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martedì 13 dicembre 2016

Sulla forgiving economy

Premetto che di economia non ho mai capito un tubo. Ma una cosa che ormai sta diventando ogni giorno più evidente è che il nostro sistema economico è destinato a fallire per una ragione molto semplice: è basato sul prendere per sé, arraffare, accumulare, competere per autoaffermarsi e non sul donare, mettersi a disposizione degli altri, cooperare, lavorando in squadra prima e poi in rete. 
A parte il fatto che a lavorare con l'energia della competizione e dell'autoaffermazione a lungo andare ci si ammala - vedi le molteplici malattie legate allo stress - a che pro accumulare successi e guadagni se non li puoi condividere con il cuore? A che pro faticare tanto per ritrovarsi in un deserto affettivo, in assenza di vita vera?


Forgiving  - Autoritratto dell'autrice
Ma quello che in realtà ho scoperto per esperienza, non è nemmeno tanto il fatto di cambiare modo di lavorare. E' qualcosa che sta a  monte. E' il fatto che non è il lavoro ben retribuito, rispettato o dei sogni che ti rende felice. E' il contrario. E' il tuo essere felice che crea lavori, opportunità, partner aziendali, colleghi, collaboratori ideali. E' la felicità in sé a creare il tuo business. 
Non il bisogno né di certo la disperazione!

Come puoi pensare di trovare il lavoro dei tuoi sogni se passi la vita a lamentarti della crisi, della mancanza di posti di lavoro, della disonestà degli imprenditori?
E poi come si fa a trovare qualcosa che non è là fuori?
Il lavoro non si trova, non ci puoi inciampare dentro come se fosse un sasso lungo la strada. Il lavoro lo crei con la tua stessa vibrazione.

Qui si torna alla felicità, al darsi. Solo chi è felice si dona volentieri, senza recriminare troppi diritti per il suo piccolo sé. 
Più ti doni, più ricevi, perché è amore in circolo.
Più sei disponibile più creerai una rete di gente disponibile attorno a te, senza fatica. 
E' la vibrazione che conta, lo ripeto. Se non sei soddisfatto di ciò che ti stai creando allora devi solo essere più felice, amare di più, donarti di più. Anche se credi di avere poche risorse.

Qualcuno si chiederà cosa c'entra la parola forgiving con il lavoro e l'economia. Perché perdonare? 
Il senso è donati e lascia andare le zavorre. Ama e affidati. 

Come spiega Daniel Lumera nel libro I 7 passi del perdono (Macro ed.), la parola perdono è il superlativo di donare. Nulla a che vedere con colpe ed espiazioni. 
Solo persone libere da attaccamenti ed identificazioni, che vivono nell'apertura del cuore possono concepire e ridefinire un intero sistema economico e lavorativo basandoli sul donare, o meglio, fare dono di sé al mondo. 
Nella gioia che ne deriva c'è il segreto per crearsi il lavoro che si ama.
Daniel Lumera (InBusiness Incitement Italy) - Foto di Carlotta Bruno


Qualche lettore penserà che è solo bella teoria, ma se lo fa cade in un inganno. Un esempio è il movimento Incitement, nato in Malesia pochi anni fa e portato con successo in Italia da alcuni sognatori pragmatici. Alla base di questo movimento c'è il business sociale, il dono di sé e delle proprie competenze all'interno di una rete di cooperazione internazionale, di gioia condivisa e supporto tecnico e morale verso tutti quelli che decidono di lanciarsi nel mondo del business. 
Perché il business non deve più essere associato all'arraffare e all'atteggiamento da squali. Come dice lo stesso fondatore Zikry Kholil, in un mondo in cui le religioni e la politica ancora dividono, il business unisce. E lui, che è musulmano, ne sa qualcosa.  




venerdì 2 ottobre 2015

La vera Forza sta nel restare

Ci sono momenti in cui ciò che hai desiderato ardentemente accade, finalmente lo hai creato nella tua realtà, ma... dopo un primo momento di Gioia e Gratitudine, ecco che emerge una paura sottile, subdola, un disagio che s'insinua.

E' la paura irrazionale della felicità, e il sole splendente che avevi nel cuore un attimo prima, è oscurato da tinte fosche fatte di dubbi, domande, aspettative in negativo. Si esce di colpo dall'estasi del Qui e Ora per tuffarsi in preoccupazioni che ci allontanano dalla Sacralità del Momento Presente, che è tutto ciò che esiste, la Vera Realtà. 



