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martedì 1 dicembre 2015

Attenzione a pregare per la Pace!

In questi giorni un po' bui con venti di guerra che lambiscono i nostri pensieri e il vivere quotidiano, si leggono spesso sui social inviti a pregare per la Pace, invocando la Madonna o altre divinità.

Chi conosce le Leggi che reggono la Realtà sa bene che si attira ciò per cui si vibra. Se si teme che la Pace sia in pericolo, se si è angosciati all'idea di un possibile futuro di guerra, si rischia di pregare per disperazione, chiedendo al Divino ciò che si pensa ancora non ci sia.
Si sta riflettendo la propria mancanza di pace interiore e di fiducia, se si dice che là fuori non c'è pace.

Chiesa seicentesca, Chieri - Foto dell'autrice
Esistono molti testi che trattano la preghiera dal punto di vista del Nuovo Paradigma (cioè l'interno è l'esterno, e viceversa). Tutti concordano nel dire chiaramente che la vera preghiera efficace si ottiene concentrandosi solo sull'atto di preghiera fine a sé stesso. 

Invece di chiedere ciò che pensiamo che manchi o di proteggerci da ciò che temiamo possa accaderci di male, bisognerebbe entrare in connessione profonda con la vibrazione della fede e dell'amore e il pregare diventerebbe solo un manifestarsi a parole di questa vibrazione. Senza chiedere. 

Perché se chiediamo, stiamo implicitamente dicendo al Divino che non abbiamo fede nei suoi Piani, per quanto oscuri e spaventosi ci posano sembrare. Inoltre, come detto sopra, tutto ciò che si manifesta nel mondo esteriore è un riflesso di ciò che a livello collettivo l'umanità sta vivendo in forme-pensiero.

Se la forma-pensiero collettiva vibra sul conflitto, la paura e il sospetto, l'unico modo per scioglierla è un atto di preghiera scevro da paura e disperazione.

Quindi, state in guardia!
Se volete pregare per la Pace nel mondo concentratevi sull'atto della preghiera in sé senza richieste né paure o otterrete il contrario.
Perché l'Universo ci restituisce ciò che mandiamo.



venerdì 27 settembre 2013

Perché spesso i rituali non funzionano

A molti sarà capitato di fare dei rituali per ottenere qualcosa. Un desiderio che ci premeva, la casa nuova, un lavoro soddisfacente, la persona giusta in amore...
Sarà anche capitato che alcuni rituali non abbiano funzionato, oppure lo hanno fatto solo in parte; o ancora, hanno funzionato per una cosa e non per l'altra, ecc.

Ebbene, in realtà non sono i rituali in sé ad essere efficaci o meno.
La verità è che a monte si sta usando l'energia sbagliata.

Foto dell'autrice
Se stiamo chiedendo qualcosa alla Fortuna, alla Vita o a qualche divinità, e lo facciamo con energia di supplica, con la paura di fallire, di non ottenere, ecco che il rituale non può funzionare.

Tutto parte da noi. Dipende da quanto crediamo in noi e nel nostro sogno, ma anche da quanto siamo attaccati al risultato. 
Più siamo attaccati all'idea che senza quella cosa o quella persona non saremo mai felici e realizzati, più ce ne allontaniamo.

Con la fiducia incondizionata in noi stessi - ma anche verso la Fonte e ai suoi doni - e con la convinzione che il nostro sogno è lì ad attenderci, ma che potremmo vivere bene anche senza di esso, ecco che il rituale per dare un aiutino ai nostri sogni funziona.

Ma è stata la nostra energia di fiducia a realizzarlo, non il gesto. 
Il gesto è un simbolo, nulla più. Non c'è niente di magico in una serie di gesti o parole focalizzati verso un risultato di qualche tipo.

La Magia è sempre e solo in noi. 

martedì 4 giugno 2013

Ganesh, colui che abbatte gli ostacoli

Ganesh - Foto dell'autrice
A mio modesto parere, Ganesh è il dio indù più simpatico, con il suo aspetto bizzarro e il corpo sgraziato.

