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venerdì 19 maggio 2017

Come un treno in galleria

Il giorno in cui un editore mi ha telefonato per dirmi che avrebbe pubblicato il mio libro (Manuale rock per guerrieri danzanti) e che gli piaceva al punto che non sarebbe stato necessario l'editing, mi sono stupita a non avere una reazione euforica.
Era un sogno che si realizzava dopo anni di tentativi andati a vuoto, eppure quel giorno ho sentito una centratura e un radicamento nel momento presente così forte che nulla è più stato come prima.

Ho cominciato come un bulldozer a organizzarmi le presentazioni, mentre anni fa non avrei saputo organizzare un compleanno per mia figlia, ricevendo solo sì entusiasti. 
Quando stavo per fare la presentazione ufficiale del libro, a un convegno in cui sarei stata relatrice tra altri miei colleghi scrittori, non avevo nessuna emozione negativa. 
Manuale rock - Foto Giulia Covello
Non paura, né agitazione, nemmeno la già citata euforia. Questa cosa stupiva anche me. E' vero che sono abituata a parlare in pubblico, ma essere relatrice a un convegno era per me la prima volta.

La mattina della mia presentazione mi sono svegliata alle 5.30 naturalmente, e mentre ero seduta sul letto dell'albergo a gambe incrociate, sono rimasta a lungo in ascolto. Nessuna emozione negativa, solo centratura, forza interiore, grinta, voglia di esprimere l'energia del libro. 
Mi sentivo come un treno che sta per passare in galleria. Lo fa e basta perché è ciò che deve fare.

Ho capito che questo libro esprime ciò che sono venuta a fare sul pianeta, per questo non c'erano emozioni della personalità. 
Quando senti che stai facendo quello che sei venuto a fare, non c'è spazio per i tentennamenti né per la paura.

C'è solo amore, Fuoco, entusiasmo.
E l'universo risponde. 
Mi sono giunte in pochi giorni varie proposte di collaborazione, cose che mai avrei pensato e altre che desideravo ma da canali inaspettati.

Questa mia testimonianza personale è per dire: Trovate ciò che vi muove dal profondo, ciò che sentite essere la vostra Missione nel mondo e fatelo! 
Non avete idea della Forza che scaturisce dal semplice gesto del donare al mondo il vostro talento con Amore!

mercoledì 1 febbraio 2017

La ribellione del corpo emotivo

Quando si fa un lavoro davvero profondo su di sé, andando a toccare corde delicate, emozioni cristallizzate da eoni, con coraggio e determinazione, ecco che nel corpo si scatena l'inferno!

Il lavoro di perdono con i protocolli LDF (Life Designer in Forgiveness) che si mette in atto alla ISF (International School of Forgiveness) fondata da Daniel Lumera è così profondo che smuove energie che nemmeno si pensava di avere.
La mia esperienza personale mi ha portato a sperimentare livelli di movimento emotivo davvero forti.

Quando vai a ripulire strati di incrostazioni emotive antiche, molto sedimentate nel subconscio, ecco che il corpo si ribella, scatena sintomi inimmaginabili, fastidiosi, invadenti. Non li puoi ignorare.

E' il tuo dolore che grida, ma si sta liberando. Finché c'era silenzio pensavi che tutto fosse sotto controllo, ma poi il tuo corpo smentisce le tue illusioni che sia tutto ok.

SOS - Foto dell'autrice
Ecco il dono: il corpo in rivolta. La nausea quasi insostenibile, il rifiuto per il cibo, l'insonnia, l'agitazione di ogni singola cellula che pare vibrare per evolvere a un livello di coscienza superiore. Nonostante il dolore.

L'energia dell'amore, della luce che mettiamo nel lavoro di perdono spazza via le incrostazioni portando il corpo a uno stress necessario perché il dolore sedimentato si stacchi per sempre. Come la terapia a onde sonore che scioglie i calcoli.

Non bisogna scappare. La tentazione di sfuggire dalla nausea e dal disagio fisico è naturale, ma con la volontà, l'intento e la profonda consapevolezza di sé si arriva a voler sostare in quel sentire, anche a costo di sentirsi morire.
Si deve fare, se si vuole andare oltre.

Ci vogliono un coraggio e una determinazione da leoni a stare nella nausea, nel dolore che scatena l'inferno nella pancia, nel cuore che accelera, nel pianto, nell'insonnia. 

Ma lì è la via d'uscita dagli Inferi.
L'emozione è piombo che chiede solo di essere trasmutato in oro.
Solo l'amore, il perdono come atto di donare luce a ciò che brancola nel buio dentro di noi, possono trasmutare quel piombo in oro.


venerdì 27 novembre 2015

Vivere col freno a mano tirato

Scrive Gregg Braden nel libro La Matrix Divina: Il punto focale dei nostri sentimenti diventa la realtà del nostro mondo.

