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venerdì 22 dicembre 2017

La strada giusta

A volte qualcuno mi chiede: Come faccio a sapere se la mia decisione è quella giusta, se sono sulla strada giusta?

Uno degli effetti collaterali dell'allineamento con la propria Missione di vita, e con la propria Anima, è la manifestazione nella realtà di segnali chiari sul percorso che stiamo percorrendo. 
Decidi una cosa dal tuo Sé, ti senti allineata tra ideazione e messa in pratica, hai la motivazione giusta... ed ecco che cominci a incappare nelle persone giuste al momento giusto.

Ecco il Monviso - Foto dell'autrice
Ti chiamano come relatore a un convegno e proprio lì, tra gli altri relatori, ecco quello che ti può aiutare a realizzare in modo tecnico la tua idea, poi esci dal teatro e prendi un passaggio da uno degli spettatori e scopri che lui ha le conoscenze di marketing nel settore che fa proprio al caso tuo... 
Ogni giorno o quasi spuntano fuori nuove conoscenze allineate con il tuo intento, anche se tu non hai mai chiesto questo tipo di networking. 

A volte può essere una frase, magari letta su un poster in metropolitana, o su Facebook o Instagram, o detta di sfuggita da un passante.

Sono segni inequivocabili e ignorarli sarebbe sciocco. 
L'Universo risponde sempre, ma sta a noi riconoscere i segnali giusti. Anche nel caso contrario, ovviamente, cioè quando la Vita risponde: NO, non fa per te.
Se hai un intento e la vita risponde SI, allora sei sulla strada giusta. 
La tua. 


giovedì 22 giugno 2017

L'autodisciplina mattutina

Da un po' di tempo ho deciso di alzarmi tutte le mattine alle 6.15 - sabato e domeniche comprese, non importa a che ora vado a letto - per mettere in pratica un'autodisciplina. Per stare con me stessa, nel silenzio interiore, nel respiro. Non una semplice pratica di meditazione, ma stare - sostare - in uno stato di coscienza più elevato. A tu per tu con il Sé.

Alle anime ribelli come me non è mai piaciuto sentirsi imporre le cose, non avrei mai accettato che qualcuno mi obbligasse a fare questa scelta. Infatti, per anni l'autodisciplina per me è stata molto difficile, specie l'alzarsi al mattino presto.

Ma nel percorso di Risveglio della Coscienza, specie nella Via del Guerriero di Pace, essere disciplinati è fondamentale per assoggettare i corpi che fanno i capricci e diventare noi, Anima, il condottiero. 
Vivere l'intento in modo integro, qualsiasi cosa i nostri corpi vogliano fare, ci porta a concentrare la nostra energia come un laser, a usare il Fuoco in modo consapevole e attivo.

Sostare nell'Essere - Autoritratto dell'autrice
Non è importante che ci siano subito risultati. Non ha senso preoccuparsi se un giorno i pensieri continuano ad abitare la nostra mente facendo rumore, né scoraggiassi se a volte non riusciamo ad entrare in uno stato di coscienza superiore, tipo un profondo senso di beatitudine. Non è nell'inseguire i risultati il senso di questo stile di vita - perché di questo si tratta. Farlo per farlo, invece, porta la mente al presente perché non c'è aspettativa né l'illusione di un'illuminazione futura.

L'intento è il pilastro dell'autodisciplina, non una forma di rigidità. Significa portare un Fuoco direzionato, nella tua vita, che ti permette di centrarti moltissimo. 
Chi ha autodisciplina ha maggiori capacità di resilienza, e minore tendenza allo scoraggiarsi facilmente. Non permette ai corpi di riprendere il potere sulle emozioni e sulle decisioni. 

E lasciando andare l'aspettativa o la paura di non raggiungere stati di coscienza elevati, paradossalmente, a un tratto essi accadono. Senza sforzo. Magari per poco, ma accadono. 

I benefici arrivano come effetto collaterale. Uno dei più banali, comunque, è quello di poter godere della mattina presto e avere l'intera giornata davanti, puoi fare più cose a ritmo più lento. Puoi godere del silenzio in strada quando tutti dormono. Perdi la frenesia del fare tutto di corsa perché senti di avere poco tempo. 
Smette di esistere quel conflitto interno tra la parte che vorrebbe avere più tempo e quella che vorrebbe passare più ore a letto, finendo per farti sentire quel certo senso di colpa. 

L'autodisciplina, per essere efficace, deve essere davvero sentita da noi stessi come necessaria, come passo evolutivo successivo. A un tratto diventa l'unica strada che abbia un senso percorrere. Per questo quando suona la sveglia ogni mattina non ti viene nemmeno in mente di dire: Cheppalle!!! Ma sei grato del giorno che nasce, perché anche tu, in fondo, stai rinascendo.
E la pratica meditativa diventa, in fondo, un ringraziamento per esserci. 



giovedì 16 febbraio 2017

La Gioia ringiovanisce le cellule

Si sa che le persone felici, gioiose, che si sentono realizzate emanano una luce senza tempo, a volte sembrano più giovani, altre paiono avere un'età indefinita.

Quando ho compiuto quarant'anni ho sentito che finalmente avevo trovato me stessa e mi sono resa conto di sentirmi più giovane, gioiosa e leggera di quando ne avevo venticinque. 
Allora mi sentivo tutto il peso del mondo sulle spalle, ero triste, ansiosa, irrequieta, insoddisfatta, paurosa. 
I trent'anni sono stati una discesa agli Inferi, cosa abbastanza comune. I trenta sono un giro di boa, rappresentano la prima grande ricapitolazione. In molti hanno vissuto una crisi esistenziale importante a trent'anni. 

