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martedì 12 gennaio 2016

Non siate corso-bulimici!

Con il diffondersi dell'interesse verso il Risveglio della Coscienza si sono moltiplicati corsi, operatori e metodi. Il che è un bene perché questo denota una forte richiesta che, evidentemente, parte da un necessità profonda che si manifesta.
Ed è un bene che ci siano vari metodi perché questi rispondono alle diverse esigenze e ai diversi stati di coscienza. 

Il problema è però che questo bombardamento mediatico sui social di corsi di ogni tipo, inviti ad eventi, nuovi personaggi che promettono rivoluzioni interiori, metodi vecchi e nuovi proposti in varie salse e con differenti nomi, rischia di ossessionarci.
Corso-bulimici - Foto dell'autrice
Si finisce per sentirsi in colpa se non si riesce a seguire tutti i corsi che si vorrebbe, perché ce ne sono molti di allettanti.

A volte capita che chi tiene un corso sia un amico e così ci si sente in dovere morale di non mancare perché se no magari lui si offende. Però se foste onesti con voi stessi sapreste che quel corso nemmeno vi interessa e sarebbe più coerente non frequentarlo anche se lo tiene un amico. E se lui si offende è un problema suo. 

Il consiglio che sento di dare ai miei lettori, è: non siate corso-bulimici! Trovate il vostro metodo, quello che più risuona con le vostre esigenze profonde del momento - basta sapersi ascoltare.
Non correte dietro a mille corsi, consigli, metodi, diete, guru. L'illusione di poter trovare una risposta all'esterno è roba vecchia. 
Non prendete per oro colato tutto ciò che vi arriva. 
Fate solo ciò che vi sembra necessario per conoscervi meglio e stare bene con voi stessi. 
Non è prendendo attestati in varie discipline e svenandovi a livello economico che imparerete a vedere il mondo con il Cuore aperto e la coscienza sveglia. Rischiate solo di fare confusione.

Non siate costantemente alla ricerca della Verità che vi salverà. Perché quella è già dentro di voi. 
State nel sentire, seguite l'istinto. 
Fate una cosa alla volta ma fatela bene, anima e corpo. 
Trovate il vostro metodo ideale e seguitelo finché vi serve.



venerdì 6 novembre 2015

Questione di vibrazioni

I Maestri dicono che al giorno d'oggi la Terra sta aumentando di vibrazione, con conseguenti disarmonie gravi in quegli ambienti in cui la Consapevolezza collettiva è ancora molto addormentata (leggi: Paesi in guerra; tensioni sociali; crisi economica; aumento esponenziale del femminicidio, eccetera).

Ma l'altra faccia della medaglia è che nelle coscienze un po' più evolute accade un velocizzarsi degli eventi. 
Ad esempio, ho notato che i conflitti interiori e di lavoro o di coppia, così come quelli genitori-figli, hanno una durata sempre più breve. Spesso sono molto forti e vanno in profondità a toccare corde molto dolorose, ma proprio perché chi le vive ha una consapevolezza superiore alla media, ecco che avendo gli strumenti per affrontare la situazione problematica, questa viene sciolta rapidamente.

Vibrazioni - Foto dell'autrice
Conflitti di coppia o problematiche legate alla propria professione che in coscienze totalmente addormentate durerebbero anni di lotte e recriminazioni, rancore e vittimismo, ecco che invece in poco tempo vengono accolti come Legge dello Specchio e vissuti come insegnamento.

Quando ciò accade, emergono di colpo una serenità di fondo e un'integrità che vengono direttamente dall'Anima e che ci portano ad essere vigili, obiettivi, lucidi e trasparenti. A quel punto non si può far altro che essere franchi, dire la verità emergente dall'insegnamento di fondo che quella situazione ci sta mostrando.

Come nella famosa frase del Vangelo, la Verità vi renderà liberi.
Ed ecco che quella situazione di conflitto ha le ore contate e presto le vibrazioni della Consapevolezza universale spazzeranno via ogni rimasuglio di negatività perché stiamo agendo in armonia con il Cosmo, e non in base a schemi di pensiero che fanno solo resistenza a ciò che è.

mercoledì 21 gennaio 2015

Farsi scudo con le parole

Immagino sia capitato a tutti di voler dire una semplice cosa a qualcuno e poi ci si ritrova venti minuti dopo a continuare a chiacchierare senza averne l'intenzione o la voglia.

Sotto quella che sembra solo un'attrazione verso un determinato argomento o il piacere di parlare con quella persona, si nasconde una specie di scudo. E' più facile nascondersi dietro le parole, anche con argomenti che riteniamo profondi, piuttosto che vivere l'imbarazzo di essere e osservare un altro Essere godendo semplicemente della sua presenza, della sua essenza.


