Visualizzazione post con etichetta Uno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Uno. Mostra tutti i post

venerdì 10 febbraio 2017

L'esclusione è roba vecchia

La tradizione spirituale si fonda su varie discipline, tra cui l'astinenza sessuale in alcune tradizioni, cui si aggiungono l'astinenza da bevande alcoliche e nervine. 
In un mondo popolato di esseri meccanici che hanno bisogno di imparare a dominarsi (anche se spesso diventa un reprimersi) ha senso, quindi si può comprendere perché molte religioni sono così rigide su certi argomenti. 
Le religioni sono nate per controllare la massa di persone inconsapevoli. 
Anche le discipline spirituali non legate alle religioni, pur se non indirizzate alla massa, hanno come scopo quello di insegnare il dominio di sé ai discepoli ancora deboli, quasi privi di volontà.

Ma ha senso l'astinenza quando si è consapevoli? 
Esclusione - Foto dell'autrice
Se ci si conosce e non si è più agiti dai bassi istinti animali, l'astinenza rischia di diventare una esclusione di esperienze che hanno comunque una loro sacralità. 

L'essere consapevole sa distinguere la sacralità di un atto magico come lo hieros gamos, il coito inteso come atto magico, come preghiera, unione spirituale e fisica di due individui alla ricerca della fusione nell'Uno, attraverso l'orgasmo, dal mero soddisfacimento di un desiderio fisiologico.

L'essere consapevole può concedersi un bicchiere di vino perché lo decide lui dal suo Centro di goderne il sapore, le qualità organolettiche, e non lo utilizza come fuga dalla realtà.

L'essere consapevole sa che rinunciare in toto a un'esperienza terrena giudicandola come nociva di per sé è una forma di esclusione.  E l'esclusione come disciplina in sé è roba vecchia.

Lo scopo della consapevolezza applicata alla realtà di ogni giorno è non vedere nulla come separato né come una minaccia alla propria integrità. Perché l'integrità non è una qualità fisica, e non c'è nessun bicchiere di alcolico né sostanza nervina né atto sessuale che possa davvero minacciare qualcosa che Siamo. 

Ogni esperienza terrena è sacra se vissuta con gli occhi amorevoli dell'anima. 

venerdì 23 dicembre 2016

Trascendere l'Osservatore

Nel periodo natalizio si parla tanto di sentimenti d'amore e apertura del cuore, che paiono solo banalità. Ma questo parlare di amore mi porta a una riflessione che nasce dalla mia esperienza personale. Quando si lavora a lungo su di sé osservandosi di continuo, instancabilmente, si finisce per irrigidirsi un po'.
Tutta la nostra attenzione va a ciò che la macchina fa, e anche se cerchiamo di guardarci con distacco, ecco che rischiamo di finire per sviluppare un Io irrigidito che dà importanza solo all'attenzione.

Continuiamo a notare l'addormentamento della macchina, le pulsioni, i fastidi e osservarli ci aiuta a distaccarcene, di sicuro ci identifichiamo di più con l'osservatore, quindi con l'anima.
L'osservazione è anche un paradosso perché per poter diventare Uno con l'anima dobbiamo prima distaccarci dai nostri meccanismi.
Questo è fondamentale e sacrosanto, non si potrebbe passare alla consapevolezza di essere Uno senza prima la fase del distacco, dell'osservazione esterna.

Ma dopo anni e anni così bisogna trascendere o il lavoro su di sé resterà in stallo, in una fase incompleta. Rischi di restare diviso. Tu osservatore da una parte e corpo fisico/emotivo/mentale dall'altra.
Cuore per Amare - Foto dell'autrice
E' qui che entra in gioco l'apertura del cuore. Se nel frattempo, dopo tanto osservare, ancora non ami i tuoi meccanismi e gli specchi esterni che ti crei attraverso le persone che hai intorno, allora significa che non hai sviluppato davvero occhi per Vedere e Cuore per Amare.

Quando invece, finalmente, riesci ad amare, donarti, stare nella gioia, commuoverti vedendo la Bellezza anche di chi fino a poco tempo prima ti infastidiva, allora comprendi che non ha più importanza stare attentissimo al gesto, al respiro, ricordarti di te mentre passi sotto una porta o sei seduto sul wc. Non ha più importanza se magari parlando ti infiammi e dimentichi di stare sul respiro e attento alle pause.

