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lunedì 20 marzo 2017

Donne in evoluzione e partner ideali

Sento tantissime donne che da anni fanno un percorso di consapevolezza lamentarsi di non aver ancora trovato un partner abbastanza evoluto, che possa capirle e sostenerle nel percorso. 

Comprendo profondamente l'esigenza. 
E' vero che non sempre un uomo che ha fatto percorsi di consapevolezza o che tiene corsi in materia si rivela essere ideale anche nella coppia, così come è vero che anche un uomo che non ha mai fatto nessun percorso può  essere un compagno tenero e stare accanto a una donna in evoluzione, nonostante l'ovvia difficoltà di comprendere nel profondo cosa significa guardarsi dentro.
Ma capisco che avere accanto un compagno che abbia gli stessi obiettivi di vita, e diventare una coppia verticale, al Servizio, sia il sogno di molte.

E allora perché, queste mi chiedono, non riescono a trovarlo?
Intanto non è sempre detto che una donna su questo percorso sia destinata ad avere un rapporto di coppia verticale, per ragioni magari anche di origine karmica, non ci è dato sapere.
Mattino - Foto dell'autrice
Ma soprattutto sono convinta che spesso noi donne siamo così fortemente in evoluzione da cambiare in modo vorticoso di giorno in giorno, e un mese equivale a un anno o più di trasformazione profonda. Per cui è improbabile, finché non raggiungiamo una certa stabilità interiore, riuscire a crearci una storia con qualcuno che riesca a stare dietro a questa crescita esponenziale così veloce.

Infine, a parte le paure inconsce di non essere all'altezza o non meritare un partner evoluto che possono fare resistenza, c'è anche da tenere conto che spesso le donne in evoluzione idealizzano gli insegnanti/maestri che incontrano ai corsi, e si convincono di aver bisogno di stare accanto a un uomo che faccia loro da da maestro, che le aiuti ad evolvere. 
Ma questa è un'illusione pericolosa: significa essere rimaste inconsciamente intrappolate in un ruolo subordinato tipico della vecchia società patriarcale, in cui l'uomo insegna alla donna come vivere, stando in un ruolo simile a quello paterno.

Non c'è nessun uomo che possa svegliarci o insegnarci a vivere meglio, ad essere più consapevoli! 
Il partner non deve essere ricercato o idealizzato in base a un bisogno, quindi partendo da una supposta mancanza.

Nella vera coppia verticale esiste solo la piena consapevolezza di sé e il bastarsi da soli. Solo quando siamo perfettamente in grado di vivere con noi stessi in armonia interiore profonda possiamo crearci fuori una relazione verticale in cui due individui pienamente consapevoli e completi decidono coscientemente di camminare assieme - e non necessariamente per sempre - per il bene comune, per ampliare l'amore che già provano dentro di sé all'esterno, moltiplicandolo. 


La coppia verticale non si può desiderare se non ci sei dentro. O la
Coppia - Foto dell'autrice
crei quando arriva il partner che corrisponde al tuo livello di coscienza espansa, oppure stai con quello che c'è.


Alle donne in evoluzione non posso far altro che ripetere: Cominciate ad amarvi per davvero, in modo incondizionato, cominciate ad accettare totalmente la vostra solitudine come un dono - anche se non la capite. Ma sappiate che è sempre per un bene più grande.

L'uomo ideale - e non è detto che sia ciò che a livello conscio diciamo di volere - verrà nei tempi e nei modi opportuni.  
Continuate a ripulirvi dentro e abbiate Fede.

mercoledì 2 novembre 2016

Accettare il mistero della morte

In questo giorno in cui si ricordano i cari estinti sorge una riflessione. Tante volte perdendo qualcuno di caro cui eravamo molto legati abbiamo fatto resistenza considerando la sua dipartita sbagliata. Qualcosa che non dovrebbe succedere. Magari ci siamo arrabbiati con l'Altissimo o ci siamo soffermati troppo a lungo a pensare cosa potevamo fare prima per evitare quella morte che non riusciamo ad accettare. 

A volte capita che un personaggio evoluto che si è messo al Servizio del mondo per aiutare l'umanità a evolvere ci lascia all'improvviso, ed ecco che sorgono domande istintive: Perché proprio lui che era al Servizio e poteva essere d'esempio? Perché proprio ora che c'era ancora bisogno di qualcuno come lui? Perché così giovane? Chissà cosa poteva ancora darci della propria essenza se non se ne fosse andato dall'oggi al domani.


