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giovedì 3 novembre 2016

Quante volte ci siamo fermati?

Qualche sera fa sono stata alla notte nera del jazz a Moncalieri, cittadina storica ai piedi della collina torinese. Arrivando lì con amici che la conoscono bene abbiamo raggiunto il centro dall'alto, dal castello che domina il centro urbano. Scendendo nella piazza principale, quella del duomo e del comune, addobbata di luci blu e molto suggestiva, porticata, dominata da due chiese, un po' in discesa, con locali di tendenza accanto a botteghe vecchio stile e alcune facciate con segni di antiche finestre gotiche, mi sono resa conto che non ci ero mai stata.

Tutte le volte che ero stata a Moncalieri avevo solo esplorato superficialmente la parte vecchia che sale dalla porta della piazza del mercato, in basso, ma nemmeno sospettavo l'esistenza di un centro così bello. Ricordo che un giorno volevo comprare un gelato e qualcuno mi ha consigliato di salire nella piazza principale dove c'era una buona gelateria, ma cammina cammina, a un tratto ho visto che le case diventavano moderne e ho creduto che il centro antico fosse finito lì, tanto che alla fine il gelato l'ho preso altrove.
Strada aperta - Foto dell'autrice

Allora la riflessione nata da questo episodio è stata: quante volte ci siamo fermati appena prima di trovare ciò che stavamo cercando?
Forse per stanchezza, svogliatezza, forse per saccenza abbiamo pensato che le lezioni per noi fossero già lì, che non ci fosse altro.

Quante volte non abbiamo perseverato solo perché ci siamo chiusi nella nostra convinzione, invece di restare aperti e fiduciosi, e esplorare un po' più in là?

Quante volte ci siamo inconsapevolmente limitati?

lunedì 20 gennaio 2014

Diventare ciò su cui lavori. Esserlo.

I Maestri dicono che si è assorbito davvero un concetto quando lo si diventa. 
Non basta rammentarsi di quel particolare aspetto dell'esistenza mentre lo viviamo o mettere in pratica ciò che si è imparato a memoria.

Il vero risvegliato è colui che gli insegnamenti li ha già fatti propri. Non c'è più nessuno sforzo, non è necessario.

D'altro canto, non si può insegnare qualcosa che non abbiamo fatto nostro totalmente, con ogni cellula del corpo.

Un insegnante è colui che sa bene la lezione e te la insegna con nozioni ed esercizi.
Un Maestro è la lezione. Non ti snocciola nozioni, è un esempio.

Foto dell'autrice
Una cosa da sapere, però, è che per quanto tu possa esercitarti a far tuo un insegnamento che senti vero, alla fine l'illuminazione viene da sé. Inutile rincorrerla come un traguardo, affannarsi nell'illusione che dopo andrà tutto a meraviglia. 

Lo sforzo è utile per sviluppare la volontà, ma non è detto che la vera illuminazione, quella totale e definitiva che ti proietta su un piano più alto dell'esistenza, arrivi.

Forse la vera illuminazione arriva a i predestinati, nessuno può saperlo, ci sono tante ipotesi.

Ma finché un concetto o un atteggiamento non sarà diventato davvero nostro nel profondo, qualcosa da cui non puoi più tornare indietro, saremo solo degli allievi.
E come allievi, siamo tenuti ad avere l'umiltà di ammettere che abbiamo ancora un sacco di strada da fare dentro di noi per incarnare il risveglio interiore.
Senza quell'umiltà siamo in un vicolo cieco.