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giovedì 9 marzo 2017

Respirare nel dolore

Nonostante tutto ciò che viene letto, ascoltato e studiato nei corsi di Risveglio, sui libri in materia e sui siti internet dedicati, molte persone ancora faticano ad applicare la pratica dello stare nel dolore.

In teoria basterebbe osservarlo in silenzio, sforzandosi di non giudicarlo, né giustificarlo o agganciarsi ad esso con la mente sentendosene vittima. 

Ma ancora, molti chiedono: Come si fa? Non ci riesco.

Allora provate a respirare nel dolore. Respirate il dolore. Con ogni boccata d'ossigeno sentitelo pulsare, far male. E sentite la vostra consapevolezza carezzarlo con ogni respiro. Andate a toccarlo con i vostri polmoni pieni di aria, e poi espiratelo. Fate questo per un po'. 

L'ossigeno porta luce, l'atto in sé di respirare intenzionalmente porta presenza. Il dolore pian piano, dopo essere stato toccato, svanisce. 

Nel dolore - Autoritratto dell'autrice
Il respiro espande ciò che noi stiamo contraendo, trattenendo. Una cattiva respirazione porta a ripetere gli stessi schemi di pensiero.

Può darsi che si abbia bisogno di farlo più volte, magari a distanza di tempo, quando il dolore tende a riemergere. Se è vecchio e incrostato dentro di noi non basterà una volta sola, ma per esperienza posso testimoniare che il respirare dentro il dolore porta chiarezza, distacco, lasciar andare fino al dissolvimento totale.

martedì 31 marzo 2015

Cosa succederebbe se...

Spesso le paure imprigionano in schemi mentali che impediscono alle persone di essere libere, libere da angosce ma anche - in senso letterale - di muoversi nello spazio.
Il fatto che si assecondino sempre queste paure per non affrontarle rende più difficile uscirne, per la semplice ragione che si finisce per credere che la paura, e lo schema che ne è alla base, siano la norma. 
Non si riesce ad immaginare nemmeno come sarebbe la vita senza di essi. In fondo, essa definisce la persona ed è come se questa si sentisse più sé stessa se ha un qualche paletto che le impedisce di fare qualcosa. Insomma è l'ego stesso che gioca a sentirsi importante gridando la propria paura.

Un semplice modo per cominciare a lavorare sulle paure è chiedersi obiettivamente: Cosa succederebbe se... e aggiungete voi.
Schemi - Foto dell'autrice
Ad esempio, uno che ha paura di guidare in galleria: Cosa succederebbe se non avessi più paura di affrontare le gallerie? Risposta: Potrei andare dove voglio.

Cosa succederebbe se non avessi più paura di essere tradito? Risposta: Potrei vivere le mie storie d'amore senza angoscia e immaginazione negativa.

Cosa succederebbe se non avessi paura della folla? Risposta: Potrei affrontare qualunque luogo affollato godendomi il momento e vedendone la bellezza.

E così via...

Insomma, qualsiasi paura abbiate, la guarigione comincia dalla visione a priori di quanta libertà avreste se non ve la negaste da soli. Semplice e disarmante.  La sola sensazione di libertà portata da questo pensiero dovrebbe poter spingere le persone ad affrontare la propria paura un poco alla volta. Consapevolezza è già metà guarigione.

giovedì 26 giugno 2014

Il Fuoco guerriero

Mi è capitato di recente di trovarmi a spiegare il perché una persona dovrebbe metterci così tanto impegno nel lavoro su di sé. Perché passare mesi o anni ad osservarsi, a fare esercizi di presenza, e così via?

La risposta non è soltanto nella volontà di uscire dai propri problemi, dal dolore, dalla sofferenza psichica. Fondamentalmente, ciò che fa davvero la differenza, quello che ti dà la spinta e la grinta maggiore nel lavoro su di te, è il Fuoco guerriero.


Ritratto dell'autrice (autore anonimo)
Se davvero ti vuoi bene, come puoi permettere al disagio che arriva solo da costruzioni mentali, da limiti autoimposti, dalla non conoscenza di sé profonda e dalla paura di guardarsi davvero dentro di gestire la tua vita? 
Preferisci vivere da burattino schiavo degli schemi mentali, lasciandoti vivere, scappando di continuo da te stesso - cosa che non fa che peggiorare il disagio?