Cimitero monumentale di Alessandria - Foto dell'autrice
Queste sono domande della personalità che teme la morte, teme tutto ciò che non pare avere un senso, che si attacca al bisogno di una certa figura e soprattutto ragiona nella dualità, nella polarità tipica della materia che conosce morte opposta a vita, mondo terrestre opposto a mondo sottile, corpo opposto a spirito.

La saggezza sta nel smettere di farsi domande senza risposta logica e accettare che non possiamo sapere cosa spinge un'anima a fare un salto improvviso dal mondo materiale a quello dello spirito, o aldilà. Può essere una ragione karmica o evolutiva che solo quell'anima può sapere. 
E non è detto che quell'anima non continui ad aiutare l'umanità a evolvere ma su altri piani per noi invisibili.

Con questo non intendo giudicare come sbagliato il soffrire per questa sensazione di mancanza di senso. E' qualcosa invece da accogliere come nostra parte umana, fragile, insicura, incapace di affidarsi all'intelligenza cosmica.
Si può restare in raccoglimento per sentire il dolore per queste domande spontanee che ci ossessionano. Anzi, si deve starci dentro per permettere loro di sciogliersi alla luce della nostra osservazione amorevole.

Però poi lasciamo andare, affidiamoci alla vita. L'insegnamento che una persona ci ha lasciato resta nel nostro cuore, il senso di quell'esistenza non va mai perduto.

mercoledì 21 maggio 2014

Quelle cose che non puoi ignorare

Ci sono cose che la vita ti presenta, e specialmente quando ti accadono dopo aver fatto un lungo lavoro su te stesso, comprendi che non le puoi più ignorare.

Quando senti vibrazioni potenti emanare da qualcuno, un'energia formicolante e calda, una forza magnetica e benevola, la prima cosa da fare è osservarla. 
Osservare la tua reazione a ciò che senti. Indagare se esiste una forma di resistenza - conscia o inconscia - all'energia che ti sta arrivando, se il mentale si sta mettendo di mezzo con domande o critiche, o dubbi razionali per fare da barriera.
E osservare se quell'energia vibra sui primi due Chakra, quindi a livello sessuale, o se è qualcosa che coinvolge anche il cuore e il plesso solare. Se è un'energia di espansione, di apertura, o solo un richiamo istintivo.
Foto dell'autrice

Quando hai tolto di mezzo le barriere mentali, mettendole a tacere o ignorandole, puoi provare a stare in quel sentire, godertelo in silenzio, passarci del tempo, coccolarlo, accoglierlo finché non senti che è davvero per te, perché non puoi ignorarlo. 

Le vibrazioni potenti emanate dalle persone attorno a noi sono sempre un segnale che stiamo attirando bene.

Se una persona ci fa stare bene è perché indubbiamente ha vibrazioni più alte delle nostre, emana più benessere, più centratura. In realtà questa cosa non viene davvero dall'esterno come siamo portati a credere.
Sappiamo che tutto parte da noi, tutto è creato dalle nostre vibrazioni.
Quindi, quando creiamo all'esterno qualcuno che ci fa stare bene possiamo avere la certezza che ce lo siamo creato noi, e la vita ci sta facendo vedere a che punto della nostra evoluzione siamo arrivati.

Stessa cosa quando incontri qualcuno con cui sei a proprio agio, che senti di conoscere da sempre, con cui basta uno sguardo per capirsi, perché evidentemente quell'anima l'hai già incontrata in una vita precedente e per qualche ragione karmica vi siete dati appuntamento sulla Terra per fare un percorso insieme. Magari pochi mesi, un paio d'anni, ma se c'è profonda affinità è sicuro che lì c'è qualcosa per te.

Foto dell'autrice
La gratitudine è la prima cosa da esprimere quando ti rendi conto di questi eventi.

Non importa cosa ti dice la mente, non importano i se e i ma, le paure, le aspettative, i dubbi, le paure.

Se senti affinità e vibrazioni positive lì c'è qualcosa per te e la vita te lo sta offrendo su un piatto d'argento. Anzi, d'oro massiccio!
Ignorarlo significa dire no alla vita, dire no alla Legge di Attrazione, dire no all'evoluzione, al nuovo. Significa rimanere nella stessa vecchia minestra rancida per sempre.



mercoledì 12 giugno 2013

La vita non è una scuola? E se non lo è, allora cos'è?

A volte capita di imbattersi in libri che di colpo paiono minare tutte le tue certezze, tutto ciò che davi per scontato fino a un attimo prima.
A me è capitato recentemente con il libro Conversazioni con Dio, di Neale Donald Walsch (Sperling & Kupfer), consigliato da un amico.


Foto dell'autrice
A tutti noi o quasi viene spontaneo pensare che la vita sia in qualche modo una scuola, una passaggio nella materia per imparare una lezione. Magari a causa del karma.

