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venerdì 7 novembre 2014

Il richiamo dell'Archetipo

Quand'ero bambina sono rimasta folgorata dalla saga di Guerre Stellari (i primi tre film), ed un seme è stato piantato dentro di me, ma i frutti li ho cominciati a vedere più di trent'anni dopo.


Rielaborazione foto dell'autrice
All'epoca le due figure che più mi hanno colpito in profondità, restandoci in modo indelebile, sono state i due Maestri Jedi Obi Wan Kenobi e Yoda. La loro saggezza profonda, la calma imperturbabile e la grande forza interiore - unite al coraggio del guerriero - mi hanno conquistata per sempre, e negli anni a venire mi sono resa conto che in tutti i film epici le figure che più suscitavano la mia ammirazione non erano l'eroe o l'eroina di turno, ma il vecchio saggio, la sciamana, il maestro spirituale. 

E' come se già sentissi, anche se in modo ancora nebuloso, un richiamo, un modello da seguire, a cui aspirare, ma a livello della personalità credevo che fosse qualcosa di irraggiungibile, che nessuno nella realtà potesse diventare un cavaliere Jedi.
Eppure, era come un invito a seguire quella strada.

Ogni volta che un archetipo ti si scolpisce dentro lasciandoti un segno indelebile, ti sta richiamando a qualcosa che ti appartiene. Ti sta dicendo: Diventa chi sei.

mercoledì 19 marzo 2014

Quando senti vero

Capita a volte, quando si ha a che fare con gente scettica e molto cerebrale, di non riuscire a spiegare in modo convincente perché una Verità spirituale sia tale.
Sembra, dall'esterno, che ci crediamo perché qualcuno ci ha convinti: "Figo questo Tolle, mi piace quel che dice, perché spacca!!!"
O peggio, perché siamo degli esaltati o dei poveri disperati in cerca di conforto spirituale, cioè di qualcosa a cui aggrapparsi.

In effetti, cosa ci fa sentire una Verità come qualcosa di vero, di assoluto?

A me è capitato spesso leggendo testi di Maestri spirituali di sentire che una Verità rivelata era tale perché, semplicemente, lo sapevo.
Foto dell'autrice 
Sentire che un certo concetto è vero è come quando qualcuno che ha fatto le elementari con te ti ricorda che c'era un compagno, lì nel primo banco che… E tu, a un tratto, ricordi perfettamente! Tutto si illumina e ti chiedi come fosse possibile fino a un secondo prima non ricordare nulla. Eppure, il ricordo c'era. Era solo sepolto in qualche recesso della tua mente.

Nel caso spirituale, quella Verità è solo sepolta in qualche recesso della nostra Anima. Non nella mente.

Per questo è così difficile spiegarla agli scettici. Perché non puoi accedervi con la mente. 
Se un'anima quella cosa non la sa già perché non l'ha imparata chissà quante vite fa, non puoi pretendere che senta vero ciò che per te è ovvio e lampante.
Dire che tutte le religioni contengono Verità ultime che in sostanza dicono TUTTE LA STESSA COSA non li convincerebbe comunque.

D'altra parte, perché convincere qualcuno di qualcosa?
Capisco che dire che una Verità è tale perché LO SO suona come un sentirsi superiore, un qualcosa da esaltati pronti per finire alla Neuro. Ma è così. 
So che una Verità è vera e universale perché lo sento.

martedì 17 settembre 2013

La verità del dolore è il tuo compiacimento

La nostra sofferenza emozionale nutre il nostro Ego, perché essendo mentale, è pura forma. Il nostro senso di sé ha bisogno di riconoscersi in una forma.

Il dolore è un'identificazione che difficilmente riusciamo a riconoscere, e quindi a lasciarlo andare. Pensiamo che del nostro dolore non siamo responsabili, che viene da altro, da fuori.

Il fatto è che la sofferenza emozionale diventa il nostro modo di pensare, di vivere, di vedere e giudicare il mondo. E la nostra stessa vita.