Nonostante sappiamo che le nostre emozioni e paure creano, e di certo creeranno la realtà che non vogliamo, stentiamo a lasciarci andare completamente, con fiducia nella vita ed entusiasmo.
Qualcuno avrà sperimentato la sgradevole e frustrante sensazione di vivere come se avesse il freno a mano tirato. 

I nostri non posso, vorrei ma, non ci riesco, è troppo caro, ho poco tempo, non c'ho testa, non sono dell'umore giusto, non so con chi andare a quel concerto, ho troppi impegni, ecc. sono come una palla al piede che ci trasciniamo dietro inutilmente e che ci impedisce di vivere pienamente le esperienze che entrano nel nostro campo di possibilità. 

Bloccata - Foto dell'autrice
Esiste una sensazione fisica del non posso. E' un blocco interno di cui non si trova la chiave, una chiusura in sé stessi, un'incapacità di vedere oltre la preoccupazione del momento, magari legata alla mancanza di denaro o al senso di solitudine. Sotto sotto, scorre una paura profonda, che gela. E' qualcosa di percepibile chiaramente ma non si comprende fino in fondo che paura sia, in sostanza.
Di lasciarsi andare? Di vivere? Della libertà? Della povertà? Delle conseguenze di un'eventuale errore? Di stancarsi? Di mettersi in gioco? Pigrizia? Codardia? Mancanza di volontà o di autostima?
Magari tutte queste cose insieme?

Non ho una risposta. Ma sicuramente queste paure nascono da una profonda sfiducia nei confronti della vita. E' un blocco psichico/energetico difficile da sciogliere. Probabile che si sia formato nell'infanzia, a causa di condizionamenti parentali ed esperienziali.

Come sempre, l'osservazione permette alla persona di vedere questi schemi che la condizionano nell'azione. E vedendoli, la luce della consapevolezza già li rende meno potenti. 
Ma il vero succo della questione è che chi si sente in qualche modo impedito, impotente, si pensa separato dal mondo dando ad esso un'importanza abnorme. 
Imparando a concepire noi stessi come parte fondante e imprescindibile del mondo, ecco che tutto si ribalta.
Se io e il mondo siamo una cosa sola, allora non esiste una forza esterna a me che mi blocca. Non esiste mancanza di denaro né di tempo, né di condizioni favorevoli per fare ciò che vorrei.

Ogni volta che diciamo non posso in realtà stiamo dicendo, anche se a livello inconscio, non voglio.

giovedì 29 ottobre 2015

Macchine biologiche in panne

Tempo fa ho dedicato una riflessione al corpo che pare ammalarsi proprio quando innalziamo la nostra energia e consapevolezza. In quel caso, avevo spiegato che la macchina biologica di cui siamo dotati a volte fatica a stare al passo con il balzo quantico di consapevolezza, e quindi se si ammala è perché ha solo bisogno di tempo per adattarsi al nuovo stato vibrazionale. 

Oggi invece sposto l'attenzione su un'altra sfumatura dello stesso problema: quando decidiamo di superare le nostre paure, i conflitti e ci lanciamo in qualcosa di nuovo, consapevoli della paura che ci fa ma determinati ad avanzare comunque, ecco che il corpo pare tradirci di colpo. Ci troviamo abbattuti a letto con influenza, febbre, dolori, e altri disturbi che ci lasciano prostrati e molto perplessi. 
A volte sopraggiungono problemi differenti nell'arco di poche settimane e danno l'impressione di essere entrati in una spirale discendente.

In questi casi non dobbiamo mai dimenticare che siamo incarnati in una macchina biologica che risponde a un inconscio che può essere insidioso proprio perché si cela nei nostri meandri più profondi e irraggiungibili. Il corpo ha una sua emotività che pare slegata dalla nostra consapevolezza. Il corpo è un animale selvatico mai completamente addomesticato. Non dobbiamo mai abbassare la guardia.

Paura e rabbia - Foto dell'autrice
Quando succede che stiamo male proprio quando dovremmo - a rigor di logica - stare bene, magari perché abbiamo iniziato un nuovo lavoro che ci entusiasma o una nuova relazione che ci coinvolge più delle precedenti, ecco che possiamo osservare il corpo arrancare nel panico più totale, che si manifesta con i sintomi influenzali. 
Una parte di esso teme questa novità perché ci stiamo addentrando in territori sconosciuti, che potrebbero espandere la nostra coscienza e il nostro cuore, e allora la macchina che fa? Si inceppa.
Ci mette al tappeto e dobbiamo affrontare giorni di sofferenza fisica.