E' importante riconoscere nel corpo e nella mente il predatore che esce dalla tana e comincia a creare disagio e paura. Solo con la consapevolezza di questo predatore interiore possiamo affrontarlo, guardarlo negli occhi e trovare il Coraggio di restare. 
Questo è il punto. La voglia di scappare lontano non appena la felicità e l'amore si affacciano alla nostra vita è un invito imperioso ad Agire con il Cuore (da cui la parola coraggio). Invece di scappare, abbiamo la grande opportunità di fare un salto evolutivo di coscienza e, guardando il predatore interiore negli occhi con Amore e Gratitudine - perché ci sta facendo un favore - scegliere di restare, anche se siamo terrorizzati.

L'onestà con sé stessi, e nel caso anche con il partner, di ammettere che siamo terrorizzati ma ci stiamo sforzando, da veri Guerrieri di Luce, di restare, di accettare di affrontare anche la paura dell'intimità, del rapporto a due, del confronto e di tutto ciò che ne deriva, è la vera Forza. 

L'altro è uno Specchio. E se restiamo, e ci lasciamo condurre, abbracciare, amare, diventiamo Forza allo stato puro. E non esiste più posto in cui vorremmo scappare. Perché al momento, le braccia dell'altro sono la nostra Casa. Il posto in cui esercitare il Coraggio di amare e lasciarci amare.

martedì 13 gennaio 2015

Il vero successo

Il mondo materialista in cui viviamo ha una strana idea di successo. Quasi tutti rischiamo di rimanere vittime di questa percezioni distorta, poiché bombardati di continuo da messaggi che ci incitano a guadagnare di più, diventare famosi, andare in tv, avere una bella macchina e una casa da sogno, e se questo non succede veniamo definiti dei falliti o comunque persone di poco conto.

Ma se potessimo chiedere a chi ha conseguito i successi materiali descritti sopra se si sente felice e sereno, in pace con sé stesso e con il mondo, quanti ci risponderebbero di sì? Probabilmente quasi nessuno.
E soprattutto, la serenità acquisita sarebbe una conseguenza del successo? 
La risposta è ovvia: NO.


Arco di luce - Foto dell'autrice
Chi lavora su di sé ininterrottamente a un certo punto, quando i risultati di una visione verticale del mondo e una consapevolezza espansa si manifestano, comincia a comprendere una cosa fondamentale: che i suoi successi sono quasi impercettibili all'esterno, ma dentro, dentro il guerriero di luce sente finalmente una Gioia intrinseca costante, che mai lo abbandona, come un sottofondo musicale alla sua vita - la sua anima vibra di armonia.

Di colpo, i successi materiali che il mondo si aspetta non hanno più importanza, perché il mondo interiore si sente già realizzato. Non c'è villa con piscina o lavoro da vip che possa competere per come vi sentite ogni mattina al risveglio, quando per prima cosa sorridete alla vita e sentite un tuffo al cuore che significa: un altro magnifico giorno da vivere, con tutti i suoi doni!

I realtà, ad occhi attenti non può sfuggire il vostro cambiamento. Perché chi cambia interiormente emana un'energia diversa, ma non tutti possono percepirla, oppure alcuni ne vengono respinti perché troppo forte per loro.

Pian piano, senza mai abbandonare il lavoro su di sé, pure il mondo materiale cambia in meglio, ma non è più al centro dei nostri pensieri e qualsiasi cosa succeda va bene uguale. Non c'è più la preoccupazione di raggiungere uno standard dato dall'esterno.
Non è detto che si finirà per avere davvero una villa con piscina pur senza averla desiderata come la cosa più importante del mondo, certo a qualcuno può succedere, e se non succede è perché non serve per la nostra evoluzione.

Quindi, una cosa da ricordare sempre e comunque è che il vero successo, quello che fa fare davvero un salto evolutivo e vivere nella Gioia, è l'aver risvegliato la coscienza e lo sforzo continuo per mantenersi desti.




giovedì 8 gennaio 2015

Il vaso della Gratitudine

Dopo aver scritto su un quaderno per mesi i 10 motivi per cui essere grata durante la giornata appena trascorsa, ogni sera prima di dormire, col nuovo anno ho deciso di cambiare e provare a mettere in atto il suggerimento della scrittrice Elizabeth Gilbert che su Twitter ha parlato del suo vaso della Felicità.