Se ci fate caso, per cultura ci compiaciamo della nostra sofferenza. 
Foto dell'autrice 
Una volta era dovuto alla religione. Il cristianesimo è infarcito di concetti legati alla santità della sofferenza, alla sopportazione del dolore come porta del Paradiso.
Poi sono arrivati gli intellettuali pessimisti che hanno fatto del male di vivere una misura della loro profondità e della loro lucidità verso la vita in sostanza.

Ma i Maestri spirituali ci fanno presente che l'identificazione è una forma creata da noi, e l'unico modo per rompere la dipendenza psicologica e il nostro compiacimento verso la sofferenza è osservare i nostri pensieri, i nostri schemi.

Se smetti di identificarti nella persona sofferente e ti concentri invece solo sulla pace che appare in assenza di pensieri, se comprendi davvero che tutto è forma, illusione nata dall'Ego che vuole emergere a tutti i costi, sei libero.


mercoledì 4 settembre 2013

Cosa fa un maestro spirituale?

In occasione del rientro dalle vacanze, mi soffermo su una riflessione. 
Si parla spesso di Maestri spirituali, ma a volte si rischia di averne un'idea distorta, di idealizzarne la figura rischiando di rimanere delusi o di giungere alla conclusione che il vero Grande Maestro non lo abbiamo ancora incontrato.

Marina Borruso offre una spiegazione molto convincente su cosa sia davvero un Maestro.
Un Maestro non attinge alla sua conoscenza empirica, ma a quella universale, eterna, che ogni risvegliato è in grado di sentire, poiché il risveglio lo connette con essa.

In realtà, questa conoscenza è già insita in ognuno di noi, ma se siamo addormentati non possiamo attingervi.
Le parole di tutti i Maestri, di ogni tempo, cultura, filosofia o religione, si assomigliano tutte. Perché provengono da un'unica fonte. 

E questa è anche la ragione per cui ogni volta che ci vengono rivelate delle verità universali provenienti dalla Fonte, noi sappiamo riconoscerle per istinto. Sentiamo in noi espandersi una sensazione di benessere, di ritorno a casa, di dolce fiducia. 
Siamo nel Risveglio.

Foto dell'autrice
Un Maestro, scrive Marina Borruso, è colui che ha tralasciato l'attaccamento a passato e futuro, che vive nel Presente. Non c'è più nessuna resistenza, in lui, a ciò che è. 
La sua vitalità influisce su di noi poiché da lui emana uno stato di quiete.
C'è intorno a questi esseri un campo energetico di consapevolezza che porge Presenza a chiunque gli stia intorno.

Un essere illuminato non è più identificato con la forma ma lo è con l'essenza, con la consapevolezza stessa, quindi con il Tutto, perché ogni cosa è in essenza animata dalla consapevolezza. 


giovedì 6 giugno 2013

Imparare ad osservarsi

I Maestri spirituali ci dicono che dentro ognuno di noi esiste un Osservatore Silenzioso, che ci osserva agire senza giudicare.
E' un essere pieno di consapevolezza, presente. E' il Sé Superiore.

Ma noi, identificati come siamo nei nostri corpi, nella nostra mente, nei nostri pensieri, negli schemi di comportamento pieni di reazioni automatiche e memorie, preoccupati di aderire a un qualche modello - esterno, condizionato dagli altri o proveniente dai nostri ideali di perfezione che sia - ce ne dimentichiamo.
Lo mettiamo a tacere.

Spesso ci tormentiamo con giudizi, aspettative, bilanci di vita che ci angosciano perché quasi mai corrispondono a ciò che vorremmo. Finiamo per chiederci dove stiamo sbagliando, cosa potremmo fare per migliorare le cose.

I Maestri, dicono che tutto ciò che dobbiamo fare per diventare consapevoli e uscire dagli schemi che ci imbrigliano, che non ci permettono di essere davvero noi stessi, di realizzare il nostro Sé - che non corrisponde ai desideri dell'Ego - è OSSERVARE.

OSSERVARSI.
Senza giudizio. Senza fare bilanci. Senza reagire in modo automatico agli eventi e alle persone.