Non dico che non abbia ancora cose da vedermi e da sciogliere, come tutti non si finisce mai di osservare sé stessi, è un'arte che applicheremo a vita, ma ho capito che maggiore centratura e leggerezza dai pesi psicologici innalzano l'energia al punto che sembriamo più giovani della nostra età biologica e ci sentiamo più giovani anche dentro il nostro corpo.
Quando penso che sto entrando nei quarantatré anni mi stupisco da sola. Non me li sento affatto!

Quarantadue - Autoritratto dell'autrice
La Gioia di vivere e l'entusiasmo che esprimo ora sono conseguenze di un ricontatto con il mio Sé. E non importa se ci sono comunque giorni un po' difficili, con piccoli e grandi intoppi, l'importante è come li vivo. Li guardo da un punto di vista consapevole e distaccato, senza lasciarmi travolgere, sapendo che è tutta una creazione della mia parte Ombra. Continuo a osservare e a portare luce dove non è ancora arrivata, ma la Gioia intrinseca di vivere non viene mai meno perché viene da dentro.

Allora il tempo si ferma, anzi, a volte rallenta, pare tornare indietro come un film sulla bobina. Perché la Gioia di vivere, la consapevolezza profonda di essere Vita vengono dalla mente non-locale, quindi da quella parte dell'esistenza che si esprime fuori dallo spazio-tempo, è infinita ed eterna. 
E la luce emanata da questa consapevolezza non-locale si vede, illumina ogni singola cellula dal di dentro.

Diventate Gioia e sentirete il tempo fermarsi, sentirete che è pura illusione.

giovedì 20 ottobre 2016

Diventare il Centro

Quando finalmente riusciamo a venire in contatto profondo con l'origine dei nostri disagi - ad esempio come è successo a me attraverso una breve seduta di ipnosi regressiva - ecco che di colpo ci rendiamo conto che le emozioni che prima restavano ad agitarsi sotto la superficie e a volte creavano tensione sono svanite.
Il beneficio di questo è che si trova una calma interiore impensabile fino a poco prima. Una profonda fiducia in sé stessi, nella vita, la mancanza di paure sottili di fondo che prima invece giacevano in qualche angolo del nostro inconscio.

Se prima non riuscivamo a far tacere la sottile impazienza, la vaga ansia di fondo, l'impulso parlare tanto, a gesticolare, a mettersi al centro dell'attenzione, a fare battute per tenere a bada la paura di non piacere o risultare noiosi, ecco che come d'incanto tutto questo non ha più alcuna importanza.

Nettare - Foto dell'autrice 
Di colpo si realizza davvero di Essere. Il fare è solo un moto del cuore, non dipende da paure o reazioni emotive, o da idee mentali su cosa dovremmo diventare.

Ecco che dopo tanto lavoro su di sé, avendo trovato la chiave per aprire il forziere dell'Essenza, si comprende nel profondo di essere diventati il proprio Centro di Gravità.

Le maschere sono cadute, la personalità ha fatto un passo indietro e l'Essenza è tornata padrona del proprio Regno. A quel punto le parole e i gesti servono sempre meno, perché si diventa una vibrazione, il Sé dimora nel proprio sguardo e questo è sufficiente a comunicare, nella gran parte della vita quotidiana. 
Tutto il resto è maschera.

martedì 2 febbraio 2016

Contro il buonsenso comune

Ci hanno inculcato fin da piccolissimi che la logica del buonsenso comune è quella che ci deve guidare nella vita e che le scelte vanno sempre fatte basandosi sulla razionalità.

Il buonsenso comune è quello che dice che se hai un marito che ti mena devi solo cambiare partner, trovarne uno migliore. Senza tener conto del fatto che sono le tue distorsioni interne ad aver creato una realtà in cui il tuo uomo ti mena e non è certo cambiando le condizioni esterne che la cosa migliora. Ne troverai sempre comunque uno disfunzionale che vibra al livello delle tue distorsioni finché non le vedi e le guarisci.
Cupgarden - Autoritratto dell'autrice

Il buonsenso comune dice che se sei disoccupato da tempo devi insistere a mandare curriculum a tutto spiano, in modo ossessivo. Certo, così le probabilità di trovare un impiego aumentano, ma in questa logica orizzontale non si tiene conto del fatto che è il senso di mancanza interno che genera mancanza all'esterno, specie se è ripetuta nel tempo. 
Inoltre, non è mendicando un impiego qualunque che faremo colpo sul datore di lavoro che potrebbe assumerci per fare il mestiere dei nostri sogni. 
Oppure, se ci interessa solo tirare avanti senza aspirare a un lavoro ideale, le probabilità di trovarne uno decente si riducono sempre di più. E' una logica fallimentare in partenza. Perché è la logica del fallito, dello schiavo che va in giro a mendicare qualcosa che pensa di non possedere: il potere di creare una realtà migliore partendo da dentro di sé.

Il buonsenso dice che i figli devono obbedire sempre ai genitori, pena punizioni di vario genere. Ma è solo disobbedendo che si manifesta la propria libertà di pensiero e se essa non viene rispettata, anzi viene usata come leva per scatenare senso di colpa nei bambini, ecco anche avremo creato il perfetto servo del sistema, un essere meccanico che obbedisce pur di venire approvato. 