Io no. Quando mi sono detta IO NO ho riattivato quella spinta interna a combattere i miei demoni. A guardare in faccia le mie paure fino a vederle svanire come un fuoco di paglia.
Ho avuto tanta paura nella mia vita e tanto senso di disagio profondo, di insoddisfazione, di scollamento.
Ma le mie paure non erano nulla, alla fine, rispetto alla volontà di cavalcare il drago, cioè la mia vita, prendendo le redini della situazione.

Se hai un minimo di amor proprio dentro di te come puoi permettere ai tuoi demoni di manipolare la tua vita? Come puoi continuare a dare la colpa delle tue disgrazie al mondo, alla tua famiglia, alla scuola, alla società, alla politica?
Se pensi sia colpa loro, stai dando loro il potere di schiacciarti come un insetto.

Non esiste paura che non si possa guardare in faccia. Non esiste luogo buio dentro di noi che non si possa illuminare.


Foto dell'autrice
E chi non l'ha provato non sa quale soddisfazione, senso di unità e di allineamento con il proprio Sé superiore, con la propria missione, si prova quando si comprende che i nostri demoni li abbiamo domati. 
Senti finalmente di avere un grande Potere. Lo senti vibrare in ogni cellula del tuo corpo. Lo senti anche nel tuo portamento mentre cammini. 

E' in quel momento che comprendi davvero cosa significhi essere un guerriero spirituale.

mercoledì 13 novembre 2013

Il corpo nell'azione

Nell'articolo di ieri ho affrontato il tema del corpo nella sua interezza, per sentire davvero la realtà.

Foto dell'autrice
Sappiamo che non esiste risveglio che non passi dal nostro corpo fisico, dalla nostra macchina biologica. Per esercitare l'attenzione sul Qui e Ora è necessario essere presenti nel corpo mentre lo usiamo.

La maggior parte delle volte che compiamo un'azione, la nostra mente è altrove. Anzi, spesso i lavori di casa o i lavori fisici in generale sono una scappatoia per permettere alla mente di divagare. Il nostro braccio fa una cosa adesso, la testa è nel passato o nel futuro.
Siamo dei dissociati.

Un esercizio fondamentale per tornare alla nostra integrità corpo-mente è porre attenzione alle azioni e al corpo che le compie mentre stiamo facendo una qualche attività.

Dal lavare i piatti a farsi una doccia, cucinare, guidare, scrivere al computer. Ma anche solo passare attraverso una porta o salire e scendere le scale.

Questo non solo ci permette di accorgerci di quanto poco siamo coscienti della nostra perfetta macchina, l'unico mezzo che abbiamo per sperimentare questa incarnazione, ma fa sì che la mente interrompa il proprio flusso continuo di pensieri, lamentele e credenze che ci cristallizzano in un'energia circolare.
Foto dell'autrice

Per uscire dal circolo vizioso bisogna rompere lo schema.

Un modo veloce ed efficace per sciogliere la cristallizzazione dell'energia portata dalla mente è praticare attività fisica. 
Provate anche solo a praticare mezz'ora di corsa regolarmente, una o due volte la settimana, in base ai vostri impegni.

Per prima cosa, già solo fare lo sforzo di compiere questa azione regolarmente è un buon indizio di quante resistenze da un parte e da quanta effettiva volontà avete dall'altra.

In secondo luogo, il correre porta il fisico alla fatica, ed essa costringe la mente a stare attenta a quella fatica. Sotto sforzo non c'è posto per i pensieri.

La terza ragione è che quando il corpo comincia a sentire tanto la fatica, la mente cerca di metterci comunque lo zampino intimandoci di smettere, lamentando di non farcela, di non essere in grado e via dicendo.

E' lì che si attiva la consapevolezza che cedere e fermarsi sarebbe dar retta ai nostri schemi mentali autolimitanti.

Continuate a correre, e molte delle vostre cristallizzazioni si scioglieranno. Circolerà energia nuova, che non può far altro che giovare, che portare nuovi doni alla vostra vita.