Difficile. Ma non impossibile. 
Ma ne vale la pena, perché ci rende liberi. Spezza le catene.
Foto dell'autrice

Provate per un giorno intero, se potete, ad osservarvi facendo un passo indietro. Come se davvero poteste arretrare un pochino dalla vostra maschera - la personalità.

Siate un osservatore silenzioso. Lasciate che la vostra vita accada senza provare a tirare le redini.
Sforzatevi di astenervi dal giudizio, dai programmi, dal senso del dovere. Astenetevi dalla paura del giudizio degli altri.
Siate e basta.

Apprezzatevi per quello che siete.

Non siete una persona. Siete un'entità che abita un corpo.

Guardatevi vivere. Semplicemente.
Smetterete di lamentarvi, di sentirvi sbagliati, di criticarvi.
Comincerete ad accettarvi.
E ad amarvi.


martedì 16 aprile 2013

Il consumismo e la paura della morte

Pochi giorni fa qualcuno mi ha detto una cosa molto interessante:
Questa ossessione per il possesso e l'accumulo di beni viene dalla paura della morte. Se non si ha più un rapporto spirituale con la vita, e di conseguenza con la morte, l'unico modo per riempire questo vuoto pieno di terrore è l'illusione di consumare il più possibile. 

Penso che questa riflessione contenga qualcosa di profondamente vero. 
Non c'è dubbio che i popoli più spirituali siano anche quelli meno consumisti.
Non hanno un vuoto profondo da colmare.

Foto dell'autrice
A dire il vero, ancora non capisco quale logica porti ad accumulare beni per paura di morire. A me verrebbe da fare il contrario: averne pochi per evitare che si disperdano o vadano buttati.

Evidentemente, la logica comune segue percorsi differenti.
Forse, credendo che non esista più nulla dopo la morte fisica, negando l'esistenza di un aldilà, si cerca di soddisfare più piaceri possibili, fino a diventarne dipendenti. Si diventa compulsivi.

Ma godere delle cose in funzione della nostra transitorietà, come principio non è affatto sbagliato. 
Allora dove finisce il godimento finalizzato alla consapevolezza del momento transitorio e dove comincia la paura ossessiva?

Lascio la risposta a un team di psicologi, sociologi e maestri spirituali.

giovedì 24 gennaio 2013

COSA, non COME!

Chiedete e vi sarà dato, disse Cristo.
E tutti i Maestri spirituali dicono lo stesso, pure gli scrittori di libri sulla Legge di Attrazione. 

Ovvero, chiedete cosa vorreste. Ma non come.
Il grosso problema è che noi non riusciamo a smettere di esercitare il controllo su tutto ciò che ci circonda. 
Quindi, non ci limitiamo a chiedere, a sperare, ad affidarci. 
Intuition - Foto dell'autrice
E' più forte di noi. Vorremmo che le cose andassero esattamente come ce le immaginiamo. E se le nostre aspettative vengono deluse, andiamo in crisi. Temiamo che la Legge di Attrazione non funzioni più.

In realtà, esercitando il controllo sul come stiamo dicendo in modo implicito all'Universo che non ci fidiamo di Lui.
Che temiamo di non venire compresi o che immaginando ogni singolo dettaglio, anche le modalità di accadimento di un evento, sia più facile crearlo.

L'Universo opera in modi misteriosi, lo sappiamo.
Ma lo dimentichiamo quando più ci servirebbe avere fede nella Sua Opera.

Joe Vitale dice che dobbiamo limitarci a desiderare di ricevere ciò che chiediamo e agire solo quando ci sentiamo ispirati. 
Quindi, va bene agire per ottenere, invece che attendere sotto un albero che l'Universo ci mandi le cose, ma agire solo sotto ispirazione.
Foto dell'autrice
Se non agiamo sotto ispirazione, rischiamo di forzare il come.

In fondo, quando guardiamo un albero spoglio desiderando che presto fiorisca per regalarci lo spettacolo meraviglioso dei suoi petali profumati, non ci verrebbe mai in mente di suggerire all'Universo come far fiorire quell'albero!

sabato 19 gennaio 2013

Peccato originale o benedizione originale?