Ci sono centinaia di esempi che ci dovrebbero far riflettere su quanto sia pernicioso cedere alla logica del buonsenso.
Specie quando siamo a un bivio, dobbiamo fare una scelta che potrebbe cambiarci la vita e noi pensiamo a livello razionale ai pro e contro, ci facciamo la lista mentale (e a volte pure scrivendola su un foglio) delle molte ragioni per cui quella scelta è vantaggiosa.
Tè e me - Foto dell'autrice
Ma il cuore? Chi lo ascolta? L'istinto profondo, quello che viene dall'anima, quel guizzo che ci mette il dubbio, quello chi lo lascia emergere?
Ci hanno insegnato a soffocare quel piccoli gridi d'allarme che arrivano del Sé profondo, che creano un lieve disagio, perché si dà troppa importanza alla razionalità, mettendo la mente al primo posto. Ma si sa, la mente mente!

Questo post vuole essere un monito per tutti.
Prima di cedere alla logica del buonsenso comune, ascoltatevi. E lasciate perdere i consigli di amici e parenti che vi dicono di essere razionale. Solo il vostro Sé sa di cosa avete davvero bisogno.
Lasciate spazio all'intuizione.

venerdì 3 luglio 2015

Distinguere tra bisogno e sentire

Quando si cerca di agire in base all'intuito spesso si rischia di scambiare il bisogno istintivo che nasce da paure e ferite per ciò che non è. 
Bisogna conoscersi e essersi osservati abbastanza a lungo per comprendere quando è il Sé interiore a sussurrarci dal profondo che cosa fare, quale decisione prendere, se fidarci di qualcuno oppure no. 
La mente razionale trova sempre scuse, giustificazioni, si lascia condurre da emozioni, da promesse, aspettative che blandiscono il fanciullo insicuro dentro di noi.
Ma il Sé sa. 
Non si può spiegare a parole la sensazione di chiarezza e la spinta ad agire sicuri che provengono dall'intuito.
Sé Superiore - Foto dell'autrice
L'intuito sa cosa è vero e cosa è illusorio.
Discriminare facendo supposizioni, banalizzare in categorie, è allontanarsi da quel certo sesto senso che abbiamo tutti, più o meno sviluppato.

L'intuito è come farsi condurre da un odore, da un profumo. Se senti l'aroma di pizza che si spande nell'aria e lo segui, di certo non ti troverai da un benzinaio! 
La mente razionale, invece, sente il profumo della pizza e ti dice che probabilmente stai sognando, perché non vede nessuna pizzeria nel raggio di tre metri.
Ecco, dobbiamo lasciare all'intuito agire come gli odori. Lasciarci condurre fiduciosi verso ciò di cui davvero abbiamo bisogno. Il perché ne abbiamo bisogno è una domanda razionale e non ci deve interessare. 

mercoledì 28 gennaio 2015

Verso la semplicità

Accade a volte che a un certo punto della sua vita una persona senta l'esigenza profonda di diventare più semplice, più vuota, alleggerendosi. Questo succede non solo a chi fa un lavoro su di sé, ma chi lo fa forse ne comprende meglio l'origine.

Dice il Tao che ci sono tre livelli di conoscenza: il primo è la non conoscenza o ignoranza, in cui si è sì autentici ma non si sa nulla del mondo, di come funzioniamo, ecc.; il secondo è lo stadio di complessità in cui si entra quando si comincia a imparare, a infarcirsi di nozioni, pensieri, teorie, domande. Tutto necessario. Ma... Ecco che qualcuno a un certo punto sente il peso di tutti questi pensieri, elucubrazioni mentali, nozioni, bombardamento mediatico, e così via. 
Luce nel cielo - Foto dell'autrice

E allora si entra nel terzo livello: ci si libera di tutto quel bagaglio che spesso è pesante da trascinare lungo le strade della vita. Ma non è come essere al primo livello, in cui si è ignoranti e inconsapevoli.  
In questo stadio si decide di tralasciare ciò che ci soffoca, che ci tormenta con la sua complessità di tipo mentale, ma con la consapevolezza di ci sa, di chi conosce.
Ecco che si percepisce, finalmente, un senso di spazio, di vuoto pieno, cioè pieno di essenza ma vuoto di nozioni e informazioni o pensieri superflui.

Il principio del taoismo è togliere, alleggerire, invece di continuare a riempire.
Chi continua a riempirsi di nozioni, emozioni, ecc. lo fa perché sente l'illusione di un vuoto da riempire. Il vuoto fa paura. Almeno all'inizio. 
Poi, diventa invece un richiamo. Un'esigenza animica. Essere, piuttosto che possedere cose - materiali o mentali è uguale.

Ci sono momenti in cui la nostra personalità comincia a starci
Vuoto oltre -  Foto dell'autrice
stretta, non la sopportiamo più perché capiamo che non può nutrirci, non essendo qualcosa di autentico. Non ci rappresenta più, man mano che ci avviciniamo al nostro vero Sé che ci chiama da dentro. 

Ogni volta che la personalità esce fuori prima che possiamo rendercene conto, osservando questa cosa con distacco, ci rendiamo conto di quanto sia fasulla, di quanto sia lontano dalla verità di chi siamo.
Ecco che allora possiamo buttar via tutti quei fardelli che non ci servono più, tornare semplici, silenziosi, attenti. Senza più l'illusione di avere vuoti da riempire e fame insaziabile di nozioni e cose. Senza più voci assillanti nella testa.

Identificarsi, una volta per tutte, con la non-forma. Ciò che siamo realmente.

martedì 14 ottobre 2014

Due mele intere!

Mi capita spesso di leggere post sui social network in cui qualcuno si dice felice per avere accanto qualcuno che lo completi. Le frasi tipiche sono Senza di te sarei persa/o, non potrei vivere senza di te, sei tu che mi dai la forza di andare avanti, ecc.
Non è romantico, è folle.

