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mercoledì 19 giugno 2013

La disoccupazione secondo Dio

Molte persone, riguardo alla spiritualità pensano che non ci si possa rilassare, lasciar andare le preoccupazioni e avere fiducia quando hanno perso il lavoro, devono pagare i conti e mantenere i figli.
Sentono che non ci sia spazio per la spiritualità, come fosse una perdita di tempo prezioso mentre si cerca di sopravvivere.

Insomma, più siamo in difficoltà e più ci allontaniamo dal Divino, pensando che non ci stia aiutando, che se abbiamo perso il lavoro, se abbiamo dei debiti, questa è la prova che non c'è nessun Dio o comunque, se esiste, di noi se ne frega e non ascolta le nostre preghiere.
Foto dell'autrice

In realtà, è proprio questo il punto. E' proprio nei momenti di difficoltà che possiamo vedere, se ci mettiamo nell'ottica giusta, quanto in realtà le nostre preghiere sono sempre ascoltate.

Il problema, come al solito, è che non siamo capaci di chiedere nel modo giusto.

Nelle Conversazioni con Dio, il Divino risponde all'autore:
Per l'esattezza, chi credi di essere? In rapporto all'esperienza chiamata disoccupazione, chi pensi di essere? E forse, con più precisione, chi pensi che Io sia? Ritieni questo un problema troppo grande perché Io possa risolverlo?

Insomma, non c'è nessuna prova nella vita.

Voglio per te quello che tu vuoi per te. Niente di più, niente di meno, dice Dio.
Ti dico questo: ottieni sempre quello che crei, e stai sempre creando. Non esprimo un giudizio su quello che crei, Mi limito a fornirti un sempre maggiore potere creativo.

Ora, Mi stavi dicendo di non aver sempre ottenuto quanto desideravi. Eppure Io sono qui per dirti che lo hai invece ottenuto ogni volta senza eccezione.

Praticamente, se ti lamenti che di rado le tue preghiere vengono ascoltate, questo è ciò che avviene. Sei tu a crearlo.

La tua vita è sempre un risultato dei tuoi pensieri su di essa.

Quindi, magari ti senti vittima di aver perduto il lavoro, in realtà tu stesso non avevi più scelto quel lavoro per te. Hai incominciato ad avere paura, hai smesso di esserne felice, di sentirti fortunato, di amare il tuo lavoro. Hai cominciato a sentirti risentito.
Quindi, l'energia del tuo pensiero, delle tue intenzioni in proposito, erano di perdita.

Foto dell'autrice
Cosa intendi dimostrare a te stesso? Che sei una persona povera, sfortunata, che ha una vita di pochezza e non si sente ascoltato nelle preghiere e nei desideri o invece intendi dimostrare Chi Sei Veramente? 
Qual è la tua vera intenzione rispetto alla vita?

Hai dimenticato il tuo progetto, ti sei concentrato sull'illusione che la vita sia sopravvivenza.
Hai dimenticato i tuoi desideri profondi.
Hai paura. 
La paura genera mancanza.

Ti sei allontanato da Te Stesso. Ti sei allontanato dal Divino.
Perché in realtà noi e il Divino siamo una cosa sola.


martedì 18 giugno 2013

L'ErbaVoglio

Ricordate il vecchio detto L'Erba Voglio non esiste neanche nel giardino del re?

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Beh, Neale Donald Walsch, nelle sue Conversazioni con Dio, alla domanda Perché non ho un maggiore successo?, si sente rispondere:

Ho detto che le tue parole sono ordini. Ora le tue parole sono state: "Voglio il successo". E l'universo dice: "Va bene, è così", farai l'esperienza di volere il successo.

In pratica, secondo l'Entità Creatrice, le parole Io sono hanno un potere enorme, poiché sono i comandi della creazione degli eventi.
Io, che sta alla base del Io sono, sommato a voglio (e aggiungete voi qualsiasi cosa vorreste) si manifesterà nella realtà fisica come lo avete pronunciato.

Quindi, avrete l'esperienza di colui che desidera qualsivoglia cosa, non di colui che la ottiene!

L'unico modo per cambiare la realtà è smetterla di pensare in questo modo e, soprattutto, di chiedere in questo modo.

E allora, si chiede Walsch, se già il Divino mi ha detto che non si può fingere di avere preventivamente perché sarebbe un mentirsi e un mentire a Colui che Crea, portando solo illusione alla propria esistenza, come fare?

Se dico a me stesso Ho successo, ho tutto il denaro che ho sempre desiderato per vivere nell'abbondanza, in realtà so che non è vero e anche il Divino lo sa. Che tecnica usare?

Il Divino risponde: Allora formula un pensiero che puoi accettare.
"Il successo sta per arridermi", oppure: "Tutto mi sta conducendo al successo".