Ogni giorno, mettere in un grosso vaso di vetro un foglietto su cui si è scritto almeno una cosa che ci ha fatti felici, anche nelle giornate più difficili, per poi poterli ripescare a distanza di tempo e gioire dei bei doni della vita.

Io ho deciso di concentrarmi sul senso di Gratitudine. Quindi, ogni giorno scrivo almeno tre cose per cui essere grata, possibilmente cose accadute nell'arco della giornata.
Questo permette, come l'esercizio dell'elenco delle 10 cose, di vedere sempre i doni invece che le mancanze e si impara a gioire delle piccole cose.


Vaso della gratitudine - Foto dell'autrice
La gente spesso non fa altro che lamentarsi concentrandosi sulle cose che non vanno come vorrebbero, sulle angosce, sulle disgrazie, e facendo dei drammi anche per piccole incomprensioni. Queste persone si illudono di trovare la felicità nel futuro delegando al di fuori la responsabilità di tale felicità. 
Hanno un'infinità di cose di cui essere grati, ma vedono sempre il lato negativo. Semplicemente, non vedono. Non sentono la Gratitudine come stato dell'essere.

Ma è assurdo rifiutare ciò che si ha nella speranza di avere di più o cose totalmente diverse. Rifiutando ciò che si ha, le piccole felicità quotidiane - ma anche la semplice consapevolezza che abbiamo un tetto sulla testa, luce, acqua potabile e riscaldamento, che noi tendiamo a dare per scontati ma che scontati non sono - chiudiamo le porte all'abbondanza.

La Gratitudine è una bacchetta magica. 

Invito i miei lettori a provare a fare questo semplice esercizio. Invitate anche i figli a fare lo stesso. Insegnare ai bambini e agli adolescenti a dire Grazie alla vita è fondamentale. Le vostre vite cambieranno. Imparerete ad essere piuttosto che avere.
Vedrete ogni giorno con occhi nuovi, come un dono. E riceverete sempre più doni per cui gioire. Un giorno, di colpo, vi renderete conto di essere terribilmente fortunati. Perché avrete imparato a vedere il mondo con gli occhi del Cuore.

martedì 3 giugno 2014

Precetto 70 dal Vangelo di Tommaso

Precetto 70 dal Vangelo di Tommaso
Gesù disse: "Quando in voi stessi genererete ciò che avete, esso vi salverà. Se in voi stessi non l'avete, ciò che non avete vi ucciderà".

Questo precetto è molto chiaro: la salvezza arriva solo da dentro, se ricerchiamo la salvezza al di fuori ne usciremo distrutti.

Questa è una rivelazione ma anche un monito.
Tutto ciò che cerchi è già dentro di te.
Lo vedi negli altri perché vivi l'illusione della separazione tra te e il mondo esterno.
Quindi, se cerchi qualcosa, cercalo dentro, non fuori.
Più cerchi fuori, più ti perdi. 


Foto dell'autrice
Il mondo esterno è un riflesso dell'interiore. E quindi nulla può salvarti dall'esterno.
La felicità non arriva da nessuno se non te stesso, la pace non ti può essere data da qualcun altro, l'amore che vedi fuori è quello che porti nel tuo cuore. 

Non elemosinare qualsivoglia cosa, ce l'hai già dentro.
Se continui a elemosinare al di fuori, muori di inedia.
Questo è il significato dell'ultimo versetto. 
Ciò che non hai (trovato all'interno perché continui a cercare fuori) ti uccide perché ti danna, ti fa uscire di senno illudendoti che ciò che cerchi è impossibile da trovare o peggio, continui a cercarlo ossessivamente negli altri, ma gli altri continueranno a deluderti perché non sono loro che ti possono dare ciò che cerchi.

Non esiste nulla al di fuori di te. 
L'unico mondo possibile è il tuo mondo interiore.


mercoledì 30 aprile 2014

State davvero vivendo?

Una domanda che dovremmo porci ogni giorno, specie alla sera quando la giornata finisce è: ho fatto del mio meglio per rendere la mia vita degna di essere vissuta? Ho reso la mia giornata indimenticabile?