L'ho già scritto più volte e lo ripeto, non si può trovare sicurezza e serenità facendo affidamento all'esterno. 
Se tutto il nostro mondo si regge grazie a una persona, siamo già perduti in partenza. Perché significa che qualsiasi cosa accada - ci lascia, ci tradisce, muore - noi ci troveremmo senza punti di riferimento, senza quell'appiglio cui eravamo aggrappati. 

Immaginatevi un naufragio. Qualcuno sa nuotare, altri no e stanno aggrappati ai pezzi del relitto galleggianti sperando di non stancarsi mai abbastanza da mollare la presa, perché sanno che affogherebbero. Quale delle due opzioni scegliereste? Volete essere quello che sa nuotare o il poveretto che dipende dal galleggiamento del frammento del relitto?

Se sei completo, uno in te stesso, integro, e sai stare da solo come in compagnia, allora non avrai nessun bisogno di aggrapparti a qualcuno. Non rischierai mai di perderti, perché tu graviti intorno al  TUO centro, non a un centro esterno a te.

Dire a qualcuno Non posso vivere senza di te significa trasferire a lui/lei tutto il vostro Potere.


Foto dell'autrice
Se pensate che il vostro partner vi completi, non è perché davvero bisogna cercare la nostra metà mancante, come si crede, ma perché quella mancanza che sentite siete voi stessi! 
Significa che qualcosa in voi sta percependo chiaramente che vi manca qualcosa ed esso è il vostro centro gravitazionale!
Non è sbagliato sentire la mancanza di qualcosa, solo comprendere appieno e una volta per tutte che quel sentire è una splendida spia che vi sta indicando che non siete in contatto con il vostro vero Sé.
Non sapete chi siete. 

Quindi smettetela di credere alla storia della mela tagliata in due che cerca disperatamente la propria metà mancante all'esterno. Solo quando comprenderete che l'altra metà non è mai stata separata da voi ma non la sentivate, tornerete a sentirvi una splendida, succosa, profumata mela intera. 
A quel punto, potrete scegliere di camminare a fianco di un'altra meravigliosa mela integra come voi!


venerdì 13 giugno 2014

Presenza orgasmica

Le fantasie sessuali sono spesso incoraggiate dagli stessi sessuologi per stimolare le persone ad affrontare il sesso con maggiore trasporto, per aggiungere un pizzico di piccante a rapporti che rischiano di cadere nella routine.


Foto dell'autrice
Questo è senz'altro vero, ma è altrettanto vero che il rischio, alla lunga, è di non vivere il momento dell'atto sessuale con la giusta Presenza.
Chi ha molta fantasia rischia di rifugiarsi in fantasie erotiche anche nel momento in cui è con il proprio partner, ma tenendole per se stesso è come se facesse sesso virtuale, con un partner immaginario.

Conosco donne che usano questo espediente per evitare di dover davvero guardare un partner con cui non hanno più nulla da spartire, in relazioni morte da tempo.

Nessuno, o quasi, invece incoraggia le coppie a vivere intensamente ogni singola sensazione provata durante la copula, a stare concentrate sul respiro, sull'odore, sulle sensazioni tattili, sul piacere nelle zone erogene.

Si parla sempre più spesso di esercitare la Presenza nella vita quotidiana ma si rischia di dimenticarla durante il sesso, che invece può essere un grande esercizio di consapevolezza del Qui e Ora.

Se si prova ad evitare di vivere film mentali con le nostre fantasie
Foto dell'autrice
erotiche più sfrenate - che paiono stimolarci all'inizio ma ci portano fuori dal corpo - e ci si concentra sulla pura sensazione corporea, tutto cambia: il sesso diventa più profondo, il piacere più intenso e l'orgasmo più soddisfacente.


A quel punto non è più il nostro Io erotico a fare sesso con qualcuno, ma il nostro Sé che lo sperimenta attraverso la nostra macchina biologica. 

lunedì 19 maggio 2014

Coccole e Presenza

Forse molti non lo hanno mai notato, ma si può esercitare la Presenza nel Qui e Ora anche nelle coccole.

Quando abbracciate qualcuno col Cuore aperto, potete percepire la vostra energia e quella della persona tra le vostre braccia.
Sentite il calore emanato da entrambi i corpi.
Ascoltate il respiro. 
Percepite l'odore della pelle, dei vestiti, dei capelli.
Foto dell'autrice
Avete la possibilità di porre attenzione anche su dove e come mettete le mani, cosa sentite sotto i polpastrelli. La pelle liscia, i peli, la consistenza magari un po' ruvida di una t-shirt.

Tutto questo è esserci. Percepire con tutto il corpo ciò che state facendo, con in più un sentimento di Cuore.
Se ci mettete anche la Consapevolezza di essere Voi, cioè un'anima che sperimenta la materia e i sentimenti attraverso un corpo fisico, potrete commuovervi comprendendo quale miracolo stia accadendo!

Le coccole sono un Portale verso la Presenza e la Consapevolezza del Sé.
Cogliete ogni occasione che vi si presenta per farlo.
Abbracciate di più.
Che sia un partner, un figlio o un parente, un amico o un animale domestico, abbracciatevi di più!
E fatelo in Presenza.

La qualità di quell'abbraccio sarà mille volte maggiore di un normale abbraccio di circostanza.
Sappiate che un abbraccio fatto in presenza con Cuore aperto e tutti i sensi attivi vi resterà per sempre.
Vi nutrirà l'anima nel profondo e resterà sempre con voi.
Tutto ciò che facciamo in Presenza, ogni sentimento provato in questa condizione resterà con noi anche dopo l'abbandono del corpo fisico.
E' l'unico bagaglio che avremo.

venerdì 18 aprile 2014

La Solennità

Una delle cose che mi ha sempre colpito nelle popolazioni cosiddette aborigene o native è la Solennità.
Non so se avete presente le foto dei nativi americani, ma soprattutto vi ricorderete il loro modo di muoversi e stare seduti anche nei film. 