Ma poi non fate l'errore di pensare che se lo avete sperimentato una volta questo vi basta.
E' la costanza dell'acqua che scava le montagne, non la goccia schizzata una volta sola!



lunedì 14 ottobre 2013

Qualcosa da sapere sul vostro passato

Non è più tempo di indagare la mente con la mente, di impiegare anni e migliaia di euro in psicanalisi per comprendere razionalmente il perché siamo come siamo.

Foto dell'autrice
Il passato ci ha resi ciò che siamo ora, nel bene e nel male e solo ORA, partendo da qui, possiamo scioglierlo.

Perché? 
Perché tutto ciò che ora ci fa ancora soffrire, le minacce che sentiamo, le reazioni automatiche, le paure, sono il nostro passato che riemerge.
Ma non c'è niente da capire. Niente da andare a rivangare.

Solo il presente può liberarvi dal passato, scrive Eckhart Tolle. 
Prestate attenzione la vostro comportamento, alle vostre reazioni, ai vostri stati d'animo, pensieri, emozioni, paure e desideri a mano a mano che si verificano nel presente. 

E' QUESTO IL PASSATO DENTRO DI VOI.

La presenza consapevole dissolve il passato. Lo trasforma per sempre. Se siamo presenti, il passato con il suo carico di schemi e dolore non può sopravvivere. 

Finché continuerete a reagire alle minacce - vere o ideali - in modo automatico e inconsapevole, senza sentirvi, senza prestare attenzione la corpo, alla sua energia, e attivando i soliti pensieri prodotti dalla mente, dicendo le stesse frasi vittimistiche, arrendendovi alle vostre convinzioni erronee sulla vita in generale,  il vostro passato sarà lì a farvi ancora male.

lunedì 7 ottobre 2013

Guarire sé stessi = guarire gli altri

Come racconta il dott. Hew Len inventore della tecnica Ho'oponopono, in quanto psichiatra, i medici e i guaritori dovrebbero capire che essi stanno guarendo in primis sé stessi.


Foto dell'autrice
Poiché il mondo è solo una manifestazione delle nostre idee, un concretizzarsi dei nostri pensieri più o meno consci, non vi è nessuno da guarire là fuori.

Infatti, il dott. Hew Len guariva con successo i suoi pazienti malati psichici gravi al manicomio criminale soltanto andando a riempire d'amore, accettazione e perdono la parte più inconscia di sé.
Riconoscendosi responsabile al 100% della creazione della propria realtà.

Ovviamente, Hew Len è un virtuoso, ha un dono: l'umiltà e un amore incondizionato. 
Non dobbiamo certo pretendere tutti di diventare dei virtuosi come lui, ma capire fino in fondo che tutte le persone con problemi che ci circondano - dal parente ammalato al vicino di casa paranoico, dal capoufficio intollerante e dispotico al partner depresso che tenta il suicidio - sono uno specchio dei nostri schemi mentali più inconsci e quindi più difficilmente riconoscibili.

Ma non è importante andare a capire cosa li ha creati - ci vorrebbe forse una vita intera - è importante perdonare quella parte
Foto dell'autrice
creatrice. 

Amarla proprio perché ne siamo inconsapevoli. E diventandone consapevoli, accettandola come parte di noi, possiamo scioglierla.

Con l'Amore incondizionato e con il Perdono, alle basi dell'Ho'oponopono, possiamo guarire le persone attorno a noi. Perché avremo guarito la parte malata di noi che le ha create nella nostra esperienza.

lunedì 30 settembre 2013

Come trovare pensieri freschi

Sappiamo ormai molto bene quanto la nostra mente frenetica ci condizioni. 
Viviamo immersi in un costante brusio fatto di flusso di pensieri vecchi, condizionamenti e convinzioni stratificati nel tempo, ossessioni inconsce.

Foto dell'autrice
Quindi, le nostre forme-pensiero non hanno nulla di originale, anzi, è probabile che non siano nate nemmeno da noi. Le abbiamo agganciate dall'esterno e fatte nostre perché vibravano della nostra stessa energia di quel momento, ma una volta acquisite diventano parte della nostra forma mentis e non riusciamo più a liberarcene. Principalmente perché non le vediamo nemmeno!

Ci identifichiamo con le nostre forme-pensiero acquisite e pensiamo questo sono io, sono fatto così.