Secondo la religione induista, Ganesh è la divinità che abbatte gli ostacoli.
In effetti, chi meglio di un elefante può rappresentare la capacità di sfondare senza sforzo qualsiasi barriera troviamo sul nostro cammino?

Ma il suo corpo umano - poiché solo la testa è di elefante - ci ricorda anche che quella capacità è insita in ognuno di noi.
Ogni ostacolo è prima di tutto dentro di noi.
Ganesh by Niki de Saint-Phalle - 
Foto dell'autrice
Non so se gli induisti lo vedano in questa chiave, ma a me piace pensare a questa metafora.

Tengo un paio di immagini di Ganesh in casa, a ricordarmi che gli ostacoli esistono solo dentro di me.
Ganesh rappresenta la volontà di individuarli e abbatterli, ma con la stessa serenità dello sguardo e del cuore che le sue statuette ben rappresentano.

martedì 21 maggio 2013

OHM NAMAH SHIVAYA

Come racconta Salvatore Brizzi in una delle sue belle lezioni, l'umanità, alla ricerca della divinità, nel corso della storia è giunta a varie tappe del cammino spirituale.
Prima pensava che Dio fosse in tutte le cose (animismo), poi che ci fossero varie divinità (politeismo), poi che Dio fosse uno solo, ma separato da noi (monoteismo), infine, oggi cominciamo a pensare che Dio sia dentro di noi, perché in ognuno di noi esiste una scintilla divina.


Foto dell'autrice
Ma alla fine del cammino si potrà comprendere che in realtà, noi siamo Dio. 
Ma siccome il nostro Ego è ancora troppo sviluppato, sentirsi Dio senza aver raggiunto l'illuminazione potrebbe essere pericoloso.
Potrebbe dar luogo a personalità ipertrofiche e dispotiche.

Nel nostro piccolo, potremmo cominciare a sentire il divino in noi, fino a fonderci con esso, recitando un semplice mantra:

OHM MANAH SHIVAYA
(Io onoro la divinità che risiede in me).

Per riuscire a comprendere fino in fondo, a livello inconscio, quanto davvero noi soli siamo creatori della nostra realtà, del potenziale illimitato - perché divino che conteniamo in noi - e per abbattere quel senso opprimente e illusorio di separazione che ci fa credere che il divino sia fuori da noi, e che il potere del mondo non sia nelle nostre mani, questo mantra recitato diverse volte al giorno può fare la differenza.
Può aprirci le porte alle nostre infinite possibilità di creazione.
Può sciogliere quelle ultime resistenze che ci tengono lontani dalla nostra realizzazione personale.
Siamo anime che sono venute qui per svegliarsi e trovare la felicità in terra.

venerdì 22 marzo 2013

Il sincretismo - spiritualità del futuro

Foto dell'autrice
Sempre più persone abbandonano le religioni ufficiali pur rimanendo credenti
Cioè credono nel divino, hanno sete di spiritualità ma detestano dogmi e imposizioni. Si sono guardati intorno, hanno letto,  sperimentato e hanno raccolto ciò che di buono c'è in diverse religioni, scartando ciò che non condividono.

Anche le religioni tradizionale cominciano ad ammorbidirsi nel rapporto con le altre. La Chiesa stessa si apre sempre più al dialogo.
Non credo sia solo una questione politica, di interessi spiccioli riguardo al numero di fedeli. Credo che sia sempre più evidente in un mondo globalizzato che non ci si può più arroccare in difesa dei propri dogmi con la pretesa di un'unica verità in mano, o di una presunta superiorità.

D'altronde, si posso spendere fiumi di parole riguardo al sincretismo anche nel passato. In Brasile gli dèi locali si sono mescolati con il cristianesimo, e così in tutto il Centroamerica.
Il voodoo ne è un esempio lampante.