Ma è proprio nella consapevolezza di essere sulla strada giusta, verso una piena realizzazione di sé, che si affronta il disagio fisico, dando scacco matto alla macchina che ci vorrebbe riportare indietro, alla consapevolezza un po' più flebile di prima.

Anche da queste cose si può distinguere il guerriero di luce dal comune umano lamentoso e spaventato. 


venerdì 24 luglio 2015

Scendere nello scantinato

Quando abbiamo blocchi emotivi irrisolti, e stare nel sentire non ci è utile perché non sentiamo l'emozione, una tecnica utile può essere la terapia dei cristalli. 
Nonostante un vago scetticismo, quando ho deciso di sottopormi a una seduta di cristalloterapia ho avuto sensazioni molto forti che mi hanno confermato la validità del metodo. 

In base ai nostri blocchi le sensazioni sono molto diverse. All'inizio non sentivo nulla, ero solo rilassata. Ero carica di cristalli eppure non succedeva niente. La mia terapista ha caricato ulteriormente, ed ecco che di colpo ho sentito le gambe farsi pesantissime. Quando ha aggiunto un cristallo sulla gola - non saprei dire quale perché si sta con gli occhi chiusi - ecco che di colpo ho avuto la sensazione di scendere a picco verso il basso, come in un ascensore senza controllo. Non era una bella sensazione.

Pozzo di Santa Cristina (Sardegna) - Foto dell'autrice
Quando succede questo, qualcosa ci sta suggerendo di scendere nello scantinato interiore. Può fare molta paura, arrivano sensazioni angoscianti, si sentono fastidiosi insetti o entità camminarci addosso come ragni o millepiedi. Può sopraggiungere la voglia di scappare, c'è un senso di oppressione, di pericolo imminente, e sussurri sinistri. 

Eppure, è lì che dobbiamo portare la luce della consapevolezza. Qualsiasi emozione emerga, che sia pianto o rabbia, è già un barlume di luce. Dove prima c'era incapacità di provare emozione comincia a muoversi qualcosa ed è sempre la via giusta per riportare equilibrio, e non importa se una sola visita non basta. Il solo essere scesi a esplorare e aver guardato con consapevolezza quello che prima non riuscivamo a vedere, è il primo passo verso la liberazione dai pesi del passato che condizionano il presente.

martedì 28 aprile 2015

Focalizzarsi sul lavoro alchemico

Non accettarsi, vedersi brutti, con difetti è comune a tutti. Durante l'adolescenza, e spesso anche dopo, quelli che consideriamo difetti o mancanze ci bloccano, abbiamo paura del giudizio, ci si sente inadeguati rispetto ai canoni estetici imperanti e crediamo che il mondo ci giudichi come noi ci vediamo.
Correggere i cosiddetti difetti agendo quindi dall'esterno è solo un palliativo, perché il non sentirsi adeguati è la spia di qualcosa di noi che non abbiamo accettato, che non abbiamo imparato ad amare.

Posso testimoniare, essendo stata una ragazzina piena di complessi, che solo il lavoro su di sé, l'alchimia trasformativa delle emozioni, può portare risultati. Un giorno ci guardiamo allo specchio e ci stupiamo di esserci visti brutti, e quel difetto che noi vedevamo come gigante, che ci ossessionava, che avremmo voluto cambiare a tutti i costi non lo vediamo più. Oppure lo vediamo per quello che è: una parte di noi. E noi siamo Bellezza.
Siamo Bellezza - Autoritratto dell'autrice


Da adolescente detestavo il mio naso sporgente e pensavo che da grande lo avrei fatto ridurre chirurgicamente. Un bel giorno mi sono resa conto che il mio naso era semplicemente il mio naso e per me non era e non è più brutto, qualcosa da cambiare.

Ma la cosa più magica è che da quando ho imparato ad accettarmi, e ho smesso di sentirmi inadeguata, ansiosa e insicura com'ero da ragazza, a poco a poco la mia pelle devastata da un acne che dava grattacapi anche ai dermatologi perché non c'era modo di curarlo, anche molti anni dopo la fine dell'adolescenza, è migliorata ed esso è cominciato a regredire. Ricordo che ne ero così ossessionata che non mi facevo vedere senza cipria da nessuno. Ho provato un sacco di medicine tradizionali e rimedi naturali eppure erano solo palliativi.
Ma continuando sul lavoro alchemico riguardo alle emozioni, concentrandomi solo su quello, ecco che guarendo le ferite interne anche le lesioni esterne (la mia corazza, ciò che mi allontanava dagli altri) sono scomparse. Non ho più avuto bisogno di nessun medicamento. Perché l'unico efficace è il lavoro su di sé.
Ora mi stupisco persino di non pensare più alla mia pelle, essendone io stata ossessionata per anni.