Nativi americani in una foto di Edward S. Curtis
Quell'ergersi con la schiena dritta, a testa alta, pieni di dignità, quel muoversi con gesti mai inutili, sempre misurati. Quella solennità nell'agire, nel muovere il corpo, nei gesti, è tipica delle popolazioni che hanno ancora dentro di sé un profondo senso di Sacralità.

Loro sanno che ogni cosa è come deve essere, non hanno quell'ansia che divora gli occidentali, e tutti coloro che sono cresciuti nel mondo del profitto e della velocità a tutti i costi.

Noi, con le nostra profonda crisi identitaria e culturale - cioè dimentichi di essere Anima, un Sé che esiste al di là del corpo ed ha uno scopo sulla Terra - andiamo per il mondo a testa basta, impauriti, il corpo contratto, pieni di pensieri ossessivi e domande che ci frullano di continuo in testa senza lasciarci tregua.

Da questi popoli dovremmo reimparare qualcosa che i nostri avi sapevano bene, cioè che l'armonia nasce da dentro, ed è generata
Nativi americani - Foto del XIX secolo
dalla consapevolezza che ognuno ha un proprio Valore inestimabile, una propria dignità incrollabile e la fiducia nella Vita come perfetta in sé stessa.


Non esiste sentirsi piccoli rispetto al mondo perché esso è in noi, non esiste non sentirsi all'altezza di un compito perché tutto ciò che ci viene mandato è perché possiamo affrontarlo. Ogni sfida è fatta apposta per affinare i nostri talenti, mai per sconfiggerci!

Appoggiare l'attenzione sul corpo per riscoprire la solennità insita in ogni movimento è un passo in più verso la Consapevolezza di sé.


giovedì 27 marzo 2014

Niente da aggiustare

Qualche settimana fa, mentre pensavo al lavoro su di me, a ciò che  ero riuscita ad ottenere, e anche a ciò su cui ancora c'è da lavorare, ho avuto un'intuizione.
Foto dell'autrice

Quando sentiamo i Maestri dire che in realtà tutto è come deve essere, e noi siamo perfetti così, che non c'è nulla da aggiustare, poiché nulla di imperfetto o difettoso può essere creato dal Divino, ci sorge il dubbio: allora a che serve il lavoro su di sé, visto che non c'è nulla di sbagliato in noi? Perché allora non lasciare tutto com'è?

L'intuizione è stata un esempio che è emerso nella mia mente:
una madre davvero amorevole e responsabile, quando vede il proprio bambino di due anni giocare con dei cocci di bottiglia o dei chiodi arrugginiti, che fa?
Toglie gli oggetti pericolosi dalle mani del piccolo, gli dice che non si fa, magari tenta di spiegargli che è pericoloso, che potrebbe ferirsi.
Ma mai e poi mai direbbe a se stessa: che razza di bambino sbagliato mi è nato? E' un disastro, ne combina una più del Diavolo! 

Un bambino di due anni è quello che è: un bambino di due anni. 
Noi siamo ciò che siamo. Anime che stanno imparando a gestire
Foto dell'autrice
dei corpi - fisico, emotivo e mentale - e che spesso hanno delle difficoltà. 

Facciamo errori di valutazione confusi dalla mente che non ci lascia in pace un attimo, come i bambini cadiamo e dobbiamo imparare a rialzarci. Ma se non facessimo errori, se non cadessimo, se non creassimo sofferenza, non potremmo capire che stiamo giocando con un chiodo arrugginito, che ci stiamo facendo del male da soli perché inconsapevoli. 

Quindi, l'osservazione, il lavoro su di sé, servono a eliminare i pericoli che ci tengono lontani del nostro vero Sé.
La madre amorevole è il lavoro su di sé. 
Se ami te stesso come ameresti tuo figlio di due anni comprendi che il lavoro su di te è la cosa migliore che puoi fare, ma non c'è nulla di sbagliato nel tuo essere come sei, non c'è proprio nulla di difettoso da aggiustare.


mercoledì 26 marzo 2014

Non c'è nulla di incompatibile!

Spesso le persone hanno nei confronti di chi fa un lavoro spirituale una visione del tipo: un individuo silenzioso che passa la vita a fare yoga, beve solo tè verde, ascolta solo musica indù, indossa abiti in stile orientale e porta al collo japa mala (i rosari buddisti), ha una casa arredata in stile tibetano, parla a bassa voce e profuma d'incenso.


Foto dell'autrice
In realtà, non c'è nulla di davvero incompatibile con la spiritualità, perché ogni cosa è sacra. Tutto ciò che esiste ha una sua sacralità intrinseca, per il solo fatto di esistere. 
Gli aborigeni australiani lo sanno da trentamila anni e noi invece lo abbiamo dimenticato.

Se sei consapevole di essere un'anima incarnata in un corpo per fare un'esperienza terrestre, allora puoi ascoltare gli Iron Maiden, andare in moto, bere birra, ruttare forte, sparare con una carabina al poligono, indossare il chiodo e gli anfibi, andare a vedere un film d'azione pieno di esplosioni e di violenza, perché non c'è nulla di sbagliato. Non c'è nulla di non sacro. Non esiste qualcosa di non abbastanza spirituale.

Tutto dipende dalla consapevolezza con cui lo fai. 