Foto dell'autrice
Siamo sicuri di star vivendo davvero o ci lasciamo vivere?
Stiamo rimandando la felicità a data da destinarsi in attesa che la Fortuna ci arrida, con la speranza che qualcosa fuori di noi cambi e ci dia la svolta sperata, o ci stiamo impegnando ad essere responsabili ogni giorno di come ci sentiamo?

Stiamo inseguendo un sogno? Stiamo usando al meglio i nostri talenti? Stiamo costruendo qualcosa di nuovo per noi? Viviamo dentro o fuori di noi stessi?

C'è qualcosa che vorremmo cambiare? E se c'è, allora cosa stiamo aspettando a cambiarla?

Foto dell'autrice
Rendiamo la nostra vita attiva, impegnandoci ogni giorno per la  libertà interiore, per sciogliere le nostre catene, per diventare padroni della nostra vita. Padroni del nostro corpo e delle nostre emozioni.

Non c'è cosa più gratificate di vedere i propri demoni svanire in un fil di fumo e sentire quel Centro di Gravità Permanente pulsare dentro di noi.
Non c'è cosa più bella dello scoprire giorno dopo giorno che la nostra energia viene da dentro, ed è inesauribile.
Anche quando l'energia fisica è in calo perché ne abbiamo fatto uso, possiamo sentire dentro di noi che esiste un'altra energia più potente e infinita.

E' la forza della nostra anima immortale.
Se riusciamo a sentirla vuol dire che abbiamo fatto un buon lavoro.


mercoledì 4 dicembre 2013

La pubblicità e il bisogno di approvazione

Uno dei modi per vedere quanto il nostro bisogno di approvazione sia inconsapevole oppure dato per scontato, è osservare con attenzione e obiettività la pubblicità.

Foto dell'autrice
Nei messaggi che vengono passati, l'importanza data all'opinione altrui è fondamentale. 
Un reggiseno imbottito farà sbavare gli uomini, che ti considereranno irresistibile, una mutanda modellante per fianchi e pancia farà schiattare le tue amiche d'invidia.

Qualcuno penserà: ma l'invidia è un sentimento negativo.
Ma se qualcuno prova invidia per qualcosa, è perché questa cosa è considerata meglio di ciò che la persona invidiosa possiede. 
Quindi, implicitamente è una forma di approvazione.

Una pubblicità di un deodorante, vertirà sulla tua paura di puzzare, di creare imbarazzo negli altri e quindi sul tuo bisogno di essere approvato/a anche per il tuo odore.

Se bevi una particolare bevanda, sei un fico, e tutti ti adoreranno, e ti inviteranno ai party! Ti faranno sentire importante!
Se scaldi nel microonde una pietanza surgelata reclamizzata, i tuoi figli penseranno che sei una cuoca meravigliosa.

E così via, ce ne sono a migliaia.

Foto dell'autrice
Quando impari a vedere quante cose diamo per scontate, se sei un minimo sveglia/o capisci che dare retta a queste necessità egioche è il gioco migliore per tenerti nell'addormentamento continuo.

Come fa notare il buon vecchio Eckhart Tolle, la pubblicità crea necessità che non esistono promettendo paradisi artificiali e altrettanto effimeri perché solo inseguendo l'illusione della felicità si vendono prodotti.
Un mondo pieno di gente soddisfatta di sé, completamente integrata con il proprio Sé superiore, che bisogno ha di consumare prodotti superflui?

mercoledì 27 novembre 2013

I messaggi fuorvianti delle canzoni

Foto dell'autrice
Alzi la mano chi non ha mai ascoltato una canzone d'amore, o non  l'ha canticchiata. 
Ci sono canzoni che ci rimangono dentro per ore e giorni, altre ci ricordano un particolare periodo felice, o un momento doloroso, ci sono canzoni che amiamo da anni o decenni. Ci emozionano, le sentiamo nostre perché rispecchiano i nostri sentimenti.

Ma avete mai provato ad ascoltare bene il testo di una tipica canzone d'amore?

Mi fai sentire amata/speciale/importante;
Senza di te non vivo più/morirò;
Sei la mia vita;
Sei la cosa più importante per me/del mondo;
Da quando ci sei tu sono felice;
Mi hai spezzato il cuore/fatta a pezzi/distrutto;
Non esisto senza te;
Non lasciarmi/non andare via;
Ho bisogno di te;
Ti prego/ti supplico…

… e via dicendo.

