errore che si commette è illudersi che ci sia una via. Che ci sia un percorso da fare. Che ci vogliano anni e anni di impegno.

In realtà, se ci mettiamo anni e anni di impegno, è perché non riusciamo a svegliarci davvero.
Le due vie opposte verso la felicità che l'umanità sceglie, quella interiore e quella esteriore (a seconda delle persone), si fondano entrambe sulla falsa credenza che ci sia qualcosa da conquistare, da raggiungere. 

Ma conquistare e raggiungere è un gesto che ci porta fuori di noi. Verso l'idea che esista qualcosa di meglio che ci svegli al di fuori di noi.

Ormai sappiamo, grazie agli insegnamenti di grandi maestri spirituali orientali del passato e al contemporaneo occidentale Eckhart Tolle, che la pace non va ricercata.

Nel momento in cui siamo consapevoli di non essere in pace, osservando questa condizione d'animo senza giudizio e non sforzandoci di trovarla con un moto verso di essa, ecco che la pace la troviamo.


Sentirsi colpevoli di non riuscire a raggiungerla è l'errore, cercare un ulteriore testo o maestro che sia più efficace nel darci la pace è l'errore.

Nessuno può darci la pace. Non è un oggetto.
E' la nostra naturale condizione dell'anima. 
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L'unica cosa da fare è sentirla.
Sentirla nello spazio tra un pensiero e l'altro, lasciando andare la nostra ossessione per la guarigione che presuppone di essere sbagliati, imperfetti.

Scrive Frank Kinslow: Quando ci si ferma, non c'è nulla da fare e nessun posto dove andare. Siamo sollevati da tutti i pesi. Solo allora siamo liberi dall'illusione che il cammino risolverà i nostri problemi.

lunedì 4 novembre 2013

La differenza tra vita e situazione di vita

Ci sarà capitato migliaia di volte nella nostra esistenza a dire o pensare la mia vita è... e aggiungete voi: un casino, stressante, triste, noiosa, odiosa, orrenda, ecc.

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In realtà, state generalizzando. Gli esseri umani sono molto bravi a farlo. A non discriminare bene tra vita in sé e il momento che stiamo vivendo.

Non credo esista vita senza qualche problema, è naturale.
Il guaio è che, generalizzando, noi ci convinciamo che se stiamo vivendo un periodo difficile, per esempio nelle relazioni amorose o per le finanze, diciamo che tutta la nostra vita è un problema. 

ATTENZIONE!
Come ho già scritto in un articolo tempo fa, le parole creano mondi.
Se ci convinciamo che la nostra vita è orribile, nessuno potrà più convincerci del contrario e finiremo per agire inconsciamente per far sì che la nostra vita risponda a ciò pensiamo di essa. E sarà davvero orribile.

Se ponete attenzione a questo aspetto, scoprirete che è vero.
Tanto più che spesso, per convincerci che la nostra opinione corrisponde a verità, andiamo a scavare nel passato per rafforzare questa tesi. E aggiungiamo altri mattoncini per costruirci la nostra idea fasulla e deleteria di ciò che in realtà è solo la nostra situazione di vita.

Eckhart Tole sottolinea questa verità: noi scambiamo la nostra situazione di vita per la vita intera. 
Così facendo ci concentriamo sui problemi come fossero parte integrante del nostro viaggio terreno impedendoci di creare spazio per qualcosa di nuovo, per la pace, per stare nell'adesso.

Tolle invita quindi a trovare la vita all'interno della situazione di vita: l'energia vitale del nostro corpo. Utilizzando i  nostri sensi per sentire la vita al di là dell'opinione mentale che ne abbiamo.

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Permettendo anche ad ogni cosa l'essere così com'è. 
Non facendo resistenza, si comprende che i problemi vanno e vengono, ma non sono la nostra vita. Sono solo increspature sulla superficie.

Per usare le parole di Tolle:
La tua situazione di vita esiste nel tempo.
La tua vita è adesso.
La tua situazione di vita è creata dalla mente.
La tua vita è reale.


lunedì 7 ottobre 2013

Guarire sé stessi = guarire gli altri

Come racconta il dott. Hew Len inventore della tecnica Ho'oponopono, in quanto psichiatra, i medici e i guaritori dovrebbero capire che essi stanno guarendo in primis sé stessi.