Prima passavi più tempo ad osservarti in un cantuccio e pensavi solo a te stesso, alla tua evoluzione personale. Aprendo il cuore cominci a chiederti cosa puoi fare per gli altri. 
Perché se sei nell'Amore, se senti il tuo cuore espandersi e hai voglia solo di donarti, di abbracciare il prossimo, di essere d'aiuto, allora sei diventato già Essenza.

Allora davvero diventi Uno, perché sei Uno con il tuo cuore, Uno con la tua anima. E solo diventando Uno con la tua anima puoi fare un vero lavoro al Servizio delle coscienze. 

mercoledì 11 novembre 2015

Donne che hanno paura del sesso o del vuoto?

Mi è capitato spesso di sentire uomini lamentarsi delle proprie compagne ritenute colpevoli di non essere molto disponibili a fare sesso di frequente.
L'accusa comune è che esse siano disinteressate al sesso, quasi ne fossero annoiate. Nei casi di coppie di lunga data è abbastanza fisiologico che la passione amorosa possa essere un po' scemata, complice abitudine, figli, ma anche la distrazione degli stessi coniugi che hanno finito per darsi per scontati.

Potere femminile - Foto dell'autrice
Ma a volte accade che le donne paiano rifiutare il sesso anche quando il rapporto è appena cominciato. Com'è spiegabile questo fenomeno? A parte una fetta di donne che non sono abbastanza innamorate da lasciarsi andare alla passione, credo che la risposta sia nel differente modo di intendere la sessualità.

Il sesso oggi è molto banalizzato, vi si accede velocemente senza lunghi corteggiamenti, anzi, spesso chi corteggia una donna scende in dettagli intimi troppo in fretta parlando di sé, delle proprie prestazioni e dimensioni togliendo magia e mistero alla cosa. Insomma, la donna sa già cosa aspettarsi. L'abitudine ormai dilagante è cena + sesso già al primo appuntamento, non dando la possibilità alle due parti di esplorarsi, giocare, creare un'empatia vera, e un crescente desiderio erotico.

Poi, il sesso in sé come prestazione viene vissuta come un'arena in cui esibire doti di destrezza, fantasia e potenza, e se nella coppia si instaura un tipo di sesso così meccanico, la donna che ha una consapevolezza di sé, che in qualche modo è ancora in contatto con il proprio Potere ancestrale di sacerdotessa del sesso come iniziazione e Unione divina, non può più stare al gioco.

Energia sessuale - Foto dell'autrice
Ci sono coscienze che sono ancora totalmente agite dall'energia sessuale e incapaci di incanalarla in qualcosa di costruttivo che va in profondità, che possa creare una comunione energetica con la propria partner.

Una donna consapevole sente il Vuoto che serpeggia sotto la meccanicità di un sesso vissuto come puro appagamento edonistico e nulla più.
E non può stare al gioco per molto, a meno che il partner non sia abbastanza coraggioso da lasciarsi portare per mano verso una profondità sconosciuta, verso un incontro con l'Assoluto, dove l'unione sessuale crea un Uno mistico.

Quindi, siamo davvero sicuri che le donne abbiano paura del sesso o sono solo più sveglie dei loro compagni lamentosi?

venerdì 27 marzo 2015

Sulla bestemmia

Nella mia personale visione, i grandi bestemmiatori, quelli che provano un certo piacere a bestemmiare - magari anche in modo creativo e molto colorito - hanno un tremendo bisogno di Dio.
Di solito, questi personaggi si dicono atei o agnostici e razionalmente spiegano il proprio atteggiamento come una reazione all'insensatezza che loro percepiscono nell'esistenza.

Ma un vero ateo non ha bisogno di bestemmiare in un Dio in cui non crede. E' come essere in una stanza da soli, far cadere un bicchiere che va in frantumi e incolpare un amico immaginario. Se non esiste che senso ha insultarlo?

Dualità - Foto dell'autrice
Evidentemente - e ribadisco che questo è un mio personale sentire - più si prova gusto a bestemmiare più si vorrebbe credere, ma la razionalità, le ferite, la rabbia esistenziale non lo permettono. 
Tante volte ho sentito ripetere le solite frasi sul fatto che Dio sarebbe troppo ingiusto a non intervenire nelle tragedie umane, e quindi è evidente che non può esistere davvero, se no non lo permetterebbe. 