Vi pare normale? 
Una persona risvegliata capirebbe immediatamente l'assurdità di testi del genere.
Per la gente non sveglia sono un pericolo.
Perché si sottolinea il concetto fin troppo radicato che noi esistiamo, ci sentiamo vivi e amati solo se qualcuno ci fa sentire così.

ORRORE!
Stiamo dando il potere a qualcun altro di renderci felici oppure no.
Foto dell'autrice
Gli permettiamo di stracciarci il cuore, farci a pezzi, e ancora ne cantiamo le lodi!
Siamo noi i pazzi. Noi stiamo dicendo al mondo che non abbiamo il nostro potere in noi. Possiamo solo contare sul potere che affidiamo a qualcun altro.
E così si comprende perché quasi tutti là fuori vivono nel terrore. Nel terrore di venire traditi, scaricati, rifiutati.

Le canzoni sono un veicolo di cultura e di sentimenti. Finché non cambiamo atteggiamento verso la vita e in amore, e continuiamo a riempirci le orecchie e il cervello di questi messaggi, non riusciremo mai ad essere padroni di noi stessi e dei nostri sentimenti.



mercoledì 6 novembre 2013

L'illusione della ricerca

Esiste uno strano paradosso nella nostra ricerca del risveglio o illuminazione che dir si voglia.
In molti - praticamente tutti - ci affanniamo anni e anni a cercare di raggiungere l'agognata meta della pace interiore, dell'uscita dalla sofferenza. 


Electric Buddha 2.0 - Foto dell'autrice
Corsi, metodi, rituali, cristalli, discipline corporee, libri e maestri, saltellando qui e là nella speranza di raggiungere il nostro obiettivo spirituale, certi che il prossimo corso, o libro o maestro sarò quello giusto.

Il grande paradosso, però, sta nel fatto che in realtà il primo errore che si commette è illudersi che ci sia una via. Che ci sia un percorso da fare. Che ci vogliano anni e anni di impegno.

In realtà, se ci mettiamo anni e anni di impegno, è perché non riusciamo a svegliarci davvero.
Le due vie opposte verso la felicità che l'umanità sceglie, quella interiore e quella esteriore (a seconda delle persone), si fondano entrambe sulla falsa credenza che ci sia qualcosa da conquistare, da raggiungere. 

Ma conquistare e raggiungere è un gesto che ci porta fuori di noi. Verso l'idea che esista qualcosa di meglio che ci svegli al di fuori di noi.

Ormai sappiamo, grazie agli insegnamenti di grandi maestri spirituali orientali del passato e al contemporaneo occidentale Eckhart Tolle, che la pace non va ricercata.

Nel momento in cui siamo consapevoli di non essere in pace, osservando questa condizione d'animo senza giudizio e non sforzandoci di trovarla con un moto verso di essa, ecco che la pace la troviamo.


Sentirsi colpevoli di non riuscire a raggiungerla è l'errore, cercare un ulteriore testo o maestro che sia più efficace nel darci la pace è l'errore.

Nessuno può darci la pace. Non è un oggetto.
E' la nostra naturale condizione dell'anima. 
Foto dell'autrice
L'unica cosa da fare è sentirla.
Sentirla nello spazio tra un pensiero e l'altro, lasciando andare la nostra ossessione per la guarigione che presuppone di essere sbagliati, imperfetti.

Scrive Frank Kinslow: Quando ci si ferma, non c'è nulla da fare e nessun posto dove andare. Siamo sollevati da tutti i pesi. Solo allora siamo liberi dall'illusione che il cammino risolverà i nostri problemi.

venerdì 7 giugno 2013

Quanta paura vi fa essere Nessuno?

Anthony De Mello, nella sua spietata analisi del nostro egocentrismo e dei nostri falsi miti, propone alcuni interessanti esercizi.

Individuate e osservate le paure e le ansie che si nascondono nelle vostre relazioni.
Dietro ogni ansia si nasconde una pretesa autoimposta.

Autoritratto dell'autrice
Poi, pensate alle cose che vi sono costate fatica e impegno per essere raggiunte.
Pensate che in realtà non avete mai avuto bisogno di queste cose per essere felici.
Immaginate di non avere più paura di vivere senza di esse.
Immaginate di aver perso la paura di essere un Signor Nessuno.