Spiacente, non ho mai creduto, fin da bambina, al concetto di peccato originale.
E' qualcosa che esula dal mio naturale sentire.
Ho sempre trovato ovvio che la vita sia benedizione. Come nel pensiero pagano, tutti nasciamo puri, perfetti. 
Quale dio sadico decide di farci nascere carichi di peccati, già maledetti?
Perché negarci il frutto della conoscenza e poi farci vergognare delle nostre nudità, una volta mangiato il frutto?
Impression of meadow - Foto dell'autrice
Non vi sembra che questa favola non abbia alcun senso? 
Eppure ci crediamo da oltre 5000 anni!

I Maestri spirituali ci insegnano che la vera Vita, quella non giudicata, non filtrata dalla mente, è pura gioia incondizionata.
La Vita è essenza di pura benedizione celeste, è un dono.
Nascere in questo mondo è avere l'opportunità di sperimentarsi in quanto esseri viventi, e non solo essenze fluttuanti.

Son of the Goddess - Foto dell'autrice
Quando stai nel sentire, con la mente calma e silenziosa, puoi entrare ancora una volta in quella gioia benedetta che è l'essenza  stessa della vita.
Puoi essere un tutt'uno con la felicità dell'esistere fine a sé stesso.
Puoi conoscere il tuo Sé. Puoi sentirlo sorridere dentro di te.

Dov'è la colpa?
Non c'è. 
Tutto è gioia.
Il resto è mente.

sabato 29 dicembre 2012

Stare con quello che c'è

Una massima che sentiamo spesso pronunciare dai Maestri spirituali riguarda lo stare con quello che c'è.
Niente di più difficile per noi abituati a desiderare, a sognare, a forzare gli eventi a nostro favore.
A pensare che se in questo momento ci fosse... Se ora avessimo... allora saremmo più felici, più realizzati, avremmo più ragioni per aprirci al mondo o occasioni mondane, ecc. 

Marina Borruso, seguace di Eckhart Tolle, scrive:
"Quando resistiamo a qualcosa che sta accadendo siamo assolutamente inconsapevoli che ciò a cui stiamo resistendo è in essenza vita e che dire di no alla vita è dire di no al presente, cioè che resistendo, dicendo no stiamo uscendo dal presente".

E il presente, ormai dovremmo averlo imparato, è l'unica cosa che abbiamo davvero!
Stare con quello che c'è significa anche accogliere le emozioni che ci arrivano e ci infastidiscono. La nostra tendenza spontanea è respingerle, oppure farci travolgere da esse.


Foto dell'autrice
Un esercizio molto efficace e semplice consiste, consiglia Marina Borruso, nel lasciare che qualsiasi emozione si affacci nel nostro corpo venga lasciata agire e osservata senza giudizi.
"Prova e dirle di sì. E osserva ciò che accade."

Quello che accade è stupefacente. L'emozione non ha più nulla cui aggrapparsi, se diventiamo l'Osservatore Silenzioso.
Il distacco dalle emozioni le priva del loro potere su di noi. Si sciolgono senza lasciare traccia.

Imparare a essere come il cielo, dicono i Maestri orientali.
Foto dell'autrice
Il cielo non si identifica con le nuvole. Il cielo è. Semplicemente esiste. 
Le nuvole lo attraversano, vanno e vengono. E il cielo rimane quello che è. Nel presente. Nel Qui e Ora.

martedì 11 dicembre 2012

Quella strana nostalgia per ciò che non è di questo mondo

Alzi la mano chi non si è mai sentito solo, estraneo a ciò che ha intorno come un pesce fuor d'acqua, almeno una volta nella vita.
Quell'assurdo, inspiegabile smarrimento che ti prende alla gola già da bambino in certe situazioni, specie tra la folla, tra i compagni vocianti nel cortile della scuola, a una festa di compleanno.
Sentirsi una voce dentro che sussurra perplessa Ma io che ci faccio qui?
E poi da grande finisci per dare la colpa alla tua infanzia, alla timidezza, all'insicurezza di quello scricciolo che eri, al rapporto con i genitori e con gli insegnanti. Ma sai che la risposta non è lì, in quella sfilza di probabili motivazioni. La ragione è altrove.

