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venerdì 7 novembre 2014

Il richiamo dell'Archetipo

Quand'ero bambina sono rimasta folgorata dalla saga di Guerre Stellari (i primi tre film), ed un seme è stato piantato dentro di me, ma i frutti li ho cominciati a vedere più di trent'anni dopo.


Rielaborazione foto dell'autrice
All'epoca le due figure che più mi hanno colpito in profondità, restandoci in modo indelebile, sono state i due Maestri Jedi Obi Wan Kenobi e Yoda. La loro saggezza profonda, la calma imperturbabile e la grande forza interiore - unite al coraggio del guerriero - mi hanno conquistata per sempre, e negli anni a venire mi sono resa conto che in tutti i film epici le figure che più suscitavano la mia ammirazione non erano l'eroe o l'eroina di turno, ma il vecchio saggio, la sciamana, il maestro spirituale. 

E' come se già sentissi, anche se in modo ancora nebuloso, un richiamo, un modello da seguire, a cui aspirare, ma a livello della personalità credevo che fosse qualcosa di irraggiungibile, che nessuno nella realtà potesse diventare un cavaliere Jedi.
Eppure, era come un invito a seguire quella strada.

Ogni volta che un archetipo ti si scolpisce dentro lasciandoti un segno indelebile, ti sta richiamando a qualcosa che ti appartiene. Ti sta dicendo: Diventa chi sei.

venerdì 7 febbraio 2014

Potenziale. Non mancanza!

Ognuno di noi è venuto al mondo con delle qualità, dei talenti. 
I Saggi dicono che siano cose che abbiamo acquisito in vite precedenti, per questo sappiamo farle così bene, naturalmente.

Ma che dire di ciò che definiamo come mancanza o difetti?

Siamo portati a credere di avere dei limiti insuperabili. Siamo convinti che se siamo fatti così quella è la nostra realtà, punto e basta. 
Spesso ci si crogiola nella proprie inettitudini giustificando l'essere fatti così.

Ma se invece non fosse così?
Ci avete mai pensato? Vi siete mai chiesti: I miei difetti a cosa servono?
Probabilmente no. Di solito, ci si lamenta di essi come se fossero la triste condanna inflittaci da una vita ingiusta.

Datemi una leva e vi solleverò il mondo, disse Archimede.

Foto dell'autrice
Per la nostra anima, i cosiddetti difetti, le apparenti mancanze, non sono altro che qualità da sviluppare.

Se non riusciamo a tenerci un lavoro, o a portare le cose a termine, è probabile che dobbiamo sviluppare la perseveranza.
Se non riusciamo a fare a meno di finire per tradire sempre un partner o un amico, allora dovremo sviluppare la lealtà.
Se ci sentiamo scoraggiati davanti alle piccole e grandi difficoltà, se ci sentiamo spesso impotenti o incapaci, ecco che la vita ci sta dicendo che dobbiamo imparare a credere in noi stessi.
Se siamo compulsivi nel mangiare, nel bere, nello shopping, nella seduzione o nel sesso, di sicuro ci difetta l'autocontrollo. E siamo venuti al mondo per svilupparlo.

A quanto dicono i Maestri, anche a livello fisico incarniamo qualità animiche.
Chi ha un corpo morbido e, per le donne, tanto seno, si porta dietro qualità materne di accoglienza, di femminilità archetipa e magari deve sviluppare la combattività, deve imparare a dire di no più spesso.
Al contrario, chi viene al mondo con un fisico asciutto, atletico e, per le donne, il seno piccolo, è perché ha qualità di guerriero, sa essere indipendente e combattivo nelle cose in cui crede, ma magari gli difetta il sapersi dare, l'accoglienza, il cuore aperto ai bisogni delle persone care che ha attorno.

Solo voi potete capire cosa avete in potenziale dentro di voi. Solo osservandovi potete vederlo. E imparare ad usare quello che fino a ieri consideravate una mancanza come una leva per acquisire ciò che ancora non vi appartiene, ma che vi serve per completare la vostra essenza.

Potenziale da sviluppare, non mancanza!