Provate ad eliminare i desideri dalla vostra mente, a comprendere il loro valore limitato.
Provate a immaginare quante persone a questo mondo sono felici anche senza avere quello che voi desiderate così tanto.
Cercate di comprendere che soddisfare i desideri arreca conforto ma non dà la felicità.

Osservate la vostra delusione quando qualcosa non va secondo i vostri piani. 
Pensate alle persone che vi elogiano. Dite a voi stessi che quegli elogi non si riferiscono al vostro Sé, ma al vostro Io.
Pensate anche alle persone che vi criticano. La critica fa male al vostro Io, non al vostro Sé.

Autoritratto dell'autrice
Pensate a tutte le volte che avete cercato l'approvazione degli altri.
Perché avete rinunciato alla libertà in favore della comodità di sentirsi approvati, coccolati?

Lasciate che gli altri siano. Lasciateli liberi di andare e venire dalla vostra vita. 
Dite a un amico che lo lasciate libero di essere ciò che è, di dire e pensare e agire come crede.
Smettetela di manipolare gli altri aspettandovi che agiscano come fareste voi.

Pensate alle persone che conoscete e amate e guardatele come egoiste e folli.
Poi guardate anche persone famose che ammirate come egoiste e folli.
Poi pensate a voi stessi. Siete esattamente egoisti e folli quanto gli altri cui avete pensato.
Non siete migliori.

Non esiste nessun impulso insito nella natura umana di essere importante, scrive De Mello.
L'unico impulso proprio della natura umana è quello di essere liberi, liberi dall'oneroso desiderio di essere importanti e popolari, di avere successo, di riscuotere simpatie.
Essere liberi dal bisogno di essere ricompensati e applauditi è la libertà che ci genera come figli e figlie di Dio; è la libertà degna della nostra condizione.

martedì 21 maggio 2013

OHM NAMAH SHIVAYA

Come racconta Salvatore Brizzi in una delle sue belle lezioni, l'umanità, alla ricerca della divinità, nel corso della storia è giunta a varie tappe del cammino spirituale.
Prima pensava che Dio fosse in tutte le cose (animismo), poi che ci fossero varie divinità (politeismo), poi che Dio fosse uno solo, ma separato da noi (monoteismo), infine, oggi cominciamo a pensare che Dio sia dentro di noi, perché in ognuno di noi esiste una scintilla divina.


Foto dell'autrice
Ma alla fine del cammino si potrà comprendere che in realtà, noi siamo Dio. 
Ma siccome il nostro Ego è ancora troppo sviluppato, sentirsi Dio senza aver raggiunto l'illuminazione potrebbe essere pericoloso.
Potrebbe dar luogo a personalità ipertrofiche e dispotiche.

Nel nostro piccolo, potremmo cominciare a sentire il divino in noi, fino a fonderci con esso, recitando un semplice mantra:

OHM MANAH SHIVAYA
(Io onoro la divinità che risiede in me).

Per riuscire a comprendere fino in fondo, a livello inconscio, quanto davvero noi soli siamo creatori della nostra realtà, del potenziale illimitato - perché divino che conteniamo in noi - e per abbattere quel senso opprimente e illusorio di separazione che ci fa credere che il divino sia fuori da noi, e che il potere del mondo non sia nelle nostre mani, questo mantra recitato diverse volte al giorno può fare la differenza.
Può aprirci le porte alle nostre infinite possibilità di creazione.
Può sciogliere quelle ultime resistenze che ci tengono lontani dalla nostra realizzazione personale.
Siamo anime che sono venute qui per svegliarsi e trovare la felicità in terra.

lunedì 15 aprile 2013

Essere in stato di grazia

Mi è sempre piaciuta l'espressione Essere in stato di grazia.
La grazia. 
Quell'essere allineati con tutto ciò che deve essere, e fare ciò che dobbiamo senza nessuna fatica, anzi, magari con una punta di euforia.
Essere ispirati.
Essere un tutt'uno, l'ispirazione e il braccio.
Lo stato di grazia è una benedizione.

Giardino dei Tarocchi - Foto dell'autrice
In genere non ci si chiede da dove ci arrivi.
Ma sappiamo che a volte ci sentiamo così, in stato di grazia. 
Quando ci arriva abbiamo solo da cogliere il momento.

