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lunedì 16 ottobre 2017

Oltre i palpiti del cuore

Quando si è innamorati, pieni di desideri, aspettative, fantasie romantiche o erotiche, la cosa migliore che possa capitare è che tutto ciò che vorremmo accadesse non succeda. 
La nostra parte bambina vorrebbe ogni capriccio soddisfatto per il solo fatto di desiderarlo, e i bambini, si sa, non sono bravi ad attendere che le cose accadano naturalmente. 

Ma se ciò a cui aspiri, oltre l'innamoramento momentaneo, è l'amore, un sentimento vero e profondo, allora che i tuoi desideri portati dalle pulsioni delle proiezioni tipiche dell'innamoramento non vengano soddisfatti.  Proverai frustrazione, delusione, amarezza, a volte senso di vuoto e percezione di solitudine. Tutte cose illusorie. Ma necessarie per essere trascese. 
Giardino interiore - Foto dell'autrice 

Soltanto quando l'innamoramento finisce puoi comprendere davvero se l'oggetto del tuo desiderio è vero amore o no. Se non ti interessa più non lo era. Punto.

Se invece permane un senso di pace di cuore verso questa creatura, una completa accettazione della sua libertà, al di là dell'aspettativa di poter un giorno camminare assieme come coppia, ecco che allora abbiamo superato la prova. E' amore.

In un post precedente avevo scritto che l'innamoramento non va demonizzato perché è comunque un modo per aprirsi all'altro e ad avvicinarsi. Ma anche sappiamo quanto sia effimero. Sappiamo che non nutre il cuore, nutre solo le illusioni e va trattato con le pinze.

Allora è davvero una benedizione quando le tue aspettative vengono frustrate, perché lì c'è il seme della pace, dell'interezza. Rinsavisci, torni a te stesso purificato. 
E' una finestra sul tuo cuore, puoi vedere a che punto sei nella tua capacità di amare in modo incondizionato.

venerdì 13 ottobre 2017

Ricapitolando

I Maestri di Saggezza da millenni dicono che quando chiedi ardentemente di svegliarti, il modo in cui questo Risveglio avverrà nella tua vita potrebbe non essere ciò che ti aspettavi, ed essere traumatico e doloroso. Ma nulla viene per nuocere, ovviamente. 
Dobbiamo essere pronti a svegliarci nelle condizioni che si creano. 

A volte, dopo un periodo in decollo, quando tutto pareva funzionare alla grande, quando c'erano segnali positivi di rinascita e nuovi accadimenti miracolosi, ecco che inciampiamo. Di colpo tutto pare andare a rotoli velocemente e ci troviamo stesi a terra. 
La prima cosa che ci chiediamo è come sia potuto succedere. Perché proprio in quel momento?

Chitarra scordata - Foto dell'autrice 
A volte può essere che quel momento positivo vissuto poco prima fosse stato carico di esaltazione - quindi di un'emozione negativa perché proveniente dall'ego, cui deve necessariamente seguire un Down (è una Legge) - oppure quel periodo rosa era una chiara indicazione di dove andare, di quale percorso seguire ma, avendo ancora qualche blocco in proposito, ecco che l'infinita saggezza universale ha creato le condizioni per farci capire che c'era ancora qualcosa fuori posto, qualche meccanismo inceppante. 

Allora la caduta è una vera benedizione, un Aiuto all'ottava alta. Perché solo cadendo possiamo trovare in noi le forze necessarie per risalire. Solo con la faccia nella polvere possiamo vedere le cose da un'altra prospettiva, più matura, più obiettiva e lucida. 

Ricapitolare è un Dono iniziatico ed evolutivo preziosissimo. 
Invece di imprecare, dovremmo ringraziare. Perché vuol dire che siamo pronti per fare un salto di ottava.

lunedì 13 ottobre 2014

Preghiera della gratitudine

La differenza sostanziale tra il guerriero e la persona inconsapevole sta anche nel modo di pregare e ringraziare.

L'inconsapevole prega per paura, per disperazione, per ottenere di più, e ringrazia solo per le cose che giudica belle, per le occasioni in cui si è sentito felice e spensierato. 
O peggio, non ringrazia nemmeno perché pensa che non ci sia poi molto di cui essere grati, preda di una rabbia sorda nei confronti del mondo e del Divino. 

C'è persino chi accusa il Divino di non esistere solo perché non gli dà quello che vorrebbe. 
E' come accusare il proprio padre biologico di non essere suo genitore solo perché non asseconda i capricci del figlio!

