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venerdì 1 novembre 2013

Il senso di meraviglia e il Sé.

Chi ha occhi per vedere e cuore per amare non può non accorgersi della maestosità del creato.
Perché i bambini hanno sempre quel senso di meraviglia negli occhi spalancati? 
Razionalmente diremmo che è perché vedono le cose per la prima volta.
Non solo. Le vedono davvero. Le vedono per ciò che sono: miracoli.
Foto dell'autrice

Un seme che diventa fiore e poi frutto è un miracolo, gli stormi di uccelli che si spostano come un'unica entità serpeggiando nel cielo sono un miracolo. Il colore delle foglie in autunno. Tutto ciò che ci circonda è un miracolo.

Persino il fatto che siamo qui. 
Biologicamente, tra carestie, guerre, pestilenze, rami famigliari estinti lungo i secoli, il fatto che siamo riusciti a nascere nonostante tutto è un miracolo.
Ci avete mai pensato? O avete dato tutto per scontato?


Foto dell'autrice
Quante volte vi capita di provare un senso di meraviglia e gratitudine per la Bellezza del creato?

Il senso di meraviglia nasce dal Sé. 
Da quel luogo illimitato ed eterno che accetta le cose per ciò che sono e le ama perché l'amore è lo stato naturale dell'Essere.
Definire l'amore un sentimento è riduttivo.

L'amore è ciò che siamo.
Solo l'amore può commuoversi davvero per quanto sia bello il creato. E può capire in profondo che ogni cosa è sacra.

Tutto il resto è illusione di separazione. E' non-amore.



martedì 4 dicembre 2012

Esercitando l'accoglienza attraverso il cibo

Da quando mondo è mondo la condivisione del cibo è il fondamentale collante affettivo tra le persone. Non esiste forse popolo e cultura per i quali l'ospite non sia sacro.
Ma nel nostro mondo frenetico spesso il cibo è vissuto come un veloce pasto ingollato distrattamente solo per sfamarci, e il tempo da dedicare alla sua preparazione è diminuito al punto che anche quando ne abbiamo ci convinciamo di non averne. Preferiamo comprare cibi preconfezionati, anche quelli più semplici e veloci da preparare, come l'insalata. 
A volte non dedicarsi alla preparazione del cibo può essere un moto di ribellione verso quella che vediamo come un'imposizione culturale e un dovere famigliare. Ci sono cascata anch'io, anni fa.

Con il tempo, coltivando la mia interiorità, comprendendo che il tempo lo possiamo trovare sempre per fare le cose - basta calmarsi e lavorare per priorità - di colpo ho riscoperto il piacere della preparazione dei pasti. Uno stimolo forte per me è sempre andare a comprare al mercato. Girando tra i banchi dei contadini, tra i  colori e gli odori della verdura e della frutta, non vedo l'ora di tornare a casa per trasformarli in piatti deliziosi. Allora il tagliare a tocchetti sul tagliere, il rumore del cibo che sfrigola o sobbolle in padella, tutto diventa una sinfonia.

Un tempo temevo di trovarmi gente a cena senza riuscire a preparare tutto il necessario per mancanza di organizzazione, temendo di sbagliare e bruciare qualcosa, e invidiavo un po' chi riusciva ad essere accogliente e ricevere con gioia, senza ansia da prestazione.
Focaccia alle cipolle - foto dell'autrice
Ma nel momento in cui sono cambiata e sono entrata in sintonia con me stessa, senza identificarmi in ruoli di nessun tipo, e senza più paura - semplicemente accettando i miei limiti in cucina e concentrandomi sui pregi - ecco che un giorno mi sono trovata di punto in bianco ad aver voglia di mettere le mani nella pasta e preparare una focaccia, e poi una torta, superando la mia errata convinzione di essere negata per cucinare i dolci.
Fino a poco tempo prima, se dovevo partecipare a una cena portavo il vino... Proprio per non essere costretta a cucinare!

Ora invece comprendo l'importanza rituale della condivisione, del preparare qualcosa con amore per offrirne al gruppo. Così, quando c'è una cena, almeno metà della giornata è dedicata con calma alla creatività culinaria, musica in sottofondo e profumi speziati nell'aria.
Torta di mele alla cannella - foto dell'autrice
Un giorno, a pranzo, ho ricevuto la telefonata inaspettata di un amico che non vedevo da anni. Stavo cucinando la peperonata, uno dei miei piatti migliori, l'amico mi disse che era dalle mie parti e che voleva salutarmi offrendomi un caffè. Gli dissi di venire a pranzo. Quando misi giù il telefono mi resi conto che la cosa non mi metteva nessuna ansia, ero davvero felice di riceverlo. 
Quel giorno seppi di essere davvero cambiata. Non mi ero nemmeno sforzata di essere più accogliente, non avrebbe funzionato. Lo ero diventata. 
Stavo davvero aprendomi, dopo aver ritrovato il mio centro.