Insomma, il succo della questione è che le affermazioni non funzionano se si limitano a essere delle dichiarazioni di quanto tu desideri sia vero.
Le affermazioni funzionano solo con ciò che tu conosci già come vero.

Ora, se esiste qualcosa che hai scelto di sperimentare nella tua vita, non "volerlo", sceglilo, sottolinea il Divino.

Scegli tutto ciò che davvero ti sta a cuore, ma fallo pienamente, senza dubbi, con determinazione e fiducia.





mercoledì 12 giugno 2013

La vita non è una scuola? E se non lo è, allora cos'è?

A volte capita di imbattersi in libri che di colpo paiono minare tutte le tue certezze, tutto ciò che davi per scontato fino a un attimo prima.
A me è capitato recentemente con il libro Conversazioni con Dio, di Neale Donald Walsch (Sperling & Kupfer), consigliato da un amico.


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A tutti noi o quasi viene spontaneo pensare che la vita sia in qualche modo una scuola, una passaggio nella materia per imparare una lezione. Magari a causa del karma.

Nelle conversazioni di Walsch con Dio, tramite la scrittura automatica, ecco che questa certezza viene scardinata.
Dio gli dice che la vita non è una scuola e noi non siamo qui per imparare una lezione.

Allora perché siamo qui?, chiede l'autore.

Per ricordare, e ricreare, Chi Siete, risponde il Divino.
In verità, se non create Voi Stessi per Quello che Siete, non riuscirete a esserlo.

Chiaro? Per niente. Anche l'autore è spaesato.

Allora il Divino spiega che la scuola è un posto in cui si va se c'è qualcosa che ancora non si sa. Ma noi, in realtà, sappiamo già tutto ciò che c'è da sapere, la nostra anima sa, ma ha bisogno di ricordare quanto sa già.

Quindi, la vita è un modo per sperimentare, conoscere in maniera diretta quanto l'anima a livello concettuale sa già. 
Siamo qui per ricordare quanto sappiamo già e lavorare con esso.

Noi possiamo sapere di essere generosi, ma finché non lo sperimentiamo davvero, resta un concetto astratto, un potenziale inespresso. Quindi, dobbiamo diventare generosi nella pratica.


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L'unico desiderio della tua anima è quello di trasformare il più alto concetto di sé nella più meravigliosa delle esperienze.

Ma perché tutto ciò?

In principio, Quello Che Esiste era tutto ciò che c'era, e non c'era altro. Però Quello Che Esiste non avrebbe potuto aver coscienza di sé. (...) La consapevolezza di sé è quello cui anelava poiché voleva sapere cosa si provasse a essere tanto meravigliosi.
Quello Che Esiste non potrebbe sapere quello che si prova a essere meravigliosi a meno che quanto non esiste si manifesti.

lunedì 3 giugno 2013

La preghiera sciamanica

A tutti sarà capitato di vedere in un film uno sciamano o un uomo medicina nativo americano pregare cantando durante una qualche cerimonia.

A volte, il canto sciamanico non è una vera e propria preghiera articolata con parole e versi come la intendiamo noi.
Foto dell'autrice
Lo sciamano emette suoni o note profonde che all'orecchio occidentale, abituato a una diversa armonia, possono addirittura apparire stonati o disarticolati.

Infatti, lo sciamano dialoga con se stesso, con le proprie emozioni, con il Sé Superiore. Gli spiriti non sono altro che emanazioni dei nostri pensieri, i demoni dei nostri travagli interiori.

Un esercizio da sperimentare è proprio imparare a dialogare con il proprio Io interiore e con il Sé Superiore attraverso il canto istintivo. 
Chiunque può farlo. Non serve avere una bella voce o l'orecchio per la musica e il ritmo. 
Basta lasciarsi andare a emettere suoni che siano in sintonia con quello che proviamo in quel momento preciso. 

Di solito il canto parte con note basse e profonde, di gola, per poi salire man mano verso note alte, di testa.
Il ritmo si può ottenere con qualsiasi mezzo, dal battere le mani o i piedi - o entrambi - al tamburo, o percussioni tipo legnetti, maracas o quant'altro produca un ritmo e un suono che ci ispiri a lasciarci andare.

Il canto sciamanico è un canto irrazionale, qualcosa che ci trasporta verso di noi, nel profondo, instaurando un dialogo amorevole. 

Provate a celebrarvi. A celebrare con il canto il vostro amore per la vita, la vostra gratitudine, a cantare il Divino che alberga in voi.
Non potete immaginare quanta gioia ne scaturisca, fino alle lacrime.
Il canto sciamanico è un canto di guarigione. Interiore.

Perché chiamarlo preghiera, allora?
Perché La preghiera corretta, come spiega Neal Donald Walsch nel libro Conversazioni con Dio (Sperling & Kupfer), non è mai una preghiera di supplica, ma di ringraziamento. (...)
Perciò, non bisogna mai supplicare. Ma apprezzare.