Questo è non avere occhi per vedere che ogni tragedia è parte di un'evoluzione lenta e con così tanti alti e bassi che per comprenderla bisogna poter usare solo gli occhi non giudicanti dell'Amore, del perdono e capire che noi siamo piccoli frammenti della stessa Coscienza divina che ha bisogno di perdersi per poi ritrovarsi, di provare il senso di separazione per tornare all'Uno, ma questo non può succedere in pochi anni o secoli. Ci vogliono millenni, forse Eoni.

Quindi, il bestemmiatore più accanito è colui che più sta chiamando Dio dal suo abisso personale, e lo fa con la sola energia che conosce. Ma chiamare Dio con disperazione non fa che crearne altra. Diventa un circolo vizioso. 
L'unico modo per interromperlo è arrendersi all'evidenza che non possiamo capire, ma possiamo imparare ad accettare il fatto stesso di essere incapaci di capire.
In questo stato si entra direttamente nella Fede.
Bestiario - Foto dell'autrice
Ok, non capisco ma accetto. 
Il compito più difficile è far tacere la mente razionale che fa resistenza e che si ostina a voler classificare e analizzare. Ma quando riusciamo a far tacere la mente, ecco che la verità arriva al cuore. E' un sentire

Quel sentire non può essere spiegato a un ateo convinto. O lo senti o non lo senti. Questo non ha nulla a che fare con il bisogno di conforto spirituale. Finché non attivi il sentire di cuore non potrai mai davvero capire cosa significa sentire la presenza del Divino dentro di te.

mercoledì 11 giugno 2014

Angeli caduti

Siamo tutti abituati per cultura a considerare il Male come un'entità a sé stante, e molti credenti considerano tale anche Satana.

I Maestri spirituali hanno posto l'accento sul fatto che tutto ciò che viene considerato Male non è altro che separazione dell'Uno, illusione del mondo materiale di essere qualcosa di staccato dal Divino.
Caduta degli angeli ribelli - P. Bruegel il Vecchio (Particolare)
E'  male o peccato tutto ciò che ci porta fuori dal nostro centro divino interiore e dall'Amore.

Non molti si rendono conto che già la figura mitologica dell'Angelo caduto Lucifero (Portatore di Luce) è un emblema di questa separazione, in quanto, ribellandosi a Dio e quindi allontanandosi da Lui, cade e si perde, diventando il Satana che tutti conosciamo.

Quindi è già chiaro nel Mito che la caduta di Lucifero è la nostra separazione dall'Uno, e in ciò ha origine il concetto di Male.

Con la consapevolezza possiamo vedere che il Male è solo pura
Particolare di un dipinto di Andrea Commodi
inconsapevolezza, con i danni relativi da essa causati. 

Tutto ciò che non funziona nel mondo non è opera di Satana come entità, ma è frutto dell'ignoranza, della cecità dell'essere umano che non riconosce la propria natura divina.

L'inferno che per secoli l'essere umano ha temuto non è nell'aldilà ma in terra, ed è creato da lui stesso. 
Separazione è dolore e sofferenza, quindi un inferno in terra, letteralmente.

Siamo un po' tutti angeli caduti. Fino a che non impariamo a vedere.




venerdì 30 maggio 2014

Precetto 16 - Vangelo di Tommaso

Gesù disse: "Forse gli uomini pensano che io sia venuto a gettare la pace sul mondo, ma essi ignorano che io sono venuto a gettare conflitti, fuoco, spada, guerra. Poiché cinque saranno in una casa: tre contro due e due contro tre, il padre contro il figlio e il figlio contro il padre, ed essi se ne staranno soli."

Questo precetto tratto dal Vangelo apocrifo di Tommaso, nella sua versione copta, pare contraddire ciò che noi abbiamo sempre pensato di Cristo, come portatore di pace.

In realtà, a leggere il testo in senso verticale, diviene chiaro che ciò di cui si sta parlando è il paradosso fondamentale per il Risveglio.
Cioè: non si può conoscere qualcosa se prima non viviamo il suo contrario. Quindi, come capire cos'è la pace se prima non veniamo assaliti dal conflitto? Come possiamo sapere cos'è l'Uno se prima non sperimentiamo la separazione?