Autoritratto dell'autrice
Cosa ci spinge a parlare anche quando non ne abbiamo voglia?
La paura del vuoto, del silenzio. E perché li temiamo? Perché in quegli spazi non si può mentire né indossare maschere.
Il silenzio e lo sguardo di un'altra persona ci mettono a nudo.
E noi che facciamo? 
Ci rivestiamo in fretta di parole, quasi fossimo stati colti nudi, e ci nascondiamo dietro un muro di contenuti non necessari, di giustificazioni, agghindati di ego che si mette in mostra e si pavoneggia nella dialettica. 

Per essere davvero intensi, veri, nudi, ci vuole coraggio e una forte determinazione a lasciare l'ego a bocca asciutta. Con un po' di sforzo e di buona volontà cominciamo per prima cosa a renderci conto di questi meccanismi, li osserviamo accadere. Non sempre all'inizio si riesce a interromperli subito smettendo di parlare.
Ma con un po' di esercizio dovremmo essere in grado di decidere davvero in presenza se parlare o no e che cosa comunicare, senza lasciarci trascinare in un vortice di frasi che si concatenano e che ci portano lontano da noi, dalla nostra essenza, dalla nostra nudità. Dalla verità.

giovedì 23 ottobre 2014

Prendere a calci il pavido in te

Quando cominci ad approcciare tecniche di combattimento, senti emergere momenti di verità su chi sei veramente.
Non c'è più nessun mentale che possa mentire a te stesso, sei nudo, di fronte ai tuoi limiti autoimposti, alle tue paure, alle debolezze che ti frenano.


Foto dell'autrice
Ogni timore, ogni tentennamento, parla di te e solo di te. Non esiste davvero un avversario là fuori, di fronte a te. Quando tiri pugni e calci, lo fai a te stesso, a quella parte pavida di te che si tira indietro, non osa, teme di far male o di farsi male.
Ad esempio, ho scoperto con stupore che ho più timore di far male all'avversario che di farmi male io stessa, ma se l'altro non esiste, allora è sempre l'altra faccia della stessa medaglia! Rivelazione importante. 

Quello che conta, infatti, è scoprire quelle parti di te per imparare ad osare, a sfidarsi di continuo per superare i blocchi, darsi uno strattone da soli, giocare con i propri demoni e riderne. Riderne sempre. Non c'è nulla come l'ironia e l'autoironia per mettere i propri demoni fuori combattimento. 


Foto dell'autrice
La grinta che scaturisce quando provi tecniche di combattimento è quella che ti spinge a cambiare atteggiamento nella vita di tutti i giorni, non esiste vittimismo né scuse per tirarsi indietro. Impari a buttarti e a fidarti.

Impari a scendere nella materia, a sguazzare nel sudore, a toccare e farti toccare senza paura di venire invaso nei tuoi confini, perché nel corpo a corpo le barriere non sono più così nette.
Diventi fatica, respiro, fuoco che brucia, gioia terrena. Coraggio.

Alcune anime, incarnandosi, faticano a sentirsi a casa nella materia, hanno una naturale nostalgia per il regno spirituale e incorporeo. Quelle anime hanno bisogno di scendere nel fango della lotta, per sperimentare la vita terrestre, la dualità, la carnalità, la sfida fisica. 
La cosa più evolutiva da fare è non tirarsi indietro. 
Anime fluttuanti, buttatevi nella mischia!

martedì 2 settembre 2014

Il coraggio delle proprie azioni

Uno dei fondamenti del Risveglio spirituale è comprendere che siamo responsabili al 100 % di ciò che creiamo, più o meno inconsciamente.
Ma spesso, nonostante questo, le persone faticano a prendersi la responsabilità persino delle proprie azioni. Quindi, scatta automatica la tendenza a dare la colpa all'esterno di ciò che ha scatenato una determinata reazione e quindi un'azione conseguente. 

Ogni scatto di violenza verbale, aggressione fisica, rissa, non è mai scatenata da qualcuno fuori. E' sempre e solo la conseguenza di una nostra reazione determinata dall'ego che crede di essere noi e che quindi si sente in qualche modo minacciato, insultato, provocato, ecc.
Ma nessuno può davvero insultarci, minacciarci o provocarci se non glielo permettiamo. Se ci sentiamo feriti, è tutta roba nostra. Una nostra interpretazione, una nostra completa identificazione.


Foto dell'autrice
Comunque, avere delle reazioni non è sbagliato. E' umano. E' tipico di umani dormienti. Ed è anche tipico del corpo fisico, quindi della materia avere delle reazioni. 
Intanto che impariamo il lavoro di osservazione delle nostre reazioni e identificazioni per scioglierle alla luce della consapevolezza, dobbiamo imparare anche a prenderci la responsabilità delle nostre azioni. Senza cedere all'impulso automatico di trovare una scusa all'esterno.