Quando ho letto Il codice dell'anima di James Hillman (Adelphi), psicologo morto recentemente, ecco che finalmente ho trovato una risposta illuminante alle mie domande.
Hillman sa perfettamente che quel senso di solitudine è già presente in noi fin dall'infanzia ma non è sempre imputabile a condizioni esterne. 
"... ma se ci accompagna fin dall'inizio - scrive l'autore - allora essere vivi è anche sentirsi soli."

A pagina 81 ecco che il mistero si dipana:
"La solitudine presenta le emozioni dell'esilio; l'anima non è riuscita a crescere, cioè a discendere, del tutto nella vita e vorrebbe tornare a casa. Dove? Non sappiamo, perché il luogo di cui parlano i miti e le cosmogonie è scomparso dalla memoria. 
Ma il desiderio dell'immaginazione e la tristezza testimoniano di un esilio da qualcosa, che l'anima non sa esprimere in un altro modo che come senso di solitudine."
Insomma, è normale che l'anima nel discendere sulla Terra possa sentirsi fuori luogo e avere come una sorta di reminiscenza di quel luogo cui appartiene, una Casa ultraterrena.

Per usare le parole di Hillman: "L'immagine che ogni esule si porta nel cuore, con la sua nostalgia per ciò che non è di questo mondo."
Qualcosa del genere dicono anche i Maestri spirituali. Che noi siamo in questo mondo ma non siamo di questo mondo.
Foto dell'autrice
Grazie al meraviglioso, poetico libro di Hillman, ho trovato una riconciliazione con quel senso di estraneità e incomprensione di cui mi sentivo vittima da piccola, e anche da ragazza.
Ho smesso di sentirmi sbagliata, con relativi sensi di colpa.
Accetto il fatto che è il mio daimon - cioè quella parte di noi che contiene l'immagine del disegno che vivremo sulla Terra, con i talenti, il carattere, il bisogno impellente di esprimersi a suo modo, il rispondere a una Chiamata - a sentirsi isolato, fuori luogo.
Ma anche questo è parte del Piano.

giovedì 29 novembre 2012

Ci nutriamo di conflitti? Riflessione sulla tv spazzatura.

Ultimamente mi è capitato, facendo zapping, di notare quanti strani programmi televisivi invadano la tv, e tutti incentrati sul conflitto. Programmi che sbandierano conflitti sentimentali e ripicche adolescenziali,  lacrime di rabbia e vergogna, gesti aggressivi per pura rivalsa e desiderio di supremazia sull'altro, insulti, parlarsi addosso, vittimismo, minacce, sbeffeggiamenti e umiliazioni...
Ogni volta ne rimango stupefatta e contrariata, specie quando si tratta di politici in tribune elettorali. Come si può ascoltare e poi votare gente che rappresenta non il popolo, come da Costituzione, ma il peggio dell'umanità? Ne provo persino fastidio, perché mi chiedo quale gusto ci trovi la gente a nutrirsi di tanto conflitto e cattiveria, quando già attorno a noi, nella vita quotidiana, ci sono spesso momenti di tensione e rabbia, magari sul lavoro o in famiglia.
Naturale che il primo pensiero di reazione sia: Ecco, il sistema sta cercando di mantenere basse le nostre energie per farci continuare a dormire, nel timore che l'umanità si possa svegliare davvero... 
In parte questo può essere vero, ma è altrettanto vero che è l'audience cha fa i programmi.
A un pubblico di gente risvegliata non verrebbe nemmeno in mente di impiegare il proprio tempo libero davanti a uno schermo in cui si vede gente vomitarsi addosso insulti e negatività, dando insomma il peggio di sé stessi.
Questi programmi non durerebbero un giorno sui palinsesti. Certo, nessuno ci obbliga a sorbirceli, dato che continuano a esistere, ma mi piace immaginare un mondo in cui il popolo un giorno decidesse che non ne può più di questa fogna mediatica in cui predominano i bassi istinti.