Anche in Europa, comunque, il cristianesimo si è formato su culti pagani locali, a partire dal 25 dicembre giorno della nascita di Mitra, l'albero di Natale sacro ai Germani, la Madonna Nera simbolo di fertilità pagana - nonché associata in un secondo momento a Iside - e infine alla Vergine madre di Gesù.

Quindi, in un'epoca di ricerca di una spiritualità vicina al proprio sentire, grazie anche ai mezzi di informazione che ci avvicinano a discipline come il buddismo, induismo e taoismo - da cui nascono i principali concetti fondanti i corsi di risveglio - ecco che nella case si mescolano le divinità.

Essere concettualmente vicini al buddismo, per esempio, nulla toglie al cristianesimo, e sono molte le persone che pur non rinunciando a quest'ultimo tengono in casa statuette del Buddha venerato con incenso e candele.
In fondo, c'è chi sottolinea anche il buddismo è quasi più una filosofia che una religione.

Foto dell'autrice
Poi ci sono i neopagani, i wicca, e quelli vicino allo sciamanesimo. Persone attratte dal volto femminile di Dio, alla ricerca di una spiritualità più vicina alla natura, ai suoi elementi, a cerimonie antiche come il mondo che ancora subiscono una fascino indiscusso. Come l'uso di tamburi sciamanici o la sacralità di un falò intorno al quale danzare, magari durante un solstizio.

E che dire del simpatico Ganesh, il dio indù cha porta fortuna ed elimina tutti gli ostacoli? Vorremmo mica dimenticarlo, nel nostro pantheon, proprio lui che simboleggia la lotta contro le avversità della vita per raggiungere la felicità e l'appagamento? 

In fondo, tutto è Uno. Quindi, ogni dio, con le sue caratteristiche, in sostanza non è che una piccola sfaccettatura dei molteplici volti di un'unica Divinità creatrice.

lunedì 18 febbraio 2013

Una sola anima

The circle dance of fire - Foto dell'autrice
Un giorno qualcuno ha detto che non esistono tante diverse anime sulla terra, ma solo una.
Come una lanterna con fori di diverse forme che proietta sul muro figure differenti, ma il cui fuoco che arde all'interno è uno solo.

La Divinità sperimenta l'incarnazione in diverse, molteplici forme per riconoscere se stessa.

Pensare di avere un'anima diversa da un'altra è un'illusione terrena, che in parte continua nell'aldilà, fino al momento in cui ci si riconosce come parte del Tutto e al Tutto si torna a confluire come un fiume nell'oceano. 
Un oceano di consapevolezza, gioia e beatitudine e infinito Amore.

The fire of creation - Foto dell'autrice
Essere consapevoli di essere un tutt'uno già in vita ci aiuta nella compassione.
Non esiste un altro da noi. 
Gli altri siamo sempre noi.

Ed è per questo che tutto è già dentro di noi. 
Perché siamo una cosa sola con l'Universo.
Una sola, immensa anima eterna che si manifesta in tutto ciò che è. 


mercoledì 2 gennaio 2013

Quando chiedi Aiuto

Capita di essere in situazioni che ci paiono estreme, vicoli ciechi da cui non crediamo di poter uscire, momenti un cui temiamo di morire... 
Sono quei momenti che ci fanno chiedere Aiuto.
Magari non sappiamo nemmeno noi a chi stiamo davvero chiedendo aiuto, ma ci buttiamo in ginocchio disperati e imploriamo Aiutami!


Foto dell'autrice
La Legge dice che l'aiuto arriva sempre e comunque. Poiché è proprio una Legge universale. E l'Universo risponde.

Il fatto è che siamo piccoli umani inebetiti dagli schemi mentali e dalla paura. Ci aggrappiamo alle nostre aspettative e se l'aiuto che chiediamo non arriva nella forma e nel modo che credevamo, ecco che pensiamo di non essere stati ascoltati. O peggio, di essere stati fraintesi. 
Ma come può una Divinità fraintendere? 