A prova del fatto che l'acne è un muro che noi innalziamo nei confronti del mondo esterno perché ci sentiamo immeritevoli, imparando a toccare e lasciarmi toccare dalle persone senza provare disagio, anzi, imparando persino ad abbracciarle con piacere, la mia pelle è guarita del tutto.

Ora le poche cicatrici rimaste sono la testimonianza che per essere liberi dalla sofferenza dobbiamo passarci attraverso.
Per me sono come le cicatrici di un guerriero. Mi ricordano ogni giorno che solo amandoci possiamo guarire.


mercoledì 18 giugno 2014

Non ci è dato sapere

Un errore in cui incappiamo spesso, e mi ci metto in prima persona, è quello di avere la presunzione di capire da subito il perché di un evento.

Incappiamo nell'ansia di razionalizzare dando subito un'interpretazione - spesso frettolosa e quindi miope - di qualcosa che ci sta accadendo, in cui siamo coinvolti.

Il non giudizio dovrebbe valere anche per le interpretazioni razionali dei fatti. 
Foto dell'autrice
Quando siamo coinvolti in un evento, incappiamo in un incontro, o abbiamo un incidente, dovremmo sforzarci di restare concentrati sulle emozioni, sulle reazioni dei nostri tre corpi, ma non pretendere di capire in quale quadro si inserisce il fatto. 

Come possiamo noi, totalmente immersi nel flusso della vita, capire davvero dal di dentro il perché sta accadendo un fatto?

Soltanto a distanza di tempo, quando ne siamo meno coinvolti o sono accadute altre cose, altre persone sono entrate o uscite dalla nostra vita, solo allora possiamo vedere il progetto.
E allora scopriamo con stupore che anche gli eventi apparentemente nefasti e problematici, le persone che ci hanno tirato fuori conflitti e sofferenze, erano il meglio che potesse accaderci. 
Faceva tutto parte del Piano Divino.


giovedì 15 maggio 2014

Azione. Non reazione.

Se fossimo più concentrati sul nostro Sé - cioè sull'anima -osservandoci, invece che sulla nostra mente - identificandoci con la personalità - potremmo decidere delle nostre azioni rimanendo centrati.

Nella vita quotidiana, le nostre sono più che altro reazioni. Pensiamo siano azioni nate da noi per un buon motivo, ma è quello che la mente si racconta da sola per non ammetter di non essere  libera.

Se fossimo davvero liberi, potremmo assistere agli eventi della nostra esistenza senza esserne coinvolti emotivamente, e decidere cosa fare - se agire oppure no - ma anche come agire.  

Foto dell'autrice
Una persona può decidere se intervenire durante uno scippo per mettere in fuga l'aggressore, ma tanto dipende da ciò che prova e da quanto è identificato con l'anima o con la mente.
Se lo fa con rabbia, imprecando contro il ladro, sentendosi paladino del bene, la sua è una reazione.

Se invece decide in base al suo sentire profondo che quella persona che scippa va fermata, senza giudicarla moralmente, allora la sua sarà davvero un'azione. 

Ogni volta che reagiamo a qualcosa o a qualcuno, stiamo dando potere alla nostra mente, quindi a un dittatore, di fare di noi ciò che vuole.
Se sappiamo di essere qualcos'altro, cioè un'anima incarnata, che va al di là di ciò che appariamo, di ciò che pensiamo, delle emozioni che proviamo, allora sapremo anche distinguere le reazioni automatiche di cui i nostri corpi (mentale, emotivo, fisico) sono schiavi.
Se siamo identificati con la nostra anima, la dittatura non ha più alcun potere su di noi.

Ogni volta che sentiamo emergere l'istinto di reagire, osserviamo. Prendiamo tempo. Stiamo in quel sentire. Solo dopo esserci stati potremo capire qual è la cosa giusta da fare. Potremo intraprendere un'azione consapevole.

Sappiate che quando una persona dice, orgogliosa, di essere un tipo istintivo, quindi vero, senza maschere, è uguale a chi le maschere le indossa più apertamente.
Se sei istintivo, è probabile che tu sia schiavo inconsapevole delle tue emozioni e quindi reazioni.

Bisogna saper distinguere tra istinto ed intuito.

giovedì 20 marzo 2014

Dal dolore passato si guarisce ADESSO

Sto notando con piacere che sempre più psicologi comprendono l'importanza di guarire i propri pazienti dal dolore del passato lavorando sulle sensazioni che ancora emergono nel presente.

Eckhart Tolle è molto chiaro a riguardo: siccome il passato non esiste più se non nella nostra mente, tutto il dolore nato nel passato non si può andare ad attingere in un non-luogo.
L'unico modo per scioglierlo è riconoscerlo ADESSO, starci dentro, osservarlo, prenderne coscienza e comprendere finalmente che è un'illusione. 
Il corpo vive solo nel presente e nessun passato può più nuocerci.

