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giovedì 3 novembre 2016

Quante volte ci siamo fermati?

Qualche sera fa sono stata alla notte nera del jazz a Moncalieri, cittadina storica ai piedi della collina torinese. Arrivando lì con amici che la conoscono bene abbiamo raggiunto il centro dall'alto, dal castello che domina il centro urbano. Scendendo nella piazza principale, quella del duomo e del comune, addobbata di luci blu e molto suggestiva, porticata, dominata da due chiese, un po' in discesa, con locali di tendenza accanto a botteghe vecchio stile e alcune facciate con segni di antiche finestre gotiche, mi sono resa conto che non ci ero mai stata.

Tutte le volte che ero stata a Moncalieri avevo solo esplorato superficialmente la parte vecchia che sale dalla porta della piazza del mercato, in basso, ma nemmeno sospettavo l'esistenza di un centro così bello. Ricordo che un giorno volevo comprare un gelato e qualcuno mi ha consigliato di salire nella piazza principale dove c'era una buona gelateria, ma cammina cammina, a un tratto ho visto che le case diventavano moderne e ho creduto che il centro antico fosse finito lì, tanto che alla fine il gelato l'ho preso altrove.
Strada aperta - Foto dell'autrice

Allora la riflessione nata da questo episodio è stata: quante volte ci siamo fermati appena prima di trovare ciò che stavamo cercando?
Forse per stanchezza, svogliatezza, forse per saccenza abbiamo pensato che le lezioni per noi fossero già lì, che non ci fosse altro.

Quante volte non abbiamo perseverato solo perché ci siamo chiusi nella nostra convinzione, invece di restare aperti e fiduciosi, e esplorare un po' più in là?

Quante volte ci siamo inconsapevolmente limitati?

martedì 28 gennaio 2014

Per rompere gli schemi

Un esercizio utile e divertente che viene dato nei corsi di risveglio - ma anche da alcuni psicologi - è fare ogni giorno qualcosa di nuovo. Qualcosa che non si è mai fatto. Meglio se è qualcosa che ci vergognano di fare.

Ad esempio, andare al supermercato con i bigodini in testa. Questa cosa fa orrore alla maggior parte delle donne.
Oppure - perché no - andarci sui rollerblades! Ci prenderanno per pazzi? Meglio. 
Non abbiamo nulla da perdere, se non il nostro senso di noi, la nostra idealizzazione su ciò che dovremmo o vorremmo essere, su ciò che è sconveniente. 

Avete mai provato ad andare in giro cantando ad alta voce?
Se avete paura del dolore, una ceretta brasiliana all'inguine fa al caso vostro. Perché fa un male cane, ma si sopravvive. Ottima prova di coraggio.

Invitare un uomo a cena fuori. Oppure portargli un mazzo di fiori. Chi ha detto che deve sempre essere l'uomo a fare il primo passo?

Agli uomini proporrei di andare in giro mano nella mano con un altro uomo. Ce la farete?

Foto dell'autrice
Ma se non ve la sentite di fare cose davvero insolite, potete fare qualunque cosa non abbiate mai fatto, fosse anche iscriversi a un corso di tango o di tennis. O cucinare una torta nonostante crediate di essere negati. Dire Ti voglio bene a qualcuno cui non avete mai osato dirlo.

Ci sono ancora molte donne che non sono capaci a far benzina al self service. Avanti, siete pregate di provarci. Alla fine riderete per esservi considerate incapaci di farlo. E se mentre ci provate qualcuno vi guarda strano non importa. Fregatevene. Vi considerano delle rimbambite? E' un loro giudizio. Non siete voi.

Potete decidere di fare una lista di 7 cose mai fatte e farne una la giorno, per una settimana, oppure decidere giorno per giorno, stupirvi da soli.
Vi divertirete un sacco.

Cosa si guadagna da questo esercizio?
Un sacco di autostima, perché si superano i propri limiti autoimposti, si guardano in faccia paure banali, si vince la timidezza e la paura del giudizio. Si abbattono gli schemi.
E si fa capire alla propria mente che se vogliamo, possiamo.
La mente saprà che d'ora in poi siamo noi a comandare, con la nostra volontà.
Che il Potere è nelle nostre mani.





venerdì 22 novembre 2013

Come capire le vostre resistenze in un minuto

Spesso, nell'ambito del risveglio spirituale si parla di resistenze.
Che cosa sono?
Convinzioni limitanti che ci siamo imposti inconsciamente, paure, ricordi che riaffiorano portando un'emozione che ci blocca o ci fa reagire in modo automatico e sempre uguale alle cose, le piccole e grandi negatività che a volte ci colgono.
Anche il dolore emozionale è una forma di resistenza.