C'è una bella storiella che narra di un uomo disperato che durante un'alluvione si rifugia sul tetto della propria casa. Prega il suo Dio che lo salvi. 
Arriva un gommone, gli dicono di salire e lui: "No, ho fede che il buon Dio mi salverà..."
L'uomo continua a pregare, e arriva un elicottero.
L'uomo dice: "No, sono sicuro che Dio verrà a salvarmi..."
L'acqua sale, e l'uomo muore. Arrivato al cospetto di Dio si lamenta: "Buon Dio, io ti ho pregato e pregato perché tu arrivassi a salvarmi, e invece tu mi hai lasciato morire. Perché?"
Dio lo guarda sorridendo, scuote la testa.
"Infatti io ti ho inviato un gommone e poi un elicottero, figliolo..."

Salvatore Brizzi dice che l'Aiuto vero non è un antidolorifico. 
Spesso il vero Aiuto si paga, anche a caro prezzo. 
E' il prezzo da pagare per svegliarsi. 
"Per chiedere Aiuto occorre una ben precisa dose di coraggio (...)" dice Brizzi. "La tua richiesta verrà sempre esaudita - poiché questa è una Legge - ma il modo in cui accadrà potrebbe non piacerti affatto."

domenica 9 dicembre 2012

"La forza della preghiera" - un piccolo libro illuminante

Pochi giorni fa, in un punto di book crossing, mi sono trovata tra le mani un tascabile intitolato La forza della preghiera, di una certa Rosmary Ellen Guiley, pubblicato a fine anni '90 da Sperling & Kupfer.
Aprendolo a caso, mi sono imbattuta in una frase tratta da una testimonianza:
"Ormai ero in grado di capire che le mie preghiere erano una forma di manipolazione. Esse provenivano da una vecchia consapevolezza, che mi spingeva a desiderare di esercitare un controllo, affinché le cose andassero in un certo modo. In realtà non mi fidavo che fosse all'opera un piano superiore, più vasto."

Mi sono resa conto di quante preghiere io abbia consumato credendo di poter ottenere qualcosa che desideravo con bramosia, nel timore che ciò non fosse abbastanza chiaro al Divino, e che potesse sfuggirmi. 
Foto dell'autrice
Questo tentativo di manipolazione, aggrappandoci con le unghie e con i denti a ciò che chiediamo per noi, spesso usando un'energia intrisa di disperazione, è proprio il modo più facile per non ottenere ciò che chiediamo. 
Infatti nel libro si dice che la Divinità risponde sempre, anche quando ci sembra che non stia rispondendo. Il silenzio è una risposta. Negativa.
Ma non ottenere ciò che chiediamo non è un fallimento. Bisognerebbe comprendere che con ogni probabilità il piano divino ha in serbo qualcosa di meglio. Questa è la chiave.
La cosa che più ho apprezzato di questo libro chea dire il vero, devo ancora finire di leggere, è che può essere considerato sincretico, poiché non insiste nel considerare una religione o un forma di preghiera in particolare come migliore o più evoluta di un'altra. 
Piuttosto, si parla di preghiera assertiva. La nostra vita è essa stessa una  preghiera, e la Divinità è spirito e non persona, luogo o oggetto, e agisce tramite noi piuttosto che su di noi, e nel momento in cui siamo in connessione, capiamo che siamo una cosa sola.
Quindi, invece che chiedere continuamente delle cose per noi, o fissarci su possibili soluzioni ai nostri problemi, basterebbe concentrarci a pregare in connessione con la Fonte e tutto ciò che è per noi arriverà. 
E qui mi torna in mente Zero Limits di Joe Vitale. Quando sei a zero desideri, totalmente in pace e in connessione con il fluire della vita, ogni bene arriva perché sei allineato con la Fonte.
L'altro problema è che spesso pensiamo, pregando, di non meritare in fondo la felicità cui tutti aspiriamo, anche in senso generico. 
Ciò crea una barriera.
Il libro, ha una bellissima risposta anche per questo:
"Bisognerebbe invece ricorrere alla preghiera partendo dal presupposto di essere degni di ricevere le benedizioni alle quali aspiriamo."