Foto dell'autrice
Fino a poco tempo fa l'unica terapia che pareva possibile per risolvere i blocchi era quella razionale, che ci chiedeva di tornare alla fonte del dolore per cancellarlo prendendo atto che era nel passato, quindi non esisteva più.

Ma proprio perché non esiste più, spesso succede in queste terapie lunghe, estenuanti e costose, che il paziente razionalizzi il tutto senza riuscire a prendere davvero contatto con l'emozione che da quell'episodio è scaturita per rimanere impressa nel nostro corpo fisico ed emotivo, creandoci problemi ancora oggi.
Il rischio della terapia razionale sta proprio nella parola stessa: è razionale, agisce sul mentale.

Se hai il terrore dell'ascensore e il terapeuta ti porta nel passato che conservi nei tuoi ricordi, magari scopri che da bambino sei rimasto chiuso dentro e da lì è nata la fobia, ma non è detto che questa razionalizzazione sia utile per sciogliere la reazione emotiva che emerge alla vista di un ascensore.

Se invece impari a stare dentro quella paura osservando come la tua mente e il corpo reagiscono, come si muovono, cosa succede al respiro, al battito cardiaco, ecco che pian piano l'emozione si placherà, perché sarai stato nel presente ad osservare, senza agganciarti al mentale che corre direttamente al trauma passato.
Foto dell'autrice

Il corpo vive solo ed esclusivamente nel presente. Se stiamo con l'emozione senza agganciare la mente con le sue scuse, ecco che vediamo la paura placarsi, perché nel corpo non esiste paura che la mente non voglia!
E' la mente a temere una situazione, non il corpo.

Quindi, il dolore passato si può guarire solo ADESSO.

lunedì 27 gennaio 2014

Il fastidio

Da cosa nasce il senso di fastidio? 
Il percorso del risveglio implica la capacità di osservazione delle proprie reazioni, dei sentimenti, delle emozioni. Anche il piccolo fastidio va osservato. 
E' sempre una spia di qualcosa che stride.


Foto dell'autrice
Tutto ciò che avviene all'esterno è specchio di ciò che si cela all'interno, quindi, che sia qualcosa che amiamo o qualcosa che detestiamo, è sempre qualcosa di nostro.

So che qualcuno dentro di sé protesterà dicendo magari che la cattiveria del vicino di casa non gli appartiene per nulla, ma è proprio la reazione indignata a essere indicatore del fatto che, se ci sentiamo indignati, è perché da qualche parte c'è una risonanza. Ma non è detto che sia lo stesso tipo di "cattiveria".

Se io dicessi a qualcuno che odio il succo di alchechengi, nessuno saprebbe di cosa sto parlando, dato che di succo di alchechengi non se ne trova. Nessuno si sentirebbe ferito o indignato, o infastidito perché non apprezzo il succo di alchechengi. 

Se invece portando a spasso il cane qualcuno mi insulta con veemenza dicendo che il mio cane osa fare la pipì sul lampione vicino a casa sua, potrei sentirmi infastidita perché colgo l'esagerazione della sua reazione, il suo senso di possesso, inoltre mi potrei sentire attaccata in quanto possessore di cane. 

Quindi, se il mio fastidio nasce da qualcosa che risuona con me:
1) La violenza verbale della persona che mi insulta sta risuonando con una forma di rabbia che ho dentro, magari latente.
Foto dell'autrice
2) Il suo senso di possesso che le fa credere di essere padrona anche del lampione in strada sarà specchio della mia gelosia verso qualche oggetto cui sono affezionata, non importa se quell'oggetto mi pare più sensato di un lampione. Se sono gelosa delle mie tazzine da collezione e non le uso per non rovinarle, è lo stesso senso di possesso. Questo è mio e non lo tocchi!
3) Amando i cani, potrei faticare a mettermi nei panni di chi non li ama, o li teme. Se poi sono identificata come cinofila, mi sentirò addirittura attaccata e criticata per la mia passione. 

Ogni piccolo fastidio sale alla coscienza perché sta parlando di noi, di ciò che non sappiamo riconoscere. 
Ma il fastidio, lungi da essere una cosa negativa, da eliminare, è in realtà una grande benedizione. 
E' come la spia dell'olio o della temperatura dell'acqua dell'auto. Senza quella spia la macchina rischierebbe di finire in panne di punto in bianco senza avvertirci prima.