Se prendiamo atto del fatto cha abbiamo molte sfaccettature, ed è
Foto dell'autrice
così che deve essere, se ci innamoriamo delle nostre cosiddette imperfezioni - che in realtà non lo sono perché non c'è nulla di creato che non sia perfetto -  se comprendiamo che noi abbiamo dentro di noi una scintilla divina, come potrebbe essere non spirituale ascoltare un gruppo metal e andare alla festa della birra con gli amici? 


Come dicono i Maestri, se hai la consapevolezza di essere un Sé dentro un corpo fisico, puoi far sì che ogni tuo gesto sia una preghiera. 
Puoi fare davvero qualsiasi cosa, ed essa sarà carica di sacralità.






martedì 18 marzo 2014

Non contare su nessuno

In questi giorni mi è capitato di nuovo sotto mano un libro di Anthony De Mello intitolato Istruzioni di volo per aquile e polli (PIEMME), e aprendolo a caso (il caso non esiste!!!), mi sono soffermata a pag.135:

"Cercate di capire come è affascinante stare senza un solo amico o consigliere su cui contare. Quando riconoscerete che gli altri sono incapaci di aiutarvi, allora scoprirete il Regno dentro di voi."

Non sta dicendo che non dobbiamo avere amici o pensare che siano persone inaffidabili. Ma che contare troppo sugli altri porta alla delusione, perché nelle cose davvero importanti nessuno può davvero dirci cosa fare, come affrontare una situazione personale.
Nessuno è nei nostri panni, ha il nostro vissuto, le stesse emozioni.
Quindi anche le soluzioni sono individuali.
Foto dell'autrice


Contare meno sugli altri ci fa davvero scoprire la nostra forza interiore, la nostra personale saggezza. Questo è il Regno di cui parla De Mello.
L'autore ci tiene a precisare che non c'è nessun cinismo nelle sue parole.

Chi sta facendo un percorso di Risveglio, in particolare, sa benissimo quanto in certi momenti ci si senta soli, non si possa condividere con nessuno certe sfide, certe sensazioni, rivelazioni che vengono dal nostro Sé, e persino certi dubbi.
In effetti, come dicono molti Maestri, il percorso del Risveglio è una strada solitaria. 

Come spiegare ciò che ti accade ad amici e parenti? Sai che non è possibile, ma aldilà della frustrazione che si può provare, c'è la consapevolezza della grandissima forza che si cela in questa prova. Se continui ad avanzare nonostante nessuno o quasi ti comprenda, è perché sai che è la strada giusta. 
E a percorrerla in solitudine, senza poter condividere le paure, i momenti di sbandamento, ci vuole un grandissimo coraggio. E una grande lucidità.

Se poi hai la fortuna, strada facendo, di affiancare dei guerrieri di luce, allora sai che il cammino in solitudine è valso la pena. E loro saranno compagni di viaggio, non appigli o sostegni alla tue incertezze.


lunedì 17 marzo 2014

Il nostro Io è… a pezzi!

Non so a voi, ma a me è capitato diverse volte di rimanere stupita nel vedere qualcuno che associavo a una particolare attività fuori dal solito contesto, quasi non la riconoscevo. 
L'impiegato di banca compassato lo vedi un sabato sera in birreria a scherzare con gli amici e non ti pare vero.


Foto dell'autrice
Gurdjieff definisce la nostra personalità un insieme di differenti Io, ovvero l'Io frammentato.
A seconda delle situazioni della vita, dell'esperienza emotiva, dei ricordi, dei fastidi, delle persone con cui interagiamo, escono fuori atteggiamenti diversi.

A tutti capita di avere delle antipatie per alcune persone, per esempio, o sentirsi in soggezione con particolari individui.
Se ci osserviamo, possiamo notare che il modo in cui ci comportiamo in famiglia è diverso da come ci comportiamo sul lavoro, diverso da come siamo con gli amici, e ancora diverso quando andiamo a fare shopping. Siamo diversi in palestra, siamo ancora diversi quando ci innamoriamo… E così via.

Il problema non è avere diversi Io che interagiscono, ma il fatto di non esserne coscienti!
Essi agiscono per noi, ci balzano sulla schiena come una scimmia - diversa a seconda della situazioni - e come essa ci comportiamo. E pensiamo sia normale e ovvio. 
Diciamo a noi stessi che siamo fatti così e che è colpa della persona che abbiamo di fronte se siamo arrabbiati, se ci sentiamo sviliti, sfruttati o presi in giro.

La scimmia che odia il proprio capo considerato uno schiavista non è la stessa che ci balza sulle spalle quando la suocera è invadente, quando i figli non ci ascoltano o quando qualcuno ha parcheggiato dietro il nostro cofano impedendoci di uscire dalla piazzola del parcheggio.

Perché è importante prenderne coscienza?
Perché finché non lo facciamo non ci conosciamo davvero e se non ci conosciamo non siamo liberi. 
Non siamo liberi di agire secondo il nostro vero sentire, quello allineato con l'anima, ma soltanto attraverso reazioni impulsive e inconsapevoli.
La nostra personalità agisce nel mondo al posto nostro! Ci ha in ostaggio!

Quando impari ad osservarti di continuo, senza giudizio, come un osservatore imparziale, ecco che hai davanti il tuo specchio sfaccettato, il tuo puzzle di personalità, il meraviglioso mosaico di Io che ruotano di continuo dentro di te.


Autoritratto dell'autrice
Non è detto che dobbiamo per forza cambiare atteggiamenti, possiamo anche decidere di restare come siamo, ma almeno ne avremo coscienza.
Quando ne prendi coscienza, allora sai che hai un Potere immenso dentro di te. Perché sei sempre tu che agisci, il tuo vero Sé consapevole.