Per liberacene e finalmente avere dei pensieri nuovi, freschi, davvero nostri e autentici, possiamo osservarci.

In meditazione, ma anche in altri momenti della giornata, osserviamo i nostri pensieri stando nel presente. Poniamo l'attenzione sull'interno del nostro corpo, sulle sensazioni, sulla nostra energia, e lasciamo che il flusso di pensieri scorra davanti a noi come un fiume.

Immaginiamo di essere un osservatore tranquillo che siede ad osservare lo scorrere di un fiume. Vedrà i rami trascinati dalla corrente, i gorghi, il fango, la schiuma passare davanti a sé, apprezzando quella visione, senza giudizio.
Non esiste un fiume brutto o cattivo, c'è solo il fiume con il suo scorrere incessante.

Foto dell'autrice
Stando nel presente sganciamo la mente, che è sempre nel passato o nel futuro. Solo il corpo è sempre e solo nel presente. Osserviamo la mente stando appoggiati nel corpo.

A poco a poco scopriremo che la mente si sta rilassando e abbandonando i vecchi pensieri ossessivi che bloccavano la nostra energia vitale in schemi rigidi senza sbocco.
Da questa mente rilassata riusciranno a nascere pensieri nuovi, creativi, prima inimmaginabili. 


martedì 17 settembre 2013

La verità del dolore è il tuo compiacimento

La nostra sofferenza emozionale nutre il nostro Ego, perché essendo mentale, è pura forma. Il nostro senso di sé ha bisogno di riconoscersi in una forma.

Il dolore è un'identificazione che difficilmente riusciamo a riconoscere, e quindi a lasciarlo andare. Pensiamo che del nostro dolore non siamo responsabili, che viene da altro, da fuori.

Il fatto è che la sofferenza emozionale diventa il nostro modo di pensare, di vivere, di vedere e giudicare il mondo. E la nostra stessa vita.

Se ci fate caso, per cultura ci compiaciamo della nostra sofferenza. 
Foto dell'autrice 
Una volta era dovuto alla religione. Il cristianesimo è infarcito di concetti legati alla santità della sofferenza, alla sopportazione del dolore come porta del Paradiso.
Poi sono arrivati gli intellettuali pessimisti che hanno fatto del male di vivere una misura della loro profondità e della loro lucidità verso la vita in sostanza.

Ma i Maestri spirituali ci fanno presente che l'identificazione è una forma creata da noi, e l'unico modo per rompere la dipendenza psicologica e il nostro compiacimento verso la sofferenza è osservare i nostri pensieri, i nostri schemi.

Se smetti di identificarti nella persona sofferente e ti concentri invece solo sulla pace che appare in assenza di pensieri, se comprendi davvero che tutto è forma, illusione nata dall'Ego che vuole emergere a tutti i costi, sei libero.


venerdì 5 luglio 2013

Quanto vi criticate?

I nostri critici più feroci siamo noi stessi. 
Sempre a sculacciarci virtualmente per ciò abbiamo fatto male - secondo il nostro giudizio non obiettivo - o non abbiamo fatto per niente. Per come dovremmo essere, come se ci fosse un catalogo della perfezione da cui scegliere. 
Ma anche criticarci per come vorremmo essere è un comportamento di distorto. 
Perché ci porta a focalizzarci solo su modelli ideali esterni a ciò che siamo davvero, ma soprattutto ci fa uscire dal presente per proiettarci nel futuro, spesso condizionati dal passato.
Autoritratto dell'autrice

Quante volte, per una qualsiasi banalità, ci siamo dati degli stupidi, imbecilli, sfigati, rincoglioniti?
Migliaia di volte. 
Ci cade qualcosa di mano e ci insultiamo da soli. Dimentichiamo qualcosa ed ecco che ci accusiamo di avere già l'Alzheimer, e così via.
Continuiamo a giudicarci dei cretini con il rischio di crederci davvero. Se ce lo ripetiamo per anni non riusciremo più a credere il contrario, anzi, agiremo proprio da imbecilli.
Ci saremo creati uno schema difficile da abbattere. 
Il nostro destino sta soprattutto in ciò che pensiamo di noi stessi.
In ciò che crediamo di essere o non essere. E quindi di diventare oppure no.