Il fastidio non è lì per rovinarci la giornata.
E' lì per ricordarci che solo se ci conosciamo davvero, solo se ci vediamo con gli occhi nudi, abbiamo il Potere di diventare creatori della nostra vita e non vittime delle emozioni.


venerdì 24 gennaio 2014

Se il cocchiere è sordo

C'è una bellissima metafora dei nostri tre corpi (fisico/emotivo/mentale), che mi è stato mostrata meravigliosamente da Paola Costa: la carrozza coi cavalli.

In breve, per il nostro viaggio terreno ci incarniamo in un apparato biologico che è composto non solo dal corpo fisico, ma anche da quello emotivo e dal mentale. Ma tutti e tre appartengono alla materia.

Il corpo fisico può essere paragonato a una carrozza, è il nostro mezzo di trasporto terreno.
Il corpo emotivo è rappresentato dai cavalli - due: il cavallo delle emozioni e il cavallo dell'energia sessuale.
Il corpo mentale è simboleggiato dal cocchiere.

Dov'è l'anima? 
Nel corpo. Quindi, è il passeggero della carrozza.
Di solito, chi sa la destinazione del viaggio?
Foto dell'autrice
Il cocchiere? No, il passeggero.
Nella metafora ci pare ovvio che sia il passeggero a decidere il viaggio. Il cocchiere, per fare bene il suo mestiere, deve ascoltare. Se no, come fa a sapere dove andare? Ma soprattutto, come fa a tenere a bada i cavalli, se è distratto? Due cavalli impazziti possono far cadere la carrozza nel burrone.

Eppure. Eppure, quante volte è capitato nella vita di avere avuto la sensazione di essere alla deriva, in un vicolo cieco, di brancolare nel buio. Ci siamo chiesti magari anche il perché di questa sensazione.
Oppure capita di lavorare duramente, con impegno, per realizzare un sogno e a un tratto pare che le porte si siano chiuse e di lì non si passa. Cos'è successo? 

Ci sono tante ragioni, ma la principale è che abbiamo permesso al cocchiere di andare in giro decidendo lui il percorso perché sordo ai richiami dell'anima-passeggero.

Magari è distratto, o ha le cuffie con la musica a tutto volume sparata nelle orecchie, o si è messo i tappi perché gli dà fastidio lo scalpiccio dei cavalli… Oppure, ahimè, è diventato sordo!


Foto dell'autrice
Se il cocchiere è sordo - temporaneamente o in modo irrimediabile - l'anima sarà costretta a essere sballottata in un mezzo fuori controllo. 
E urlerà, urlerà per farsi sentire.
Tutte le volte che dentro di noi abbiamo sentito un grido di dolore, era il passeggero che batteva i pugni contro i vetri della carrozza urlando: - Ehi, non è questa la strada che mi sono scelta! Ehi, mi senti? Non è questo il percorso giusto!

L'unico modo per sapere la strada giusta - non per forza quella che tanto ci piacerebbe, ma quella NOSTRA - è fare silenzio. 
Il cocchiere deve fare silenzio e imparare ad ascoltare. 
Senza giudizio. 
Ascoltare e seguire le indicazioni.

mercoledì 27 novembre 2013

I messaggi fuorvianti delle canzoni

Foto dell'autrice
Alzi la mano chi non ha mai ascoltato una canzone d'amore, o non  l'ha canticchiata. 
Ci sono canzoni che ci rimangono dentro per ore e giorni, altre ci ricordano un particolare periodo felice, o un momento doloroso, ci sono canzoni che amiamo da anni o decenni. Ci emozionano, le sentiamo nostre perché rispecchiano i nostri sentimenti.

Ma avete mai provato ad ascoltare bene il testo di una tipica canzone d'amore?

Mi fai sentire amata/speciale/importante;
Senza di te non vivo più/morirò;
Sei la mia vita;
Sei la cosa più importante per me/del mondo;
Da quando ci sei tu sono felice;
Mi hai spezzato il cuore/fatta a pezzi/distrutto;
Non esisto senza te;
Non lasciarmi/non andare via;
Ho bisogno di te;
Ti prego/ti supplico…

… e via dicendo.

Vi pare normale? 
Una persona risvegliata capirebbe immediatamente l'assurdità di testi del genere.
Per la gente non sveglia sono un pericolo.
Perché si sottolinea il concetto fin troppo radicato che noi esistiamo, ci sentiamo vivi e amati solo se qualcuno ci fa sentire così.

ORRORE!
Stiamo dando il potere a qualcun altro di renderci felici oppure no.
Foto dell'autrice
Gli permettiamo di stracciarci il cuore, farci a pezzi, e ancora ne cantiamo le lodi!
Siamo noi i pazzi. Noi stiamo dicendo al mondo che non abbiamo il nostro potere in noi. Possiamo solo contare sul potere che affidiamo a qualcun altro.
E così si comprende perché quasi tutti là fuori vivono nel terrore. Nel terrore di venire traditi, scaricati, rifiutati.