Ma resistenza a cosa?
Al presente, alla realtà delle cose, alla vita.

Spesso la gente si chiede, Ok, ho capito cosa sono ma io come faccio a sapere quali resistenze ho nella mia vita?

Semplice.
Fate un veloce bilancio, anche solo con il pensiero, di tutto ciò che avete realizzato e ciò che invece non avete realizzato.
Che progetti avevate da ragazzi? Quali sogni?
Foto dell'autrice
Si sono realizzati? Se no, se vi siete persi i vostri sogni per strada, o se ancora state lottando per realizzarvi in quella cosa che tanto amate fare, allora quello è un ottimo indicatore delle vostre resistenze inconsce.

Come state dal punto di vista finanziario? Galleggiate a stento nel terrore di annegare nei debiti o siete ben solidi nel vostro patrimonio? Riuscite a far soldi facilmente o è sempre una dura fatica racimolarli per arrivare alla fine del mese?
Cosa davvero pensate del denaro?

E, ah, l'amore!
Come va? Siete sempre in coppia ma insoddisfatti o litigiosi, o siete a vostro agio in una relazione d'amore che funziona bene?
Siete single da una vita e vorreste compagno/una compagna?
Siete convinti che nessuno al mondo faccia al caso vostro? Pensate di non meritare amore? Di non essere abbastanza attraenti? Temete l'abbandono, il tradimento, la mancanza di libertà? Avete paura di perdere il controllo e di soffrire? Credete che il Grande Amore non esista, che sia un'illusione infantile?

Foto dell'autrice
Non c'è bisogno di una chiaroveggente con la palla di cristallo per dirvi cosa non funziona nella vostra vita.
Basta essere sinceri con sé stessi e aprire gli occhi.

Se non li aprite, state sicuri che la vostra vita sarà sempre uguale, se non peggio. Con le vostre resistenze create il vostro destino. 

Sappiate che il 95% circa delle nostre credenze sono inconsce, ed è con quelle che creiamo la nostra realtà.
Ma se ne vediamo i risultati, allora sappiamo anche che possiamo lavorare su noi stessi per cambiarle.

Allora, coraggio, aprite gli occhi e fate un bilancio.

giovedì 16 maggio 2013

La lista delle convinzioni autolimitanti

Una delle tante tecniche per dissolvere le false convinzioni che ci limitano, è scriverle in una lista.

Ad ogni convinzione scritta, ad esempio:
Sono convinto che non riuscirò mai a diventare un pittore affermato, 
si scrive il perché siamo convinti che quella cosa è impossibile.
Ad esempio:
Perché tutti me lo dicono sempre, 
oppure
Perché non mi sento all'altezza, sembra troppo bello per essere vero.

Poi si scrive se davvero ci crediamo.
Spesso la risposta è:
No!

Proviamo a scrivere:
Come mi fa sentire questa convinzione? Che emozione mi fa provare?
Spesso la risposta è che ci fa star male.

Allora scriviamo sotto:
Come mi sentirei se non provassi questa emozione?
Ovviamente noi scriviamo:
Mi sentirei meglio, 
Foto dell'autrice
oppure
Sarei più sereno.

Pare così ovvio da essere lapalissiano. Eppure...
Eppure continuiamo a raccontarci delle storie alle quali, gratta gratta, non crediamo neppure noi.
Scoprire che le nostre angosce non hanno un fondamento reale e davvero valido ci fa sentire stupidi.
Ma questo è il prezzo da pagare per aver aperto gli occhi di fronte a un'autolimitazione. 

O preferiamo rimanere tuta la vita convinti che una cosa sia impossibile, pur di non perdere la faccia di fronte a noi stessi?

Senza queste convinzioni, quanto lontano potremmo andare?

Pare incredibile, eppure con questa semplice lista corredata di botta e risposta, si possono sciogliere un sacco di blocchi.

Provate e vedrete!

martedì 7 maggio 2013

Quanto è grande il tuo sogno?

La scrittrice Rhonda Byrne, nel suo libro The Power (Mondadori), riguardo alle convinzioni autolimitanti che ci impediscono di realizzare i nostri sogni, consiglia un esercizio davvero singolare:

Disegna un punto al centro di un grande cerchio e accanto al puntino scrivi quello che desideri.
Foto dell'autrice

Non perché il puntino rappresenti quanto siano irrisori i tuoi bisogni, i tuoi desideri.
E' solo per farti capire che rispetto alla forza dell'Amore Universale, il tuo desiderio è così minuscolo che realizzarlo è semplice come battere le ciglia.

Se non si è ancora realizzato è perché non ci credi abbastanza.
Per questo si consiglia questo semplice esercizio.

