Comunemente la gente dà la colpa alla sfiga.
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Ne ho dedotto, seguendo l'intuito, che se molte cose si rompono in uno stesso periodo è perché sta finendo un ciclo.
Tutto ciò che maneggiamo si impregna della nostra energia, e quando ne sono saturi, specie di energia di rabbia, di stanchezza, di dolore, si spezzano. In fondo, meglio che siano gli oggetti a rompersi piuttosto che un organo del nostro corpo!
Imparando a leggere la vita tramite segnali e simboli, qualcosa che si rompe è un alleggerirsi del nostro bagaglio emotivo, un invito a rinnovarsi. Se ti si rompe una tazza che fai? Ne compri una nuova.
Nuove energie che entrano a spazzare via quelle vecchie e stantie.
Invece di arrabbiarci, dovremmo accogliere questi momenti come un dono e aprire le porte a un nuovo ciclo.
Inoltre, fare attenzione alla nostra reazione quando qualcosa cui teniamo si rompe, ci permette di osservare i nostri attaccamenti.
Si rompe un vaso della prozia e ci stiamo male.
La prozia non è in quel vaso. Il suo ricordo non sarà certo cancellato dalla nostra memoria attraverso la rottura di un vaso di cristallo! Eppure, abbiamo bisogno di fissare le cose in concreto.
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Ma la vita è effimera.
Attaccarsi agli oggetti ha a che fare con la paura di morire, di non lasciare un segno, di non avere vissuto.
Ma è un'illusione.
Più siamo disposti a lasciare andare le cose, più lo saremo anche con emozioni e sentimenti, perché sono collegati.
Meno bagaglio emotivo, più leggerezza.