Nelle conversazioni di Walsch con Dio, tramite la scrittura automatica, ecco che questa certezza viene scardinata.
Dio gli dice che la vita non è una scuola e noi non siamo qui per imparare una lezione.

Allora perché siamo qui?, chiede l'autore.

Per ricordare, e ricreare, Chi Siete, risponde il Divino.
In verità, se non create Voi Stessi per Quello che Siete, non riuscirete a esserlo.

Chiaro? Per niente. Anche l'autore è spaesato.

Allora il Divino spiega che la scuola è un posto in cui si va se c'è qualcosa che ancora non si sa. Ma noi, in realtà, sappiamo già tutto ciò che c'è da sapere, la nostra anima sa, ma ha bisogno di ricordare quanto sa già.

Quindi, la vita è un modo per sperimentare, conoscere in maniera diretta quanto l'anima a livello concettuale sa già. 
Siamo qui per ricordare quanto sappiamo già e lavorare con esso.

Noi possiamo sapere di essere generosi, ma finché non lo sperimentiamo davvero, resta un concetto astratto, un potenziale inespresso. Quindi, dobbiamo diventare generosi nella pratica.


Foto dell'autrice
L'unico desiderio della tua anima è quello di trasformare il più alto concetto di sé nella più meravigliosa delle esperienze.

Ma perché tutto ciò?

In principio, Quello Che Esiste era tutto ciò che c'era, e non c'era altro. Però Quello Che Esiste non avrebbe potuto aver coscienza di sé. (...) La consapevolezza di sé è quello cui anelava poiché voleva sapere cosa si provasse a essere tanto meravigliosi.
Quello Che Esiste non potrebbe sapere quello che si prova a essere meravigliosi a meno che quanto non esiste si manifesti.

giovedì 13 dicembre 2012

Avete realizzato i vostri sogni di bambino? E se no, perché?

Pochi anni fa anch'io come molte persone sono rimasta colpita dal video dell'Ultima lezione del prof. Randy Pausch, malato terminale di cancro, ai suoi studenti. Girava su YouTube, e la sua sforza d'animo, la chiarezza di idee e l'entusiasmo con cui le esponeva, l'autoironia, mi fecero comprendere che quell'uomo era un grande, un Maestro suo malgrado. 
Decisi di comprare il suo libro, e ne trovai una copia in inglese.
Tutto il libro è incentrato sulla capacità di realizzare i  nostri sogni di bambino. Randy Pausch, nonostante la sua breve vita, ci è riuscito. 

All'inizio del libro ringrazia i propri genitori per avergli permesso di sognare.
Cosa ci fa desistere dal continuare a inseguire i nostri sogni? si chiede l'autore. 
Bella domanda. 
E già io mi ritengo una sognatrice ambiziosa e determinata, perché non ho mai smesso di lavorare per realizzare ciò in cui credo. Il fatto che un paio di cose non le abbia ancora ottenute non significa che io debba mollare. 
Dopo vent'anni che ti impegni costantemente in una cosa in cui credi dal profondo e che ti fa felice è ovvio che gettare la spugna sarebbe un'assurda resa.

Randy Pausch scrive:
"I muri di mattoni sono lì per una ragione. Ci danno la possibilità di capire quanto davvero vogliamo una cosa." (La traduzione è mia)
Tra aneddoti spassosi in cui il professore mostra con nonchalance quanto sia stupido attaccarsi alle cose materiali e preoccuparsi per i piccoli problemi quotidiani, proprio lui che sta morendo, il libro offre alcuni spunti per lavorare su ciò che davvero vogliamo. Come una specie di promemoria. 
Ad esempio, ci chiede: State impiegando il vostro tempo sulle cose giuste? E ci ricorda che La fortuna è quando la preparazione incontra l'opportunità. 
Tutte cose che mi sono segnata, ovvio!

Ogni volta che le mie aspettative vengono deluse e sta per scattare il cattivo umore, la voglia di mollare, ecco che il libro mi sussurra all'orecchio: Never give up! Non mollare mai!
E se questo può sembrare un modo per esercitare resistenza a ciò che non si può ottenere o cambiare, e quindi uno spreco inutile di energia, ecco che il libro si conclude con una frase illuminante:
Non è una questione di come realizzare i sogni. E' una questione di come come condurre la propria vita. Se voi conducete la vostra vita nel modo giusto, il karma si prenderà cura di se stesso. I sogni verranno a voi."

In questa fine d'anno, che bilancio faremo? Cosa ancora resta da fare per realizzare ciò per cui siamo qui in questa vita?