Un esercizio utile è stare all'erta e osservare l'energia della critica quando arriva. 
Osservarla e basta.
E quando sentiamo che sta arrivando o ci siamo già criticati, basta prendere coscienza del fatto che questo è un giudizio fuorviante e non vero.
Possiamo lasciar andare la critica, perché la vediamo con occhi nuovi. La vediamo per ciò che è.
Senza criticarci per essere criticati! Non siamo a scuola, nessuno è qui per darci dei voti, per promuoverci o bocciarci.

Osservate semplicemente ogni critica e giudizio e poi lasciatela andare.
E' una grande opportunità per liberarvene. 

giovedì 11 aprile 2013

La mancanza di voglia crea persone irrealizzate

In articoli precedenti ho già affrontato il problema dei condizionamenti che ci bloccano. 
Il non c'ho voglia che cresce ogni volta che non ci ribelliamo allo schema mentale, il quale ci impedisce di provare piacere nel fare alcune cose.
Più cediamo al non c'ho voglia, più questo condizionamento ha potere su di noi, più la nostra vita si blocca, si arena in alcune aree creando ostacoli che a volte sembrano insormontabili.

E possono diventarlo. Tutto dipende dalla nostra voglia di abbattere gli schemi mentali.

Uno degli ingredienti magici per il successo e la soddisfazione personale è la voglia di fare.

Dice Alberto Chiara nelle sue lezioni: Quando scarichi la non voglia ti piace fare tutto e diventi un grande realizzatore. Perché la vita diventa un divertimento.

Foto dell'autrice
Capito? La vita è gioia e voglia di fare, di sperimentare, di buttarsi, di realizzare i nostri sogni.
Con la volontà e l'autodisciplina.

Le persone meno realizzate sono quelle più pigre.
La sensazione di povertà, l'incapacità di trovare la propria strada, il cadere in disgrazia, perdere tutti i beni, anche la casa, non è sfortuna. 
E' un blocco energetico ed emotivo che ci toglie il potere di decidere di agire. 
Ci toglie la capacità di sapere cosa fare, come realizzare ciò che desideriamo.

Può sembrare assurdo, ma chi finisce sotto i ponti, si è arreso. I suoi schemi mentali gli impediscono di usare l'energia giusta per trovare un modo per risalire la china. I suoi condizionamenti lo fanno sentire povero, abbandonato, senza speranza né soluzioni.
Ma è una sua percezione.

Sei povero se ti senti povero. 
Fai fatica nella vita per tirare avanti perché sei convinto che la vita sia fatica e lotta e sudore.
Ti tiri indietro nelle cose perché ti senti inadeguato.
Anche quello, il senso di inadeguatezza, si combatte con la volontà.

Lo stesso cammino di risveglio spirituale richiede una grande voglia, una forte determinazione anche quando sembra che i risultati tardino ad arrivare.
E, sapete una cosa?
Per esperienza posso dire che, primo fra tutti, è il coraggio a fare la differenza nel cammino di risveglio.

Foto dell'autrice
Il vero coraggio non è buttarsi da un paracadute o correre ai trecento all'ora su una pista.
Il vero coraggio è guardare in faccia i tuoi lati bui, metterti in discussione di continuo, non dare tregua ai tuoi demoni finché non li hai sconfitti.
Il vero coraggio è essere obiettivo con te stesso e vedere i tuoi schemi, le tue paure, le tue ossessioni per farci pace.

Quanti di noi mollano lungo il cammino, magari già dai primi passi?
Il risveglio è un cammino difficile e accidentato.
Se sei in quel 95% di persone che mollano, non saprai mai cosa significa diventare davvero libero, realizzando il tuo vero Sé.

mercoledì 20 marzo 2013

"Ama il tuo nemico". Perché è dentro di te.

Ama il tuo nemico, diceva Cristo. 
E tutti noi abbiamo pensato almeno una volta nella vita Sì, come no, sono mica scema! Roba da masochisti!

La Morte - Giardino dei Tarocchi - Foto dell'autrice
Ma siccome tutto ciò che è esiste già dentro di noi, siccome siamo uno specchio che riflette ciò che davvero proviamo, il nemico non è mai esterno.