Foto dell'autrice
L'umanità sperimenta la materia proprio attraverso il conflitto. Senza l'esperienza della materia le anime non riconoscerebbero se stesse come entità spirituali.

Il commentatore del Vangelo di Tommaso, Richard Valantasis, inoltre scrive che per sviluppare individualità occorre il conflitto tra spirituale e profano, tra ignoranza e conoscenza e tra esterno ed interno
Un po' come è necessario il conflitto adolescenziale per passare dall'età infantile a quella adulta.

Il conflitto promuove davvero una nuova comprensione dell'ego, della società e del mondo, poiché si pone come fondamento della creazione di qualcosa di nuovo. Tali conflitti operano come formazione e non possono essere evitati (…).

Infine, è interessante il versetto finale: "Se ne staranno soli."
Questo non vuole essere una condanna, al contrario. Soltanto se impari a stare da solo con te stesso puoi vivere in pace con gli altri,  perché i solitari sono coloro che più si sono sforzati di conoscere sé stessi.

Il conflitto, scrive Valantasis, rafforza i solitari e li unisce in gruppi di individui che possono comunque stare da soli.


giovedì 17 ottobre 2013

La disfunzione amorosa, piaga contemporanea

Sempre più persone oggi vivono rapporti disfunzionali, e la crescita esponenziale di omicidi-suicidi o di femminicidi ne è la prova allarmante.

Sono tutti convinti che i rapporti d'amore finiscano per causare dolore, ma non è vero. Tirano solo fuori il dolore che c'è già.

Foto dell'autrice
Come funziona l'innamoramento? E' il picco "positivo" di una polarità. Si proietta sull'altro tutto ciò che di bello in quel momento emaniamo illusi che sia l'altro a contenere tutto ciò.
Quindi, a livello inconscio, ci illudiamo che l'altro sia la nostra salvezza. Che dia un senso alla nostra esistenza.

Ciò presuppone il sentimento di incompletezza, tipico umano.
Da cosa deriva? 
In senso fisico deriva dalla brama di ritorno all'unità tra le polarità maschile-femminile. Si cerca l'Uno. L'unione sessuale ne è un pallido simbolo.
A livello psicologico, identificandoci con la forma, continuiamo a derivare il nostro valore e la nostra identità da ciò che è all'esterno. Quindi, il nostro ego ha bisogno di sentirsi amato, coccolato, importante per qualcuno.

Quando c'è identificazione, il rapporto diventa una tossicodipendenza, l'amato o l'amata ci fanno stare bene quando ci sono, stiamo male quando si allontanano.
Ma come per tutte le droghe, l'effetto è momentaneo e presto non basta più a mandarci su di giri.

Ecco che la polarità si inverte e cominciano i conflitti. 
Molte coppie hanno bisogno di queste due polarità di odio/amore per sentirsi vive, per avere la scarica di adrenalina. Ma è droga. Non è vero amore.

Foto dell'autrice
La dipendenza nasce dal rifiuto di affrontare e superare il proprio dolore. A livello inconsapevole.

Dice Eckhart Tolle che il vero amore non ha picchi né contrari.
Quando si riesce a non entrare nel corpo di dolore, cioè nei ricordi di amori e dolori passati, a non reagire all'identificazione, a comprendere fino in fondo che non abbiamo davvero bisogno dell'altro per sopravvivere, quando riusciamo ad accettare l'inconsapevolezza dell'amato, allora abbiamo accesso al vero amore.

Il vero amore è uno stato dell'Essere che non può mai abbandonarci, perché è ciò di cui vibriamo nel profondo. 
E' dentro di noi.
In sostanza, noi siamo Amore.



giovedì 14 marzo 2013

Piccole meditazioni sull'Uno

Questo è il mio libro appena pubblicato.
Si intitola Piccole meditazioni sull'Uno.
Un piccolo libro fotografico corredato di perle di saggezza senza tempo per meditare sulla nostra sostanziale unità con il Tutto, con l'Uno.
Foto dell'autrice
Si può anche usare come libro delle risposte aprendolo a caso. 
Magari formulando una domanda prima.

Nella colonna destra del blog si può trovare il widget (icona) di riferimento.
Il libro è acquistabile solo online.