Le canzoni sono un veicolo di cultura e di sentimenti. Finché non cambiamo atteggiamento verso la vita e in amore, e continuiamo a riempirci le orecchie e il cervello di questi messaggi, non riusciremo mai ad essere padroni di noi stessi e dei nostri sentimenti.



lunedì 14 ottobre 2013

Qualcosa da sapere sul vostro passato

Non è più tempo di indagare la mente con la mente, di impiegare anni e migliaia di euro in psicanalisi per comprendere razionalmente il perché siamo come siamo.

Foto dell'autrice
Il passato ci ha resi ciò che siamo ora, nel bene e nel male e solo ORA, partendo da qui, possiamo scioglierlo.

Perché? 
Perché tutto ciò che ora ci fa ancora soffrire, le minacce che sentiamo, le reazioni automatiche, le paure, sono il nostro passato che riemerge.
Ma non c'è niente da capire. Niente da andare a rivangare.

Solo il presente può liberarvi dal passato, scrive Eckhart Tolle. 
Prestate attenzione la vostro comportamento, alle vostre reazioni, ai vostri stati d'animo, pensieri, emozioni, paure e desideri a mano a mano che si verificano nel presente. 

E' QUESTO IL PASSATO DENTRO DI VOI.

La presenza consapevole dissolve il passato. Lo trasforma per sempre. Se siamo presenti, il passato con il suo carico di schemi e dolore non può sopravvivere. 

Finché continuerete a reagire alle minacce - vere o ideali - in modo automatico e inconsapevole, senza sentirvi, senza prestare attenzione la corpo, alla sua energia, e attivando i soliti pensieri prodotti dalla mente, dicendo le stesse frasi vittimistiche, arrendendovi alle vostre convinzioni erronee sulla vita in generale,  il vostro passato sarà lì a farvi ancora male.

venerdì 11 ottobre 2013

Ascoltarsi quando si parla

Spesso commettiamo il comunissimo errore di pensare che nell'Adesso si possa entrare solo dal silenzio, dall'immobilità. Come quando ci si siede a fare meditazione. 
Certo, è più facile. 

Ma per non smettere di osservarci, per non perderci nel flusso dei nostri pensieri ed entrare nei soliti schemi, un esercizio importante da sperimentare è ascoltarsi quando si parla.

Sforzarsi di rimanere attenti alle nostre parole, a come le pronunciamo, alla velocità in cui le facciamo uscire dalla nostra bocca, alla nostra respirazione, se è alta e affannosa o profonda e lenta. 
Autoritratto dell'autrice
Se facciamo molte pause o se seppelliamo l'ascoltatore con un flusso incontrollato di informazioni, magari pure un po' disordinate.
Se il nostro tono è alto, quasi gridato o se è basso, se usiamo una voce di testa o di cuore. 

Ma poniamo attenzione anche ai gesti. 
Usiamo le mani per descrivere ciò che tentiamo di spiegare a voce, facciamo giri in aria con esse? Ci torciamo le mani? Giocherelliamo con gli anelli o con le ciocche di capelli?

E le emozioni connesse? 
Ci lasciamo trasportare dalla foga delle nostre parole, siano esse entusiaste o colme di rabbia?
Sentiamo un frullo nel petto quando parliamo con qualcuno, sudiamo, o siamo a nostro agio?
Siamo capaci di guardare una persona negli occhi mentre le parliamo?

Sentiamo il bisogno di essere al centro dell'attenzione non dando spazio all'interlocutore di intervenire, oppure siamo davvero interessati a ciò che ha da dire?
Ci arrabbiamo se qualcuno non è d'accordo con noi?
Ci distraiamo facilmente dal nostro stesso discorso?
Ci sentiamo spesso costretti a dare un sacco di spiegazioni, anche se non richieste?

Questo esercizio non ha la funzione di giudicarci o psicanalizzarci. 
Semplicemente, vuole essere, come scritto sopra, un modo in più per sentirci.
Per esserci.

Autoritratto dell'autrice
E comunque, se qualche modalità del nostro modo di parlare non ci piace perché non lo riconosciamo come nostro - ovvero appartenente al nostro Sé profondo - imparando a essere presenti quando parliamo, pian piano cominceremo a cambiare.

Perché la nostra maschera, il comportamento acquisito con la falsa idea di noi stessi, smetterà di esistere. 
Non avremo più bisogno di recitare un ruolo, anche se inconsapevole.
Saremo finalmente soltanto noi, il nostro vero Essere.

giovedì 16 maggio 2013

La lista delle convinzioni autolimitanti

Una delle tante tecniche per dissolvere le false convinzioni che ci limitano, è scriverle in una lista.