Sarebbe utile una riflessione collettiva sull'attrazione che le basse energie hanno ancora su di noi, intesi come massa.
I Maestri spirituali, e l'ho già scritto, dicono che tutto parte da dentro di noi, nulla è all'esterno, la realtà è una nostra proiezione, filtrata da innumerevoli sentimenti e ricordi calcificati nel profondo di noi, in modo così radicale da non essere facilmente estirpabili e soprattutto costituendo la nostra personalità, ovvero una maschera.
Crediamo sia normale reagire come reagiamo alle cose, troviamo ovvio provare certi sentimenti, anche distruttivi, e siamo pronti a giustificarli. Ma finché continueremo a trovare modi per nutrire quell'ego che ama i conflitti - perché nutrendosi di essi si rafforza ed emerge nell'illusione di vincere una battaglia che non c'è - il fascino ipnotico delle basse energie ci terrà in ostaggio impedendoci di vedere oltre.
"La mia pace inizia con me"

Tempo fa ho scritto a penna sul muro della mia camera da letto questa frase (vedi foto):

martedì 27 novembre 2012

Nulla è per caso

Capita a tutti, ogni giorno, di pensare che se qualche oggetto intorno a noi non funziona bene o si rompe è un caso, una sfiga, o è venuto il momento di cambiarlo. Nessuno pensa mai a chiedersi: Che cosa in me, nelle mie emozioni ha influenzato questo oggetto? Che lezione mi sta dando?
Noi siamo un campo elettromagnetico, non siamo davvero solidi come pensiamo di essere, per la fisica quantistica siamo solo un agglomerato di elettroni. I pensieri e le emozioni sono solo energia.
E l'energia permea ogni cosa, viene assorbita dalle persone e dagli oggetti circostanti, specie da quelli che usiamo di più. L'auto, il computer, gli elettrodomestici di casa.

C'è stato un periodo in cui mi capitava spesso di avere una gomma e terra. Troppo spesso.
Pareva incredibile, ero sempre dal gommista che scuoteva la testa disperato forse chiedendosi chi mi avesse dato la patente, visto che il problema era che battevo sempre i cerchioni contro i marciapiedi, dal lato destro.
Un giorno lessi un articolo interessante che parlava proprio della nostra influenza inconsapevole sugli oggetti. Diceva che l'auto era un nostro specchio.
Ad esempio, il motore rappresenta il cuore, le gomme la capacità di avanzare nella vita. Sul lato destro per colpe che crediamo esterne a noi, sul sinistro per colpa nostra. Rimasi folgorata da questa rivelazione, perché da anni mi sentivo incompresa e frustrata dalla mia famiglia e la incolpavo del fatto che non riuscivo a esprimermi come avrei voluto, a vivere a modo mio, a realizzare ciò in cui credevo.

Poco dopo la separazione ebbi una  delusione riguardo a una persona. Un giorno mi trovai con la batteria a terra, da sostituire: scoramento.
Poi, un anno dopo, ero in una situazione di cambiamento, stavo lavorando sulle emozioni negative, sulle mie paure bloccanti, stavo cercando di aprirmi con fiducia ma sentivo ancora molti nodi che mi trattenevano dal volare in alto...
Un giorno misi in moto l'auto e questa fece un balzo avanti, il pedale della frizione rimase giù, il motore andò in panne e dovetti chiamare il carro attrezzi. Si era rotto il volano insieme al pedale. Un preventivo da accendere un mutuo... Mi chiesi subito cosa significasse. Stavo cercando di cambiare rotta, di buttarmi di più nelle cose senza timore. La frizione e il volano significavano quello.
A quanto pareva, ero ancora bloccata dalla paura, nonostante i miei sforzi. Ne parlai con un'amica che stava affrontando una separazione dolorosa. Lei mi guardò esterrefatta e mi disse che le si era appena rotto il cambio. Voleva cambiare vita ma i sensi di colpa e le incomprensioni con il coniuge la tenevano ferma e glielo impedivano.
Foto dell'autrice
Nulla è per caso, c'è una ragione per tutto. Poiché nulla è fuori di noi, dicono i Maestri spirituali. Se vuoi sapere la ragione di qualcosa che ti sta accadendo, guardati dentro.