Ama il tuo nemico significa riconoscere che siamo noi a farci del male, anche quando pensiamo non dipenda da noi.
I nostri pensieri e schemi mentali - spesso acquisiti dalla nostra famiglia oltre che dalla società - creano la nostra realtà e possono essere il nostro peggiore nemico. 

L'unico modo per annientarlo è amarlo.
L'appeso - Giardino dei Tarocchi - Foto dell'autrice
L'amore è l'ingrediente alchemico per trasformare il nemico in alleato. Per trasmutare il piombo in oro.

Amare il proprio nemico significa riconoscere che è una parte di noi che non si ama e che chiede solo di essere accettata e compresa, accolta senza giudizio e amata incondizionatamente.

L'unico modo per illuminare i nostri lati bui è inondarli della luce del nostro amore.

lunedì 18 marzo 2013

Come disobbedire ai condizionamenti

In un articolo precedente si è affrontato il problema dei condizionamenti mentali che ci fanno dire Non c'ho voglia.
Ma come fare a disobbedirvi?

Foto dell'autrice
Alberto Chiara ci spiega che per farsi venire voglia di fare qualcosa basta visualizzarla per pochi secondi. Caricare la suggestione che prevale sui condizionamenti. 
Ci visualizziamo fare quella cosa con il corpo rilassato.

Per disobbedire ai condizionamenti che invece ci portano la tentazione di fare qualcosa che non dovremmo, per esempio mangiare l'ennesima fetta di torta anche se sappiamo che ci fa male, si va in un'altra stanza a fare altro. 
Dopo cinque minuti si torna e se la tentazione c'è ancora si rifà l'esercizio, fino a che la voglia scompare.
Perché abbiamo disobbedito al condizionamento che ci impone di mangiare anche contro la nostra logica ed esso non ha più lo stesso potere su di noi.

Anche la reazione emotiva è un condizionamento.
Foto dell'autrice
Quando abbiamo una reazione negativa verso qualcuno, e ci arrabbiamo, il modo più veloce ed efficace per scaricarla è fare uno sforzo fisico, dice Alberto Chiara.

Ad esempio fare delle flessioni, o premere con tutte le forze le mani sul volante mentre guidiamo. 
Così si scarica subito l'accumulo di malessere.
Va bene anche per scaricare le paure.

Lo sforzo fisico dà sempre benessere immediato, infatti anche la depressione si combatte, tra l'altro, con l'esercizio fisico. 
Un corpo che non fa esercizio fisico è più facilmente preda dei condizionamenti, delle abitudini. 

Insomma, ora che abbiamo la chiave, sta a noi decidere se continuare a essere agiti dai nostri schemi mentali oppure prendere la situazione in mano e disobbedirvi.
Diventiamo la mano, non la marionetta.

giovedì 28 febbraio 2013

Creare dal rilassamento

Poiché noi siamo il prodotto dei nostri pensieri e dei nostri schemi mentali, tutta la nostra realtà si crea in base ad essi.

Le nostre paure e fissazioni sono i primi ostacoli alla nostra vita. 
Se vogliamo fluire liberamente realizzando i nostri desideri, dobbiamo abbandonare tutto ciò che ce lo impedisce.

Come fare?

Le emozioni che bloccano la nostra vita sono un prodotto della mente e si materializzano nel corpo.
Foto dell'autrice
Se non avessimo un corpo, le emozioni non avrebbero presa su di noi, scorrerebbero senza alcun danno davanti ai nostri occhi come su uno schermo cinematografico.

Come dice Alberto Chiara nelle sue lezioni, imparare a rilassare il corpo è il primo passo verso una creazione consapevole e armoniosa della nostra vita.

Porre attenzione al nostro corpo evitando che si irrigidisca, aiutandolo ad appoggiarsi su se stesso, sentendolo, senza aspettative, dandogli attenzione amorevole, accompagnandolo con il nostro apprezzamento, è uno strumento magico potentissimo.

Quando abbiamo imparato a rilassare il corpo più volte al giorno, sedendoci anche solo per pochi secondi per riportare l'attenzione sul rilassamento, sciogliendo le tensioni che ci irrigidiscono, allora possiamo provare a Creare.