Nonostante questo, l'osservazione porta a far sì che le parti inutili di personalità che non vengono più alimentate si stacchino da te. 

Io trovo divertente, oltre che un'esperienza magica, riuscire a un certo punto a non reagire e decidere sul momento, mentre osservi i tuoi fastidi, la voglia della tua scimmia di mettersi a sbraitare e ad agitare i pugni per aria, di fare quello che non hai mai fatto. 
Per esempio rimanere in silenzio con un sorriso beato sul viso, oppure abbracciare la persona che in quel momento vorresti prendere a calci!



martedì 11 marzo 2014

Non mendicare nulla

In un'epoca dominata dai social network, l'umanità deve fare i conti con qualcosa che diventa sempre più evidente: il mendicare attenzione, approvazione, apprezzamento, amore, amicizia.

Cercare ciò che pensiamo ci manchi al di fuori di noi crea un circolo vizioso di bisogni che se non vengono soddisfatti portano alla frustrazione e alla dipendenza. 
Una parte infantile di noi mendica tutto ciò che - s'illude - la fa stare bene, blandendo il suo Ego. 

In questo modo perdiamo Potere, diventiamo schiavi dei nostri stessi bisogni illusori, rischiamo di divenire ossessivi e a volte molesti.


Foto dell'autrice
Mendicare è un arrendersi al vuoto che sentiamo dentro invece di cercare in noi le risorse per stare bene con noi stessi e comprendere che nessuno ci può dare nulla che non sia già in noi.
Non si può manifestare all'esterno ciò che non si ha dentro.
Se vuoi amicizia, hai il senso dell'amicizia dentro di te? Se non ce l'hai, lo devi sviluppare TU. Nessuno può dartelo. Così anche l'amore, l'apprezzamento. 
Manifestiamo ciò che siamo.

Più acquisiamo Potere, smettendo di lamentarci per ciò che vorremmo e non abbiamo, e smettendo di sentirci vittime delle circostanze, più attiriamo ciò che vorremmo.

Più sei centrato, allineato con il tuo vero Sé, meno hai bisogno di mendicare attenzione e apprezzamento all'esterno, meno il tuo umore dipende da ciò che gli altri ti manifestano.
Diventando te stesso, più consapevole e autonomo, saranno gli altri ad essere attirati da quella centratura. Spontaneamente.

Insomma: più mendichi e meno ottieni perché non hai Potere nemmeno su te stesso.  

giovedì 20 febbraio 2014

Passare attraverso il fuoco

Nella nostra cultura edonistica, siamo ormai abituati a considerare il dolore qualcosa di negativo, da evitare, a cui sfuggire ogni volta che si presenta alla nostra porta. 


Foto dell'autrice
Se nella vita ci comportiamo come animali reagendo alla paura, ci comporteremo con il dolore o con il rischio di provarlo come un animale selvatico con il fuoco.

Quando tu chiedi all'Universo di guarire, per esempio, dai problemi amorosi, dalla sofferenza connessa all'innamoramento, questo non ti manda la persona che di colpo fa svanire tutto il dolore per magia, come nei cartoni animati.

Al contrario, ti manda uno specchio che rifletterà tutte le tue paure, ossessioni, debolezze, il terrore del fallimento, del rifiuto, dell'abbandono, di non essere amato, di non essere importante, di non avere valore, di restare solo, di rimanere deluso, di venire tradito, di morire di dolore. Il terrore di vagare nella disperazione e nella frustrazione per il resto dei tuoi giorni. 

Tutto questo dolore è paragonabile a un cerchio di fuoco.
Non tutti sono pronti per attraversarlo. 
Di solito lo fai quando non hai altra scelta se non continuare a vagare nell'ombra.

Ci vuole coraggio. Magari alcuni hanno fatto un patto con la vita prima di incarnarsi ed erano destinati a fare il salto.

A un certo punto capisci che l'unica cosa che puoi fare è provare ad attraversare il cerchio di fuoco per toccare con mano cosa davvero c'è al di là, perché conosci troppo bene l'al di qua e sai che questo non ti porterà all'evoluzione. 

I Maestri dicono che il dolore si deve affrontare, osservare, starci dentro finché non passa.
La maggior parte degli umani scappa, lo evita, o ci si perde, ne rimane invischiato.
Around the fire - Foto dell'autrice


Ma se comprendi che tutto il tuo corpo di dolore è come una scorza sotto cui esiste il tuo vero sé, allora puoi passare nel cerchio di fuoco, e tutta quella scorza inutile e pesante che ti trascinavi appresso, identificandoti con essa, si incenerisce. 
E cosa scopri?
Che il tuo vero sé è INVINCIBILE.
Che il tuo vero sé è immortale, nessun fuoco può bruciarlo o danneggiarlo.
Per questo sei ancora vivo.

Solo chi lo ha provato di persona sa come ci si sente. 
Con una freschezza e leggerezza nuova. 


lunedì 16 dicembre 2013

A proprio agio con noi stessi

Oggi vorrei proporre una breve riflessione che nasce da alcune parole di Eckhart Tolle. 

Nel libro Il Potere di Adesso (Armenia ed.) accenna al fatto che il rumore di fondo della nostra mente e dei nostri pensieri non ci permettano praticamente mai di sentirci a proprio agio con noi stessi.
Questa semplice definizione, a proprio agio con noi stessi, ci dà la misura del fatto che, in effetti, tutte le nostre elaborazioni mentali, i filtri, le memorie, i giudizi, ci impediscono di sentirci a nostro agio non solo con le situazioni esterne. Ma più in profondità dentro di noi.