Quindi, disegna un cerchio dove vuoi, il più grande possibile. Anche su un muro, se puoi. 
Magari si può realizzare con dello scotch di carta da carrozziere, che non fa danni!
Oppure disegnare col rossetto o un pennarello lavabile sullo specchio. Sì, proprio sullo specchio in cui più ti guardi, così da rammentarti ogni giorno che sei proprio tu, e nessun altro, l'artefice della tua felicità o infelicità, che tutto parte da te. 

E mentre guardi quel cerchio, immagina che sia grande come un cerchio con il diametro lungo quanto un campo di calcio e il tuo desiderio è una capocchia di spillo al centro di un'area così vasta.

Capito?

Non importa se quel cerchio non sarà perfetto, prova a disegnarlo immaginando che quello è l'Amore Universale.
E l'Amore farà il miracolo. Ma ci devi credere.
E già che ci sei, comincia da subito a provare gratitudine per ciò che riceverai.

sabato 1 dicembre 2012

Appoggiarsi nel corpo per sganciare la mente - una lezione di Alberto Chiara

Ieri sera ho assistito alla presentazione di un corso di meditazione tenuto da Alberto Chiara, autore del libro "Il potere segreto del cuore" (Hermes Edizioni), esperto di tradizioni esoteriche e Riti Tibetani.
Il chiacchiericcio della mente - Foto dell'autrice.
Questo tipo di meditazione si differenzia da quella cui siamo abituati in genere perché non è un esercizio da fare, per esempio, un'ora la giorno, ma per pochi minuti o secondi ogni ora, per permettere al corpo di rilassarsi - o come preferisce dire Alberto Chiara - appoggiarsi.
Questo, spiega, è l'unico modo per evitare di essere assediati dalla mente, l'unica creatrice delle sofferenze, perché è il corpo a reagire sempre alle emozioni, irrigidendosi e contraendo gli organi interni. Cosa che può, alla lunga, farci ammalare.
Se il corpo è rilassato, le immagini prodotte dalla mente, le sofferenze, i traumi passati, diventano solo come semplici proiezioni su un muro. Non hanno consistenza, nessun potere su di noi.

Questa tecnica, se applicata regolarmente, induce il corpo a rilassarsi sempre più, cancellando le memorie passate, guarendo quello che Eckhart Tolle definisce il corpo di dolore. 
Cito Tolle perché anche lui parla spesso di appoggiare l'attenzione nel corpo, la nostra vera essenza è lì, nel pulsare della vita, nel profondo, nel Qui e Ora, senza identificazioni.

Stessa cosa dice Salvatore Brizzi nel suo libro "Risvegliare la macchina biologica per utilizzarla come strumento magico". Non è l'anima a doversi svegliare, dice Brizzi, è già sveglia. E' il corpo che dorme a causa della nostra inconsapevolezza.

Secondo quando spiegato da Alberto Chiara, andando a cancellare le memorie passate attraverso il rilassamento del corpo, che impedisce alla mente di ricreare le emozioni legate a eventi passati - che magari ancora ci influenzano - si cambia il nostro presente e, di conseguenza, il nostro futuro.
Oggi noi siamo il risultato  delle nostre memorie, e più passa il tempo, più è difficile sbarazzarsi delle nostre convinzioni autolimitanti.
E qui ho pensato ai libri di Joe Vitale. La chiave è sempre nelle convinzioni inconsce che ci impediscono di realizzare i nostri desideri, la nostra missione.

Mentre ascoltavo il tono calmo con cui Alberto raccontava delle nostre emozioni, mi sono resa conto che nel mio piccolo lo sto già sperimentando da un po' di tempo. Quando sono nervosa e turbata mi fermo e mi metto immediatamente a fare meditazione. Tornando poi alle mie attività, nulla delle vecchie emozioni pare riuscire più ad agganciarsi, almeno fino a che l'effetto della meditazione dura sul corpo.
E' una sensazione di benessere diffuso, che pare l'effetto di un farmaco tranquillante. Torna la gioia fine  a se stessa,  non c'è nulla che possa turbarmi, i pensieri passano senza lasciare tracce emotive.
E' per questo, dice Alberto, che è necessario appoggiare l'attenzione sul corpo più volte nell'arco della giornata. La mente farà resistenza all'inizio, ma alla fine, quando il corpo si abitua al rilassamento, ecco che le emozioni non ci condizionano più la vita.
Silenzio - Foto dell'autrice

Mi sono trovata a pensare a una frase di Neville Goddard che mi sono scritta tempo fa e che è diventata uno dei miei motti preferiti: "Cambiare emozione equivale a cambiare il destino".