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venerdì 25 ottobre 2013

Nulla manca davvero

Un famoso detto orientale recita: Se nulla manca davvero, il mondo intero ti appartiene.

La nostra sensazione di incompletezza è un'illusione. Ormai dovremmo saperlo. 
L'ego ha fame di cose e persone perché crede di dover riempire dei vuoti.
Così ci fa credere che saremo felici e soddisfatti quando avremo raggiunto il tal obiettivo o comprato quella cosa che tanto ci piace, o il giorno in cui troveremo l'anima gemella.

Foto dell'autrice
In realtà, siccome il divino può essere definito il Nulla, in quanto c'era prima che ogni cosa venisse creata, e al Nulla torniamo quando siamo in profondo contatto con il Sé (quando meditando riusciamo a fermare la mente con il suo brusio), allora di cosa davvero avremmo bisogno?

Di Nulla! 

A ben vedere, la pace interiore si raggiunge con un processo di sottrazione.
Meno brusio, meno pensieri, meno uscita al di fuori di noi, meno desideri superflui.  

E' un po' come scrivere un buon romanzo, gli scrittori lo sanno bene. Scrivere bene non è riempire un testo di parole, ma togliere il superfluo. Lo scrittore più eccelso è colui che sa raccontare una storia anche dai silenzi tra le parole. Dal non detto, da ciò che viene taciuto dal narratore e dai personaggi, eppure il lettore lo sente. Capisce ogni cosa anche se non gli viene mostrata.

Insomma, per giungere all'essenza, in ogni senso, l'unica cosa sensata da fare è sottrarre ciò che essenziale non è.


giovedì 17 ottobre 2013

La disfunzione amorosa, piaga contemporanea

Sempre più persone oggi vivono rapporti disfunzionali, e la crescita esponenziale di omicidi-suicidi o di femminicidi ne è la prova allarmante.

Sono tutti convinti che i rapporti d'amore finiscano per causare dolore, ma non è vero. Tirano solo fuori il dolore che c'è già.

Foto dell'autrice
Come funziona l'innamoramento? E' il picco "positivo" di una polarità. Si proietta sull'altro tutto ciò che di bello in quel momento emaniamo illusi che sia l'altro a contenere tutto ciò.
Quindi, a livello inconscio, ci illudiamo che l'altro sia la nostra salvezza. Che dia un senso alla nostra esistenza.

Ciò presuppone il sentimento di incompletezza, tipico umano.
Da cosa deriva? 
In senso fisico deriva dalla brama di ritorno all'unità tra le polarità maschile-femminile. Si cerca l'Uno. L'unione sessuale ne è un pallido simbolo.
A livello psicologico, identificandoci con la forma, continuiamo a derivare il nostro valore e la nostra identità da ciò che è all'esterno. Quindi, il nostro ego ha bisogno di sentirsi amato, coccolato, importante per qualcuno.

Quando c'è identificazione, il rapporto diventa una tossicodipendenza, l'amato o l'amata ci fanno stare bene quando ci sono, stiamo male quando si allontanano.
Ma come per tutte le droghe, l'effetto è momentaneo e presto non basta più a mandarci su di giri.

Ecco che la polarità si inverte e cominciano i conflitti. 
Molte coppie hanno bisogno di queste due polarità di odio/amore per sentirsi vive, per avere la scarica di adrenalina. Ma è droga. Non è vero amore.

Foto dell'autrice
La dipendenza nasce dal rifiuto di affrontare e superare il proprio dolore. A livello inconsapevole.

Dice Eckhart Tolle che il vero amore non ha picchi né contrari.
Quando si riesce a non entrare nel corpo di dolore, cioè nei ricordi di amori e dolori passati, a non reagire all'identificazione, a comprendere fino in fondo che non abbiamo davvero bisogno dell'altro per sopravvivere, quando riusciamo ad accettare l'inconsapevolezza dell'amato, allora abbiamo accesso al vero amore.

Il vero amore è uno stato dell'Essere che non può mai abbandonarci, perché è ciò di cui vibriamo nel profondo. 
E' dentro di noi.
In sostanza, noi siamo Amore.