Ad ogni convinzione scritta, ad esempio:
Sono convinto che non riuscirò mai a diventare un pittore affermato, 
si scrive il perché siamo convinti che quella cosa è impossibile.
Ad esempio:
Perché tutti me lo dicono sempre, 
oppure
Perché non mi sento all'altezza, sembra troppo bello per essere vero.

Poi si scrive se davvero ci crediamo.
Spesso la risposta è:
No!

Proviamo a scrivere:
Come mi fa sentire questa convinzione? Che emozione mi fa provare?
Spesso la risposta è che ci fa star male.

Allora scriviamo sotto:
Come mi sentirei se non provassi questa emozione?
Ovviamente noi scriviamo:
Mi sentirei meglio, 
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oppure
Sarei più sereno.

Pare così ovvio da essere lapalissiano. Eppure...
Eppure continuiamo a raccontarci delle storie alle quali, gratta gratta, non crediamo neppure noi.
Scoprire che le nostre angosce non hanno un fondamento reale e davvero valido ci fa sentire stupidi.
Ma questo è il prezzo da pagare per aver aperto gli occhi di fronte a un'autolimitazione. 

O preferiamo rimanere tuta la vita convinti che una cosa sia impossibile, pur di non perdere la faccia di fronte a noi stessi?

Senza queste convinzioni, quanto lontano potremmo andare?

Pare incredibile, eppure con questa semplice lista corredata di botta e risposta, si possono sciogliere un sacco di blocchi.

Provate e vedrete!

giovedì 21 marzo 2013

Quando il dolore si cristallizza nel corpo

Il nostro corpo, l'ho già scritto, è veicolo di emozioni. E' il corpo, con le sue reazioni fisiche e muscolari, a creare le sensazioni.
E la maggior parte delle nostre sensazioni è fatta di emozioni negative. Di energia di contrazione.

Queste reazioni emotive si cristallizzano nel corpo, e se ripetute, diventano dei veri e propri nodi, dei blocchi energetici che ci bloccano la vita.

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La kinesiologia applicata permette di individuare e sciogliere facilmente questi nodi di dolore con la semplice pressione delle dita. E permette anche di capire quando si sono formati.

Dove c'è il blocco energetico si sente molto dolore, che scompare dopo pochi minuti con l'intervento del kinesiologo. 

Apparentemente i nodi di dolore non dovrebbero avere nulla a che fare con aspetti concreti della nostra vita, pensiamo. 
Eppure, spesso l'incapacità di affrontare al meglio degli aspetti della nostra vita anche molto importanti, come la carriera, il rapporto con l'altro sesso o con i figli è molto influenzato dai nostri nodi di dolore cristallizzati nel corpo.

Le emozioni sono ancora lì, anche se noi non lo sappiamo. 
Magari quel blocco si è formato nell'infanzia o comunque tanti anni addietro, e non ne abbiamo più memoria. 
Ma il corpo ce l'ha. Il corpo non dimentica. Il corpo duole.
E quelle memorie cristallizzate ancora influiscono sul nostro comportamento, sulle convinzioni inconsce. 
Perché corpo e mente sono collegati.


martedì 5 marzo 2013

Il vittimismo

Ogni nostro atteggiamento emana una particolare vibrazione.
Questa vibrazione viene percepita, a livello inconscio, da chi abbiamo accanto, e non solo. Anche da chi incrociamo per strada.

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Se ti senti una vittima attirerai un carnefice.
Siccome la vita risponde alle tue emozioni e alle tue convinzioni più o meno inconsce, le persone intorno a te non faranno che confermare le credenze emanate dal tuo atteggiamento.

Ai carnefici, com'è ovvio, piacciono molto le vittime.

Se ti lamenti che tuo marito è un bruto insensibile, è probabile che il suo atteggiamento rispecchi il tuo sentirti vittima di questo bruto.
E anche se non ti lamenti di un marito che ti mena, ma cerchi di coprirlo dicendo al Pronto Soccorso che sei caduta dalle scale, e dentro di te lo giustifichi - In fondo mi ama, è solo molto geloso - la tua mancanza di dignità, tipica dei vittimisti, sta creando una realtà di violenza perché tu ti odi al punto da pensare, in fondo, di meritartele, le botte. 
O hai talmente paura della solitudine da barattare la tua anima in cambio di un'illusione che può ucciderti.

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Se tu ti amassi di più, mai permetteresti a qualcuno di ferirti, nemmeno moralmente.

Se tu ti amassi di più non permetteresti nemmeno al tuo capo di umiliarti e trattarti da schiavo.

La scelta è solo e sempre nelle tue mani.
Rialza la testa e riappropriati del tuo valore.
Amati.