A pensarci bene, è drammatico!


Autoritratto dell'autrice
In un altro punto del libro, Tolle scrive che spesso ci illudiamo che la soluzione ai nostri problemi di disagio sia imparare ad avere un buon rapporto con noi stessi.
Ma avete davvero bisogno di avere un rapporto con voi stessi? Perché non potete semplicemente essere voi stessi?, scrive.

E qui entra in gioco l'illusione della dualità. Avere un rapporto con noi stessi equivale ad ammettere che ci sentiamo spaccati in due: Io e Me Stesso.
Nello stato di illuminazione, continua l'autore, voi siete voi stessi: voi e voi stessi siete fusi in uno.
Non vi è più un "sé " che dovete proteggere, difendere o alimentare.

venerdì 13 dicembre 2013

Che cos'è l'Eusentimento?

L'Eusentimento è un termine coniato da Frank Kinslow. 
Esso è la prima manifestazione di pienezza dell'Universo, dalla quale scaturisce tutto ciò che esiste, compresa la materia.

Per usare un sinonimo comprensibile a tutti: è l'amore divino che tutto crea.

Foto dell'autrice
Forse Frank Kinslow ha preferito non usare il termine amore per non confonderlo con l'amore fisico, passionale e possessivo, o con l'apprezzamento, che è una forma di amore più superficiale.

Infatti, l'Eusentimento non è un sentimento come gli altri. 
E' qualcosa di più, che li trascende. Perché i comuni sentimenti hanno anche un contrario: amore-odio, pienezza-mancanza, felicità-infelicità, ecc.
Inoltre, esistono sentimenti condizionati: gelosia, rabbia, paura, eccitazione, ecc., perché nascono da condizioni particolari.

L'Eusentimento è incondizionato, immutabile e immune da restrizioni, contraddizioni, condizioni esterne.

In realtà, secondo Kinslow la nostra mente agogna conoscere l'Eusentimento perché esso la calma, la fa tacere. 
L'Eusentimento è quella sensazione che in qualsiasi condizione di vita, anche la più terribile e drammatica, dentro di noi, in un angolino nascosto, ci sia una madre amorevole disposta ad abbracciarci e a dirci che va tutto bene, che non c'è paura né reale minaccia.

In effetti, noi siamo questo Eusentimento perché esso non è altro che il Sé.  E la condizione naturale del Sé è gioia, pace e amore incondizionato e illimitato.

Foto dell'autrice
Come fare, allora, a provare l'Eusentimento?

Tutte le volte che riusciamo a far tacere la mente e a stare dentro noi stessi, in tranquilla osservazione, senza giudizio, per esempio quando si fa meditazione, ecco che ad un certo punto si sente una gioia e una leggerezza invaderci, un qualcosa di così vasto che quasi ci fa male il cuore, perché sentiamo di non poterlo contenere tutto nella nostra limitatezza materiale.

Quella sensazione di infinito amore e libertà ci pervade, e sentiamo a un tratto di non avere più un corpo ma solo consapevolezza pura. 
Ecco. Quello è l'Eusentimento.

Con un po' di pratica, si può portare questo stato dell'essere nelle nostre attività quotidiane.
Diventeremo persone risvegliate in contatto continuo con il Sé.
Diventeremo amore divino.



giovedì 28 novembre 2013

Il bisogno di approvazione

Se pensate di essere liberi di decidere della vostra vita e dei vostri comportamenti, è probabile che vi sbagliate.
Fin da bambini, prima in famiglia e a scuola, e poi nelle amicizie, siamo stati condizionati a ricevere o meno approvazione.
Foto dell'autrice

Al bambino e allo studente viene detto come devono comportarsi e cosa pensare, cose è bene e cosa è male, cosa rende felici genitori e insegnanti e cosa risulta disdicevole.

Nonostante gli anni della ribellione giovanile - in cui comunque si diventa parte di un gruppo mettendo in moto gli stessi meccanismi  - il bisogno di approvazione rimane latente e inconsapevole. E ci condiziona.

I social network oggi amplificano a dismisura questo bisogno, e tutti lì a rallegrarsi se qualcuno ha messo un MI PIACE su un post o una foto e a rimanerci male se nessuno ha commentato.

Ma in sostanza, il desiderio di approvazione non solo genera ansia e frustrazione, ma ci rende fasulli. Perché elemosinare attenzione e approvazione modifica i nostri veri pensieri e sentimenti, e pure il comportamento. Non siamo noi, ma una maschera di noi che cerca di sentirsi approvato.

Molte persone sono disposte a rinunciare subito ad un'opinione nel momento in cui vengono contraddetti o ricevono disapprovazione.

Come fa notare Wayne Dyer, ciò significa dare più importanza
Foto dell'autrice
alle opinioni e ai gusti altrui che ai propri. 

Significa abdicare al proprio sentire in nome di qualcosa di effimero come l'apprezzamento da parte degli altri.

Ci è stato insegnato fin da bambini a non fidarci di noi stessi, del nostro istinto. Ma se da piccoli poteva avere un senso, non avendo ancora imparato tutte le sfumature del mondo e i suoi eventuali pericoli, ora che siamo adulti siamo ancora quel bambino insicuro che chiede continuamente l'opinione e l'approvazione dell'adulto perché lo considera colui che sa.

Ora, colui che sa, è il nostro Sé. Non c'è più bisogno di cercare l'approvazione.
Tanto non potremo mai piacere a tutti. 
Ma soprattutto, smettere di andare in ansia per ottenere l'approvazione o di deprimersi per le critiche ricevute dà un senso di libertà che vi sgancia per sempre da questo circolo vizioso.