Mentre teniamo l'attenzione sul corpo rilassato, immaginiamo qualcosa che desideriamo realizzare come se si stesse compiendo davanti ai nostri occhi, viviamolo. 
Portiamo la vibrazione del rilassamento e dell'amore dentro quelle immagini.
Foto dell'autrice
Portiamo la calma e la gioia in quei desideri senza distogliere l'attenzione dal corpo rilassato.

Quella è la vibrazione della Creazione divina: l'Amore.

Solo l'Amore può creare qualcosa di meraviglioso e gioioso, solo quella vibrazione può sciogliere i nodi che bloccano la nostra vita.

Se vibriamo sulle note dell'Amore, nel completo rilassamento, l'Universo intero si metterà a disposizione dei nostri desideri perché saranno puri, privi di ansia, paura e aspettativa.

Diventiamo dei Maghi.

martedì 26 febbraio 2013

Essere responsabili al 100%

Se il mondo è una nostra proiezione, nel bene e nel male, allora dobbiamo ricordarci in ogni momento che noi siamo responsabili al 100% di ciò che accade intorno a noi.

Foto dell'autrice
Anche le cose più lontane da noi, le più orribili, come fame, guerre, olocausti, inquinamento del pianeta, complotti massonici e corruzione ai massimi livelli. 
Tutto è contenuto dentro di noi.

Il fatto che queste cose non scaturiscano direttamente dalle nostre azioni non significa che non ne portiamo dentro il seme.

Pensare che esse non ci riguardino o sentirci vittime come se fossero davvero al di fuori di noi significa non poter cambiare le cose.

Solo prendendo coscienza del fatto che ognuno di noi ne è a suo modo, anche solo inconsciamente, responsabile, significa aprirsi alla possibilità di una guarigione dagli schemi mentali che creano la realtà di conflitto in cui siamo immersi.

Foto dell'autrice
Ripetersi più volte al giorno la frase Sono responsabile al 100%, come suggerisce Salvatore Brizzi, ci mette in contatto con la parte creatrice inconscia della nostra realtà e scioglie i nodi. Come un mantra magico che agisce sulla nostra consapevolezza.

Come diceva il Mahatma Gandhi, 
Siate voi stessi il cambiamento che volete vedere nel mondo.

Il mondo intero è dentro di noi.

venerdì 11 gennaio 2013

Saper vedere i nostri schemi

Una sera ti capita di scoprirti a fare resistenza su qualcosa. 
Ti viene sonno, ti senti stanco e sai che quella è un'ottima scusa per dire a tutti intorno a te che non parteciperai al gioco, che non te la senti, magari un'altra volta...

Think like a woman - Foto dell'autrice
Sei immerso nel tuo torpore, in disparte, con il brusio degli amici che si divertono in sottofondo, senti che stai sbagliando tutto, non stai fluendo. 
Sai che ti stai isolando perché qualcosa di mette a disagio. La tua timidezza ti fa rannicchiare ancora di più nel tuo angolo di sicurezza e come un bimbo viziato ribadisci a te stesso che non sei obbligato a fare qualcosa che non ti senti. Che non vuoi forzarti a giocare, a socializzare, se non ti va.

Eppure, un'amarezza profonda ti prende alla gola nel momento in cui stai andando a letto, nel silenzio della notte.
Senti che ti sei perso l'ennesima occasione per aprirti, vedi i tuoi schemi mentali chiaramente davanti agli occhi e sai bene che non hai fatto nulla per reagire e dissolverli.
Pensi a tutto il lavoro fatto su te stesso, che a quanto pare non è abbastanza... 

Il mattino dopo, però, ti svegli con il sole e pensi che sì, è vero, ieri hai agito in base a schemi ben solidi che ancora albergano in te.
Morning air - Foto dell'autrice
Però li hai visti! Li hai toccati, assaporati...
E' questo il grande dono!
Il lavoro che stai facendo da anni su te stesso te li ha mostrati e tu ne sei stato cosciente.

Ora hai una consapevolezza maggiore e sai che la prossima volta potrai davvero lasciarti andare senza chiuderti. 
Avevi bisogno di quell'esperienza. 
L'unica cosa da fare è ringraziare per il dono della visione.