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Poiché il mondo è solo una manifestazione delle nostre idee, un concretizzarsi dei nostri pensieri più o meno consci, non vi è nessuno da guarire là fuori.

Infatti, il dott. Hew Len guariva con successo i suoi pazienti malati psichici gravi al manicomio criminale soltanto andando a riempire d'amore, accettazione e perdono la parte più inconscia di sé.
Riconoscendosi responsabile al 100% della creazione della propria realtà.

Ovviamente, Hew Len è un virtuoso, ha un dono: l'umiltà e un amore incondizionato. 
Non dobbiamo certo pretendere tutti di diventare dei virtuosi come lui, ma capire fino in fondo che tutte le persone con problemi che ci circondano - dal parente ammalato al vicino di casa paranoico, dal capoufficio intollerante e dispotico al partner depresso che tenta il suicidio - sono uno specchio dei nostri schemi mentali più inconsci e quindi più difficilmente riconoscibili.

Ma non è importante andare a capire cosa li ha creati - ci vorrebbe forse una vita intera - è importante perdonare quella parte
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creatrice. 

Amarla proprio perché ne siamo inconsapevoli. E diventandone consapevoli, accettandola come parte di noi, possiamo scioglierla.

Con l'Amore incondizionato e con il Perdono, alle basi dell'Ho'oponopono, possiamo guarire le persone attorno a noi. Perché avremo guarito la parte malata di noi che le ha create nella nostra esperienza.

mercoledì 2 ottobre 2013

Ripulire, ripulire, ripulire!

Nel libro Zero LimitsJoe Vitale racconta di un piccolo esercizio simbolico che lo ha aiutato a ripulirsi dei condizionamenti che bloccavano la sua crescita personale.

Il dott. Hew Len, inventore del metodo Ho'oponopono, durante il suo corso consigliò all'autore di picchiettare con la gomma in fondo a una matita gli oggetti che rappresentavano un problema non risolto.

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Joe Vitale lo fece con un libro che aveva pubblicato ma che non stava vendendo bene. Ogni giorno picchiettava un po' sul libro pensando a quel gesto come un simbolo di pulizia di tutte le false credenze autolimitanti che ancora albergavano in lui.
In capo a pochi mesi il libro decollò e vendette moltissimo.

Nel libro si dice che basta anche solo scrivere su un foglio quali sono i problemi da risolvere nella nostra vita e picchiettarli con la gomma in fondo alla matita, immaginando di cancellare il problema.

Sottolineo il fatto che il gesto sia il simbolo di un pensiero finalizzato alla guarigione, quindi non si ha la pretesa di spacciarlo come un gesto magico di per sé.

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Se tutto ciò che accade nella nostra realtà viene da dentro, dalla nostra illusione di ciò che è reale, l'unico posto da cui partire per guarire la sofferenza e i blocchi che non ci fanno avanzare è noi stessi. 

E tutto ciò che dobbiamo fare, costantemente è ripulire, ripulire, ripulire!

giovedì 2 maggio 2013

Scappare non serve

Il desiderio di scappare dai problemi, lasciandoceli alle spalle, è insito nella natura umana. 
Il cervello rettile ci dice di fuggire quando proviamo paura o fastidio.
Ma questo meccanismo di difesa funziona negli animali, nell'uomo  crea solo problemi.

Ci illudiamo che ciò che ci pesa possa essere lasciato lì come un pacco, abbandonandolo a se stesso.

Dreaming city - Foto dell'autrice
In realtà, tutto ciò che ci crea paura e disagio è, come del resto ogni altra cosa, un nostro prodotto. Nasce da dentro di noi.
Quindi, pensare di tralasciarlo spostandosi da un posto a un altro, o cambiando amicizie, o partner, in realtà non funziona.

Perché ciò che crea il problema è in noi. E da noi non si può scappare.
Finché non troveremo in noi la radice del problema, facendo pace con esso, i nostri problemi ci seguiranno.
Prima lo capiremo, prima saremo davvero liberi dai nostri stessi limiti.