Ma io penso che se ci sforzassimo un po' di più a essere allineati con l'Universo, semplicemente fluendo e vivendo il Qui e Ora, sentendo la felicità intrinseca che esiste in ogni attimo vissuto con consapevolezza, senza pensieri sul passato e sul futuro, allora vivremmo sempre più momenti così, in cui la Grazia scende su di noi.

Non è vero che il meglio dell'arte viene dal dolore. Lo dicono in tanti artisti e scrittori perché sono ben pochi quelli che hanno creato dalla gioia. 
Ma noi non siamo nati a cavallo del terzo millennio per seguire sempre il sentiero più battuto.

Lasciamo aperte le porte dell'ispirazione che viene dalla felicità.


mercoledì 6 marzo 2013

La felicità ci fa belli

La felicità è uno stato di gioia costante. La gioia illumina le persone da dentro.
E quando una persona emana luce interiore, è più bella.
Mirrors - Foto dell'autrice

Lo sguardo, la pelle, tutta le persona è pervasa di luce.
Diventa più bella come per magia.

Spesso le persone definite brutte sono solo tristi, e il loro grigiore si fissa nell'espressione, nei gesti, nel modo di camminare. Non emanano luce. Tutto qui. 

Provate a cercare tra le vostre foto del passato, quelle scattate in periodi meno felici. Quando eravate tristi e depressi o avevate il cuore a pezzi. Vi troverete bruttissimi.
Osservate il vostro sguardo di allora.
Tutto il dolore è lì dentro. In quello sguardo spento. Dove eravate?
Vi eravate persi. Non vi stavate amando.

Foto dell'autrice
Una persona che si ama e si apprezza, è indubbiamente più affascinate di una con canoni più vicini alla perfezione ma che non si piace. 
E' una Legge universale: apprezzati e sarai apprezzato. Amati e sarai amato.

E questo dovrebbe farci capire quanto siamo stupidi ad inseguire modelli di bellezza patinata e fuori dalla realtà.
Perché non è il canone a farci davvero magnetici, irresistibili.
Le grandi seduttrici del passato non erano top model.
Cleopatra per prima.

Quindi, smettetela di criticarvi guardandovi allo specchio e cominciate a essere felici, ad amarvi, a emanare la vibrazione del cuore.
Diventate divini!



domenica 24 febbraio 2013

Un tempo per la danza - un tempo per il silenzio

Ci sono dei momenti che ci invitano a gioire, a danzare, a condividere la nostra gioia di vivere, di ridere di tutto e niente. 

Foto dell'autrice
Ci sono dei momenti in cui tutto intorno vibra d'amore e di meravigliose aspettative, in cui sentiamo che qualcosa di meraviglioso sta arrivando per noi. E noi, danzando, allarghiamo le braccia per riceverlo. 
Il nostro cuore batte all'unisono con la creazione. Sentiamo la gioia pulsare in ogni nostra cellula, la vita ci scorre dentro come un fiume in piena. Trabocchiamo di felicità.

Poi ci sono quei  momenti che arrivano inaspettati e paiono volerti smontare tutta quella gioia e fiducia nei doni dell'Universo.
Momenti difficili, di grande dolore, in cui c'è il rischio che una cappa grigia scenda a coprire i colori gioiosi di prima. 
Sembra che l'incanto si sia spezzato.

Sforzarsi di tornare a vibrare alto come prima non servirebbe.
Abbiamo bisogno di tempo.
Abbiamo bisogno di raccogliere le forze che momentaneamente paiono averci abbandonati.

Questo è il tempo del silenzio.
Uscire là fuori nel chiasso non ci alletta più, perché il silenzio deve scendere dentro noi per ritrovare la strada. 

Foto dell'autrice
Il tempo del silenzio non è un tempo necessariamente doloroso. Non è un isolarsi perché depressi.
E' un tempo di concentrazione su sé stessi.

E' il tempo dell'orsa che sta nella tana a riposare. 
E' il bulbo cha aspetta il disgelo in religioso silenzio, conscio del fatto che tra poco comincerà a germogliare. A suo tempo.

Il silenzio è una pagina bianca che aspetta di essere scritta, una tela immacolata che attende i tuoi colori, quando l'ispirazione arriverà.

Senza il tempo del silenzio non c'è rinnovamento.