L'ho menato perché mi ha insultato; l'ho mandato a stendere perché mi ha provocato; mi ha fatto piangere; mi ha spezzato il cuore e io mi sono vendicato, ecc., sono solo scuse. Illusioni di scaricare fuori una nostra completa responsabilità.
Sarebbe bello - e soprattutto molto più sano e sensato - se in un futuro prossimo tutti fossero in grado di vedere ciò con chiarezza e cuore aperto e potessero, invece, dire: Sì, l'ho menato perché in quel momento ero sopraffatto da una reazione meccanica dei miei corpi ed ero in piena inconsapevolezza, (ecc.).

Bisogna avere sempre il coraggio delle proprie azioni, soprattutto quelle che non ci piacciono. Riconoscere la propria disfunzione apertamente crea spazio, cioè uno spazio di consapevolezza in noi tra i vari  momenti di totale inconsapevolezza. E' un abbandonare un inutile fardello, per vedere il bellissimo vuoto della verità, un vuoto che alleggerisce.
Sarebbe un enorme passo avanti verso il Risveglio della Coscienza vero e proprio!

venerdì 27 giugno 2014

La voce della nostra coscienza sono gli altri

Conoscendo ormai le regole della famigerata Legge dello Specchio, sappiamo che tutto ciò che vediamo accadere al di fuori di noi arriva da una nostra creazione interna inconsapevole.

In questa riflessione di oggi, vorrei concentrarmi in particolare su quei dialoghi con persone che ci dicono qualcosa di utile.
In realtà ogni cosa che ci viene detta, per quanto possa apparirci ingiusta e gratuita, è sempre utile per vedere con distacco le nostre convinzioni inconsce, ma a volte accade che sfogandoci con persone amiche ci venga detto qualcosa di rivoluzionario.

Foto dell'autrice
Prima di tutto, un vero amico non è colui che ci batte sulla spalla mentre piangiamo dicendoci che abbiamo ragione a disperarci, perché la vita è brutta e cattiva e noi siamo le vittime.
Al contrario, il vero amico è colui che ci dà una bella strapazzata, e ci dice - amorevolmente o no - quello che non vogliamo sentirci dire.

Ogni volta che ci viene detto qualcosa che scardina le nostre convinzioni schematiche su noi stessi, sulla nostra vita, sulle nostre relazioni e relativi problemi, ogni volta che ci viene detta una verità di fondo su noi stessi come creatori - e quindi unici possibili risolutori - dei nostri problemi, quella è la voce della nostra coscienza che ci parla.

Si sa, il Divino opera in modi misteriosi, e crea fuori ciò che già sappiamo dentro, perché il nostro vero Sé superiore è onnisciente. 
Ma, incapaci di ascoltare quella saggezza in noi stessi, la Vita ce la crea fuori tramite quell'amico/a che ci dice la cosa giusta al momento giusto.

In questo senso, la voce della nostra coscienza sono gli altri. 

Ma sta a noi accettare quanto ci viene detto, anche se è una verità scomoda e dolorosa.
Dovremmo avere, in quei momenti, l'umiltà di inchinarci con gratitudine davanti a quella voce che parla tramite il cuore dell'amico/a.

mercoledì 19 marzo 2014

Quando senti vero

Capita a volte, quando si ha a che fare con gente scettica e molto cerebrale, di non riuscire a spiegare in modo convincente perché una Verità spirituale sia tale.
Sembra, dall'esterno, che ci crediamo perché qualcuno ci ha convinti: "Figo questo Tolle, mi piace quel che dice, perché spacca!!!"
O peggio, perché siamo degli esaltati o dei poveri disperati in cerca di conforto spirituale, cioè di qualcosa a cui aggrapparsi.

In effetti, cosa ci fa sentire una Verità come qualcosa di vero, di assoluto?

A me è capitato spesso leggendo testi di Maestri spirituali di sentire che una Verità rivelata era tale perché, semplicemente, lo sapevo.
Foto dell'autrice 
Sentire che un certo concetto è vero è come quando qualcuno che ha fatto le elementari con te ti ricorda che c'era un compagno, lì nel primo banco che… E tu, a un tratto, ricordi perfettamente! Tutto si illumina e ti chiedi come fosse possibile fino a un secondo prima non ricordare nulla. Eppure, il ricordo c'era. Era solo sepolto in qualche recesso della tua mente.

Nel caso spirituale, quella Verità è solo sepolta in qualche recesso della nostra Anima. Non nella mente.

Per questo è così difficile spiegarla agli scettici. Perché non puoi accedervi con la mente. 
Se un'anima quella cosa non la sa già perché non l'ha imparata chissà quante vite fa, non puoi pretendere che senta vero ciò che per te è ovvio e lampante.
Dire che tutte le religioni contengono Verità ultime che in sostanza dicono TUTTE LA STESSA COSA non li convincerebbe comunque.

D'altra parte, perché convincere qualcuno di qualcosa?
Capisco che dire che una Verità è tale perché LO SO suona come un sentirsi superiore, un qualcosa da esaltati pronti per finire alla Neuro. Ma è così. 
So che una Verità è vera e universale perché lo sento.