Il guerriero, invece, sa bene che ogni sfida della vita è una benedizione.
Dovrebbe essere questa la sua preghiera:

Ti ringrazio per ogni sfida, 
Foto dell'autrice
ti ringrazio per ogni ostacolo,
ti ringrazio per la caduta e la spinta a rialzarmi,
ti ringrazio per la Bellezza,
ti ringrazio per mostrarmi l'Amore, anche dove non lo vedo.
Ti ringrazio per la pienezza e l'abbondanza,
anche quando non riesco a sentirle.
Ti ringrazio per la paura che mi costringe a trovare il coraggio.
Ti ringrazio per ogni lezione.
Ti ringrazio per il buio e per la luce,
ti ringrazio per la Vita.

lunedì 15 aprile 2013

Essere in stato di grazia

Mi è sempre piaciuta l'espressione Essere in stato di grazia.
La grazia. 
Quell'essere allineati con tutto ciò che deve essere, e fare ciò che dobbiamo senza nessuna fatica, anzi, magari con una punta di euforia.
Essere ispirati.
Essere un tutt'uno, l'ispirazione e il braccio.
Lo stato di grazia è una benedizione.

Giardino dei Tarocchi - Foto dell'autrice
In genere non ci si chiede da dove ci arrivi.
Ma sappiamo che a volte ci sentiamo così, in stato di grazia. 
Quando ci arriva abbiamo solo da cogliere il momento.

Ma io penso che se ci sforzassimo un po' di più a essere allineati con l'Universo, semplicemente fluendo e vivendo il Qui e Ora, sentendo la felicità intrinseca che esiste in ogni attimo vissuto con consapevolezza, senza pensieri sul passato e sul futuro, allora vivremmo sempre più momenti così, in cui la Grazia scende su di noi.

Non è vero che il meglio dell'arte viene dal dolore. Lo dicono in tanti artisti e scrittori perché sono ben pochi quelli che hanno creato dalla gioia. 
Ma noi non siamo nati a cavallo del terzo millennio per seguire sempre il sentiero più battuto.

Lasciamo aperte le porte dell'ispirazione che viene dalla felicità.


venerdì 1 marzo 2013

Lasciar andare la rabbia

Foto dell'autrice
Come dice Rhonda Byrne nel suo già citato The Power, le emozioni negative sono come cavalli selvaggi.
Come ci siamo saliti, possiamo scendervi.

E io aggiungo che se rimaniamo in sella a un cavallo rabbioso, spaventato o capriccioso, in balia delle sue bizze, potremmo farci male sul serio.
Potremmo perdere il controllo e spezzarci una gamba o, peggio, l'osso del collo. 
Vale la pena di cercarsi dei guai per un'emozione negativa?

Lasciamo andare il cavallo bizzoso per la propria strada, lasciamo libere le briglie e che galoppi altrove!

Noi non siamo quel cavallo. Possiamo scegliere di smontare di sella.
Foto dell'autrice
Possiamo scegliere di lasciar andare la rabbia via da noi, incoraggiarla a fluire altrove, dove la sua potenza si scaricherà in modo naturale e senza danno.

Come non ci verrebbe mai in mente di alimentare e incoraggiare un cavallo che sta per travolgerci con gli zoccoli, allora perché alimentare la nostra rabbia?
Perché farci trascinare da essa nei territori più bui della nostra mente?
Rimarremmo mai attaccati alla coda di un cavallo pazzo?

Ogni volta che proviamo rabbia, immaginiamola come un cavallo spaventato - d'altronde paura e rabbia sono due facce della stessa medaglia - e lasciamolo galoppare altrove con la nostra benedizione.
Non avrà più alcun potere su di noi.

domenica 20 gennaio 2013

Sentire di meritare

Foto dell'autrice
"Sei abbastanza importante da chiedere e benedetto abbastanza da ricevere ciò che hai chiesto", ci ricorda Wayne Dyer, noto psicoterapeuta e scrittore americano.

Eppure lo dimentichiamo spesso, troppo spesso.
Il bambino mai cresciuto sepolto in profondità dentro di noi pensa di non essere abbastanza meritevole per ricevere ciò che desidera, e talvolta neppure ci prova, a chiedere. 
A questo si aggiunge l'adulto disincantato che pensa che la vita sia avara, che quello che hai è quello che ti meriti, e se non ci stai bene dentro non c'è nulla che tu possa fare.

In realtà è vero che quello che abbiamo, in un certo senso, è ciò che ci meritiamo. Ma non in senso religioso. 
Pensando a livello inconscio di non meritare di meglio, ci rassegnano a vivere una vita povera, senza gioia, piena di fatica, di ostacoli che paiono insormontabili...

Ci siamo dimenticati della Benedizione originaria, e che l'Universo ci ama, e che ci meritiamo di essere felici. Di essere appagati, di coronare i nostri sogni.
Perché i sogni veri - non le velleità - ma le aspirazioni profonde che ci smuovono dentro e ci fanno agognare al conseguimento dell'obiettivo, sono la nostra missione.
Foto dell'autrice

Veniamo al mondo con una missione, ognuna la sua personale, e con dei talenti. Ci meritiamo di esprimerli, di portarli nel mondo, fare dono di essi all'umanità.

Benedetti dal dono della vita, veniamo benedetti anche ad ogni dono che riceviamo.
Basta chiedere, e smettere di pensare che non ce lo meritiamo.

Se rimani in silenzio abbastanza da ascoltare la Vita, da sentire la Gioia incondizionata dentro di te, l'Amore allo stato puro, non avrai più l'illusione di non meritare la sua Benedizione.